Fed e moschee, l’ossessione del controllo | Sab 29 ago
Informazioni su questo episodio
Fed, Italia e Islanda: debito, demografia e nuove tensioni geopolitiche.La stabilità politica basta davvero a garantire la crescita economica?
In questo episodio analizziamo le contraddizioni che stanno attraversando Stati Uniti, Europa e Italia: dalla sfida di Kevin Warsh all’indipendenza della Federal Reserve sotto Donald Trump al referendum sull’ingresso dell’Islanda nell’Unione Europea, passando per il debito pubblico americano, la crisi demografica italiana e lo scontro sulla governance di Piazza Affari.
Partiamo dagli Stati Uniti, dove il simposio di Jackson Hole riporta al centro una questione che va ben oltre i tassi d’interesse: l’indipendenza della Federal Reserve. Kevin Warsh si trova a gestire una fase delicata, con un’inflazione ancora lontana dall’obiettivo e una Casa Bianca che spinge per una politica monetaria più accomodante. Un eventuale scontro con Donald Trump potrebbe avere conseguenze sulla credibilità della Fed e, più in generale, sulla fiducia internazionale nel dollaro.
Nel frattempo, i mercati guardano con attenzione al debito americano, mentre in Europa il tema della sostenibilità dei conti pubblici torna al centro del dibattito politico. In Francia si confrontano due visioni radicalmente diverse sul futuro del welfare e del debito, mentre l’Italia continua a muoversi in una zona di stabilità senza vera crescita.
I dati economici raccontano infatti un paradosso: aumenta la fiducia di consumatori e imprese, ma la produzione industriale continua a rallentare. Con una crescita del PIL prevista ancora modesta e appena 355.000 nascite nel 2025, la demografia diventa una variabile economica sempre più importante. Meno lavoratori significa meno crescita potenziale, maggiore pressione sul welfare e una sfida sempre più difficile per pensioni e finanza pubblica.
Parleremo anche di carburanti e potere d’acquisto. Il taglio delle accise continua a dividere il dibattito politico, ma le analisi mostrano come i sussidi generalizzati possano favorire soprattutto i redditi più elevati. La vera emergenza, secondo Carlo Cottarelli, riguarda invece il recupero del potere d’acquisto perso dai lavoratori negli ultimi anni e la necessità di intervenire sui salari anziché affidarsi soltanto a misure temporanee.
Sul fronte geopolitico, gli occhi sono puntati sull’Islanda, chiamata a decidere sul rapporto con l’Unione Europea in un momento in cui l’Artico assume un’importanza strategica crescente. Pesca, sovranità economica, sicurezza e rapporti con la NATO si intrecciano in un referendum che potrebbe ridefinire la posizione di Reykjavík nello scenario nordatlantico.
Analizziamo inoltre i rapporti tra Italia, Russia e NATO, tra pressioni americane, sospetti di infiltrazioni nelle istituzioni e necessità di definire con maggiore chiarezza la postura internazionale di Roma. E torniamo sulla figura di Ratko Mladić, la cui morte riapre il tema della memoria delle guerre balcaniche e del rischio che i criminali di guerra vengano trasformati dalla propaganda in simboli nazionalisti.
In Italia, intanto, il confronto politico e sociale si sposta anche sul tema dell’integrazione. A Venezia, la vicenda della moschea di Mestre mette a confronto libertà religiosa, regole comunali e integrazione della comunità bengalese, sollevando una domanda più ampia: dove finisce l’autonomia delle amministrazioni locali e dove inizia la tutela dei diritti fondamentali?
Parleremo poi della psicosi postpartum e del caso Lindsay Clancy, una vicenda giudiziaria che sta alimentando un importante dibattito negli Stati Uniti sul rapporto tra salute mentale, responsabilità penale e riconoscimento medico di una condizione ancora poco compresa.
Infine, spazio alle riforme italiane: dalla delega fiscale e dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale contro l’evasione alla riforma delle professioni, fino allo scontro tra Italia ed Euronext sulla governance di Borsa Italiana e MTS. Una partita che...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Questo è Due Pagine.
0:04 Speaker 3: L'approfondimento quotidiano che racconta cosa conta davvero, diciamo tagliando tutto il rumore di fondo.
0:11 Speaker 2: Esatto. Allora, per chi ci ascolta, l'analisi di oggi parte da un'immagine. Immaginiamo di avere un interruttore generale, un interruttore che controlla il costo della vita di miliardi di persone.
0:24 Speaker 3: E oggi vedremo proprio cosa succede quando la politica cerca disperatamente di rubare quell'interruttore.
0:29 Speaker 2: Perché è un tema che unisce tutto. Questa ossessione per il controllo la vediamo alla Casa Bianca, la vediamo nel mercato dei nostri titoli di Stato e, incredibilmente, perfino nella costruzione di una moschea in Veneto.
0:42 Speaker 3: Sì, i temi di oggi riflettono una spaccatura sia globale che locale. Da un lato c'è la Federal Reserve americana, che ormai è sotto un assedio politico senso precedenti, e questo innesca ripercussioni a catena che arrivano fino a noi, in un'Italia che, tra l'altro, si scopre vulnerabile a ingerenze straniere, nello specifico russe.
1:02 Speaker 2: Poi c'è l'economia italiana. Mettiamo sotto la lente questa illusione statistica della fiducia dei consumatori, che però si scontra con il macigno dell'inverno demografico, E in tutto questo il governo vara un taglio delle accise sui carburanti che, conti alla mano,
1:17 Speaker 3: finisce per favorire chi ha i redditi più alti. Ne parleremo nel dettaglio.
1:21 Speaker 2: Assolutamente. E infine chiuderemo con i cortocircuiti della società. Lo scontro urbanistico e costituzionale per una moschea a Mestre e un caso clinico drammatico, quello di Lindsay Clancy negli Stati Uniti, che sta mettendo in crisi l'intero sistema giudiziario.
1:37 Speaker 3: Insomma, una puntata densa. Partiamo dai dertici dell'economia globale.
1:41 Speaker 2: Direi di sì, perché le decisioni politiche stanno minacciando istituzioni che dovrebbero essere intoccabili. Leggendo i report usciti stamattina sul simposio di Jackson Hole, c'è un dato che salta gli occhi. Il neopresidente della Federal Reserve americana, Kevin Walsh, che ricordiamo è stato nominato a maggio da Donald Trump al posto di Jay Powell, ecco, Walsh ha lanciato un segnale chiarissimo.
2:01 Speaker 3: E cioè?
2:02 Speaker 2: Che il mese prossimo la Fed alzerà i tassi di interesse. Non ci sono dubbi.
2:06 Speaker 3: Nessun dubbio.
2:07 Speaker 2: E la reazione del mercato, cioè, è stata istantanea. I rendimenti dei treasury americani a dieci anni hanno letteralmente sfondato al rialzo.
2:14 Speaker 3: Sono tornati sopra la soglia d'allarme del 4,7% e contemporaneamente il dollaro ha fatto un balzo dello 0,5%, che, voglio dire, non sono semplici aggiustamenti tecnici da addetti ai lavori.
2:27 Speaker 2: No, infatti, spieghiamolo per chi ci ascolta. I treasury decennali sono in pratica il tasso privo di rischio per eccellenza, no?
2:35 Speaker 3: Esatto. Sono il barometro mondiale su cui si calcola il costo del denaro. Che si tratti bel muto di una famiglia a Milano o di un prestito a una multinazionale a Tokyo, tutto parte da lì. E quando questo rendimento tocca il 4,7% significa una cosa sola. Gli investitori stanno prezzando un rischio prolungato.
2:53 Speaker 2: Hanno recepito il messaggio.
2:55 Speaker 3: Hanno capito che con un'inflazione americana risalita al 3-7% a luglio, la banca centrale non farà sgonti.
3:00 Speaker 2: Ma la cosa forte è che Walsh non si è limitato a fare il burocrate. Ha attaccato frontalmente il suo predecessore, Powell, indicandolo come il responsabile di questo disastro monetario. cioè ha parlato di 65 mesi consecutivi di carovita sopra l'obiettivo del 2%.
3:18 Speaker 3: È un'accusa pesantissima. E qui si innesta il vero problema, il paradosso politico. Mentre Walsh fa il falco sui tassi, l'amministrazione Trump va nella direzione opposta.
3:31 Speaker 2: Totalmente opposta. Il segretario al Tesoro ha addirittura annunciato interventi per abbassare i rendimenti del debito. E lo stesso Trump pare stia cercando di rimuovere la governatrice Lisa Cook con scuse e cavilli procedurali.
3:43 Speaker 3: C'è uno scontro totale. La posta in gioco non è un quarto di punto percentuale sui tassi. La posta in gioco è l'indipendenza stessa della Federal Reserve. Walsh sta dicendo che la Fed ha bisogno di segnali liberi da filtri. Ma se l'inflazione resta al 3,7%, lui dovrà alzare i tassi per raffreddare l'economia. E questo frenerà la crescita, esattamente quando la Casa Bianca invece vuole un'economia che corra.
4:10 Speaker 2: Ma qui faccio l'avvocato del diavolo. Cioè, se un presidente viene eletto dal popolo per far chiescere l'economia e creare lavoro? Certo. Non è forse il diritto democratico di fare pressione su chi decide il costo del denaro? Alla fine è un'interferenza in debita o è semplicemente democrazia in azione?
4:27 Speaker 3: Guarda, capisco l'obiezione, ma c'è un cortocircuito temporale alla base. La politica, per sua natura, ragiona su cicli elettorali di quattro anni. Ha bisogno del consenso oggi, del boom economico immediato. La banca centrale, invece, ragiona su cicli lunghissimi, generazionali. Il suo unico scopo è proteggere il potere d'acquisto della valuta nel tempo.
4:51 Speaker 2: La sincronia perfetta. La politica vuole
4:56 Speaker 3: l'acceleratore, la Fed deve usare il freno a mano. Esatto, ed è per questo che storicamente l'autorità monetaria è stata separata dal potere esecutivo. Se la Fed perde indipendenza e inizia a fissare i tassi per far vincere le elezioni a qualcuno, beh, l'impalcatura globale crolla. Un'inflazione fuori controllo distrugge la società molto più di un mutio alto. E quando il Tesoro annuncia di voler manipolare i rendimenti per abbassarli artificialmente...
5:20 Speaker 2: Lancia un segnale terrificante ai mercati
5:22 Speaker 3: Assolutamente. suggerisce che perfino il debito americano non è più un porto sicuro.
5:28 Speaker 2: E questa instabilità, questa pressione di Washington, non resta confinata negli Stati Uniti. Arriva in Europa e colpisce la nostra sicurezza.
5:36 Speaker 3: Leggendo le analisi di geopolitica di oggi, emerge che gli Stati Uniti stanno spingendo l'Europa verso un riarmo accelerato. Sì, le pressioni per l'autonomia militare europea sono fortissime, E nel frattempo la CIA compie missioni a Mosca per intimare ai russi di fermare la guerra ibrida in Europa e bloccare il supporto missilistico all'Iran.
5:57 Speaker 2: Perché l'obiettivo americano, in soldoni, è chiudere il fronte europeo per concentrarsi sul Pacifico e sulla Cina.
6:04 Speaker 3: Chiaro, ma non possono farlo se l'Europa continua a tentennare. O peggio, se ci sono paesi che mantengono rapporti ambigui con Mosca.
6:13 Speaker 2: E qui arriviamo all'Italia, purtroppo. i report dipingono un'Italia estremamente vulnerabile. Si parla esplicitamente di forze politiche, diciamo, permeabili alle istanze del Cremlino.
6:24 Speaker 3: Si citano partiti sia di maggioranza che di opposizione.
6:27 Speaker 2: Sì, e non è solo retorica politica. Ricordiamo i fatti di luglio. Funzionari dell'Aisi, la nostra agenzia di sicurezza interna, arrestati per spionaggio a favore della Russia. Cioè, parliamo dei nostri servizi segreti. L'Aisi protegge
6:40 Speaker 3: gli interessi politici e industriali del paese. Avere una falla lì dentro, per un paese del G7, è un danno d'immagine strutturale enorme per la Nato.
6:52 Speaker 2: I sistemi di controspionaggio hanno funzionato, perché li hanno fermati, certo. Ma il danno politico c'è. L'Italia cerca ancora di tenere, come si legge in molte analisi, un piede qua e uno chissà dove.
7:03 Speaker 3: E questo equilibrismo oggi è imperdonabile per le altre cancellerie occidentali. Rischiamo l'isolamento totale.
7:10 Speaker 2: A proposito di posizionamenti geopolitici forzati, c'è una notizia flash che trovo emblematica. In Islanda, 400.000 cittadini stanno votando un referendum per riaprire i negoziati con l'Unione Europea. Negoziati che erano stati chiusi anni fa.
7:24 Speaker 3: Nel 2013, per la precisione. E li avevano chiusi per proteggere la loro economia, che si basa quasi totalmente sulla pesca. Non volevano cedere le quote di pesca a Bruxelles.
7:35 Speaker 2: E cosa è cambiato ora
7:36 Speaker 3: E nella Nato, ma non ha un vero e proprio esercito. con l'aggressività russa nell'Artico e, insomma, le mire di Trump sulla Groenlandia e il disimpegno americano...
7:48 Speaker 2: Si sentono scoperti.
7:49 Speaker 3: Esatto. L'economia della pesca passa in secondo piano quando temi per la sopravvivenza territoriale. Cercano la protezione militare e istituzionale dell'Europa, la geopolitica che si mangia l'economia.
8:02 Speaker 2: E dall'economia islandese torniamo bruscamente a quella italiana, perché qui i numeri sono, diciamo, crudi. I dati aggiornati mostrano un paradosso politico. Abbiamo un governo con una stabilità politica aralissima nella storia recente. Ma l'economia reale ristagna.
8:18 Speaker 3: Crescita all'1% nel 2023, 0,7 quest'anno e le stime per il prossimo parlano di uno 0,5. Numeri da elettroencefalogramma piatto
8:29 Speaker 2: 0,5%. Eppure, proprio oggi, i dati dell'Istat dipingono un'esplosione di ottimismo statistico. La fiducia dei consumatori sale, quella delle imprese pure, e le aspettative sulla produzione manifatturiera balzano al più 9,6%.
8:44 Speaker 3: Addirittura il comparto dei beni strumentali segna un più 17,2% di aspettative.
8:49 Speaker 2: Ma come si conciliano queste aspettative con la realtà? Perché poi guardi la produzione industriale effettiva di giugno ed è calata dell'1,1%.
8:58 Speaker 3: È il classico scollamento, che in gergo si chiama indicatore doppio. La percezione psicologica migliora, ma le macchine in fabbrica girano a vuoto o rallentano. E il motivo l'ha spiegato indirettamente anche la BCE nelle ultime relazioni. La tenuta manifatturiera che vediamo non è spinta da una vera ripresa dei consumi.
9:15 Speaker 2: E da cosa allora
9:16 Speaker 3: Da due cose. Primo, la spesa militare imposta dal nuovo scenario globale. Secondo, le scorte di magazzino. Le aziende hanno accumulato materiali per paura di nuovi shock logistici. E questo crea il famoso effetto frusta.
9:31 Speaker 2: Cioè, un piccolo ordine si amplifica a lungo tutta la catena di fornitura, creando una falsa illusione di boom?
9:37 Speaker 3: Praticamente sì. Tutti comprano macchinari, si riempiono i magazzini, ma se poi alla fine della catena c'è il consumatore che, con lo stipendio fermo e l'inflazione alta, non compra il prodotto finito?
9:49 Speaker 2: Tutto si schianta. L'ottimismo dei sondaggi non paga le tasse, in parole povere.
9:54 Speaker 3: Non paga le tasse e non sostiene i conti pubblici, che infatti piangono, perché il vero buco nero quello che rende impossibile ogni crescita duratura è demografico
10:05 Speaker 2: l'inverno demografico nel 2022 c'erano 393 mila nati le proiezioni per il 2025 ci danno a 355 mila
10:14 Speaker 3: che non è un problema solo sociologico È matematica applicata ai bilanci dello Stato.
10:20 Speaker 2: Spieghiamolo bene a chi ci ascolta. Il nostro sistema pensionistico brucia carburante. E il carburante sono le tasse di chi lavora oggi. Se ci mancano 40.000 futuri contribuenti all'anno, il motore si spegne.
10:32 Speaker 3: Funziona ripartizione, certo. I lavoratori di oggi pagano le pensioni di oggi. Se non c'è ricambio, il rapporto tra chi lavora e chi prende la pensione si avvicina uno a uno. E a quel punto che fai?
10:46 Speaker 2: O alzi le tasse a quei pochi che lavorano, o tagli i servizi sanitari. Non si scappa.
10:51 Speaker 3: Non esiste nessuna ingegneria finanziaria che ti salvi da un tasso di natalità così basso.
10:56 Speaker 2: Eppure, di fronte a questo scenario di sopravvivenza, le scelte di politica economica del governo a volte lasciano interdetti. Guardiamo la proroga del taglio delle accise sul gasolio. 17 centesimi di sconto alla pompa prorogati fino a settembre.
11:11 Speaker 3: Una misura che, analizzata a fondo, è economicamente iniqua. I dati degli uffici parlamentari di bilancio sono devastanti. Il 68% di questo sussidio finisce dritto alla metà della popolazione con i redditi più alti.
11:28 Speaker 2: Addirittura il 10% più ricco degli italiani si prende il 18% dell'intero sussidio.
11:34 Speaker 3: Perché è matematico. Chi ha redditi alti ha più automobili, spesso auto grandi che consumano di più e fa più chilometri all'anno. Dare uno sconto a pioggia sul prezzo del carburante significa dare soldi a chi inquina e consuma di più. E
11:51 Speaker 2: c'è anche un problema microeconomico di fondo, no? Il meccanismo dei prezzi
11:56 Speaker 3: Il prezzo serve a comunicare la scarsità di una risorsa. Se la benzina costa tanto, la gente cerca di usarne meno, ottimizza gli spostamenti, si adatta. Se lo Stato usa le nostre tasse per drogare il prezzo al ribasso, nessuno cambia comportamento. E al prossimo shock energetico vero andiamo tutti a sbattere contro il razionamento.
12:17 Speaker 2: Ma poi l'impatto reale sulle tasche delle famiglie. Qual è? Perché si fa molta retorica sull'emergenza sociale del pieno.
12:25 Speaker 3: Guarda, i numeri dicono che per una famiglia media, parliamo di uno stipendio complessivo di circa 3.400 euro netti mensili, Senza lo sconto del governo, l'aumento vero sarebbe di circa 15 euro al mese per un benzina e 41 per un diesel.
12:40 Speaker 2: 40 euro al mese.
12:41 Speaker 3: Diciamo tra lo 0,4 e l'1,2% del reddito. Non ti cambia la vita? Non è lì che si consuma il dramma finanziario delle famiglie?
12:50 Speaker 2: Il dramma si consuma sull'inflazione che ha eroso l'8% del potere d'acquisto negli ultimi tre anni. Invece di sussidiare il gasolio, bisognerebbe spingere le grandi aziende a rinnovare i contratti e alzare i salari strutturali.
13:03 Speaker 3: Esatto. Ma a proposito di redditi, c'è una novità enorme per il lavoro autonomo. Dopo 24 anni, il Tar del Lazio ha obbligato ad adeguare i compensi dei consulenti tecnici d'uffizio, i CTU, all'inflazione. 24
13:18 Speaker 2: anni senza un adeguamento Istat. Follia
13:22 Speaker 3: E parallelamente c'è questa spinta per sbloccare l'avanzo della gestione separata IMSS. Hanno miliardi accumulati perché incassano molto dalle partite IVA e restituiscono pochissimo in welfare.
13:34 Speaker 2: L'idea è usare quei soldi per estendere la malattia e la maternità a chi lavora in proprio.
13:39 Speaker 3: Sarebbe un cambio culturale enorme. Il lavoro flessibile non deve per forza significare assenza totale di diritti.
13:46 Speaker 2: Speriamo che si smuova qualcosa. Ma, restando in tema di Stato che interviene, spostiamoci sul palcoscenico finanziario internazionale. c'è uno scontro di sovranità in corso tra Italia e Francia che ha dell'incredibile.
14:00 Speaker 3: Parliamo della governance di borsa italiana, o meglio, dello scontro frontale tra la nostra cassa depositi e prestiti e il colosso francese Euronext.
14:10 Speaker 2: Il governo italiano ha letteralmente messo sul tavolo il golden power, che, lo spieghiamo, È tipo un pulsante nucleare che permette all'esecutivo di bloccare operazioni finanziarie su aziende considerate strategiche per la sicurezza nazionale.
14:23 Speaker 3: Anche se avvengono in regime di libero mercato, esatto, Cassa Depositi e Prestiti ha il 7-8% di Euronext, come i francesi. E accusa l'amministratore delegato francese di aver violato i patti del 2020
14:36 Speaker 2: Che dicevano cosa?
14:38 Speaker 3: Che gli amministratori delegati di Borsa Spa e soprattutto di MTS devono essere italiani e scelti in modo congiunto. Invece sembra che i francesi abbiano forzato le nomine da soli. Ma
14:51 Speaker 2: perché l'Italia si infuria tanto per la poltrona di MTS? Cos'ha di speciale questa piattaforma? Non è solo una questione di orgoglio nazionale, vero?
14:58 Speaker 3: Per nulla. MTS sta per Mercato Telematico dei Titoli di Stato. È il circuito su cui viene scambiato il debito pubblico italiano. È l'infrastruttura su cui poggia l'assolvibilità del nostro paese.
15:12 Speaker 2: L'arteria giugolare, praticamente.
15:13 Speaker 3: Se lasci il controllo totale di quella piattaforma ai francesi, perdi il controllo sul rifinanziamento del tuo stesso debito. Ecco perché l'Italia minaccia tribunali e ricorre al Golden Power. È una questione di sicurezza nazionale pura.
15:27 Speaker 2: Dal controllo dell'alta finanza passiamo a un altro tipo di controllo, quello sugli spazi fisici e sulla convivenza. E andiamo a Venezia, a Mestre, dove è in corso uno sciopero fortissimo della comunità bengalese.
15:40 Speaker 3: Parliamo di 10.000 lavoratori essenziali, cantieri navali, logistica, ristorazione. scioperano perché il nuovo sindaco, Simone Venturini, ha bloccato definitivamente il progetto di una grande moschea.
15:53 Speaker 2: Un progetto che, attenzione, era già stato approvato. Avevano già versato 150 mila euro di anticipo su un milione e mezzo totale. E il sindaco blocca tutto non per difetti di urbanistica, ma per questioni comportamentali.
16:07 Speaker 3: ha accusato la comunità di non rispettare le regole cittadine, non fanno bene la raccolta differenziata, si rifiutano di imparare l'italiano e impongono il velo integrale alle donne e di conseguenza blocca la moschea.
16:18 Speaker 2: Che è una mossa esplosiva, perché la comunità bengalese ovviamente si appella all'articolo 19 della Costituzione sulla libertà di culto. Oggi sono costretti a pregare in garage o capannoni abusivi.
16:29 Speaker 3: È lo specchio perfetto del dilemma europeo sull'integrazione. Da una parte hai un diritto costituzionale, dall'altra l'amministrazione locale che usa il piano regolatore per forzare un'assimilazione culturale.
16:42 Speaker 2: Ma scusa, ti chiedo, il sindaco ha sicuramente ragione sul fatto che l'italiano e i rifiuti sono un problema di convivenza, ma subordinare il diritto di pregare a un esame di educazione civica locale sui rifiuti non è un precedente giuridico devastante.
16:58 Speaker 3: Giuridicamente è un disastro. In un tribunale amministrativo mosse del genere vengono smontate subito. Non puoi punire un'intera etnia e togliere un diritto primario perché qualcuno non divide il cartone dalla plastica.
17:11 Speaker 2: E allora perché lo
17:12 Speaker 3: fa? È un gesto puramente politico. Sta dicendo alla sua base elettorale che gli strumenti ordinari di integrazione hanno fallito e quindi lui usa il potere burocratico per colpire dove fa male.
17:24 Speaker 2: Forza le regole
17:27 Speaker 3: perché il patto sociale è saltato. Esattamente. E a proposito del crollo totale delle regole, la nostra rassegna ci porta verso la cronaca internazionale e poi negli Stati Uniti, affrontando il lato più oscuro della mente umano.
17:39 Speaker 2: Prima di arrivare agli Stati Uniti c'è un flash doveroso che abbiamo letto oggi. È morto Ratko Mladic, il generale serbo.
17:47 Speaker 3: E le analisi sottolineano un pericolo. La macchina della propaganda nazionalista cercherà di trasformarlo in un eroe, in un martire, morto in carcere.
17:55 Speaker 2: Ma le fosse comuni di Srebrenica sono un fatto oggettivo. Mladic muore da criminale di guerra condannato per genocidio. E c'è una frase in un editoriale che mi ha gerato. Si lamenteranno che invecchiato lontano da casa, scordandosi che le migliaia di civili trucidati a Sarajevo non hanno avuto proprio la possibilità biologica di invecchiare.
18:13 Speaker 3: Gli è stato sottratto il tempo. Dalla lucidità di un criminale di guerra passiamo all'esatto opposto, la ferocia che nosce da un cortocircuito mentale totale, il caso di Lindsay Clancy in Massachusetts.
18:27 Speaker 2: Una vicenda agghiacciante del 2023. Lei è un'infermiera pediatrica. Il marito esce per andare a prendere la cena, 20 minuti in tutto, e lei, in quella finestra temporale, strangola i suoi tre figli. Otto mesi, tre anni e cinque anni. Sì. La difesa punta sull'incapacità di intendere e di volere causata dalla psicosi post partem. Diceva di sentire voci demoniache.
18:50 Speaker 3: Ma i periti del tribunale le hanno diagnosticato solo un disturbo depressivo maggiore, senza caratteristiche psicotiche. Hanno scartato la psicosi.
18:59 Speaker 2: E qui scoppia il caso scientifico, giusto? Perché questa psicosi post partem in realtà...
19:04 Speaker 3: Non esiste ufficialmente nel DSM, il manuale mondiale dei disturbi mentali. Non è catalogata come malattia sestante, colpisce pochissime donne, porta deliri e allucinazioni totali, ma la scienza è divisa.
19:18 Speaker 2: In che senso è divisa?
19:20 Speaker 3: Una parte dei medici la vuole inserire nel manuale per avere protocolli chiari e fondi per la ricerca. Un'altra parte dice che è solo una manifestazione del disturbo bipolare, perché si cura con gli stessi farmaci, come il litio.
19:34 Speaker 2: E Lindsay Glancy, infatti, aveva precedenti clinici legati al parto, era già seguita. Ma io dico, se la comunità scientifica non si mette d'accordo in laboratorio, come può una giuria di cittadini tracciare la linea tra omicidio volontario e malattia mentale?
19:48 Speaker 3: è il limite estremo del diritto penale i giudici applicano categorie in bianco e nero a una mente umana che invece viaggia su sfumature fluide valutano la premeditazione ha aspettato che il marito uscisse quindi per l'accusa era lucida
20:04 Speaker 2: e la difesa risponderà che l'organizzazione metodica faceva parte dell'allucinazione
20:09 Speaker 3: esatto La sentenza, alla fine, non produrrà la verità medica assoluta. Produrrà solo una verità processuale, per poter chiudere il caso.
20:18 Speaker 2: Impressionante. Bene, siamo arrivati alla fine. Proviamo a fare un riepilogo velocissimo per chi ci ha seguiti
20:24 Speaker 3: Abbiamo visto una Federal Reserve assediata dalla politica, un'Italia che spreca risorse con sconti per i redditi alti, mentre crolla demograficamente. E poi i confini sfocati dei diritti. dalla moschea a Venezia ai tribunali americani.
20:41 Speaker 2: C'è un filo conduttore.
20:42 Speaker 3: Sì, ed è l'ossessione del controllo. Abbiamo sindaci che bloccano l'urbanistica per fermare le moschea, governi che usano il golden power contro partner finanziari alleati e presidenti che vogliono controllare la banca centrale. Forse il vero macro trend del decennio non è l'inflazione.
21:02 Speaker 2: Ma è proprio il panico di perdere il controllo in un mondo che gira troppo in fretta per essere fermato da un decreto.
21:08 Speaker 3: O da una sentenza. È un pensiero su cui riflettere.
21:12 Speaker 2: Chi trova utile questo metodo di analisi e vuole supportare il lavoro dietro a questi approfondimenti può seguirci sulle piattaforme e magari lasciarci una recensione a 5 stelle. Ci aiuta davvero a far crescere la community.
21:26 Speaker 3: Giornali chiusi?
21:28 Speaker 2: Giornali chiusi. E alla prossima.
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