Bitcoin: la scarsità algoritmica | CRYPTO
Informazioni su questo episodio
Bitcoin è davvero la banca più inespugnabile della storia?In questo episodio analizziamo Bitcoin da una prospettiva diversa: non solo come criptovaluta o asset finanziario, ma come una delle più radicali innovazioni monetarie e tecnologiche degli ultimi decenni. Un sistema costruito sulla matematica, sulla crittografia e sugli incentivi economici che, in meno di vent’anni, è passato dai margini del sistema finanziario ai portafogli dei più grandi investitori istituzionali.
Partiamo dal problema che Bitcoin ha cercato di risolvere: come creare denaro digitale senza una banca centrale o un’autorità capace di stabilire chi possiede cosa? La risposta di Satoshi Nakamoto ha cambiato il paradigma, sostituendo la fiducia negli intermediari con un sistema di verifica distribuita basato su blockchain, crittografia e consenso.
Entriamo poi nel cuore dell’architettura di Bitcoin: chiavi pubbliche e private, modello UTXO, mempool, mining e Proof of Work. Ma soprattutto cerchiamo di capire perché l’enorme quantità di energia utilizzata dai miner non rappresenti soltanto un costo, bensì una componente fondamentale della sicurezza della rete. Cosa renderebbe realmente possibile — e soprattutto conveniente — un attacco al 51%?
Passiamo quindi alla politica monetaria di Bitcoin, dai 21 milioni di BTC al meccanismo degli halving. La scarsità programmata, l’aggiustamento della difficoltà e la progressiva riduzione delle ricompense per i miner creano un sistema monetario radicalmente diverso da quello tradizionale, dove l’offerta di moneta può essere modificata dalle decisioni delle banche centrali.
Ma la vera trasformazione degli ultimi anni è arrivata da Wall Street. Con l’approvazione degli ETF spot negli Stati Uniti, Bitcoin è entrato definitivamente nell’infrastruttura della finanza tradizionale, creando un paradosso difficile da ignorare: un asset nato per disintermediare banche e istituzioni è oggi acquistato e custodito proprio dai grandi operatori finanziari.
Analizziamo anche il nuovo quadro normativo europeo con MiCA, l’evoluzione degli exchange e dei fornitori di servizi crypto, e le conseguenze della regolamentazione per Bitcoin e per il mercato degli asset digitali.
Infine, guardiamo al futuro dell’infrastruttura Bitcoin: dal trilemma tra sicurezza, decentralizzazione e scalabilità al Lightning Network, passando per SegWit, Taproot e il fenomeno degli Ordinals, che ha riaperto il dibattito su ciò che dovrebbe — o non dovrebbe — essere costruito sulla blockchain di Bitcoin.
Un episodio per capire come funziona davvero Bitcoin, perché la sua architettura è così difficile da attaccare e perché la sua crescente integrazione con Wall Street potrebbe rappresentare allo stesso tempo la sua più grande vittoria e il suo più grande paradosso.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Allora, proviamo a fare un esperimento mentale. Immaginiamo un cavù gigantesco, ma senza pareti, senza guardie armate, senza telecamere e con un pavimento di vetro completamente trasparente.
0:13 Speaker 3: Attraverso il quale praticamente chiunque al mondo può vedere esattamente al centesimo quanto oro c'è all'interno.
0:19 Speaker 2: Esatto. Eppure, nonostante sia esposto alla vista di tutti e non ci sia nessuna porta da scassinare, è di fatto la banca più inespugnabile della storia umana.
0:30 Speaker 3: Siete su due pagine.
0:31 Speaker 2: Questo è l'episodio speciale della domenica. Oggi andiamo a fondo su Bitcoin, architettura, economia e regolamentazione.
0:39 Speaker 3: E guarda, per costruire questo quadro abbiamo raccolto una molle imponente di documentazione. Niente opinioni personali. Zero. Ci baseremo sui white paper originali, sui dati crudi estratti direttamente dalla blockchain.
0:51 Speaker 2: L'obiettivo di oggi è smontare e rimontare questo protocollo, un sistema informatico nato letteralmente dal nulla per risolvere un problema matematico e capire come riga di codice dopo riga di codice si sia trasformato in un asset globale.
1:07 Speaker 3: E per farlo dobbiamo per forza partire dalle fondamenta, perché per capire la soluzione dobbiamo prima capire il problema.
1:13 Speaker 2: Chiaro. Nei sistemi tradizionali la moneta svolge funzioni essenziali. È unità di conto, mezzo di scambio, riserva di valore. Ma nei sistemi fiat, la moneta a corso legale che usiamo tutti i giorni, l'intera baracca si regge su un unico pilastro invisibile.
1:30 Speaker 3: La fiducia?
1:31 Speaker 2: Praticamente sì, la fiducia.
1:33 Speaker 3: Una fiducia incondizionata verso un'autorità centrale. Cioè, quando utilizziamo una valuta tradizionale, ci stiamo fidando implicitamente di una banca centrale che ne gestisce l'emissione.
1:43 Speaker 2: Che regola la liquidità sul mercato.
1:45 Speaker 3: Esatto. E quando facciamo un pagamento, ci fidiamo di una banca commerciale che fa da arbitro, aggiorna i registri e garantisce che i soldi passino dal punto A al punto B.
1:55 Speaker 2: Spostare valore nel digitale richiede sempre questo intermediario. E non è solo una scelta politica. È proprio un limite strutturale dell'informatica classica. Un limite che si chiama problema della doppia spesa.
2:08 Speaker 3: Che è il nodo cruciale.
2:09 Speaker 2: Fermiamoci su questo, perché da qui parte tutto. Il problema della doppia spesa. Se ci pensiamo, un file digitale, tipo una foto in alta risoluzione o un mp3, è solo una sequenza di dati E i dati si copiano. Esatto. Possono essere replicati all'infinito senza perdere qualità. Il caro vecchio copia e incolla. Ora, se la moneta fosse solo un file sul mio computer, cosa mi impedirebbe di inviare quel file per pagare un servizio? E...
2:40 Speaker 3: E un secondo dopo mandare l'esatta copia a un altro venditore per comprarti un telefono.
2:44 Speaker 2: Appunto!
2:46 Speaker 3: Assolutamente nulla te lo impedirebbe. Senza un arbitro centrale, un server che registra l'operazione e certifica che tu non possiedi più quel file, la spesa multipla della stessa moneta distruggerebbe il sistema.
2:57 Speaker 2: Il denaro digitale non avrebbe alcun valore se fosse duplicabile come una riga su Excel.
3:04 Speaker 3: Infatti per decenni criptografi e ingegneri hanno cercato di creare una moneta digitale indipendente. Ma finivano sempre per schiantarsi contro questo scoglio. Per evitare la doppia spesa dovevano per forza reinserire un server centrale, tornando al punto di partenza.
3:18 Speaker 2: Fino all'ottobre del 2008, nel pieno di una delle crisi finanziarie più devastanti di sempre. Un'entità anonima, questo famoso Satoshi Nakamoto, pubblica in una mailing list di criptografia un documento di nove pagine.
3:34 Speaker 3: Il white paper intitolato Bitcoin, a peer- to- peer electronic cash system.
3:39 Speaker 2: E in quelle nove pagine c'è la soluzione. Una soluzione alla doppia spesa che non richiede nessuna terza parte di fiducia, nessun intermediario.
3:49 Speaker 3: Il salto paradigmatico è questo. Il passaggio dalla fiducia in un ente umano o istituzionale, che è per natura fallibile, alla fiducia in un algoritmo matematico.
3:58 Speaker 2: Anche perché Nakamoto non inventa la criptografia da zero, giusto?
4:02 Speaker 3: No, no. Assembla tecnologie che esistevano già. Le mette insieme in modo geniale per creare questo registro contabile pubblico, immutabile e distribuito tra tutti i partecipanti di una rete peer- to- peer. Le
4:14 Speaker 2: regole non le fa un consiglio di amministrazione. Sono garantite unicamente dalla matematica.
4:20 Speaker 3: Dalla matematica, dalla criptografia avanzata e da incentivi economici preprogrammati.
4:26 Speaker 2: L'intermediario scompare.
4:27 Speaker 3: Ok, sulla carta suona bellissimo, quasi una rivoluzione filosofica. Ma da scettica, cagliamolo nella realtà. In pratica, come fa una rete di perfetti sconosciuti sparsi in tutto il mondo a mettersi d'accordo su chi possiede cosa senza un server che decida chi ha ragione?
4:45 Speaker 2: Lo fanno attraverso l'infrastruttura alla base, la blockchain.
4:49 Speaker 3: Il famoso registro distribuito.
4:51 Speaker 2: Sì, cioè, nei sistemi bancali il database dei saldi è privato, sta sui server della banca. Solo loro possono leggerlo o modificarlo. La rete bitcoin invece mantiene migliaia di copie identiche dell'intero storico delle transazioni.
5:05 Speaker 3: Dal primo blocco minato nel 2009 fino a quello di un minuto fa. Esatto, copie ospitate su computer indipendenti che chiamiamo nodi. Ogni nodo fa girare il software e verifica l'autenticità di ogni singola transazione, in tempo reale.
5:19 Speaker 2: E se qualcuno prova a fare il furbo e propaga una transazione fasulla?
5:24 Speaker 3: I nodi semplicemente la scartano. Non rispetta le regole matematiche del protocollo, quindi viene ignorata. La rete raggiunge il consenso scartando le anomalie.
5:33 Speaker 2: Ok, ma come si garantisce che io possa spendere solo i fondi che mi appartengono?
5:40 Speaker 3: Qui entra in gioco la questione delle chiave di sicurezza, chiave pubblica e chiave privata.
5:45 Speaker 2: La criptografia asimmetrica?
5:47 Speaker 3: Per rendere l'idea a chi ci ascolta, l'analogia migliore è quella di una cassetta postale trasparente e blindata. La chiave pubblica, che è quello che chiamiamo indirizzo bitcoin, funziona come l'Iban o le coordinate della cassetta. È visibile a tutti
6:01 Speaker 2: Chiunque può vederla e chiunque può infilarci dei fondi dentro attraverso la fessura. La chiave privata, invece, è la chiave fisica per aprire lo sportello
6:11 Speaker 3: Una stringa alfanumerica lunghissima che deve restare assolutamente segreta. È l'unico strumento matematico capace di generare una firma digitale valida per quell'indirizzo.
6:22 Speaker 2: Quindi quando voglio trasferire fondi uso questa chiave privata per firmare la transazione.
6:27 Speaker 3: Esatto. E la magia della criptografia asimmetrica è che chiunque nella rete può verificare matematicamente che la firma è autentica, senza però che la chiave privata venga mai rivelata sulla rete.
6:38 Speaker 2: Cioè io provo che ho la chiave senza mostrare la chiave stessa.
6:42 Speaker 3: Praticamente sì. Chi detiene la chiave privata ha il controllo inalienabile sui fondi.
6:47 Speaker 2: E questo ci porta a guardare sotto il cofano, perché la gestione dei saldi in Bitcoin è, direi, controintuitiva rispetto a quello a cui siamo abituati. Se io apro l'app della mia banca, vedo un numero singolo, il mio saldo. Se ricevo soldi sale, se pago l'affitto scende.
7:05 Speaker 3: Bitcoin non funziona assolutamente così. Non c'è un conto con un
7:10 Speaker 2: saldo aggiornato. Usa questo modello chiamato UTCO, acronimo di Unspent Transaction Output. output di transazioni non spesi. Proviamo a decodificarlo perché, se ho capito bene, è l'equivalente digitale del pagamento in contanti.
7:24 Speaker 3: È l'analogia più precisa. Immaginiamo che il portafoglio non contenga un saldo unico, ma un mazzetto di banconote digitali di tagli diversi. Questi sono gli UTCO.
7:32 Speaker 2: Banconote che ho ricevuto in transazioni passate e non ho ancora speso. Quindi facciamo un esempio. Se io ho un singolo UTCO da un bitcoin intero e voglio comprare una cosa che costa 0,4 bitcoin, non posso semplicemente sottrarre 0,4 dal mio saldo?
7:50 Speaker 3: No, perché la banconota digitale da un bitcoin è indivisibile. Quello che succede dietro le quinte è che il protocollo prende il tuo UTCO da un bitcoin, lo distrugge completamente e ne crea due nuovi.
8:01 Speaker 2: Nuovi di zecca.
8:02 Speaker 3: Esatto. Uno da 0,4 che va all'indirizzo del venditore. e uno da 0,6 che funge da resto e torna un indirizzo di tua proprietà. La transazione consuma l'input per intero e crea nuovi output. Aspetta,
8:17 Speaker 2: sembra un meccanismo inutilmente complicato rispetto a un
8:19 Speaker 3: semplice più e meno sul saldo. Può sembrare macchinoso, ma è fondamentale per mantenere il registro leggero. I nodi della rete non devono ricalcolare l'intero storico di un utente per capire se affondi. Devono solo fare una verifica binaria. Cioè? Verificare che l'UTXO che stai cercando di spendere esista nel database globale dei fondi non spesi e che la tua firma sia valida. La banconota esiste ancora o è già stata spesa? Un controllo immediato che permette alla rete di processare le verifiche in parallelo.
8:47 Speaker 2: Molto più efficiente. Ma allora, le transazioni firmate non finiscono magicamente e all'istante sulla blockchain. C'è un passaggio intermedio.
8:56 Speaker 3: La mempool.
8:57 Speaker 2: La memorypool. Una specie di sala d'attesa globale, dove si accalcano tutte le transazioni valide ma non ancora confermate. E qui entrano in scena i miner, i minatori.
9:07 Speaker 3: Soggetti su cui si fa un'enorme confusione, tra l'altro.
9:10 Speaker 2: Il loro compito è pescare le transazioni da questa sala d'attesa e blindarle permanentemente dentro un blocco.
9:18 Speaker 3: Il processo con cui questi blocchi vengono costruiti e aggiunti al registro richiede un meccanismo di consenso. Visto che non c'è un coordinatore centrale che dice quale blocco è valido, Serve una regola d'acciaio.
9:30 Speaker 4: La proof of work. La prova di lavoro.
9:32 Speaker 3: Esatto. E qui sfatiamo un mito. Si sente sempre dire che i miner risolvono calcoli matematici complessi, come se stessero calcolando traiettorie spaziali o risolvendo dei sudoku impossibili.
9:44 Speaker 4: Niente di tutto questo. Non ci sono equazioni scientifiche.
9:48 Speaker 3: Zero. È una lotteria probabilistica. Pura forza bruta. Basata su un algoritmo chiamato SHA- 256. L'algoritmo di hashing...
9:56 Speaker 2: Se dovessi visualizzarlo, lo immagino come un tritone. criptografico inesorabile. Qualsiasi cosa io ci butti dentro, una parola, una foto, un libro intero, questo algoritmo mastica i dati e sputa fuori sempre una stringa fissa di 64 caratteri.
10:14 Speaker 3: Un'impronta digitale unica. E la cosa fondamentale è che, matematicamente unidirezionale, non si può fare il percorso inverso. Guardando i 64 caratteri, non puoi mai risalire ai dati originali.
10:24 Speaker 2: E se cambio anche solo una virgola nel testo di partenza?
10:28 Speaker 3: L'impronta finale cambia in modo totalmente imprevedibile e caotico.
10:31 Speaker 2: Questa imprevedibilità è il cuore del mining. Il miner raccoglie le transazioni dalla mempool e crea un blocco candidato. Dentro ci mette i dati delle transazioni. l'ash del blocco precedente,
10:43 Speaker 3: che è il pezzo che crea materialmente la catena.
10:46 Speaker 2: Giusto, la chain della blockchain. E poi ci aggiunge un parametro numerico arbitrario, il nonce, number used once.
10:55 Speaker 3: A questo punto il miner applica il tritacarne, lo SHA256, a questa esatta combinazione di dati.
11:02 Speaker 2: Ed è qui che il protocollo fa scattare la sua regola. Assinché la rete accetti il blocco, il risultato del tritacarne non può essere un numero a caso. Deve essere inferiore a un valore bersaglio prestabilito.
11:16 Speaker 3: Visivamente significa che la stringa finale di 64 caratteri deve iniziare con una lunga sequenza di zeri.
11:22 Speaker 2: Ma siccome abbiamo detto che il risultato è imprevedibile, come si fa a far uscire una stringa che inizia, diciamo, con 19 zeri?
11:31 Speaker 3: Non si può calcolare. È questo il punto. L'unico modo possibile nell'universo è procedere per tentativi. Il miner imposta il non sa 1, calcola, lascia. Inizia con 19 zeri, no. Cambia il non sa 2, ricalcola, no.
11:46 Speaker 2: E va avanti così, cambiando il non sa a 3, a
11:50 Speaker 3: 4, a 5. Per miliardi, trilioni di tentativi al secondo. Finché, per pura statistica, un miner da qualche parte nel mondo non trova casualmente il non sfortunato che genera l'hash corretto.
12:02 Speaker 2: E per variare questo non si in continuazione serve un hardware iperspecializzato. Le famose macchine ASIC che fanno solo quello e che ovviamente assorbono un quantitativo enorme di corrente elettrica.
12:14 Speaker 3: Quando un miner trova la combinazione trasmette il blocco alla rete. Gli altri nodi non devono rifare i trilioni di tentativi.
12:21 Speaker 2: Controllano solo il risultato?
12:22 Speaker 3: Esatto. Prendono il blocco, applicano lo SHA- 256 una sola volta e in un millisecondo verificano se ci sono gli zeri richiesti. Se coincide, il blocco è sigillato per sempre.
12:33 Speaker 2: Tutto questo sforzo colossale è scandito da un orologio interno. Il protocollo vuole un blocco ogni 10 minuti in media. Perché proprio 10 minuti? E soprattutto... Se i computer diventano più veloci ogni anno, come si fa a mantenere questo tempo costante?
12:51 Speaker 3: Dieci minuti è il compromesso ideale. Tra velocità di conferma e tempo necessario per propagare il blocco in tutta la rete globale senza creare conflitti. Per mantenere questo battito interviene l'aggiustamento della difficoltà.
13:04 Speaker 2: Che avviene ogni 2016 blocchi, vero?
13:07 Speaker 3: Sì, circa ogni due settimane. Il protocollo analizza il tempo medio impiegato per quegli ultimi blocchi. Se l'hash rate, cioè la potenza di calcolo di tutti i miner, è aumentata, il tempo sarà sceso sotto i 10 minuti.
13:20 Speaker 2: E quindi il sistema alza l'asticella.
13:23 Speaker 3: Viceversa, se la potenza crolla, abbassa la difficoltà.
13:27 Speaker 2: È un'autoregolazione perfetta. Ma qui voglio farti da avvocato del diavolo, perché è la critica che fanno tutti. Consumare teravattora di elettricità, roba che serve ad alimentare nazioni in terre, solo per fare trilione di calcoli a vuoto e indovinare un numero con tanti zeri,
13:44 Speaker 3: sembra un enorme spreco.
13:45 Speaker 2: L'apoteosi dell'inefficienza. In un mondo che deve ottimizzare l'energia, a cosa serve tutto questo?
13:52 Speaker 3: Capisco la critica se si guarda solo al processo meccanico, ma bisogna applicare la lente della teoria dei giochi. Tutta quell'energia non è sprecata, è letteralmente lo scudo termodinamico del sistema.
14:03 Speaker 2: In che senso lo scudo?
14:05 Speaker 3: Chiediamoci cosa succederebbe se volessi alterare lo storico per cancellare un mio pagamento e riprendermi i soldi, facendo una doppia spesa.
14:12 Speaker 2: Dovrei riscrivere il blog, ma per farlo dovrei superare in potenza la rete onesta, il famoso attacco al 51%.
14:20 Speaker 3: Esattamente. Dovresti accumulare e controllare oltre la metà di tutta la potenza di calcolo globale, per creare una catena alternativa più veloce degli altri.
14:29 Speaker 2: E oggi, per chi ci ascolta, lanciare un attacco del genere non vuol dire affittare un server su Amazon.
14:35 Speaker 3: Significherebbe costruire intere filiere di semiconduttori, requisire fonderie, assemblare milioni di macchine ultraspecializzate e attaccarle a centrali elettriche con la capacità di un piccolo Stato europeo.
14:46 Speaker 2: Decine di miliardi di dollari di investimento logistico. E qui sta il cortocircuito logico della teoria dei giochi. Mettiamo che uno Stato sovrano o un consorzio di miliardari ci riesca. Spende miliardi per prendere il controllo. Qual è il risultato?
15:03 Speaker 3: Un suicidio finanziario immediato.
15:05 Speaker 2: Perché?
15:05 Speaker 3: Perché la blockchain è trasparente. Nel momento in cui il mercato rileva un'anomalia così colossale, una riorganizzazione profonda dei blocchi storici, la fiducia nell'immutabilità svanisce in un secondo.
15:17 Speaker 2: E visto che il valore di bitcoin si basa su quella fiducia, il prezzo va a zero.
15:21 Speaker 3: Esatto. L'attaccante avrebbe speso decine di miliardi per controllare un asset che, proprio a causa del suo attacco, è diventato carta straccia. Ed è qui che scattano gli incentivi preprogrammati.
15:32 Speaker 2: Ovvero, se hai tutti quei miliardi e quell'energia, ti conviene usarli onestamente?
15:37 Speaker 3: È economicamente più razionale. Validando le transazioni secondo le regole, incassi le ricompense in una moneta che mantiene il suo valore. L'attacco ti distrugge, l'onestà ti arricchisce.
15:47 Speaker 2: E questa ricompensa ci lancia dritti nel cuore dell'economia del sistema. La politica monetaria. Una politica inalterabile, scritta nel codice. Diversissima da quella delle banche centrali, no?
15:59 Speaker 3: Agli antipodi. Le banche centrali, tipo la BCE o la Federal Reserve, gestiscono l'offerta in base a decisioni umane, stampano soldi nelle crisi, li ritirano per frenare l'inflazione.
16:11 Speaker 2: Un sistema totalmente discrezionale. Invece il codice di Bitcoin impone un limite matematico inviolabile. 21 milioni di unità.
16:21 Speaker 3: Il tetto massimo. Non esisteranno mai più di 21 milioni di Bitcoin. Nessuna crisi geopolitica o pandemia potrà mai far emettere il 21 milesimi o un Bitcoin.
16:32 Speaker 2: Scarsità assoluta. Ma come nascono queste unità? Come entrano in circolazione?
16:37 Speaker 3: Attraverso il premio di blocco. La Block Subsidy. È la quota che il codice genera dal nulla e assegna al miner che vince la lotteria dello SHA- 256 e chiude il blocco.
16:48 Speaker 2: Però questo ritmo di emissione non è costante. E qui entra in gioco un altro meccanismo automatico, l'halving. Il dimezzamento. Che avviene ogni 210.000 blocchi estratti, cioè più o meno ogni 4 anni. Ripercorriamo i numeri perché rendono bene l'idea dello shock. Nel 2009, Genesis Block, la ricompensa era di ben 50 bitcoin per blocco. Considerando 10 minuti a blocco, erano circa 7200 nuovi bitcoin al giorno.
17:19 Speaker 3: Un'inflazione altissima all'inizio, un'espansione aggressiva.
17:22 Speaker 2: Poi, nel 2012, il primo halving, taglio netto a 25 bitcoin.
17:28 Speaker 3: Inflazione annuale intorno al 12,5%. Luglio 2016, secondo halving, si scende a 12,5% a blocco
17:37 Speaker 2: Maggio 2020, 6,25. Fino all'aprile del 2024, l'ultimo halving.
17:44 Speaker 3: Il quarto della storia, che ha portato il premio a soli 3,125 bitcoin.
17:49 Speaker 2: Il che significa che oggi vengono prodotti circa 450 nuovi bitcoin al giorno, in tutto il mondo.
17:56 Speaker 3: E il tasso di inflazione annua è crollato sotto l'1%. Siamo allo 0,82%. Per la prima volta nella storia, un asset digitale ha un tasso di cremento inferiore a quello dell'oro, che storicamente viaggia tra l'1,5 e il 2% annuo.
18:15 Speaker 2: Uno shock sull'offerta sistematico. Ma l'impatto industriale di questo taglio? Cioè, pensiamoci dal punto di vista di un'azienda. Immagina società quotate in borsa, capannoni giganti pieni di computer. che da un minuto all'altro vedono i loro ricavi dimezzati.
18:32 Speaker 3: Tagliati del 50%. Brutale.
18:35 Speaker 2: Come fa un'azienda a non fallire con uno shock del genere?
18:38 Speaker 3: Con un'efficienza operativa spietata. È una selezione darwiniana. Il dimezzamento spazza via istantaneamente chi è inefficiente.
18:47 Speaker 2: Quindi chi ha macchine vecchie o paga troppo la corrente va fuori mercato.
18:51 Speaker 3: Se le tue macchine consumano troppi watt o il tuo contratto elettrico è costoso, il margine va in negativo. Spendi più di quanto guadagni. Spegni le macchine e chiudi.
19:01 Speaker 2: Sopravvive solo chi ha pianificato tutto, comprando hardware di ultima generazione e magari trovando fonti di energia altrimenti sprecata, tipo l'idroelettrico isolato o il gas di scarto dei pozzi petroliferi.
19:13 Speaker 3: Esatto, energia che nessuno comprerebbe comunque.
19:16 Speaker 2: Però la matematica è inesorabile. Dimezzamento dopo dimezzamento arriveremo a un punto di esaurimento.
19:24 Speaker 3: Intorno
19:25 Speaker 2: all'anno 2140. Il premio arriverà a zero e avremo toccato i 21 milioni. E qui sorge una domanda enorme sulla tenuta a lunghissimo termine. Se i miner non ricevono più nuova moneta, chi glielo fa fare di consumare energia per proteggere la rete? E'
19:39 Speaker 3: qui che entra in gioco il mercato delle commissioni. Già oggi, oltre al premio, i miner incassano le transaction fees, le tariffe pagate dagli utenti per far inserire le loro transazioni nel blocco. Che per ora sono una parte
19:52 Speaker 2: minore dei ricavi totali.
19:55 Speaker 3: Sì, ma man mano che il premio tende a zero, il modello di sicurezza si dovrà reggere solo su quelle commissioni. Se Bitcoin resterà uno strato di regolamento globale, lo spazio in un blocco sarà un bene di lusso.
20:08 Speaker 2: Gli utenti competeranno pagando commissioni elevate.
20:11 Speaker 3: E quelle commissioni saranno sufficienti per incentivare i miner a mantenere alto l'hash rate e quindi lo scudo energetico.
20:18 Speaker 2: Insomma, un'economia autoportante. E questa scarsità algoritmica, questa rigidità monetaria, che un tempo sembrava roba da nerd o utopia anarcho- capitalista, ha finito per catalizzare l'attenzione del mondo finanziario tradizionale. E qui entriamo in una fase quasi ironica.
20:35 Speaker 3: Direi molto ironica.
20:37 Speaker 2: Gennaio 2024. La SEC americana, dopo un decennio di rifiuti, approva i primi ETF Bitcoin spot. E cambia tutto. Fino ad allora c'erano solo i futures, derivati, scommesse sul prezzo senza dover comprare il sottostante.
20:53 Speaker 3: L'ETF Spot cambia le regole strutturali del mercato. Spot significa mercato a pronti. I fondi, parliamo di giganti come BlackRock o Fidelity, sono ora obbligati a comprare realmente e detenere nei loro forzieri i bitcoin.
21:06 Speaker 2: A garanzia delle quote che emettono in borsa.
21:09 Speaker 3: Questo ha legittimato l'asset e aperto le porte a chi prima non poteva investirci per limiti statutari. Fondi pensione, tesorerie aziendali, grandi gestori.
21:17 Speaker 2: Il paradozzo definitivo. Un protocollo nato per fare a meno di Wall Street, per disintermediare le banche,
21:24 Speaker 3: è diventato il prodotto di punta di Wall Street.
21:26 Speaker 2: Gli istituzionali comprano esposizione su Bitcoin dal loro terminale Bloomberg, delegando la gestione delle chiavi private e i rischi operativi al fondo. Ma che impatto ha questa valanga di capitali sull'economia della rete?
21:40 Speaker 3: Crea una simmetria brutale tra domanda e offerta. I numeri posta approvazione sono folli. L'offerta è inelastica. Abbiamo detto che si producono 450 bitcoin al giorno.
21:51 Speaker 2: E la domanda degli ETF?
21:53 Speaker 3: Nelle settimane di picco ha superato le 4000 unità al giorno. Dieci volte tanto la nuova emissione.
21:59 Speaker 2: Se ne assorbi 4000 e la rete ne sforna 450... La differenza deve uscire dal mercato secondario?
22:06 Speaker 3: Devi andare a rastrellare i bitcoin esistenti, intaccando le scorte sugli exchange e spingendo il prezzo in alto.
22:13 Speaker 2: Questo però sta cambiando la demografia dei proprietari. L'offerta sta passando silenziosamente dai pionieri ai depositi di questi enormi fondi istituzionali.
22:23 Speaker 3: Un accentramento silente
22:25 Speaker 2: E mentre gli Stati Uniti assorbono bitcoin con i fondi, l'Europa risponde con la legislazione.
22:32 Speaker 3: Il MICA?
22:33 Speaker 2: Markets in Crypto Assets, un regolamento monumentale per mettere fine al Far West normativo che entrerà in vicore a luglio del 2026. Standard omogenei in tutto lo spazio europeo.
22:45 Speaker 3: È un tentativo ambizioso di incasellare giuridicamente un ecosistema nato fuori dalla legge. Il MICA divide gli asset in categorie.
22:53 Speaker 2: Vediamole.
22:54 Speaker 3: La prima sono gli asset referenced tokens. Gli IRT, quelli ancorati a un paniere di valute o merci tipo l'oro. Ok. Poi ci sono gli e- money tokens, EMT, sostanzialmente le stablecoin classiche, ancorate uno a uno a una singola valuta come l'euro o il dollaro.
23:10 Speaker 2: E bitcoin dove lo mettiamo?
23:12 Speaker 3: Nella terza categoria, una categoria residuale per tutti gli altri cryptoasset, senza un emittente identificabile. Non essendoci un CO di bitcoin, non possono applicargli le regole delle stablecoin.
23:24 Speaker 2: Che fa un po' sorridere. Non potendo convocare in tribunale un algoritmo o mandare una multa a Satoshi Nakamoto, l'Europa cosa fa? Piazza un gigantesco casello autostradale.
23:35 Speaker 3: Esattamente. Regolamenta i punti di accesso.
23:42 Speaker 2: gli exchange, i fornitori di custodia. L'obiettivo non è spegnere il protocollo, che è impossibile, ma recintare il mercato retail europeo.
23:51 Speaker 3: Entro la scadenza di luglio 2026 i vecchi registri nazionali perderanno validità. Chi vorrà operare in Europa dovrà superare l'iter per l'autorizzazione CASP unica.
24:01 Speaker 2: Che però ha il vantaggio del passporting. Prendi la licenza in un paese e operi in tutti e 27, senza aprire uffici ovunque.
24:09 Speaker 3: Ma i requisiti sono pesantissimi, drastici. E servono a evitare catastrofi contabili come i crolli degli exchange che abbiamo visto negli anni scorsi. Il perno di tutto è la segregazione patrimoniale obbligatoria.
24:24 Speaker 2: Cioè, i soldi dei
24:24 Speaker 3: clienti non si toccano. Mai. Devono essere separati dai fondi operativi dell'azienda. Se l'exchange va a gambe all'aria, i fondi dei clienti restano intoccabili. Non servono a tappare i buchi di bilancio.
24:35 Speaker 2: Più i requisiti di capitale e i white paper dettagliati per i rischi. E poi c'è la questione degli operatori extraeuropei, che magari stanno in qualche paradiso fiscale e offrono servizi online.
24:48 Speaker 3: Lì il MICA applica la reverse solicitation in modo rigidissimo. Una piattaforma non europea può servire a un cliente UE solo se è il cliente, di sua iniziativa, a cercare quel servizio.
24:59 Speaker 2: Senza nessuna pubblicità da parte dell'azienda. Una cosa quasi impossibile da dimostrare su larga scala.
25:05 Speaker 3: L'effetto sarà un'onda d'ulto pazzesca. Spazzerà via gli operatori meno capitalizzati, portando il settore sotto una vigilanza severa quanto quella dei mercati finanziari tradizionali. E
25:15 Speaker 2: mentre si alzano i recinti legali in Occidente, il dibattito tecnico sull'infrastruttura del protocollo è apertissimo. Perché la rete non è onnipotente. Si scontra con il trilemma della blockchain.
25:27 Speaker 3: Un concetto chiave nei sistemi distribuiti. Sicurezza, decentralizzazione, scalabilità. Ne puoi avere solo due su tre contemporaneamente.
25:36 Speaker 2: E il Layer 1, la blockchain principale, ha fatto una scelta drastica. Ha sacrificato la scalabilità sull'altare della sicurezza e decentralizzazione. Per essere incensurabile, chiunque deve poter far girare un nodo su un computer da due soldi.
25:51 Speaker 3: Ma se tieni i blocchi piccoli e leggeri, puoi processare pochissime operazioni.
25:54 Speaker 2: Sette transazioni al secondo a livello globale. Un numero microscopico, se lo paragone alle migliaia di transazioni dei circuiti delle carte di credito. Non ci fai girare l'economia mondiale così.
26:07 Speaker 3: Ma infatti il layer 1 non serve a pagare il caffè al bar. Serve a fare da strato di regolamento finale sicuro. La scalabilità viene delegata ai livelli superiori, i layer 2.
26:17 Speaker 2: Come il Lightning Network?
26:19 Speaker 3: Esatto. Una rete di pagamento parallela fatta apposta per i micropagamenti istantanei. Off- chain, cioè fuori dalla catena principale.
26:26 Speaker 2: Come funziona intuitivamente?
26:29 Speaker 3: Due partecipanti aprono un canale di pagamento tra loro. Per farlo, fanno una transazione sulla blockchain principale, bloccando dei fondi in un contratto criptografico.
26:38 Speaker 2: Pagano la commissione di rete, aspettano i dieci minuti e aprono il canale. E poi?
26:43 Speaker 3: Poi da quel momento l'interazione è off- chain. Possono scambiarsi fondi avanti e indietro migliaia di volte al secondo, aggiornando i loro saldi privati.
26:52 Speaker 2: E le commissioni?
26:53 Speaker 3: Frazioni infinitesimali di centesimo. È praticamente gratuito e istantaneo.
26:59 Speaker 2: Mettiamola così, la blockchain principale è come la banca centrale o il circuito Swift, che regola i grandi spostamenti a fine giornata con costi alti ma massima sicurezza. E il Lightning Network? È il passaggio di banconote per pagare la colazione o lo scambio di 2 euro sull'app tra amici. Perfetto.
27:17 Speaker 3: E solo quando si decide di chiudere quel canale, il sistema calcola il saldo netto di tutte quelle microtransazioni e lo invia sulla blockchain principale con una singola operazione conclusiva.
27:27 Speaker 2: Decongestionando il registro di base, ma garantendo ai miner i flussi di grandi regolamenti finali ad alto valore che li sosterranno in futuro. Però, aspetta, l'architettura si evolve, non è congelata nel tempo.
27:41 Speaker 3: Si evolve, anche se con estrema cautela tramite i soft fork, aggiornamenti retrocompatibili.
27:47 Speaker 2: Ad esempio, nel 2017 c'è stato Segwit, Segregated Witness. Ha separato i dati delle firme dalle transazioni stesse nei blocchi.
27:56 Speaker 3: Risolvendo problemi tecnici e aumentando intelligentemente la capacità effettiva senza toccare il limite di dimensione del blocco.
28:03 Speaker 2: Poi nel 2021 Taproot, che ha introdotto le firme di Schnorr. Senza farla troppo complessa, comprime i contratti intelligenti complessi facendoli sembrare transazioni normali, migliorando privacy e spazio.
28:16 Speaker 3: E proprio da un mix tra le regole di Segwit e Taproot è arrivata una novità clamorosa all'inizio del 2023
28:22 Speaker 2: Il protocollo Ordinals.
28:24 Speaker 3: Un programmatore ha capito come usare quello spazio per iscrivere dati e arbitrare direttamente su un singolo Satoshi. Immagini, testo, codice eseguibili.
28:33 Speaker 2: Consideriamo che un Satoshi è 0,80 e un Bitcoin, la frazione più piccola. E iscriverci sopra dei dati ha scosso le fondamenta della community, no?
28:45 Speaker 3: Moltissimo. Ha creato di fatto asset digitali innativi sulla blockchain di Bitcoin, i cosiddetti artefatti digitali.
28:51 Speaker 2: Molti puristi si sono infuriati, definendo lo spam che intasa i blocchi e li distoglie dal ruolo monetario.
28:58 Speaker 3: Però, dal punto di vista prettamente economico, Ordinals ha iniettato un fiume di commissioni nelle tasche dei miner. dando una risposta tangibile al problema dei ricavi post- halving.
29:09 Speaker 2: Insomma, tiriamo le somme di questo quadro enorme. Da una parte abbiamo un'ingegneria criptografica brillante che risolve la doppia spesa e toglie di mezzo gli intermediari grazie alla proof of work.
29:21 Speaker 3: Usando l'energia pone scudo fisico inespugnabile e garantendo una politica monetaria di scarsità assoluta a 21 milioni.
29:29 Speaker 2: dall'altra un'evoluzione travolgente, da esperimento per cypherpunk a risorsa assorbita dai colossi di Wall Street con gli etf, per poi finire sotto l'ombrello normativo europeo del mica. Nel frattempo crescono i layer 2 per la scalabilità. Seguite due pagine e lasciate una recensione a 5 stelle se questo approfondimento vi è stato utile.
29:52 Speaker 3: Però, prima di chiudere, ci teniamo a lasciarvi con un interrogativo
29:56 Speaker 2: aperto. Questo protocollo è nato nel 2008 per disintermediare le banche, ridare sovranità monetaria all'individuo e scardinare il sistema fiduciario. Ma guardando alla traiettoria attuale, con la voracità degli ETF che rastrellano l'offerta e le normative europee che accentrano la custodia, Cosa ne sarà della natura ribelle e decentralizzata di Bitcoin man mano che la maggior parte delle sue scorte irriproducibili finirà chiusa nei forzieri ultra- regolamentati degli stessi identici colossi finanziari che si proponeva di soppiantare?
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