160 miliardi bruciati e cervelli in fuga | Sab 23 mag
Informazioni su questo episodio
L’Europa sta trovando una nuova strategia per sopravvivere in un mondo sempre più frammentato?In questo episodio analizziamo come l’Unione Europea stia cercando di ridurre la propria dipendenza dagli Stati Uniti e dalla Cina attraverso nuovi accordi commerciali strategici, a partire dall’intesa con il Messico. Una mossa che potrebbe ridefinire gli equilibri economici globali proprio mentre il protezionismo torna a dominare la scena internazionale.
Ma mentre Bruxelles guarda all’esterno, l’Italia continua a fare i conti con problemi strutturali sempre più difficili da ignorare. Dalla crisi dell’Ex Ilva alla fuga dei giovani laureati, passando per la stagnazione della produttività e la difficoltà delle imprese a crescere, emerge il ritratto di un Paese che rischia di perdere il proprio capitale umano e la propria competitività.
Parleremo anche delle proteste contro l’Intelligenza Artificiale nelle università americane, del timore che l’automazione possa sostituire milioni di posti di lavoro e di come le competenze umane — pensiero critico, creatività ed empatia — stiano diventando sempre più centrali nell’economia del futuro.
Sul fronte politico analizzeremo il significato delle elezioni amministrative italiane, le tensioni culturali che attraversano città simbolo come Venezia e l’eredità lasciata da Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, in un’epoca segnata da overtourism, crisi identitarie e trasformazioni sociali profonde.
Infine, uno sguardo ai grandi rischi globali: dall’instabilità geopolitica in Medio Oriente all’arrivo di un possibile El Niño estremo, che potrebbe influenzare clima, agricoltura ed economia nei prossimi anni.
Un episodio per capire come commercio, tecnologia, politica e cambiamento climatico stiano ridefinendo il futuro dell’Europa e dell’Italia.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, proviamo a immaginare di prendere 160 miliardi di euro in contanti, che è poi l'equivalente del costo di tutto il super bonus, e dargli letteralmente fuoco.
0:18 Speaker 3: Che è un'immagine fortissima, ma è erattamente quello che sta succedendo con il nostro capitale umano.
0:24 Speaker 2: Esatto. Mentre oltreoceano un'intera generazione scende in piazza terrorizzata dall'intelligenza artificiale, Noi bruciamo risorse. Poi oggi parleremo dello Stato Bancomat, tra i prestiti per l'Exilva, il taglio delle accise e il test politico a Venezia.
0:40 Speaker 3: E infine lo sciacchiere globale. L'Europa che approfitta dei dazi di Trump in Messico, in un netto contrasto con le tensioni in Medio Oriente.
0:48 Speaker 2: Partiamo proprio dai numeri dell'economia reale. Il Sole 24 Ore oggi riporta i dati del CNL e Renato Brunetta usa un'espressione che, diciamo, non lascia scampo. Parla di glaciazione demografica.
1:01 Speaker 3: E i numeri gli danno ragione. Negli ultimi 13 anni l'Italia ha perso 650.000 giovani con alta scolarizzazione.
1:10 Speaker 2: Che non è solo statistica sui flussi migratori. È un trasferimento netto di ricchezza verso l'estero. E qui arriviamo a quei famosi 160 miliardi andati in fumo.
1:19 Speaker 3: Cifra che tra l'altro non è buttata lì a caso. Rappresenta proprio il costo degli investimenti nel capitale umano. Cioè lo Stato e le famiglie pagano le infrastrutture, la scuola primaria, fino ad arrivare a lauree e dottorati.
1:33 Speaker 2: E nel momento esatto in cui queste persone dovrebbero iniziare a restituire il valore sotto forma di gettito fiscale o innovazione, prendono e vanno in Germania o negli Stati Uniti.
1:44 Speaker 3: Ma la cosa peggiore è che quei 160 miliardi sono calcolati per difetto.
1:50 Speaker 2: In che senso?
1:51 Speaker 3: Nel senso che escludono macrovoci enormi. Pensa al sistema sanitario nazionale che li ha curati dalla nascita o agli asili nido. Insomma, tutto il welfare primario.
2:02 Speaker 2: E per arginare la situazione il Cignelle sta lanciando questa VAIG, la valutazione di impatto generazionale. Un po' come un semaforo per le nuove leggi.
2:10 Speaker 3: Esattamente. Ogni volta che il Parlamento pensa a una nuova norma, la VIG calcola se quella legge sta, di fatto, rubando risorse al futuro per finanziare il presente.
2:21 Speaker 2: Quindi se una misura fa debito pubblico improduttivo, il semaforo diventa russo, perché è una tassa posticipata sui giovani.
2:28 Speaker 3: Chiaro. Però c'è da dire che le leggi da sole non creano lavoro di qualità. Sempre sul Sole 24 Ore c'è un'analisi di CISL, Confindustria e ABI che mostra un paradosso bello e buono.
2:40 Speaker 2: Celebriamo i 24 milioni di occupati, ma il tasso di occupazione è fermo al 62,4%
2:48 Speaker 3: Che significa essere 9 punti sotto la media europea. E il problema non è quanti lavori ci sono, ma che lavori sono.
2:56 Speaker 2: Lavori a basso valore aggiunto, salari compressi.
2:59 Speaker 3: Esatto. Quando il mercato offre posizioni che non premiano chi ha studiato tanto, si innesca la sfiducia, le dimissioni silenziose e poi inevitabilmente la fuga all'estero.
3:10 Speaker 2: Formiamo lavoratori per l'economia della conoscenza e gli offriamo ruoli da economia di sussistenza. Ma la prospettiva cambia radicalmente se guardiamo agli Stati Uniti.
3:20 Speaker 3: Lì la situazione è opposta, sì.
3:22 Speaker 2: Will Media documenta questa ondata di proteste inedite nelle università americane. E il bersaglio non è la politica o le tasse, ma l'intelligenza artificiale.
3:31 Speaker 3: Perché grandi atenei, specialmente in California, stanno firmando accordi milionari con aziende come OpenAI. E gli studenti lasivano proprio come un tradimento.
3:42 Speaker 2: Cioè, l'università finanzia la ricerca per affinare lo strumento che distruggerà i posti di lavoro entry- level di quegli stessi studenti.
3:49 Speaker 3: È un cortocircuito enorme. Un sondaggio Gallup, citato dell'inchiesta, mostra che l'entusiasmo degli studenti per l'IA è crollato. Era il 36% per il 2025, ora è al 22%. È subentrata la
4:03 Speaker 2: rabbia.
4:04 Speaker 3: Ma infatti lo storico Yuval Harari definisce l'IA una specie aliena. Non sostituisce la forza fisica, come nella rivoluzione industriale, ma la forza cognitiva. E lo fa imparando da sola.
4:15 Speaker 2: E allora come se ne esce? Il Corriere della Sera pubblica un pezzo di Francesco Profumo che prova a dare una soluzione. Cita il Reggio Emilia Approach e l'educazione come ultima infrastruttura democratica.
4:26 Speaker 3: Che poi è lo stesso modello che è andata a studiare perfino la principessa del Galles di recente.
4:32 Speaker 2: Sì. Ma fermiamoci un attimo su questo. Si sta davvero dicendo che per arginare un algoritmo che scrive codici in pochi secondi la soluzione sia insegnare l'empatia o usare modelli pedagogici infantili?
4:46 Speaker 3: Guarda, sembra una semplificazione, lo so. Ma la logica economica c'è ed è solida. Oggi le competenze ipertecniche scadono in fretta. Un linguaggio di programmazione diventa obsoleto in pochi mesi.
4:59 Speaker 2: Certo, la macchina impara più in fretta di noi.
5:02 Speaker 3: Se la scuola continua a essere un esamificio che addestra a eseguire procedure, l'algoritmo vincerà sempre e per di più a costo zero.
5:11 Speaker 2: Quindi il vantaggio competitivo rimane in quello che la macchina non sa fare.
5:14 Speaker 3: Esatto. L'empatia, il pensiero critico, la gestione dell'imprevisto. Cose squisitamente umane. Capire quale problema merita davvero di essere risolto.
5:25 Speaker 2: Che poi, quando il lavoro genera precarietà, Tutta la pressione cade sulle casse dello Stato, che diventa un bancomat per garantire la pace sociale.
5:34 Speaker 3: E a proposito di questo, il giornale oggi spiega i dettagli del nuovo decreto accise.
5:38 Speaker 2: Prorogato fino all'8 giugno il taglio di 20 centesimi sul gasolio e 5 sulla benzina. Costo totale circa 400 milioni.
5:47 Speaker 3: finanziati tra l'altro con l'extra gettito IVA e le multe dell'antitrust.
5:51 Speaker 2: Praticamente, siccome c'è inflazione e i prezzi salgono, lo Stato incassa più IVA in termini assoluti e la usa per tagliare le tasse sui carburanti. Una partita di giro.
6:01 Speaker 3: A cui si aggiungono altri 300 milioni in credito d'imposta per gli autotrasportatori, che infatti hanno sospeso lo sciopero.
6:08 Speaker 2: Soluzioni tampone, insomma
6:10 Speaker 3: Sì, pezze. La pressione strutturale sull'energia spinge Palazzo Chigi a chiedere all'Europa di poter usare i fondi della difesa per la sicurezza energetica.
6:19 Speaker 2: E ciò tempo Italia Oggi parla di 100 milioni stanziati dall'Inps per la cassa integrazione straordinaria nelle aree di crisi complessa.
6:27 Speaker 3: E parlando di aree di crisi, l'altra voce dà i numeri del nuovo decreto per l'ex Elva di Taranto, altro prestito ponte da 240 milioni. 100 subito e 140 a breve
6:38 Speaker 2: Ma la cosa impressionante è la vorragine finanziaria. L'impianto brucia 40 milioni al mese solo per stipendi e ammortizzatori sociali.
6:45 Speaker 3: Che poi, scusami, chiararlo prestito ponte in finanza ha un significato preciso. Un ponte unisce due sponde solide per superare una crisi temporanea.
6:55 Speaker 2: E qui la sponda solida non c'è.
6:56 Speaker 3: Ma infatti, se bruci 40 milioni al mese in spesa corrente e non produce acciaio per fare margine, non c'è nessun ponte. È un respiratore artificiale. Si sopravvive a 30 giorni per evitare un collasso occupazionale.
7:09 Speaker 2: E sullo sfondo dell'Ilva c'è l'infinita vicenda giudiziaria. La cronaca riporta che la Corte d'Assise di Potenza ha disposto il non luogo a procedere per prescrizione per Nichi Vendola e altri 14 imputati, nel processo ambiente svenduto.
7:26 Speaker 3: Con il Kodakons che annuncia di valutare cause civili. E qui è doveroso fare una precisazione per chi ci ascolta. Noi riportiamo le decisioni del Tribunale e le reazioni, senza esprimere alcun giudizio di merito sulle responsabilità.
7:40 Speaker 2: Assolutamente. Fatto sta che queste tensioni, dall'industria alla giustizia, si scaricano sulla politica locale. Will Media ricorda che si vota in quasi 900 comuni.
7:51 Speaker 3: Ma il vero termometro nazionale è Venezia, con il sindaco uscente Brugnaro contro lo sfidante Martella.
7:58 Speaker 2: Venezia è il laboratorio perfetto. C'è l'amministrazione materiale, l'overturismo, l'emergenza abitativa e poi ci sono le guerre culturali.
8:06 Speaker 3: Eh, pesantissime. Pensa alla biennale presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, con il caso del padiglione russo che ha scatenato dimissioni a catena.
8:15 Speaker 2: O le dimissioni di Beatrice Venezzi dalla direzione della Fenice, con accuse durissime al progetto culturale del governo.
8:21 Speaker 3: Mentre noi ci avvitiamo su sussidi e contese locali, però, c'è un mondo globale che viaggia a un'altra velocità. Il Foglio oggi analisa la mossa dell'Europa contro i dazzi di Trump.
8:32 Speaker 2: A Bruxelles hanno appena modernato l'accordo commerciale con il Messico.
8:35 Speaker 3: Sì, ed è quasi un gioco delle sedie musicali. La neopresidente messicana, Sheinbaum, doveva dimostrare fedeltà a Washington per evitare ritorsioni, quindi ha messo dazzi enormi su prodotti asiatici e cinesi.
8:48 Speaker 2: Parliamo di dazzi fino al 50%.
8:51 Speaker 3: Esatto. E in questo vuoto enorme lasciato dall'Asia, chi si è infilato? L'Unione Europea
8:57 Speaker 2: L'interscambio vale quasi 87 miliardi e l'export italiano verso città del Messico ne pesa 6, trainato da macchinari e moda.
9:06 Speaker 3: La regola del commercio internazionale è chi arriva primo alloggia e così l'Europa si è blindata e il Sud America.
9:14 Speaker 2: Però c'è un paradosso enorme. Da una parte accordi millimetrici per abbattere le tariffe, dall'altra la geopolitica che straccia le regole internazionali.
9:24 Speaker 3: L'analisi di Luca Ricolfi sul messaggero riguardo al caso della fluttiglia in Israele fotografa proprio questa rottura.
9:31 Speaker 2: Anche in questo caso precisiamo che stiamo riportando fedelmente l'analisi del sociologo, senza prendere posizione in uno scenario così tragico.
9:39 Speaker 3: Certo, Ricolfi definisce l'azione contro la fluttiglia una violenza incomprensibile, un limite invalicabile superato.
9:47 Speaker 2: E le conseguenze sistemiche quali sarebbero, secondo lui?
9:50 Speaker 3: Ne elenca tre. La prima è retorica. Silenzia di fatto i difensori storici di Israele, rendendo la causa, secondo le sue parole, retoricamente indifendibile, in Occidente.
10:02 Speaker 2: La seconda immagino sia sociale
10:05 Speaker 3: Esatto. Il rischio altissimo di amplificare l'antisemitismo. E la terza è politica. Questa radicalizzazione seppellisce definitivamente l'ipotesi della soluzione dei due stati.
10:16 Speaker 2: Fa davvero riflettere. Da un lato il commercio cerca l'integrazione a ogni costo. Dall'altro la geopolitica usa la sicurezza nazionale per giustificare disintegrazioni repentine. Due binari opposti.
10:28 Speaker 3: Ma la vera instabilità potrebbe arrivare non dalle cancellerie, bensì dal clima. Will Media rilancia l'avviso del National Weather Service americano sul ritorno di El Niño.
10:39 Speaker 2: Già tra fine maggio e luglio, con effetti che arriveranno fino all'anno prossimo.
10:43 Speaker 3: E non parliamo di semplici piogge. Il nigno scalda l'oceano Pacifico, altera le correnti a getto e sconvolge il clima globale.
10:52 Speaker 2: L'ultima volta è stata tra le cinque ondate più estreme della storia, con alluvioni negli Stati Uniti e siccità nel corno d'Africa.
10:59 Speaker 3: Disastri per l'agricoltura, insomma.
11:01 Speaker 2: E a proposito di terra e agricoltura, la stampa dedica un ricordo a Carlin Petrini, fondatore di Slow Food.
11:08 Speaker 3: Una figura incredibile. Dal circolo Arci- Gola fino allo scandalo del metanolo nell'86 ha trasformato i contadini di Langa in figure globali.
11:17 Speaker 2: Dialogava con i capi di Stato, pur non parlando lingue straniere, faceva del cibo un atto politico estremo. E oggi, con la minaccia climatica di El Niño, la sua battaglia sul concetto di limite è profetica.
11:29 Speaker 3: metteva in guardia dal trasformare i territori in una specie di Disneyland per i turisti, perché senza comunità il territorio semplicemente muore.
11:38 Speaker 2: E diventa fragile davanti a ogni shock. Tirando le somme della puntata di oggi, 160 miliardi persi in fuga di cervelli, giovani in ansia per l'intelligenza artificiale, le pezze economiche dello Stato per le crisi e l'ILVA.
11:53 Speaker 3: Le tensioni in Medio Oriente, in contrasto con gli accordi in Messico, e la minaccia climatica. C'è da chiedersi una cosa, però.
12:01 Speaker 2: Dimmi.
12:02 Speaker 3: Se l'intelligenza artificiale automatizza i lavori base e le dinamiche demografiche ci tolgono le forze giovani, forse il vero vantaggio competitivo del futuro non sarà la tecnologia.
12:12 Speaker 2: E cosa sarà?
12:13 Speaker 3: Riuscire a costruire una società da cui le persone non sentano questo disperato bisogno di scappare.
12:18 Speaker 2: Che mi sembra il pensiero perfetto per chiudere. Continuate a seguire due pagine sulla vostra piattaforma preferita e lasciateci una recensione a 5 stelle.
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