I paradossi tra energia, mercati e diritti | Gio 15 ott
Informazioni su questo episodio
Sabotaggio Nord Stream, caro energia e diritti negati: chi decide il futuro dell'Europa?In questo episodio analizziamo le tensioni che stanno ridefinendo gli equilibri economici e geopolitici globali: dal clamoroso processo per il sabotaggio del gasdotto Nord Stream allo scontro sul patto energetico per il diesel tra Donald Trump e Vladimir Putin, fino ai rischi dell’intelligenza artificiale usata per mascherare le fragilità strutturali di Stati Uniti e Cina.
Partiamo dalla sicurezza delle rotte e dagli scenari di guerra, con l'apertura ad Amburgo del processo contro l’ex ufficiale ucraino accusato di aver coordinato il blitz sottomarino contro il Nord Stream a bordo dello yacht Andromeda. Nel frattempo, mentre le minacce marittime nello Stretto di Hormuz e gli attacchi nel Mar Rosso continuano ad appesantire i costi di assicurazione e trasporto dell'energia, la premier Giorgia Meloni si smarca apertamente dall’accordo sul gasolio tra Washington e Mosca definendolo rischioso per la sicurezza del continente, provocando l'immediata reazione del Cremlino.
Ci spostiamo poi in Europa, dove emerge con forza l’urgenza di costruire uno scudo energetico comune a fronte di un conto di oltre 106 miliardi di euro già pagato da famiglie e imprese comunitarie. Sul tavolo comunitario pesano anche i negoziati sul nuovo Fondo Europeo per la Competitività e la necessità di imporre condizionalità strategiche per l'accesso ai sussidi pubblici, mentre le ultime decisioni dell'Ecofin sulla vigilanza rischiano di frammentare l’Unione dei mercati dei capitali a vantaggio dei singoli egoismi nazionali.
In Italia, il confronto tra Governo e Confindustria si concentra sulle risposte al costo dell'energia e sull'intesa preliminare con Bruxelles per scorporare i costi della CO2 legati all'ETS nel decreto Bollette. Mentre gli industriali mettono in guardia sul rallentamento della crescita del Pil e chiedono incentivi per investimenti e formazione, analizziamo il paradosso della media tra il record di occupati e la discesa della produttività del lavoro, oltre all'impatto del Pnrr sulla Pubblica amministrazione, accelerata nei concorsi ma ancora segnata da forti divari territoriali nella sanità.
Parleremo anche della drammatica condanna a morte in Iran della giovane studentessa Najmeh Amini per un presunto post sui social, della sentenza di primo grado per tortura che ha condannato due poliziotti della Questura di Verona, della confessione dei minorenni responsabili delle aggressioni con la minicar a Roma e del bilancio a dieci anni dall’introduzione della legge contro il caporalato tra emersione dei lavoratori e nodi aperti negli appalti.
Un episodio per capire come geopolitica, crisi energetica, scelte industriali e diritti individuali stiano trasformando il mondo in cui viviamo — e quali conseguenze concrete avranno sul futuro dell’Europa e dell’Italia.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine. La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:03 Speaker 3: E
0:08 Speaker 2: oggi, ecco, il rumore di fondo cerca di coprire tre enormi paradossi. Primo, l'Europa che, insomma, litiga sul diesel russo mentre in Germania processano un ufficiale ucraino per aver fatto saltare in aria i gasdotti. Secondo, le superpotenze che usano l'intelligenza artificiale come una specie di droga per nascondere economie traballanti. mentre l'Europa nel frattempo sabota i suoi stessi mercati finanziari
0:31 Speaker 3: E poi c'è il terzo paradosso, quello dei numeri contro le persone. Abbiamo un record di occupati in Italia, ma con la produttività impicchiata.
0:38 Speaker 2: Esatto.
0:38 Speaker 3: E mentre si festeggiano i numeri, i diritti umani vengono stritolati, dai campi agricoli del nostro sud fino alle carceri in Iran
0:45 Speaker 2: Quindi, partiamo subito dal primo punto, il paradosso energetico.
0:49 Speaker 3: Il punto di partenza obbligato, sì. I dati restituiscono proprio la dimensione di un conflitto che si combatte sulle reti, prima ancora che sui fronti militari.
0:57 Speaker 2: Cioè, parliamo di numeri pesanti, immagino.
0:58 Speaker 3: Assolutamente. Il Corriere della Sera, in un'analisi di Nicola Saldutti, mette sul tavolo un numero precisissimo. L'emergenza energetica è costata all'Europa 106 miliardi di euro.
1:09 Speaker 2: 106 miliardi. Una cifra spaventosa.
1:12 Speaker 3: Esatto. Ed è proprio in questo scenario di estrema fragilità finanziaria che si inserisce l'intervento della premier italiana al Senato. Un intervento documentato da Will Media.
1:22 Speaker 2: Un intervento che, insomma, traccia una linea netta. La premier ha definito molto rischiosa l'intesa sul diesel siglata tra Donald Trump e Vladimir Putin.
1:31 Speaker 3: Sì, una presa di posizione che ha acceso immediatamente i radar della diplomazia internazionale. Le reazioni, ovviamente, sono state diametralmente opposte.
1:40 Speaker 2: Immagino ci sia stato il plauso di Kiev.
1:42 Speaker 3: Certo, c'è stato il plauso formale di Zelensky, mentre da Mosca la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha replicato duramente. Ha invitato la premier italiana, in pratica, a farsi i fatti propri.
1:55 Speaker 2: Quindi la logica impone una domanda pragmatica. Cioè, cosa cambia per noi?
2:00 Speaker 3: È la vera questione.
2:02 Speaker 2: Prendere le distanze da Trump e sfidare apertamente la Russia ha senso solo a una condizione. L'esistenza di un vero scudo energetico europeo.
2:09 Speaker 3: Che al momento non c'è.
2:10 Speaker 2: Esatto. Per usare un'analogia, è come disdire in malo modo il contratto di locazione con un padrone di casa aggressivo prima ancora di aver trovato un nuovo appartamento in cui vivere. Senza coesione, non si espone l'industria italiana a un rischio fatale.
2:24 Speaker 3: Il rischio è assoluto, su questo non ci sono dubbi. E infatti sul fronte interno il governo cerca di correre ai ripari.
2:30 Speaker 2: In che modo?
2:31 Speaker 3: Il giornale riporta che l'Italia è vicina a un accordo tecnico con la Commissione europea sul cosiddetto decreto bollette. L'obiettivo è scorporare i costi della CO2, cioè il sistema ETS, dal prezzo del gas.
2:42 Speaker 2: Fermiamoci un secondo su questo meccanismo perché se ne parla sempre in modo un po' fumoso. Come funziona esattamente questo sistema ETS? E perché scorporarlo dovrebbe far scendere le bollette?
2:53 Speaker 3: In soldoni, ETS sta per Emissions Trading System. L'Unione Europea impone alle grandi aziende inquinanti di acquistare dei permessi per ogni tonnellata di anidride carbonica che emettono.
3:03 Speaker 2: Un mercato dei crediti di carbonio, insomma.
3:05 Speaker 3: Esattamente. Fino a oggi, nel calcolo della tariffa elettrica, il costo di questi permessi, che è altissimo, veniva scaricato quasi interamente sul prezzo dell'energia prodotta a gas.
3:15 Speaker 2: Con un effetto a cascata sul consumatore
3:17 Speaker 3: finale. Precisamente. scorporare i due elementi significa che il costo dell'energia non sarà più gonfiato artificialmente dal peso di questi certificati verdi legati al gas
3:26 Speaker 2: quindi un taglionetto
3:27 Speaker 3: è un'ingegneria tariffaria pensata per tagliare gli oneri di sistema riducendo la spesa netta per famiglie e imprese ma tornando alla tua analogia del padrone di casa il problema non è solo il costo dell'affitto è che l'intero condominio europeo è fisicamente vulnerabile
3:44 Speaker 2: e qui entriamo nella questione delle infrastrutture fisiche Will Media riporta aggiornamenti sul processo di Hamburgo, che sembra un thriller, ma è geopolitica pura.
3:53 Speaker 3: Sul banco degli imputati c'è Kuzestov.
3:55 Speaker 2: Ex ufficiale dell'intelligence ucraina e delle forze speciali.
3:58 Speaker 3: L'accusa qual è di preciso?
3:59 Speaker 2: La procura federale tedesca lo accusa di aver guidato la squadra di sommozzatori responsabile del sabotaggio dei gasdotti Nord Stream nel settembre 2022. Ma
4:07 Speaker 3: la linea della difesa è la cosa storicamente rilevante.
4:10 Speaker 2: Perché sposta tutto il dibattito dal piano penale al diritto bellico, giusto?
4:14 Speaker 3: Proprio così. I legali sostengono che il Nord Stream non fosse affatto un'infrastruttura civile. Lo definiscono un'arma economica e politica in mano alla Russia per ricattare l'Europa.
4:24 Speaker 2: Quindi un bersaglio legittimo.
4:25 Speaker 3: Seguendo questa logica giuridica, sì. Il gasdotto diventa un legittimo obiettivo militare distrutto nel pieno di un'operazione di difesa ucraina.
4:33 Speaker 2: Si capisce facilmente come questo processo fornisca un assist perfetto in Germania.
4:38 Speaker 3: In che senso?
4:39 Speaker 2: Un assist per quelle fazioni politiche tedesche che spingono per tagliare gli aiuti a Kiev. Cioè, se un'infrastruttura vitale per la Germania viene considerata un bersaglio legittimo dall'intelligence di un paese alleato, il quadro politico interno tedesco rischia il cortocircuito.
4:53 Speaker 3: È una lettura lucidissima. E guarda, se l'energia richiede infrastrutture fisiche massicce e una visione continentale, c'è un altro settore dove stiamo assistendo alla stessa frammentazione.
5:04 Speaker 2: Quale?
5:05 Speaker 3: Il mercato tecnologico e finanziario. Che però è mascherato da un ottimismo quasi lisergico.
5:12 Speaker 2: Passiamo al secondo grande tema di oggi allora. L'analisi si sposta sui mercati, dove la tecnologia funge da paravento per debolezze strutturali enormi. Il Sole 24 Ore con Giuliano Noci usa una definizione chirurgica.
5:24 Speaker 3: L'intelligenza artificiale come il nuovo oppio dei potenti.
5:27 Speaker 2: Esatto. Una definizione pesantissima.
5:30 Speaker 3: Ma calzante. È una metafora perfetta per descrivere una sostanza che gonfia i numeri a breve termine e addormenta il senso del pericolo. Noci osserva due scenari paralleli. Partiamo dalla Cina. In Cina, le esportazioni record di hardware legato all'IA stanno letteralmente coprendo un rumore di fondo di una crisi immobiliare devastante e anche di una contrazione storica dei consumi interni.
5:53 Speaker 2: Quindi i numeri dell'export tecnologico brillano, ma l'economia reale cinese frena di colpo.
5:58 Speaker 3: Esattamente. E negli Stati Uniti la dinamica è simile, anche se speculare. Cioè? I cantieri infiniti per i nuovi data center e le capitalizzazioni mostruose delle aziende big tech mascherano due problemi cronici.
6:12 Speaker 2: L'inflazione, immagino
6:13 Speaker 3: Sì, un'inflazione che morde ancora la classe media e la marginalizzazione di chiunque viva o lavori fuori dalle grandi bolle dell'innovazione. Si scambia il boom di un singolo comparto per la salute dell'intero sistema macroeconomico.
6:27 Speaker 2: Ma c'è una fallacia logica enorme in questo approccio. Cioè, se l'intelligenza artificiale viene acquistata solo come potenza di calcolo, come server da ammassare, e non viene usata per cambiare radicalmente i processi organizzativi delle aziende, si sta solo gonfiando una bolla. È come comprare il motore ibrido di una Formula 1, montarlo sul telaio di un trattore agricolo e pretendere di vincere il Gran Premio di Monza.
6:50 Speaker 3: Non finirà bene per il trattore
6:52 Speaker 2: Prima o poi il telaio si spezza o il motore fonde. Quando questa euforia finanziaria si scontrerà con i mancati aumenti di produttività reale, chi pagherà il conto di questi investimenti faraonici?
7:04 Speaker 3: E qui entra in gioco il vero disastro europeo. Perché il conto per noi rischia di essere fatale, a causa di una scelta politica precisa che analizza Giuseppe Vegas sul messaggero.
7:14 Speaker 2: Vediamo.
7:15 Speaker 3: Mentre Stati Uniti e Cina attraggono trilioni sull'onda tecnologica, l'Europa ha appena ucciso la sua unica scialuppa di salvataggio, l'unione dei mercati e dei capitali.
7:25 Speaker 2: Questa è un'altra espressione che suona incredibilmente tecnica. Cosa significa, all'atto pratico, affossare l'unione dei mercati dei capitali?
7:34 Speaker 3: Significa impedire che il denaro fluisca liberamente. Negli Stati Uniti, per capirci. Se un fondo pensione della Florida vuole investire in una start- up in Oregon, le regole finanziarie, legali e di vigilanza sono uniformi. C'è un unico grande bacino di liquidità.
7:49 Speaker 2: E in Europa l'obiettivo era creare la stessa cosa
7:52 Speaker 3: Esatto. L'ECOFIN, il Consiglio dei Ministri Finanziari Europei, doveva unificare le regole di vigilanza per i 27 stati membri.
7:59 Speaker 2: Invece, cosa è successo?
8:01 Speaker 3: Hanno deciso di lasciare il controllo alle singole autorità nazionali. Hanno spacciato per successo politico una resa incondizionata agli egoismi nazionali.
8:10 Speaker 2: Con quali conseguenze pratiche
8:12 Speaker 3: Il risultato è che i paesi con un grande risparmio applicheranno regole di vigilanza severissime, mentre altri diventeranno estremamente permissivi. Vegas avverte che la borsa tedesca, ad esempio, rischia di trasformarsi in una sorta di portofranco
8:25 Speaker 2: Per attrarre capitali esteri.
8:27 Speaker 3: Esatto, a discapito delle altre piazze finanziarie europee. Senza un mercato unico dei capitali, nessuna azienda europea potrà mai raccogliere le risorse necessarie per competere con i colossi americani o cinesi delle IAI.
8:40 Speaker 2: Frammentazione finanziaria totale, insomma. E a questo scenario si aggiunge l'analisi di Milano Finanza sul nuovo Fondo Europeo per la Competitività.
8:48 Speaker 3: Un tema scottante.
8:49 Speaker 2: Stiamo parlando di 234 miliardi di euro. derivanti dalla fusione di programmi già esistenti. E l'allarme degli analisti è molto chiaro. Senza regole ferre si trasformeranno in assegni in bianco per le grandi aziende.
9:02 Speaker 3: È il problema delle cosiddette condizionalità strategiche. Negli Stati Uniti l'amministrazione ha varato l'Inflation Reduction Act, un piano di sussidi enorme.
9:11 Speaker 2: Ma con dei paletti
9:12 Speaker 3: Esatto, un dettaglio fondamentale. Un'azienda americana riceve il denaro pubblico solo se dimostra di pagare salari in linea con la media locale e solo se assume una certa quota di apprendisti. C'è un patto sociale vincolante.
9:25 Speaker 2: Se prendi i soldi dei contribuenti, devi restituire valore sociale al territorio. È una logica
9:30 Speaker 3: elementare. In Europa, al momento, questo contratto sociale sui nuovi fondi semplicemente non esiste. Il rischio denunciato è di privatizzare i profitti, incassando questi 234 miliardi senza garantire alcun ritorno.
9:41 Speaker 2: né in termini di occupazione di qualità né di salari dignitosi per la collettività. Ed è qui che la grande finanza impatta direttamente sulla pelle delle persone.
9:50 Speaker 3: Assolutamente.
9:51 Speaker 2: Quando i mercati distribuiscono fondi senza regole di restituzione sociale e quando l'oppio tecnologico maschera la fragilità dell'economia reale. il peso cade inevitabilmente sui singoli individui. Il terzo blocco della nostra analisi entra proprio nei paradossi che stritolano la dignità della persona.
10:09 Speaker 3: A partire dal mondo del lavoro, direi. Il Foglio pubblica un'analisi economica controintuitiva a firma di Giovanni Tria e Pasquale Lucio Scandizzo. I dati Istat mostrano un fenomeno apparentemente inspiegabile.
10:21 Speaker 2: Ovvero?
10:22 Speaker 3: In Italia l'occupazione cresce in modo solido, ma la produttività media nazionale scende.
10:28 Speaker 2: A una lettura superficiale sembra la certificazione di un disastro. Lavoriamo di più, ma produciamo di meno.
10:33 Speaker 3: Invece l'analisi matematica ribalta completamente la prospettiva. La produttività di chi era già inserito nel mercato del lavoro non sta calando affatto.
10:41 Speaker 2: E allora, da cosa dipende questa flessione?
10:44 Speaker 3: Il calo della media generale è un puro effetto statistico, dovuto a chi sta entrando oggi nel mercato.
10:49 Speaker 2: Cioè nuovi assunti?
10:50 Speaker 3: Sì, si stanno assumendo persone in settori a basso valore aggiunto o profili con competenze minori. Chi entra oggi ha una produttività più bassa rispetto alla media di chi lavorava già e quindi abbassa il dato complessivo.
11:02 Speaker 2: Qual è il risvolto positivo di questa dinamica matematica? Perché descritta così sembra solo una questione di calcoli?
11:08 Speaker 3: Il risvolto è che il sistema sta finalmente assorbendo fasce di popolazione prima escluse. Includere marginati o disoccupati di lungo corso nel mercato regolare abbatte i costi dell'assistenza sociale e riduce la tensione politica.
11:20 Speaker 2: Un fattore di stabilizzazione.
11:22 Speaker 3: Formidabile, sì.
11:23 Speaker 2: I dati statistici sull'inclusione sono oggettivi. Ma applicando il realismo nudo e crudo, sorge un interrogativo. Assorbire forza lavoro a bassissima produttività garantisce davvero dignità o rappresenta solo il confine minimo della sopravvivenza?
11:36 Speaker 3: È la domanda centrale.
11:38 Speaker 2: Il Sole 24 Ore con Giorgio Dell'Orefice fa il bilancio dei 10 anni della legge contro il caporalato. I numeri sulla repressione ci sono. Le conversioni dei permessi di soggiorno stagionali in contratti regolari sono triplicate.
11:49 Speaker 3: Un dato importante.
11:50 Speaker 2: Significa che l'azione giudiziaria sta costringendo le aziende a regolarizzare i lavoratori. Ma il vero fallimento si registra sulla prevenzione.
11:57 Speaker 3: Perché la repressione colpisce il reato a valle. La prevenzione dovrebbe smantellare le condizioni che lo rendono possibili a monte. E l'articolo sottolinea come su questioni fondamentali come la gestione degli alloggi dignitosi o l'organizzazione dei trasporti per i braccianti siamo fermi all'anno zero.
12:13 Speaker 2: La burocrazia locale è totalmente paralizzata
12:16 Speaker 3: Una lentezza amministrativa che, tra l'altro, si scontra frontalmente con le direttive del PNRR. Lo evidenzia a conquiste del lavoro. Il PNRR sta cercando di forzare la pubblica amministrazione a lavorare per obiettivi e scadenze rigide.
12:30 Speaker 2: Ma i dati del CNEL mostrano un'altra realtà
12:33 Speaker 3: Sì, mostrano che la teoria si infrange contro la realtà dei piccoli centri. Pensiamo alle liste d'attesa sanitarie. In ampie porzioni di territorio rimangono insormontabili. costringendo le fasce più deboli a rinunciare alle cure.
12:45 Speaker 2: E questo è il punto critico in cui la burocrazia smette di essere un problema tecnico e diventa un problema umano. Quando un sistema amministrativo o statale fallisce nel riconoscere l'individuo come essere umano, riducendolo a un numero in lista d'attesa o a forza lavoro da trasportare in un furgone, si aprono le porte alla disumanizzazione.
13:03 Speaker 3: Ed è esattamente il tema toccato da Will Media in una notizia di Cronaca Giudiziaria. Una vicenda che avviene proprio all'interno delle istituzioni che dovrebbero garantire la sicurezza.
13:13 Speaker 2: Il caso della Questura di Verona.
13:15 Speaker 3: Sì, il Tribunale ha condannato in primo grado due poliziotti per il reato di tortura. L'indagine è nata quasi per caso, da intercettazioni in cui gli agenti si vantavano di aver picchiato selvaggiamente delle persone in stato di fermo.
13:31 Speaker 2: Un sistema
13:33 Speaker 3: di abusi gravissimi venuto alla luce e sanzionato grazie a uno strumento giuridico specifico. Esatto, grazie alla legge del 2017. l'introduzione del reato di tortura nel codice penale italiano.
13:39 Speaker 2: Una norma che all'epoca fu fortemente osteggiata
13:43 Speaker 3: ve ricordo bene. Fortemente, ma che oggi si dimostra l'unico argine legale per evitare che violenze sistematiche commesse da pubblici ufficiali vengano declassate a reati minori, come percosse o lesioni, finendo regolarmente in prescrizione. Senza quella legge ci sarebbe stata la garanzia dell'impunità.
14:01 Speaker 2: Dal microcosmo di una stanza di questura italiana, la prospettiva si allarga alle derive autoritarie di Stato. dove la disumanizzazione diventa letteralmente la norma codificata.
14:10 Speaker 3: Il caso dell'Iran.
14:12 Speaker 2: Cora Media accende un faro sulla vicenda agghiacciante di Najmeh Amini, una studentessa universitaria di 23 anni. Il tribunale di Teheran l'ha condannata a morte.
14:21 Speaker 3: Il capo di imputazione formale è basato su un presunto post pubblicato sui social network mesi fa, ritenuto offensivo nei confronti del profeta dell'Islam.
14:30 Speaker 2: Ma la dinamica processuale rivela la spietatezza di un sistema che cerca solo pretesti. Perché durante il processo è emerso un elemento che in teoria avrebbe dovuto salvarle la vita, anche secondo le leggi iraniane.
14:42 Speaker 3: Esatto. La difesa ha dimostrato che, al momento della pubblicazione del post, la ragazza si trovava in uno stato di alterazione psicofisica, era sotto l'effetto di funghi allucinogeni.
14:52 Speaker 2: E la legge cosa prevede in questi casi?
14:54 Speaker 3: Nel rigidissimo codice penale iraniano, l'alterazione non intenzionale dello stato di coscienza è tecnicamente l'unica via d'uscita legale prevista per evitare la pena capitale in caso di blasfemia. Manca cioè l'elemento volontario del reato.
15:08 Speaker 2: Ma il giudice ha deliberatamente ignorato la perizia.
15:11 Speaker 3: L'è stata negata questa scappatoia legale ed è stata condannata alla forca. L'analisi di Cora Media sottolinea come l'apparato repressivo iraniano stia sfruttando spietatamente il disinteresse dell'opinione pubblica globale.
15:23 Speaker 2: Attualmente assorbita, ovviamente, dai conflitti in Ucraina e in Medio Oriente.
15:27 Speaker 3: Proprio così, per accelerare la sistematica eliminazione fisica del dissenso interno.
15:33 Speaker 2: Tutti questi frammenti, dall'economia ai diritti, conducono a una sintesi necessaria. Nel podcast 6 e 30, prodotto sempre da Cora Media, si traccia una linea che unisce questi punti. Si appoggia a una riflessione di Massimo Gramellini, che a sua volta cita Albert Einstein. L'egoismo è un'illusione ottica della coscienza.
15:51 Speaker 3: È una citazione potente.
15:53 Speaker 2: L'incapacità di riconoscere l'altro come parte della nostra stessa rete vitale è il vizio di forma alla base di ogni fallimento. Ed è un modello
15:59 Speaker 3: comportamentale che si ripete su ogni scala. Si manifesta nella noia aggressiva dei giovani che aggrediscono passanti a Roma per puro passatempo. Si annida nelle scelte chirurgiche di un mercato finanziario europeo che preferisce distruggere la propria unità pur di proteggere rendite nazionali.
16:16 Speaker 2: E raggiunge l'apice nei regimi autoritari, quelli che cancellano il diritto all'esistenza di una studentessa per un post sui social.
16:24 Speaker 3: La matrice è sempre la disumanizzazione.
16:26 Speaker 2: Ed è qui che si chiude il cerchio della nostra analisi, portandoci a una provocazione inevitabile. Se la stabilità geopolitica europea sul fronte energetico dipende ancora dai ricatti incrociati e dalle sentenze su sabotaggi oscuri, se i mercati globali si reggono sull'oppio dell'intelligenza artificiale per non guardare in faccia un'economia reale stagnante, allora dobbiamo chiederci cosa stiamo misurando
16:51 Speaker 3: Che è la vera domanda strutturale
16:52 Speaker 2: Forse la vela metrica per valutare la solidità di un paese non è l'aumento percentuale del PIL o la produttività media del lavoro calcolata dall'Istat. Forse il grado di civiltà si misura unicamente dalla capacità di impedire che i propri cittadini diventino invisibili.
17:07 Speaker 3: Codivido in pieno.
17:09 Speaker 2: Che questa invisibilità si consumi tra le lamiere roventi di un campo agricolo del sud, nel vuoto di potere di una stanza di questura o nel braccio della morte di una prigione a Teheran.
17:19 Speaker 3: Dallo scontro sul diesel all'ombra del Nord Stream, dall'illusione dell'intelligenza artificiale ai fallimenti del mercato unico europeo, fino ai paradossi dell'occupazione e alla difesa dei diritti fondamentali.
17:31 Speaker 2: Per non perdere le prossime analisi e continuare a esplorare questi temi, l'invito per chi ci ascolta è di seguire il podcast sulla piattaforma in uso e di supportare il lavoro lasciando una recensione a 5 stelle.
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