Dagli esuberi Ilva ai miliardi di Eni | Sab 5 set
Informazioni su questo episodio
La tecnologia corre troppo veloce per la politica?In questo episodio analizziamo un mondo in cui l’innovazione accelera mentre istituzioni, economie e società faticano a tenere il passo: dalla guerra in Ucraina alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, dai robotaxi di Londra all’intelligenza artificiale, fino alle decisioni della Federal Reserve e alla crisi industriale italiana.
Partiamo dagli scenari geopolitici. In Ucraina, i possibili spiragli diplomatici convivono con una guerra sempre più tecnologica e con un’Europa che rischia di rimanere ai margini dei principali tavoli negoziali tra Washington e Mosca. La crescente importanza dei droni e la carenza di sistemi di difesa aerea mostrano come il conflitto stia entrando in una nuova fase, mentre la diplomazia parallela continua a muoversi dietro le quinte.
In Medio Oriente, invece, la situazione sembra evolvere nella direzione opposta. La messa in sicurezza delle rotte nello Stretto di Hormuz e le operazioni navali statunitensi riducono la pressione sui mercati energetici e potrebbero modificare gli equilibri interni all’Iran. Energia, sicurezza marittima e geopolitica tornano così a essere indissolubilmente legate.
Ma la trasformazione più profonda arriva dalla tecnologia. A Londra iniziano a prendere forma i robotaxi autonomi basati sull’intelligenza artificiale, capaci di muoversi senza affidarsi alle mappe tradizionali e di adattarsi in tempo reale alla complessità delle strade. È un salto tecnologico che promette maggiore sicurezza ed efficienza, ma apre una domanda molto più difficile: cosa succede quando intere categorie professionali diventano economicamente meno necessarie?
Da qui nasce quella che possiamo definire una nuova questione sociale digitale. L’intelligenza artificiale non sta soltanto automatizzando il lavoro manuale: sta iniziando a sostituire porzioni sempre più ampie di quello cognitivo. Il problema, quindi, non è soltanto creare tecnologie più efficienti, ma costruire istituzioni capaci di governare la redistribuzione della ricchezza, proteggere l’autonomia individuale e impedire che l’efficienza algoritmica si trasformi in irrilevanza sociale.
L’Italia rappresenta uno dei casi più interessanti di questo divario. Il Paese continua a scontare bassa produttività, declino demografico, frammentazione industriale e ritardi infrastrutturali proprio mentre l’IA accelera la competizione globale. A Cernobbio prevale l’ottimismo degli investitori, ma sul terreno industriale la situazione è molto più complessa: l’ex Ilva si avvicina a una nuova fase critica e il futuro di migliaia di lavoratori resta incerto.
Guardiamo poi agli Stati Uniti, dove il mercato del lavoro continua a mostrare una sorprendente resilienza e la Federal Reserve si prepara a una decisione sui tassi che potrebbe influenzare Wall Street, il dollaro e i mercati globali. Sullo sfondo, la strategia del Governo italiano su Eni e privatizzazioni riapre il dibattito sul rapporto tra finanza pubblica, partecipazioni statali e interessi strategici nazionali.
Parleremo anche del possibile divieto del velo islamico negli spazi pubblici in Francia, delle nuove regole europee contro i prodotti legati al lavoro forzato e degli effetti sociali della transizione normativa.
E infine una riflessione sul nostro modo di informarci. La “bulimia di notizie” e la spettacolarizzazione delle tragedie rischiano di trasformare l’informazione in consumo compulsivo, alimentando indignazione immediata ma riducendo la capacità di comprendere la complessità. In un mondo sempre più veloce, forse la vera forma di resistenza è proprio fermarsi, verificare le fonti e tornare a pensare.
Un episodio per capire cosa accade quando tecnologia, geopolitica ed economia accelerano più rapidamente delle istituzioni — e perché la vera sfida dei prossimi anni non sarà soltanto inventare il futuro, ma imparare a governarlo.
📰 Dal lunedì al sabato: la rassegna stampa...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Questo è Due Pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che racconta cosa conta davvero. Senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Oggi mettiamo sotto la lente tre blocchi fondamentali per l'analisi. Primo, i paradossi dell'economia. Quindi i numeri sorprendenti del mercato del lavoro negli Stati Uniti e l'ottimismo di Cernobbio, che però si scontrano con la realtà cruda dell'Exilva e il collo di bottiglia dell'intelligenza artificiale in Italia.
0:26 Speaker 3: Secondo blocco, la geopolitica e l'energia. Quindi lo stallo opposto tra Ucraina e Iran è un vero e proprio tesoro silenzioso, da oltre 3 miliardi di euro, nascosto nelle azioni Eni, un'opportunità enorme per lo Stato italiano.
0:42 Speaker 2: E infine, terzo blocco, una società in profonda transizione. Parleremo delle conseguenze sanitarie taciute dell'11 settembre, del dibattito francese sul velo, dei robotaxi a Londra E chiuderemo con una riflessione sulla bulimia da notizie, cioè su come essere informati su tutto ci stia paradossalmente isolando dalla realtà.
1:03 Speaker 3: Partiamo dai dati macroeconomici. La fotografia scattata dal sole 24 ore sul mercato del lavoro americano ha diciamo spiazzato un po' tutti gli analisti.
1:12 Speaker 2: Spiazzato è dire poco.
1:14 Speaker 3: Esatto. Ad agosto negli Stati Uniti sono stati creati 162.000 posti di lavoro.
1:19 Speaker 2: Che è il triplo dei pronostici, se non sbaglio.
1:21 Speaker 3: Il triplo, esatto, rispetto a quello che si aspettavano le principali banche d'affari. E il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,1%.
1:30 Speaker 2: Numeri pesanti. E, chiaramente, in piena campagna elettorale un dato del genere diventa subito un'arma politica. Donald Trump ha rivendicato il merito di questi numeri.
1:39 Speaker 3: Certo, se l'è intestato.
1:41 Speaker 2: Ha detto una cosa tipo, cito i fatti riportati, che il miglioramento è stato superiore a tutte le attese, a parte le sue. Ma la cosa interessante, la cosa su cui dobbiamo concentrarci, è che contemporaneamente ha chiesto un taglio dei tassi di interesse alla Federal Reserve. E qui c'è un cortocircuito logico da smontare.
2:01 Speaker 3: Un cortocircuito classico, sì.
2:03 Speaker 2: Cioè, se l'economia va così bene e crea il triplo dei posti di lavoro, perché chiedere un taglio dei tassi? Di solito si tagliano i tassi per stimolare un'economia che frena.
2:12 Speaker 3: Perché qui le dinamiche elettorali sbattono contro la teoria monetaria. La logica della Federal Reserve si basa su due pilastri, contenere l'inflazione e massimizzare l'occupazione.
2:24 Speaker 2: E l'occupazione è già al massimo.
2:26 Speaker 3: Esattamente. Quando un'economia crea 162.000 posti in un mese, il motore è su di giri. Le aziende assumono, pagano stipendi, le persone spendono.
2:36 Speaker 2: E questo crea inflazione.
2:38 Speaker 3: Crea pressione sui prezzi, sì. Quindi, dal punto di vista tecnico della banca centrale, un dato così forte suggerisce di tenere i tassi alti per raffreddare i prezzi, non di tagliarli.
2:50 Speaker 2: Eppure la stretta della Fed sembra avvicinarsi lo stesso, al di là della politica. Il Sole 24 Ore cita il CAE- ME Watch Tool. Per chi non passa la vita sui terminali finanziari, spieghiamo cos'è in parole povere.
3:05 Speaker 3: È praticamente il tabellone delle scommesse ufficiali di Wall Street. Calcola le probabilità delle mosse della banca centrale in base ai contratti futures.
3:14 Speaker 2: E su questo strumento?
3:15 Speaker 3: La probabilità di un rialzo dei tassi è schizzata al 60% in pochissime ore. Il giorno prima era al 49%. E questa inversione improvvisa spiega la reazione apparentemente senza senso dei mercati azionari. La buona notizia macroeconomica è diventata una cattiva notizia finanziaria.
3:35 Speaker 2: Wall Street e il Nasdaq hanno chiuso in rosso.
3:38 Speaker 3: Perché in questa fase storica gli investitori sono dipendenti dall'aspettativa di denaro a basso costo.
3:43 Speaker 2: Se il mercato del lavoro tira, la Fed non taglia i tassi, i prestiti costano di più e i margini futuri delle azzelle si restringono.
3:50 Speaker 3: Chiaro. L'Europa invece ha avuto una giornata diversa. I listini si sono ottenuti a galla grazie alla tecnologia e soprattutto all'automotive.
3:59 Speaker 2: Su questo il sole segnala il caso Volkswagen, un balzo del 6,47% in una sola seduta.
4:05 Speaker 3: Ma attenzione, non perché abbiano venduto più auto o lanciato un modello nuovo. È scattato per l'approvazione del loro piano di ristrutturazione interna.
4:14 Speaker 2: Che in linguaggio aziendale significa taglio dei costi e razionalizzazione della forza lavoro.
4:19 Speaker 3: Esatto. E questo ha trascinato tutto il comparto, compresa Stellantis. Milano invece ha ceduto lo 0,28%, tirata giù dai titoli petroliferi.
4:29 Speaker 2: Quindi abbiamo un'America che espande l'occupazione e un'Europa che difende i margini tagliando. Ma il vero paradosso emerge se guardiamo all'Italia confrontando la finanza con l'industria reale.
4:39 Speaker 3: Il forum TEA di Cernobbio.
4:41 Speaker 2: Proprio quello. Il giornale dedica molto spazio a questo incontro annuale dell'elite economica. Emerge un cauto ottimismo. C'è un sondaggio dove il 72,1% di manager e imprenditori prevede di chiudere il 2026 con un aumento di fatturato.
4:54 Speaker 3: E il ministro delle imprese, Urso, ha cavalcato la cosa. Ha parlato di una prospettiva di crescita superiore all'1% per l'Italia.
5:02 Speaker 2: Sottolineando che faremmo meglio di Francia e Germania. Ha anche annunciato, cito testualmente, uno shock di semplificazione.
5:11 Speaker 3: Per arrivare alla burocrazia a costo zero per le imprese, i leader d'azienda a Cernobbio battevano tutti sullo stesso tasto, la stabilità politica. Amministratori delegati come Cristina Scocchia di Illy Caffè o Florian Masuero di Siemens sono stati chiari.
5:28 Speaker 2: Senza stabilità non si fanno investimenti a lungo
5:29 Speaker 3: termine. Nessuno investe in un paese dove le regole cambiano ogni 14 mesi per una crisi di governo.
5:35 Speaker 2: Sì, ma la stabilità politica è solo la cornice. Non risolve le inefficienze fisiche. Luca Dalfabro, il presidente di IREN a Cernobbio, ha riportato tutti con i piedi per terra.
5:45 Speaker 3: Ha citato le infrastrutture critiche?
5:47 Speaker 2: Esatto. Ha ricordato che le reti idriche italiane hanno perdite medie superiori al 40%. Un
5:54 Speaker 3: dato che fa spavento. Immagina un'azienda dove il 40% della materia prima evapora prima di arrivare al cliente. Nessun manager lo accetterebbe. ma è la realtà del nostro sistema paese.
6:07 Speaker 2: E questa scollatura tra le previsioni di fatturato e la realtà ci porta dritti alla notizia della stampa, che azzera un po' di quell'ottimismo. A Taranto sono partite le lettere di licenziamento collettivo per l'indotto dell'Exilva.
6:21 Speaker 3: Parliamo di 2.500 operai a rischio.
6:24 Speaker 2: Dipendenti di 28 ditte diverse, tutte associate all'AIG. Non sono i dipendenti diretti dell'acciaieria, ma chi fa manutenzione, logistica, pulizie. Se il colosso si ferma, loro saltano.
6:36 Speaker 3: E le tempistiche legali sono spietate. La Corte d'Appello di Milano ha fissato per fine ottobre lo stop definitivo dell'area a caldo.
6:44 Speaker 2: Che per un'acciaieria a ciclo integrale è il cuore del sistema.
6:48 Speaker 3: Gli altoforni, sì. Non è una luce che spegni la sera e riaccendi la mattina. Spegnere un altoforno è costosissimo e rischia di comprometterne la struttura per sempre, se non ci metti un sacco di soldi.
7:01 Speaker 2: Il presidente dell'AIG l'ha definita una sconfitta industriale dovuta all'assenza di programmazione. E c'è un tavolo imminente a Palazzo Chigi perché l'avvertenza si somma ad altre, come i 1450 esuberi di Electrolux.
7:14 Speaker 3: Ma vedi, questa forbice tra manager ottimisti e industria pesante che affonda non è casuale. Natale Forlani, su Il Sussidiario, incrocia queste crisi con due problemi strutturali enormi, il declino demografico e la bassa produttività.
7:30 Speaker 2: Seguimi su questo passaggio perché è cruciale. L'Italia invecchia in fretta. I baby boomer vanno in pensione. Finora il buco era tamponato in parte dall'immigrazione, ma Forlani avverte che anche quel contributo andrà a calare.
7:43 Speaker 3: Quindi avremo meno persone che lavorano e più pensionati da mantenere.
7:48 Speaker 2: Matematicamente il sistema non regge. A meno che, e qui sta il punto, le persone che rimangono a lavorare non producano molta più ricchezza.
7:57 Speaker 3: E come lo fai oggi?
7:58 Speaker 2: Con l'intelligenza artificiale. Secondo Forlani è l'unica leva realistica.
8:02 Speaker 3: Il problema è che arriviamo a questo appuntamento con le gorme sgonfie.
8:07 Speaker 2: Colli di bottiglia sistemici, sì. Primo fra tutti le dimensioni delle nostre aziende. Il nostro terziario è fatto di microimprese. Un'azienda di 5 persone non ha i capitali o le competenze per implementare un'IA avanzata.
8:20 Speaker 3: Secondo collo di bottiglia il capitale umano. Meno laureati della media e quelli che abbiamo in larga parte fuggono all'estero.
8:28 Speaker 2: E terzo, un ritardo di dieci anni nelle reti informatiche della pubblica amministrazione. Forlani però punta il dito contro la politica fiscale degli ultimi anni. Accusa i bonus a pioggia, l'estensione della flat tax, i condoni.
8:41 Speaker 3: Dice che invece di aiutare le aziende a crescere, hanno incoraggiato a mantenere bassi redditi dichiarati e a non aggregarsi.
8:48 Speaker 2: Praticamente dei sussidi per modelli di business obsoleti. Ma l'IA non è solo un software gestionale. Cambia proprio la natura del lavoro. E qui entra in gioco un pezzo pubblicato sul riformisto da Luca Taddio.
9:00 Speaker 3: Che sposta il discorso sul piano filosofico.
9:03 Speaker 2: Una tesi radicale. Dice che la rivoluzione digitale rischia di rendere il lavoro umano economicamente superfluo. E fa l'esempio dell'agricoltura.
9:12 Speaker 3: Un esempio azzeccatissimo. Storicamente l'agricoltura è sudore, intuito umano, adattamento alla natura. Oggi invece hai droni che sorvolano i campi, scansionano il terreno e l'IA decida in totale autonomia quanto fertilizzante usare.
9:26 Speaker 2: E non si ferma lì. Coordina dei robot a terra che sanno distinguere una pianta infestante da una buona o capire se un frutto è maturo e raccoglierlo senza rovinarlo.
9:35 Speaker 3: Senza che l'essere umano prenda una sola decisione operativa.
9:39 Speaker 2: Questo è il salto. Se cade il lavoro agricolo- umano, che fonde muscoli e intuizione, cade l'idea che esistano professioni protette. Stiamo automatizzando la capacità cognitiva. E di fronte a questo Taddio lancia due concetti politici. Il primo è il socialismo digitale.
9:55 Speaker 3: Che non è il socialismo del Novecento, quello delle tute blu in fabbrica, quello sergente. a tutelare chi lavorava dallo sfruttamento.
10:02 Speaker 2: Esatto.
10:03 Speaker 3: Il socialismo digitale, di Taddio, deve proteggere le persone dall'irrilevanza. Se un sistema produce ricchezza senza bisogno di noi, come distribuiamo quella ricchezza? Come diamo un reddito a masse di persone che il mercato non cerca più
10:17 Speaker 2: È una questione di sopravvivenza sociale. Il secondo concetto è il liberalismo democratico, per difendere l'autonomia individuale.
10:26 Speaker 3: Perché il rischio è essere ridotti a parametri dentro un algoritmo.
10:30 Speaker 2: Il paradosso è che la tecnologia sembra fare a meno della politica, ma in realtà serve più politica che mai per governare questa roba.
10:36 Speaker 3: A proposito di politica che prova a governare l'economia, facciamo un flash normativo da Italia Oggi. L'Europa ha fissato al 2027 il divieto assoluto di vendere prodotti derivati dal lavoro forzato.
10:50 Speaker 2: Sembra una banalità di principio, ma per le multinazionali è un incubo operativo.
10:54 Speaker 3: Impone una due diligence in sei fasi.
10:57 Speaker 2: Cioè, se vendi magliette, non ti basta trattare bene i tuoi dipendenti diretti. Devi mappare tutta la filiera globale, risalire al subappaltatore in Asia e dimostrare documenti alla mano che nessuno è stato sfruttato a nessun livello. Un tentativo enorme di riprendere il controllo.
11:13 Speaker 3: Un tentativo interno, però. Quando guardi alla geopolitica mondiale, l'illusione del controllo svanisce.
11:21 Speaker 2: E passiamo al secondo blocco. L'analisi di Giampiero Massolo sul Corriere della Sera sui due teatri principali, Ucraina e Iran. Andiamo in direzioni opposte.
11:31 Speaker 3: In Ucraina c'è una netta involuzione. Le difese antimissile scarseggiano, gli Stati Uniti sono distratti dalle elezioni e dal Pacifico.
11:41 Speaker 2: E gli arsenali europei sono vuoti.
11:43 Speaker 3: La prospettiva a breve è un inverno di bombardamenti massicci russi sulle infrastrutture.
11:49 Speaker 2: In questo scenario c'è un dettaglio diplomatico pesante. Ma solo ricorda che il capo della CIA ha fatto un viaggio secreto in Russia.
11:56 Speaker 3: Per trasmettere un messaggio molto crudo.
12:00 Speaker 2: Evitare l'escalation nucleare a ogni costo. Ma sul resto, confini, territori, si può trattare. E l'Europa è stata tenuta sostanzialmente all'oscuro di questo filo diretto.
12:11 Speaker 3: Sul fronte iraniano, invece, la strategia di pressione americana sta dando frutti. Il blocco dei porti e delle rotte limitrofe sta comprimendo l'export di Teheran.
12:21 Speaker 2: Le navi militari USA ripuliscono le rotte di Hormuz, i mercati del petrolio si calmano e la pressione dei Pasdaran in Iran si sta allentando un po'
12:31 Speaker 3: Ma solo vede uno spiraglio per negoziare con l'ala più pragmatica del regime, che ha bisogno di far respirare l'economia, ma pone una condizione. A Washington serve coerenza.
12:41 Speaker 2: Cioè non puoi fare la voce grossa sul nucleare con l'Iran e poi concedere all'Arabia Saudita tecnologie sul nucleare civile che creano gli stessi rischi.
12:49 Speaker 3: Altrimenti perdi credibilità. Ma in ogni caso l'Europa resta irrilevante. O guardiamo o paghiamo.
12:56 Speaker 2: A proposito di pagare, la stabilità del petrolio ci porta a un tema caldissimo per i conti italiani. Milano Finanza ha analizzato il buyback di Eni.
13:04 Speaker 3: Un'operazione silenziosa ma gigantesca per le casse dello Stato.
13:09 Speaker 2: Il buyback è il riacquisto di azioni proprie. Eni sta ricomprando 3,4 miliardi le proprie azioni entro aprile 2027.
13:18 Speaker 3: Smontiamo il meccanismo per chi ci ascolta.
13:20 Speaker 2: Usiamo la metàfera della torta. È la più chiara.
13:22 Speaker 3: Perfetto.
13:23 Speaker 2: Immaginiamo che Eni sia una torta divisa in 100 fette. Lo Stato italiano oggi possiede 30 fette. Il 30%, un pacchetto di controllo.
13:32 Speaker 3: Il resto è sul mercato. Ora, l'azienda usa i propri profitti per ricomprarsi 10 fette dal mercato. E fin qui tutto normale.
13:39 Speaker 2: Il punto chiave è che queste fette ricomprate non vengono messe nel cassetto. Vengono distrutte. Annullate contabilmente.
13:46 Speaker 3: Quindi la torta totale non è più di 100 fette, ma di 90.
13:50 Speaker 2: E la magia contabile è questa. Lo Stato italiano non ha mosso un dito. Ha sempre le sue 30 fette.
13:56 Speaker 3: Ma 30 su 90 fa il 33,3%. Non più il 30. Il peso percentuale dello Stato cresce automaticamente, gratis.
14:06 Speaker 2: Vediamo le quote reali su Milano Finanza. Oggi il Ministero dell'Economia, il MEF, ha il 2,21%. Cassa Depositi Prestiti, la CDP, ha il 30,9%.
14:18 Speaker 3: Con l'annulamento delle azioni, la quota pubblica totale sfiorerà il 34,8%. Questa
14:24 Speaker 2: fitta, in più che lo Stato si ritrova, apre tre scenari per fare cassa. Il primo è conservativo. Il MEF vende azioni per mantenere la sua quota al 2,21 e incassa circa un miliardo.
14:35 Speaker 3: Il secondo scenario vede il Tesoro azzerare del tutto la propria quota diretta lasciando il controllo solo a CDP che tanto da sola è sopra il 32%. E
14:45 Speaker 2: l'inclasso salirebbe a un miliardo e mezzo. Ma è la terza opzione quella che cambia le regole del gioco.
14:50 Speaker 3: L'azione coordinata MEF e CDP.
14:53 Speaker 2: Esatto. Se vendono tutta l'eccedenza e riportano la quota pubblica totale esattamente al 30%, che basta e avanza per comandare in assemblea, incassano una cifra tra i 3,1 e i 3,2 miliardi di euro.
15:07 Speaker 3: Ai prezzi di oggi. Ma Equita e UBS stimano il prezzo obiettivo di Eni a 28 euro. Se vendono a quel prezzo, sfioriamo i 4 miliardi.
15:16 Speaker 2: Per capire la scala della cosa, il governo deve fare le privatizzazioni per ridurre il debito, no? Quest'operazione coprirebbe il 15% di tutto l'obiettivo nazionale, in un colpo solo.
15:26 Speaker 3: Molto più concreto e sicuro di quelle infinite discussioni sulle tasse agli extraprofitti, che spaventano gli investitori e finiscono in tribunale.
15:35 Speaker 2: Qui è pura matematica finanziaria. E passiamo all'ultimo blocco. Passiamo dalle manovre finanziarie nascoste alle verità sanitarie nascoste. E i dati di Will Media a 25 anni dall' 11 settembre fanno venire i brividi.
15:47 Speaker 3: Riguardano i tumori. Le diagnosi oncologiche legate alle polveri dell'11 settembre sono aumentate del 1700% negli ultimi dieci anni.
15:56 Speaker 2: 1700%! Ed è un candy in accelerazione. Il picco è previsto l'anno prossimo, nel 2025
16:04 Speaker 3: Il programma di monitoraggio stima oltre 57.000 diagnosi entro il 2026. E non parliamo solo di pompieri o poliziotti.
16:12 Speaker 2: Parliamo di impiegati, studenti, residenti di Lower Manhattan. E la responsabilità istituzionale è legata a una data esatta.
16:20 Speaker 3: Il 18 settembre 2001, una settimana dopo il crollo.
16:23 Speaker 2: Con Ground Zero che fumava ancora, l'IPA, l'agenzia ambientale americana... rilascia una dichiarazione ufficiale che dice« l' aria è sicura da respirare».
16:32 Speaker 3: Una bugia spietata. Ha spinto migliaia di persone a tornare a casa e al lavoro in mezzo a una nube. Diamianto, piombo, diossime, fibre di vetro.
16:41 Speaker 2: La motivazione non era scientifica. L'amministrazione aveva un bisogno disperato di non far crollare l'economia, di far ripartire Wall Street.
16:49 Speaker 3: Hanno sacrificato la salute pubblica per la stabilità finanziaria e per evitare il panico.
16:54 Speaker 2: Le conseguenze le pagano oggi, con le latenze oncologiche. Il numero dei morti per l'area tossica ha superato le 3.000 vittime dirette dei crolli. Da quest'anno faranno un minuto di silenzio extra solo per loro.
17:05 Speaker 3: Dall'America ci spostiamo in Francia. Will Media segue il dibattito preelettorale. E Marine Le Pen, con Rassemblement National, ha lanciato una proposta pesante. Un referendum per vietare il velo islamico negli spazi pubblici.
17:19 Speaker 2: E attenzione, in Francia il contesto è unico in Europa. C'è già una legge del 2004 che vieta simboli religiosi nelle scuole per mantenere la neutralità.
17:28 Speaker 3: E dal 2011 è vietato il velo integrale, tipo burka e niqab, negli spazi pubblici.
17:34 Speaker 2: Ma lì la razio era la sicurezza pubblica, non si vedeva il viso.
17:38 Speaker 3: Esatto. La proposta di Le Pen e Bardella fa un salto enorme. Vogliono vietare l'ijab, quello che copre solo i capelli e lascia il viso visibilissimo.
17:48 Speaker 2: La giustificazione diventa identitaria. Dicono che è un simbolo di sottomissione incompatibile con i valori francesi.
17:54 Speaker 3: I sondaggi dicono che 6 francesi su 10 sarebbero d'accordo in linea di principio.
17:58 Speaker 2: Ma i numeri crollano al 50% appena si ipotizza l'uso di multe per strada.
18:02 Speaker 3: E poi ci sono dubbi enormi di costituzionalità.
18:05 Speaker 2: Vietare un indumento che non nasconde il viso in ogni spazio pubblico si scontra con la libertà di espressione religiosa.
18:11 Speaker 3: E i partiti centristi e macronisti si stanno ponendo con forza.
18:15 Speaker 2: Attraversiamo la Manica e andiamo a Londra, per un'altra transizione tecnologica fortissima. Tramite l'app di Uber, adesso a Londra puoi prenotare i robotaxi di Wave.
18:24 Speaker 3: Senza autista. Ma la cosa chiave è la tecnologia, che è molto diversa da quella usata in America.
18:31 Speaker 2: Waymo a San Francisco o Apollo in Cina usano mappe 3D precisissime. Le macchine sanno a memoria ogni semaforo, funzionano nelle città a griglia e in effetti riducono gli incidenti dell'80%.
18:44 Speaker 3: Ma Londra è un claus. Strade strette, incroci assurdi, pedoni ovunque. Non puoi usare la memoria meccanica per prevedere un furgone in doppia fila.
18:54 Speaker 2: Wave usa un'intelligenza artificiale probabilistica. Vede e si adatta in tempo leale, imitando l'istinto umano ma con riflessi elettronici.
19:03 Speaker 3: E se funziona a Londra, cambia tutto. Le aziende azzerano il costo degli autisti e riducono i premi assicurativi. Le macchine girano 24 ore su 24. Immaginate
19:14 Speaker 2: l'impatto sociale. Quanto tempo resta ai tassisti in Europa? In Italia le corporazioni bloccano le città per 10 licenze in più. Figuriamoci contro un'app che ti manda un'auto vuota a metà prezzo.
19:27 Speaker 3: Tutto questo ci porta dritti alla riflessione finale del Corriere della Sera. Gerardo Villanacci parla di saturazione percettiva.
19:36 Speaker 2: Passiamo da Taranto all'IA, dai tumori all'11 settembre ai robotaxi. Siamo iperconnessi a questi dati, ma sempre più confusi.
19:44 Speaker 3: Villanacci spiega che è una questione biologica. Le piattaforme attivano circuiti di dopamina identici a quelli del gioco d'azzardo
19:52 Speaker 2: abbiamo l'illusione di conoscere il mondo perché leggiamo i titoli ma siamo in un'anarchia cognitiva totale
19:58 Speaker 3: cita Zygmunt Bauman la società liquida siamo informati sulla rete globale dei disastri ma isolati nelle nostre stanze
20:06 Speaker 2: l'indignazione diventa puro intrattenimento Scorriamo un reel sulle macerie e subito dopo uno spot pubblicitario. Sviluppiamo un'ignoranza funzionale.
20:16 Speaker 3: Vediamo le tragedie attraverso uno schermo per convincerci che capitino agli altri, ma perdiamo la capacità di capire i processi che le causano.
20:24 Speaker 2: L'antidoto per Villanacci è recuperare il metodo. Dobbiamo disintossicarci dall'attualità ansiogena, dubitare sempre, incrociare le fonti. Imparare come pensare, non cosa pensare.
20:36 Speaker 3: E al Festival di Emergency a Reggio Emilia si sta discutendo proprio di questo, di come l'attivismo e la partecipazione fisica si scontrino con l'illusione degli algoritmi.
20:46 Speaker 2: Tiriamo le fila di questa lunga analisi. Abbiamo messo a confronto l'euforia di facciata dell'economia USA e di Cernobbio con i licenziamenti fisici di Taranto e la crisi demografica.
20:57 Speaker 3: Abbiamo visto le conseguenze a lungo termine delle menzogne di Stato in America e le opportunità nascoste nei bilanci per lo Stato italiano con Eni e infine l'impatto imminente della tecnologia sul lavoro, dai campi agricoli ai taxi di Londra.
21:12 Speaker 2: Tutte queste dinamiche ci spingono a chiudere con una domanda, una provocazione per chi ci ascolta, da elaborare per conto proprio.
21:19 Speaker 3: Esatto.
21:20 Speaker 2: Se nei prossimi anni l'intelligenza artificiale renderà marginale non solo la fatica fisica, ma anche gran parte del lavoro cognitivo e decisionale, E se il nostro modo bulimico di consumare le notizie ci trasforma in semplici spettatori anestetizzati della realtà, in cosa consisterà, concretamente, il valore di un cittadino tra dieci anni?
21:39 Speaker 3: Una domanda che dobbiamo iniziare a farci oggi.
21:42 Speaker 2: Assolutamente.
21:43 Speaker 3: Se apprezzate questo tipo di approfondimento rigoroso, vi invitiamo a seguire il podcast sulla vostra piattaforma e a lasciarci una recensione a 5 stelle. È il modo migliore per sostenere un'informazione indipendente.
21:56 Speaker 2: Giornali chiuli.
21:57 Speaker 3: Giornali chiusi.
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