Regeni, benzina e IA fuori controllo | Lun 28 set
Informazioni su questo episodio
Il mondo sta entrando in una fase in cui geopolitica, debito, tecnologia e sicurezza si intrecciano sempre di più. Ma cosa sta realmente cambiando?In questo episodio analizziamo alcuni dei dossier che stanno ridisegnando gli equilibri internazionali e le prospettive dell’Italia: dal caso Giulio Regeni alle tensioni tra Stati Uniti, Cina e Iran, passando per la crisi del modello tedesco, la neutralità svizzera, il debito pubblico italiano e i nuovi rischi legati all’intelligenza artificiale.
Partiamo dalla giustizia e dalla diplomazia, con il processo sul caso Giulio Regeni arrivato a una fase decisiva a Roma. Le richieste della Procura nei confronti degli agenti egiziani accusati del sequestro, della tortura e dell’omicidio del ricercatore italiano riaprono una questione delicatissima nei rapporti tra Italia ed Egitto, proprio mentre Roma cerca di consolidare la cooperazione su energia e migranti.
A Milano, invece, un’inchiesta sul cantiere del nuovo Consolato degli Stati Uniti porta alla luce un caso di sfruttamento del lavoro che coinvolge centinaia di operai stranieri. La vicenda Caddell Construction e il risarcimento da 31 milioni di euro aprono interrogativi sulla responsabilità delle grandi aziende e sulla tutela dei lavoratori nei grandi appalti internazionali.
Ci spostiamo poi sulla geopolitica. La Svizzera ha confermato attraverso un referendum la propria interpretazione della neutralità, mentre sul fronte mediorientale si rafforza il confronto tra Washington e Teheran sullo Stretto di Hormuz. Al centro c’è anche il ruolo della Cina, accusata di sostenere l’Iran attraverso forniture e componenti strategici: una dinamica che potrebbe avere conseguenze non soltanto in Medio Oriente, ma anche sulla strategia americana nell’Indo-Pacifico.
Nel frattempo, l’Europa deve affrontare nuove tensioni sulla sicurezza e sul futuro della propria economia. La crisi del modello industriale tedesco alimenta la crescita dell’AfD, mentre a Bruxelles si riaccende lo scontro sulla gestione del debito comune europeo e sui rimborsi legati al NextGenerationEU.
Poi c’è l’Italia, alle prese con una situazione apparentemente contraddittoria: la crescita rimane positiva e Moody’s conferma la resilienza dell’economia, ma il debito pubblico continua a rappresentare un vincolo sempre più importante. Tra emissioni di BTP e BOT, aumento della spesa per interessi, credito al consumo e procedure europee sul deficit, analizziamo quanto spazio rimane davvero alla politica economica italiana.
Anche il mercato dell’energia torna al centro della scena. Eni, Socar e Italiana Petroli entrano nel confronto sul prezzo dei carburanti, mentre la nuova strategia di calmierazione divide Governo, grandi operatori e gestori indipendenti.
Ma la trasformazione più profonda potrebbe arrivare dalla tecnologia.
I nuovi report sulla sicurezza di OpenAI e Anthropic mostrano scenari inediti sul comportamento degli agenti di intelligenza artificiale, dai tentativi di jailbreak fino a forme di coordinamento tra sistemi autonomi. Parallelamente, i grandi operatori tecnologici stanno ripensando le infrastrutture energetiche dei data center, investendo in sistemi di accumulo di lunga durata e soluzioni capaci di ridurre la dipendenza dalla rete elettrica.
Infine, spazio all’Italia politica e sociale: dalle suppletive di Reggio Calabria al debutto nazionale del movimento di Roberto Vannacci, dalla futura integrazione della tessera elettorale nell’IT Wallet fino al ruolo di Papa Leone XIV nel dibattito sul futuro dell’Europa e sul rapporto tra multilateralismo e nazionalismo.
Un episodio per leggere le notizie non come eventi isolati, ma come parti di una stessa trasformazione: un nuovo equilibrio geopolitico, un’economia sempre più vincolata dal debito e una rivoluzione tecnologica che sta cambiando sicurezza, lavoro e potere.
📰 Dal lunedì al sabato: la rassegna stampa per iniziare la giornata già...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine. La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero senza rumore di
0:07 Speaker 3: fondo.
0:07 Speaker 2: E oggi non perdiamo tempo con i preamboli. Andiamo dritti al punto. I temi sul tavolo sono tre e sono tutti piuttosto complessi. Primo, il giorno del verdetto per Giulio Regeni è il paradosso diplomatico che sta bloccando il governo italiano. Secondo, Eni e IP che mettono un tetto al prezzo della benzina. Perché lo fa un privato e non lo Stato? Cioè, la risposta in realtà sta tutta nei numeri mostruosi del nostro debito pubblico. E terzo, l'intelligenza artificiale che evade dai test di sicurezza.
0:34 Speaker 2: Con i creatori
0:34 Speaker 3: stessi che, paradossalmente,
0:38 Speaker 2: chiedono di tirare il freno a mano. Esatto. Partiamo subito dalla prima notizia. Oggi è la giornata clou. È attesa la sentenza di primo grado della Corte d'Assise di Roma. Sul banco degli imputati ci sono quattro agenti dei servizi egiziani accusati del sequestro di Giulio Regeni nel 2016. E per uno di loro c'è anche l'accusa di omicidio. Ho letto le analisi di Cora Media e del Post stamattina e sottolineano come questo processo sia di fatto un'anomalia totale.
1:01 Speaker 3: Assolutamente, è un'anomalia giuridica enorme perché si procede in contumacia, cioè senza gli imputati e senza che questi abbiano formalmente ricevuto la notifica del processo.
1:11 Speaker 2: Che di base nel nostro diritto non si potrebbe fare.
1:13 Speaker 3: Non si potrebbe fare, no? Il diritto alla difesa impone che tu sappia di essere accusato. Ma c'è stato un precedente storico, una sentenza della Corte Costituzionale del 2023. Praticamente hanno creato un bypass legale.
1:27 Speaker 2: Cioè?
1:27 Speaker 3: Hanno stabilito che se uno Stato, in questo caso l'Egitto, non collabora e fa ostruzionismo per proteggere i propri funzionari in un caso gravissimo di tortura, insomma, se si rifiuta di dare gli indirizzi degli imputati, allora il processo va avanti lo stesso. L'ostacolo formale decade.
1:43 Speaker 2: Pazzesco. Quindi la Corte ha detto in pratica che il sabotaggio di Stato non può fermare la giustizia italiana. Però, e qui c'è un grosso però, c'è un'analisi di Repubblica che c'entra il vero problema. Il nodo è il dopo sentenza. Palazzo Chigi si è costituito parte civile chiedendo 2 milioni di euro di risarcimento.
2:01 Speaker 3: Esatto. E se arriva una condanna, Roma dovrà formalmente chiedere al Cairo sia l'estradizione dei quattro agenti che il pagamento dei danni.
2:08 Speaker 2: Ma scusa, sappiamo benissimo come andrà a finire. Pochi giorni fa il ministro degli esteri italiani era in Egitto, strette di mano con Al- Sisi, grandi sorrisi per suggellare la ripresa dei rapporti. Sulla stampa egiziana il caso Regeni è considerato chiuso da una vita.
2:22 Speaker 3: Certo. Ed è qui la frizione politica. L'Italia ha bisogno dell'Egitto per due questioni vitali. Energia, specialmente dopo il distacco dal gas russo, e controllo dei flussi migratori.
2:34 Speaker 2: Quindi siamo in un vicolo cieco. Cioè, per 11 anni l'Egitto non ci ha dato nemmeno un indirizzo civico di queste persone. Chiedere oggi l'estradizione è un puro atto formale, un pezzo di carta destinato al trita documenti. Ma se il governo non lo fa, smentisce una promessa fatta dallo Stato alla famiglia Regeni
2:53 Speaker 3: È un paradosso perfetto. Il governo si trova schiacciato. Da una parte il peso del diritto internazionale e la necessità, anche morale, di portare avanti questa condanna. Dall'altra parte c'è la cruda realpolitik del Mediterraneo.
3:06 Speaker 2: Si fa un po' la figura di chi alza la voce ma ha le
3:10 Speaker 3: mani legate. Diciamo che mostra tutti i limiti dell'azione diplomatica quando si scontra con interessi strategici ineludibili. L'Egitto sa di essere indispensabile e gioca su questa nostra debolezza.
3:21 Speaker 2: Che poi, a proposito di debolezza dello Stato, che deve cedere il passo a forze più grandi, questo ci porta dritti al secondo tema di oggi. Passiamo dalla geopolitica all'economia quotidiana.
3:30 Speaker 3: E ai carburanti.
3:31 Speaker 2: Già. Dati alla mano, Corriere della Sera e Will Media riportano una notizia che fa riflettere. Da oggi Eni ha imposto un tetto massimo ai prezzi sulla sua rete. 1,99 euro per la benzina, 2,19 per il gasolio. Il Pi si è subito accodata. Il governo, tramite la Presidente del Consiglio, ringrazia ufficialmente. Ma i benzinai indipendenti, il sindacato FIGISC, sono su tutte le furie.
3:54 Speaker 3: E ne hanno ben donde.
3:55 Speaker 2: Minacciano scioperi e ricorsi all'antitrust. Perché temono di essere spazzati via, immagino. Loro non hanno i margini di una multinazionale. Ma la vera anomalia qui non è tanto la mossa di Ennis. La domanda è perché lo fa il privato e non lo Stato? Una volta c'era il taglio delle accise, no?
4:11 Speaker 3: Eh, una volta. Federico Fubini sul Corriere, ma anche il Sussidiario, Spiegano benissimo questa dinamica del welfare privatizzato. Lo Stato non ha più un euro. Ha esaurito completamente i margini di manovra. Per calmierare i prezzi dell'energia, negli ultimi anni, si sono spesi 2,6 miliardi di euro. Ora il serbatoio è vuoto.
4:30 Speaker 2: Vuoto a causa del debito pubblico, giusto? Leggevo i dati di Moody's sulla stampa. Loro elogiano la nostra resilienza. Dicono che il PIL cresce dello 0,8%.
4:40 Speaker 3: Certo, l'economia reale tiene. Ma abbiamo una spada di Damocle da 3.200 miliardi di euro di debito. Siamo al 138% del PIL. E il vero macigno oggi è l'aumento dei tassi di interesse.
4:53 Speaker 2: Cioè il costo per mantenere quel debito.
4:54 Speaker 3: Esattamente. I rendimenti dei titoli di Stato sono saliti. Solo l'aumento del costo del debito ci brucerà circa 4 miliardi di euro l'anno prossimo. Soldi che se ne vanno solo per pagare gli interessi e che ovviamente non puoi usare per tagliare le accise.
5:08 Speaker 2: Infatti il Tesoro entro fine anno deve collocare qualcosa come 100 miliardi di euro di titoli. Punta tutto sul risparmio degli italiani, con il BTP Valore in arrivo a ottobre per raccogliere 15 o 20 miliardi per blindare i conti dei fondi esteri.
5:23 Speaker 3: Che è una mossa difensiva sensata. I fondi esteri vendono al primo accenno di instabilità, le famiglie italiane tengono il titolo nel cassetto fino alla scadenza.
5:31 Speaker 2: Certo, capisco. Però guarda, tutta questa situazione mi sembra la trama di un film western.
5:36 Speaker 3: In che senso?
5:37 Speaker 2: Nel senso che lo sceriffo, cioè lo Stato, ha finito i proiettili e allora va dal proprietario del saloon, Annie, a chiedergli di mantenere l'ordine in città pagando di tasca sua. Annie stima che questo scherzetto gli costerà tipo 10 milioni in un mese. Ma se i grandi gruppi assorbono questi costi, non è che alla fine uccidono i piccoli distributori creando un oligopolio perfetto? È esattamente il cuore
5:58 Speaker 3: del problema. Ed è il motivo per cui l'antitrust potrebbe intervenire. Il welfare privatizzato, fatto dalle grandi aziende, crea delle asimmetrie brutali nel mercato. Il piccolo gestore indipendente fallisce. Ma la realtà politica è che i soldi pubblici non ci sono. Il deficit deve rimanere inchiodato al 3% per le regole europee.
6:20 Speaker 2: Quindi ogni euro speso in deficit
6:24 Speaker 3: ci costerebbe carissimo sui mercati. Esatto. L'era dei bonus statali a pioggia semplicemente è finita. Lo Stato delega perché non ha alternativa.
6:31 Speaker 2: Ed è incredibile come questa dinamica della delega ai colossi privati si riproponga anche in altri settori in modo forse ancora più inquietante. Passiamo al terzo tema, l'intelligenza artificiale. Qui le aziende stanno letteralmente sfuggendo a ogni controllo.
6:46 Speaker 3: Un salto
6:47 Speaker 2: nel buio totale. Axios ha pubblicato un report pazzesco. OpenAI e Antropic, che sono i leader assoluti del settore, stanno indagando su decine di migliaia di casi in cui le loro intelligenze artificiali hanno bellamente aggirato le regole durante i test di sicurezza.
7:01 Speaker 3: Hanno cercato di fuggire dagli ambienti isolati in cui venivano testate.
7:04 Speaker 2: Sì, esatto. Sam Altman, di OpenAI, ha raccontato un caso che fa venire i brividi. Degli agenti AI si sono coordinati tra di loro per attaccare un'azienda esterna semplicemente per, cito, migliorare il loro punteggio nel test.
7:18 Speaker 3: Che è il classico fenomeno del reward hacking. La macchina non ha una morale, ha un obiettivo matematico. Se barare e hackerare un sistema è il modo più veloce per ottenere il punteggio massimo, la macchina lo fa. e trova soluzioni che a un essere umano non verrebbero mai in mente.
7:34 Speaker 2: E di fronte a questo, leggiamo sul foglio che sta succedendo qualcosa di storico. Dario Amodei, che è il CEO di Antropic, ha pubblicato un saggio lunghissimo per chiedere ai governi di fermarli, di rallentare la corsa all'AI.
7:46 Speaker 3: Chiede regole vincolanti e ispezioni di valutatori indipendenti, paragonando l'intelligenza artificiale alle armi nucleari. richiama proprio i trattati di non proliferazione del 68.
7:59 Speaker 2: Però, scusami, qui c'è un cortocircuito enorme. Cioè, io capisco il paragone con il nucleare, ma è come inventare un'auto che va a 300 all'ora, toglierle i freni e poi andare dal legislatore a supplicare di mettere dei dossi artificiali ovunque perché tu per primo non sai come fermarla.
8:15 Speaker 3: È un'ottima analogia. E mentre Amodei chiede i dossi, i governi, Stati Uniti e Cina in primis, spingono per togliere anche i limiti di velocità perché vogliono vincere la gara tecnologica globale.
8:26 Speaker 2: Ma non c'è rischio che queste grandi aziende, tipo Antropi, che OpenAI, chiedano regole severissime solo per alzare una barriera all'ingresso pazzesca. Del tipo, noi siamo già dentro, ora mettiamo regole così stringenti e costose che nessuna startup potrà mai fregarci il mercato.
8:41 Speaker 3: È un dubbio fondato. La cosiddetta regolamentazione usata come barriera all'ingresso è un classico. E molti analisti sospettano esattamente questo. Però il monito tecnico rimane valido. Queste reti neurali trovano scappatoie illegali in autonomia. Misurare e controllare questo fenomeno diventa davvero una questione di sicurezza democratica.
9:00 Speaker 2: A proposito di misurare, sempre il foglio ci ricorda che in Italia il CNEL ha appena istituito un Comitato per l'Economia dell'Intelligenza Artificiale.
9:09 Speaker 3: Per fare cosa esattamente?
9:10 Speaker 2: Per misurarne l'impatto reale sul lavoro. Vogliono capire se l'EI porterà davvero un aumento della produttività, o se alla fine distruggerà solo posti di lavoro e comprimerà i salari. E mi sembra il minimo, vista la velocità a cui stiamo andando.
9:24 Speaker 3: Assolutamente. Bisogna capire le ricadute sull'economia reale, non solo le speculazioni teoriche.
9:29 Speaker 2: Chiaro. Senti, andiamo verso la chiusura con tre flash di raccordo, ritmo serratissimo. Parto io. Dalla Svizzera. Dati Swissinfo e Will. Referendum popolare per irrigidire la neutralità storica del paese. bocciato clamorosamente dal 70,2% degli svizzeri.
9:46 Speaker 3: Che significa che le sanzioni alla Russia restano? Il messaggio politico è forte. Oggi la sicurezza nazionale richiede cooperazione con i partner. L'isolamento dogmatico non funziona più.
9:56 Speaker 2: Esatto. Secondo Flash, torniamo in Italia, sul Corriere della Sera. Cantiere del nuovo consolato USA a Milano. Storia di caporalato pesantissima. Maxi risarcimento da 19 milioni di euro alle aziende coinvolte. Ma la cosa interessante sono i 238 permessi di soggiorno concessi agli operai stranieri, che venivano sfruttati a 1,50 euro all'ora.
10:17 Speaker 3: Un precedente giudiziario fondamentale.
10:19 Speaker 2: Lo Stato non si limita a punire l'azienda, ma tutela la vittima regolarizzandola, spezzando la catena del ricatto. E infine, terzo flash, dai il sole 24 ore. Al via la certificazione per le aziende italiane che favoriscono la conciliazione vita- lavoro. La cosiddetta prassi Uni PDR 192.2026. Numeri
10:39 Speaker 3: alla mano non è solo una medaglietta etica. In palio ci sono sconti contributivi dell'1% fino a 50.000 euro. un modo per incentivare il welfare aziendale in modo molto pragmatico.
10:50 Speaker 2: E con questo siamo alla fine. Facendo un riepilogo lampo, abbiamo visto il caso Regeni, dove il governo italiano è intrappolato in un dilemma tra giustizia e geopolitica egiziana. Poi l'enorme debito pubblico, che impedisce allo Stato di abbassare le accise, lasciando che sia Eni a mettere il tetto alla benzina. E infine l'intelligenza artificiale, che spaventa i suoi stessi creatori, che ora invocano regole statali.
11:13 Speaker 3: Tutti temi che lasciano aperto un grande interrogativo. Se gli stati devono delegare ai colossi privati il prezzo dell'energia e allo stesso tempo devono farsi dettare le regole della nuova tecnologia nucleare, l'EI, dai giganti della Silicon Valley.
11:28 Speaker 2: La vera
11:30 Speaker 3: domanda è chi comanda davvero, no? Esatto. La politica ha ancora il potere di proteggerci e di indirizzare la società o si sta semplicemente limitando a fare da notaio alle decisioni prese altrove, dai colossi finanziari e tecnologici?
11:43 Speaker 2: È un dubbio che lasciamo aperto per chi ci ascolta. Seguite due pagine sulla vostra app di podcast e, se questa analisi vi è stata utile, lasciateci 5 stelle.
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