Capitali in America e droni cinesi | Gio 16 lug
Informazioni su questo episodio
L’Europa riuscirà a restare competitiva nel nuovo ordine mondiale?In questo episodio analizziamo le principali sfide che stanno ridefinendo gli equilibri tra politica, economia e geopolitica: dalle riforme italiane alle tensioni internazionali, passando per il rallentamento della Cina, la guerra in Ucraina e il futuro della competitività europea.
Partiamo dall’Italia, dove il dibattito sulla riforma elettorale continua a mettere alla prova gli equilibri della maggioranza. Approfondiremo anche la storica approvazione del voto per i fuorisede, una misura destinata a cambiare la partecipazione elettorale di studenti, lavoratori e cittadini domiciliati lontano dalla propria residenza.
Ci spostiamo poi sullo scenario internazionale, dove il rapporto tra Russia e Cina sta entrando in una nuova fase. Analizzeremo come il rallentamento dell’economia cinese, le difficoltà della Russia e la guerra in Ucraina stiano modificando gli equilibri geopolitici, mentre l’Unione Europea continua a rafforzare la cooperazione militare e industriale per affrontare un contesto globale sempre più instabile.
Parleremo inoltre delle tensioni in Medio Oriente, dei negoziati con l’Iran, delle nuove crisi in Sudan e delle trasformazioni che stanno interessando la sicurezza internazionale, tra droni, approvvigionamento energetico e competizione tra le grandi potenze.
In Italia approfondiremo anche le prospettive economiche del Paese: dalla crescita ancora debole ai costi dell’energia, passando per la transizione energetica, la direttiva europea sulle Case Green, il futuro delle imprese e le sfide del mercato del lavoro. Dedicheremo spazio anche ai nuovi contratti per il comparto sicurezza, alle proteste dei rider e ai cambiamenti nelle aspettative delle nuove generazioni.
Infine parleremo di giustizia, diritti civili e società, dal processo per il Ponte Morandi al dibattito sul fine vita, fino alle condizioni nei CPR e al ruolo sempre più centrale del Terzo Settore nell’economia italiana.
Un episodio per capire come politica, economia, energia, geopolitica e innovazione stiano trasformando l’Italia e il mondo, e perché le decisioni prese oggi saranno determinanti per la competitività, la sicurezza e la crescita dei prossimi anni.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumori di fondo.
0:08 Speaker 2: Oggi mettiamo in fila un po' di paradossi. Abbiamo l'Europa che ci impone di ristrutturare casa per l'ambiente, mentre i nostri capitali scappano a finanziare l'intelligenza artificiale americana e i droni militari finiamo per comprarli in Cina. E intanto qui in Italia il governo rischia di inciampare su un emendamento per far votare gli studenti fuorisede. Cominciamo.
0:32 Speaker 3: Partiamo proprio da Montecitorio. In queste ore si stanno definendo, diciamo, le regole del gioco per le prossime elezioni. Il Corriere della Sera riporta l'approvazione del primo articolo della riforma, quella che tutti chiamano Melonellum.
0:45 Speaker 2: Sì, il sistema con quel premio di maggioranza blindato, cioè chi supera la soglia del 42% dei voti si prende in automatico 70 deputati e 35 senatori.
0:57 Speaker 3: Esatto, un premio che punta alla stabilità assoluta. Ma la vera notizia, quella che sta agitando i corridoi del Parlamento, insomma, non è il premio di maggioranza in sé. È che la Camera ha approvato all'unanimità l'emendamento sul voto dei fuorisede.
1:12 Speaker 2: Che poi è un diritto che milioni di persone attendevano davvero da decenni. Cambiano radicalmente le regole. Basteranno tre mesi di permanenza nel comune di domicilio per motivi di studio o lavoro?
1:25 Speaker 3: O per cure mediche, certo. E ci si potrà iscrivere a un albo speciale fino a 45 giorni prima del voto. Fin qui, guarda, sembrerebbe una vittoria di tutti. Ma la dinamica politica ci racconta un'altra storia. Sulle preferenze la maggioranza si è letteralmente spaccata.
1:40 Speaker 2: E infatti Ellie Schlein ha subito parlato di maggioranza fratturata. Mentre dall'altra parte Arianna Meloni ha definito vergognosa questa esultanza delle opposizioni. Ma analizziamo chi ha votato cosa. Perché qui la faccenda si fa spinosa.
1:55 Speaker 3: Ciani. mentre i loro alleati storici, cioè Lega e Forza Italia, si sono opposti frontalmente.
2:02 Speaker 2: Quindi non è una semplice divergenza. Sembra un vero e proprio test di forza interno alla coalizione. Ma viene da chiedersi, un cortocircuito del genere, su una legge elettorale, può far cadere il governo?
2:15 Speaker 3: Secondo le fonti governative citate oggi, tipo il ministro Ciriani o Giovanni Donzelli, l'esecutivo non rischia nulla. La strategia pratica è di far passare il testo alla Camera per poi sistemarlo al Senato. C'è un
2:27 Speaker 2: motivo tecnico per questo passaggio
2:30 Speaker 3: al Senato, vero? Sì. A Palazzo Madama il voto dovrà essere palese. I senatori dovranno alzarsi e dichiarare la propria posizione, disinnescando di fatto il rischio dei franchitiratori, quelli che, nel segreto dell'urna, voterebbero contro il proprio partito.
2:44 Speaker 2: Quindi si blindano le regole del gioco politico, sperando che bastino a governare un paese che però dal punto di vista economico è completamente fermo al palo. Carlo Cottarelli, in un'analisi sul Corriere della Sera, inchioda l'Italia allo zero virgola. Parliamo di una crescita dello 0,7% nel 2024 e dello 0,5% nel 2025. E sono numeri che certificano una stagnazione strutturale.
3:14 Speaker 3: soprattutto se li paragoniamo a paesi come la Spagna. Cottarelli individua quattro macigni specifici. Il primo è la pressione fiscale. In Italia è superiore di 6 punti percentuali rispetto a quella spagnola. Poi c'è il peso della burocrazia. E
3:28 Speaker 2: poi ci sono i costi energetici. Fermiamoci un fecondo su questo, perché è il vero tallone d'Achilla del nostro sistema. Un'azienda italiana paga l'energia il 60% in più rispetto a una concorrente spagnola. È una zavorra. Come fa una piccola impresa manifatturiera a essere competitiva se parte già con questo costo sproporzionato?
3:49 Speaker 3: Ma infatti non può farlo, ed è la conseguenza diretta del nostro ritardo storico sulle energie rinnovabili e dove l'assenza totale di un'infrastruttura nucleare. A questo si lega il quarto punto di Cottarelli, che forse è quello più grave in prospettiva, ovvero il crollo demografico. L'Italia perde 2 milioni di persone ogni 10 anni.
4:08 Speaker 2: che significa meno consumi, meno forza lavoro e una spesa pensionistica che mangia le risorse per gli investimenti. E questo declino, guarda, si riflette brutalmente sul mercato del lavoro, che ormai è spaccato a metà.
4:21 Speaker 3: Da un lato abbiamo le proteste, documentate dal Corriere della Sera, dei rider a Milano e Firenze. Con le ordinanze per il caldo estremo, le consegne vengono bloccate tra le 12.30 e le 16.00.
4:34 Speaker 3: Il problema è che loro lavorano a cottimo, se non consegnano non guadagnano nulla.
4:39 Speaker 2: Quindi chiedono una paga oraria fissa per sopravvivere. Ma dall'altra parte, e qui c'è il contrasto, il Sole 24 Ore riporta l'indagine Great Place to Work sui giovani della generazione Z. Quelli che entrano nei servizi avanzati o nel tech hanno pretese del tutto diverse.
4:58 Speaker 3: Certo, non si accontentano più solo dello stipendio. Vogliono dalle aziende ascolto, trasparenza, innovazione. Citano casi come Bending Spoons, dove l'obiettivo principale è trattenere il talento in un mercato che ne è disperatamente accorto.
5:12 Speaker 2: Sembra sparita la via di mezzo. O pedali sotto il sole a Cottimo o sei un talento tech ipercorteggiato. Ma se le aziende devono trattenere a tutti i costi questi giovani per la transizione tecnologica, come si concilia tutto questo con i dati generali sull'occupazione?
5:29 Speaker 3: La realtà dei grandi numeri purtroppo è un'altra. Il rapporto dell'INSS sul terzo settore, ripreso oggi da Italia Oggi, fotografa bene la situazione. È un comparto enorme, ha oltre 850.000 addetti, ma è costruito quasi interamente sul lavoro povero.
5:44 Speaker 2: È frammentato anche.
5:49 Speaker 3: Leggevo che il 64% dei contratti è part- time. Esatto. E il 73% della forza lavoro è femminile, il che mostra una polarizzazione fortissima. E la retribuzione media annuale per chi lavora solo in questo settore è arriva a stento a 15.500 euro. Se non sblocchiamo gli investimenti per creare il lavoro ad alto valore aggiunto, la produttività resterà congelata.
6:08 Speaker 2: A proposito di investimenti e produttività, spostiamoci sull'Europa. Le dinamiche continentali sono altrettanto schizofreniche. L'Unione Europea ci impone sforzi enormi per la transizione ecologica, ma i soldi per farla finiscono altrove. La Commissione Europea ha appena aperto una procedura di infrazione contro l'Italia e altri 26 Stati membri, perché non abbiamo recepito la direttiva Case Green. Che non è un aggiustamento da
6:36 Speaker 3: poco, sia chiaro. Si chiede di tagliare i consumi energetici degli edifici del 16% entro 2030. Per l'Italia significa mettere le mani sul 43% del nostro patrimonio immobiliare, cioè gli edifici in classe G e F.
6:54 Speaker 2: Specifichiamo una cosa perché è importante. La direttiva non prevede che arrivi una multa a casa di chi non ristruttura la villetta. L'obbligo di intervento ricade sullo Stato. ma con il nostro debito pubblico dove li troviamo i fondi. Qui emerge un cortocircuito economico enorme, che oggi Stefano Manzocchi spiega benissimo sul Sole 24 Ore. L'Europa ci ordina di investire internamente, ma il flusso dei capitali va nella direzione opposta.
7:22 Speaker 3: E i numeri fanno impressione. Descrivono una dipendenza finanziaria totale. I risparmiatori europei oggi hanno in portafoglio obbligazioni e azioni statunitensi per un valore stimato tra gli 8 e i 9,6 trilioni di dollari.
7:36 Speaker 2: Numeri giganteschi. E gli Stati Uniti quanto investono in Europa per contro?
7:41 Speaker 3: Circa 6,4 trilioni. Questo dislivello significa in pratica che i risparmi delle famiglie e delle imprese europee stanno finanziando l'economia digitale americana. Stiamo pompando capitali nell'intelligenza artificiale, nel cloud e nei colossi di
7:58 Speaker 2: Wall Street. È come se fossimo i genitori ricchi che pagano la retta per far studiare il figlio in America, mentre noi restiamo a casa, in un edificio in classe G, a chiederci come pagare le bollette. Finanziamo il sistema tecnologico degli Stati Uniti mentre l'industria europea rallenta. E attenzione, questa debolezza economica si traduce subito in dipendenza militare. Il caso dell'Ucraina lo dimostra.
8:22 Speaker 3: Infatti il Corriere della Sera riporta i dettagli di questo drone deal. È un accordo siglato a Kiev da Ursula von der Leyen e Zelensky. Un miliardo di euro stanziato per creare joint venture e produrre droni. L'unica azienda navale europea coinvolta è tra l'altro l'italiana Fincantieri.
8:38 Speaker 2: Sulla carta sembra una grande operazione di politica industriale e difesa comunitaria, ma se grattiamo appena la superficie le contraddizioni sono clamorose.
8:49 Speaker 3: Nello stesso giorno in cui von der Leyen è a Kiev, a Bruxelles i 27 stati membri non riescono ad approvare il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Musca.
8:58 Speaker 2: Tutto bloccato dal veto della Grecia, tra l'altro, che chiede una deroga per esportare il gas naturale liquefatto russo verso paesi terzi.
9:05 Speaker 3: E non è finita qui. Il Financial Times ha svelato un dettaglio logistico che smonta gran parte della retorica sull'indipendenza europea.
9:12 Speaker 2: Sì, cioè l'Unione Europea ha dovuto concedere a Kiev una deroga formale alle sue stesse regole di finanziamento, permettendo all'Ucraina di usare i fondi europei per comprare componenti per droni direttamente dalla Cina. Cioè noi forniamo i soldi all'Ucraina che li usa per comprare i pezzi in Cina, per difendersi dalla Russia, perché l'industria della difesa europea semplicemente non ha la capacità di produrli da sola. Ma a questo punto la domanda è lecita. La Cina da che parte sta nel conflitto?
9:45 Speaker 3: Un'inchiesta del Wall Street Journal, ripresa oggi in Italia dall'altra voce, documenta un ribaltamento storico nei rapporti tra Pechino e Mosca. Fino a dieci anni fa Xi Jinping definiva Putin un modello. Oggi la Russia è stata ridotta a un junior partner. È totalmente sottomessa a Pechino.
10:02 Speaker 2: Una situazione che ricorda gli anni Sessanta, ma a parti invertite, quando era l'Unione Sovietica a trattare con sufficienza la Cina.
10:09 Speaker 3: Esatto. Xi Jinping mantiene questo atteggiamento diplomatico impeccabile in pubblico, ma dietro le quinte detta condizioni ferree.
10:17 Speaker 2: I dettagli su queste condizioni spiegano bene chi ha in mano il mazzo. Durante la recente visita di Putin a Pechino, la Russia sperava di sbloccare il gasdotto Power of Siberia 2. È un'infrastruttura vitale per loro, visto che hanno perso il mercato europeo. Ma la Cina ha bloccato tutto.
10:34 Speaker 3: Hanno preteso che la Russia venda loro il gas allo stesso prezzo fortemente sovvenzionato del mercato interno russo, Mosca ha protestato e Pechino non ha minimamente trattato. Ha congelato i colloqui e basta.
10:45 Speaker 2: E il controllo di Pechino non si limita all'energia. Mosca ha dovuto accettare lo yuan come valuta principale per le transazioni della banca di sviluppo della Shanghai Cooperation Organization. Hanno ceduto dopo dieci anni di resistenze.
10:59 Speaker 3: Sul piano militare, poi, la Cina sta costruendo fabbriche di componenti per armi sul proprio territorio, destinate all'esercito russo. Ma c'è di più. stanno coordinando una strategia congiunta per una guerra spaziale, con l'obiettivo dichiarato di neutralizzare il sistema satellitare americano Starlink. E il Wall Street Journal aggiunge un dettaglio politico non da poco. La leadership cinese sta già tessendo relazioni con i vertici russi per gestire, o almeno influenzare, la successione di Putin.
11:31 Speaker 2: Impressionante. E mentre tutta l'attenzione mediatica è concentrata sull'asse Ucraina- Russia- Cina, o sul Medio Oriente, le reti globali alimentano guerre che non arrivano nemmeno nei nostri TG. Un'inchiesta investigativa di Reuters accende riflettori sul Sudan. L'ONU la classifica come la peggior crisi umanitaria globale. Parliamo di 10 milioni di sfollati.
11:56 Speaker 3: Dal 2023 il Sudan è devastato dalla guerra civile tra l'esercito regolare e i paramilitari delle RSF. L'inchiesta ha svelato il meccanismo che permette a queste milizie di continuare a sparare. I rifornimenti arrivano grazie a una rete aerea clandestina gestita da un ex veterano delle forze speciali americane.
12:15 Speaker 2: Attraverso società di facciata negli Emirati Arabi Uniti, questo ex militare gestisce una flotta di vecchi Boeing Cargo che fanno la spola tra Chad, Libia e Somalia, per poi atterrare in piste sterrate nelle roccheforti paramilitari in Sudan.
12:31 Speaker 3: L'inchiesta tra l'altro è partita dai rottami di un Boeing 737, distrutto. Hanno trovato i documenti del copilota, un ragazzo pagato 200 dollari al giorno da questa società. Ma la vera domanda è come si finanzano queste milizie per pagare una logistica del genere.
12:45 Speaker 2: Con l'oro. L'estrazione e il contrabbando dell'oro del Darfur. E proprio per colpire questa catena... Il Consiglio dell'Unione Europea è intervenuto vietando l'importazione di oro dal Sudan e bloccando l'esportazione verso il paese di mercurio e cianuro, che sono essenziali per l'estrazione aurifera che fanno laggiù
13:07 Speaker 3: Prima di chiudere ci spostiamo sulla cronaca giudiziaria italiana. Due segnalazioni dei podcast di Cora Media. La prima riguarda Genova. Oggi si attende la sentenza di primo grado per il crollo del Ponte Morandi. Un processo enorme, 284 udienze, con i PM che hanno chiesto condanne per 400 anni complessivi a carico di 57 imputati.
13:26 Speaker 2: E Autostrade ha pubblicato una lettera aperta per chiedere scusa in vista di questa sentenza. Il secondo caso, invece, è la decisione della Cassazione sul gioielliere Mario Rogero, confermata la condanna a 14 anni e 9 mesi per aver inseguito e ucciso due rapinatori in fuga. Le telecamere hanno mostrato che ha sparato quando erano già in auto e non rappresentavano un pericolo immediato, ma il caso è già diventato il manifesto politico per chi chiede la difesa fai da te, con Salvini che vuole chiedere la grazia.
13:58 Speaker 3: Siamo al riepilogo lampo. Oggi abbiamo visto un'Italia bloccata, che fatica sulle riforme elettorali e arranca con una crescita allo zero virgola e un mercato del lavoro frammentato. E a livello globale abbiamo un'Europa stretta in una morsa. Chiede deroghe per comprare componenti cinesi e impone direttive ecologiche senza avere capitali per sostenerle.
14:15 Speaker 2: E se questa puntata vi ha aiutato a fare ordine, ricordatevi di seguire due pagine sulla vostra piattaforma e lasciarci una recensione a 5 stelle.
14:26 Speaker 3: I dati di oggi ci lasciano con un interrogativo inevitabile. Passiamo il tempo a discutere di come proteggere i nostri confini, ma non vediamo come la nostra sovranità si sgretola altrove. Ci sono 6,4 trilioni di dollari di risparmio europei che ogni giorno volano negli Stati Uniti per finanziare le loro infrastrutture digitali. L'Europa genera ricchezza, ma la usa per pagare altri affinché costruiscano il futuro tecnologico. La domanda da portarci a casa oggi è, in quale continente stiamo davvero decidendo di investire il nostro futuro?
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