Dalle cannucce tossiche agli stipendi bloccati | Lun 26 ott
Informazioni su questo episodio
Il voto dei giovani e la rabbia delle piazze possono davvero ridefinire gli equilibri globali e il futuro dell'Italia?In questo episodio analizziamo i grandi stravolgimenti geopolitici ed economici di oggi: dalla vittoria contestata di Lula al ballottaggio in Brasile e lo storico trionfo studentesco in Serbia, fino al clima di tensione nelle piazze italiane, le trattative sulla manovra di bilancio e le prossime mosse della BCE sui tassi d'interesse.
Partiamo dallo scenario internazionale e dall'America Latina, dove le urne stanno tracciando nuove rotte geopolitiche. In Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva conquista il suo quarto mandato presidenziale battendo Flávio Bolsonaro col 51,8% dei voti, in un clima di accesa polarizzazione segnato dal ricorso legale di Bolsonaro jr e dalle contestazioni di Donald Trump. Intanto in Serbia, un'affluenza record vicina al 70% incorona la vittoria della lista studentesca con il 52% dei voti contro l'ex presidente Aleksandar Vučić. Sullo sfondo globale restano l'imminente voto in Israele tra Netanyahu ed Eisencott e l'escalation di tensioni tra Stati Uniti e Iran attorno allo Stretto di Hormuz.
Ci spostiamo poi in Europa, dove la Banca Centrale Europea si avvia a una pausa sui tassi d'interesse, frenata dalle turbolenze politiche francesi e dal rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato. Un quadro economico globale reso incerto dalle spinte inflazionistiche del petrolio, dalle tensioni geopolitiche e dai rischi legati agli investimenti tecnologici.
In Italia, il Governo stringe i tempi sulla manovra economica da 23,5 miliardi di euro, tra il pressing dei partiti sulle pensioni e sul ceto medio e i delicati equilibri della maggioranza sui fondi a Kiev. Contemporaneamente, il Paese si confronta con il bilancio dei cortei del fine settimana a Bologna, Roma e Firenze, dove gli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine hanno riaperto il dibattito su sicurezza, diritto alla protesta e disagio giovanile.
Parleremo anche del divario salariale in busta paga tra giovani e over 50 — con gli under 35 che guadagnano quasi il 30% in meno dei colleghi senior —, dei limiti legali alla sorveglianza digitale dei lavoratori al PC aziendale, dell'emergenza alloggi per gli universitari fuorisede e dello studio della Corea del Sud sull'impatto ambientale delle cannucce di carta rispetto alla plastica.
Un episodio per capire come elezioni, proteste, salari e mercati stiano trasformando il mondo in cui viviamo — e quali conseguenze concrete avranno sul futuro dell'Europa e dell'Italia.
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0:00 Speaker 1: giornali
0:00 Speaker 2: aperti e notizie sul tavolo siete su due pagine la rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero
0:02 Speaker 3: senza rumore di fondo
0:08 Speaker 2: allora oggi partiamo da una scoperta che arriva dalla corea del sud sulle cannucce di carta quelle per cui abbiamo praticamente stravolto il mercato mondiale rinunciando alla plastica ecco pare siano molto più tossiche di quelle che hanno sostituito
0:21 Speaker 4: sì un bel paradosso
0:22 Speaker 2: e non è l'unico di oggi
0:24 Speaker 4: assolutamente
0:25 Speaker 2: In Ucraina, per dire, un sistema turco che spara proiettili da mille dollari sta rendendo obsoleti missili americani da milioni di dollari. E intanto, e questo ci tocca molto da vicino, nelle piazze italiane una generazione con le buste paga congelate da dieci anni si sta scontrando con le forze dell'ordine.
0:42 Speaker 3: Esatto. L'obiettivo di oggi è proprio unire i puntini. Prendiamo la geopolitica globale, l'economia interna, i paradossi tecnologici e cerchiamo di capire come tutto questo, insomma, si tiene insieme.
0:54 Speaker 2: Direi di partire subito dalla mappa del potere globale. Abbiamo incrociato i dispacci di Cora Media, le analisi del Corriere della Sera e gli approfondimenti di Formiche. Il dato di partenza è il Brasile, giusto?
1:04 Speaker 3: Sì, il Brasile. Luis Inacio Lula da Silva ha vinto il ballottaggio con quasi il 52% dei voti. E si assicura così il quarto mandato presidenziale. È una prima volta storica, perché mai nessun candidato brasiliano era riuscito a ribaltare l'esito partendo in svantaggio al primo turno.
1:22 Speaker 2: Però aspetta. Subito dopo il risultato c'è stata la reazione di Flavio Bolsonaro, che ha chiesto formalmente l'annullamento del voto.
1:29 Speaker 3: Sì, ha accusato il giudice del Tribunale elettorale, Cristiano Zanin, di aver prolungato l'apertura dei seggi di due ore. Praticamente una modifica delle regole a partita in corso.
1:40 Speaker 2: Però qui bisogna fare un po' di chiarezza, con i documenti alla mano, perché sennò sembra una forzatura unilaterale. Leggendo il New York Times e altri analisti locali emerge che questa proroga dell'orario non è stata una mossa del giudice per favorire una parte.
1:55 Speaker 3: Esatto. La richiesta è arrivata formalmente da entrambi gli schieramenti.
1:59 Speaker 2: Sia dal partito dei lavoratori che da quello liberale.
2:02 Speaker 3: Precisamente. E il motivo era puramente logistico. Durante la giornata c'erano state delle gravissime limitazioni al trasporto pubblico. La gente banalmente non riusciva fisicamente a raggiungere i seggi. Chiaro.
2:15 Speaker 2: E capito questo, passiamo all'impatto vero e proprio. Perché le ripercussioni di questo voto arrivano dritte in Europa. L'analisi di Formiche ce lo spiega bene.
2:24 Speaker 3: Certo, perché un Brasile a guida lula riposiziona l'asse strategico dei BRICS. Questo allontana definitivamente quella, come dire, dottrina Monroe che Donald Trump sognava di ripristinare per le Americhe.
2:36 Speaker 2: Per chi magari non mastica storia diplomatica tutti i giorni, La dottrina Monroe è quel principio ottocentesco per cui gli Stati Uniti considerano l'intero continente americano come il proprio cortile di casa esclusivo.
2:47 Speaker 3: Respingendo le influenze esterne, sì. E un Brasile che guarda i BRICS, quindi a Cina e India, smonta tutta questa architettura. E qui entriamo in gioco noi.
2:56 Speaker 2: Noi Italia, intendi?
2:58 Speaker 3: Sì, perché l'Italia ha oltre mille imprese attive in territorio brasiliano. Parliamo di giganti, eh. Meccanica, energia, telecomunicazioni.
3:06 Speaker 2: E tutto questo, tra l'altro, si incastra col blocco politico a Washington. Il Sole 24 Ore fa una radiografia molto precisa in vista delle elezioni americane di metà mandato del 3 novembre.
3:15 Speaker 3: Il sistema dei poteri separati americano è di fatto congelato.
3:18 Speaker 2: C'è una polarizzazione estrema, giusto?
3:21 Speaker 3: Nessuno riesce a legiferare senza veti incrociati.
3:23 Speaker 2: È proprio così.
3:24 Speaker 3: Da una parte è una Washington paralizzata dalle proprie divisioni interne. Dall'altra una Brasilia che rivendica di voler cooperare con tutti, ma senza allinearsi a nessuno.
3:33 Speaker 2: E quindi l'Europa si trova costretta ad accelerare sulla propria autonomia, immagino.
3:37 Speaker 3: Per forza. Il precaduto atlantico non basta più a garantire i nostri interessi commerciali e geopolitici.
3:43 Speaker 2: Tra l'altro questa spinta a ribaltare i tavoli, a forzare i blocchi, arriva molto spesso dai più giovani. I dati di ANSA e Cora Media sulla Serbia ne sono una dimostrazione matematica pazzesca.
3:56 Speaker 3: Lì c'è stato un rovesciamento totale.
3:58 Speaker 2: Sì, gli studenti hanno vinto le elezioni politiche anticipate col 52% dei voti, relegando il partito dell'ex presidente Vucic al 39%. E sai qual è il fattore chiave? Un'affluenza record vicina al 70%. Ecco
4:12 Speaker 3: un'affluenza del 70% in quel contesto non è solo un numero statistico, è un meccanismo di potere che si rompe.
4:19 Speaker 2: In che senso?
4:21 Speaker 3: Nel senso che quando la partecipazione al voto supera certe soglie, Le reti clientelari tradizionali e il controllo istituzionale sui media perdono improvvisamente efficacia. Ah, i voti controllati si diluiscono in un mare di voti spontanei. Esattamente. La demografia giovanile in Serbia ha disarticolato una struttura che sembrava blindatissima. E il segnale che arriva alle cancellerie internazionali è chiarissimo. La polarizzazione di solito premia i leader storici, compattando retifoserie, ma smette di funzionare se una nuova generazione decide di votare in blocco per scardinare lo status quo.
4:53 Speaker 2: Non è l'unico fronte dove saltano le certezze. Will Media ci porta in Israele, dove si vota a breve.
4:59 Speaker 3: Situazione caldissima anche lì
5:01 Speaker 2: Molto. Benjamin Netanyahu è sfidato da Gadi Eisenkot, che è un ex capo di Stato Maggiore. È un profilo centrista che però ha messo al centro del programma un tema davvero radioattivo, cioè l'abolizione dell'esenzione dalla leva militare per gli ultra- ortodossi.
5:15 Speaker 3: Un tema enorme per la società israeliana.
5:18 Speaker 2: Sì, e mettendo in fila la Serbia, Israele, il Brasile, questa mappa globale sembra una vera e propria faglia sismica. L'onda d'urto serba, in particolare, ci dice che le piazze e le urne giovanili sono la vera variabile impazzita di questo periodo.
5:32 Speaker 3: Ed è esattamente la stessa identica variabile demografica che ha incendiato il fine settimana italiano. C'è un filo diretto, eh, tra chi ribalta le urne a Belgrado e chi scende in strada da noi. Will Media, la stampa, ma anche il Corriere della Sera documentano due giorni di manifestazioni ad altissima tensione in diverse nostre città
5:49 Speaker 2: I numeri del Viminale ci restituiscono una fotografia davvero spaccata in due. A Milano abbiamo visto un corteo di 10.000 persone sfilare pacificamente. A Napoli una dinamica simile.
5:59 Speaker 4: Poi c'è il rovescio della medaglia.
6:00 Speaker 2: Purtroppo sì. A Bologna, Roma, Firenze e Torino la situazione è degenerata pesantemente. Scontri fisici seri. Il bilancio a freddo parla di 371 persone fermate. E di queste, 110 sono minorenni. 9 arresti formali.
6:16 Speaker 4: E poi c'è l'elemento
6:17 Speaker 3: che ha fatto discutere più di tutti. L'uso ripetuto di cariche e soprattutto di idranti a distanza ravvicinata sui manifestanti.
6:24 Speaker 2: Su questo Will Media ha fatto un'analisi giuridica richiamando una sentenza vincolante della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 2023. Molto precisa.
6:32 Speaker 3: Sì, e cosa dice esattamente
6:33 Speaker 2: Dice che i dispositivi ad acqua non sono illegali di per sé, per l'ordine pubblico. Il punto critico però è il principio di proporzionalità. azionare un getto ad alta pressione a distanza ravvicinata contro un singolo individuo può provocare lesioni permanenti.
6:47 Speaker 3: Certo, l'analisi traccia un confine netto, no? Da una parte le violenze e i danneggiamenti in piazza sono reati e su questo non si discute, vanno perseguiti. Ma le modalità di contenimento devono rimanere rigorosamente nel perimetro dello Stato di diritto.
7:02 Speaker 2: E infatti reti associative come Hub for Defenders si stanno muovendo proprio su questa linea per garantire l'assistenza legale ed evitare che le procedure di fermo scavalchino le garanzie costituzionali.
7:12 Speaker 3: Tra l'altro, tutto l'apparato di sicurezza sembra essere rimasto abbastanza spiazzato dalla velocità organizzativa di questi cortei.
7:18 Speaker 2: Sì, organizzati quasi interamente tramite passaparola su TikTok e Instagram, in tempi brevissimi. E a questo proposito si apre un caso giudiziario specifico, seguito da vicino da Cora e Will Media.
7:29 Speaker 3: Quello di Yusuf Ser.
7:30 Speaker 2: Esatto, un giornalista freelance e ricercatore trentenne. È stato identificato come l'amministratore dei canali social del cosiddetto Movimento 17 Ottobre. È stato fermato con un'accusa pesantissima. Istigazione a delinquere finalizzata al terrorismo.
7:44 Speaker 3: E, secondo il Corriere, gli esperti cyber della difesa starebbero cercando presunti legami tra il suo network e gruppi di hacker filorussi.
7:52 Speaker 2: Il punto però è un altro. Il ministro della difesa Crosetto è intervenuto pubblicamente definendo il fermato come l'ideatore del movimento, già in modo molto assertivo.
8:01 Speaker 3: E qui bisogna fare molta attenzione. Il codice deontologico, in particolare l'articolo 24 ricordato da Will, impone la presunzione di non colpevolezza. Non è una clausola di stile per i giornalisti. È la base del nostro sistema penale
8:15 Speaker 2: Le indagini della procura sono letteralmente alle battute iniziali.
8:19 Speaker 3: Avere un ministro che attribuisce responsabilità penali in via definitiva in televisione prima ancora che un giudice terzo abbia convalidato il fermo è un'anomalia istituzionale forte.
8:29 Speaker 2: Altera la percezione pubblica dell'indagine. E
8:32 Speaker 3: rischia di trasformare una questione delicatissima di sicurezza in un tribunale mediatico.
8:36 Speaker 2: Senza contare che concentrarsi solo sull'amministratore di un canale Telegram per spiegare decine di migliaia di persone in piazza è una visione un po' miope.
8:44 Speaker 3: È come dare la colpa al fiammifero ignorando che l'intera foresta intorno è completamente secca. Perché c'è tutta questa rabbia? Da dove arriva? Il Sole 24 Ore svela il venerobaratro generazionale, con dei dati economici a dir poco crudi.
8:58 Speaker 2: Il divario salariale in Italia ha raggiunto livelli che, matematicamente, semplicemente non sono più sostenibili.
9:04 Speaker 3: Guarda questi numeri. Un lavoratore under 35 guadagna in media 97,3 euro lordi al giorno. Parliamo di circa 20.000 euro netti all'anno.
9:13 Speaker 2: E uno over 50?
9:14 Speaker 3: Un over 50 si attesta sui 138,4 euro lordi, superando i 28 milanetti. Il gap medio è del 30%, ma se guardi settori chiave come la finanza e l'informazione, questo divario schizza oltre il 42%. E non possiamo assolutamente derubricare la cosa a una normale progressione di carriera, del tipo chi ha più esperienza guadagna di più. Qui c'è un problema strutturale di fondo. Contratti
9:37 Speaker 2: nazionali
9:39 Speaker 3: bloccati. Esatto, restano bloccati per anni, annullando qualsiasi adeguamento reale all'inflazione. Pensa che dal 2014 il potere d'acquisto effettivo dei giovani è diminuito dello 0,9%. Meno 0,9%. In un decennio. In un decennio in cui l'inflazione ha corso tantissimo negli ultimi anni. E a questo aggiungi l'abuso dei contributi. di apprendistato.
10:01 Speaker 2: Che dovrebbero servire a formare.
10:03 Speaker 3: Dovrebbero, ma vengono usati sistematicamente per sottoinquadrare i neossunti, abbattendo in modo artificiale il costo del lavoro per le aziende. Ma totalmente a scapito del lavoratore.
10:12 Speaker 2: E se questo è il presente salariale, il futuro pensionistico fa venire i brividi. I dati della CIGIA, analizzati dalla discussione, certificano un vero e proprio collasso demografico.
10:21 Speaker 3: Ah, il famoso inverno demografico.
10:23 Speaker 2: Peggio. Negli anni Ottanta il sistema reggeva su una proporzione solidissima. C'erano tre lavoratori attivi per ogni pensionato. Sai qual è il rapporto oggi?
10:32 Speaker 3: Molto più basso, immagino.
10:33 Speaker 2: Abbiamo 24,1 milioni di lavoratori che devono sostenere 23,2 milioni di pensioni.
10:40 Speaker 3: Praticamente un rapporto di uno a uno.
10:42 Speaker 2: Esatto, uno a uno. E la proiezione è che entro il 2029 il mercato del lavoro perderà altri 3 milioni di persone per sopraggiunti limiti di età.
10:51 Speaker 3: Questo è un sistema che si sta divorando da solo. E il paradosso si chiude sul mercato immobiliare, che drenna pure quel poco reddito disponibile che rimane in tasca ai giovani.
10:59 Speaker 2: Italia Oggi ha fatto i conti in tasca al PNRR sui posti letto per studenti. Dovevamo garantirne 60.000 nuovi.
11:06 Speaker 3: E a che punto siamo?
11:07 Speaker 2: Ne sono pronti 33.000. E nel complesso ci mancano la bellezza di 235.887 posti letto per raggiungere la media europea. L'emblema di questo disastro totale è il villaggio olimpico di Milano.
11:19 Speaker 3: Quello riconvertito in studentato?
11:22 Speaker 2: Sì, utilizzando in parte fondi pubblici, tra l'altro Il risultato finale? I canoni medi si aggirano sugli 864 euro mensili.
11:29 Speaker 3: 864 euro al mese per una stanza? A fronte di stipendi da 97 euro lordi al giorno? È follia!
11:38 Speaker 2: Capisci perché poi le statistiche presentate da Avvenire, basate su una ricerca Ipsos- Doxa per l'Istituto Toniolo, sono così nette. Non è apatia quella dei giovani. Il 68,6% crede sia possibile cambiare la società. Ma il 62% percepisce di non avere assolutamente nessuna influenza sulle decisioni del governo.
11:58 Speaker 4: Ci credo
11:59 Speaker 2: È come trovarsi su una scala mobile che va al contrario, no? Chiediamo a questa generazione di versare contributi per tenere in piedi un sistema pensionistico di uno a uno... pagando stanzi a 800 euro con stipendi fermi da 10 anni. La matematica alla base del nostro patto sociale si è rotta.
12:13 Speaker 3: Si è completamente rotta. L'economia ha letteralmente scaricato il costo del mantenimento del welfare sulle spalle delle generazioni in entrata, ma, ed è questo il punto, senza fornire loro le leve per produrre mia varichezza.
12:26 Speaker 2: E quando il percorso istituzionale, dal voto alle riforme, non offre correzioni a questo squilibrio palese, la pressione è fisica, esonda nelle piazze.
12:35 Speaker 3: Un sistema in default tecnico che cerca di autoconservarsi. Ma proviamo ad allargare lo sguardo per un attimo, per vedere come il sistema macroeconomico globale risponde a tutto questo.
12:45 Speaker 2: Leggendo la stampa e Startmaga troviamo dei paradossi nei mercati quasi surreali.
12:51 Speaker 3: Tipo la Banca Centrale Europea.
12:53 Speaker 2: Eh sì, la BCE si ferma, congela i tassi di interesse al 2,5%. E lo fa perché è di fatto tenuta in ostaggio dalla crisi politica francese e dall'allargamento degli spread. Nel frattempo l'inflazione riprende quota, trainata dal petrolio e dalla crisi in Medio Oriente.
13:08 Speaker 3: E dall'altro lato, sempre Startmag, segnala il crollo clamoroso dei costi operativi dell'intelligenza artificiale.
13:14 Speaker 2: Crollo clamoroso è dir poco. OpenAI ha tagliato i prezzi dei token del 40%. Antropic addirittura del 68%. L'AI sta diventando una risorsa estremamente a buon mercato.
13:26 Speaker 3: E qui scatta il panico sui mercati.
13:28 Speaker 2: Perché panico? La logica direbbe che se una tecnologia rivoluzionaria costa meno, le aziende dovrebbero stappare lo spumante, no
13:35 Speaker 3: Certo, ma scatta quello che in economia si chiama paradosso di Jevons
13:39 Speaker 2: Ovvero
13:40 Speaker 3: Secondo questo principio, quando l'efficienza tecnologica aumenta e il costo di una risorsa diminuisce, il suo consumo non scende ma esplode. Pensiamo alle automobili. Motori che consumano molta meno benzina non ci hanno portato a consumare meno carburante in assoluto, ma a guidare per distanze molto più lunghe e ad avere molte più macchine in circolazione.
14:00 Speaker 2: Ah, ok
14:00 Speaker 3: E i mercati dubitano che i giganteschi volumi di utilizzo necessari per compensare questa caduta dei prezzi delle AI possano sostenere gli investimenti faraonici che hanno fatto finora le big tech.
14:10 Speaker 2: Anche perché immagino c'è la pressione dei modelli open source cinesi.
14:13 Speaker 3: Esattamente. Rischiano di saturare il mercato esattamente come è successo con le auto elettriche.
14:18 Speaker 2: Nel frattempo questa spinta all'efficienza tecnologica sta stravolgendo anche i teatri di guerra. Il Financial Times ci fa uno spaccato impressionante su come cambia la guerra economica.
14:27 Speaker 3: Ah, la questione del sistema turco.
14:29 Speaker 2: Sì, l'azienda turca Aselsan sta impiegando in Ucraina un sistema contraereo chiamato Korkut. Il funzionamento è emblematico. Invece di lanciare missili ipersofisticati, spara una pioggia di proiettili da 35 mm. Il costo? Appena 1000 dollari a proiettile.
14:45 Speaker 3: E con questi riescono ad abbattere i droni?
14:47 Speaker 2: Sì, droni russi o iraniani. Soppiantando di fatto l'utilizzo dei missili Patriot occidentali, che, ricordo, costano svariati milioni di dollari l'uno
14:55 Speaker 3: La meccanica di questo cambiamento è brutale, ma ha perfettamente senso. La guerra moderna è diventata asimmetrica soprattutto dal punto di vista economico. Se il tuo nemico usa uno sciame di droni da 20.000 dollari al pezzo e tu per difenderti devi lanciare un missile da 3 milioni di dollari, beh, il nemico non ha mica bisogno di distruggerti militarmente.
15:15 Speaker 2: Gli basta farti finire ai
15:15 Speaker 3: soldi praticamente. Esatto, dissanguarti economicamente. Il sistema Korkut risponde proprio a questa esigenza. Abbattere minacce a basso costo con munizioni a basso costo.
15:25 Speaker 2: E purtroppo la corsa forsennata all'efficienza, e torniamo in ambito civile, produce veri e propri mostri anche nei nostri uffici. Il Sole 24 Ore fa un'inchiesta sull'esplosione dei software di monitoraggio.
15:35 Speaker 3: Quelli installati sui computer dei dipendenti.
15:38 Speaker 2: Esatto, sia in smart working che in ufficio. Le aziende italiane li stanno implementando sempre di più. Ma la normativa è molto netta in Italia. Lo statuto dei lavoratori vieta programmi usati per la pura sorveglianza delle attività.
15:49 Speaker 4: E a livello europeo ci sono anche direttive più stringenti, vero?
15:52 Speaker 2: Sì, direttive che bandiscono categoricamente l'uso dell'intelligenza artificiale per analizzare la mimica facciale, misurare le emozioni o calcolare i livelli di stress dei dipendenti in tempo reale.
16:03 Speaker 3: Ma è roba da matti. Anche qui si cerca di risolvere il sintomo ignorando completamente la malattia.
16:09 Speaker 2: In che senso?
16:10 Speaker 3: Nel senso che implementiamo sistemi algoritmici per misurare quanto un dipendente è stressato, invece di, che so, intervenire sull'organizzazione del lavoro, sui carichi produttivi o sulle dinamiche tossiche che generano quello stress.
16:23 Speaker 2: L'efficienza si trasforma in una microgestione distopica.
16:26 Speaker 3: Del capitale umano, sì.
16:28 Speaker 2: E arriviamo all'ultimo paradosso, forse il più clamoroso di tutti. Ce lo racconta il South China Morning Post. Le cannucce di carta.
16:35 Speaker 3: Eravamo partiti da lì.
16:36 Speaker 2: Sì. Per anni abbiamo smantellato linee di produzione di plastica per salvare l'ambiente, introducendo queste famose cannucce che, ammettiamolo, si sciolgono nel caffè freddo dopo tre minuti.
16:46 Speaker 3: Un incubo.
16:47 Speaker 2: Bene, uno studio del governo sudcoreano ha valutato l'intero ciclo di vita di questo prodotto. Il risultato è allucinante. Le cannucce di carta hanno un impatto ambientale sul rischio di cancro sei volte superiore a quelle di plastica.
16:59 Speaker 3: Sei volte superiore. Sei volte. E
17:01 Speaker 2: qual è il meccanismo tossico alla base? Sta proprio nel processo industriale necessario per renderle utilizzabili. Per evitare che si sciolgano istantaneamente a contatto con i liquidi, la carta viene trattata con patine e additivi chimici, tra cui i PFAS.
17:16 Speaker 3: I famosi inquinanti eterni
17:17 Speaker 2: Esatto. Quando valuti l'impatto ecologico, non puoi guardare solo il fatto che teoricamente la carta si biodegrada. A causa delle dimensioni e della contaminazione mista tra carta, colle e residui alimentari, queste cannucce sono letteralmente impossibili da riciclare nei normali impianti.
17:33 Speaker 3: Quindi dove finiscono?
17:35 Speaker 2: La destinazione finale, quasi sempre, è l'inceneritore. E bruciando rilasciano tutte quelle sostanze chimiche nell'atmosfera.
17:42 Speaker 3: Incredibile. Abbiamo peggiorato il carico tossico globale per mantenere inalterata la comodità del prodotto usa e getta. Finto ecologismo allo stato puro.
17:51 Speaker 2: Riassumendo, siamo passati dal timore che i robot ci rubassero il lavoro alla realtà in cui l'EI ci calcola il livello di stress mentre lavoriamo, magari mentre sorseggiamo una bibita con una cannuccia cancerogena. Applichiamo l'efficienza balistica del sistema Korkut non in guerra, ma sui dipendenti in smart working. E poi ci stupiamo se i ventenni scendono in piazza in Italia o ribaltano le elezioni in Serbia.
18:14 Speaker 3: Abbiamo visto in questi 20 minuti come il mondo reagisce a un'economia che gira a vuoto. Le urne si polarizzano, il divario generazionale esplode, perché come abbiamo visto con i numeri, la matematica del sistema welfare è semplicemente insostenibile. E nel frattempo i grandi capitali cercano salvezza in un'intelligenza artificiale sempre più economica e nella sorveglianza chirurgica delle prestazioni lavorative. Efficienza c'è, è innegabile. Manca completamente la direzione.
18:41 Speaker 2: E chiudiamo proprio unendo le fila di questo enorme squilibrio tra capitale, informazione e società. Vi lasciamo con un retroscena sollevato dal fatto quotidiano per chi ci ascolta e vuole approfondire. In un mondo in cui la ricchezza è sempre più concentrata al vertice, cosa succede se a un miliardario non piacciono le inchieste giornalistiche pubblicate su di lui?
19:00 Speaker 3: Eh, bella
19:01 Speaker 2: domanda. Molto semplice, prova a comprarsi il giornale.
19:03 Speaker 3: Letteralmente.
19:04 Speaker 2: Letteralmente. Leonardo Maria del Vecchio, erede dell'impero Luxottica, sta offrendo 8 euro per ogni singola azione nel tentativo di ritirare il fatto quotidiano dalla borsa. Il motivo lo ha dichiarato lui stesso. La testata gli avrebbe ripetutamente fatto i conti in tasca. Un'operazione finanziaria ostile, lanciata direttamente contro l'indipendenza editoriale di una testata con l'obiettivo, neanche troppo velato, di silenziare chi fa domande sulla gestione dei grandi capitali.
19:31 Speaker 3: Uno spulto di riflessione notevole per chiudere questa puntata. Seguite due pagine sulla vostra piattaforma preferita e, se l'analisi di oggi vi è stata utile, lasciateci una recensione a 5 Stelle. Giornali chiusi.
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