Dal baratto di Trump alla manovra italiana | Lun 12 ott
Informazioni su questo episodio
Dalla tregua di Trump al bivio della difesa europea: chi paga il prezzo del nuovo disordine?In questo episodio analizziamo le crepe geopolitiche ed economiche che scuotono lo scacchiere internazionale: dal controverso accordo energetico tra Donald Trump e la Russia alle tensioni sulla difesa comune tra Francia e Germania, fino alla corsa contro il tempo per la manovra economica italiana.
Partiamo dagli Stati Uniti e dal fronte orientale, dove Donald Trump spinge per un'intesa sul diesel russo mettendo in discussione la leadership di Volodymyr Zelensky e le sanzioni a Mosca, nel tentativo di raffreddare il prezzo del carburante alla pompa in vista delle elezioni mentre concentra le priorità sulla guerra con l'Iran. A questo scenario si aggiunge la scelta senza precedenti di Papa Leone XIV, che rompe la secolare cultura del segreto vaticana annunciando in prima persona ai fedeli di doversi operare per un nodulo al polmone, confermandosi una voce etica e diplomatica cruciale contro la logica degli autocrati.
Ci spostiamo poi nel cuore dell’Europa, dove il progetto di una difesa comunitaria subisce una nuova battuta d’arresto. Le frizioni tra Parigi e Berlino sullo sviluppo del futuro carro armato MGCS riaccendono i dubbi sulla cooperazione industriale militare tra i due Paesi, dopo il naufragio del caccia FCAS e le aperture tedesche verso il consorzio concorrente GCAP.
In Italia, il cantiere della legge di bilancio entra nella sua fase più calda: servono circa 10 miliardi di coperture finanziarie tra proposte di no tax area per gli under 35, flessibilità sulle pensioni e l'ipotesi di contributi concordati a carico di banche e assicurazioni. Mentre il Parlamento affronta il voto sullo scostamento di bilancio da 28,8 miliardi legato alla salvaguardia Ue per difesa ed energia, resta aperto il nodo della flat tax al 5% a sostegno dei rinnovi contrattuali per oltre 6 milioni di lavoratori.
Parleremo anche del calo record degli omicidi a fronte del boom delle truffe online, del fabbisogno di capitali privati tramite partenariati pubblico-privato per sbloccare le infrastrutture dopo il Pnrr, delle barriere reali che alimentano l'inattività tra i giovani NEET e del valore strategico delle competenze linguistiche per l'ingresso e la crescita nel mercato del lavoro.
Un episodio per capire come diplomazia, sicurezza, mercati energetici e bilanci pubblici stiano ridefinendo gli equilibri mondiali — e quali ricadute avranno sulle tasche dei cittadini e sul futuro del Paese.
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0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo
0:08 Speaker 2: Allora, oggi abbiamo tre temi sul tavolo che sembrano lontanissimi ma in realtà sono super collegati. Primo, il grande baratto globale dell'amministrazione Trump, cioè diesel russo a basso costo e in cambio l'Europa paga il conto sull'Ucraina.
0:23 Speaker 3: Sì, e poi secondo tema, il rebus della nostra manovra economica. con la politica che litiga su micro bonus e flat tax, mentre la produttività è ferma letteralmente agli anni 90
0:37 Speaker 2: Esatto. E infine chiudiamo con la società. I furti crollano ma esplodono le truffe online, si muore ancora di lavoro nero e nel mezzo di tutto questo arriva una lezione di trasparenza totale. Dal Papa
0:50 Speaker 3: Una scaletta densa e c'è un filo conduttore chiarissimo tra tutte queste fonti di oggi ed è Cioè questa tensione costante tra la ricerca di, diciamo, espedienti tattici per tirare a campare e la necessità di risposte strutturali.
1:07 Speaker 2: Assolutamente. E partiamo subito dal quadro internazionale, perché le conseguenze arrivano dritte qui da noi. C'è un pezzo di Ettore Sequi sulla stampa e un'intervista molto lunga, molto densa a Valinastre su Repubblica.
1:21 Speaker 3: Sì, l'ex consulente di Obama.
1:22 Speaker 2: Esatto, lui. E ci delineano una mossa della nuova amministrazione Trump che è molto precisa. Stanno cercando di allentare la pressione su Putin. Per quale motivo? Ottenere forniture di diesel russo. A basso costo. Ma la cosa affascinante, leggendo queste fonti, è che l'obiettivo non è geopolitico in senso stretto. L'obiettivo è in Pennsylvania.
1:42 Speaker 3: Pennsylvania e
1:43 Speaker 2: Michigan. Esatto. Gli stati in bilico. Frenare i prezzi alla pumpa prima delle elezioni di mid term
1:49 Speaker 3: Praticamente la dottrina è...
1:50 Speaker 2: Il gallone batte la sanzione. Walin Asr lo spiega benissimo su Repubblica. C'è un cambio di paradigma totale. Per Washington l'Ucraina è ormai una questione secondaria. La vera priorità estera, l'unica vera priorità, è la guerra economica e strategica all'Iran.
2:06 Speaker 3: No, aspetta, fammi...
2:07 Speaker 2: Cerchiamo di sviscerare questa logica perché sembra un cortocircuito. Nasr sta dicendo che un'amministrazione americana cede un vantaggio enorme su Mosca, indebolisce l'Europa solo per abbassare la benzina in due stati prima del voto. Sembra un suicidio a lungo termine. Qual è la meccanica esatta qui
2:25 Speaker 3: La meccanica è pura matematica elettorale americana. Cioè, in un sistema dove poche migliaia di voti in uno swing state decidono tutto, il prezzo del diesel, per chi vive in Pennsylvania, ha un peso politico infinitamente superiore a, non lo so, una vittoria territoriale ad Onetsk. E c'è di più.
2:43 Speaker 2: Cioè?
2:43 Speaker 3: Trump, secondo le fonti, ha deciso che per mantenere la pressione massima su Teheran, senza far schizzare i prezzi del petrolio alle stelle, deve per forza fare una specie di accordo sottobanco sui carburanti con la Russia.
2:55 Speaker 2: Quindi in pratica abbandonano Kiev. Perché la ricostruzione è questa. Trump dice a Zelensky smetti di attaccare le raffinerie russe. Ma allo stesso tempo dà a Mosca questo vantaggio economico pazzesco senza chiedere nulla sul fronte militare. Niente.
3:09 Speaker 3: Ed è questo il vero punto di rottura. Cioè se tu abbassi il costo della guerra per la Russia e non chiedi garanzie, regali a Putin la risorsa più preziosa di tutte in una guerra d'attrito.
3:19 Speaker 2: Il tempo.
3:20 Speaker 3: Il tempo. Esatto. Putin capisce benissimo che queste aperture americane sono solo marchette elettorali interne. Non gli richiedono di cambiare strategia. Incassa i soldi del diesel e continua a logorare l'avversario.
3:33 Speaker 2: E in mezzo a questo grande baratto, chi paga due volte? L'Europa.
3:37 Speaker 3: È inevitabile.
3:38 Speaker 2: Cioè, da un lato ci ritroviamo a dover sostenere Kiev praticamente da soli. E dall'altro subiamo le conseguenze di queste scelte di Washington. E a questo proposito c'è un'analisi pazzesca di Sergio Fabbrini sul Sole 24 Ore. Lui descrive un'Europa che è letteralmente sotto attacco incrociato.
3:55 Speaker 3: Sì, Fabbrini fa un quadro chiarissimo.
3:57 Speaker 2: Dice che le tre grandi potenze, pur avendo motivazioni completamente diverse, hanno un obiettivo in comune. Smantellare o quantomeno indebolire l'Unione Europea.
4:07 Speaker 3: Che poi è la tempesta perfetta.
4:09 Speaker 2: Trump la vuole ridurre a una serie di staterelli vassalli per fare accordi bilaterali. Putin la vuole debole a Est per ovvi motivi. E Xi Jinping la vuole frammentata per mangiarsi i mercati un pezzo alla volta. E noi? Noi come rispondiamo a questa roba?
4:24 Speaker 3: Litigando sui dettagli. Le fonti di oggi sono impietose su questo, un'impreparazione totale. Partiamo dalla difesa, che dovrebbe essere la base in questo momento. L'altra voce riporta una storia sull'asse franco tedesco che ha dell'incredibile. Riguarda il progetto MGCS.
4:40 Speaker 2: Il nuovo cararmato europeo.
4:41 Speaker 3: Esatto, un progetto fondamentale.
4:43 Speaker 2: Sì, e sembra una commedia. Cioè, se non ci fosse di mezzo la sicurezza continentale, ci sarebbe da ridere. C'è questo generale francese, Fabien Mandon, che va sulla stampa e praticamente certifica che il progetto è morto. Dice che a Berlino non frega niente e vogliono solo proteggere le loro industrie. E
4:59 Speaker 3: il giorno dopo?
5:01 Speaker 2: Il giorno dopo arriva la smentita secca freddissima del Ministero della Difesa tedesco. No, noi siamo impegnatissimi. Due versioni che non stanno in cielo né in terra insieme. Risultato? Due industrie belliche che non si parlano, non condividono mezza tecnologia e noi non abbiamo una deterrenza comune.
5:18 Speaker 3: Ma magari fosse solo l'industria militare. La frammentazione colpisce proprio il portafogli dell'Unione. Il bilancio 2028-2034. C'è un pezzo sul giornale che documenta uno stallo totale. I numeri spiegano la distanza siderale. Il Parlamento europeo chiede 2000 miliardi per far fronte a clima, tecnologia, eccetera. Il Consiglio risponde con 1622 miliardi. Una forbice enorme.
5:45 Speaker 2: E qui entra a gamba tesa l'Irlanda, che ha la presidenza di turno. Che fanno? Propongono un taglio lineare di 141 miliardi. E tu dici, perché l'Irlanda? Perché fanno parte dei contributori netti, quelli che mettono più di quello che prendono e vogliono tirare i remi in barca.
6:01 Speaker 3: Certo.
6:02 Speaker 2: Ma questo innesca una reazione a catena che mostra tutte le spaccature. La Germania di Merz dice no alla proposta irlandese. Ma non perché vogliono spendere di più. No, perché i tagli, secondo loro, sono insufficienti. Vogliono tagliare i vecchi sussidi, tipo agricoltura e coesione, e mettere tutto sull'innovazione.
6:20 Speaker 3: E sul fronte opposto c'è l'Italia. Il nostro ministro per gli affari europei, Foti, si mette di traverso contro i tagli, ma per difendere proprio quello che i tedeschi vogliono tagliare. L'Italia fa le barricate ad esempio sui 2,5 miliardi tolti al fondo di emergenza agricolo.
6:35 Speaker 2: Cioè, l'impostazione è, le nuove sfide si pagano con soldi nuovi, non togliendo i contadini
6:40 Speaker 3: Esatto, ed è l'emblema di un'Europa dove tutti, ma proprio tutti, cercano di difendere la loro fettina di una torta che si sta restringendo. E questo ci porta dritti dritti all'Italia. Perché se l'Europa è ferma e non mette soldi in comune...
6:55 Speaker 2: Noi dobbiamo fare i conti con i nostri di debiti. E la coperta non è corta, è praticamente un fazzoletto.
7:00 Speaker 3: È inesistente. Gianni Trovati sul Sole 24 Ore fa a fette il documento programmatico di bilancio. Ed è un bollettino di guerra. Ok, c'è stata la stretta sul deficit post superbonus, ma la spesa fissa fa spavento.
7:14 Speaker 2: Parliamo degli interessi sul debito?
7:15 Speaker 3: Sì, solo per pagare gli interessi passeremo dagli attuali 98,9 miliardi... 117,9 miliardi
7:25 Speaker 2: nel 2029 117 miliardi all'anno solo per convincere i mercati a non abbandonarci è follia e non c'è solo quello c'è la bomba demografica
7:33 Speaker 3: le pensioni voleranno quasi 389 miliardi cioè se metti insieme interessi e pensioni lo spazio per fare qualsiasi altra cosa nel bilancio statale è zero non c'è margine
7:45 Speaker 2: eppure eppure se guardi le pagine della politica di cosa discutono? di micro bandierine Forza Italia chiede la no tax area per gli under 35. La Lega martella sulle pensioni flessibili a 64 anni e sulla flat tax.
7:59 Speaker 3: Ah, la flat tax.
8:01 Speaker 2: Il Sole 24 Ore parla di questa proroga al 5% sugli aumenti salariali per i rinnovi contrattuali per redditi fino a 33.000 euro. È chiaramente una strizzatina d'occhio ai 6 milioni e mezzo di lavoratori che aspettano il rinnovo. Ma per far quadrare tutto il castello servono 10 miliardi. 10 miliardi che non ci sono. E infatti Lucrezia Reiklin, sul Corriere della Sera, è spietatissima. Chiama tutte queste micromisure aspirine per una polmonite. E ha ragione. Perché mette il dito nella piaga del vero peccato originale dell'Italia.
8:31 Speaker 2: Quello di cui la politica non parla mai. La produttività.
8:35 Speaker 3: Ferma da 30 anni.
8:36 Speaker 2: Ferma. Piatta dalla metà degli anni 90. Per far capire a chi ci ascolta cosa significa questa roba, è come se negli anni 90 avessimo comprato il motore di una Ferrari, cioè i primi computer e l'informatizzazione, e avessimo cercato di montarlo sul telaio di una bicicletta graziella.
8:52 Speaker 3: La microimpresa familiare.
8:54 Speaker 2: Esatto. La struttura non ha retto. Abbiamo comprato la tecnologia, ma non abbiamo cambiato il modo di lavorare perché eravamo, e siamo, troppo piccoli.
9:03 Speaker 3: È un'analogia azzeccatissima. Le nuove tecnologie, che oggi sono l'intelligenza artificiale, richiedono manager veri, capitali, riorganizzazione … Un'azienda italiana media ha quattro dipendenti. In Germania ne hanno il triplo. Come fai a fare innovazione in quattro persone di cui tre sono parenti?
9:21 Speaker 2: Ma infatti la domanda è perché restano così piccole? E scavando nelle fonti vedi che non è solo una questione di mentalità. È che lo Stato ti dice resta piccolo, ti conviene.
9:31 Speaker 3: Il sistema fiscale.
9:32 Speaker 2: Il sistema fiscale. Pensiamo al regime forfettario. 15% di tasse per le partite IVA fino a 85.000 euro.
9:40 Speaker 3: Facciamogli in conti in tasca a questo piccolo imprenditore. Fatturi 84.000 euro, paghi il 15%, zero burocrazia, zero stress. Ma ammetti che sei bravo. Trovi nuovi clienti, decidi di assumere una persona in più e sfori la soglia degli 85.000. Cosa ti succede?
9:57 Speaker 2: Cadi nel baratro del regime ordinario. Cadi nel
9:59 Speaker 3: regime ordinario. regime ordinario. Sull'utile in più paghi il 33% o il 43% di IRPEF. Più il commercialista, più l'IVA, gli adempimenti.
10:08 Speaker 2: Praticamente il paradosso è che se lavori di più e cresci, alla fine del mese ti metti in tasca meno soldi. E quindi cosa fa l'imprenditore? Rifiuta le commesse. Non assume. Resta un nano economico per convenienza fiscale.
10:19 Speaker 3: E le conseguenze sulla società sono, diciamo, devastanti. I dati dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro dicono che i nostri salari reali sono più bassi del 9% rispetto al 2008. Siamo l'unico paese europeo col segno meno.
10:34 Speaker 2: E i giovani se ne vanno. L'ISTAT conta 141.000 espatri solo nel 2024. 141.000 persone qualificate che scappano in un anno.
10:43 Speaker 2: E qui si chiude il cerchio nero dei conti pubblici. Se questi se ne vanno, chi cavolo li paga i 389 miliardi di pensioni?
10:52 Speaker 3: E il sistema rischia collasso. Si restringe la base di chi paga le tasse. E la classe dirigente come reagisce? Leggiamo Repubblica. Il dibattito nel centro- sinistra oggi è ma Conte e Schlein si mettono d'accordo per imbarcare Renzi?
11:06 Speaker 2: Ah, i personalismi.
11:07 Speaker 3: Solo tatticismo. Conte chiede garanzie per arginare Renzi, Schlein cerca di ricucire. Nessuno parla di produttività, salari, demografia. E la differenza con l'estero fa male. C'è un lancio ansa sulla Francia. Raphael Glucksmann stravince le primarie del centro- sinistra col 66%, ma non con giochetti di palazzo, con una linea strutturale. Rottura con l'estrema sinistra e supereuropeismo.
11:32 Speaker 2: Una sintesi su temi veri, non su simpatie o antipatie personali. Ma tornando all'Italia, un'economia così bloccata non crea solo disoccupazione. Cambia proprio il tessuto sociale. Muta la sicurezza. E qui passiamo alla terza parte della nostra analisi, con l'indice della criminalità del Sole 24 Ore. Che ha dei dati molto
11:50 Speaker 3: interessanti.
11:52 Speaker 2: A prima vista sembrano belli. Reati in calo dell'1,8%. I furti tornano sotto il milione all'anno. Meno 5,9%. Milano resta prima, ok. Ma il trend nazionale scende. Uno dice, dai. Ottima notizia.
12:07 Speaker 3: E invece no. Perché Marco Dugato di Transcrime spiega che la criminalità non sta sparendo, sta traslocando. I furti in casa calano, sì, ma le truffe e le frodi informatiche fanno segnare più 4,4% quest'anno e un allucinante più 40% rispetto al 2019.
12:23 Speaker 2: L'insicurezza si è spostata online.
12:26 Speaker 3: Esatto. Dalle strade fisiche alle piazze digitali. E non solo, crescono anche i reati spia del disagio sociale. Percosse, danneggiamenti, estorsioni, tutti ai massimi da otto anni. È una società, insomma, incattivita e vulnerabile.
12:41 Speaker 2: Ma c'è un'insicurezza peggiore. Quella che uccide e di cui non frega niente a nessuno. Parliamo dei cantieri. C'è un editoriale durissimo su Avvenire. Riporta il caso di Salvatore Calignano, 60 anni. Cade da un tetto a Caivano e muore. E lavorava in nero.
12:56 Speaker 3: Avvenire usa una parola che ha un pugno nello stomaco. Operaicidio. Operaicidio.
13:01 Speaker 2: Per togliere gli alibi istituzionali della fatalità. E il paradosso di Caivano è clamoroso. È il territorio simbolo della tolleranza zero del governo, no?
13:10 Speaker 3: Certo. I blitz, le retate, le sirene.
13:13 Speaker 2: E poi un uomo di 60 anni è costretto a lavorare in nero per mangiare. E ci lascia la pelle su un tetto. Che sicurezza è questa?
13:20 Speaker 3: È un sistema ipocrita. Cioè, in territori dove la camorra ti dà il welfare alternativo tramite il sommerso, se tu Stato non garantisci lavoro legale, sicuro e regolare, ogni operazione di polizia è inutile. Una morte del genere non è un caso sfortunato, è il fallimento totale del controllo del territorio, proprio sulla degnità base delle persone.
13:39 Speaker 2: Serve una trasparenza radicale nell'ammettere che questo modello repressivo da solo non funziona. Ed è assurdo, ma la lezione politica più potente sulla trasparenza oggi non arriva da un Parlamento. ma dal Vaticano
13:53 Speaker 3: La notizia su Papa Leone XIV.
13:55 Speaker 2: Ne parla Massimo Franco sul Corriere. Primo Papa americano, classe 55. E cosa fa? In diretta mondiale, con una calma pazzesca, dice« Ho un nodulo al polmone, mi devo operare».
14:07 Speaker 3: Rompendo secoli di segreti. Massimo Franco ci ricorda che per decenni si è nascosto di tutto, dal Parkinson di Voitila in giù. Qui no.
14:15 Speaker 2: E la mossa di Leone XIV è geniale dal punto di vista geopolitico. Lui non sta solo dando un bollettino medico. Sta dicendo l'era di fingere di essere invulnerabili è finita. In un mondo di autocrati, di leader che si mettono in posa muscolare, tipo Trump o Putin, il Papa usa la propria debolezza fisica come strumento di autorevolezza suprema.
14:36 Speaker 3: È una contrapposizione pazzesca con le prime notizie che abbiamo commentato oggi. Da una parte Trump che baratta pezzi d'Europa per limare il prezzo della benzina e non sembrare debole in patria.
14:45 Speaker 2: Dall'altra la nostra politica economica che continua a inventarsi bonus e condoni per nascondere la verità di un paese fermo, senza figli e senza produttività, mentendo a se stesse e agli elettori, mentre fuori la criminalità si digitalizza e sui cantieri si continua a morire.
15:00 Speaker 3: E al centro c'è questa figura millenaria che ci dice guardate in faccia la realtà.
15:05 Speaker 2: E questa è la domanda con cui vi lasciamo oggi, chiudendo queste due pagine. Se l'uomo a capo dell'istituzione storicamente più segreta del mondo occidentale, la Chiesa, Ha capito che nel 2026 l'unica vera forza geopolitica è la trasparenza sulla propria vulnerabilità. Quanto tempo dovrà passare prima che la nostra politica ammetta che non ci sono più bonus a debito capaci di nascondere il nostro inverno demografico ed economico?
15:28 Speaker 3: È il vero interrogativo dei prossimi mesi. A chi ci ascolta, l'invito a seguire il nostro approfondimento. E se vi è piaciuto, lasciateci 5 stelle sulla vostra app. Giornali chiusi.
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