Droni nel Golfo, Intesa e caso Ponte | Mer 10 giu
Descrizione dell’episodio
Il mondo sta diventando sempre più instabile?In questo episodio analizziamo le tensioni geopolitiche, economiche e tecnologiche che stanno ridisegnando gli equilibri globali. Dal nuovo scontro tra Stati Uniti e Iran alla corsa delle grandi potenze verso un ordine mondiale sempre più multipolare, passando per le sfide che attendono l’Europa, l’Italia e i mercati finanziari.
Partiamo dal Medio Oriente, dove l’escalation nello Stretto di Hormuz ha riacceso i timori per la sicurezza energetica globale. I bombardamenti americani contro obiettivi iraniani e la risposta di Teheran hanno riportato il petrolio ai massimi degli ultimi mesi, alimentando nuove preoccupazioni per l’economia mondiale e per la stabilità della regione.
Ci spostiamo poi sullo scenario internazionale, dove il Global Peace Index fotografa un mondo sempre più frammentato, con il numero di conflitti attivi ai livelli più elevati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Approfondiremo inoltre il rafforzamento dell’asse tra Cina, Corea del Nord e Russia, le strategie di Pechino su Taiwan e il nuovo pacchetto di sanzioni con cui l’Unione Europea tenta di limitare le capacità economiche del Cremlino.
In Italia analizzeremo gli sviluppi dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, le nuove dinamiche parlamentari, il fenomeno dei cambi di partito e le novità sul fronte del lavoro pubblico, tra aumenti salariali, tutela dei rider e nuove regole per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione.
Parleremo anche di tecnologia e innovazione, dall’impiego sempre più massiccio dei droni nei conflitti moderni fino alla missione Artemis che vedrà protagonista l’astronauta italiano Luca Parmitano. Uno sguardo anche ai grandi movimenti della finanza europea, alla transizione energetica globale, agli obiettivi climatici fissati per il prossimo decennio e ai casi di cronaca internazionale che stanno attirando l’attenzione dell’opinione pubblica.
Un episodio per capire come guerre, tecnologia, energia, politica e finanza siano sempre più intrecciate tra loro — e perché le decisioni prese oggi potrebbero influenzare il futuro dell’Europa, dell’Italia e dell’intero equilibrio mondiale.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza
Speaker 3: rumore di fondo.
Speaker 2: E allora i tre temi principali di oggi. Primo, l'escalation
Speaker 2: militare tra Stati Uniti e Iran e la nuova guerra
Speaker 2: leggera dei droni che ridesegna la mappa globale.
Speaker 3: Secondo, il risco bancario italiano. Parliamo dell'offerta da 30,6 miliardi di
Speaker 3: intesa per Monte dei Paschi, proprio mentre la BCE prepara
Speaker 3: un nuovo rialzo dei tassi.
Speaker 2: E terzo punto, le ombre sul ponte sullo stretto. Un'inchiesta
Speaker 2: per corruzione che si intreccia con la solita, cronica paralisi
Speaker 2: dei fondi europei al sud.
Speaker 3: Direi di partire subito dal Golfo Persico. I dati che
Speaker 3: riportano oggi New York Times e il Sole 24 Ore delineano
Speaker 3: uno scontro diretto. Cioè, non è più una guerra per procura.
Speaker 2: Esatto. La sequenza temporale è impressionante. Un elicottero Apache americano
Speaker 2: precipita nello stretto di Hormuz. I piloti si salvano e
Speaker 2: vengono recuperati da un drone navale statunitense.
Speaker 3: E fin qui l'operazione rimane sotto traccia.
Speaker 2: Per ore. Poi, alle tre di notte, parte la rappresaglia
Speaker 2: americana sui radar iraniani. E appena un'ora dopo, alle quattro,
Speaker 2: l'Iran risponde. Missili su 21 obiettivi USA nella regione.
Speaker 3: Con la reazione immediata dei mercati, il petrolio balzato subito
Speaker 3: a 92 dollari e 73 al barile, e Trump ha già promesso
Speaker 3: altre risposte. Però,
Speaker 2: Però c'è un dettaglio cruciale in tutto questo.
Speaker 3: Sì, un'analisi della stampa che sposta completamente il focus. Non
Speaker 3: è tanto il missile in sé, è il metodo. Stiamo
Speaker 3: assistendo alla gamification della guerra.
Speaker 2: La guerra come videogioco, insomma.
Speaker 3: C'è questa scena assurda di piloti diciassettenni, ragazzi in felpa
Speaker 3: che manovrano droni letali ascoltando Spotify, a migliaia di chilometri
Speaker 3: di distanza.
Speaker 2: E questo azzera il trauma psicologico, no? Cioè, storicamente, eliminare
Speaker 2: il nemico richiedeva vicinanza fisica, un rischio che frenava la violenza.
Speaker 3: È proprio così. L'interfaccia digitale taglia questo legame, rende l'uccidere
Speaker 3: una questione di click. E la conseguenza strategica per chi
Speaker 3: ascolta è molto tangibile.
Speaker 2: Se il costo umano e psicologico per chi attacca si azzera,
Speaker 2: la soglia per far scoppiare un escalation si abbassa in
Speaker 2: modo drastico.
Speaker 3: Diciamo che le guerre diventano molto più facili da far partire.
Speaker 2: E questo si inserisce in un riassetto globale pazzesco. Il
Speaker 2: Corriere della Sera oggi riprende le vecchie teorie sull'Eurasia.
Speaker 3: Il baricentro che si sposta.
Speaker 2: Chiaro. Il centro economico e militare non è più sull'Atlantico.
Speaker 2: È a est. L'asse tra Cina e Corea del Nord,
Speaker 2: la corsa tecnologica di Pechino. L'Europa rischia seriamente di diventare
Speaker 2: solo un appendice dell'Asia.
Speaker 3: E l'Europa prova a reagire con l'unica leva che ha,
Speaker 3: cioè quella normativa ed economica. Leggevo sul foglio i dettagli
Speaker 3: del ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia.
Speaker 2: L'obiettivo è sempre far crollare l'economia di guerra di Putin, giusto?
Speaker 3: Sì, congelando il price cap del petrolio russo a 45 dollari
Speaker 3: al barile fino al 2007 e bloccando del tutto l'ingresso in
Speaker 3: Unione Europea ai combattenti russi.
Speaker 2: Fermiamoci un attimo sul price cap, perché è importante capire
Speaker 2: come funziona nella pratica.
Speaker 3: Certo.
Speaker 2: L'idea iniziale era di adeguarlo ai prezzi globali, portandolo a 65 dollari.
Speaker 2: ma adesso lo bloccano 45, proprio mentre il petrolio normale viaggia
Speaker 2: oltre i 92 per la crisi nel Golfo.
Speaker 3: Ed è un assedio puramente logistico. L'Occidente domina le assicurazioni marittime.
Speaker 3: Se la Russia vende sopra i 45 dollari, le compagnie occidentali
Speaker 3: non assicurano la nave. In più, hanno messo in lista
Speaker 3: nera altre 30 navi della cosiddetta flotta ombra russa.
Speaker 2: Insomma, si cerca di tagliare i fondi, Però questo petrolio
Speaker 2: a 92 dollari ci porta diretti al nostro secondo tema. L'inflazione
Speaker 2: e le mosse della BCE.
Speaker 3: Qui i dati di Milano Finanza parlano chiaro.
Speaker 2: I mercati danno al 98% un nuovo rialzo dei tassi
Speaker 2: di 25 punti base per l'11 giugno. Le stime sull'inflazione per
Speaker 2: il 2026 sono salite al 2,8%. Tutto
Speaker 3: spinto dai rincari energetici della guerra. Ma qui dal punto
Speaker 3: di vista economico c'è una contraddizione bella e buona.
Speaker 2: che ha senso alzare i tassi per un'inflazione che non
Speaker 2: dipende da noi.
Speaker 3: Esatto. L'inflazione attuale non nasce perché la gente spende troppo.
Speaker 3: È uno shock dell'offerta. Manca la materia prima, le rotte
Speaker 3: sono bloccate. La BCE può anche alzare i tassi e
Speaker 3: rendere i mutui costosissimi frenando la domanda.
Speaker 2: Ma questo di certo non fa apparire nuovi barili di
Speaker 2: petrolio dal nulla.
Speaker 3: Appunto. Usano un freno brutale per un problema che non
Speaker 3: possono risolvere. E per chi ci ascolta, questo scenario di
Speaker 3: tassi alti crea vincitori e vinti molto netti.
Speaker 2: E tra i vincitori ci sono sicuramente le banche commerciali
Speaker 2: che con questa liquidità stanno facendo operazioni enormi. Passiamo alla
Speaker 2: notizia dell'altra voce.
Speaker 3: L'offerta pubblica di acquisto e scambio.
Speaker 2: Un Opas da 30,6 miliardi di intesa San Paolo su Monte
Speaker 2: dei Paschi. Praticamente intesa offre proprie azioni in cambio di
Speaker 2: quelle MPS.
Speaker 3: Ed è un'operazione storica, ma attenzione, i veri numeri non
Speaker 3: riguardano le filiali fisiche. Gli sportelli ormai sono visti quasi
Speaker 3: come un costo fisso.
Speaker 2: E allora qual è il vero bersaglio?
Speaker 3: Il risparmio gestito degli italiani. Parliamo di milletta e settecento
Speaker 3: miliardi di euro e ventunmila consulenti finanziari. L'Italia ha una
Speaker 3: ricchezza privata enorme.
Speaker 2: Controllare quella ricchezza garantisce rendimenti continui, a prescindere dai tassi.
Speaker 2: E questo cambia gli equilibri per tutti, no?
Speaker 3: Totalmente. Tocca Mediobanca, che ha in mano il 13,3% di generali,
Speaker 3: intesa ha detto che non è un assalto a generali,
Speaker 3: ma si crea un polo finanziario gigantesco.
Speaker 2: Anche perché non ci sono rivali al momento. Unicredit è
Speaker 2: completamente assorbita dall'operazione su Commerzbank in Germania, quindi intesa a
Speaker 2: campo libero.
Speaker 3: E c'è un contrasto fortissimo qui. Da una parte capitali
Speaker 3: privati che si muovono con un'efficienza spietata, dall'altra la paralisi
Speaker 3: assoluta dei capitali pubblici.
Speaker 2: Che è il nostro terzo tema di oggi. L'inchiesta sul
Speaker 2: ponte sullo stretto di Messina. Will Media e Il Post
Speaker 2: riportano che la procura di Roma ha indagato tre persone
Speaker 2: per corruzione.
Speaker 3: Tra cui l'ex magistrato contabile Tommaso Miele e l'imprenditore Vincenzo
Speaker 3: Virgilio
Speaker 2: Esatto. E l'avvocato Giacomo Saccomanno. L'accusa è di aver fatto
Speaker 2: pressioni per ottenere un parere positivo dalla Corte dei Conti.
Speaker 2: Un via libera fondamentale per aprire i cantieri.
Speaker 3: In cambio di future cariche pubbliche, come la presidenza dell'Antitrust...
Speaker 3: Una roba che ovviamente attira tutta l'attenzione mediatica.
Speaker 2: È inevitabile.
Speaker 3: Sì, ma rischia di nascondere il vero problema. Un problema
Speaker 3: molto più sistemico. Il Foglio oggi fa un'analisi sui fondi
Speaker 3: di coesione europei e i numeri sono un collasso su
Speaker 3: tutta la linea.
Speaker 2: Parliamo di capacità di spesa, vero?
Speaker 3: Esatto. La Sicilia ha 4,1 miliardi a disposizione dal Fondo Europeo
Speaker 3: di Sviluppo Regionale. Sai quanto ne ha speso?
Speaker 2: Il 7%.
Speaker 3: La campagna sta all'8,4%. Cioè,
Speaker 2: battagliamo a Bruxelles per avere i soldi e poi non
Speaker 2: siamo in grado di metterli a terra.
Speaker 3: Perché il sistema dei fondi tradizionali è basato sul rimborso
Speaker 3: a fine ciclo. Le amministrazioni locali non hanno le competenze
Speaker 3: tecniche e finiscono per finanziare solo i progettini facili all'ultimo minuto,
Speaker 3: lasciando perdere le infrastrutture
Speaker 2: vere. E l'Europa su questo ha perso la pazienza
Speaker 3: La Commissione ha già mandato raccomandazioni durissime. O si applica
Speaker 3: il metodo PNRR a tutti i fondi, cioè scadenze rigide
Speaker 3: e soldi sbloccati solo se raggiungi l'obiettivo, o i rubinetti
Speaker 3: si chiudono. Non è più una minaccia teorica
Speaker 2: È un rischio molto concreto. E prima di chiudere, ci
Speaker 2: sono un paio di notizie flash che ci mostrano come
Speaker 2: il mercato del lavoro prova ad adattarsi a questo caos.
Speaker 3: Sì, partiamo dal sole 24 ore, sul fronte normativo.
Speaker 2: Approvata in commissione la presunzione di subordinazione per i rider,
Speaker 2: è un tentativo del decreto primo maggio per ridurre la precarietà,
Speaker 2: insieme a uno sgravio dell'1% per chi investe nella conciliazione vita- lavoro.
Speaker 3: Sul lato operativo invece c'è un test interessante di Lega Coop,
Speaker 3: riportato da Italy Post. Ottimizzando la logistica nell'ortofrutta, hanno tagliato
Speaker 3: i trasporti su gomma del 34%. Efficienza
Speaker 2: strutturale pura, ma la notizia forse più d'impatto la dà
Speaker 2: Italia Oggi, sul nuovo contratto degli statali. Oltre l'aumento di 162
Speaker 2: euro medi, c'è una clausola tecnologica assoluta.
Speaker 3: Divieto per l'intelligenza artificiale di decidere sulle carriere.
Speaker 2: Esatto. Nessun algoritmo può valutare un dipendente pubblico o sanzionarlo
Speaker 2: senza il controllo umano. È nero su
Speaker 3: bianco. Dunque, tirando le fila di questa rassegna, lo scenario
Speaker 3: è denso. L'economia globale naviga a vista tra guerre di
Speaker 3: droni a basso costo e tassi di interesse altissimi.
Speaker 2: Mentre in Italia le banche blindano il risparmio privato in
Speaker 2: modo iper- efficiente e il pubblico affoga nei tribunali e nell'incapacità
Speaker 2: di spendere i fondi europei.
Speaker 3: Ed è evidente il paradosso di cui parlavamo poco fa.
Speaker 2: Un paradosso filosofico, direi. Da un lato, la stampa ci
Speaker 2: racconta che stiamo delegando decisioni letali, di vita o di morte,
Speaker 2: ad algoritmi e droni
Speaker 3: navali. Lontanissimi dal campo di
Speaker 2: battaglia. E dall'altro lato, i nuovi contratti statali vietano di
Speaker 2: usare l'intelligenza artificiale per una semplice valutazione del personale. Insomma,
Speaker 2: accettiamo che le macchine gestiscano l'escalation militare globale, ma non
Speaker 2: ci fidiamo di loro per assegnare una pratica in un
Speaker 2: ministero o decidere uno scatto di anzianità.
Speaker 3: Per supportare l'approfondimento di questi e altri temi, vi invitiamo
Speaker 3: a cliccare segui sul podcast e a lasciare una recensione
Speaker 3: a 5 stelle.
Speaker 2: Alla prossima!
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