Tra missili di Hormuz e paradosso PNRR | Mar 14 lug
Informazioni su questo episodio
Chi controllerà davvero le rotte strategiche del commercio mondiale?In questo episodio analizziamo le tensioni che stanno ridefinendo gli equilibri geopolitici ed economici internazionali: dalla crisi nello Stretto di Hormuz alla nuova strategia di difesa europea, passando per la guerra in Ucraina, il ruolo della Cina e le sfide che attendono l’Italia tra industria, crescita e investimenti.
Partiamo dal Medio Oriente, dove lo Stretto di Hormuz torna al centro della scena internazionale. Le nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran riaccendono il confronto su uno dei passaggi marittimi più importanti del pianeta, con ripercussioni sui prezzi del petrolio, sulle rotte commerciali e sulla sicurezza energetica globale. Analizzeremo anche il ruolo della Cina, sempre più determinata a rafforzare la propria influenza in una delle aree più strategiche del mondo.
Ci spostiamo poi in Europa, dove prende forma una nuova architettura della difesa. La coalizione “Freya”, il rafforzamento della cooperazione militare europea e il crescente sostegno all’Ucraina mostrano come il continente stia accelerando verso una maggiore autonomia strategica, mentre Kiev continua a riorganizzare il proprio apparato politico, industriale e militare per affrontare una guerra sempre più tecnologica.
Parleremo inoltre dell’evoluzione dello scenario internazionale tra Stati Uniti, Cina e Venezuela, del rafforzamento delle capacità militari nel Pacifico e delle nuove sfide per l’intelligence globale, in un contesto in cui la competizione tra le grandi potenze si estende ben oltre i campi di battaglia tradizionali.
In Italia analizzeremo il futuro dell’industria, con un focus sulla crisi dell’automotive europeo, la situazione di Stellantis, le difficoltà del trasporto pubblico, la crescita del Mezzogiorno e le prospettive economiche dopo la conclusione del PNRR. Approfondiremo anche le novità per la micromobilità, i mercati finanziari e il ruolo degli investimenti privati nello sviluppo del Paese.
Infine parleremo di immigrazione, diritti umani, sicurezza digitale per i minori, legalità ed economia civile, fino ad arrivare a una curiosa vicenda che riapre il dibattito sul valore del patrimonio scientifico: la vendita all’asta di uno scheletro di Tyrannosaurus Rex da milioni di dollari.
Un episodio per capire come geopolitica, energia, difesa, commercio internazionale ed economia stiano trasformando gli equilibri globali e perché le decisioni prese oggi influenzeranno il futuro dell’Europa, dell’Italia e dei mercati nei prossimi anni.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
Speaker 2: giornali aperti e notizie sul tavolo siete su due pagine
Speaker 2: la
Speaker 3: rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero senza rumore
Speaker 2: di fondo oggi capiremo perché i missili che volano sopra
Speaker 2: il più importante snodo petrolifero del mondo fanno praticamente sbadigliare
Speaker 2: i mercati e poi come un boom storico nei trasporti
Speaker 2: pubblici italiani stia mettendo in ginocchio chi costruisce gli autobus
Speaker 3: per chiudere con i paradossi dei conti pubblici insomma Perché
Speaker 3: un aumento delle entrate fiscali dello Stato non significa affatto
Speaker 3: che siamo divertati più ricchi
Speaker 2: Esatto. L'obiettivo di questo approfondimento è proprio unire i puntini.
Speaker 2: Mettiamo in fila le tensioni geopolitiche, l'architettura finanziaria europea e
Speaker 2: l'impatto chirurgico che queste dinamiche hanno sull'economia reale.
Speaker 3: Tutto questo mantenendo la lente, come sempre, esclusivamente sui dati
Speaker 3: e sui meccanismi operativi.
Speaker 2: E allora partiamo dal Medio Oriente. Quello che sta succedendo
Speaker 2: nello stretto di Hormuz, guarda, ha dei contorni quasi surreali.
Speaker 2: Questo collo di bottiglia fondamentale per il petrolio si è
Speaker 2: trasformato in una specie di porta girevole di un grand hotel,
Speaker 2: dove il portiere iraniano e il cliente americano litigano su
Speaker 2: chi debba incassare il pedaggio.
Speaker 3: E il cliente americano in questo caso ha fatto la
Speaker 3: prima mossa. Donald Trump ha sancito la fine del cessate
Speaker 3: il fuoco con l'Iran e ha lanciato una direttiva molto precisa.
Speaker 3: Le navi non iraniale dovranno pagare un pedaggio del 20%
Speaker 3: per transitare.
Speaker 2: Ufficialmente per coprire i costi di sicurezza americani, giusto?
Speaker 3: Sì, ma di fatto è una mossa che altera unilateralmente
Speaker 3: il diritto di navigazione internazionale. E la risposta dell'Iran, arrivata
Speaker 3: dal ministro degli esteri Rarkhi, è stata un manuale di
Speaker 3: trolling diplomatico. Non hanno minacciato le torsioni militari immediate sui transiti,
Speaker 2: ma hanno rivendicato il controllo storico dello stretto. E, cosa
Speaker 2: ancora più assurda, hanno ironicamente dato ragione a Trump sul
Speaker 2: principio del pedaggio, dicendo solo che il 20% è troppo
Speaker 2: e che applicheranno tariffe più, diciamo, corrette.
Speaker 3: Aggiungici anche la minaccia degli Stati Uniti di bombardare Pickaxe Mountain,
Speaker 3: un sito nucleare sotterraneo a circa 300 km da Teheran.
Speaker 2: Ma fermiamoci un attimo su questo quadro. Abbiamo la chiusura
Speaker 2: virtuale del rubinetto petrolifero del mondo. Abbiamo pedaggi imposti via social,
Speaker 2: risposte sarcastiche, minacce di colpire siti nucleari. Di fronte a
Speaker 2: una miscela del genere, io sarei disperata e mi aspetterei
Speaker 2: il panico sulle borse.
Speaker 3: Il greggio alle stelle, in pratica.
Speaker 2: E invece, guardando i dati, i mercati finanziari reagiscono con
Speaker 2: uno sbadiglio. Il petrolio supera i 70 dollari al barile, certo,
Speaker 2: ma non c'è nessuna corsa all'accaparramento. Come fa la finanza
Speaker 2: globale a ignorare un rischio così enorme?
Speaker 3: Beh, la spiegazione tecnica risiede in un indicatore di mercato
Speaker 3: che si chiama backwardation. Si tratta del premio, cioè il sovrapprezzo,
Speaker 3: che chi compra è disposto a pagare per avere il
Speaker 3: petrolio in consegna immediata, piuttosto che firmare contratti a lungo termine.
Speaker 2: Quindi, in parole povere, misura quanta fretta ho di avere
Speaker 2: fisicamente un barile nel mio magazzino oggi?
Speaker 3: Esattamente. È un vero e proprio termometro dell'ansia del mercato.
Speaker 3: Se guardiamo i dati di un anno fa, questo premio
Speaker 3: per la consegna immediata viaggiava sui 15 dollari al barile. C'era
Speaker 3: un'ansia palpabile.
Speaker 2: E adesso?
Speaker 3: Oggi, nonostante le minacce su Ormus e i droni, la
Speaker 3: Beguardation è crollata a soli 3
Speaker 2: dollari. Aspetta, ma con i missili pronti a partire l'ansia
Speaker 2: d'approvvigionamento scende. Com'è fisicamente possibile?
Speaker 3: Perché il mercato guarda l'inventario globale, non ai titoli dei telegiornali.
Speaker 3: Le scorte di petrolio adesso sono molto ampie. I produttori
Speaker 3: hanno urgenza di smaltire quello che hanno già estratto e
Speaker 3: questo abbassa i prezzi immediati. Inoltre, la Cina sta facendo
Speaker 3: da pompiere silenzioso.
Speaker 2: Riversando sul mercato le proprie riserve strategiche, immagino?
Speaker 3: Sì. Pecchino non può permettersi uno shock energetico ora. E
Speaker 3: poi c'è l'OPEC, che appena ha tagliato le stime di
Speaker 3: crescita della domanda globale riducendole a 780 mila barili al giorno.
Speaker 3: Il mercato sconta già una frenata dell'economia, quindi assorbe l'instabilità
Speaker 3: senza andare nel panico.
Speaker 2: Ma questa instabilità non può essere ignorata sul fronte della sicurezza?
Speaker 2: Se l'ombrello americano inizia a imporre dazi o diventa imprevedibile,
Speaker 2: l'Europa è costretta a ripensare la sua architettura militare.
Speaker 3: Lo si vede dai movimenti di questi giorni. A Parigi,
Speaker 3: al vertice dei volenterosi, dieci paesi europei, tra cui l'Italia
Speaker 3: con il ministro Tajani, hanno avviato la creazione di Freia.
Speaker 2: Uno scodo antimissile europeo. E parallelamente c'è l'annuncio del prestito
Speaker 2: da 90 miliardi per l'Ucraina, proprio mentre a Kiev c'è il
Speaker 2: rimpasto di governo con le dimissioni della premier sviridenco.
Speaker 3: Questa iniziativa di Freja è un vero punto di svolta.
Speaker 3: Segna il passaggio da un supporto frammentato, dove ogni nazione
Speaker 3: comprava i propri sistemi, a un'architettura integrata. E il dettaglio
Speaker 3: cruciale è che nasce per sfruttare l'esperienza sul campo delle
Speaker 3: forze ucraine.
Speaker 2: Insomma... L'Europa ha capito che difendersi da sola è diventata
Speaker 2: una necessità logistica. Anche perché questa corsa al riarmo non
Speaker 2: riguarda solo noi. La Cina ha appena testato un missile
Speaker 2: intercontinentale da un sottomarino.
Speaker 3: Un lancio a sorpresa definito irresponsabile da Washington. E in
Speaker 3: risposta il Giappone ha rotto un tabù storico, creando un'agenzia
Speaker 3: di intelligence centralizzata supportata da americani e tedeschi.
Speaker 2: Però torniamo in Europa. Se la geopolitica ci costringe a
Speaker 2: compattarci e costruire questo scudo freia, c'è un problema pratico.
Speaker 2: Come un condominio che vuole comprare un allarme costoso, prima
Speaker 2: devi guardare il conto in banca. E qui scopriamo il
Speaker 2: nanismo finanziario europeo.
Speaker 3: Un problema strutturale di liquidità.
Speaker 2: Guardando i report sui mercati, l'Europa possiede la cifra astronomica di 11.000
Speaker 2: miliardi di euro di risparmi. Eppure, quando si tratta di
Speaker 2: finanziare l'innovazione, facciamo la figura del parente povero rispetto a
Speaker 2: Stati Uniti e Cina. È come avere un cavò pieno
Speaker 2: d'oro ma pagare il caffè in monetine.
Speaker 3: I numeri fotografano questa simmetria in modo spietato. La capitalizzazione
Speaker 3: delle borse dell'Unione Europea si ferma al 75% del PIL.
Speaker 3: L'Italia è addirittura al 51%. Negli Stati Uniti viaggia al 247%.
Speaker 3: Una
Speaker 2: sproporzione totale. I listini americani valgono quasi la metà della
Speaker 2: capitalizzazione globale e noi siamo fermi al 10%. E
Speaker 3: questa mancanza di muscoli si vede sulle IPO, le quotazioni
Speaker 3: in borsa. Negli ultimi dieci anni la Cina ha raccolto 647
Speaker 3: miliardi di dollari, gli USA 425, l'Europa appena 221.
Speaker 2: Siamo frammentati in tante piccole piazze nazionali. E intanto per
Speaker 2: la transizione ecologica e la difesa servirebbero 800 miliardi l'anno. Ma
Speaker 2: questi risparmi rimangono bloccati. O peggio, finiscono in quella che
Speaker 2: gli analisti chiamano gamblification.
Speaker 3: La finanziarizzazione vista come gioco d'azzardo. Piattaforme guidate dall'intelligenza artificiale
Speaker 3: che incentivano la speculazione pura e il microtrading. Si scommette
Speaker 3: sulle micro variazioni invece di investire nell'economia reale.
Speaker 2: Un casino digitale che penalizza l'industria tradizionale. E questa debolezza
Speaker 2: si traduce, con precisione chirurgica, in posti di lavoro persi.
Speaker 2: Guarda il settore auto. Da un lato Stellantis cresce negli
Speaker 2: Stati Uniti con un più 38% di consegne, dall'altro la
Speaker 2: Volkswagen annuncia 50.000 esuberi. 50.000.
Speaker 3: Il caso Volkswagen è il sintomo della malattia europea. Produrre
Speaker 3: nei loro stabilimenti storici costa il 20% in più rispetto
Speaker 3: ai concorrenti asiatici. Una struttura dei costi insostenibile senza capitali
Speaker 3: freschi per innovare i processi. E quindi tagliano il personale.
Speaker 2: Ma il cortocircuito più assurdo tra domanda e offerta è
Speaker 2: qui in Italia, con il caso Menarini Bus. Segui i
Speaker 2: numeri perché sono emblematici. In tre anni il mercato italiano
Speaker 2: degli autobus pubblici è raddoppiato.
Speaker 3: Passando da 3.000 a oltre 6.000 mezzi immatricolati.
Speaker 2: Esatto, una torta enorme gonfiata dai fondi PNRR per l'ecologia.
Speaker 2: Eppure Menarini, che è un produttore storico italiano, ha visto
Speaker 2: la sua quota di mercato dimezzarsi, dal quasi 9% ad
Speaker 2: appena il 4%. Ma scusa, come si fa a finire
Speaker 2: in cassa integrazione in un settore che sta vivendo un'espansione
Speaker 2: del genere?
Speaker 3: Ci si arriva per una paralisi burocratica che spezza la
Speaker 3: catena del valore. La domanda dei comuni c'è, i fondi
Speaker 3: europei ci sono, le gare vengono indette regolarmente e Menarini
Speaker 3: spesso le vince. Ma a quel punto il meccanismo si inceppa.
Speaker 3: I comuni non riescono a chiudere gli acquisti. Esatto. La
Speaker 3: rendicontazione per sbloccare i soldi del PNRR è troppo complessa.
Speaker 3: Molti enti locali non hanno le competenze tecniche per allinearsi
Speaker 3: ai paletti di Bruxelles. Quindi non rilasciano gli ordini esecutivi
Speaker 3: e non pagano l'anticipo.
Speaker 2: E l'azienda non può anticipare all'infinito i costi dei materiali,
Speaker 2: quindi ferma la produzione. Il paradosso di avere i piazzali
Speaker 2: vuoti e gli operai a casa mentre ci sono miliardi
Speaker 2: di euro disponibili. Ma a proposito di miliardi, come fa
Speaker 2: lo Stato a far quadrare i conti? Leggendo i dati
Speaker 2: ufficiali di bilancio c'è un aumento di 9,4 miliardi di euro
Speaker 2: di entrate tributarie.
Speaker 3: E la politica subito parla di tesoretto da
Speaker 2: spendere. Ma smentiamo subito questa retorica. Non c'è nessun tesoretto.
Speaker 2: Il deficit resta inchiodato al 2,9%. Come si spiega questo
Speaker 2: effetto ottico?
Speaker 3: Si chiama fiscal drag, il drenaggio fiscale. È solo inflazione.
Speaker 3: Quando l'inflazione sale, il valore nominale dei redditi cresce e
Speaker 3: quindi il gettito delle imposte dell'IVA aumenta automaticamente.
Speaker 2: Cioè, è come ricevere un aumento di stipendio del 5%,
Speaker 2: ma la spesa al supermercato ti costa il 10% in più.
Speaker 2: Prendi di più sulla carta. Lo Stato incassa più tasse,
Speaker 2: ma tu in realtà sei più povero di prima.
Speaker 3: Hai centrato il punto. Le entrate nominali crescono, ma la
Speaker 3: ricchezza reale diminuisce. E Bruxelles considera questi incassi extra come
Speaker 3: entrate discrezionali. I governi pensano di usarli per nuove spese,
Speaker 3: ma in realtà l'80% di quei 9,4 miliardi era già stato
Speaker 3: preventivato per coprire altre voci urgenti.
Speaker 2: Quindi il bilancio non migliora. E questa crescita, drogata, la
Speaker 2: ritroviamo anche nei dati sul Sud Italia. Negli ultimi cinque
Speaker 2: anni il meggio giorno è cresciuto del 9,5%, molto sopra
Speaker 2: la media nazionale. Sembra un miracolo.
Speaker 3: Ma gli analisti avvertono che stiamo costruendo cattedrali nel deserto.
Speaker 3: È uno sviluppo drogato, prima dal superbonus e ora dal PNRR.
Speaker 3: Il rischio è una bolla che scoppierà nel 2007.
Speaker 2: Perché nel 2007 finiscono i fondi europei? I comuni hanno aperto
Speaker 2: cantieri per asili e infrastrutture. Ma qui c'è lo scontro
Speaker 2: tra spesa in conto capitale, cioè i soldi per costruire,
Speaker 2: e la spesa corrente, i soldi per far funzionare l'opera
Speaker 2: ogni giorno.
Speaker 3: Il PNRR finanzia i mattoni, non gli stipendi. Dal 2007 le
Speaker 3: strutture saranno finite, ma serviranno soldi per la manutenzione e
Speaker 3: il personale. Con i tagli statali e gli enti locali,
Speaker 3: molti comuni del sud non avranno i budget operativi.
Speaker 2: Insomma, asili nuovi di zecca ma chiusi perché mancano i
Speaker 2: soldi per le maestre. Un disastro annunciato. Passando dalla burocrazia
Speaker 2: alle norme calate dall'alto, andiamo a Bruxelles. La Commissione sta
Speaker 2: preparando una stretta sul mondo digitale basata sul rapporto Fegert- Melchior.
Speaker 3: Divieto di accesso ai social per gli under 13 e blocco
Speaker 3: delle notifiche push e dello scroll infinito fino ai 18 anni.
Speaker 2: La Fonderlain ha detto che non diamo le chiavi dell'auto
Speaker 2: ai bambini senza patente. Ma, cioè, bloccare l'accesso sotto i 13
Speaker 2: anni non ha ostacoli tecnici insormontabili. Come fai senza schedare
Speaker 2: mezza Europa?
Speaker 3: Dal punto di vista medico, l'intento è blindato. 4 o 6
Speaker 3: ore di schermo al giorno causano picchi di ansia e depressione.
Speaker 3: Ma hai toccato il nervo scoperto. Questa direttiva demolisce il
Speaker 3: modello di business dell'economia dell'attenzione.
Speaker 2: Eh, TikTok e Instagram vivono dello scrolling fuluto.
Speaker 3: Che non è casuale. È un meccanismo per massimizzare il
Speaker 3: tempo sulla piattaforma e profilare per la pubblicità. Disattivarlo di
Speaker 3: default significa tagliare gli introiti. E poi c'è il nodo privacy.
Speaker 3: Per bloccare gli under 13, le piattaforme dovrebbero accertare l'età di tutti.
Speaker 3: Ma le norme sui dati vietano di raccogliere dati biometrici
Speaker 3: e minori.
Speaker 2: Il solito cortocircuito europeo. Si fa la regola di principio
Speaker 2: e si lascia il problema tecnico irrisolto. Molto diverso da
Speaker 2: altre regole in arrivo, come quelle sui voli. Tra un anno,
Speaker 2: fine della tassa no show.
Speaker 3: Niente più annullamento automatico del ritorno se perdi l'andata. E
Speaker 3: rimborsi obbligatori in 30 giorni. Parametri chiari e applicabili, finalmente.
Speaker 2: Apriamo una carrellata di flash news veloci. In Italia spunta
Speaker 2: l'emendamento per il voto fuori sede.
Speaker 3: Serviranno nove mesi di domicilio per averne diritto.
Speaker 2: E c'è l'obbligo di assicurazione per i monopattini elettrici.
Speaker 3: Costerà dai 35 ai 55 euro l'anno
Speaker 2: Spostandoci sulle tensioni globali, polemiche sull'agenzia ICE americana con 11 uccisioni
Speaker 2: da inizio mandato Trump. Ne parlavamo prima, il sottomarino nucleare
Speaker 2: cinese nel Pacifico e l'agenzia di intelligence in Giappone. Oltre
Speaker 2: al controllo USA in Venezuela, gli attacchi UTI in Yemen
Speaker 2: e un gigantesco incendio a Bangkok.
Speaker 3: E chiudiamo tornando in Italia. Fa riflettere il degrado dei
Speaker 3: bagni a Lampedusa, documentato a solo una settimana di distanza
Speaker 3: dalla visita del Papa. E il dibattito al CNL sull'economia civile.
Speaker 2: Tiriamo le fila di questa esplorazione. Siamo partiti da una
Speaker 2: geopolitica muscolare tra missili e pedaggi a Ormuz, passando per
Speaker 2: un'Europa finanziariamente nana che cerca di difendersi. Abbiamo visto un'industria
Speaker 2: sfissiata dalla burocrazia del PNRR e l'illusione di un'Italia arricchita dall'inflazione,
Speaker 2: pronta a schiantarsi su una bolla gestionale al sud.
Speaker 3: C'è un'ultima riflessione, però. Un fatto di cronaca che cristallizza
Speaker 3: la forza del capitale privato rispetto a quello collettivo. Oggi,
Speaker 3: da Sotheby's a New York, viene battuto all'asta lo scheletro
Speaker 3: di un T- Rex chiamato Gas. La base è 19 milioni di dollari,
Speaker 3: ma puntano a superare i 30.
Speaker 2: Pochi mesi fa uno stegosauro è andato a 44 milioni. Questo
Speaker 2: significa che i reperti fossili di inestimabile valore scientifico finiscono
Speaker 2: nei salotti di miliardari privati. I musei pubblici, con i
Speaker 2: bilanci asfittici di cui parlavamo, non possono competere in queste aste.
Speaker 3: È la metafora perfetta.
Speaker 2: Un predatore di 66 milioni di anni fa ridotto a soprammobile esclusivo,
Speaker 2: perché il privato compra ciò che la collettività non riesce
Speaker 2: più a finanziare. Se quest'analisi vi è stata utile, seguite
Speaker 2: il podcast su Spotify o sulla vostra app preferita e
Speaker 2: lasciate una recensione a 5 stelle. A domani su due pagine.
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