Crisi Volkswagen e caporalato nel PNRR | Sab 27 giu
Informazioni su questo episodio
L’Europa e l’economia mondiale stanno pagando il prezzo della nuova stabilità globale?In questo episodio analizziamo i grandi cambiamenti che stanno ridisegnando gli equilibri internazionali: dalla diplomazia tra Europa, Medio Oriente e Afghanistan alla crisi dell’industria automobilistica europea, fino alle trasformazioni economiche e sociali che stanno cambiando il nostro modo di vivere.
Partiamo dalla geopolitica, dove Bruxelles apre un difficile dialogo con i Talebani per affrontare il tema dei rimpatri, mentre Stati Uniti, Israele e Libano lavorano a un nuovo accordo che potrebbe modificare gli equilibri del Medio Oriente e limitare l’influenza dell’Iran nella regione.
Ci spostiamo poi sui mercati internazionali, dove il boom dell’intelligenza artificiale continua ad alimentare forti squilibri finanziari. Tra il rischio di una nuova bolla tecnologica, gli enormi flussi di capitale verso le Big Tech e il ruolo crescente della Cina, sempre più analisti si interrogano sulla sostenibilità dell’attuale ciclo economico.
Ampio spazio sarà dedicato anche alla crisi dell’industria europea. Il piano di ristrutturazione di Volkswagen rappresenta uno dei segnali più evidenti delle difficoltà che stanno attraversando il settore manifatturiero, stretto tra concorrenza asiatica, costi energetici elevati e rallentamento della domanda globale.
In Italia analizzeremo i dati sulla crescita economica, il ruolo del Mezzogiorno grazie agli investimenti del PNRR e il dibattito sulla tassazione degli extraprofitti bancari. Approfondiremo inoltre la grande inchiesta sul caporalato nei cantieri pubblici, che riporta al centro il tema della legalità e delle condizioni di lavoro nelle grandi opere.
Parleremo anche del futuro della sanità, con il modello dell’ospedale a domicilio che potrebbe rivoluzionare il sistema sanitario nei prossimi anni, delle conseguenze del cambiamento climatico sulle città europee, della sicurezza legata alla mobilità elettrica e del richiamo del Presidente della Repubblica sull’impatto dei social network nel dibattito pubblico.
Un episodio per comprendere come geopolitica, economia, industria, innovazione e cambiamento climatico stiano convergendo in una trasformazione destinata a influenzare il futuro dell’Europa, dell’Italia e dei mercati globali.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperte e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, oggi partiamo dai 100.000 posti di lavoro a rischio in Volkswagen per capire come e perché il motore industriale europeo si stia letteralmente ingolfando. Poi passiamo a un paradosso tutto italiano, cioè il Sud che traina la crescita del PIL grazie ai fondi del PNRR ma con l'ombra pesantissima del caporalato sui mega appalti. E infine andiamo dietro le quinte della geopolitica con le trattative silenziose e anche un po' inconfessabili tra l'Unione Europea e i talebani.
0:43 Speaker 3: Direi di partire subito dal cuore produttivo d'Europa, no? Perché i numeri che riporta oggi la stampa sul piano di ristrutturazione di Volkswagen sono uno shock sistemico. Parliamo del piano presentato dal CEO Oliver Bloom. E non è, sai, la solita flessione trimestrale.
1:01 Speaker 2: No, infatti.
1:02 Speaker 3: Qui si parla della prospettiva reale di tagliare fino a 100.000 posti di lavoro a livello globale.
1:07 Speaker 3: 100.000?
1:09 Speaker 2: Cioè, io quando ho letto i dettagli stamattina ho dovuto rileggere due volte i dati, perché solo a marzo si parlava di 50.000 esuberi. In pochi mesi la cifra è raddoppiata.
1:19 Speaker 3: Esatto.
1:20 Speaker 2: Su un organico totale di 657.000 persone stiamo parlando di amputare una fetta enorme dell'azienda. E il piano non si ferma qui, eh. prevede di chiudere quattro stabilimenti storici in Germania, Emden, Zwickau, Hannover, persino l'impianto Audi di Neckarsulm. E l'obiettivo dichiarato è generare risparmi per 11 miliardi di euro entro fine decennio.
1:41 Speaker 4: Tagliando anche gli investimenti del 15% per i
1:46 Speaker 2: prossimi cinque anni, tra l'altro. Sì, sì. E per fare cassa immediata hanno addirittura annunciato la cessione del 51% della loro divisione motori marini, la Everlands, a Bain Capital. Un'operazione da oltre 7 miliardi. Praticamente il motore d'Europa sta vendendo i propri pezzi di ricambio pur di non spegnersi.
2:03 Speaker 3: che poi la borsa ha reagito male, con un calo del 3,88% a Francoforte. Però, guarda, il punto cruciale qui, e questo lo sottolineano bene le analisi del Sole24ore e Avvenire, riprendendo le parole del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, è che se diamo tutta la colpa alla transizione all'elettrico o alla concorrenza cinese, che ormai ha superato il 10% delle vendite in Europa, stiamo guardando il dito e non la luna.
2:29 Speaker 2: Cioè, in che senso?
2:31 Speaker 3: Nel senso che la radice del problema è prettamente macroeconomica. Riguarda i massicci squilibri contabili a livello globale. Non è solo questione di facciamo macchine che costano troppo.
2:42 Speaker 2: Aspetta, aspetta. Quindi mi stai dicendo che se chiudono uno stabilimento in bassa Sassonia, la colpa è dei movimenti di capitale tra Washington e Pechino. Come funziona questa catena?
2:52 Speaker 3: Allora, l'economia globale si regge su un disequilibrio cronico. Ben Bernanke, l'ex presidente della Federal Reserve, lo chiamava Global Savings Glut, cioè un eccesso mondiale di risparmio. Devi immaginare i flussi di capitale come dei fiumi. L'acqua va sempre dove c'è più pendenza, giusto? Da una parte abbiamo gli Stati Uniti che fanno un debito enorme, consumano e investono ben oltre le loro capacità. Però attirano fiumi di denaro perché offrono altri rendimenti legati all'innovazione. Pensa all'intelligenza artificiale oggi.
3:25 Speaker 2: Chiaro. I soldi vanno dove c'è rendimento
3:27 Speaker 3: Dall'altra parte c'è la Cina, che non si limita a esportare merci a basso costo. Solo nel 2025 Pechino ha accumulato un surplus commerciale pari a 1,2 trilioni di dollari. Questi soldi non vengono spesi all'interno del paese, ma vengono spinti aggressivamente verso l'estero. E questo comprime i tassi di interesse globali.
3:48 Speaker 2: Ok, quindi abbiamo gli USA che si indebitano e attraggono capitali, la Cina che esporta merci e capitali. E l'Europa in mezzo. Ma scusa, l'Europa sulla carta produce ricchezza, no? Abbiamo un surplus commerciale significativo. Quindi la vera domanda è, se i capitali in Europa ci sono, perché colossi come Volkswagen, ma anche Bosch, che ha annunciato 18.500 tagli, non usano quei soldi per investire invece di chiudere le fabbriche?
4:15 Speaker 3: strutturale a trattenere quel risparmio e a trasformarlo in investimenti produttivi sul nostro territorio. I capitali europei vedono che i rendimenti sono più alti o più sicuri oltreoceano e quindi volano via. Finiscono per finanziare gli Stati Uniti o le piazze asiatiche. Il Fondo Monetario Internazionale calcola che questi squilibri spostino qualcosa come 5.000 miliardi di dollari all'anno.
4:43 Speaker 2: Una cifra spaventosa
4:44 Speaker 3: Sì, e il risultato è che l'industria europea rimane senza lo scudo finanziario che le servirebbe per ammortizzare gli shock e per innovare. A quel punto tagliare i costi e chiudere gli impianti diventa l'unica via per sopravvivere nel breve termine.
4:58 Speaker 2: E questo, diciamo, ci porta dritti a un paradosso incredibile. Perché se l'Europa arranca e non scarica a terra i capitali, l'Italia sta vivendo letteralmente un'inondazione di denaro pubblico col PNRR.
5:11 Speaker 3: Vero.
5:12 Speaker 2: Però il problema è come lo gestiamo. I dati Istat di oggi, analizzati dal Corriere della Sera, mostrano una fotografia pazzesca. Il pil italiano per il 2025 cresce dello 0,5%, e fin qui ok, ma la vera anomalia positiva è il sud.
5:30 Speaker 3: Infatti, i numeri dicono che il mezzogiorno fa da traino, con una crescita del pil dello 0,6% e un balzo dell'occupazione del più 1,5%. E nel frattempo, nel nord- ovesto, esplode il settore costruzioni, più 4,1%, Insomma, i cantieri del PNRR stanno girando a un ritmo forsennato.
5:50 Speaker 2: Però c'è un ma grosso come una casa. Perché questa pressione per spendere in fretta i fondi europei sta creando, alla base della piramide, delle distorsioni terribili. Anzi, pura illegalità.
6:01 Speaker 3: Ti riferisci all'inchiesta di Genova?
6:03 Speaker 2: Sì, Sole 24 Ore oggi dedica una pagina intera all'inchiesta Pungiabi sul caporalato nei cantieri della nuova diga forania di Genova. Parliamo della più grande opera marittima mai costruita in Italia, eh? 1 miliardo e 56 milioni di euro di fondi pubblici. E cosa scoprono i carabinieri? Un sistema di sfruttamento brutale.
6:23 Speaker 3: Sì, i dettagli sono da brividi. Si parla di 42 lavoratori, indiani e pakistani, recrutati da una ditta bresciana. Persone isolate, che non parlano italiano, ammassate fino a 30 in un solo appartamento. E il meccanismo qual era? I contratti magari sembravano in regola sulla carta, ma questi operai erano costretti a restituire in contanti tra il 40 e il 60% dello stipendio.
6:49 Speaker 2: Folia.
6:50 Speaker 3: Praticamente lavoravano per 5 o 7 euro l'ora per costruire un'infrastruttura strategica nazionale.
6:56 Speaker 2: E se provavi a ribellarti, venevi licenziato o sfrattato e ti minacciavano pure la famiglia nel paese d'origine. Alcuni sono stati cacciati dal cantiere di Vado Ligure, dove fanno i cassoni in cemento per la diga, proprio perché hanno smesso di pagare questa tangente sul loro stipendio. Ma la cosa che fa cadere le braccia è la reazione politica. Il commissario per l'Opera, che è anche il governatore Ligure Marco Bucci, Si è difeso dicendo che i cantieri andranno avanti e ha detto, cito a memoria, che questi sono contratti privatistici al di fuori dell'appalto pubblico.
7:28 Speaker 2: Ma scusa, come fa essere fuori se stiamo parlando dell'opera di Stato più importante del momento?
7:34 Speaker 3: È un cortocircuito logico enorme. I gius lavoristi lo stanno evidenziando da ieri. Questa idea di separare l'appalto primario, quello bello e pulito, dalle condizioni reali di chi sta in cantiere a gettare il cemento è proprio il punto debole del sistema. Per rispettare i tempi stretti del PNRR abbiamo consolidato la logica del subappalto selvaggio.
7:56 Speaker 2: che scarica tutto il rischio verso il basso
7:58 Speaker 3: Assolutamente. Il rischio di impresa e i margini si comprimono sempre di più a ogni passaggio, finché non arrivi all'anello più debole, in questo caso la manodopera immigrata ricattabile. Accettare la scusa che i contratti a valle siamo una questione privata significa che lo Stato chiude un occhio. Si rifiuta di tracciare la filiera, per non rallentare i lavori, ma così i soldi pubblici alimentano lo sfruttamento.
8:21 Speaker 2: Guarda dai, compromessi sui diritti dei lavoratori in Italia. Passiamo a un altro tipo di compromesso, questa volta a livello europeo e sui diritti umani. E qui andiamo sulla notizia di Will Media che mi ha lasciato abbastanza interdetto. In queste ore l'Unione Europea sta conducendo trattative silenziose a Bruxelles con i talebani.
8:40 Speaker 3: Sì, hai capito bene, con esponenti del governo afgano.
8:44 Speaker 2: Il Belgio ha persino rilasciato visti temporanei di 24 ore a 5 delegati di Kabul per farli partecipare a riunioni tecniche con la Commissione europea e altri 15 stati membri. Cioè noi ufficialmente non riconosciamo i talebani, giusto?
8:58 Speaker 3: Certo che no. Parliamo di un regime che vieta alle donne di studiare, che chiude l'accesso a internet, che obbliga a coprire i volti. Ma qui entra in gioco la realpolitik più cruda. Bruxelles ha un problema pratico che non può più ignorare. Ci sono oltre un milione di domande di asilo in sospeso in Europa e gli afghani sono stabilmente al primo posto. Il nuovo patto sull'asilo richiede accelerazioni sui rimpatri. Oggi solo due espulsi su dieci lasciano davvero l'Europa.
9:30 Speaker 2: Per forza. Il problema è che non puoi caricare la gente su un volo e paracadutarla a casaccio. Ti serve che il paese d'origine accetti di aprire lo spazio aereo e di prenderli in carico formalmente.
9:41 Speaker 3: E i talebani lo sanno benissimo. Hanno il coltello dalla parte del manico. Le indiscrezioni dicono che Kabul ha messo sul tavolo una richiesta pesantissima. Vogliono il controllo dei consolati afghani in Europa. che oggi sono ancora gestiti dal personale nominato prima del loro ritorno al potere.
9:58 Speaker 2: Aspetta, quindi vogliono i consolati per fare cosa? Per controllare chi è fuggito?
10:03 Speaker 3: Esatto. Vogliono sorvegliare la diaspora, schedare i dissidenti e rientrare nel gioco diplomatico dalla finestra.
10:11 Speaker 2: Ma scusa, c'è un cortocircuito pazzesco qui. La Corte Penale Internazionale ha appena chiesto l'arresto della guida suprema dei Taliban per crimini contro l'umanità. E noi, Europa, stiamo seriamente pensando di barattare il diritto internazionale e chiudere un occhio sulle persecuzioni in cambio di avere le quote di rimpatrio.
10:28 Speaker 3: Pragmatismo contro principi. L'Europa ha troppa pressione interna sui confini. I governi nazionali vogliono risultati. La commissaria agli affari interni sta facendo acrobazie verbali assurde per giustificare questi tavoli tecnici. E tra l'altro Germania e Austria si stanno già muovendo per conto loro. La Germania ha fatto triangolazioni col Qatar per rimpatriare i criminali afghani e l'Austria ha addirittura ricevuto i talebani a Vienna apertamente.
10:57 Speaker 2: Incredibile. È un continuo dover scendere a patti con emergenze più grandi di noi. E a proposito di questo, credo che la parola chiave per unire i temi di oggi sia adattamento. Passiamo alle Flash News. Perché anche lì vediamo sistemi che cercano disperatamente di adattarsi. Clima in primis.
11:16 Speaker 3: Assolutamente. I dati dell'altra voce tolgono ogni dubbio. 200 morti in Spagna per il caldo. Asfalto deformato in Germania. In Italia abbiamo 18 città fisse sul bollino rosso. E abbiamo sfondato quota 432 parti per milioni di CO2 misurate dall'osservatorio dei Mauna Loa.
11:36 Speaker 2: Un abisso rispetto all'era preindustriale.
11:38 Speaker 3: Infatti non è solo un'estate calda. Il sociologo Bruno Latour lo chiama il nuovo regime climatico. La natura reagisce. Quindi dobbiamo smetterla di pensare a misure tampone e fare dell'adattamento alla grande opera pubblica del secolo. Ripensare le scuole, le regole per chi lavora nei cantieri, le città.
11:58 Speaker 2: E proprio sulle città che si devono adattare, Will Media tira fuori un dato molto urbano. Il cosiddetto lime leg, la gamba da monopattino. Gli accessi ai pronto soccorso per traumi da monopattini elettrici e i bike in sharing sono aumentati dal 10 al 15%. C'è un caos tocale sulle strade.
12:16 Speaker 3: Parigi e Firenze hanno gettato la spugna. Le hanno banditi completamente
12:21 Speaker 2: Noi in Italia stiamo provando ad adattare il codice. Mettiamo targa e casco obbligatori. Ma intanto i pronto soccorsi si riempiono e i bilanci sanitari ne risentono. A proposito di sanità, sul Corriere c'è un intervento molto interessante di Giuseppe Remuzzi.
12:36 Speaker 3: Sì, e anche qui si parla di adattamento strutturale. Remuzzi dice che l'ospedale del futuro dovrà gestire solo terapie intensive e pronto soccorso. Tutto il resto a casa. Fa l'esempio di una paziente di 26 anni, con fibrosi cistica. Curandola a domicilio, con flebo e ossigeno nel suo salotto, ottieni due cose. Lei non rischia infezioni ospedaliere e il sistema sanitario risparmia tra i 500 e i 1000 euro al giorno.
13:03 Speaker 2: Numeri giganteschi se li moltiplichi su scala nazionale. Eh
13:07 Speaker 3: però c'è il blocco. La legge del 2020 prevedeva l'assunzione di 30.000 infermieri di famiglia per fare proprio questo. Sai quanti ne abbiamo oggi?
13:16 Speaker 2: Pochi, immagino.
13:16 Speaker 2: 3.000.
13:19 Speaker 3: Un decimo del necessario.
13:21 Speaker 2: Praticamente il modello sulla carta è perfetto, ma mancano le persone per farlo funzionare.
13:27 Speaker 3: E se mancano i soldi per la sanità, i governi provano a farli saltare fuori altrove. Tipo dalle banche. Milano Finanza riprende le parole del ministro Giorgetti, che dal CINEL è tornato a parlare di tasse sulle banche, ma con un piano diverso dall'anno scorso. Dito alle imprese, tasse più basse. Fai soldi speculando col trading sui mercati finanziari, tasse più alte. È un modo per premiare chi sostiene l'economia reale. Ovviamente le banche sono già sulle barricate. Ricordano che quest'anno pagheranno già 800 milioni in più di IRAP.
14:00 Speaker 2: Ci credo. Chiudiamo la raffica di notizie con gli esteri, dal Corriere della Sera. L'accordo quadro per la tregua tra Israele e Libano. C'è la mediazione degli Stati Uniti, con Marco Rubio, ma è uno schema delicatissimo.
14:14 Speaker 3: Estremamente cauto. Non è un ritiro totale. Israele uscirebbe solo da due aree pilota, oltre il fiume Litani, lasciando però le truppe nei punti strategici, come il castello di Beaufort. Nelle zone evacuate dovrebbe entrare l'esercito libanese. e l'Iran è stato tenuto completamente fuori dai tavoli.
14:33 Speaker 2: Il problema è che c'è uno scetticismo enorme sulle tempistiche e soprattutto sulla reale capacità dell'esercito libanese di disarmare le milizie di Hezbollah e prendere davvero il controllo. Sarà una tregua metro per metro.
14:45 Speaker 3: Insomma, tirando le somme della puntata di oggi, il filo conduttore è evidentissimo. L'Europa è stritta in una morsa. Da un lato la crisi industriale e strutturale che spazza via posti di lavoro. Dall'altro, in casa nostra, dobbiamo far girare l'economia, ma finiamo per alimentare l'illegalità sul lavoro. E fuori dai confini, siamo costretti alla realpolitik più estrema, pur di gestire i flussi migratori. E
15:08 Speaker 2: vero. E a chiudere il cerchio su questo nuovo regime, come l'abbiamo chiamato oggi... C'è una riflessione durissima del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ripresa da Will Media. Mattarella punta il dito contro i nostri modelli politici attuali. Dice che usano i social media solo per polarizzare, frammentare la società e fare propaganda a senso unico, scappando dalla realtà. E la domanda che vi lasciamo oggi è proprio questa. Se l'economia, il clima e la diplomazia ci chiedono un adattamento così brutale, Le nostre istituzioni, intrappolate come sono in questa logica del consenso istantaneo, hanno ancora gli strumenti e la lucidità per gestire una realtà così maledettamente complessa.
15:48 Speaker 3: Domanda pesantissima. Per oggi è tutto. Seguite due pagine sulla vostra app di ascolto e lasciateci una recensione a 5 stelle. A domani!
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