Cuba: sopravvivere tra app e blackout totale | SPECIALE
Informazioni su questo episodio
Cuba è davvero tornata indietro di un secolo?In questo episodio analizziamo una delle crisi economiche e sociali più profonde del nostro tempo: il collasso sistemico dell’economia cubana. Non si tratta più di una semplice recessione, ma dell’implosione di un modello economico che sta trasformando l’isola in due realtà completamente diverse, separate dall’accesso all’energia, alla tecnologia e ai capitali esteri.
Partiamo dal cuore della crisi: il collasso della rete elettrica. Con blackout che arrivano fino a 22 ore al giorno, la mancanza di carburante ha paralizzato trasporti, industria e vita quotidiana. In un Paese tropicale, perfino un frigorifero diventa inutile, mentre famiglie e imprese sono costrette a tornare a metodi di conservazione e sopravvivenza che sembravano appartenere a un’altra epoca.
Scopriremo poi come stia nascendo una sorprendente economia parallela. Da un lato esiste una Cuba connessa al mondo, sostenuta dalle rimesse della diaspora, dall’e-commerce e da piattaforme digitali che consegnano cibo, medicinali e beni essenziali. Dall’altro sopravvive una popolazione che dipende da stipendi ormai privi di valore, dal baratto e da un’economia di pura sussistenza.
Analizzeremo anche il ruolo dell’embargo degli Stati Uniti, le deroghe che consentono comunque l’arrivo di beni essenziali, il peso delle sanzioni finanziarie e il complesso sistema che oggi permette ai capitali della diaspora di aggirare molti degli ostacoli logistici e bancari.
Parleremo inoltre della drammatica crisi demografica che ha visto milioni di cubani lasciare il Paese negli ultimi anni e della trasformazione del mercato del lavoro: ex professionisti, manager e impiegati costretti ad abbandonare le proprie competenze per dedicarsi all’agricoltura di sopravvivenza, alla produzione di carbone, alla pesca e ai trasporti improvvisati.
Infine allargheremo lo sguardo alla geopolitica internazionale per capire perché Cuba si trovi oggi in una situazione ancora più fragile rispetto al passato, senza il sostegno economico dei suoi storici alleati e sempre più isolata dai grandi flussi finanziari globali.
Un episodio per capire come crisi energetica, embargo, tecnologia, migrazioni e geopolitica stiano ridisegnando il futuro di Cuba e perché il caso cubano rappresenti uno degli esempi più estremi di come il collasso delle infrastrutture possa trasformare un’intera economia e la vita quotidiana di milioni di persone.
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0:00 Speaker 2: Siete su due pagine.
0:01 Speaker 3: Questo è l'episodio speciale della domenica. Oggi andiamo a fondo sui nuovi metodi di sopravvivenza economica a Cuba.
0:09 Speaker 2: Allora, proviamo a immaginare per un attimo un frigorifero in una cucina qualunque. Cioè, in una casa normale il frigorifero è il centro nevralgico, no? Della conservazione, della pianificazione dei pasti.
0:21 Speaker 3: il cuore della vita domestica
0:23 Speaker 2: esatto ora però togliamo la corrente elettrica a quella casa per diciamo 22 ore al giorno che è tantissimo è quasi tutto il giorno all'improvviso quell'elettrodomestico smette di essere il cuore della cucina e diventa un inutile armadietto di metallo una scatola termica vuota
0:41 Speaker 3: praticamente un mobile un
0:42 Speaker 2: mobile sì e partiamo da questa immagine non per fare sai la solita cronaca di una crisi nazionale ma Perché oggi vogliamo mappare un fenomeno molto più profondo.
0:52 Speaker 3: Certo.
0:53 Speaker 2: Sull'isola si è creata una spaccatura surreale. Un sistema a due velocità che viaggia su binari paralleli è totalmente incomunicabile. Da una parte c'è un'economia digitale, sostenuta dai capitali di chi è fuggito all'estero. Dall'altra una regressione brutale verso mestieri preindustriali, per chiunque sia insomma tagliato fuori da quel flusso di denaro.
1:13 Speaker 3: Eh sì, perché vedi, i macrodati ci restituiscono l'immagine di un collasso sistemico, ma i numeri da soli non spiegano come, materialmente, una famiglia riesca a mettere insieme la cena.
1:26 Speaker 2: Chiaro, la pratica quotidiana.
1:28 Speaker 3: Esatto. La crisi ha smesso di essere un dibattito politico, o una questione di pil, è diventata una pura e stenuante lotta logistica. E per capire questa lotta bisogna per forza isolare l'elemento scatenante della paralisi attuale.
1:43 Speaker 2: Che sarebbe il carburante, giusto?
1:45 Speaker 3: Bloccano le forniture alla radice. E senza il greggio l'effetto domino sul paese è istantaneo. Cioè non c'è benzina, quindi la rete dei trasporti semplicemente si azzera.
1:56 Speaker 2: E si ferma tutto il resto di conseguenza?
1:58 Speaker 3: Tutto. I trattori, i macchinari agricoli rimangono fermi nei campi. L'intera industria del turismo svanisce. Ma il vero narvo scoperto, quello che trasforma una crisi in una paralisi totale, è la rete elettrica.
2:13 Speaker 2: Perché le centrali funzionano a petrolio.
2:15 Speaker 3: Quasi esclusivamente a petrolio. Niente petrolio, niente corrente. E non stiamo parlando di, sai, un blackout temporaneo per un guasto tecnico.
2:24 Speaker 2: Stiamo parlando di quelle famose linti due ore al giorno.
2:26 Speaker 3: Esatto, 22 ore di buio. Questo distrugge proprio l'organizzazione della vita moderna. Tornando alla tua metafora del frigorifero, l'impatto pratico è che la catena del freddo muore.
2:38 Speaker 2: Che in un clima tropicale è un disastro.
2:40 Speaker 3: Un disastro assoluto. Se non puoi conservare nulla, sei costretto a riavvolgere il nastro della storia. Torni letteralmente alle logiche del XIX secolo.
2:49 Speaker 2: Quindi la conservazione del cibo si basa di nuovo, che ne so, sul consumo
2:52 Speaker 3: immediato? Consumo immediato, sull'essiccazione, oppure devi comprare quantità minuscole giorno per giorno, sperando di provarle.
3:01 Speaker 2: Aspetta, c'è un problema grosso qui. Se devi comprare il cibo ogni giorno perché va male, hai bisogno di un potere d'acquisto costante.
3:11 Speaker 3: E questo è il cortocircuito. Il collasso della moneta locale ha polverizzato gli stipendi statali. Parliamo di cifre irrisorie.
3:19 Speaker 2: Cioè, per capire quanto prende un lavoratore statale?
3:22 Speaker 3: Guarda, un medico specialista o un ingegnere, ma anche un insegnante... Oggi percepiscono un salario mensile che non riesce a coprire il fabbisogno alimentare di una singola settimana.
3:35 Speaker 2: Una settimana di spesa con un mese di stipendio.
3:37 Speaker 3: E parliamo di profili altamente qualificati. Nel frattempo l'agricoltura nazionale è ferma, non solo per la benzina, ma perché mancano i fertilizzanti, mancano le autobotti per l'acqua.
3:49 Speaker 2: Quindi i mercati statali sono vuoti.
3:51 Speaker 3: Drammaticamente sguarniti. Tutta la filiera tradizionale subisce un'interruzione chirurgica. Cioè, la produzione muore prima di essere raccolta, la logistica si ferma, la conservazione impossibile.
4:03 Speaker 2: Insomma, il circuito economico nazionale è disinnescato dall'interno.
4:07 Speaker 3: Completamente.
4:08 Speaker 2: Però, di frente a un circuito interno saltato in aria, qualcuno la cena in tavola deve pur portarla. E se il sistema locale fallisce, la soluzione deve per forza arrivare da fuori.
4:16 Speaker 3: E qui entra in gioco la diaspora.
4:19 Speaker 2: Una scialuppa di salvataggio colossale. I numeri dell'emigrazione recente fanno spavento. Dal 2020 se ne sono andati circa 2 milioni e mezzo di cittadini.
4:28 Speaker 3: Che è un'enormità. Quasi un quarto della popolazione.
4:32 Speaker 2: Praticamente sì. E storicamente chi partiva mandava indietro con tanti. Le classiche rimesse con Western Union, roba del genere.
4:40 Speaker 3: Il flusso di dollari classico.
4:42 Speaker 2: Solo che oggi il trasferimento diretto di denaro è bloccato da una rete fittissima di sanzioni. Ostacoli bancari ovunque.
4:49 Speaker 3: Non puoi più fare un semplice bonifico.
4:51 Speaker 2: No, impossibile. Eppure, il mercato una via d'uscita la trova sempre. E la risposta a questo blocco finanziario è stata geniale, nella sua drammaticità. Sono nate queste piattaforme di commerce strutturate.
5:03 Speaker 3: Supermarket 23, Catapulk, Cuba Lama.
5:07 Speaker 2: Esatto. Degli autentici Amazon cubani.
5:09 Speaker 3: E il funzionamento di questa infrastruttura merita un'analisi, perché è un ecosistema a sé stante. Funziona così. Immaginiamo un emigrato che vive, non lo so, a Miami, a Madrid o a Milano. Apre un'app sul telefono, seleziona la provincia sull'isola dove sta la sua famiglia, accede a un catalogo digitale e riempie un carrello con beni di prima necessità.
5:32 Speaker 2: E paga con la sua carta estera?
5:34 Speaker 3: Paga in euro o dollari, aggiungendo una tariffa di spedizione che si aggira intorno ai 10 euro, più o meno. A quel punto il sistema garantisce la consegna a domicilio.
5:44 Speaker 2: Direttamente alla porta?
5:45 Speaker 3: Sì, nel giro di 24 ore.
5:48 Speaker 2: Ok, ma c'è un buco logico. Cioè, come fa ad arrivare fisicamente la merce? Da dove parte? E soprattutto, come si muove sull'isola, se abbiamo appena detto che non c'è una goccia di benzina per i furgoni?
6:00 Speaker 3: Centri di smistamento nelle varie province. E questi magazzini vengono riforniti costantemente attraverso due direttrici globali ben precise. Quali? Dalla Cina, prima di tutto, arriva la tecnologia di sopravvivenza. Generatori, batterie a ioni di litio, pannelli solari. È fondamentale per la logistica e i mezzi di trasporto elettrici
6:22 Speaker 2: Ah, ecco. Niente benzina. Usano l'elettrico
6:24 Speaker 3: Esatto. Dagli Stati Uniti, invece, arrivano tonnellate di cibo, proteine e forniture mediche. E quando la merce sbarca sull'isola, il problema diventa quello che chiamano l'ultimo miglio.
6:36 Speaker 2: La consegna a casa.
6:37 Speaker 3: che viene affidata a una flotta, diciamo, silenziosa. Fattorini su risciò da carico a pedali, oppure scooter elettrici ricaricati in quelle rare ore di forniture, oppure furgoni gestiti da operatori stranieri.
6:50 Speaker 2: Operatori stranieri. E come fanno con la benzina
6:53 Speaker 3: loro? Questo è il dettaglio chiave. Alcune compagnie internazionali godono di specifiche esenzioni legali dall'embargo. E questo permette loro di comprare e importare carburante in via del tutto eccezionale.
7:06 Speaker 2: Pazzesco! Però immagino che i prezzi su queste piattaforme siano fuori scala per chi vive lì.
7:12 Speaker 3: Totalmente scollegati dalla realtà dell'isola. Una confezione di cosce di pollo su questi portali costa cifre inavvicinabili per chi guadagna in pesos. Ma per chi lavora a Miami, insomma, sono costi normalissimi.
7:25 Speaker 2: Ma scusa, fermiamoci un attimo sul pollo. Come fanno ad arrivare navi cargo piene di uova e cosce di pollo direttamente dagli Stati Uniti? Eh... Cioè? Parliamo di un embargo rigidissimo, no? Dura da 60 anni, paralizza le transazioni, eppure il cibo passa.
7:41 Speaker 3: Passa per una specifica deroga legislativa. L'embargo americano è totale, certo sul petrolio, la tecnologia avanzata, i metalli, ma ha delle eccezioni umanitarie rigidissime.
7:53 Speaker 2: Ah, quindi il cibo è considerato aiuto umanitario?
7:56 Speaker 3: Il cibo, le forniture mediche e i prodotti agricoli di base possono essere esportati legalmente verso l'isola. E sfruttando questo varco, i capitali privati hanno strutturato una catena logistica ininterrotta.
8:11 Speaker 2: Dai grossisti della Florida ai magazzini privati dell'Havana.
8:15 Speaker 3: Esattamente. Il cibo aggira il blocco in modo del tutto legale.
8:19 Speaker 2: Quindi, per capirci, è come se avessero costruito un binario ferroviario ad altissima velocità, moderno, efficiente, ma riservato solo ed esclusivamente alle merci occidentali.
8:30 Speaker 3: Rende perfettamente l'idea.
8:31 Speaker 2: E questo binario corre in mezzo a un deserto economico. Chi ha il parente fuori che gli paga il biglietto riceve la spesa. Chi non ha ganci rimane insabbiato nel deserto a guardare.
8:41 Speaker 3: Una spaccatura profonda. Ma, attenzione, anche questo binario, ad altra velocità, è estremamente fragile. È minacciato di continuo dalla geopolitica.
8:51 Speaker 2: Che senso? Le regole cambiano.
8:54 Speaker 3: La burocrazia sanzionatoria statunitense si aggiorna in continuazione. si abbatte periodicamente su questi stessi e- commerce, causando paralisi improvvise. C'è un caso recente, molto emblematico, quello di Envio Scuba. Cos'è successo? A metà giugno questa piattaforma è stata costretta a chiudere all'improvviso, ma non perché vendesse beni proibiti tipo armi, ma per un problema di conformità strutturale.
9:23 Speaker 2: Cioè?
9:24 Speaker 3: si oppoggiava logisticamente a dei capannoni di proprietà del Gaesa. Il Gaesa è un gigantesco conglomerato pubblico cubano, controllato dalle forze armate.
9:35 Speaker 2: A che gestisce le infrastrutture?
9:37 Speaker 3: Gestisce grosse fette di economia. Essendo finito nel mirino dell'ultimo pacchetto di sanzioni, chiunque faccia affari o usi strutture del Gaesa diventa un bersaglio finanziario.
9:49 Speaker 2: Quindi fammi capire, le sanzioni non fermano il pollo in sé? bloccano il capannone dove il pollo viene appoggiato.
9:57 Speaker 3: Esattamente.
9:58 Speaker 2: La geopolitica non guarda cosa sono il pacco, guarda di chi è il pavimento.
10:03 Speaker 3: Sintesi perfetta. E questa logica si estende a tutto l'apparato finanziario. Cubamax, un altro colosso del settore, ha dovuto smantellare interamente i propri flussi di pagamento.
10:15 Speaker 2: Hanno dovuto cambiare banca, immagino.
10:18 Speaker 3: Sì, recidere ogni minimo collegamento tecnico con istituti di credito che potessero avere legami con l'esercito locale. Persino gli aerei subiscono questi colpi.
10:27 Speaker 2: In che modo
10:28 Speaker 3: Prendi Aero Varadero, la compagnia statale usata storicamente per i voli cargo interni. Ha ricevuto restrizioni ferree. Ora può trasportare solo medicine e cibo altamente deperibile. Tutto il resto è tagliato fuori.
10:41 Speaker 2: Ma è un campo minato. Un'operazione intera può saltare per una virgola fuori posto nella conformità bancaria.
10:48 Speaker 3: Proprio così, da un giorno all'altro.
10:50 Speaker 2: Ok, ma se adesso noi chiudiamo per un attimo queste app e smettiamo di guardare la logistica finanziaria, emerge una domanda enorme. La maggioranza della popolazione non ha parenti in Florida?
11:02 Speaker 3: No, la
11:02 Speaker 2: maggior parte no. E se questo binario non è accessibile a loro? E se non ti arriva il pacco a casa e i negozi sono vuoti? Come si sopravvive? Cosa succede a tutti gli altri
11:14 Speaker 3: Succede che c'è una destrutturazione brutale del mercato del lavoro. Quasi violenta, direi. Milioni di persone si ritrovano senza materie prime, senza trasporti per fare i pendolari.
11:25 Speaker 2: E con stipendi di carta straccia.
11:27 Speaker 3: Esatto. Quindi sono letteralmente costrette a reinventarsi, abbracciando occupazioni che pensavamo relegate ai libri di storia.
11:35 Speaker 2: Del tipo?
11:35 Speaker 3: Considera che nell'ultimo anno il flusso turistico è stato prossimo allo zero. Molte aziende straniere sono scappate, quindi tassisti senza benzina, impiegati statali bloccati a casa, manager di hotel, davano cambiare vita dall'oggi al domani.
11:55 Speaker 2: E che fanno materialmente
11:57 Speaker 3: C'è un boom dell'agricoltura urbana di sussistenza. I cortili dei palazzi, le aiuole tra i condomini, vengono zappati a mano, trasformati in orti per alimentare un baratto di quartiere. Il baratto. Sì. Ma il fenomeno che più fotografa questa situazione è l'esplosione della produzione artigianale di carbone vegetale.
12:21 Speaker 2: Il carbone vegetale. Questa è davvero una macchina del tempo, lavorativa. Cioè, proviamo a visualizzare lo stravolgimento, anche psicologico.
12:30 Speaker 3: Immaginalo sì.
12:32 Speaker 2: Hai un manager che, che ne so, due anni fa lavorava in un hotel di lusso a Lavana, con i turisti europei. Oggi niente turisti? Lo stipendio statale è inutile, non ha gas per cucinare, quindi prende e va in un bosco.
12:48 Speaker 3: Va nel bosco, taglia la legna a mano,
12:50 Speaker 2: scava una buca e passa le giornate a bruciare legname e sottoterra per fare carbone.
12:55 Speaker 3: Coperto di fuligine.
12:57 Speaker 2: A recuperare una tecnica estrattiva secolare.
13:00 Speaker 3: Ed è l'unica valuta reale per i vicini, no? Per far bollire l'acqua.
13:04 Speaker 2: È la disintegrazione del settore dei servizi. Una forza lavoro scolarizzata che torna allo stadio più primitivo dell'economia.
13:12 Speaker 3: E il carbone è solo la punta dell'iceberg, credimi. Le riconversioni toccano tutto. Ci sono persone che si dedicano alla panificazione privata in modo clandestino.
13:22 Speaker 2: Perché le panetterie di Stato sono ferme?
13:25 Speaker 3: Firme per totale assenza di farina e lievito. Si usano forni di fortuna. Oppure si registra un ritorno massiccio alla pesca a Lenza.
13:34 Speaker 2: Operai e impiegati sui moli a pescare.
13:37 Speaker 3: Passano ore sui moli o su barchette a remi. per portare a casa due proteine fresche a fine giornata. E anche sugli spostamenti c'è un micromercato iperlocale ormai.
13:48 Speaker 2: Cioè non essendoci i taxi
13:50 Speaker 3: normali. I famosi taxi collettivi a combustione giacciono abbandonati ai lati delle strade. Al loro posto si muove una rete silenziosa di chi ha un triciclo a batteria o un rishaw. Spostano piccoli carichi per due o tre chilometri.
14:03 Speaker 2: Un'economia aggiornata basata su un pragmatismo disperato.
14:07 Speaker 3: Completamente.
14:08 Speaker 2: Senti, chi conosce un po' la storia della regione sa che questa discesa verso l'economia di sussistenza ha un precedente chiaro.
14:14 Speaker 3: Il famoso periodo especial.
14:16 Speaker 2: Esatto, negli anni 90. Crolla l'Unione Sovietica, che garantiva petrolio sussidiato, e l'isola rimane isolata. I sintomi erano gli stessi. Blackout, fame, baratto. La gente in bicicletta.
14:29 Speaker 3: Molto
14:30 Speaker 2: simile,
14:30 Speaker 3: sì.
14:31 Speaker 2: Ma c'è una differenza fondamentale rispetto a oggi, no
14:34 Speaker 3: La differenza è sostanziale e riguarda proprio la via d'uscita. Oggi la contrazione economica è persino peggiore dei numeri degli anni 90. Ma la vera anomalia è il contesto geopolitico.
14:46 Speaker 2: Negli anni 90 la salvezza arrivò da fuori.
14:48 Speaker 3: Arrivò dal Venezuela di Hugo Chavez. Divenne un partner vitale. Iniziò a inviare forniture illimitate di petrolio a prezzi stracciati. Fete da scudo.
14:57 Speaker 2: Mentre oggi non c'è nessuno scudo.
14:59 Speaker 3: Oggi il meccanismo è rotto. Nessun paese è disposto a fare da sponsor geopolitico in quelle proporzioni. Quindi il governo locale non cerca più una sponda puramente ideologica. La strategia odierna è un'apertura senza precedenti alle dinamiche del mercato libero.
15:14 Speaker 2: Vogliono attrarre capitali stranieri?
15:16 Speaker 3: Un tentativo a tratti disperato di chiamare corporazioni e investitori stranieri sull'isola.
15:21 Speaker 2: Ma qui entriamo in un paradosso clamoroso, un labirinto vero e proprio. Da una parte apri le porte agli investimenti privati abbandonando decenni di rigidità di Stato. Dall'altra c'è l'embargo americano che funziona come una rete extraterritoriale. Cioè, come fai ad attrarre una banca europea o asiatica se questa sa che rischia sanzioni dirette da Washington?
15:44 Speaker 3: È esattamente il collo di bottiglia che soffoca tutto. L'ostacolo all'apertura oggi non è più il dogma ideologico del governo cubano che respinge i capitali. L'ostacolo è il deterrente internazionale.
15:56 Speaker 2: La pora delle multe.
15:57 Speaker 3: Le banche e i fondi di investimento preferiscono ignorare le opportunità locali piuttosto che rischiare multe miliardarie o l'esclusione dal sistema finanziario americano.
16:08 Speaker 2: E il paradosso si chiude. Cerchi di curare la crisi invitando capitali, ma questi vengono bloccati molto prima di varcare i confini. L'apertura al libero mercato viene neutralizzata dall'isolamento finanziario.
16:21 Speaker 3: sistematicamente neutralizzata.
16:23 Speaker 2: Arrivati a questo punto, guardando la situazione dall'alto, emerge proprio l'immagine chirurgica di due mondi sovrapposti che non si sfiorano mai.
16:32 Speaker 3: Due realtà parallele.
16:33 Speaker 2: Da un lato questa bolla iperconnessa, che grazie alla diaspora ordina pannelli solari e cibo su app aggirando i blocchi statali grazie alle esenzioni umanitarie.
16:43 Speaker 3: E dall'altro lato il buio.
16:45 Speaker 2: Un mondo disconnesso, senza corrente, in cui un ex colletto bianco torna all'aratro manuale o si copre di fango per produrre carbone e sopravvivere alla giornata.
16:55 Speaker 3: E questa doppia dimensione, sai, solleva un interrogativo analitico finale, che forse cambia del tutto la prospettiva su quello che stiamo osservando.
17:03 Speaker 2: Quale interrogativo?
17:05 Speaker 3: Se la pura sopravvivenza del paese oggi dipende quasi totalmente da piattaforme di e- commerce private, gestite dall'estero, e se l'unica strategia statale rimasta è la disperata apertura ai capitali stranieri. Mm- hmm. Allora sorge un dubbio enorme. Forse non stiamo osservando solo un'altra grave crisi ciclica. Forse stiamo assistendo all'implosione silenziosa, definitiva, di un intero modello economico di Stato.
17:33 Speaker 2: Un crollo non sdettato dalla politica?
17:35 Speaker 3: Non dal trionfo di una narrazione politica o da una sconfitta militare, ma semplicemente dalla spietata, inappellabile gravità matematica dell'economia.
17:45 Speaker 2: Seguite due pagine e lasciate una recensione a 5 stelle se questo approfondimento vi è stato utile.
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