Cuba: sopravvivere tra app e blackout totale | SPECIALE
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Cuba è davvero tornata indietro di un secolo?In questo episodio analizziamo una delle crisi economiche e sociali più profonde del nostro tempo: il collasso sistemico dell’economia cubana. Non si tratta più di una semplice recessione, ma dell’implosione di un modello economico che sta trasformando l’isola in due realtà completamente diverse, separate dall’accesso all’energia, alla tecnologia e ai capitali esteri.
Partiamo dal cuore della crisi: il collasso della rete elettrica. Con blackout che arrivano fino a 22 ore al giorno, la mancanza di carburante ha paralizzato trasporti, industria e vita quotidiana. In un Paese tropicale, perfino un frigorifero diventa inutile, mentre famiglie e imprese sono costrette a tornare a metodi di conservazione e sopravvivenza che sembravano appartenere a un’altra epoca.
Scopriremo poi come stia nascendo una sorprendente economia parallela. Da un lato esiste una Cuba connessa al mondo, sostenuta dalle rimesse della diaspora, dall’e-commerce e da piattaforme digitali che consegnano cibo, medicinali e beni essenziali. Dall’altro sopravvive una popolazione che dipende da stipendi ormai privi di valore, dal baratto e da un’economia di pura sussistenza.
Analizzeremo anche il ruolo dell’embargo degli Stati Uniti, le deroghe che consentono comunque l’arrivo di beni essenziali, il peso delle sanzioni finanziarie e il complesso sistema che oggi permette ai capitali della diaspora di aggirare molti degli ostacoli logistici e bancari.
Parleremo inoltre della drammatica crisi demografica che ha visto milioni di cubani lasciare il Paese negli ultimi anni e della trasformazione del mercato del lavoro: ex professionisti, manager e impiegati costretti ad abbandonare le proprie competenze per dedicarsi all’agricoltura di sopravvivenza, alla produzione di carbone, alla pesca e ai trasporti improvvisati.
Infine allargheremo lo sguardo alla geopolitica internazionale per capire perché Cuba si trovi oggi in una situazione ancora più fragile rispetto al passato, senza il sostegno economico dei suoi storici alleati e sempre più isolata dai grandi flussi finanziari globali.
Un episodio per capire come crisi energetica, embargo, tecnologia, migrazioni e geopolitica stiano ridisegnando il futuro di Cuba e perché il caso cubano rappresenti uno degli esempi più estremi di come il collasso delle infrastrutture possa trasformare un’intera economia e la vita quotidiana di milioni di persone.
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Speaker 2: Siete su due pagine.
Speaker 3: Questo è l'episodio speciale della domenica. Oggi andiamo a fondo
Speaker 3: sui nuovi metodi di sopravvivenza economica a Cuba.
Speaker 2: Allora, proviamo a immaginare per un attimo un frigorifero in
Speaker 2: una cucina qualunque. Cioè, in una casa normale il frigorifero
Speaker 2: è il centro nevralgico, no? Della conservazione, della pianificazione dei pasti.
Speaker 3: il cuore della vita domestica
Speaker 2: esatto ora però togliamo la corrente elettrica a quella casa
Speaker 2: per diciamo 22 ore al giorno che è tantissimo è quasi
Speaker 2: tutto il giorno all'improvviso quell'elettrodomestico smette di essere il cuore
Speaker 2: della cucina e diventa un inutile armadietto di metallo una
Speaker 2: scatola termica vuota
Speaker 3: praticamente un mobile un
Speaker 2: mobile sì e partiamo da questa immagine non per fare
Speaker 2: sai la solita cronaca di una crisi nazionale ma Perché
Speaker 2: oggi vogliamo mappare un fenomeno molto più profondo.
Speaker 3: Certo.
Speaker 2: Sull'isola si è creata una spaccatura surreale. Un sistema a
Speaker 2: due velocità che viaggia su binari paralleli è totalmente incomunicabile.
Speaker 2: Da una parte c'è un'economia digitale, sostenuta dai capitali di
Speaker 2: chi è fuggito all'estero. Dall'altra una regressione brutale verso mestieri preindustriali,
Speaker 2: per chiunque sia insomma tagliato fuori da quel flusso di denaro.
Speaker 3: Eh sì, perché vedi, i macrodati ci restituiscono l'immagine di
Speaker 3: un collasso sistemico, ma i numeri da soli non spiegano come, materialmente,
Speaker 3: una famiglia riesca a mettere insieme la cena.
Speaker 2: Chiaro, la pratica quotidiana.
Speaker 3: Esatto. La crisi ha smesso di essere un dibattito politico,
Speaker 3: o una questione di pil, è diventata una pura e
Speaker 3: stenuante lotta logistica. E per capire questa lotta bisogna per
Speaker 3: forza isolare l'elemento scatenante della paralisi attuale.
Speaker 2: Che sarebbe il carburante, giusto?
Speaker 3: Bloccano le forniture alla radice. E senza il greggio l'effetto
Speaker 3: domino sul paese è istantaneo. Cioè non c'è benzina, quindi
Speaker 3: la rete dei trasporti semplicemente si azzera.
Speaker 2: E si ferma tutto il resto di conseguenza?
Speaker 3: Tutto. I trattori, i macchinari agricoli rimangono fermi nei campi.
Speaker 3: L'intera industria del turismo svanisce. Ma il vero narvo scoperto,
Speaker 3: quello che trasforma una crisi in una paralisi totale, è
Speaker 3: la rete elettrica.
Speaker 2: Perché le centrali funzionano a petrolio.
Speaker 3: Quasi esclusivamente a petrolio. Niente petrolio, niente corrente. E non
Speaker 3: stiamo parlando di, sai, un blackout temporaneo per un guasto tecnico.
Speaker 2: Stiamo parlando di quelle famose linti due ore al giorno.
Speaker 3: Esatto, 22 ore di buio. Questo distrugge proprio l'organizzazione della vita moderna.
Speaker 3: Tornando alla tua metafora del frigorifero, l'impatto pratico è che
Speaker 3: la catena del freddo muore.
Speaker 2: Che in un clima tropicale è un disastro.
Speaker 3: Un disastro assoluto. Se non puoi conservare nulla, sei costretto
Speaker 3: a riavvolgere il nastro della storia. Torni letteralmente alle logiche
Speaker 3: del XIX secolo.
Speaker 2: Quindi la conservazione del cibo si basa di nuovo, che
Speaker 2: ne so, sul consumo
Speaker 3: immediato? Consumo immediato, sull'essiccazione, oppure devi comprare quantità minuscole giorno
Speaker 3: per giorno, sperando di provarle.
Speaker 2: Aspetta, c'è un problema grosso qui. Se devi comprare il
Speaker 2: cibo ogni giorno perché va male, hai bisogno di un
Speaker 2: potere d'acquisto costante.
Speaker 3: E questo è il cortocircuito. Il collasso della moneta locale
Speaker 3: ha polverizzato gli stipendi statali. Parliamo di cifre irrisorie.
Speaker 2: Cioè, per capire quanto prende un lavoratore statale?
Speaker 3: Guarda, un medico specialista o un ingegnere, ma anche un insegnante...
Speaker 3: Oggi percepiscono un salario mensile che non riesce a coprire
Speaker 3: il fabbisogno alimentare di una singola settimana.
Speaker 2: Una settimana di spesa con un mese di stipendio.
Speaker 3: E parliamo di profili altamente qualificati. Nel frattempo l'agricoltura nazionale
Speaker 3: è ferma, non solo per la benzina, ma perché mancano
Speaker 3: i fertilizzanti, mancano le autobotti per l'acqua.
Speaker 2: Quindi i mercati statali sono vuoti.
Speaker 3: Drammaticamente sguarniti. Tutta la filiera tradizionale subisce un'interruzione chirurgica. Cioè,
Speaker 3: la produzione muore prima di essere raccolta, la logistica si ferma,
Speaker 3: la conservazione impossibile.
Speaker 2: Insomma, il circuito economico nazionale è disinnescato dall'interno.
Speaker 3: Completamente.
Speaker 2: Però, di frente a un circuito interno saltato in aria,
Speaker 2: qualcuno la cena in tavola deve pur portarla. E se
Speaker 2: il sistema locale fallisce, la soluzione deve per forza arrivare
Speaker 2: da fuori.
Speaker 3: E qui entra in gioco la diaspora.
Speaker 2: Una scialuppa di salvataggio colossale. I numeri dell'emigrazione recente fanno spavento.
Speaker 2: Dal 2020 se ne sono andati circa 2 milioni e mezzo di cittadini.
Speaker 3: Che è un'enormità. Quasi un quarto della popolazione.
Speaker 2: Praticamente sì. E storicamente chi partiva mandava indietro con tanti.
Speaker 2: Le classiche rimesse con Western Union, roba del genere.
Speaker 3: Il flusso di dollari classico.
Speaker 2: Solo che oggi il trasferimento diretto di denaro è bloccato
Speaker 2: da una rete fittissima di sanzioni. Ostacoli bancari ovunque.
Speaker 3: Non puoi più fare un semplice bonifico.
Speaker 2: No, impossibile. Eppure, il mercato una via d'uscita la trova sempre.
Speaker 2: E la risposta a questo blocco finanziario è stata geniale,
Speaker 2: nella sua drammaticità. Sono nate queste piattaforme di commerce strutturate.
Speaker 3: Supermarket 23, Catapulk, Cuba Lama.
Speaker 2: Esatto. Degli autentici Amazon cubani.
Speaker 3: E il funzionamento di questa infrastruttura merita un'analisi, perché è
Speaker 3: un ecosistema a sé stante. Funziona così. Immaginiamo un emigrato
Speaker 3: che vive, non lo so, a Miami, a Madrid o
Speaker 3: a Milano. Apre un'app sul telefono, seleziona la provincia sull'isola
Speaker 3: dove sta la sua famiglia, accede a un catalogo digitale
Speaker 3: e riempie un carrello con beni di prima necessità.
Speaker 2: E paga con la sua carta estera?
Speaker 3: Paga in euro o dollari, aggiungendo una tariffa di spedizione
Speaker 3: che si aggira intorno ai 10 euro, più o meno. A
Speaker 3: quel punto il sistema garantisce la consegna a domicilio.
Speaker 2: Direttamente alla porta?
Speaker 3: Sì, nel giro di 24 ore.
Speaker 2: Ok, ma c'è un buco logico. Cioè, come fa ad
Speaker 2: arrivare fisicamente la merce? Da dove parte? E soprattutto, come
Speaker 2: si muove sull'isola, se abbiamo appena detto che non c'è
Speaker 2: una goccia di benzina per i furgoni?
Speaker 3: Centri di smistamento nelle varie province. E questi magazzini vengono
Speaker 3: riforniti costantemente attraverso due direttrici globali ben precise. Quali? Dalla Cina,
Speaker 3: prima di tutto, arriva la tecnologia di sopravvivenza. Generatori, batterie
Speaker 3: a ioni di litio, pannelli solari. È fondamentale per la
Speaker 3: logistica e i mezzi di trasporto elettrici
Speaker 2: Ah, ecco. Niente benzina. Usano l'elettrico
Speaker 3: Esatto. Dagli Stati Uniti, invece, arrivano tonnellate di cibo, proteine
Speaker 3: e forniture mediche. E quando la merce sbarca sull'isola, il
Speaker 3: problema diventa quello che chiamano l'ultimo miglio.
Speaker 2: La consegna a casa.
Speaker 3: che viene affidata a una flotta, diciamo, silenziosa. Fattorini su
Speaker 3: risciò da carico a pedali, oppure scooter elettrici ricaricati in
Speaker 3: quelle rare ore di forniture, oppure furgoni gestiti da operatori stranieri.
Speaker 2: Operatori stranieri. E come fanno con la benzina
Speaker 3: loro? Questo è il dettaglio chiave. Alcune compagnie internazionali godono
Speaker 3: di specifiche esenzioni legali dall'embargo. E questo permette loro di
Speaker 3: comprare e importare carburante in via del tutto eccezionale.
Speaker 2: Pazzesco! Però immagino che i prezzi su queste piattaforme siano
Speaker 2: fuori scala per chi vive lì.
Speaker 3: Totalmente scollegati dalla realtà dell'isola. Una confezione di cosce di
Speaker 3: pollo su questi portali costa cifre inavvicinabili per chi guadagna
Speaker 3: in pesos. Ma per chi lavora a Miami, insomma, sono
Speaker 3: costi normalissimi.
Speaker 2: Ma scusa, fermiamoci un attimo sul pollo. Come fanno ad
Speaker 2: arrivare navi cargo piene di uova e cosce di pollo
Speaker 2: direttamente dagli Stati Uniti? Eh... Cioè? Parliamo di un embargo rigidissimo, no?
Speaker 2: Dura da 60 anni, paralizza le transazioni, eppure il cibo passa.
Speaker 3: Passa per una specifica deroga legislativa. L'embargo americano è totale,
Speaker 3: certo sul petrolio, la tecnologia avanzata, i metalli, ma ha
Speaker 3: delle eccezioni umanitarie rigidissime.
Speaker 2: Ah, quindi il cibo è considerato aiuto umanitario?
Speaker 3: Il cibo, le forniture mediche e i prodotti agricoli di
Speaker 3: base possono essere esportati legalmente verso l'isola. E sfruttando questo varco,
Speaker 3: i capitali privati hanno strutturato una catena logistica ininterrotta.
Speaker 2: Dai grossisti della Florida ai magazzini privati dell'Havana.
Speaker 3: Esattamente. Il cibo aggira il blocco in modo del tutto legale.
Speaker 2: Quindi, per capirci, è come se avessero costruito un binario
Speaker 2: ferroviario ad altissima velocità, moderno, efficiente, ma riservato solo ed
Speaker 2: esclusivamente alle merci occidentali.
Speaker 3: Rende perfettamente l'idea.
Speaker 2: E questo binario corre in mezzo a un deserto economico.
Speaker 2: Chi ha il parente fuori che gli paga il biglietto
Speaker 2: riceve la spesa. Chi non ha ganci rimane insabbiato nel
Speaker 2: deserto a guardare.
Speaker 3: Una spaccatura profonda. Ma, attenzione, anche questo binario, ad altra velocità,
Speaker 3: è estremamente fragile. È minacciato di continuo dalla geopolitica.
Speaker 2: Che senso? Le regole cambiano.
Speaker 3: La burocrazia sanzionatoria statunitense si aggiorna in continuazione. si abbatte
Speaker 3: periodicamente su questi stessi e- commerce, causando paralisi improvvise. C'è un
Speaker 3: caso recente, molto emblematico, quello di Envio Scuba. Cos'è successo?
Speaker 3: A metà giugno questa piattaforma è stata costretta a chiudere all'improvviso,
Speaker 3: ma non perché vendesse beni proibiti tipo armi, ma per
Speaker 3: un problema di conformità strutturale.
Speaker 2: Cioè?
Speaker 3: si oppoggiava logisticamente a dei capannoni di proprietà del Gaesa.
Speaker 3: Il Gaesa è un gigantesco conglomerato pubblico cubano, controllato dalle
Speaker 3: forze armate.
Speaker 2: A che gestisce le infrastrutture?
Speaker 3: Gestisce grosse fette di economia. Essendo finito nel mirino dell'ultimo
Speaker 3: pacchetto di sanzioni, chiunque faccia affari o usi strutture del
Speaker 3: Gaesa diventa un bersaglio finanziario.
Speaker 2: Quindi fammi capire, le sanzioni non fermano il pollo in sé?
Speaker 2: bloccano il capannone dove il pollo viene appoggiato.
Speaker 3: Esattamente.
Speaker 2: La geopolitica non guarda cosa sono il pacco, guarda di
Speaker 2: chi è il pavimento.
Speaker 3: Sintesi perfetta. E questa logica si estende a tutto l'apparato finanziario. Cubamax,
Speaker 3: un altro colosso del settore, ha dovuto smantellare interamente i
Speaker 3: propri flussi di pagamento.
Speaker 2: Hanno dovuto cambiare banca, immagino.
Speaker 3: Sì, recidere ogni minimo collegamento tecnico con istituti di credito
Speaker 3: che potessero avere legami con l'esercito locale. Persino gli aerei
Speaker 3: subiscono questi colpi.
Speaker 2: In che modo
Speaker 3: Prendi Aero Varadero, la compagnia statale usata storicamente per i
Speaker 3: voli cargo interni. Ha ricevuto restrizioni ferree. Ora può trasportare
Speaker 3: solo medicine e cibo altamente deperibile. Tutto il resto è
Speaker 3: tagliato fuori.
Speaker 2: Ma è un campo minato. Un'operazione intera può saltare per
Speaker 2: una virgola fuori posto nella conformità bancaria.
Speaker 3: Proprio così, da un giorno all'altro.
Speaker 2: Ok, ma se adesso noi chiudiamo per un attimo queste
Speaker 2: app e smettiamo di guardare la logistica finanziaria, emerge una
Speaker 2: domanda enorme. La maggioranza della popolazione non ha parenti in Florida?
Speaker 3: No, la
Speaker 2: maggior parte no. E se questo binario non è accessibile
Speaker 2: a loro? E se non ti arriva il pacco a
Speaker 2: casa e i negozi sono vuoti? Come si sopravvive? Cosa
Speaker 2: succede a tutti gli altri
Speaker 3: Succede che c'è una destrutturazione brutale del mercato del lavoro.
Speaker 3: Quasi violenta, direi. Milioni di persone si ritrovano senza materie prime,
Speaker 3: senza trasporti per fare i pendolari.
Speaker 2: E con stipendi di carta straccia.
Speaker 3: Esatto. Quindi sono letteralmente costrette a reinventarsi, abbracciando occupazioni che
Speaker 3: pensavamo relegate ai libri di storia.
Speaker 2: Del tipo?
Speaker 3: Considera che nell'ultimo anno il flusso turistico è stato prossimo
Speaker 3: allo zero. Molte aziende straniere sono scappate, quindi tassisti senza benzina,
Speaker 3: impiegati statali bloccati a casa, manager di hotel, davano cambiare
Speaker 3: vita dall'oggi al domani.
Speaker 2: E che fanno materialmente
Speaker 3: C'è un boom dell'agricoltura urbana di sussistenza. I cortili dei palazzi,
Speaker 3: le aiuole tra i condomini, vengono zappati a mano, trasformati
Speaker 3: in orti per alimentare un baratto di quartiere. Il baratto. Sì.
Speaker 3: Ma il fenomeno che più fotografa questa situazione è l'esplosione
Speaker 3: della produzione artigianale di carbone vegetale.
Speaker 2: Il carbone vegetale. Questa è davvero una macchina del tempo, lavorativa. Cioè,
Speaker 2: proviamo a visualizzare lo stravolgimento, anche psicologico.
Speaker 3: Immaginalo sì.
Speaker 2: Hai un manager che, che ne so, due anni fa
Speaker 2: lavorava in un hotel di lusso a Lavana, con i
Speaker 2: turisti europei. Oggi niente turisti? Lo stipendio statale è inutile,
Speaker 2: non ha gas per cucinare, quindi prende e va in
Speaker 2: un bosco.
Speaker 3: Va nel bosco, taglia la legna a mano,
Speaker 2: scava una buca e passa le giornate a bruciare legname
Speaker 2: e sottoterra per fare carbone.
Speaker 3: Coperto di fuligine.
Speaker 2: A recuperare una tecnica estrattiva secolare.
Speaker 3: Ed è l'unica valuta reale per i vicini, no? Per
Speaker 3: far bollire l'acqua.
Speaker 2: È la disintegrazione del settore dei servizi. Una forza lavoro
Speaker 2: scolarizzata che torna allo stadio più primitivo dell'economia.
Speaker 3: E il carbone è solo la punta dell'iceberg, credimi. Le
Speaker 3: riconversioni toccano tutto. Ci sono persone che si dedicano alla
Speaker 3: panificazione privata in modo clandestino.
Speaker 2: Perché le panetterie di Stato sono ferme?
Speaker 3: Firme per totale assenza di farina e lievito. Si usano
Speaker 3: forni di fortuna. Oppure si registra un ritorno massiccio alla
Speaker 3: pesca a Lenza.
Speaker 2: Operai e impiegati sui moli a pescare.
Speaker 3: Passano ore sui moli o su barchette a remi. per
Speaker 3: portare a casa due proteine fresche a fine giornata. E
Speaker 3: anche sugli spostamenti c'è un micromercato iperlocale ormai.
Speaker 2: Cioè non essendoci i taxi
Speaker 3: normali. I famosi taxi collettivi a combustione giacciono abbandonati ai
Speaker 3: lati delle strade. Al loro posto si muove una rete
Speaker 3: silenziosa di chi ha un triciclo a batteria o un rishaw.
Speaker 3: Spostano piccoli carichi per due o tre chilometri.
Speaker 2: Un'economia aggiornata basata su un pragmatismo disperato.
Speaker 3: Completamente.
Speaker 2: Senti, chi conosce un po' la storia della regione sa
Speaker 2: che questa discesa verso l'economia di sussistenza ha un precedente chiaro.
Speaker 3: Il famoso periodo especial.
Speaker 2: Esatto, negli anni 90. Crolla l'Unione Sovietica, che garantiva petrolio sussidiato,
Speaker 2: e l'isola rimane isolata. I sintomi erano gli stessi. Blackout, fame, baratto.
Speaker 2: La gente in bicicletta.
Speaker 3: Molto
Speaker 2: simile,
Speaker 3: sì.
Speaker 2: Ma c'è una differenza fondamentale rispetto a oggi, no
Speaker 3: La differenza è sostanziale e riguarda proprio la via d'uscita.
Speaker 3: Oggi la contrazione economica è persino peggiore dei numeri degli anni 90.
Speaker 3: Ma la vera anomalia è il contesto geopolitico.
Speaker 2: Negli anni 90 la salvezza arrivò da fuori.
Speaker 3: Arrivò dal Venezuela di Hugo Chavez. Divenne un partner vitale.
Speaker 3: Iniziò a inviare forniture illimitate di petrolio a prezzi stracciati.
Speaker 3: Fete da scudo.
Speaker 2: Mentre oggi non c'è nessuno scudo.
Speaker 3: Oggi il meccanismo è rotto. Nessun paese è disposto a
Speaker 3: fare da sponsor geopolitico in quelle proporzioni. Quindi il governo
Speaker 3: locale non cerca più una sponda puramente ideologica. La strategia
Speaker 3: odierna è un'apertura senza precedenti alle dinamiche del mercato libero.
Speaker 2: Vogliono attrarre capitali stranieri?
Speaker 3: Un tentativo a tratti disperato di chiamare corporazioni e investitori
Speaker 3: stranieri sull'isola.
Speaker 2: Ma qui entriamo in un paradosso clamoroso, un labirinto vero
Speaker 2: e proprio. Da una parte apri le porte agli investimenti
Speaker 2: privati abbandonando decenni di rigidità di Stato. Dall'altra c'è l'embargo
Speaker 2: americano che funziona come una rete extraterritoriale. Cioè, come fai
Speaker 2: ad attrarre una banca europea o asiatica se questa sa
Speaker 2: che rischia sanzioni dirette da Washington?
Speaker 3: È esattamente il collo di bottiglia che soffoca tutto. L'ostacolo
Speaker 3: all'apertura oggi non è più il dogma ideologico del governo
Speaker 3: cubano che respinge i capitali. L'ostacolo è il deterrente internazionale.
Speaker 2: La pora delle multe.
Speaker 3: Le banche e i fondi di investimento preferiscono ignorare le
Speaker 3: opportunità locali piuttosto che rischiare multe miliardarie o l'esclusione dal
Speaker 3: sistema finanziario americano.
Speaker 2: E il paradosso si chiude. Cerchi di curare la crisi
Speaker 2: invitando capitali, ma questi vengono bloccati molto prima di varcare
Speaker 2: i confini. L'apertura al libero mercato viene neutralizzata dall'isolamento finanziario.
Speaker 3: sistematicamente neutralizzata.
Speaker 2: Arrivati a questo punto, guardando la situazione dall'alto, emerge proprio
Speaker 2: l'immagine chirurgica di due mondi sovrapposti che non si sfiorano mai.
Speaker 3: Due realtà parallele.
Speaker 2: Da un lato questa bolla iperconnessa, che grazie alla diaspora
Speaker 2: ordina pannelli solari e cibo su app aggirando i blocchi
Speaker 2: statali grazie alle esenzioni umanitarie.
Speaker 3: E dall'altro lato il buio.
Speaker 2: Un mondo disconnesso, senza corrente, in cui un ex colletto
Speaker 2: bianco torna all'aratro manuale o si copre di fango per
Speaker 2: produrre carbone e sopravvivere alla giornata.
Speaker 3: E questa doppia dimensione, sai, solleva un interrogativo analitico finale,
Speaker 3: che forse cambia del tutto la prospettiva su quello che
Speaker 3: stiamo osservando.
Speaker 2: Quale interrogativo?
Speaker 3: Se la pura sopravvivenza del paese oggi dipende quasi totalmente
Speaker 3: da piattaforme di e- commerce private, gestite dall'estero, e se l'unica
Speaker 3: strategia statale rimasta è la disperata apertura ai capitali stranieri. Mm- hmm.
Speaker 3: Allora sorge un dubbio enorme. Forse non stiamo osservando solo
Speaker 3: un'altra grave crisi ciclica. Forse stiamo assistendo all'implosione silenziosa, definitiva,
Speaker 3: di un intero modello economico di Stato.
Speaker 2: Un crollo non sdettato dalla politica?
Speaker 3: Non dal trionfo di una narrazione politica o da una
Speaker 3: sconfitta militare, ma semplicemente dalla spietata, inappellabile gravità matematica dell'economia.
Speaker 2: Seguite due pagine e lasciate una recensione a 5 stelle se
Speaker 2: questo approfondimento vi è stato utile.
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