Il costo dei sistemi fuori controllo | Lun 14 set
Informazioni su questo episodio
L’Europa è ancora protagonista dello scacchiere globale o sta diventando spettatrice di un nuovo ordine mondiale?In questo episodio analizziamo le trasformazioni che stanno ridisegnando gli equilibri economici, tecnologici e geopolitici internazionali: dall’intelligenza artificiale alla competizione tra Stati Uniti, Cina e Russia, passando per le guerre in Ucraina e Medio Oriente e le crescenti fragilità dell’Unione Europea.
Partiamo dalla frontiera tecnologica, dove l’intelligenza artificiale sta accelerando la competizione tra le grandi potenze. Mentre i leader del settore discutono dei rischi esistenziali legati a sistemi sempre più autonomi, il dibattito sulla sicurezza e sulla regolamentazione si scontra con la necessità di mantenere il vantaggio strategico sulla Cina. Ma c’è anche un’altra partita, meno visibile e altrettanto decisiva: quella finanziaria. Gli enormi investimenti delle Big Tech potrebbero modificare gli equilibri dei mercati dei capitali e aumentare la pressione sul debito sovrano.
Ci spostiamo poi sul fronte geopolitico, dove i conflitti sembrano diventare sempre più difficili da concludere. La guerra in Ucraina entra in una nuova fase diplomatica, mentre gli equilibri tra Washington, Pechino e Mosca potrebbero determinare il futuro del conflitto. L’Unione Europea rischia di rimanere ai margini dei principali tavoli negoziali, proprio mentre si decide il nuovo assetto della sicurezza continentale.
Nel Mar Rosso, il controllo delle rotte strategiche e le tensioni tra Houthi, Iran, Stati Uniti e Arabia Saudita riportano al centro il tema della sicurezza energetica globale. Il traffico commerciale, il prezzo del petrolio e la stabilità delle catene di approvvigionamento sono sempre più esposti alle conseguenze di conflitti che si estendono ben oltre i territori direttamente coinvolti.
In Europa, analizziamo inoltre il rapporto tra l’amministrazione Trump e le forze nazionaliste, le recenti elezioni in Svezia e i possibili scenari per il futuro dell’Unione: dall’integrazione a un lungo stallo istituzionale, fino al rischio di una progressiva disgregazione.
E l’Italia? Tra il peso degli interessi sul debito pubblico, la crisi energetica, gli investimenti insufficienti nell’istruzione e le difficoltà delle famiglie, il Paese si trova davanti a sfide strutturali che non possono essere risolte con interventi temporanei. Ma non mancano segnali positivi: il record del turismo, la crescita dei piccoli borghi e nuove iniziative per favorire il reinserimento lavorativo dei detenuti mostrano come efficienza, inclusione e sviluppo possano diventare leve strategiche per il futuro.
Parleremo anche di assistenza ai caregiver, costo della vita, competitività industriale e delle conseguenze economiche e sociali di un mondo sempre più instabile.
Un episodio per capire come intelligenza artificiale, guerre, finanza e crisi della democrazia stiano modificando l’ordine globale — e perché il futuro dell’Europa e dell’Italia dipenderà dalla capacità di tornare protagoniste, anziché limitarsi a subirne gli effetti.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:07 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo
0:09 Speaker 2: Tre i temi cardine di questa rassegna. Primo, l'allarme rosso sull'intelligenza artificiale, cioè le big tech che confessano i rischi mentre Stati Uniti e Cina si sfidano in una corsa senza regole che di fatto sta prosciugando i mercati finanziari. Secondo tema, il nuovo disordine mondiale e le guerre senza fine. dal drone caduto a due chilometri dalla Polonia all'assedio strategico del Mar Rosso, con un'Europa clamorosamente esclusa dai tavoli.
0:35 Speaker 3: Certo.
0:36 Speaker 2: E terzo, l'autunno caldo italiano, quindi i conti che non tornano sul caro benzina, la legge sui caregiver e l'emergenza irreversibile della denatalità.
0:45 Speaker 3: Il filo conduttore di questi tre scenari, e lo si nota chiaramente analizzando le fonti, è il costo enorme dei sistemi fuori controllo, che si tratti di un algoritmo che si autoscrive o di rotte commerciali tenute in ostaggio, oppure di un bilancio statale divorato dal debito. L'analisi di oggi mostra cosa accade quando l'adattamento alle nuove realtà arriva fuori tempo massimo.
1:11 Speaker 2: Partiamo dal primo blocco, allora. Il cortocircuito, diciamo, narrativo e strategico sull'intelligenza artificiale. L'innesco, documentato da testate come Cora o Will, sono queste dimissioni di un ricercatore di punta di Anthropic. Esatto. Anthropic, lo ricordiamo, è l'azienda che sviluppa Cloud. Le motivazioni delle dimissioni delineano addirittura scenari di estinzione umana entro i prossimi dieci anni a causa di perdite di controllo sulla sicurezza. Ora sembrerebbe la trama di un film, ma la vera anomalia è la reazione dei vertici aziendali.
1:42 Speaker 3: Non c'è stata alcuna smentita rassicurante, infatti. Dario Amodei, l'amministratore delegato di Anthropic... ha rilasciato un'intervista alla CBS dicendo esplicitamente che l'industria dell'IA ha mentito sui reali pericoli. Il New York Times entra nel dettaglio tecnico. Parla di sistemi che superano i vincoli di programmazione per completare compiti in modi non previsti. Cioè, scenari limite come attacchi informatici autonomi o lo spegnimento di infrastrutture critiche.
2:13 Speaker 2: E di fronte a questo, Amodei propone un piano in tre punti. Valutatori esterni nei laboratori. aduzione di standard per i paesi democratici e accordi internazionali, specie con la Cina, sui modelli più potenti.
2:24 Speaker 3: Che poi ha la parte
2:26 Speaker 2: più complessa. Esatto. Ma c'è un dato che salta gli occhi. Concorrenti diretti, che di solito si fanno la guerra per ogni frazione di mercato, si sono improvvisamente allineati. Sam Altman di OpenAI, Elon Musk per XAI e Demis Hassabis di Google appoggiano l'appello. OpenAI ha persino messo in pausa la quotazione in borsa fino al 2026. Serve capire il meccanismo. Perché i leader di un mercato da trilioni di dollari chiedono di farsi legare le mani?
2:54 Speaker 3: Beh, qui bisogna applicare la lente dell'economia industriale. Quello a cui assistiamo è, con ogni probabilità, un paradosso calcolato. Dipingere l'intelligenza artificiale come una forza capace di distruggere l'umanità ottiene due risultati immediati.
3:10 Speaker 2: C'è?
3:10 Speaker 3: Primo, funge da calamita gigantesta per i capitali. Far credere a un investitore che stai costruendo qualcosa in grado di spegnere la rete elettrica globale di fatto significa confermargli che hai in mano la tecnologia definitiva. E il secondo punto, che è quello cruciale, è che la regolamentazione costa.
3:31 Speaker 2: Ah, ecco. Quindi si chiede allo Stato di imporre regole severe, sapendo benissimo che solo i giganti avranno le spalle larghe per rispettarle.
3:39 Speaker 3: Preciso. Se un accordo internazionale impone valutatori esterni o certificazioni di sicurezza infinite, una start- up nata in un garage o un consorcio universitario non avrà mai i milioni di dollari necessari per coprire banalmente le spese legali.
3:56 Speaker 2: Chiaro.
3:57 Speaker 3: Quindi le regole invocate da Moday e Altman diventano una barriera all'ingresso insormontabile. Il mercato viene congelato attorno a loro. È la creazione di un monopolio strutturale ma ammantato da urgenza umanitaria
4:11 Speaker 2: È come cercare di imporre limiti di velocità in una gara di Formula 1, ma solo dopo che le auto principali hanno già tagliato il traguardo.
4:19 Speaker 3: Esattamente.
4:20 Speaker 2: E in questa gara però c'è chi i freni li vuole togliere del tutto. Donald Trump definisce questi allarmi forze negative, spingendo per una deregolamentazione totale pur di non cedere il passo alla Cina. E Mark Zuckerberg, in una telefonata riportata dalle fonti, concorda con Trump. Dice che la tecnologia deve correre senza bratelle troppo strette.
4:40 Speaker 3: Posizione coerente per Zuckerberg, considerando che Meta punta sui modelli open source per insidiare proprio OpenAI e Google. Ma la competizione, ormai lo sappiamo, è puramente geopolitica. E qui si inserisce la mossa di Xi Jinping.
4:55 Speaker 2: Che cambia le carte in tavola.
4:57 Speaker 3: Totalmente. Al vertice dei BRICS di Nuova Delhi, un tavolo che oggi include Brasile, Russia, India e altri … Il leader cinese ha proposto la creazione di una zona BRICS per l'intelligenza artificiale open source, modelli condivisi studiabili dagli Stati membri.
5:15 Speaker 2: Quindi, mentre gli Stati Uniti dibattono se chiudere tutto in casseforti superregolamentate, Pechino si propone come il fornitore globale di tecnologia aperta per il sud del mondo.
5:26 Speaker 3: È di un'intelligenza strategica notevole. Rende vano ogni isolazionismo normativo dell'Occidente. Perché se l'Europa e gli USA emettono regole severissime, ma metà del globo usa modelli cinesi senza vincoli, l'impatto di un'iama leva colpirebbe comunque tutti. I mercati sono interconnessi. Un algoritmo non ha confini doganali.
5:46 Speaker 2: E a proposito di mercati interconnessi, questo scenario si scontra con una realtà molto materiale. I soldi. Le fonti di Il Messaggero, in particolare le analisi di Sabino Cassese e Giuseppio Vegas, sollevano il tema dell'impatto economico.
6:01 Speaker 3: I rendimenti?
6:02 Speaker 2: Esatto. L'IA non consuma solo terawatt di energia, consuma la liquidità globale. Le aziende tech inondano i mercati di bond le obbligazioni per comprare server. E questo fa salire i tassi di interesse ovunque.
6:15 Speaker 3: Si chiama effetto spiazzamento. Quando Microsoft o Amazon emettono decine di miliardi in obbligazioni legati all'IA con rendimenti sicuri, i grandi fondi spostano lì i capitali. La liquidità sparisce. E chiunque altro abbia bisogno di prestiti deve offrire tassi altissimi per farsi notare.
6:34 Speaker 2: Inclusi gli stati sovrani. Vediamo i titoli del tesoro americano vicini al 5%, con un debito pubblico USA che ha sfondato i 40 mila miliardi di dollari. E il Fondo Monetario Internazionale avverte che il debito globale ha superato il 100% del PIL mondiale.
6:50 Speaker 3: L'equazione è spietata. Se i capitali scappano verso i server in California, paesi come l'Italia, che vivono rifinanziando il proprio enorme debito pubblico, si ritrovano a pagare interessi molto più alti.
7:03 Speaker 2: Lo spread in sostanza.
7:05 Speaker 3: Esatto. È una tassa occulta sull'Europa e sulle nazioni indebitate. L'euforia di Wall Street alza il costo dei nostri titoli di Stato. E Vegas aggiunge un rischio sistemico. Cosa succede se le promesse di produttività di questi modelli IA si rivelano sovrastimate?
7:22 Speaker 2: Se si sgonfia la bolla, ci sarebbe una correzione violenta sui mercati, colpendo fondi pensione e bilanci ovunque. Ma rimanendo proprio sulla produttività, Affari e Finanza e l'Osservatorio di Manager Italia offrono i dati sull'Italia in questa transizione.
7:37 Speaker 3: Che sono dati ambivalenti.
7:39 Speaker 2: Molto. Oggi il terziario avanzato, quindi informatica e consulenza, vale il 17,6% del PIL. Ha superato la manifattura, che è ferma al 15%. Siamo il terzo paese in Europa per addetti nei servizi ad alta conoscenza. Sembrerebbe un triunfo.
7:54 Speaker 3: Sembrerebbe, ma scavando nei dati il quadro si ribalta. Il nodo è la produttività reale, cioè quanto valore si genera in un'ora di lavoro. Dal 2015 a oggi... La produttività del settore ICT italiano è cresciuta solo del 9,4%.
8:12 Speaker 2: Solo il 9,4%?
8:14 Speaker 3: Sì, e la media europea è del 23%. La Francia è vicina al 20%, la Germania quasi al 18%. Cresce l'occupazione, ma non la competitività.
8:24 Speaker 2: E quali sono le cause strutturali di questo divario così netto?
8:28 Speaker 3: Innanzitutto la dimensione aziendale. L'Italia è frammentata in microimprese, che non hanno la forza finanziaria per comprare o implementare quella stessa intelligenza artificiale di cui parlavamo prima.
8:40 Speaker 2: Manca la scala.
8:41 Speaker 3: Manca la scala e manca il management. Si cerca ancora di competere abbassando il costo del lavoro, invece di innovare i processi. È un grave deficit di capitale organizzativo.
8:52 Speaker 2: E qui si innesta la fuga di cervelli. I numeri parlano di 180.000 giovani qualificati all'estero, Parliamo di risorse formate a spese dello Stato italiano che vanno a produrre valore aggiunto per i competitor diretti
9:04 Speaker 3: È un trasferimento netto di ricchezza che lascia il paese vulnerabile a ogni shock esterno.
9:09 Speaker 2: E gli shock esterni ci portano dritti al secondo blocco. Il disordine globale e le guerre senza fine. Margaret Macmillan, citata da Cora e Will, fa notare che stiamo vivendo un record dal 1946. Ci si aspettano 65 conflitti statali attivi nel 2025. 65...
9:27 Speaker 3: È un numero che cambia il paradigma. Non vediamo più le classiche guerre frontali tra superpotenze, ma conflitti asimmetrici.
9:35 Speaker 2: Come scrive Natalie Tocci sulla stampa, le guerre sappiamo come iniziano, ma non come finiscono.
9:41 Speaker 3: Esatto, l'assimmetria è questa. Oggi una milizia usa sciami di droni che costano pochissimo contro portaerei nucleari o missili intercettori da milioni di dollari. Dal punto di vista economico, per chi si difende, è un salasso insostenibile.
9:57 Speaker 2: Il Mar Rosso ne è l'esempio di manuale. Il Corriere con sarcina e il foglio descrivono l'assedio degli Uti. Hanno conquistato Moca e l'isola di Perim. Significa che hanno il controllo fisico dello stretto di Bab el- Mandeb.
10:09 Speaker 3: Che è l'imbuto del commercio mondiale verso il canale di Suez
10:13 Speaker 2: Al 7% del petrolio globale. Il principe saudita Mohammed bin Salman, di fronte a questa tenaglia, chiama due volte Donald Trump, chiedendo un intervento militare massiccio, contro gli Houthi.
10:24 Speaker 3: E Trump risponde di no?
10:26 Speaker 2: Esatto, un rifiuto categorico. Trump rifiuta, offre solo intelligence. Come si spiega che la superpotenza americana lasci l'Arabia Saudita un alleato vitale a gestire da sola un blocco del petrolio mondiale?
10:38 Speaker 3: Si spiega con il paradosso dell'America First. L'isolazionismo rifiuta di rischiare vite o risorse americane per fare il poliziotto del mondo.
10:46 Speaker 2: Certo.
10:47 Speaker 3: Ma ritirandosi, gli USA si mostrano paralizzati e il vuoto di potere si riempie. L'Arabia Saudita ora deve decidere se incassare le perdite o cercare accordi sottobanco con l'Iran per calmare gli uti, escludendo Washington dall'equazione.
11:03 Speaker 2: Con effetti immediati sull'Europa, tra l'altro. Se il petrolio scarseggia e le navi devono circunnavigare l'Africa, I prezzi dell'energia esplodono. Questo vanifica completamente la politica della BCE contro l'inflazione e colpisce al cuore le nostre industrie.
11:18 Speaker 3: La geopolitica che si mangia la politica monetaria in pratica. Ma l'Europa non subisce solo sul fronte sud. Subisce anche a est. Guardiamo all'Ucraina.
11:29 Speaker 2: Sì, l'attacco massiccio russo in cui un drone ha colpito la locomotiva del treno Kiev- Varsavia a soli due chilometri dal confine polacco.
11:37 Speaker 3: Due chilometri. Significa che il margine di errore prima di colpire il territorio nato, innescando l'articolo 5, è quasi inesistente.
11:46 Speaker 2: Ed è la linea diplomatica percorsa dai leader occidentali.
11:49 Speaker 3: È un avvertimento chiaro di Mosca. Nessuna linea di rifornimento è al sicuro. Ma la pressione più assurda su Zelensky arriva da Washington.
11:58 Speaker 2: Questa è un'analisi fondamentale. Trump che intima Zelensky di non colpire le raffinerie russe. Perché? Non per evitare un'escalation militare, ma perché danneggiare le raffinerie russe fa diminuire l'offerta di prodotti raffinati. E questo fa salire il prezzo del diesel negli Stati Uniti.
12:13 Speaker 3: Ed elezioni e benzina cara non vanno d'accordo.
12:16 Speaker 2: Esattamente.
12:18 Speaker 3: È la weaponized interdependence, l'interdipendenza usata come arma. La politica interna americana decide gli obiettivi militari in Ucraina. Da qui nasce la cosiddetta manovra triangolare USA- Russa- Cina, delineata da Basile sulla Repubblica. Si parla di vertici a Shenzhen e Miami per congelare la crisi.
12:36 Speaker 2: Vertici in cui l'Europa non è nemmeno invitata. Siamo totalmente esclusi dai tavoli che decidono la sicurezza del nostro stesso continente.
12:43 Speaker 3: Hanno governi stanchi di firmare assegni per Kiev.
12:47 Speaker 2: E in Italia questa spaccatura è già visibile. Da un lato Elie Schlein mantiene la linea del supporto al popolo ucraino. Dall'altro Giuseppe Conte mette un veto sulle alleanze di centrosinistra, dicendo basta armi a go- go.
13:00 Speaker 3: Questa paralisi interna è il risultato tattico che Mosca sperava di ottenere. E questa stessa incapacità diplomatica la vediamo a Gaza. Il documentario Naza, premiato a Venezia, e i reportage parlano di uccisioni civili sistematiche.
13:15 Speaker 2: Sì, le fonti riportano il caso di Iman Shalouf, a Khan Yunis, uccisa incinta di otto mesi dal fuoco israeliano.
13:23 Speaker 3: Analizzando il quadro strategicamente, come dicevamo prima, con tocci, radere al suolo le infrastrutture porta a una vittoria tattica. Ma senza un chiano politico, la distruzione diventa un disastro strategico a lungo termine. È la fotocopia dell'Iraq. Vinci la guerra convenzionale, perdi la taccia per decenni.
13:44 Speaker 2: E queste crepe internazionali ci portano al terzo segmento. L'Europa al bivio politico. Sergio Fabrini, sul Sole 24 Ore, analizza i dati delle elezioni nel nord Europa. In Svezia, un testa- testa estremo. Da una parte, Magdalena Andersson, col centro- sinistra, ha 175 seggi. Dall'altra, Ulf Kristersson ha 174, ma con l'appoggio dei democratici svedesi, l'estrema destra.
14:10 Speaker 3: E in Germania, l'AfD vince il 50% in Sassonia- Hallalt. Ma il punto di Fabbrini è che questa ondata non è solo interna.
14:19 Speaker 2: C'è lo zampino americano.
14:21 Speaker 3: Esatto. L'incontro tra J. D. Vance e Alice Weidel della FD serve a legittimare l'estrema destra europea per scardinare le democrazie liberali. L'amministrazione isolazionista, USA, vede l'Europa unita come un nemico, commerciale da frammentare.
14:39 Speaker 2: Facciamo un'analogia. L'Unione Europea è come un condominio ma le regole di voto sono scritte per paralizzarlo. Per la politica estera o il bilancio serve l'unanimità di tutti i 27 paesi.
14:48 Speaker 3: Quindi basta che un governo sorranista prenda il potere e può bloccare da solo i fondi o le sanzioni. Ha un potere di ricatto sproporzionato.
14:57 Speaker 2: Ma l'ex ministro Muovero Milanesi sul Corriere fa notare che anche dove non serve l'unanimità, cioè per mercato interno e debito, la situazione è a rischio.
15:05 Speaker 3: Perché basta la maggioranza qualificata. O meglio, basta una minoranza di blocco del 35% della popolazione europea per affossare qualsiasi direttiva.
15:15 Speaker 2: Quindi i partiti anti- europeisti non hanno più bisogno di proporre l'uscita dall'Unione?
15:21 Speaker 3: No, non gli serve. Gli basta prendere in ostaggio il continente dall'interno, bloccando le riforme vitali sul debito.
15:28 Speaker 2: E di fronte a un'Europa bloccata e agli Stati Uniti i protezionisti, arriva una proposta estrema dal Canada. Mark Carney, ex governatore della Bank of England, propone al Parlamento di Strasburgo di far diventare il Canada un membro associato dell'Unione Europea.
15:44 Speaker 3: Per sfuggire ai dazzi di Trump. È una mossa disperata ma geniale.
15:49 Speaker 2: Spieghiamola meglio.
15:50 Speaker 3: In un mondo dominato dallo scontro frontale tra USA e Cina, le potenze medie, come il Canada o come i singoli stati europei, se viaggiano da sole, finiscono nel menù delle superpotenze.
16:01 Speaker 2: Vengono fagocitate.
16:02 Speaker 3: Esatto. L'unica via d'uscita è unirsi per creare un mercato di scala, ma questa aggregazione cozza duramente contro la realtà dei bilanci nazionali, che ci porta al quarto e ultimo tema.
16:14 Speaker 2: Il fronte interno italiano. Economia, spesa pubblica e società. Riprendiamo i dati di giornale, avvenire, corriere, domani, sole 24 ore, QN e la stampa. La scuola ha riaperto con 2 milioni di studenti al nord e l'Italia spende circa 90 miliardi per l'istruzione. una cifra enorme ma quasi identica a quella che lo Stato paga ogni anno solo per gli interessi sul debito pubblico
16:38 Speaker 3: è un accostamento che fa capire l'entità del problema 90 miliardi per il futuro dei ragazzi 90 miliardi bruciati per pagare il costo del debito passato e la maggior parte dei fondi scolastici serve solo per coprire gli stipendi
16:52 Speaker 2: non ci sono investimenti
16:54 Speaker 3: Praticamente zero. Siamo il fanalino di coda in Europa in rapporto al PIL. E i dati ci dicono che una scuola su tre deve essere ristrutturata. È una coperta corta. E quando la coperta è corta, la politica si riduce ai pagliativi.
17:07 Speaker 2: Il caro benzina è l'esempio perfetto. Prezzi a 2,10 euro per la benzina, 2,20 per il gasolio, con il rischio di arrivare a 2,50 a causa del blocco nel Mar Rosso di cui parlavamo prima. Il governo valuta una tassa sugli extraprofitti energetici, con Fratelli d'Italia a fadore, Forza Italia a contraria, e la Lega che punta le banche. Ma spunta l'ipotesi di un bonus, una tantum, di 120-200 euro per i redditi sotto i 30.000 euro. E
17:32 Speaker 3: qui ci si interroga sull'utilità reale di queste manovre. Analizzando la spesa pubblica come scelta politica, si nota che il bonus è fallimentare.
17:42 Speaker 2: Perché non incide sulla struttura.
17:43 Speaker 3: Esatto. Lo Stato si indebita o taglia altri servizi per dare 150 euro a un cittadino. Questo cittadino ci fa un paio di pieni e il mese dopo si ritrova col prezzo alla pompa identico a prima. Però lo Stato ha aumentato il debito e dovrà pagare altri interessi. Non si abbassano le accise, non si migliora la logistica.
18:03 Speaker 2: E la mancanza di risorse strutturali diventa eticamente insostenibile quando si guarda alla legge sui caregiver.
18:09 Speaker 3: Il governo ha stanziato 257 milioni di euro prevedendo un assegno trimestrale per chi assiste familiari con disabilità gravissime
18:20 Speaker 2: Ma con criteri d'accesso draconiani
18:22 Speaker 3: Si richiedono 91 ore di assistenza settimanale che esclude chiunque abbia un altro lavoro, un reddito personale sotto i 3.000 euro e un ISE familiare sotto i 15.000 euro. C'è un emendamento per alzare l'ISE a 25.000 euro ma tagliando il sussidio proporzionalmente. Risultato? I fondi copriranno appena 62.333 persone.
18:46 Speaker 2: Quando le associazioni del settore denunciano che i caregiver in Italia sono 1,1 milioni e quelli che assistono casi gravissimi sono oltre 552.000. Una
18:56 Speaker 3: distanza incolmabile.
18:57 Speaker 2: È il fallimento concettuale della norma. Applicare limiti ISEE così stringenti trasforma una legge sul riconoscimento del lavoro di cura in un ennesimo sussidio contro la povertà estrema. Chi rinuncia alla carriera per assistere un malato 24 ore su 24 non cerca un sussidio di disoccupazione.
19:16 Speaker 3: Sta letteralmente supplendo a una mancanza strutturale del welfare. Servirebbero tra i 2,6 e i 7 miliardi per fare una vera riforma, ma non ci sono. E questo ci porta alla voragine vera, la denatalità.
19:29 Speaker 2: La Commissione europea la definisce irreversibile e sottolinea la necessità di passare dai bonus inefficaci all'adattamento vero e proprio.
19:38 Speaker 3: Che significa accettare l'inverno demografico e riorganizzare il paese, puntando sull'equità intergenerazionale. Le nostre città devono adattarsi a un altissimo tasso di non autosufficienza. distribuire bonus una tantum alla nascita non serve a nulla se mancano gli asili nido o i pediatri sul territorio
19:55 Speaker 2: però in tema di adattamento ci sono anche segnali di efficienza nascosta l'anac e il cinel spingono per inserire negli appalti pubblici una clausola del 30% riservata alle categorie svantaggiate In primis i detenuti.
20:10 Speaker 3: I dati su questo sono impressionanti.
20:12 Speaker 2: Sì, la recidiva per chi sconta la pena senza lavorare è del 70%. Torna a delinquere, creando nuovi costi enormi per lo Stato. Se invece lavora e impara un vestiere, la recidiva crolla al 2%. Trasformi un costo netto in un contribuente.
20:29 Speaker 3: Vero, ma bisogna fare attenzione al rovescio della medaglia. Il rischio reale è il dumping sociale.
20:36 Speaker 2: Ma in che senso?
20:37 Speaker 3: Nel senso che un'azienda potrebbe assumere detenuti solo per accaparrarsi i punti extra necessari a vincere un appalto milionario. Se poi la stazione appaltante non controlla, questi soggetti svantaggiati finiscono per lavorare con contratti irregolari o paghe misere. L'inclusione, per non drogarne i costi a ribasso, deve essere garantita da contratti collettivi nazionali veri.
20:59 Speaker 2: Chiaro, sennò diventa sfruttamento legalizzato. Chiudiamo allora questa rassegna con il contrasto tra l'economia che viaggia e quella che frena. Turismo ed export segnano cifre da
21:08 Speaker 3: record. 276 milioni di presenze estive, col Trentino saturo al 67%. E l'export verso il Mercosur tocca i 7,5 miliardi, trainato dal Brasile, con un forte interesse italiano per l'energia in Argentina, come i giacimenti di Vaca Muerta.
21:26 Speaker 2: Le nostre imprese sui mercati esteri restano formidabili, questo va detto. Ma se si scontrano con l'incapacità sistemica interna di gestire la forza lavoro? A fronte di quasi 4 milioni di permessi rilasciati in Europa, l'Italia concede solo l'8% dei propri permessi per motivi di lavoro, mentre la Spagna è al 18%.
21:47 Speaker 3: È un collo di bottiglia letale per quell'export che abbiamo appena lodato. Cerchiamo commesse in Sud America, riempiamo gli alberghi, ma l'industria e l'agricoltura non trovano mano d'opera legale.
22:01 Speaker 2: E se uniamo questo all'inverno demografico e ai 180.000 cervelli in fuga, il quadro è critico.
22:08 Speaker 3: Senza una forza lavoro regolare, i volumi di produzione calano, il gettito fiscale si riduce e il sistema welfare per la popolazione anziana semplicemente crolla.
22:18 Speaker 2: E quindi, tirando le fila di questa lunga rassegna, ci si ritrova davanti all'immagine di un mondo che corre troppo in fretta per i vecchi schemi. Un'intelligenza artificiale che, pur non avendo limiti geopolitici, viene recintata dalle big tech per protezionismo destabilizzando il costo del denaro. Rotte commerciali ostaggio di conflitti assimmetrici. È un'Europa assediata politicamente dai veti nazionali.
22:42 Speaker 3: E l'Italia, al centro di questa tempesta, è chiamata a scegliere. Continuare con i sussidi temporanei dalla benzina alla natalità, ignorando i conti, oppure accettare la necessità di riforme strutturali radicali. In un'epoca in cui le intelligenze artificiali imparano a migliorarsi da sole, l'impressione è che i sistemi umani siano bloccati in un circolo vizioso in cui si ripetono sempre gli stessi errori.
23:08 Speaker 2: Magari il vero deficit non è di bilancio, ma proprio di adattamento. L'analisi odierna si chiude qui. Vi invitiamo a seguire due pagine sulla vostra piattaforma di ascolto preferita e a lasciare una valutazione a 5 stelle per aiutarci a mantenere aperto questo spazio di approfondimento quotidiano.
23:26 Speaker 3: giornali chiusi.
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