Debito, riconoscimento facciale e piazze serbe | Sab 24 ott
Informazioni su questo episodio
Dalla sfida a Vučić alle scosse sui debiti europei: chi decide il futuro dell'Europa?In questo episodio analizziamo le tensioni e i cambiamenti che stanno ridefinendo gli equilibri geopolitici, finanziari e tecnologici: dalla storica mobilitazione studentesca in Serbia al nervosismo sui debiti sovrani europei, fino alle nuove sfide normative ed etiche poste dall’intelligenza artificiale e dai social media.
Partiamo dai Balcani e dalla Serbia, dove la tragedia del crollo della stazione di Novi Sad ha innescato una mobilitazione di massa senza precedenti: la lista studentesca e la società civile sfidano direttamente nelle urne i dodici anni di dominio politico di Aleksandar Vučić, in un voto cruciale per il futuro democratico del Paese e per i suoi equilibri tra Unione Europea, Russia e Cina. Restando sullo scenario internazionale, approfondiamo il ruolo del Nord Africa come laboratorio dell'ordine globale, dove le medie potenze come Turchia, Russia e monarchie del Golfo ridisegnano le dinamiche diplomatiche ed economiche riducendo la tradizionale influenza europea.
Ci spostiamo poi sul fronte economico dell’Eurozona: mentre il deficit della Francia e le tensioni sui mercati obbligazionari riaccendono i timori di contagio sul debito sovrano, la Germania allenta la propria disciplina di bilancio per finanziare investimenti strategici in infrastrutture e difesa. In questo quadro di incertezza, l’Italia registra il successo del collocamento dei Btp Valore da 16,6 miliardi di euro, confermando come il risparmio "stabile e fedele" delle famiglie rappresenti uno scudo fondamentale a tutela della stabilità dei conti pubblici.
In Italia, l'assemblea di Federmeccanica riporta al centro l'urgenza di una politica industriale di lungo periodo: dalla vertenza simbolo dell'Ex Ilva alla crisi dell'automotive e al superamento dei meccanismi ETS, le imprese chiedono costi dell'energia competitivi e regole stabili, mentre il Governo lavora alla detassazione degli aumenti salariali e dei premi di produttività. Sul piano delle regole, il recepimento dell’AI Act con le nuove norme sul riconoscimento biometrico e facciale per le forze dell'ordine apre un dibattito serrato su sicurezza, garanzie e trasparenza degli algoritmi.
Parleremo anche dell’allarme di Confcommercio sulla desertificazione commerciale dei centri urbani e sulla chiusura dei negozi di vicinato, della riflessione dello psicologo Jonathan Haidt sull’iperprotezione dei genitori e sul dibattito attorno al divieto dei social, della legge sul suicidio medicalmente assistito approvata in Umbria e della drastica proposta di riforma dell'Unione Europea presentata dall'estrema destra tedesca.
Un episodio per capire come geopolitica, mercati finanziari, scelte industriali e trasformazioni tecnologiche stiano disegnando il nostro presente — e quali conseguenze avranno sul futuro dell'Italia e dell'Europa.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo, siate su due pagine. La rassegna stampa
0:03 Speaker 3: che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo
0:08 Speaker 2: Oggi la situazione è densa. Abbiamo tre temi apparentemente lontani, ma uniti da un filo rosso direi inequivocabile, cioè la perdita e la riconquista del controllo. Partiremo dal terremoto sul debito in Francia e, in parallelo, dallo scudo invisibile che difende i risparmi italiani. Poi passeremo all'intelligenza artificiale, dai numeri allarmanti sul riconoscimento facciale nelle nostre piazze, fino al rischio enorme di perdere la capacità stessa del giudizio umano. E infine chiuderemo con una lezione dalla Serbia, giovani che sfidano il potere reale, mentre in Occidente gli adulti preferiscono incolpare i social per non guardarsi allo specchio.
0:43 Speaker 3: Guarda, partirei subito dalla prima questione, quella economica. Perché i numeri dei mercati stanno ridisegnando in modo drastico, ma molto silenzioso l'intera mappa del potere in Europa
0:56 Speaker 2: E infatti il Corriere della Sera pubblica un'analisi bella densa di Carlo Cottarelli che accende i fari su Parigi. La Francia trema. Si prevede un deficit primario al 3% nel 2025, ma il dato centrale, quello che davvero fa scattare l'allarme, è che per la prima volta da decenni il tasso di interesse sul debito francese ha superato il tasso di crescita del PIL.
1:17 Speaker 3: Questo è il punto critico. Per capire questo sorpasso dobbiamo vedere come funziona la macchina del debito. Praticamente il rapporto debito- PIL si muove su due motori.
1:26 Speaker 2: Il
1:26 Speaker 3: primo è il saldo primario, cioè la pura differenza tra quanto lo Stato incassa e quanto spende, senza contare gli interessi sul debito. Il secondo motore, che è quello che si sta inceppando in Francia, è proprio il differenziale tra i tassi di interesse e la crescita economica
1:42 Speaker 2: Certo, la regola d'oro è che se l'economia cresce più degli interessi, il debito scende, o almeno
1:48 Speaker 3: resta stabile. Esatto. Se invece si ribalta... Aspetta
1:50 Speaker 2: facciamo un esempio per renderlo più visibile a chi ci ascolta. È esattamente la dinamica di una famiglia che paga la spesa di tutti i giorni con una carta di creditore evolving.
1:59 Speaker 3: Perfetto, sì.
2:00 Speaker 2: Finché il tuo stipendio aumenta più velocemente degli interessi della carta, il sistema regge, per quanto azzardato. Ma appena gli interessi superano gli aumenti di stipendio, parte una spirale di fallimento
2:09 Speaker 3: immediata. L'analogia calza a pennello. In Francia oggi questo differenziale è positivo. sulle nuove emissioni di titoli viaggia verso i tre quarti di punto percentuale. Significa che il debito corre più vegoce della capacità di produrre ricchezza.
2:24 Speaker 2: Caspita.
2:25 Speaker 3: E se questo diventa strutturale, Parigi per evitare l'esplosione dovrà trovare credo circa quattro punti di pilla.
2:32 Speaker 2: Che tradotto in pratica?
2:34 Speaker 3: Tagli draconiani, sanità, spesa pubblica oppure un aumento massacrante delle tasse. Non ci sono terze vie.
2:41 Speaker 2: Però, scusa, sorge una domanda spontanea. Noi italiani storicamente siamo i malati d'Europa sul debito. Sentendo questi numeri francesi viene da chiedersi, ma questa tempesta ci travolgerà? Non siamo forse sulla stessa barca?
2:54 Speaker 3: E qui viene il bello. Perché i dati dicono una cosa molto diversa. Il messaggero, con un'analisi di Marco Fortis, ci spiega qual è la vera struttura di difesa dell'Italia oggi.
3:03 Speaker 2: Sarebbe?
3:04 Speaker 3: Intanto, al netto degli interessi, l'Italia ha un avanzo primario, a differenza del buco francese. Ma il vero scudo, la cosa che cambia la prospettiva dei mercati, è chi possiede materialmente questo debito.
3:17 Speaker 2: I cittadini?
3:18 Speaker 3: Esatto. Guarda l'ultimo BTP valore. Ha raccolto 16,6 miliardi di euro. A luglio il debito pubblico italiano, in mano stabile a famiglie e imprese nazionali, toccava i 472 miliardi di euro.
3:31 Speaker 2: È una cifra pazzesca. Leggevo che dal 2019, prima del Covid, era doppiata. Eravamo a 228 miliardi. Gli italiani si stanno comprando il proprio Stato, in pratica?
3:41 Speaker 3: Praticamente sì. E se guardiamo il rapporto sul PIL? La quota di debito italiano in mano agli italiani è ben 15 volte più grande di quella francese.
3:50 Speaker 2: Ah, 15 volte?
3:51 Speaker 3: Sì. Questo ribalta tutto. La Francia per decenni ha pagato il suo welfare coi capitali stranieri. Ma i capitali stranieri, sai, sono mercenari. Al primo vento di crisi scappano. L'Italia, invece, si appoggia ai risparmi dei cittadini. Sono i cosiddetti investitori stabili. pensa che per ogni euro in mano agli stranieri gli italiani ne coprono 42 centesimi di tasca propria.
4:13 Speaker 2: E in Francia?
4:15 Speaker 3: In Francia crolla al 4,9%.
4:17 Speaker 2: Però faccio un po' l'avvocato del diavolo. Se ci fosse una recessione globale pesante, le famiglie italiane potrebbero smettere di comprare BTP. Non è che questo scudo è una bolla che rischia di scoppiare?
4:30 Speaker 3: Il rischio zero in economia non esiste mai, certo. Ma la meccanica di un risparmiatore è diversa da quella di un fondo speculativo. Il fondo vende in millisecondi con un algoritmo appena c'è un downgrade. La famiglia italiana invece di solito compra il BTP per portarlo a scadenza, per proteggersi dall'inflazione.
4:46 Speaker 2: Certo, non si fa prendere dal panico la mattina dopo.
4:49 Speaker 3: Esatto, ed è una base molto meno reattiva. Ma questo ci porta al vero elefante nella stanza europeo, che analizza il sole 24 ore condonato Masciandaro.
4:57 Speaker 2: Cioè il ruolo della BCE e dei tassi alti.
5:00 Speaker 3: Proprio lei. Masciandaro divide i paesi europei in frugali e accomodanti. Sorprendentemente l'Italia, con le ultime mosse fiscali, rientra tra i frugali. Ma la notizia vera, direi storica, riguarda la Germania.
5:14 Speaker 2: Il tempio del rigore che si mette a fare debito? È quasi un paradosso.
5:18 Speaker 3: Eppure è così. Il Parlamento tedesco ha allentato i vincoli e aggiungerà quasi 3 trilioni di debito fino al 2029. Per infrastrutture e difesa, soprattutto.
5:31 Speaker 2: Va detto però che partono da un debito bassissimo, al 64% del PIL. possono permettersi di spendere
5:37 Speaker 3: sicuramente hanno margine ma l'impatto è continentale la germania pesa per un quarto dell'economia dell'eurozona questo allentamento serve a bilanciare la bce e di fatto i tedeschi devono fare deficit per evitare che tutta l'europa finisca in recessione
5:52 Speaker 2: quindi vecchi stereotipi saltano nell'italia si salva con i sparmi privati la francia paga la dipendenza dall'estero e la germania infrange i suoi tabù sul debito per non far crollare tutto
6:02 Speaker 3: esattamente Una frammentazione totale.
6:06 Speaker 2: E questa ricerca di blindare i propri confini economici si specchia in modo perfetto nello scenario geopolitico. Ci sono due notizie flash che inquadrano bene questa perdita di controllo macro. Da un lato, Formiche cita lo Stimson Center sul Nord Africa. E non è più il cortile dove giocano solo USA e Cina.
6:23 Speaker 3: Assolutamente no. Ci sono nuove potenze in gioco.
6:26 Speaker 2: Sì, Turchia, Emirati, Arabia Saudita, Russia... Fanno accordi militari, infrastrutture. L'Unione Europea ha perso totalmente potere negoziale lì. E mentre fuori l'Europa sparisce, dentro c'è chi vuole smantellarla. Will Media riporta il piano di Alice Weidel, la leader dell'estrema destra tedesca a EFDE, che vuole azzerare il potere politico di Bruxelles e renderla solo un'entità economica.
6:49 Speaker 3: E guarda, quando si crea un vuoto politico a questi livelli, subentra sempre un altro tipo di controllo per mantenere l'ordine. Negli ultimi anni stiamo vedendo uno spostamento del controllo diretto sui cittadini. però in modo molto più silente, attraverso la tecnologia.
7:03 Speaker 2: Questo è un assist perfetto per il secondo tema. Parliamo di intelligenza artificiale e riconoscimento biometrico in Italia. Will Media ha sollevato il caso con numeri davvero preoccupanti, partendo dalle dichiarazioni del governo sull'uso di queste telecamere per identificare chi nasconde il volto nei cortei.
7:20 Speaker 3: I numeri
7:21 Speaker 2: del sistema Sari, immagino. Esatto. Dal 2018 la polizia usa questo Sari Enterprise. Le ricerche fatte con questo software sono schizzate. Dalle 79.000 del 2022 a oltre 181.000 nel 2024. È un raddoppionetto in due anni. Non è più un'eccezione, è un uso sistematico. E a fine settembre è entrato in vigore il decreto legislativo 160 per adeguarci all'AI Act europeo.
7:46 Speaker 3: E qui però dobbiamo fare un po' di chiarezza normativa. Perché la linea tra legalità e sorveglianza di massa è sottile, ma c'è. L'Europa vieta il riconoscimento facciale in tempo reale.
7:56 Speaker 2: Ok, quindi chiariamo. Non c'è una telecamera che mi scansiona la faccia e mi identifica mentre vado a fare la spesa?
8:02 Speaker 3: No, in diretta no. Ci sono eccezioni rarissime, tipo terrorismo imminente o rapimenti in corso, e serve sempre l'ok preventivo dei giudici. Il problema, e qui interviene il decreto italiano, riguarda il riconoscimento a posteriori.
8:15 Speaker 2: Che vuol dire? Negli stadi, per esempio?
8:18 Speaker 3: Esatto. Nei grandi eventi è ammesso usare i software sulle riprese.
8:22 Speaker 3: Possono conservare i dati biometrici fino a sette giorni e attivarli solo per indagare su reati già commessi, partendo da prove oggettive. La logica è, scoppio un tafferuglio, dopo analizzo i volti.
8:33 Speaker 2: Sulla carta sembra una misura ragionevole. Ma c'è un buco nero gigantesco segnalato dal report di Privacy Network ed Estrali, sempre ripreso da Will Media. Mancano totalmente i dati sulla trasparenza, e specialmente sui famosi falsi positivi.
8:49 Speaker 3: E questo è il dramma degli algoritmi.
8:51 Speaker 2: Noi stiamo delegando la libertà di una persona a un buttafuori digitale, ma non sappiamo quanto sia mio per questo buttafuori. Se l'algoritmo sbaglia e segnala a te invece di un criminale, con che frequenza succede? Non lo sappiamo.
9:05 Speaker 3: E guarda, il falso positivo è solo la punta dell'iceberg. Il Corriere della Sera fa un'analisi molto più filosofica e profonda con Paolo Benanti e Sebastiano Maffettone. Loro dicono che il rischio vero non è l'errore tecnico della telecamera.
9:17 Speaker 2: E qual è?
9:18 Speaker 3: È la colonizzazione delle coscienze. Tutto si riduce alla differenza, che ormai non vogliamo più, tra calcolare e giudicare
9:25 Speaker 2: Fermiamoci su questo perché la nostra vita sugli smartphone ci sta portando a confondere questi due verbi, calcolare e giudicare.
9:32 Speaker 3: Ma sono concetti opposti. Un algoritmo calcola, macina statistiche e incrocia dati in modo formale e impersonale. Non capisce il significato di quello che vede. Per una telecamera due persone che si abbracciano forte o che si prendono pugni sono solo distribuzioni di pixel.
9:49 Speaker 2: Chiaro. Non c'è contesto.
9:50 Speaker 3: Esatto. Il giudizio umano invece presuppone responsabilità. Chi giudica, un essere umano, è dentro a un contesto sociale, storico. È quello che il filosofo Husserl... le chiamava lebensfeld il mondo della vita
10:03 Speaker 2: aspetta proviamo a calare a terra questo lebensfeld per chi ci ascolta intendiamo dire che quando un umano giudica una situazione ci mette diciamo la pelle ne subisce le conseguenze capisce l'ironia o il dramma di un gesto perché vive in quello stesso mondo mentre il software sputa fuori solo una percentuale.
10:20 Speaker 3: È un'ottima sintesi. Giudicare richiede di assumere una posizione etica. Se noi continuiamo a usare sistemi predittivi e deleghiamo questi problemi complessi alle macchine, trasformiamo il nostro mondo da uno spazio di senso, dove le cose hanno un peso, a un semplice spazio operativo. Contano solo i calcoli veloci.
10:38 Speaker 2: Scambiamo la velocità del processore per la saggezza.
10:41 Speaker 3: Precisamente. Lasciamo atrofizzare i muscoli del nostro giudizio umano.
10:46 Speaker 2: E questo sgretolamento, sai, viaggia in parallelo con un altro fenomeno molto fisico, lo svuotamento normativo e urbano. Due flash veloci. Will Media fa notare che l'Umbria è la quinta regione ad approvare una legge sul fine vita per il suicidio assistito, dedicata a Laura Santi.
11:02 Speaker 3: Ennesimo scontro col
11:03 Speaker 2: governo. Ennesimo scontro alla Corte Costituzionale, sì. Perché il Parlamento si rifiuta di legiferare e lascia un vuoto enorme. E poi c'è il vuoto fisico delle città. La stampa riporta dati inquietanti sulla desertificazione commerciale. Quasi mezzo milione di negozi sfitti in Italia, circa il 17% del totale.
11:20 Speaker 3: Un numero impressionante.
11:21 Speaker 2: Le mercerie sono crollate del 37%. Al sud le chiusure superano il 20%. Di fatto spariscono i presidi sociali.
11:29 Speaker 3: E le seracinesche chiuse non sono solo economia che va male. Sono spazi di aggregazione che spariscono. Meno piazze reali dove incontrarsi. E mentre noi ci isoliamo e i nostri spazi si svuotano, appena oltre i confini i giovani stanno usando proprio l'aggregazione fisica per sfidare il potere.
11:45 Speaker 2: E qui arriviamo al terzo e ultimo tema della puntata, la lezione serba. L'altra voce, con un pezzo di Fabrizio Coscia e Will Media, raccontano di 150.000 persone scese in piazza Belgrado contro il presidente Vucic, che è lì da 12 anni. Il caso Sbelli
11:58 Speaker 3: è stata la tragedia di Novi Sad, vero?
12:01 Speaker 2: Sì, all'inizio di novembre è crollata una tettoia alla stazione, uccidendo 16 persone. Quella tettoia è diventata il simbolo della negligenza e della corruzione di Stato. Ma la vera notizia non è solo la rabbia alle piazze piene.
12:15 Speaker 3: No, è quello che hanno costruito
12:16 Speaker 2: Esatto, una lista elettorale studentesca, ammessa alle elezioni con 250 candidati della società civile, sostenuta da oltre 69.000 firme.
12:25 Speaker 3: E questa è la meccanica del dissenso che dobbiamo analizzare. Non è uno sfogo rabbioso sui social di due giorni. Il cuore di tutto questo sono i plenumi.
12:35 Speaker 2: Cosa sono esattamente?
12:36 Speaker 3: Sono assemblee universitarie. Per quasi due anni questi ragazzi hanno usato i plenumi come laboratori di democrazia partecipativa. Massacranti, direi. Non hanno stampato solo due volantini. Hanno imparato a mediare, a gestire i conflitti, a tradurre la piazza in struttura politica. E considera che in Serbia il 75% delle tv è filo governativo.
12:55 Speaker 2: Questo confronto è brutale per noi occidentali. Viene da chiederci perché da noi le proteste dei ragazzi, che partono magari da cause giustissime, finiscono spesso per essere solo vetrine spaccate, blocchi del traffico o indignazioni su Instagram che sparisce dopo tre giorni. senza mai diventare una forza politica
13:15 Speaker 3: parlamentare vera. C'è un'analisi sociologica molto cruda su Il Foglio, firmata da Claudio Cerasa, che cita lo psicologo Jonathan Haidt e punta il dito dritto contro l'ipocrisia di noi adulti occidentali
13:27 Speaker 2: In che senso
13:28 Speaker 3: Da vent'anni c'è una generazione di genitori iperprotettivi che ha insegnato i figli a diffidare per principio di qualsiasi autorità strutturata, insegnanti, forza dell'ordine e istituzioni. Poi, quando i ragazzi sfogano il disagio in forme violente o disorganizzate, questi stessi adulti entrano nel panico e cercano alibi
13:46 Speaker 2: Questo schema lo vediamo tutti i giorni nei talk show. Diamo la colpa alle interferenze straniere, alle guerre ibride, ai tagli alla scuola, oppure al capro espiatorio perfetto, i social media. È colpa di TikTok che brucia i cervelli.
13:59 Speaker 3: È un classico, certo. Usano la tecnologia come un vetro attraverso cui cercare il colpevole lontano, invece di usarla come uno specchio per guardare il fallimento del proprio modello educativo.
14:09 Speaker 2: Si preferisce chiedere nuove leggi restrittive, no? Vietiamo i cellulari sotto i 15 anni
14:14 Speaker 3: Esatto. Invocare pene più severe o vietare un'app è l'alibi perfetto. Permette ai genitori e alla classe politica di lavarsene le mani. Fingono di ignorare di aver abbandonato del tutto il ruolo di educatori.
14:26 Speaker 2: E invece i ragazzi serbi ci stanno dicendo in faccia che l'alternativa si costruisce dal basso, con l'attrito, assumendosi delle responsabilità collettive, la noia infinita delle assemblee, l'organizzazione politica fisica. Non piangendo perché lo Stato non spegne internet.
14:44 Speaker 3: Guarda, questo tuo passaggio sull'attrito chiude perfettamente il cerchio di tutta la nostra puntata.
14:49 Speaker 2: In che modo?
14:51 Speaker 3: Riprendiamo Benanti e Maffettone sull'intelligenza artificiale. Ci stiamo abituando a un mondo dove tutto si calcola all'istante, senza sforzo etico. L'antidoto a questa anestesia digitale è proprio quell'attrito lento, frustrante e faticoso che i ragazzi serbi stanno riscoprendo nei loro plenumi fisici. Una bella sfida. E il dubbio provocatorio finale è questo. Quando i nostri giovani, cresciuti con l'illusione di avere risposte perfette e immediate dall'IA, erediteranno queste nostre città svuotate, con i negozi chiusi e i tessuti sociali sfilacciati, avranno ancora i muscoli mentali per fare lo sforzo del giudizio umano e dell'azione politica?
15:31 Speaker 2: O aspetteranno nella loro stanza un'applicazione che gli dica come salvare la democrazia?
15:36 Speaker 3: Esattamente.
15:37 Speaker 2: È una domanda pesante, che lasciamo sedimentare a chi ci ascolta. Vi ricordiamo di iscrivervi a questo programma sulle vostre piattaforme audio e se la puntata vi è stata utile vi chiediamo di supportare il lavoro lasciando una recensione a 5 stelle
15:50 Speaker 3: Giornali chiusi.
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