Grandi potenze e l’illusione dei conti | Sab 26 set
Informazioni su questo episodio
L’Europa sta diventando spettatrice del nuovo equilibrio mondiale?In questo episodio analizziamo le grandi trasformazioni che stanno ridisegnando geopolitica, economia e società: dal confronto tra Donald Trump e Xi Jinping alla crescente marginalità dell’Europa, passando per il riarmo, la crisi climatica, la tenuta dell’economia italiana e le sfide imposte dall’intelligenza artificiale.
Partiamo dalle Nazioni Unite, dove il discorso di Benjamin Netanyahu ha riacceso lo scontro diplomatico sul conflitto in Medio Oriente e sui rapporti tra Israele, Iran e i Paesi occidentali. Una fase di forte tensione internazionale che si intreccia con le dinamiche politiche interne israeliane e con un sistema multilaterale sempre più sotto pressione.
Lo sguardo si sposta poi sul rapporto tra Stati Uniti e Cina. Il confronto tra Washington e Pechino sembra ormai destinato a diventare uno degli assi centrali del nuovo ordine globale, mentre l’Europa fatica a trovare una posizione comune su Ucraina, Russia, Taiwan e sicurezza internazionale. Analizziamo anche il dibattito sul riarmo europeo e italiano, gli obiettivi di spesa della NATO e il modo in cui il Governo intende finanziare l’aumento delle risorse per la difesa.
Sul fronte climatico, approfondiamo inoltre l’inchiesta che ha sollevato interrogativi sui rapporti tra Saudi Aramco e l’IPCC, e sul possibile peso degli interessi dell’industria petrolifera nei processi di elaborazione dei rapporti scientifici sul cambiamento climatico.
Ma il cuore dell’episodio è anche l’economia italiana. Moody’s conferma il rating dell’Italia con outlook stabile, mentre deficit, crescita del PIL pro-capite e gestione del debito raccontano un Paese più resiliente di quanto spesso emerga dal dibattito pubblico. Il Governo punta inoltre a coinvolgere sempre di più i risparmiatori italiani nel finanziamento del debito attraverso i nuovi BTP Valore e BTP Valore Insieme.
Parleremo però anche delle fragilità strutturali: dall’economia sommersa, che vale quasi 198 miliardi di euro, all’evasione fiscale e alle profonde differenze nei redditi dichiarati tra categorie professionali. Un fenomeno che incide non solo sulle entrate dello Stato, ma anche sulla distribuzione del carico fiscale e sulle prospettive delle prossime generazioni.
Infine, spazio alle trasformazioni sociali che stanno cambiando l’Italia: un mercato del lavoro sempre più anziano, la crescita dell’occupazione femminile, la riforma della scuola con i nuovi Licei Tecnologici e il paradosso di un Paese leader nella produzione di articoli sportivi ma tra i più sedentari d’Europa.
Un episodio per capire dove sta andando l’Italia dentro un mondo sempre più frammentato — tra nuove rivalità geopolitiche, debito pubblico, transizione tecnologica, crisi climatica e trasformazioni profonde del lavoro e della società.
📰 Dal lunedì al sabato: la rassegna stampa per iniziare la giornata già aggiornati.
🎯 Ogni domenica: un episodio di approfondimento su un singolo tema.
🔔 Clicca su “Segui” o "Iscriviti" per non perdere i prossimi episodi.
Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:08 Speaker 2: Allora, i tre temi cardine di oggi tracciano una linea spietata, direi, tra il mondo globale e le nostre tasche quotidiane. Primo punto, la geopolitica. Abbiamo tensioni altissime alle Nazioni Unite e nuovi equilibri tra Stati Uniti e Cina.
0:22 Speaker 3: Il secondo punto riguarda l'Italia e l'abbiamo definita la grande illusione ottica della nostra economia, perché il PIL formale cresce, sì. ma si scontra con salari fermi al palo, evasione totale e un caro vita che non si ferma.
0:34 Speaker 2: Esatto, e il terzo tema è il paradosso sociale. Insomma, un paese che invecchia sempre di più in fabbrica, produce attrezzature sportive per mezza Europa, ma materialmente non si sposta dal divano.
0:46 Speaker 3: La missione di oggi è proprio unire questi puntini. Collegheremo i grandi teatri di guerra e la diplomazia internazionale al nostro portafoglio. Analizzando i dati di oggi in modo molto crudo, neutrale, senza prendere posizioni politiche, ma fidandoci solo alla matematica dei fatti.
1:02 Speaker 2: E partiamo proprio dal palazzo di vetro. I resoconti di We Media ci descrivono una scena all'ONU che, insomma, ha dell'incredibile. L'assemblea si è letteralmente spaccata a livello fisico. Un
1:13 Speaker 3: esodo plateale.
1:14 Speaker 2: Quando il premier israeliano Benjamin Netanyahu è salito sul podio per parlare, moltissimi delegati hanno proprio abbandonato l'aula, tra fischi altissimi.
1:23 Speaker 3: È una scena di rottura diplomatica enorme, che ovviamente va inquadrata in una cornice fattuale molto precisa. Ricordiamo che su Netanyahu attualmente pende una richiesta di mandato di arresto da parte della Corte Penale Internazionale
1:37 Speaker 2: Accuse
1:37 Speaker 3: che sono pesantissime. Esatto. L'accusa include presunti crimini di guerra, l'uso della fame come arma e attacchi sui civili. In una striscia di Gaza dove oggi il bilancio sfiora le 74.000 vittime. È in questo clima di isolamento che lui ha preso la parola.
1:51 Speaker 2: E leggendo il suo discorso è chiaro che non ha cercato alcun tipo di ponte o compromesso. Ha definito l'accusa di genocidio la bugia del secolo, respingendo tutto al mittente.
2:00 Speaker 3: E non si è fermato lì.
2:01 Speaker 2: Ma infatti ha anche minimizzato le violenze dei coloni in Cisgiordania, definendole, e cito testualmente, l'opera di 150 ragazzini delinquenti. Chi l'ha ascoltato fa notare che il tono era completamente fuori asse per un'aula diplomatica.
2:15 Speaker 3: Perché semplicemente non stava parlando a quell'aula. Gli analisti citati da Will Media offrono una chiave di decodifica perfetta. Questo non era un discorso per le Nazioni Unite, era un comizio elettorale a uso e consumo interno.
2:27 Speaker 2: Per le elezioni in Israele?
2:29 Speaker 3: Certo, il 27 ottobre si vota. E in patria Netanyahu è sotto una pressione spaventosa per la gestione della sicurezza nazionale. I sondaggi non lo premiano, quindi aveva bisogno di proiettare in televisione l'immagine del leader d'acciaio, isolato ma che resiste contro il mondo intero.
2:44 Speaker 2: Ha persino sventolato un'antenna Starlink dal podio, promettendola agli iraniani. Pura retorica performativa per i
2:48 Speaker 3: telegiornali della sera di Tel Aviv, esatto
2:52 Speaker 2: Mentre all'ONU si consuma questa paralisi totale della diplomazia, il vero scontro globale si decide in altre stanze. Il Corriere della Sera oggi dedica ampio spazio a un vertice a Washington tra Xi Jinping e Donald Trump. E la cosa che salta all'occhio subito è che non c'è traccia dell'Ucraina.
3:08 Speaker 3: Sparita dall'agenda.
3:09 Speaker 2: Completamente. Si parla di altri confini. E qui il presidente cinese ha tirato in ballo un concetto storico, la cosiddetta trappola di Tucidide, proponendo a Trump di collaborare per evitarla.
3:20 Speaker 3: Che poi è un concetto prestato alla geopolitica dalla guerra del Peloponneso tra Sparte e Atene. Storicamente, quando una potenza emergente minaccia di prendere il posto della potenza egemone, la tensione sfoce in un conflitto armato. Pechino praticamente chiede di tenere lo scontro confinato all'economia.
3:35 Speaker 2: Niente guerre militari. E l'indiscrezione del Corriere è che ci sia sul tavolo un patto molto cinico. Uno scambio di pedine.
3:42 Speaker 3: Sui due fronti caldi.
3:44 Speaker 2: Sì. Gli Stati Uniti fermerebbero l'invio di armi a Taiwan e in cambio la Cina smetterebbe di armare l'Iran. Ma leggendo di questi scambi su scacchieri così immensi, la vera domanda è dove sia l'Europa.
3:55 Speaker 3: L'Europa non pervenuta. Il Quotidiano sottolinea come il blocco europeo sia fisicamente escluso dai tavoli che contano. A Davos il premier canadese Carney l'ha detto con una formula spietata. Se non riesci a sederti al tavolo delle trattative, finisci direttamente nel menù.
4:10 Speaker 2: Noi siamo nel menù
4:12 Speaker 3: Esatto, c'è una diarchia tra Washington e Pechino. I leader europei oggi fanno da sfondo.
4:17 Speaker 2: Eppure in Italia, pur essendo irrilevanti sullo scacchiere globale, passiamo le giornate a litigare furiosamente sulle spese militari. I numeri del Corriere fanno chiarezza, perché spesso, sai, si citano percentuali a caso. L'impegno reale con la Nato non è il 2% o il 5%. È il 3,5%.
4:34 Speaker 3: che tradotto in euro fa venire i brividi. Parliamo di 250 miliardi spalmati in dieci anni solo per gli armamenti.
4:41 Speaker 2: A cui se ne sommano altri 250 per la sicurezza generale. E per il 2027 l'assegno da staccare è di 7,1 miliardi, tutti finanziati a debito. Ed è qui il cortocircuito. Ma certo. Cioè, emettiamo titoli di Stato, paghiamo interessi su interessi per comprare armi, ma contemporaneamente le grandi potenze si spartiscono il mondo e ci lasciano alla porta. Quindi... Stiamo pagando una sicurezza reale o stiamo solo staccando un assegno per un'alleanza che non ci dà nessuna voce in capitolo tra USA e Cina?
5:10 Speaker 3: È un interrogativo centrale. Mantenendo la massima equidistanza sull'esistenza stessa degli eserciti, fare debito per essere irrilevanti è un problema di razionalità economica. Specie quando poi devi far quadrare i bilanci interni, che è un po' il problema quotidiano dei governi. E se ci spostiamo sui conti italiani, oggi il giornale e il messaggero dipingono un quadro quasi magico.
5:31 Speaker 2: Sembra il bollettino di un'altra nazione, davvero. Moody's ci ha appena promossi, confermando il rating BA2 e un outlook stabile. I numeri sono ottimi. Il PIL 2026 rivisto al rialzo a più 0,8%. E
5:44 Speaker 3: il deficit stimato al 2,97% a marzo 2026, quindi sotto la fatidica sticella del 3% imposta dall'Europa.
5:52 Speaker 2: Aggiungici che la domanda interna cresce più di Francia e Germania e che il governo esulta per il BTP valore, quello che chiamano il patriottismo del risparmio.
6:00 Speaker 3: che numericamente è un successo innegabile. In sette edizioni hanno raccolto 112 miliardi di euro. Oggi il 15% del debito pubblico italiano è in mano a piccoli risparmiatori residenti.
6:11 Speaker 2: Quindi, se chiudi questi due giornali, pensi che l'Italia sia una locomotiva lanciata verso la stabilità. Ma poi giri pagina, apri Milano Finanza e crolla tutto.
6:20 Speaker 3: L'impatto con la realtà è durissimo. L'Osservatorio della Sapienza certifica che l'Italia è precipitata al 45° posto su 69 nazioni per competitività globale.
6:30 Speaker 2: Sotto la media dell'Unione Europea.
6:32 Speaker 3: Parecchio sotto. E ci sono dieci aree critiche che ci fanno da zavorra. Non parliamo solo di treni in ritardo, reti idriche che perdono acqua. Si parla di infrastrutture tecnologiche, digitalizzazione ferma e, dato allarmante, una cronica mancanza di management qualificato.
6:48 Speaker 2: Che è vitale. Cioè, l'organizzazione aziendale è tecnologia. Senza manager capaci non si cresce. E le conseguenze pratiche di questa debolezza strutturale le vedi subito. come riporta il Sole 24 Ore sui carburanti. Sì, con la crisi geopolitica
7:00 Speaker 3: i prezzi sono esplosi.
7:03 Speaker 2: E rischiavamo lo sciopero generale degli autotrasportatori. Per evitare che il paese si fermasse, il mercato non è bastato. È dovuta entrare in scena Eni, con un tetto massimo ai prezzi per 30 giorni, 1,99 per la benzina e 2,19 per il diesel. Un intervento di
7:17 Speaker 3: emergenza, lodato dal governo in vista del vertice con i petrolieri. Ma che espone una vulnerabilità enorme, considerando che in 35 anni la nostra capacità di raffinazione sia dimezzata.
7:29 Speaker 2: Mettendo insieme i pezzi, l'analogia che mi viene in mente è quella di un'auto usata col cruscotto truccato.
7:34 Speaker 3: Decisamente calzante.
7:36 Speaker 2: Da un lato guardi il display e festeggi. Il pil cresce, il deficit scende, le agenzie di rating applaudono. Poi però apri il cofano e trovi la competitività al 45° posto. Zero manager per innovare e devi chiamare il colosso di Stato per non restare a secco di benzina.
7:51 Speaker 3: Il punto critico è proprio capire se quei numeri positivi sono riforme strutturali vere o solo un rimbalzo dopato da dinamiche del momento. E la risposta la troviamo esaminando le fratture interne del paese. Perché le criticità strutturali esplodono quando guardi l'economia sommersa.
8:07 Speaker 2: Che ha dimensioni spaventose. Avenire oggi pubblica i numeri. Il sommerso vale il 9,2% del PIL. Parliamo di quasi 200 miliardi di euro all'anno sottratti a sistema.
8:18 Speaker 3: E la scomposizione di questi 200 miliardi fa riflettere. 108,2 miliardi sono semplice sottodichiarazione. Denaro fatturato dalle imprese o dai professionisti, ma mai dichiarato. A cui si aggiungono 77,2 miliardi di euro di lavoro irregolare.
8:35 Speaker 2: Stiamo parlando di 2,7 milioni di occupati in nero.
8:38 Speaker 3: Esatto.
8:38 Speaker 2: Che vengono pagati in media 9,2 euro l'ora. Praticamente la metà rispetto ai quasi 18 euro di un dipendente in regola. Ma avvenire tira fuori un caso a Gorizia che definire shock è poco. 107 operai romeni pagati 3 euro netti l'ora nel settore del vino.
8:56 Speaker 3: Attraverso l'estero vestizione aziendale. Praticamente crei un'azienda in Romania che però opera e viene gestita solo in Italia. Così eva di liva e a zero i contributi, sfruttando mano d'opera a basso costo.
9:08 Speaker 2: Un sistema scientifico. Ma l'evasione non è un problema solo di chi sta alla base della piramide per sopravvivere. Anzi. E qui passiamo all'articolo della stampa, che riprende il rapporto di itinerari previdenziali. C'è un dato sull'IRPEF che smonta decenni di discorsi politici. Oggi il 70% dei contribuenti paga solo il 20% delle tasse complessive sull'IRPEF.
9:31 Speaker 3: Il che significa che il grosso dei servizi, la sanità, le strade, viene tenuto in piedi da una minoranza. E in tutta Italia formalmente ci sono solo 58.700 superricchi, cioè persone che dichiarano più di 300.000 euro l'anno. Loro da soli versano 14 miliardi.
9:47 Speaker 2: Ma le assurdità emergono quando vai a vedere le medie di certe categorie commerciali.
9:52 Speaker 3: I numeri sono surreali, davvero.
9:54 Speaker 2: Diciamoli, perché i gestori degli stabilimenti balneari dichiarano in media 27.800 euro. I gioiellieri? 27.000, le estetiste poco più di 16.000. Il dato estremo è quello dei gestori di discoteche.
10:05 Speaker 3: 11.700 euro annui.
10:08 Speaker 2: Meno di una bidella al primo incarico statale. Ma di cosa stiamo parlando?
10:12 Speaker 3: Ed è sulla base di questi dati che il centro studi muove una critica matematica alla flat tax al 15%. Quella per le partite IVA fino a 85.000 euro.
10:21 Speaker 2: Perché dicono che non è costituzionale.
10:22 Speaker 3: Esatto, il punto è che annulla la progressività. Va a penalizzare le fasce più basse, calcolando che il 78% degli italiani dichiara meno di 29.000 euro. E intanto il contante continua a essere l'autostrada perfetta per nascondere il reale volume d'affari.
10:36 Speaker 2: Quindi, i dati ci dicono una cosa chiarissima. Non stiamo affrontando un generico problema di tasse troppo alte. Siamo di fronte a un enorme problema di ridistribuzione inversa. Chi dichiara fino all'ultimo centesimo finanzia gli ospedali per chi evade sistematicamente
10:50 Speaker 3: È un sistema che taglia in due il paese. E questa spaccatura tra economia emersa e sommersa ha un riflesso pesantissimo sul mercato del lavoro e persino sulla salute. I dati di Italy Post, elaborati da Knell e Istat, ci dicono che l'occupazione cresce. Tocca ai 24,4 milioni. Ma l'identikit di chi lavora è drasticamente invecchiato.
11:10 Speaker 2: La forza lavoro giovane sta scomparendo. Gli over 50 sono il 39% del totale, cioè quasi 10 milioni di lavoratori, per lo più tra i nati dall'occupazione femminile matura, mentre la fascia tra i 15 e i 49 anni continua a restringersi.
11:24 Speaker 3: E in un paese anziano e lavoratore subentra il paradosso della salute evidenziato da Will Media sui dati Eurostat. 4 italiani su 10, sopra i 16 anni, non fanno mai sport. Zero assoluto.
11:36 Speaker 2: Contro una media europea del 26%. Noi siamo
11:39 Speaker 3: molto indietro. Ma il rapporto sfata è il mito della pigrizia italiana, non è pigrizia. È puro censo. Se fatichi ad arrivare a fine mese, hai il 54% di probabilità di non fare alcuna attività fisica. Se sei benestante, la percentuale crolla al 26%
11:54 Speaker 2: Fare sport richiede soldi per l'iscrizione, attrezzature e soprattutto energie e tempo libero dopo il lavoro. È diventato un indicatore di classe sociale. E questa immobilità costa alla sanità 6,7 miliardi di euro ogni anno.
12:09 Speaker 3: Un costo altissimo. E il paradosso industriale è la chiusura perfetta di questo cerchio. Da una parte, lo Stato italiano investe in sport solo lo 0,6% della spesa pubblica. Dall'altra, la nostra industria fattura 2,2 miliardi di euro all'anno producendo attrezzature sportive di altissima gamma
12:26 Speaker 2: Capisci il cortocircuito? Dalle nostre fabbriche escono le migliori scarpe da corsa per i tedeschi, i macchinari da palestra che vendiamo in tutta Europa, ma chi le produce, intrappolato tra salari bassi ed età che avanza, non ha i soldi o il fiato per usarle nel tempo libero.
12:40 Speaker 3: Chiaro, è l'immagine di un paese sfiancato. Prima di tirare le conclusioni abbiamo tre flash veloci di raccordo che aggiungono qualche dettaglio al contesto. Il Sole 24 Ore riporta una rivoluzione nel mondo della scuola.
12:52 Speaker 2: Niente più istituti tecnici e
12:55 Speaker 3: professionali. Verranno ribattezzati licei tecnologici e licei professionali. È un nuovo sistema basato sulla formula 4 più 2 per collegarli agli ITS Academy. L'intento del Ministero è chiaro, cioè valorizzare quella che chiamano l'intelligenza delle mani per dare alle aziende le competenze tecniche che non riescono a trovare.
13:12 Speaker 2: Passiamo all'estero e Will Media rilancia un'inchiesta pesantissima del Guardian sul clima. All'ONU c'è un conflitto di interessi gigantesco dentro l'IPCC, l'organismo che studia i cambiamenti climatici.
13:24 Speaker 3: Praticamente gli scienziati che dovrebbero guidare l'abbandono dei combustibili fossili hanno legami con Saudi Aramco, l'azienda di Stato saudita che è il primo inquinatore al mondo. Cinque autori principali lavorano in un centro studi saudita e una vicepresidente è niente meno che consigliera del Ministero dell'Energia di Riyadh.
13:42 Speaker 2: Una cosa pazzesca. E per chiudere coi flash, la newsletter di David Carretta ci aggiorna sulle sanzioni europee, rinnovate per altri tre anni a più di 2600 russi coinvolti nella guerra in Ucraina.
13:53 Speaker 3: Con un piccolo particolare, però.
13:55 Speaker 2: Già, due oligarchi russi sono stati misteriosamente esclusi dalla lista dei sanzionati. E a quanto pare è il risultato di quegli scambi di prigionieri che abbiamo visto di recente in Asia.
14:05 Speaker 3: La diplomazia sotterranea non si ferma mai. Insomma, se uniamo tutti i fili di oggi, emerge una fotografia molto nitida dell'Italia nel mondo.
14:12 Speaker 2: Abbiamo le superpotenze che fanno il bello e il cattivo tempo, relegandoci al menù. Abbiamo un'Italia che festeggia un pill in crescita, ma che strutturalmente annaspa al 45° posto per competitività. E un'evasione fiscale enorme che strozza i redditi reali e logora una forza lavoro sempre più anziana.
14:30 Speaker 3: E il riflesso finale su cui ragionare parte proprio dall'ultima notizia, quella sui nuovi licei tecnologici. C'è l'idea di formare i giovani esaltando l'intelligenza delle mani per l'industria. Ma questi giovani usciranno in un ecosistema in cui mancano i manager per valorizzarli, la competitività ristagna e 200 miliardi di economia sommersa scaricano i costi su pochi onesti.
14:53 Speaker 2: In un paese progettato per chi ha patrimoni fermi e magari ha già i capelli grigi, la provocazione è lecita. Basterà cambiare la parola istituto con la parola liceo per convincere un giovane di talento a non fare le valigie per un sistema con regole un po' più eque?
15:09 Speaker 3: Un interrogativo profondo che lasciamo aperto alla riflessione individuale.
15:13 Speaker 2: Assolutamente. L'invito per chi ci ascolta è di seguire il podcast sulla piattaforma preferita e, se l'analisi è stata utile, lasciare una recensione a 5 stelle. Giornali chiusi.
Podbean