L'oro olandese scappa e Volkswagen trema | Ven 4 set
Informazioni su questo episodio
L’ordine mondiale sta davvero cambiando — e chi sta guadagnando da questa trasformazione?In questo episodio analizziamo un settembre 2026 segnato da tensioni geopolitiche, nuove strategie economiche e crisi sempre più difficili da isolare: dalla guerra tra Russia e Ucraina allo scontro tra Stati Uniti e Iran, dall’avanzata cinese nei mercati globali alla crisi dell’industria automobilistica europea, fino agli effetti del cambiamento climatico sull’economia italiana.
Partiamo dall’Ucraina, dove i segnali diplomatici convivono con un’intensificazione della guerra a distanza. Attacchi con droni, infrastrutture strategiche e navi mercantili mostrano come il conflitto stia evolvendo verso una guerra sempre più tecnologica, mentre Kyiv consolida una vera e propria industria dei droni. Dietro le dichiarazioni ufficiali, intanto, proseguono i tentativi diplomatici di evitare un ulteriore allargamento del conflitto.
Il Medio Oriente racconta un’altra forma di instabilità. Il confronto tra Donald Trump e l’Iran continua a ruotare attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei punti più strategici per il commercio mondiale del petrolio. Ma tra dichiarazioni politiche, movimenti delle petroliere, attacchi alle basi americane e conseguenze sui prezzi dell’energia emerge una distanza sempre più evidente tra la narrativa della vittoria e la realtà sul terreno.
In questo nuovo equilibrio globale cresce anche il peso della Cina. La visita di Xi Jinping in Egitto conferma l'ambizione di Pechino di trasformare investimenti, tecnologia, infrastrutture e controllo delle rotte commerciali in strumenti di influenza geopolitica. Il Canale di Suez diventa così uno dei tasselli di una competizione che non riguarda più soltanto Washington e Pechino, ma anche il futuro dell'ordine economico internazionale.
In Italia, il caso Roberto Vannacci e la nascita di Futuro Nazionale aprono invece un fronte delicato per la politica e la sicurezza nazionale. Le indagini sul movimento, il dibattito sull'influenza russa e le tensioni all'interno delle Forze Armate mettono alla prova la posizione atlantista del Governo Meloni e mostrano quanto la guerra dell'informazione sia ormai parte integrante dello scontro politico.
Sul piano economico, analizziamo poi un fenomeno apparentemente contraddittorio: mentre l'instabilità globale aumenta, Piazza Affari continua a registrare risultati record. Banche ed energia trainano il FTSE Mib, con società come Saipem che beneficiano indirettamente della volatilità dei mercati energetici. Allo stesso tempo, il trasferimento di parte delle riserve auree olandesi da New York a Londra riapre una questione strategica: dove devono essere custoditi gli asset di una banca centrale in un mondo sempre più frammentato?
E mentre la finanza italiana sorprende, l'industria europea affronta una delle sue crisi più profonde. Volkswagen annuncia una ristrutturazione pesante, mentre al Salone di Torino i produttori cinesi guadagnano spazio e quote di mercato. BYD, Chery e Dongfeng rappresentano il simbolo di una trasformazione che costringe l'automotive europeo a confrontarsi con costi, tecnologia e velocità di innovazione difficili da sostenere.
Infine, il clima entra sempre più direttamente nei conti dell'economia reale. Il superamento della soglia di 1,5°C sembra ormai inevitabile, mentre El Niño potrebbe spingere ulteriormente le temperature nel 2027. In Italia gli effetti sono già visibili nell'agricoltura, con miliardi di euro di danni e forti cali nelle produzioni di mais, soia e pomodoro.
Parleremo anche della crisi della scuola e del paradosso di un sistema con sempre meno studenti ma ancora centinaia di migliaia di supplenze, delle nuove rotte migratorie verso le Canarie e Ceuta e dell'operazione "Master", che ha riportato alla luce lo sfruttamento dei braccianti agricoli e il ruolo della 'ndrangheta nella gestione del lavoro e della regolarizzazione.
Un episodio per capire come guerra,...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, oggi mettiamo in fila tre questioni gigantesche.
0:13 Speaker 3: Primo, l'Europa che trema. Abbiamo il piano shock di Volkswagen, l'invasione delle auto cinesi a Torino e, attenzione, l'Olanda che si riprende il suo oro.
0:22 Speaker 2: Un segnale pesantissimo.
0:24 Speaker 3: Esatto. Secondo tema, la geopolitica del silenzio. Mentre l'asse USA- Israele- Iran si logora militarmente, la Cina si sta letteralmente comprando l'Egitto. E terzo, il paradosso italiano. Piazza Affari vola grazie alla vecchia economia, la politica si incarta sul caso Vannacci e intanto l'agricoltura muore di sete e di caporalato.
0:45 Speaker 2: Direi di partire subito dal Medio Oriente, ma con una lente diversa. Il Sole 24 Ore oggi pubblica un'analisi di Giuliano Noci che ci porta direttamente al Cairo. Sì, la visita di Xi Jinping in Egitto, che è passata diciamo abbastanza sotto traccia qui da noi.
1:01 Speaker 3: Esattamente. Nessun proclama militare e nessuna parata navale contro gli americani. Xi è andato lì e ha messo sul tavolo 4 miliardi di dollari. Cash. Tutti per la zona economica del canale di Suez.
1:15 Speaker 2: E c'è un dettaglio in quell'articolo che mi ha colpito. Un impianto da 500 milioni di dollari per fare pneumatici.
1:22 Speaker 3: Gomme.
1:23 Speaker 2: Gomme, sì. Cioè, se ci pensi, di fronte alle porte aeree americane nel Mar Rosso, fare una fabbrica di pneumatici sembra quasi, non so, roba da anni 70. Sembra
1:33 Speaker 3: Ma Nocini lo spiega perfettamente. La Cina non sta cercando di cacciare militarmente gli Stati Uniti. Pechina, in pratica, sta aprendo un secondo conto corrente per i paesi del Medio Oriente. Una geopolitica basata sulle infrastrutture, non sui missili.
1:47 Speaker 2: Quindi? Cosa cambia per gli americani?
1:50 Speaker 3: Cambia che gli USA continuano a spendere miliardi per sorvegliare il vecchio perimetro di una mappa che stringi stringi la Cina ha già ridisegnato. L'America fa lo sceriffo, garantisce che le navi passino, ma i porti, la logistica e le fabbriche attorno a quel passaggio sono ormai in mano cinese.
2:08 Speaker 2: Ma il presidente egiziano al- Sisi come fa a tenere il piede in due scarpe? Prende più di un miliardo all'anno in armi da Washington. Gli americani non si infuriano se lui fa affari d'oro con Xi?
2:21 Speaker 3: Al- Sisi sta facendo un capolavoro di diversificazione del rischio. Sa benissimo che gli armi gli servono dagli USA per prestigio e per la sicurezza interna. ma sa anche che i soldi veri, le infrastrutture civili, l'America non glieli darà mai.
2:36 Speaker 2: Certo, il congresso USA è paralizzato.
2:38 Speaker 3: Esatto, quindi USA Washington per le armi e Pechino per l'economia reale. Crea un'interdipendenza multipla in cui nessuno può permettersi di farlo cadere.
2:48 Speaker 2: E questa cosa del logoramento americano ci porta dritti a un altro pezzo, quello dell'altra voce, sulla situazione reale nel Mar Rosso. Perché qui c'è uno scollamento totale tra quello che dice la politica e i nudi dati.
3:05 Speaker 3: Spiegami meglio i numeri, perché qui la propaganda è forte.
3:08 Speaker 2: Allora, da una parte c'è Trump. Su Truth Social dichiara che i flussi petroliferi nello stretto di Hormuz sono ripristinati. Parla di 18 milioni di barili in transito. Praticamente dice che la crisi è risolta o quasi.
3:22 Speaker 3: Se fosse vero, i mercati sarebbero tranquillissimi.
3:25 Speaker 2: E appunto, se fosse vero. L'altra voce riprende i dati di Tanker Trackers. Carta canta, la media dei transiti è crollata 5 milioni di barili. I passaggi sono passati da 130 al giorno a 100 a settimana.
3:40 Speaker 3: Un calo drastico!
3:41 Speaker 2: E la cosa assurda è che le navi che passano lo fanno con i transponder spenti. Navigano al buio totale. Ma
3:47 Speaker 3: aspetta, se hanno i sistemi di identificazione spenti, come fa Tanker Trackers a dire che sono passati 5 milioni di barili?
3:54 Speaker 2: Incrociano le immagini satellitari con i dati LADAR. riescono a vedere la linea di galleggiamento della nave dallo spazio. Se entra bella bassa sull'acqua ed esce alta, sanno che ha scaricato.
4:04 Speaker 3: Incredibile!
4:06 Speaker 2: Sì, ma ci dice una cosa fondamentale. Se il più grande snodo energetico del mondo è ridotto a una rotta per nave fantasma, il deterrente militare americano ha fallito.
4:15 Speaker 3: Ma infatti. E questo fallimento ha un costo contabile mostruoso per la Marina USA. Il dispiegamento delle forze nel Mar Rosso è stato prorogato fino al 2027. Hanno la porta aerea USS Gerald R. Ford, che è rimasta in mare ininterrottamente per 11 mesi. 11
4:33 Speaker 2: mesi senza manutenzione pesante.
4:36 Speaker 3: Esatto. Logori il medallo, logori i marinai. E questa è la dottrina assimetrica iraniana per eccellenza. L'Iran non cerca uno scontro navale frontale. Colpisce i fianchi, arma i droni che costano pochissimo.
4:50 Speaker 2: E l'America disponde con cosa?
4:52 Speaker 3: Con missili intercettori che costano 2-3 milioni di dollari al colpo. Stanno andando in bancarotta per difendere un mare dove le navi, come hai detto tu, passano di nascosto.
5:01 Speaker 2: E ci sono anche i danni collaterali. L'altra voce cita indagini dell'ONU su attacchi in Iran, in particolare a Siric. 18 civili morti a un matrimonio. Hanno identificato i frammenti, sono bombe plananti americane.
5:15 Speaker 3: Le armi di precisione forniti agli alleati.
5:17 Speaker 2: Sì, e questo ha scatenato la reazione diplomatica. L'ambasciatore iraniano ha scritto a Guterres accusando gli USA di crimini di guerra. Facciamo la tara alle dichiarazioni politiche, certo, ma il G20 chiede a gran voce un mare sicuro per abbassare le assicurazioni. L'America vuole fare una guerra lampo, ma l'Iran ha detto chiaramente che è pronto a combattere per 50 anni.
5:42 Speaker 3: Le democrazie occidentali non possono combattere guerre di logoramento di 50 anni. Hanno le elezioni ogni quattro. Teheran deve solo aspettare che l'opinione pubblica americana si stanchi dei costi.
5:52 Speaker 2: E l'Europa? Di fronte a questo ombrello americano che fa acqua da tutte le parti, come reagisce? Col panico, un panico silenzioso che oggi leggiamo sul Corriere della Sera e sul Wall Street Journal.
6:04 Speaker 3: Ti riferisci alla
6:06 Speaker 2: mossa dell'Olanda? Sì, la banca centrale olandese ha preso 86 tonnellate del suo oro, parliamo di 11 miliardi di dollari in lingotti, e le ha spostate da New York a Londra.
6:18 Speaker 3: Un'operazione mastoluntica, voli blindati, assicurazioni folli.
6:23 Speaker 2: Con questo trasferimento la quota di oro olandese negli USA crolla dal 31% al 18% e la motivazione ufficiale è letteralmente la crescente instabilità geopolitica.
6:36 Speaker 3: Federico Rampini sul Corriere fa un'analisi spietata di questa mossa. L'Europa ha il terrore di un ritorno di Trump e dell'isolazionismo americano. Ma allora perché Londra? Londra è fuori dall'UE.
6:47 Speaker 2: Perché se ti serve liquidità immediata in caso di crisi sistemica, il mercato londinese è l'unico che può assorbire tonnellate d'oro in poche ore, senza far crollare il prezzo. Averlo fisicamente lì azzera i tempi.
7:00 Speaker 3: È una polizza sulla vita estrema.
7:02 Speaker 2: Ma l'Italia? Noi abbiamo 1061 tonnellate d'oro, 130 miliardi di euro ferme negli Stati Uniti. E il 43% delle nostre riserve. Noi non muoviamo nulla.
7:16 Speaker 3: Noi storicamente cerchiamo di non irritare Washington. Ma il punto sollevato da rampigna è tragico. I paesi europei spostano i lingotti perché in realtà la difesa comune non esiste. È uno slogan.
7:28 Speaker 2: Citava l'esempio della Grecia, vero? Sì,
7:30 Speaker 3: la Grecia è così indietro sui sistemi di difesa che ha dovuto firmare un contratto per farsi proteggere e fornire scudi antimissile da Israele. C'è un paese dell'Unione Europea che appalta la sua sicurezza vitale a uno Stato extraeuropeo in perenne conflitto.
7:44 Speaker 2: È il fallimento totale del Farsistema.
7:46 Speaker 3: Assolutamente. Non abbiamo un'industria bellica integrata e questa incapacità europea di fare squadra la stiamo pagando a caro prezzo anche nell'economia reale. Passiamo all'automotive, perché oggi Repubblica ha dei numeri che sembrano un bollettino dei caduti.
7:59 Speaker 2: Un vero bagno di sangue. Volkswagen ha annunciato il taglio di 60.000 posti di lavoro in Germania.
8:05 Speaker 3: E ricordiamo che ne avevano già tagliati 50.000 solo due anni fa.
8:09 Speaker 2: C'è 110.000 dipendenti fuori in pochissimo tempo. Hanno una capacità produttiva per 11 milioni di veicoli, ma il mercato ne assorbe forse 9 milioni. Tenere aperte quelle fabbriche vuote costa un miliardo e mezzo l'anno.
8:24 Speaker 3: E ci sono quattro stabilimenti tedeschi a rischio chiusura diretta. Hanno persino deciso di liquidare il marchio Seat entro il 2029
8:31 Speaker 2: Perché?
8:32 Speaker 3: Per sostituirlo con Cupra. Stessi telai, stessi pezzi, ma venduto a un prezzo più alto. Devono raschiare il fondo del barile sui margini di profitto, altrimenti l'intero gruppo va in perdita
8:42 Speaker 2: E mentre in Germania tagliano il cordone ombelicale alla loro industria di punta, il foglio ci fa notare un paradosso grottesco qui da noi. Il salone dell'auto di Torino.
8:51 Speaker 3: Dimmi.
8:51 Speaker 2: A Torino, a pochi chilometri da Mirafiori, che ha la canna del gas, si stappa lo champagne per i marchi cinesi. BYD, Leap Motor, Cherry occupano metà degli stand del salone.
9:04 Speaker 3: Cinesi che in Italia hanno aumentato le vendite del 72% in un anno.
9:08 Speaker 2: Esatto. E intanto a Mirafiori faticano a produrre 100.000 auto all'anno, con Cassino che trema per le decisioni di Stellantis. La domanda è, stiamo stendendo il tappeto rosso a chi ci sta distruggendo industrialmente?
9:21 Speaker 3: Ma esattamente così. La politica fa le feste perché questi marchi cinesi aprono i centri di design in Italia. Ma è un'illusione ottica. Ci rusano per fare la bella carrozzeria su una tecnologia, batterie e software che è totalmente controllata da Pechino. L'Europa ha sbagliato completamente i tempi sull'elettrico e sul software e ora cerca solo di elemosinare un po' di lavoro d'assemblaggio
9:43 Speaker 2: Pur di salvare
9:44 Speaker 3: l'indotto breve termine. Sì, ma anche i dazi europei sulle auto cinesi sono una barzelletta. Pechino li aggira aprendo fabbrichi in Ungheria, in Polonia o facendo joint venture con la nostra Stellantis. Portano i pezzi e li montano qui. e prendono pure i fondi statali europei.
10:00 Speaker 2: Ma allora spiegami una cosa. Perché se leggi il riformista e Milano finanza, sembra di vivere su un altro pianeta. L'industria muore, le fabbriche chiudono e piazza affari ai massimi storici.
10:13 Speaker 3: Oltre i 54 mila punti. Un record.
10:16 Speaker 2: Cioè, com'è possibile questa disconnessione totale tra finanza ed economia reale?
10:23 Speaker 3: È un paradosso, ma ha una logica finanziaria di ferro. La Borsa di Milano vola proprio grazie alla sua debolezza strutturale, l'assenza della tecnologia. Non abbiamo le big tech. E questo ci avvantaggia? In questa fase sì. L'Italia è il trionfo della vecchia economia. Banche, energia, infrastrutture. Unicredita ha appena fatto 6,1 miliardi di euro di utili in un semestre. Numeri spaventosi. Poi hai Saipem, Eni, Tenaris che fanno cassa con l'energia. E Prismian con i cavi. Esatto. Ma c'è un'analisi di Ignazio Angeloni su Milano Finanza che mette i puntini sulle i.
11:01 Speaker 3: Questo boom bancario è di fatto drogato dalla Banca Centrale Europea.
11:05 Speaker 2: In che senso drogato?
11:07 Speaker 3: Perché le banche italiane fanno tutti questi soldi, non stanno prestando di più alle aziende per fare ricerca, stanno incassando margini enormi perché la BCE tiene i tassi di interesse altissimi. Ti danno zero sul conto corrente, ma se chiedi un mutuo o un prestito aziendale ti spellano.
11:23 Speaker 2: E Angeloni cita Nagel, il capo della Bundesbank. che vuole tenere i tassi alti per combattere l'inflazione.
11:31 Speaker 3: Ma è una follia. L'inflazione di oggi non è più quella del 2022 causata dalla guerra e dal gas. Oggi l'economia reale è ferma. Stiamo strozzando l'industria con il costo del denaro alto. Se Volkswagen o Stellantis devono investire per competere con i cinesi, ma il prestito in banca gli costa l'8%, chiudono baracca.
11:52 Speaker 2: Quindi stiamo drogando la borsa, rendendo ricchi gli azionisti delle banche e parallelamente affoghiamo chi produce.
11:59 Speaker 3: È un trasferimento di ricchezza spaventoso.
12:01 Speaker 2: E intanto negli Stati Uniti blindano il futuro. Un flash veloce dal Financial Times. Nvidia ha comprato Hugging Face per 13 miliardi di dollari.
12:12 Speaker 3: Una mossa che cambia tutto. Nvidia finora vendeva solo le pale per la corsa all'oro dell'intelligenza artificiale, cioè i microchip. Hardware puro.
12:21 Speaker 2: Invece Hugging Face è il più grande contenitore open source di software IA al mondo. Ha 3 milioni di modelli che gli sviluppatori usano ogni giorno.
12:30 Speaker 3: E comprandosela, Nvidia crea un monopolio verticale. Hanno il silicio e hanno la piattaforma software. È come possedere l'unica autostrada disponibile e comprarsi tutti i caselli e gli autogrill. Mentre noi in Europa chiudiamo gli stabilimenti di lamiere, loro si comprano il codice del futuro.
12:48 Speaker 2: Un disastro strategico. che poi queste tensioni si scaricano inevitabilmente sulla politica interna. Passiamo alla cronaca nostrana. Cora Media, Will e lo stesso Financial Times dedicano spazio al caso Vannacci e al suo movimento futuro nazionale.
13:06 Speaker 3: Ci sono tre fronti aperti,
13:08 Speaker 2: se non sbaglio. Esatto. Il primo è disciplinare. La procura militare sta indagando su due militari in servizio, Belfiori e Avveduto. Sono accusati di essere i referenti politici regionali del movimento di Vannacci, pur innossando la divisa.
13:22 Speaker 3: Qui la linea di confine è molto delicata. Il codice militare parla chiaro. I militari in servizio possono iscriversi a un partito, certo, ma non possono assumere cariche direttive o fare propaganda sul territorio, men che meno usare i sindacati militari per fare proselitismo. La procura deve capire se c'è stata questa sovrapposizione illecita.
13:42 Speaker 2: Poi c'è il secondo fronte, che è una denuncia penale ordinaria. Si ipotizza la violazione della legge scelba. L'accusa è di voler ricostituire il partito fascista.
13:52 Speaker 3: Su questo però dobbiamo fare molta chiarezza giuridica. Bisogna separare l'antipatia politica dal reato penale. La giurisprudenza in Italia, vedi il caso del raduno al ritorno a Camelotti in Trentino, ha stabilito che la legge scelba non punisce le idee nostalgiche o estreme in sé.
14:07 Speaker 2: Vieta la ricostituzione organizzata.
14:10 Speaker 3: Esatto. Devi dimostrare che c'è un'organizzazione materiale atta a sovvertire l'ordinamento democratico con la violenza. Fondare un movimento per presentarsi alle elezioni rientra nella libertà politica. Toccherà ai magistrati trovare, se ci sono, atti eversivi veri e propri.
14:27 Speaker 2: E infine il terzo fronte, quello internazionale. Il think tank ECFR, citato dal Financial Times, bolla vannacci come il cavallo di Troia della Russia in Italia. Riportano le sue frasi sulle forniture energetiche di Mosca, la contrarietà alle armi a Kiev e le famose battute sui finanziamenti russi trasparenti.
14:46 Speaker 3: Battute che dal punto di vista legale non hanno senso. La legge italiana vieta qualsiasi finanziamento anche indiretto da governi stranieri. Non esiste un finanziamento estero alla luce del sole per un partito italiano. È illegale e basta.
15:00 Speaker 2: Al momento prove di soldi non ce ne sono. L'ECFR parla di allineamento ideologico. Però il clima interno alle forze armate è teso. Ci sono state minacce al colonnello Paglia per aver criticato Vannacci. Insomma, un pezzo di Stato che litiga con se stesso.
15:17 Speaker 3: È un sistema che si incarta. Come si incarta la scuola?
15:20 Speaker 2: Guarda, i dati di avvenire sulla demografia scolastica sono allucinanti. Negli ultimi quattro anni, solo in Lombardia, sono sparite fisicamente 100 scuole, chiuse o accorpate perché non ci sono bambini.
15:33 Speaker 3: Il calo delle nascite picchia duro.
15:36 Speaker 2: Eppure, e qui c'è il paradosso, lo Stato ha appena dovuto chiamare 200.000 supplenti, soprattutto insegnanti di sostegno al nord. Abbiamo i muri vuoti, insegnanti di ruolo a cui tagliano le ore, E contemporaneamente assumiamo 200.000 precari per tenere in piedi il minimo sindacale.
15:53 Speaker 3: È la fotografia di una burocrazia che non sa gestire il declino demografico. Manteniamo infrastrutture degli anni Ottanta e usiamo il precariato come toppa strutturale.
16:02 Speaker 2: A proposito di cambiamenti strutturali, un flash sulla RAI. Giulia Presutti lascia la conduzione di Report. Al suo posto arriva Claudia Di Pasquale.
16:11 Speaker 3: Una scelta interna. Di Pasquale è lì dai tempi della Gabanelli. Hanno dovuto fare in fretta per spegnere le tensioni redazionali prima della ripartenza dell'8 novembre.
16:20 Speaker 2: Ok, chiusa la parentesi televisiva, andiamo sull'emergenza vera, quella fisica. Clima e agricoltura. Il Post, la Gazzetta di Modena e Reuters mettono in fila dati terrificanti. L'ONU ha certificato ufficialmente che il limite di un grado e mezzo dell'Accordo di Parigi è andato. Lo supereremo. Si stima un arrivo a 1,8 gradi. Un fallimento globale.
16:43 Speaker 3: E poi c'è il nigno.
16:45 Speaker 2: Sì, durerà quasi sicuramente fino al 2027. Questo renderà il 2027 l'anno più caldo della storia umana. E l'impatto non è solo termico, è puramente economico. La CIA Agricoltori calcola 2 miliardi di danni in Italia solo quest'anno.
17:01 Speaker 3: Con cali produttivi spaventosi
17:03 Speaker 2: La media è del 15% in meno di raccolto. Ma in Lombardia il mais ha fatto registrare un meno 50%. Metà del raccolto bruciato dalla siccità o spazzato via dalle grandinate.
17:15 Speaker 3: Ecco, fermiamoci su questo dato. Perché è qui che il clima incontra i palazzi della finanza. Meno 50% di mais significa un calo brutale dell'offerta alimentare. La domanda della gente al supermercato resta uguale. Quindi che succede?
17:30 Speaker 2: I prezzi esplodono. Inflazione.
17:31 Speaker 3: Esatto. L'inflazione alimentare sale. E noi abbiamo appena detto che la Banca Centrale Europea, quando vede l'inflazione, cosa fa? Alza i tassi di interesse.
17:40 Speaker 2: È un circolo vizioso folle.
17:42 Speaker 3: Totalmente fuori controllo. La BCE sta cercando di abbassare le temperature usando il costo del denaro. Ma se un agricoltore perde metà raccorto e deve comprare le reti antigrandine o impianti a goccia, deve andare in banca a chiedere un prestito. E la banca gli spara tassi di interessi altissimi proprio per colpa della politica della BCE contro l'inflazione.
18:03 Speaker 2: Oltre al danno del clima, la mazzata finanziaria. Ma c'è di peggio. Perché chi è che materialmente va a raccogliere quel poco mais o quei pochi pomodori sopravvissuti? Sotto a 40 gradi. Gli invisibili.
18:17 Speaker 3: Il legame tra clima e caporalato.
18:19 Speaker 2: Avvenire e ANSA raccontano i dettagli dell'operazione Master a Sibari in Calabria. Dieci arresti. Hanno trovato braccianti africani e pakistani pagati 2,70 euro all'ora. 2,70 euro? E
18:28 Speaker 3: schiavi tu?
18:32 Speaker 2: Sì, in baracche senza luce dovevano pure pagare l'affitto ai caporali legati all'andrangheta. Ma la cosa sconvolgente è come arrivavano in Italia, non coi barconi.
18:43 Speaker 3: Tramite la truffa dei visti, giusto?
18:45 Speaker 2: Il business del decreto Flussi. Le mafie aprono finte aziende agricole, vendono al migrante nel suo paese la finta promessa di lavoro necessaria per il visto, facendosi pagare fino a 10.000 euro. E quando atterra gli sequestrano i documenti. Deve lavorare a 2 euro l'ora per ripagare il debito.
19:03 Speaker 3: È un'industria. E quando questa via, legale, si chiude, si torna alle stragi in mare. Come il naufragio alle Canarie raccontato da El País.
19:10 Speaker 2: 80 morti di sete dopo 27 giorni alla deriva nell'Atlantico. E in Spagna il premier Pedro Sánchez è sotto attacco feroce dalla destra.
19:20 Speaker 3: Lo accusano di cosa esattamente?
19:22 Speaker 2: Dicono che non è una tragedia spontanea. ma un'invasione orchestrata dal Marocco, che l'intelligence marocchina spinge i migranti per ricattare Madrid. Sanchez ha risposto che non ci sono prove e ha pure ricordato il disastro delle finte armi di distruzione di massa in Iraq per dire attenzione a fare geopolitica sulle speculazioni.
19:43 Speaker 3: Sanchez si difende, ma stiamo mancando il punto centrale. Questa è la
19:49 Speaker 2: grande ipocrisia europea. Quale ipocrisia?
19:50 Speaker 3: Che trattiamo l'immigrazione solo come arma geopolitica o come slogan da campagna elettorale. Parliamo dei servizi segreti russi o marocchini, dei blocchi navali, ma ignoriamo totalmente la filiera economica che si nutre di questa giante.
20:04 Speaker 2: I pomodori a 2,70 euro?
20:06 Speaker 3: Esatto. L'agricoltura del sud Europa, stritolata dai danni climatici, dalla grande distribuzione che impone prezzi da fame e dai tassi bancari folli, sopravvive solo perché scarica i costi sull'ultimo anello. Se tu domani elimini magicamente tutto il lavoro nero e il caporalato, il modello agricolo italiano e spagnolo collassa in una settimana. Lo sfruttamento non è un difetto del sistema, è il sistema.
20:34 Speaker 2: Quindi tiriamo le somme di questa puntata. Abbiamo un'Europa che smonta le sue fabbriche di auto e contemporaneamente retira di corsa l'oro dall'America per paura di rimanere senza protezione.
20:48 Speaker 3: E intanto la Cina entra nei nostri saloni dell'auto ed espande la sua rete silenziosa in Medio Oriente
20:52 Speaker 2: E a casa nostra l'economia reale brucia nei campi, retta in piedi solo dallo sfruttamento mafioso, mentre Piazza Affari stappa lo champagne sui dividendi bancari. La mappa del potere sta cambiando a una velocità impressionante.
21:07 Speaker 3: E la riflessione che vi lascio è questa. Se l'Europa ha disperatamente bisogno della tecnologia e delle armi americane per difendersi fisicamente e contemporaneamente ha bisogno delle batterie e delle auto cinesi per non fallire la transizione ecologica, qual è esattamente il prodotto sovrano che ci rimane in mano? Con cosa ci sediamo al tavolo delle trattative per i prossimi dieci anni?
21:29 Speaker 2: Una domanda da farsi prima di aprire il portafoglio o la scheda elettorale. Vi ricordiamo di cliccare segui, attivare la campanella e lasciarci 5 stelle su Spotify e Apple Podcast per non perderci i prossimi episodi.
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