Falsa etica AI e medici in fuga | Mar 15 set
Informazioni su questo episodio
Petrolio oltre i 100 dollari, sanzioni europee a rischio e fuga dei cervelli: quanto è fragile il sistema globale?In questo episodio analizziamo una giornata segnata da tensioni geopolitiche, instabilità energetica e nuove sfide tecnologiche, in un mondo in cui gli equilibri economici e politici sembrano diventare sempre più difficili da mantenere.
Partiamo dai mercati dell’energia, dove il prezzo del petrolio Brent supera la soglia dei 100 dollari al barile e il gas europeo resta sopra gli 83 euro per megawattora. Le tensioni nello Stretto di Hormuz e nel Mar Rosso alimentano l’incertezza sulle rotte commerciali e sulle forniture energetiche, mentre la guerra tra Russia e Ucraina continua a minacciare la sicurezza delle infrastrutture e la stabilità dei mercati.
Ci spostiamo poi in Europa, dove il rinnovo delle sanzioni contro la Russia si scontra con il caso Alisher Usmanov e con le divisioni tra gli Stati membri. Il rischio di una proroga soltanto temporanea riapre una questione fondamentale: quanto è solido il fronte europeo quando gli interessi nazionali entrano in conflitto con le strategie comuni?
Analizziamo inoltre le nuove dinamiche geopolitiche nel Regno Unito, le spinte indipendentiste di Scozia, Galles e Irlanda del Nord e la proposta di un’alleanza strategica tra Canada e Unione Europea su difesa, intelligenza artificiale e materie prime. Anche l’Artico diventa un terreno sempre più importante per le rotte commerciali e l’accesso alle risorse critiche.
Sul fronte tecnologico, l’intelligenza artificiale si trova al centro di una partita sempre più delicata tra sicurezza, regolamentazione e dominio industriale. Mentre le Nazioni Unite discutono dei rischi che l’IA potrebbe rappresentare per la stabilità politica e democratica, gli Stati Uniti difendono il primato tecnologico e la Cina rafforza il controllo politico sul settore.
Ma quanto costa davvero questa corsa all’intelligenza artificiale? Gli enormi investimenti necessari per sviluppare i modelli più avanzati, costruire data center e mantenere l’infrastruttura tecnologica sollevano interrogativi sulla sostenibilità finanziaria del settore e sulla dipendenza europea dalle piattaforme americane.
In Italia, intanto, il dibattito sul deficit e sulla prossima legge di Bilancio si intreccia con una delle emergenze più profonde del Paese: la perdita di capitale umano. I dati sulla fuga dei giovani qualificati raccontano un’Italia che fatica a trattenere i propri talenti, mentre il costo economico dell’emigrazione raggiunge livelli sempre più preoccupanti.
Parleremo anche di riforma elettorale, Superbonus, sicurezza energetica, politiche per il rientro degli italiani dall’estero e delle condizioni necessarie per rendere il Paese più competitivo: salari adeguati, meritocrazia, opportunità professionali e migliore conciliazione tra vita e lavoro.
Chiudiamo con uno sguardo su ambiente, diritti umani e cultura: dagli effetti delle politiche ambientali statunitensi allo scioglimento dei ghiacciai himalayani, dalle tensioni in Cisgiordania alle vicende che hanno segnato la giornata internazionale.
Un episodio per capire come energia, tecnologia, sanzioni, capitale umano e crisi geopolitiche siano parte di un unico sistema interconnesso — e perché le scelte compiute oggi potrebbero determinare la stabilità economica e politica di domani.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine. La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di
0:03 Speaker 3: fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, oggi partiamo da tre nodi che apparentemente non c'entrano nulla l'uno con l'altro, ma che in realtà seguono una logica ferrea. Primo tema, la corsa globale all'intelligenza artificiale. Vediamo perché Stati Uniti e Cina respingono in blocco qualsiasi regola. E come, insomma, le big tech stiano usando la scusa dell'etica per mascherare enormi problemi di bilancio. Mentre l'Europa
0:34 Speaker 3: come al solito, paga
0:37 Speaker 2: il conto e resta a guardare. Esatto. Secondo tema, livergia usata come arma, petrolio stabilmente oltre i 100 dollari, la falsa tregua tra Russia e Ucraina e soprattutto il mercato europeo delle sanzioni, che ormai è diventato un bazar. Terzo punto, il cortocircuito tutto italiano. Da una parte bruciamo 159 miliardi di euro in una fuga di cervelli senza precedenti e dall'altra abbiamo una sanità pubblica che crolla perché, beh, mancano i medici.
1:05 Speaker 3: Direi di partire subito dai dati sull'intelligenza artificiale. Oggi ci sono report incrociati della stampa, del New York Times e della Reuters che, francamente, smontano tutta la narrativa degli ultimi mesi. Cioè, il dibattito pubblico è pieno di appelli per una moratoria sull'AI, giusto?
1:22 Speaker 2: Sì, i famosi rischi esistenziali per l'umanità, le lettere aperte per fermare lo sviluppo.
1:27 Speaker 3: Esatto, lettere che però non hanno alcun peso reale. La realtà, carte alla mano, è che non esiste nessuna pausa, nessuno sta frenando. C'è una frattura totale tra quello che le aziende dicono in pubblico e le vere azioni dei governi. E
1:43 Speaker 2: la posizione americana su questo, diciamo, ha perso ogni ambiguità. La stampa riporta oggi un intervento diretto di Donald Trump sul suo social, Truff. Non ci sono sfumature. Ha definito la richiesta di mettere regole all'AI una malata cospirazione.
1:59 Speaker 3: Ha usato proprio queste parole.
2:01 Speaker 2: Testuali. Ha detto che è una bufala e che l'unico paese a trarne vantaggio sarebbe la Cina. Per lui la questione è semplice. Le IAI è una galina dalle uova d'oro e l'unico freno di emergenza, l'unico guardrail necessario è avere, cito, un presidente forte alla Casa Bianca.
2:17 Speaker 3: Quindi la logica è pura competizione geopolitica? La tecnologia è un'arma economica e militare, punto. Non metti catene al tuo vantaggio competitivo.
2:26 Speaker 2: Nessuna catena. Ma la cosa interessante emerge analizzando la prospettiva cinese. Documenti del Ministero degli Esteri di Pechino e gli editoriali del Global Times fanno vedere una lettura speculare. Per Pechino questo improvviso allarmismo americano, questa fretta di creare regole globali condivise, è solo una tattica da guerra fredda.
2:46 Speaker 3: Cioè dicono che gli Stati Uniti vogliono imporre standard normativi per mantenere il controllo.
2:52 Speaker 2: Esatto. Secondo i cinesi l'Occidente non vuole salvare l'umanità dall'estinzione, ma vuole dominare la governance del settore e insomma rallentare lo sviluppo dei modelli linguistici di Pechino. Ma c'è un documento citato nelle fonti che fa cadere tutto il castello di carte del rischio esistenziale occidentale.
3:08 Speaker 3: Ti riferisci all'analisi pubblicata su China Cyberspace, giusto?
3:12 Speaker 2: Proprio quella, a firma di Chen Yixin,
3:14 Speaker 3: che è il responsabile della sicurezza di stato in Cina. E lui lì elenca i veri rischi sistemici dell'intelligenza artificiale per Pechino. E guarda caso, l'estensione umana o le macchine che prendono il controllo stile Terminator non sono minimamente citate.
3:32 Speaker 2: Zero assoluto. Per loro l'apocalisse robotica è solo filosofia americana. I rischi concreti messi nero su bianco sono altri tre.
3:41 Speaker 3: Il primo è la minaccia alla stabilità politica del Partito Comunista.
3:45 Speaker 2: Certo.
3:45 Speaker 3: Il secondo è la sicurezza istituzionale. E il terzo sono le campagne di disinformazione e i cyberattacchi automatizzati.
3:53 Speaker 2: Quindi il vero terrore di Pechino non è che la macchina distrugga il mondo. È che la macchina generi contenuti sfuggendo la censura di Stato.
4:01 Speaker 3: Il problema è il controllo sociale. Sempre. Se tu addestri un modello linguistico su dati liberi, non filtrati, questo potrebbe dare risposte contrarie alla linea del partito. Questo per loro è il rischio esistenziale. Perdere il monopolio assoluto sull'informazione.
4:19 Speaker 2: Quindi ricapitolando. Da una parte hai gli Stati Uniti che non vogliono regole per non frenare l'economia. Dall'altra la Cina che teme l'AI solo se minaccia la stabilità del regime. La paura della fine dell'umanità sbandierata al congresso americano è un paravento.
4:34 Speaker 3: Un paravento perfetto, che ci collega all'analisi proposta da Il Foglio e dalla BBC. Un'analisi che smonta l'approccio delle big tech, spostando il focus dalla filosofia ai bilanci puri e semplici. I bilanci di aziende come OpenAI o Antropic. Esatto. Sam Altman e Dario Amodei, i capi di queste due aziende, passano la vita nei parlamenti di Mezzomondo a chiedere ai governi di intervenire. Chiedono, cioè, di mettere freni. Licenze statali, regole severissime per poter sviluppare i modelli di nuova generazione.
5:10 Speaker 2: Che di base è un cortocircuito logico enorme. Perché un'azienda che è in vantaggio su tutti i concorrenti dovrebbe andare dai politici a implorare che le vengano imposti limiti e burocrazia.
5:20 Speaker 3: Perché dietro l'etica c'è un buco nero finanziario. I costi per sviluppare le AI di frontiera oggi sono semplicemente insostenibili. E i numeri di OpenAI previsti per il 2025 parlano chiaro.
5:34 Speaker 2: Sì, i numeri riportati fanno spavento. Nel 2025 si stima che OpenAI incassera qualcosa come 13 miliardi di dollari.
5:43 Speaker 3: Che è una cifra mostruosa.
5:44 Speaker 2: Assolutamente. Il problema sono i costi. I costi previsti per lo stesso anno sono 34 miliardi. E di questi 34, ben 19 miliardi sono spesi esclusivamente in ricerca e sviluppo.
5:56 Speaker 3: 19 miliardi bruciati in un anno solo per addestrare i modelli successivi.
6:03 Speaker 2: È più del bilancio per l'innovazione di svariati Stati europei messi insieme. E non è un caso isolato, eh? X. AI, di Elon Musk, nel primo trimestre del 2026 ha fatturato 818 milioni di dollari.
6:16 Speaker 3: Ma ne ha spesi 2,4 miliardi in ricerca e sviluppo, esatto.
6:21 Speaker 2: Praticamente bruciano cassa a una velocità incompatibile con la normale logica aziendale. anche per chi ha alle spalle capitali infiniti.
6:28 Speaker 3: Perché l'infrastruttura fisica costa. Quei 19 miliardi non vanno in stipendi per i programmatori. Servono per comprare potenze di calcolo enormi, decine di migliaia di chip, server, l'energia per raffreddarli H24. Ok
6:43 Speaker 2: ma la domanda resta. Se i bilanci stanno esplodendo, se sei in rosso per decine di miliardi, in che modo chiedere al governo regole severissime sulla sicurezza ti aiuta a salvarti? Sembra un suicidio
6:57 Speaker 3: Non lo è, ed è il meccanismo che ha spiegato anche il senatore americano J. D. Vance. Si tratta di innalzare artificialmente le barriere all'ingresso. È una strategia. In
7:08 Speaker 2: che senso
7:08 Speaker 3: Immagina che queste aziende stiano correndo a 300 all'ora in Formula 1, ma hanno quasi finito la benzina. Sanno che se la corsa continua così, prima o poi arriverà da dietro qualcuno con il serbatoio pieno e li supererà. O magari andranno a sbattere per aver esaurito i fondi.
7:24 Speaker 2: Quindi cosa fanno?
7:25 Speaker 3: Chiedano alla direzione gara di imporre dei limiti di velocità rigorosi. Per tutti.
7:29 Speaker 2: Esatto. Con la scusa della sicurezza.
7:31 Speaker 3: Se il governo impone standard altissimi, revisioni estenuanti e licenze costose, costringono l'intera industria a rallentare.
7:39 Speaker 2: Fermare tutti legalmente salva chi sta esaurendo il capitale
7:44 Speaker 3: Perfetto. Chi è in testa può fermarsi, consolidare il prodotto, iniziare a venderlo sul serio e senza l'ansia di dover lanciare una versione nuova ogni mese solo per non farsi superare dalle start- up open source.
7:56 Speaker 2: L'esempio del ponte di titanio che facevamo prima di registrare, insomma, è come se OpenAI andasse dal governo a chiedere che, per la sicurezza dei cittadini, tutti i ponti d'ora in poi debbano essere costruiti solo in titanio.
8:09 Speaker 3: Argomentazione inattaccabile, ma guarda caso loro sono gli unici ad avere i soldi per comprare il titanio. Tutte le altre aziende, le start- up o le università che usavano l'acciaio vengono tagliate fuori dal mercato per legge.
8:23 Speaker 2: Quindi la regolamentazione etica diventa lo strumento per trasformare un vantaggio tecnologico temporaneo in un monopolio garantito per legge.
8:30 Speaker 3: Sì, ed è una dinamica da cui l'Europa è completamente, drammaticamente tagliata fuori. Il quotidiano MF oggi riporta un intervento di Christine Lagarde, la presidente della BCE, a Vienna. E i numeri che ha snocciolato delineano un declino passivo totale per il nostro continente.
8:49 Speaker 2: I dati mostrano che noi europei stiamo letteralmente finanziando la tecnologia americana, che ci sta marginalizzando. Ci sono 440 miliardi di euro di risparmi delle famiglie dell'area euro che sono attualmente investiti in società tecnologiche americane.
9:04 Speaker 3: E il divario sulla capacità di calcolo è imbarazzante. Gli Stati Uniti oggi possiedono il 75% della capacità di calcolo globale per le AI.
9:14 Speaker 2: E l'Europa?
9:15 Speaker 3: Il 5%.
9:16 Speaker 2: 5%.
9:17 Speaker 3: Sì, e si vede dai risultati. L'anno scorso, guardando ai modelli di intelligenza artificiale creati, ne abbiamo avuti 59 negli Stati Uniti, 35 in Cina e in Europa?
9:30 Speaker 2: Uno in Francia e uno nel Regno Unito. Il punto che fa la Lagarde, però, non è sull'orgoglio nazionale. È sulla pura sopravvivenza macroeconomica. L'Europa affronta un calo demografico irreversibile. Meno persone che lavorano significa meno tasse per pagare le pensioni e la sanità. Quindi l'adozione delle AI ci servirebbe come l'aria. Hanno calcolato che aumenterebbe la produttività dell'unione del 4% in 10 anni.
9:56 Speaker 3: Le macchine dovrebbero compensare la mancanza di lavoratori. Il problema è l'infrastruttura. Visto che non l'abbiamo, dovremmo affittarla. L'Europa si preparerà a emettere debito comune, quindi roba costosa, per finanziare la transizione digitale. Ma quei soldi andranno direttamente nelle casse degli hyperscaler americani.
10:14 Speaker 2: Che per chiarezza sono le aziende che possiedono le infrastrutture cloud.
10:18 Speaker 3: Amazon, Microsoft, Google, esatto. L'anno scorso hanno emesso oltre 100 miliardi di dollari in obbligazioni per espandere i loro data center. E noi stiamo prendendo in prestito denaro per comprare servizi da loro. È un drenaggio di ricchezza continuo.
10:34 Speaker 2: Quindi o mettiamo regole restrittive sui dati per difenderci, rallentando la nostra produttività e affondando con la demografia, oppure usiamo le AI e accettiamo di dipendere totalmente dagli Stati Uniti.
10:46 Speaker 3: La Lagarde propone delle soluzioni, parla di sviluppare modelli locali, come la francese Mistral, e di convogliare i 1.400 miliardi di risparmi europei nel nostro mercato dei capitali. Ma soprattutto suggerisce di copiare il modello olandese, quello di ASML.
11:01 Speaker 2: L'azienda dei microchip.
11:03 Speaker 3: Esatto. Non potremmo competere sui grandi data center, ma possiamo diventare il collo di bottiglia indispensabile nella catena di fornitura globale, proprio come ASML con i suoi macchinari per la litografia estrema. Senza di loro, la filiera americana e cinese si blocca. L'Europa dovrebbe puntare a quel livello di insostituibilità.
11:25 Speaker 2: Che ci porta diretti al secondo blocco della rassegna di oggi. Perché quando dipendi dall'estero, che sia per i microchip o per l'energia, sei ostaggio della geopolitica. Il Sole 24 Ore, il Corriere della Sera e Al Jazeera ci mostrano un mercato energetico sotto pressione. I numeri di oggi. Il petrolio Brent ha superato i 100 dollari al barile.
11:45 Speaker 3: E il gas europeo è stabilmente sopra gli 83 euro al megavattora. Non è speculazione quotidiana. I mercati stanno prezzando un rischio strutturale sulle tratte logistiche.
11:57 Speaker 2: Stretto di Hormuz da una parte, Bab el- Mandeb dall'altra, con gli attacchi degli UTI.
12:01 Speaker 3: Esatto. Se il transito non è sicuro, i costi di assicurazione schizzano alle stelle, le navi devono fare il giro dell'Africa e il mercato incorpora tutto questo direttamente nel prezzo alla pompa.
12:13 Speaker 2: E gli effetti si abbattono in modo grottesco sulle economie più fragili. Il reportage di Al- Jazeera sulla Siria è illuminante. Facciamo il punto. Il regime di Bashar al- Assad è caduto. C'è un nuovo governo guidato da Ahmed al- Sara e a dicembre 2024 hanno ottenuto il loro più grande successo diplomatico.
12:31 Speaker 3: La fine delle sanzioni internazionali, sì.
12:33 Speaker 2: Che avevano venduto ai cittadini come l'inizio della rinascita. Niente più isolamento, arrivano gli investimenti, invece in questo momento le città siriane sono in rivolta.
12:42 Speaker 3: Proteste violente contro il nuovo governo.
12:45 Speaker 2: Proteste per i prezzi. Il governo al- Sara ha dovuto aumentare il gasolio del 40%, la benzina del 25% e il gas da cucina del 9%.
12:54 Speaker 3: È il cortocircuito di cui parlavamo. Sotto sanzioni, l'economia siriana era un'economia chiusa, di guerra. Funzionava malissimo, in povertà, ma era sigillata. I prezzi erano decisi dallo Stato, con sussidi enormi, totalmente scollegati dai mercati internazionali.
13:12 Speaker 2: E nel momento in cui togli le sanzioni?
13:14 Speaker 3: La barriera crolla. La Siria si ritrova di colpo nel mercato globale, proprio nel momento in cui il petrolio sta a 100 dollari. E non hanno riserve di valuta estera per assorbire il colpo. Non esportano nulla.
13:27 Speaker 2: Praticamente, togliere le sanzioni non ha importato capitali in Siria, ha importato l'inflazione di Londra e Wall Street, in un paese dove 9 persone su 10 vivono sotto la soglia di povertà. Lo Stato non ha più soldi per sussidiare l'energia e i prezzi reali esplodono.
13:44 Speaker 3: E parlando di energia e guerra, domani Repubblica e Il Foglio analizzano le ultime mosse intorno all'Ucraina, soprattutto le dichiarazioni di Donald Trump che su Truth aveva annunciato un accordo imminente tra Russia e Ucraina per sospendere gli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche.
14:07 Speaker 2: Una tregua energetica in vista dell'inverno. Peccato che sia un accordo fantasma. Le fonti incrociate smentiscono tutto. La tregua esiste solo nella testa, o meglio, nella campagna elettorale, di Trump. Zelensky è stato chiarissimo.
14:21 Speaker 3: Ha detto che Kiev smetterà di colpire oltre confine solo se ci saranno garanzie scritte e vincolanti degli alleati che Mosca farà altrettanto. E Mosca, da parte sua, non ha la minima intenzione di garantire nulla sulla rete ucraina.
14:36 Speaker 2: I russi hanno detto che sono disposti a incassare il fatto che gli ucraini non colpiscano più le loro raffinerie. ma non promettono di risparmare le centrali elettriche ucraine.
14:44 Speaker 3: Perché gli obiettivi dal punto di vista tattico sono completamente diversi. Quando l'Ucraina colpisce una raffineria russa con i droni, sta facendo un attacco economico. Vuole togliere carburante ai carri armati russi e tagliare i ricavi delle esportazioni che finanziano la guerra.
15:01 Speaker 2: Quando la Russia lancia missili sulle infrastrutture ucraine, invece, l'obiettivo non è logistico.
15:06 Speaker 3: No, è puramente sociale e umanitario. La Russia bombarda le centrali termiche, la rete elettrica e ultimamente anche le singole stazioni di servizio dentro Kiev, perché vuole lasciare milioni di civili senza l'iscaldamento e luce durante l'inverno
15:23 Speaker 2: Puntano al collasso sociale interno dell'Ucraina
15:24 Speaker 3: Esatto. Vogliono massimizzare la sofferenza dei civili per spingere il governo a cedere. Firmare un accordo su questo significherebbe rinunciare alla loro leva negoziale più forte in questo momento. Per questo la tregua non esiste.
15:38 Speaker 2: Mentre in Ucraina piovono i misferici o le reti elettriche, a Bruxelles stiamo assistendo al crollo dell'architettura delle sanzioni europee. E qui passiamo alle analisi del Foglio e del Financial Times, che descrivono una situazione che definire imbarazzante è poco. Il mercato delle
15:53 Speaker 3: sanzioni.
15:56 Speaker 2: Parliamo del pacchetto di sanzioni europee contro quasi 3.000 società individui russi. Per mantenerle in vigore serve il rinnovo periodico con il voto unanime degli ambacciatori dei 27 stati membri. Ebbene, il voto è fallito.
16:08 Speaker 3: Hanno dovuto fare una proroga tecnica ridicola di una sola settimana. Ma la cosa grave non è il ritardo tecnico, è il motivo del blocco. Non c'è nessuna valutazione sull'efficacia delle sanzioni. È tutto basato su veti nazionali usati come ricatti diplomatici.
16:26 Speaker 2: I responsabili del blocco sono Slovacchia e Lussemburgo. Il Lussemburgo, nello specifico, sta ricattando l'Unione Europea perché vuole togliere dalla lista nera un oligarca russo preciso, Mikhail Friedman. E
16:39 Speaker 3: perché proprio lui?
16:41 Speaker 2: Non per ideologia, ma perché Friedman ha fatto causa a Lussemburgo per 15 miliardi di euro, a causa del congelamento dei suoi beni. Quindi il governo lussemburghese usa il veto europeo per risolvere una sua grana giudiziaria interna. Se l'Europa toglie le sanzioni a Friedman, la causa decade.
16:58 Speaker 3: È uno scambio commerciale, puro e semplice.
17:01 Speaker 2: Ma il capolavoro assoluto, secondo il Financial Times, lo fa la Francia. Parigi si è messa d'accordo con la Slovacchia per chiedere la rimozione dalle sanzioni di un altro oligarca russo, Alisher Usmanov.
17:13 Speaker 3: Usmanov, certo. E la Francia non ha alcun interesse commerciale diretto con Usmanov. Il punto è che Usmanov è legatissimo al presidente dell'Azerbaijan. E la Francia ha dei suoi cittadini detenuti nelle prigioni di Baku.
17:30 Speaker 2: Ah, quindi Parigi dice io tolgo le sanzioni europee all'amico del presidente Azzero e tu in cambio mi liberi i prigionieri francesi
17:38 Speaker 3: Esattamente. È un souk. La politica estera dell'Unione Europea è ostaggio dei mercanteggiamenti dei singoli stati. Lo Stato A blocca le sanzioni per non pagare una multa. Lo Stato B usa l'oligarca per fare uno scambio di prigionieri.
17:55 Speaker 2: La conseguenza, come sottolinea il Financial Times, è che l'intero pacchetto sanzionatorio perde ogni credibilità. Mosca guarda Bruxelles e vede un sistema dove chiunque abbia un minimo di potere di veto è pronto a vendere e deroga il miglior offerente. Che deterrente è?
18:09 Speaker 3: Nessuno, infatti. È lo svuotamento istituzionale dall'interno.
18:14 Speaker 2: E parlando di svuotamento istituzionale, veniamo al terzo blocco, quello dedicato all'Italia, che condivide proprio questo schema di incapacità nel gestire le proprie risorse. L'Eco di Bergamo analizza oggi il rapporto congiunto del CNL e di Refricerche sulla fuga dei giovani all'estero. E i numeri fanno impressione. Dal 2011 al 2024 l'Italia ha perso 441.000 giovani tra i 18 e i 34 anni.
18:41 Speaker 3: E il trend non accenna a diminuire. Solo nel 2024 il saldo è negativo per 61.000 persone. Ma il vero termometro della situazione è l'indice sintetico dei flussi migratori.
18:53 Speaker 2: Quello che calcola la capacità di attrazione del nostro paese.
18:56 Speaker 3: Esatto. L'indice ci dice che per ogni giovane proveniente da un paese avanzato che decide di venire a lavorare in Italia, ce ne sono 14 e mezzo che fanno la valigia e se ne vanno. Non è mobilità internazionale, è un esodo a senso unico.
19:10 Speaker 2: E c'è un costo economico precisissimo associato a questo esodo. 159,5 miliardi di euro bruciati.
19:18 Speaker 3: Soldi che i ragazzi si portano via nel portafoglio. È la distruzione del capitale umano.
19:24 Speaker 2: Cioè il costo della loro formazione.
19:26 Speaker 3: Lo Stato e le famiglie investono per 20 anni in sanità pediatrica, scuole, università, specializzazioni. Nel momento esatto in cui quella persona dovrebbe entrare nel mondo del lavoro, produrre innovazione, pagare le tasse, se ne va assolutamente. E paesi come Germania o Regno Unito si prendono un lavoratore già formato, gratis.
19:47 Speaker 2: Noi paghiamo i costi e loro incassano i benefici. Ma la vera domanda è perché se ne vanno? I ricercatori l'hanno chiesto direttamente a chi è spatriato. Cosa vi riporterebbe in Italia? E qui crolla la solita scusa del non c'è lavoro.
20:01 Speaker 3: Non è la quantità
20:04 Speaker 2: di lavoro il problema, è la qualità. L' 88 % di questi ragazzi ha risposto che tornerebbe solo se gli venissero offerte mansioni adeguate al proprio profilo. L' 83 % chiede stipendi allineati alle altre economie europee e il 79% esige meritocrazia nei percorsi di carriera.
20:20 Speaker 3: Questi tre dati descrivono un mercato del lavoro patologico. In Italia il sistema produttivo cerca mano d'opera a basso costo e basso valore aggiunto. Se tu sei un laureato iper specializzato, in Italia ti offrono un contratto precario per fare fotocopie o mansioni inferiori alle tue competenze, pagato pochissimo, in aziende dove per fare carriera conta l'anzianità o le amicizie.
20:44 Speaker 2: Quindi i 441.000 che se ne vanno non sono capricciosi? Stanno solo rispondendo in modo razionale a un mercato che non valorizza in alcun modo il loro percorso di studi.
20:54 Speaker 3: Esattamente. E questo sistema, incapace di attrarre e trattenere talenti, si riflette in modo lampante su un'altra infrastruttura italiana al collasso, la sanità. Will Media e Conquiste del Lavoro documentano uno sciopero che è lo specchio perfetto di questa crisi.
21:11 Speaker 2: Lo sciopero del sindacato Medici Italiani, che rappresenta il 9% dei medici di famiglia. scioperano contro l'obbligo di fare sei ore a settimana di servizio all'interno delle nuove case di comunità.
21:21 Speaker 3: Per capire perché scioperano, bisogna guardare i fondi del PNRR. Lo Stato italiano ha preso i fondi europei e ha deciso di costruire queste case di comunità che dovrebbero essere delle cliniche diffuse sul territorio per alleggerire il pronto soccorso. Il piano è costruiamo i muri, compriamo i macchinari e i cittadini vanno lì.
21:42 Speaker 2: Tutto bellissimo. Ma le strutture senza medici sono scatole vuote. E i medici in Italia non ci sono più. I dati dal 2019 al 2024 mostrano un calo del 14% dei medici di base. Ad oggi ne mancano 6.000. E
21:59 Speaker 3: il vero disastro è dietro l'angolo. Entro il 2028, tra quattro anni, andranno in pensione altri 8.000 medici. L'emorragia non ha argini.
22:09 Speaker 2: E invece di chiedersi come far tornare i medici dall'estero, lo Stato che fa? cerca di tappare i buchi forzando la mano a quelli che sono rimasti.
22:16 Speaker 3: È un problema contrattuale, strutturale. Le case di comunità hanno bisogno di personale per coprire i turni, le notti e i festivi. Per farlo, lo Stato ha bisogno che i medici siano dipendenti pubblici a tutti gli effetti, che prendano ordini su dove e quando lavorare.
22:32 Speaker 2: Ma i medici di famiglia italiani sono liberi professionisti convenzionati.
22:36 Speaker 3: Esatto. Hanno il loro studio, gestiscono i loro orari, hanno un rapporto diretto con i pazienti. E ovviamente rifiutano di essere trasformati in dipendenti tappabuchi per strutture regionali o esterne.
22:49 Speaker 2: Anche perché sono già sommersi di lavoro, tra burocrazia e pazienti in eccesso. Ma la logica amministrativa è assurda. Invece di rendere la professione attrattiva per i nuovi specializzandi, provano a spremere chi è già al limite per riempire i turni di edifici nuovi di zecca che altrimenti rimarrebbero vuoti.
23:07 Speaker 3: E rimarranno cattedrali nel deserto. Hanno finanziato i mattoni, ma si sono dimenticati di pianificare la forza lavoro.
23:15 Speaker 2: A proposito di pianificazione, l'ultimo punto sull'Italia riguarda propri numeri del bilancio statale. Il giornale e i suole 24 ore raccontano l'attesa del governo Meloni per la revisione del PIL nominale da parte dell'Istat.
23:27 Speaker 3: Un'attesa contabile, sì.
23:29 Speaker 2: Le stime lo danno al 3,07%.
23:32 Speaker 3: Che sembra una differenza irrisoria, quel 0,07%, ma per Bruxelles cambia tutto.
23:38 Speaker 2: Cambia tutto, sì, ma non nel modo in cui lo racconta a volte la politica. Se scendi sotto il 3% non è che all'improvviso hai un tesoretto libero da distribuire in bonus o mance elettorali. Però si attiva una clausola di salvaguardia europea.
23:51 Speaker 3: La clausola permette all'Italia di scorporare dal calcolo dei vincoli di spesa alcuni investimenti strategici ben precisi. Nello specifico, lo 0,9% del PIL se va in difesa e lo 0,6% se va in sicurezza energetica. Parliamo di un totale di 36 miliardi di euro che... Insomma, non peserebbero sul deficit rilevante per le sanzioni europee.
24:14 Speaker 2: E qui interviene il ministro dell'economia, Giorgetti. Ha dovuto tracciare una linea netta, perché qualcuno magari sperava di usare quei fondi della sicurezza energetica per abbassare le accise sulla benzina o tagliare le bollette.
24:29 Speaker 3: E invece Giorgetti ha spiegato che i soldi europei funzionano in un altro modo. Bruxelles ti fa scorporare quelle spese solo se creano investimenti strutturali a lungo termine.
24:39 Speaker 2: Non per drogare i consumi.
24:41 Speaker 3: Esatto. Niente aiuti in bolletta. Quei soldi devono finanziare infrastrutture, reti di distribuzione, grandi progetti di efficienza energetica. L'Europa vuole che spendiamo per ridurre la dipendenza energetica del Paese, non per sussidiare il costo della benzina per i prossimi tre mesi.
24:57 Speaker 2: E sul fronte del lavoro c'è un'altra questione tecnica, riportata dal Sole 24 Ore, che però dà un segnale positivo di continuità. Il programma GOL.
25:06 Speaker 3: Garanzia di occupabilità dei lavoratori.
25:08 Speaker 2: Quello, Isenatto. Un programma di politiche attive finanziato dal PNRR per la formazione dei disoccupati. A marzo 2026 avrà già raggiunto l'obiettivo di 3 milioni di beneficiari e le regioni hanno deciso di estenderlo fino alla fine del 2027
25:24 Speaker 3: Usando i risparmi accumulati e i fondi strutturali europei, il Fondo Sociale Europeo Plus.
25:30 Speaker 2: Perché è rilevante questa mossa burocratica?
25:32 Speaker 3: Perché finalmente vediamo le amministrazioni locali sganciarsi dalla logica emergenziale delle recovery plan. Invece di far morire un programma quando finiscono i soldi di un bando specifico, stanno imparando a mettere a sistema le risorse, creando una vera politica attiva del lavoro che va oltre le scadenze del post- Covid.
25:50 Speaker 2: Chiaro. Passiamo all'ultimo blocco. Un giro velocissimo sulle notizie internazionali flash. E, guarda caso, lo schema è sempre lo stesso. Chi ha il potere chiude le porte. L'Ansa e il New York Times mettono a confronto le regole elettorali in Italia e negli Stati Uniti.
26:07 Speaker 3: Due mondi diversi, stessa dinamica.
26:10 Speaker 2: In Italia il Senato ha appena approvato una legge per cui se vuoi fondare un nuovo partito e presentarti alle elezioni, devi raccogliere 450.000 firme.
26:19 Speaker 3: Che è uno scoglio organizzativo enorme. Ma il trucco qual è?
26:23 Speaker 2: Il trucco è che i partiti che hanno già una rappresentanza in Parlamento sono esentati.
26:27 Speaker 3: Praticamente chi è già dentro il sistema ha la strada spianata, chi vuole entrare da fuori affronta una barriera insormontabile.
26:34 Speaker 2: Le opposizioni ovviamente protestano, ma l'obiettivo della norma è chiaramente bloccare lo status quo. E negli Stati Uniti sta succedendo una cosa molto simile, anche se bloccata dai tribunali. Dei repubblicani che volevano imporre, a soli due mesi dalle elezioni, l'uso di buste specifiche e codici a barre nominali per i voti via posta.
26:53 Speaker 3: La scusa è sempre la sicurezza del voto.
26:56 Speaker 2: Ma la Corte Suprema ha detto no. Mancano i presupposti di urgenza. Cambiare le regole in corsa serve solo a invalidare migliaia di schede e creare confusione.
27:05 Speaker 3: Sia in Italia che in America la burocrazia tecnica viene usata dalla maggioranza per ostacolare gli avversari.
27:11 Speaker 2: Sempre. Spostiamoci sull'ambiente. Associated Press, Reuters e Telegraph ci portano ai poli opposti del disastro ecologico e normativo. Negli Stati Uniti l'IPA, l'Agenzia per la protezione ambientale, ha iniziato a smantellare le regole di Biden sulle emissioni.
27:26 Speaker 3: Regole che servivano a disincentivare l'uso del carbone, giusto?
27:29 Speaker 2: Cellerà 275 miliardi di dollari in mancati risparmi sul sistema sanitario.
27:36 Speaker 3: Praticamente garantiscono i profitti a un'industria fossile morente, scaricando i costi sanitari sulla popolazione.
27:42 Speaker 2: E mentre negli USA si tagliano le regole, sull'Himalaya i ghiacciai si sciolgono con un'accelerazione del 65% rispetto al decennio precedente. Ci sono 200 laghi glaciali in India pronti a crollare e inundare le valli.
27:57 Speaker 3: E come reagisce il mondo istituzionale a questo disastro globale?
28:00 Speaker 2: Lo trasforma in un'opportunità commerciale. In Finlandia c'è stato un vertice tra 12 nazioni dell'Unione Europea e il Canada, rappresentato da Mark Carney.
28:10 Speaker 3: E l'argomento sul tavolo non era come fermare lo scioglimento dell'Artico, immagino?
28:14 Speaker 2: Assolutamente no. L'argomento era come sfruttare le nuove rotte marittime commerciali che si stanno aprendo grazie alla scomparsa del ghiaccio, e soprattutto come arrivare ai nuovi giacimenti di minerali critici.
28:28 Speaker 3: Un approccio predatorio totale. Dalla mitigazione del rischio climatico si è passati direttamente allo sfruttamento delle conseguenze del collasso.
28:37 Speaker 2: Cinismo puro. Restiamo in Europa per parlare di disgregazione politica con il manifesto. C'è stato un incontro storico e senza precedenti a Cardiff, in Galles.
28:48 Speaker 3: Hanno partecipato i leader di Scozia, Galles e Irlanda del Nord.
28:52 Speaker 2: John Swinney, Runa P. Orwert e Michelle O'Neill si sono seduti allo stesso tavolo con un obiettivo chiarissimo, riavvicinare le loro nazioni all'Unione Europea, scavalcando di fatto il governo centrale di Londra.
29:05 Speaker 3: È la spaccatura interna post- Brexit che emerge.
29:08 Speaker 2: E chi soffie sul fuoco? Donald Trump. Ha dichiarato pubblicamente il suo supporto a un processo di riunificazione dell'Irlanda, che per Londra è un tema politicamente devastante.
29:19 Speaker 3: Si inserisce in ogni faglia di instabilità.
29:22 Speaker 2: Chiudiamo le menzioni telegrafiche sui diritti e le istituzioni. Sul fronte israelo- palestinese c'è un rapporto pesantissimo di Bitz Elem che accusa il governo di Tel Aviv di smantellare sistematicamente le comunità palestinesi.
29:35 Speaker 3: E, parallelamente, il ministro israeliano Zohar ha chiesto ufficialmente di revocare la cittadinanza ai registi del documentario No Otherland.
29:44 Speaker 2: La colpa? Aver criticato apertamente le politiche dello Stato di Israele. Dal Medio Oriente al Vaticano. Vatican News ci fa sapere che Papa Leone, ha cancellato ufficialmente i tagli agli stipendi dei dipendenti vaticani che erano stati imposti da Francesco nel 2021 durante la crisi Covid.
30:02 Speaker 3: Un'inversione di rotta sulla gestione del bilancio interno, sì.
30:05 Speaker 2: In Ucraina Repubblica riporta lo sconcerto per una mossa di Zelensky che ha usato dei decreti esecutivi decenali per sanzionare l'ex portavoccia del suo stesso ufficio, Yulia Mendel.
30:17 Speaker 3: Aggirando completamente i tribunali civili e lo Stato di diritto.
30:21 Speaker 2: Esatto. E infine in Italia. Il Campidoglio ha ospitato i funerali laici per Emma Bonino.
30:28 Speaker 3: Un momento che ha ricordato il peso storico del partito radicale.
30:32 Speaker 2: Sì, le battaglie fondamentali per l'aborto e il divorzio in Italia portano la sua firma. E con questo chiudiamo il cerchio della nostra analisi odierna. Abbiamo messo in fila Stati Uniti e Cina che combattono per l'egemonia dell'intelligenza artificiale. Le aziende tecnologiche che fingono di avere crisi di coscienza sull'etica per farsi imporre leggi che tagliano le gambe a concorrenti.
30:53 Speaker 3: Poi abbiamo visto l'Europa svuotare di senso le proprie sanzioni contro gli oligarchi russi barattandole per interessi di bottega o scambi di prigionieri.
31:02 Speaker 2: E infine l'Italia che innalza bariene da mezzo milione di firme per chi vuole entrare in politica mentre lascia che i suoi cervelli migliori scappino all'estero per mancanza di prospettive. La domanda strategica che rimane aperta alla fine di tutto questo è una sola. Quanto delle normative che ci presentano quotidianamente sotto l'etichetta della sicurezza nazionale o della stabilità democratica è in realtà?
31:24 Speaker 3: Solo una barriera all'ingresso.
31:26 Speaker 2: Esatto. L'ennesima regola creata a tavolino per proteggere i monopoli di chi detiene già la tecnologia, i capitali o le poltrone in Parlamento.
31:34 Speaker 3: È l'uso politico della regolamentazione. Le AI, le bollette o le schede elettorali. La regola invocata non serve quasi mai a proteggere i cittadini da un rischio. Serve a proteggere il detentore del mercato dal rischio di dover competere con qualcun altro.
31:49 Speaker 2: Questo era due pagine. Oggi abbiamo smontato gli alibi etici delle big tech, il fallimento diplomatico delle sanzioni europee e il paradosso di un'Italia che brucia i suoi talenti. Se quest'analisi vi ha dato uno strumento in più per decodificare i giornali, Continuate a seguire il nostro approfondimento sulla vostra piattaforma audio preferita e soprattutto lasciate una recensione a 5 stelle. Giornali chiusi.
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