Fabbriche al buio e salari che affondano | Lun 10 ago
Informazioni su questo episodio
Chi controlla la tecnologia sta iniziando a controllare anche la società?In questo episodio partiamo da una domanda sempre più difficile da ignorare: quanto potere rimane davvero agli Stati e alle democrazie nell’epoca delle BigTech, dell’intelligenza artificiale e della finanza globale?
Analizziamo innanzitutto il rapporto sempre più complesso tra tecnologia e democrazia. Le grandi piattaforme digitali non sono più soltanto aziende: controllano infrastrutture, dati, informazioni e una parte crescente dei processi attraverso cui le persone formano le proprie opinioni. Nel frattempo, l’Europa continua a faticare sul fronte industriale, con il Piano Draghi ancora largamente inattuato e il rischio di rimanere schiacciata tra Stati Uniti e Cina.
Passiamo poi all’economia reale, dove emerge un paradosso italiano: l’occupazione è ai massimi storici, ma i salari reali restano sotto pressione e la produttività cresce troppo lentamente. L’intelligenza artificiale potrebbe aumentare enormemente il valore prodotto, ma la vera domanda è un’altra: chi si approprierà di questa nuova ricchezza? Lavoratori, imprese o grandi piattaforme tecnologiche?
Parleremo anche della crescente concentrazione della ricchezza e delle trasformazioni del mercato del lavoro. Subappalti, piattaforme e catene produttive sempre più frammentate stanno rendendo meno visibile il rapporto tra impresa e lavoratore, mentre il divario tra i compensi dei vertici aziendali e quelli dei dipendenti continua ad ampliarsi.
Sul fronte geopolitico, lo Stretto di Hormuz rimane uno dei punti più delicati del pianeta, con il confronto tra Iran e Stati Uniti che minaccia energia, commercio e stabilità dei mercati. A Gaza, intanto, il fallimento dei negoziati e le posizioni di Israele e Hamas allontanano ulteriormente una soluzione politica.
La competizione tra Stati Uniti e Cina si sposta invece sempre più sul terreno della tecnologia: semiconduttori, intelligenza artificiale, robotica e capacità di calcolo diventano strumenti di potere strategico. E proprio negli Stati Uniti si apre un altro fronte delicatissimo, quello tra politica e Federal Reserve, con possibili conseguenze sull’indipendenza della banca centrale e sulla stabilità finanziaria globale.
In Italia affronteremo infine alcune delle emergenze che rischiano di passare inosservate: il declino demografico, la sicurezza sul lavoro, la radicalizzazione dei giovani e soprattutto il blocco degli investimenti nelle energie rinnovabili. Decine di miliardi di euro di progetti rimangono fermi mentre imprese e industria chiedono energia più competitiva e procedure più rapide.
Un episodio che prova a riportare il dibattito alla realtà materiale: produttività, salari, energia, demografia, industria e sovranità tecnologica. Perché una democrazia può essere forte solo se riesce a garantire non soltanto libertà digitali e istituzioni, ma anche sicurezza, lavoro e una prospettiva concreta di benessere.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine. La
0:04 Speaker 3: rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo
0:08 Speaker 2: E oggi vi chiedo di immaginare una fabbrica di automobili. Nessuna luce sul soffitto, niente riscaldamento, nessuna mensa.
0:17 Speaker 3: Zero esseri umani in pratica
0:19 Speaker 2: Esattamente. Solo intelligenza artificiale e bracci robotici che lavorano nel buio più totale. Non è un film, è una realtà che sta prendendo forma in Asia. E mentre lì costruiscono il futuro a luci spente, qui, cioè in Europa, ci ritroviamo in una situazione che ha del paradossale.
0:37 Speaker 3: Lavoriamo sempre di più, ma i salari
0:39 Speaker 2: reali affondano. Praticamente è come se lavorassimo un mese all'anno completamente gratis. E oggi uniremo questi pezzi. Parleremo dell'illusione di questa enorme ricchezza globale che si gonfia sulla carta, dell'invasione di queste dark factories gestite da quello che i giornali chiamano il nuovo leviatano tecnologico.
0:57 Speaker 3: chiuderemo con l'inverno demografico l'Ionopa che diventa una specie di lussuosa casa di riposo globale.
1:04 Speaker 2: Partiamo dai soldi, perché per capire questa frattura dobbiamo guardare i fondamentali. C'è questo nuovo Global Balance Sheet del McKinsey Global Institute. che a leggerlo così sembra descrivere l'età del loro.
1:18 Speaker 3: Sì, offre una fotografia apparentemente trionfale. La ricchezza globale, sentite questo numero, ha toccato in 1800 trilioni di dollari.
1:23 Speaker 3: 1800
1:27 Speaker 2: trilioni. C'è una cifra fuori scala.
1:31 Speaker 3: Totalmente. Per darvi una proporzione, la ricchezza netta delle famiglie è a quota 570 trilioni. È un livello che è praticamente quattro volte superiore a quello che si registrava nei primi anni 2000.
1:42 Speaker 2: Quindi uno legge questi numeri e dice, beh, fantastico, siamo tutti ricchissimi.
1:48 Speaker 3: Invece c'è un difetto strutturale enorme. Il problema è la qualità di questa crescita. Solo il 20% di tutta questa nuova ricchezza generata in 20 anni arriva dall'economia reale.
2:02 Speaker 2: Voglio dire infrastrutture, ricerca...
2:04 Speaker 3: Macchinari, sì. Tutto il resto, l'80%, è pura paper wealth, ricchezza di carta.
2:11 Speaker 2: Mettiamo a terra questo concetto, perché sennò sembra roba da manuale di finanza. L' 80 % di ricchezza di carta è il motivo esatto per cui molte persone, oggi, non vedono l'ombra di questa presunta età del loro.
2:24 Speaker 3: Chiaro, perché non è ricchezza distribuita.
2:26 Speaker 2: è trainata quasi solo dalla rivalutazione di asset che esistono già. Pensate al mercato immobiliare, no? Se oggi cercate di comprare casa in una grande città, vi scontrate con prezzi che in dieci anni sono, cioè, raddoppiati o triplicati. Il valore
2:41 Speaker 3: di quel palazzo è esploso sulla carta
2:44 Speaker 2: Ma non è stato prodotto niente di nuovo, ha solo arricchito chi quella casa ce l'aveva già. L'economia si gonfia come un palloncino, ma i salari per accedere a quegli asset sono rimasti al palo.
2:56 Speaker 3: E la distanza tra questa finanza astratta e l'economia tangibile è feroce. Lo si vede incrociando i dati di McKinsey con l'ultimo rapporto Oxfam.
3:04 Speaker 2: Quello sulle centro più grandi aziende europee.
3:06 Speaker 3: Proprio quello. Il meccanismo di estrazione del valore si è completamente polarizzato. In queste multinazionali un amministratore delegato guadagna in media 78 volte lo stipendio di un suo dipendente medio
0:00 Speaker 2: 78 volte?
3:20 Speaker 3: Con dei picchi impressionanti. Nel gruppo Carrefour, per citare i dati del rapporto, Lo scarto arriva a 361 volte. Ma attenzione, il problema macroeconomico qui non è solo una questione etica.
3:32 Speaker 2: Di disuguaglianza sociale, certo.
3:34 Speaker 3: È un problema di allocazione del capitale. Quando queste aziende fanno profitti record in un regime di ricchezza di carta, quei soldi non vengono reinvestiti per alzare la produttività o per la transizione ecologica e tantomeno per alzare gli stipendi
3:49 Speaker 2: Vengono usati per, diciamo, massimizzare il valore delle azioni a breve termine.
3:55 Speaker 3: distribuiscono dividenti record o ricomprano azioni proprie. Fine.
4:00 Speaker 2: E qui arriviamo al caso italiano, che porta questo cortocircuito a un livello di allarme rosso, secondo me. Il riformista ha analizzato i dati Istat e Oxe e ci troviamo davanti a un paradosso totale.
4:12 Speaker 3: L'occupazione record?
4:14 Speaker 2: Esatto. Abbiamo 24,3 milioni di occupati. Mai stati così tanti. Sulla carta è un trionfo. Eppure, se guardiamo dal 2021 a oggi, I salari reali nel nostro paese sono crollati del 6,1%.
4:28 Speaker 3: Che è il divario peggiore tra le grandi economie dell'area oxe, tra l'altro.
4:32 Speaker 2: È spaventoso. L'immagine è letteralmente quella di un tapis roulant. Noi corriamo sempre più veloci, l'occupazione sale, ma il tappeto ci spinge all'indietro.
4:44 Speaker 3: L'economista dell'oxe Andrea Garnero ha fatto un calcolo molto pratico su questo A causa dell'inflazione e dei redditi fermi, A parità di potere d'acquisto, ogni lavoratore italiano oggi sta regalando 20 giorni di lavoro all'anno rispetto a 5 anni fa.
4:57 Speaker 3: 20
5:00 Speaker 2: giorni, praticamente lavoriamo un mese gratis. Ma qual è la spiegazione tecnica? Come fai a creare lavoro e allo stesso tempo impoverire chi lavora?
5:11 Speaker 3: Il legame tra salari e produttività in Italia si è spezzato da decenni. Sì, abbiamo creato posti di lavoro, ma in settori a bassissimo valore aggiunto. È la classica trappola della bassa produttività.
5:23 Speaker 2: Praticamente funziona che se il lavoro costa poco le aziende non innovano.
5:27 Speaker 3: Perfetto. Se i salari ristagnano e assumere una persona mi costa pochissimo, come impresa non ho nessun incentivo a investire 50.000 euro in un software avanzato o in un robot.
5:40 Speaker 2: Mi costa meno far fare il lavoro manuale alla persona pagata poco.
5:43 Speaker 3: E a lungo andare questo distrugge il sistema. I salari bassi sembrano l'effetto della crisi, ma ne diventano la causa. Tutto il sistema produttivo si siede.
5:53 Speaker 2: È una spirale depressiva, insomma. Ma, considerando che le proiezioni sui salari sono ancora piattissime, c'è un modo, una leva, per forzare le aziende a uscire da questa zona di comfort e tornare a investire?
6:08 Speaker 3: Lo strumento ci sarebbe, ed è la contrattazione collettiva. L'analisi del riformista ricorda un momento chiave, il protocollo del 23 luglio 1993. Quello del governo Ciampi?
6:16 Speaker 2: Sì,
6:19 Speaker 3: ideato da Ezio Tarantelli. Quel patto servì a bloccare un'inflazione a due cifre, ancorando gli stipendi all'inflazione programmata. Ma è mancato il secondo tempo di quell'accordo, cioè la spinta vera alla produttività.
6:31 Speaker 2: E oggi come si potrebbe replicare?
6:33 Speaker 3: Con milioni di dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale, la via d'uscita proposta dagli economisti è uno scambio rigido. Niente aumenti a pioggia che generano solo altra inflazione.
6:43 Speaker 2: C'è dare soldi solo a chi investe.
6:45 Speaker 3: Esatto. Da una parte le imprese si impegnano in piani certificati di innovazione tecnologica e formazione del personale. Dall'altra, lo Stato garantisce premi di produttività totalmente detassati ai lavoratori.
6:57 Speaker 2: Ma legati ai risultati?
6:58 Speaker 3: Rigidamente legati a risultati misurabili. Incentivi fiscali massicci, ma solo per chi innova i processi per davvero.
7:05 Speaker 2: E questo concetto dell'indovazione forzata ci fa svoltare proprio verso il secondo tema. Perché se noi rischiamo di rimanere bloccati in questo limbo a bassa tecnologia, altrove i capitali corrono a velocità folli.
7:21 Speaker 3: E torniamo all'immagine iniziale, le fabbliche al buio.
7:24 Speaker 2: Le dark factories. Il giornale fa un'analisi su questi stabilimenti automobilistici cinesi. Sono progettati fin dall'inizio per escludere l'umano. Niente luci, niente climatizzazione, nessun turno di riposo. Dalle materie prime all'auto finita fa tutto l'intelligenza artificiale.
7:41 Speaker 3: L'obiettivo non è solo tagliare i costi del personale, ma azzerare il margine di errore in produzioni di altissima precisione.
7:47 Speaker 2: E di fronte a una cosa del genere, le stime sul mercato del lavoro si spaccano, no?
7:52 Speaker 3: Si dividono in due visioni. La prima è quella della sostituzione, centinaia di migliaia di posti a rischio nella manifattura europea. Ma c'è una lettura più sottile che fa Leonardo Becchetti sul Sole 24 Ore.
8:05 Speaker 2: Quella della deflazione qualitativa, che è un termine molto tecnico, ma in realtà spiega benissimo cosa sta per succederci.
8:15 Speaker 3: Sì, Becchetti dice che l'intelligenza artificiale non porterà per forza a una disoccupazione di massa permanente.
8:21 Speaker 2: Spiegamola con lo smartphone, che secondo me è l'esempio perfetto. Dieci anni fa compravi un telefono di fascia alta a un certo prezzo. Oggi, al netto dell'inflazione, paghi più o meno la stessa cifra per uno smartphone nuovo.
8:34 Speaker 3: Ma la qualità è imparagonabile. Fotocamera, processore, servizi. Paghi uguale per un valore immensamente superiore.
8:42 Speaker 2: Ecco, la deflazione qualitativa è questa. E Becchetti suggerisce che l'EI farà lo stesso con i servizi. L'umano non sparisce, ma un'ora del suo lavoro aiutata dagli algoritmi genererà una qualità radicalmente più alta allo stesso costo per l'utente.
9:01 Speaker 3: Ma c'è un rischio enorme in questa generazione di valore. Se lasci fare solo al libero mercato, questi profitti si concentreranno mostrosamente nelle mani di chi possiede gli algoritmi.
9:09 Speaker 2: A discapito di chi ci lavora, ovviamente.
9:11 Speaker 3: Lo dice chiaramente Ferdinand Ulliano della Fimcisl. I sindacati oggi si trovano a dover difendere lavoratori della conoscenza, tipo gli ingegneri informatici, Minacciati da quegli stessi algoritmi che hanno allenato.
9:22 Speaker 2: E la soluzione sindacale qual è?
9:24 Speaker 3: Riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario. E obbligo di formazione continua pagata dalle aziende. Non l'esubero, ma la redistribuzione del tempo.
9:33 Speaker 2: C'è un livello ancora più profondo in tutto questo, che va oltre il lavoro. E riguarda proprio il controllo della società. Sul Corriere della Sera, Asma Malla usa una metafora fortissima per descrivere le big tech.
9:46 Speaker 3: Le definisce il nuovo Leviatano.
9:49 Speaker 2: Sì, richiamando Hobbes. Nel 1651 Hobbes diceva che il Leviatano è lo Stato assoluto. I cittadini cedono libertà in cambio di protezione fisica e ordine. Il
9:59 Speaker 3: contratto sociale,
10:03 Speaker 2: alla base della nostra società. Ecco, Malla dice che quel contratto, oggi, lo stanno riscrivendo le piattaforme. E non chiedono libertà in cambio di sicurezza fisica. Offrono comodità estrema in cambio del controllo sulla nostra percezione della realtà.
10:18 Speaker 3: Attraverso i filtri algoritmici. Non vedono solo pubblicità. Orientano i consumi. Polarizzano il dibattito. Costruiscono l'ambiente dove formiamo le nostre opinioni politiche.
10:27 Speaker 2: E la cosa inquietante è che questo potere immenso è finito fuori dal ricinto democratico. È chiuso dentro architetture digitali opache, dove noi non votiamo.
10:38 Speaker 3: Ed è qui che si combatte la vera guerra fredda di oggi. USA e Cina non litigano per le auto elettriche.
10:44 Speaker 2: Litigano per il dominio cognitivo. i dazi sui microchip, le indagini sui social.
10:50 Speaker 3: Sono colpi di artiglieria pesante. E l'Europa, in mezzo a questo scontro tra titani, ha un ruolo diciamo imbarazzante, di subalternità normativa.
10:59 Speaker 2: Il famoso rapporto Draghi parlava chiaro, no? O investiamo in tecnologia avanzata o diventiamo solo un mercato di consumatori per tecnologie altrui.
11:09 Speaker 3: E le stime dicono che di quel rapporto è stato attuato solo il 15,79%. Niente in pratica.
11:15 Speaker 2: L'Unione Europea ha scelto la strada delle regole.
11:18 Speaker 3: Pensiamo di domai il viatano americano o cinese mettendo normative severissime su privacy e AI, che dal punto di vista etico sono eccellenti, per carità.
11:28 Speaker 2: Sì, ma la geopolitica non si fa solo con le sanzioni. Se non hai un'industria tua, un tuo campione tecnologico, le regole non cambiano i rapporti di forza
11:40 Speaker 3: Regolamentiamo un'industria che non possediamo per proteggere un mercato del lavoro che... e qui andiamo al terzo punto, sta letteralmente sparendo per ragioni anagrafiche.
11:49 Speaker 2: I dati del Ministero della Salute, ripresi da Repubblica, sono un bollettino di guerra. Nel 2025 le nascite in Italia sono scese a 355.000.
11:57 Speaker 2: 15.000
11:59 Speaker 3: culle vuote in meno in un anno solo.
12:03 Speaker 2: L'età media del primo parto sfiora i 33 anni. E il dato cruciale è che oltre il 38% delle neomadri non ha un'occupazione.
12:12 Speaker 3: E questo smonta la ritorica del cambiamento culturale.
12:15 Speaker 2: Ma certo, è un tracollo materiale. Precariato, il costo delle case di cui parlavamo prima e zero asili nido. Non è che la gente non vuole fare figli, è che non se lo può permettere.
12:27 Speaker 3: E questo crollo interno diventa pura geopolitica, come analizza l'ambasciatore Ettore Sequi sulla stampa.
12:33 Speaker 2: Lui usa un'immagine molto dura.
12:35 Speaker 3: L'Europa sta diventando una splendida, ricca e fragile casa di riposo. che si affaccia sul Mediterraneo, oltre il quale c'è il grande asilo africano.
12:44 Speaker 2: Un continente in piena esplosione demografica.
12:47 Speaker 3: Questa asimmetria ci dice una cosa chiara. L'immigrazione non è e non sarà mai un'emergenza passeggera. È un fattore strutturale dei prossimi 50 anni.
12:55 Speaker 2: E capisco benissimo la logica economica. Ci servono giovani per le pensioni e l'industria. Però caliamoci nella realtà politica. Perché il riflesso istintivo dei governi europei, da Ceuta in poi, è chiudere tutto.
13:08 Speaker 3: Alzare i muri.
13:10 Speaker 2: Ma come lo spieghi a un cittadino impoverito dall'inflazione, che fatica ad arrivare a fine mese, che la soluzione economica è accogliere i migranti in modo strutturale?
13:19 Speaker 3: È la contraddizione politica perfetta. Chiudere la casa di riposo, economicamente parlando, accelera solo il nostro declino. Non ci sarà più nessuno a far funzionare l'agricoltura o la sanità.
13:30 Speaker 2: Però c'è un però. E lo spiega Linda Laura Sabbadini sempre su Repubblica.
13:34 Speaker 3: Importare forza lavoro senza gestire l'impatto sociale è dinamite. Trattare l'immigrazione con demagogia o lasciandola alla burocrazia significa creare marginalizzazione.
13:44 Speaker 2: Soprattutto tra i minori stranieri o i giovani delle periferie.
13:48 Speaker 3: E quando crei questa emarginazione ai bordi di una società ricca non ottieni solo microcriminalità. Ottieni un vuoto identitario feroce.
13:54 Speaker 2: E in quel vuoto si infila la radicalizzazione. Gici pronti. dai reclutatori jihadisti ai forum del suprematismo europeo. La dinamica psicologica è identica.
14:05 Speaker 3: A un ragazzo invisibile non offrono un lavoro precario. Offrono una visione in bianco e nero dove lui è l'eroe o il guerriero prescelto.
14:12 Speaker 2: E i social network, ecco che tornano gli algoritmi, accelerano questo processo. Monetizzano la rabbia e spingono il fanatismo azzerando la complessità.
14:21 Speaker 3: La democrazia non si salva solo arrestando i fanatici o chiudendo i canali Telegram. Quelle sono pezze. La democrazia sopravvive se offre una promessa materiale e credibile. Serve integrazione civica basata sui valori costituzionali.
14:34 Speaker 2: Ma qui sbattiamo contro l'incompiutezza dell'Europa.
14:37 Speaker 3: L'Europa è troppo interconnessa economicamente per agire a livello di singoli stati, ma è troppo frammentata politicamente.
14:43 Speaker 2: Finché c'è la regola dell'unanimità, insomma. Finché uno Stato può ammettere un veto sulla politica estera solo per prendere uno zero virgola nei sondaggi interni.
14:52 Speaker 3: Non saremo mai una potenza strategica, solo un mercato unico incapace di proiettare sicurezza.
14:58 Speaker 2: Tiriamo le fila di questa analisi. Siamo partiti da un'economia gonfiata dalla finanza, che asfissia i salari dell'economia reale. Abbiamo visto le fabbriche buie asiatiche e un leviatano tecnologico che scavalca la democrazia.
15:12 Speaker 3: E in mezzo un'Europa vecchia, bloccata dai propri veti, che fatica a trovare un equilibrio tra chiusura e integrazione.
15:19 Speaker 2: E vi lasciamo proprio con una riflessione che unisce queste due forze enormi, la tecnologia e la demografia. Ed è il vero nodo dei prossimi anni.
15:28 Speaker 3: Immaginiamo che queste dark factories arrivino a regime sfornando prodotti perfetti a ciclo continuo e a costo zero, visto che non usano umani. Nel frattempo l'Europa diventa sempre più anziana e i salari continuano a scendere per la bassa produttività.
15:43 Speaker 2: La domanda è brutale.
15:45 Speaker 3: Chi è? che materialmente avrà i soldi in tasca per comprare i prodotti sfornati da quei robot. È un cortocircuito logico su cui il nostro modello economico dovrà fare conti molto molto presto.
15:57 Speaker 2: Cercate due pagine sulla vostra app di ascolto preferita, seguite il profilo per non perdere le nostre analisi e lasciateci 5 stelle. A domani.
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