Hormuz riapre e i mutui respirano | Lun 15 giu
Informazioni su questo episodio
Sta nascendo un nuovo ordine mondiale?In questo episodio analizziamo gli sviluppi che potrebbero ridefinire gli equilibri geopolitici, economici e tecnologici dei prossimi anni. Dalla tregua tra Stati Uniti e Iran alle tensioni interne all’Europa, fino alla crescente competizione tra Occidente e Cina per il controllo delle infrastrutture strategiche e dell’intelligenza artificiale.
Partiamo dal Medio Oriente, dove il possibile accordo tra Washington e Teheran apre una fase nuova dopo mesi di escalation militare. Dietro il cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz si nasconde però una partita molto più complessa che coinvolge energia, nucleare, sicurezza regionale e rapporti di forza tra le grandi potenze.
Ci spostiamo poi al G7, dove la Cina è stata il vero convitato di pietra. Pur non sedendo al tavolo dei leader occidentali, Pechino continua a influenzare ogni dossier strategico: dalla transizione energetica alle materie prime critiche, fino alla competizione tecnologica che sta ridefinendo la geografia del potere globale.
Approfondiremo inoltre il dibattito europeo sulla difesa comune, sulla sicurezza energetica e sulla protezione delle infrastrutture critiche. Cavi sottomarini, reti energetiche, satelliti e sistemi digitali stanno diventando asset strategici tanto quanto eserciti e armamenti, cambiando radicalmente il concetto stesso di sicurezza nazionale.
Parleremo anche della nuova corsa all’intelligenza artificiale, delle restrizioni tecnologiche imposte dagli Stati Uniti, della risposta cinese e delle implicazioni economiche e geopolitiche di una competizione che coinvolge dati, capacità di calcolo e sovranità digitale.
Uno sguardo sarà dedicato all’Italia, tra le sfide della politica europea, la crisi dell’ex Ilva, l’evoluzione del tessuto produttivo, la crescita dei servizi legati a sanità e formazione e il dibattito sempre più acceso sulle nuove destre e sul futuro del Paese all’interno dell’Unione Europea.
Infine analizzeremo come sport, tecnologia e crisi umanitarie continuino a intrecciarsi in un mondo sempre più interconnesso: dai Mondiali di calcio alle tensioni nell’Africa centrale, fino alle nuove sfide che attendono le istituzioni internazionali.
Un episodio per capire perché il vero confronto del prossimo decennio non riguarderà soltanto eserciti e confini, ma il controllo dell’energia, della tecnologia, delle infrastrutture e delle risorse che alimentano il potere globale.
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0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siate su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, i tre temi caldissimi di oggi. L'accordo imminente tra Stati Uniti e Iran, che riapre lo stretto di Hormuz e rimescola tutta l'economia.
0:21 Speaker 3: Poi andiamo al G7, in Francia, con l'assenza gigantesca della Cina e le solite divisioni europee.
0:28 Speaker 2: E chiudiamo con il no della Svizzera al tetto sull'immigrazione, quando, insomma, i numeri puri battono la retorica. Ma partiamo da Washington.
0:38 Speaker 3: Partiamo da Washington, sì
0:40 Speaker 2: Immaginate la scena. Stanno festeggiando l'ottantissimo compleanno di Donald Trump alla Casa Bianca.
0:46 Speaker 3: Un evento da 60 milioni di dollari. Arti
0:51 Speaker 2: marziali miste, tra l'altro. Un minuto dopo la mezzanotte locale, per dare l'ok a un trattato storico.
0:56 Speaker 3: Il fuso orario, sai, quelle sette ore e mezza di differenza.
0:59 Speaker 2: E praticamente ha permesso a Teheran di far risultare la firma nel giorno successivo. Tutto questo, cioè, solo per evitare che l'annuncio cadesse esattamente nel giorno della festa di Trump, rubandogli, diciamo, il palcoscenico esclusivo.
1:13 Speaker 3: È un dettaglio pazzesco, un dispetto diplomatico in piena regoda. Ma al di là di questo aneddoto temporale, i fatti sono enormi. Trump ha annunciato un cessate il fuoco, fine del blocco navale americano.
1:25 Speaker 2: E soprattutto la riapertura dello stretto di Hormuz. Senza dazzi?
1:30 Speaker 3: Esatto. La firma formale è prevista per venerdì in Svizzera. Ci sarà J. D. Vance o magari Trump stesso. Si chiudono le operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso, dopo 107 giorni.
1:42 Speaker 2: Che è un respiro di sollievo enorme. Però la domanda che dobbiamo farci subito è, stringendo, qual è il collegamento diretto tra una firma in Svizzera e i nostri portafogli?
1:53 Speaker 3: La logica del cosa cambia per noi.
1:55 Speaker 2: Certo.
1:56 Speaker 3: Esatto. Cioè, come si passa dallo stretto di Ormuz alla rata del nostro mutuo.
2:00 Speaker 2: È un effetto domino piuro. Allora, Ormuz è letteralmente il collo di bottiglia dell'energia mondiale. Riaprirlo, tra l'altro senza blocchi, significa liberare una quantità immensa di petrolio e gas.
2:11 Speaker 3: Certo.
2:12 Speaker 2: L'offerta schizza in alto. E quando l'offerta sale, la pressione sui prezzi scende immediatamente.
2:17 Speaker 3: Quindi materie prime più a buon mercato? Sì. E se l'energia costa meno, si abbassano i costi di produzione, i costi di trasporto, Di conseguenza l'inflazione globale inizia a raffreddarsi sul serio.
2:27 Speaker 2: E qui entra in gioco la Banca Centrale Europea.
2:30 Speaker 3: Ma infatti, se l'inflazione si ferma, la BCE non ha più quella pressione addosso per tenere il costo del denaro altissimo. Quel 2,25% a cui siamo arrivati potrebbe essere il tetto massimo.
2:43 Speaker 2: Niente più stangate sui mutui a tasso variabile.
2:45 Speaker 3: Esattamente. Una boccata d'ossigeno vitale per i bilanci delle famiglie, che insomma negli ultimi due anni sono stati massacrati.
2:52 Speaker 2: Però, guarda, c'è un paradosso diplomatico che fa quasi sorridere in tutta questa faccenda.
2:57 Speaker 3: Quale?
2:58 Speaker 2: Da una parte, hai Trump che esulta per l'accordo. Dall'altra, ci sono intercettazioni in cui si scaglia contro Netanyahu con parole durissime, dicendo che non ha capacità di giudizio. Perché i bomberdaninti su Beirut sono continuati mentre si cercava di chiudere l'intesa. Cioè, è come un amministratore delegato che cerca di firmare una fusione e il suo socio di minoranza... Lancia i sassi contro le finestre dell'altra azienda.
3:24 Speaker 3: È una metafora perfetta. E ti fa capire quanto sia fragile questa tregua. Anche perché, ricordiamolo, la fragilità c'è anche a Teheran. Non è che lì siano tutti d'accordo.
3:35 Speaker 2: Anzi, c'è una spaccatura profondissima.
3:38 Speaker 3: Assolutamente. Hai il governo iraniano, che pur di avere ossigeno economico, spinge per il compromesso. E poi hai Pasdaran.
3:47 Speaker 2: che non sono solo dei militari, hanno le mani ovunque nell'economia.
3:51 Speaker 3: Esatto. L'ala radicale controlla interi settori. Loro vivono, prosperano nell'economia di guerre. Se i Pasdaran dovessero prendere sopravvento e far saltare tutto, si scivola verso una deriva estremista molto, molto più pesante.
4:05 Speaker 2: Che poi, per trasparenza, va detto che il testo finale del memorandum ancora non lo conosce nessuno
4:12 Speaker 3: No, i dettagli sono ancora blindati.
4:14 Speaker 2: Ecco, da questo scenario medio orientale così inbilico spostiamoci in Francia, a Evian, dove i leader del G7 devono cercare di gestire tutta questa situazione.
4:26 Speaker 3: Un bel grattacapo per Macron
4:28 Speaker 2: Sì, leggevo che Macron sta facendo un lavoro di cesello, con un riluttante rispetto per gestire Trump, cercando di modellare l'agenda solo per evitare che si alzi e se ne vada prima della fine.
4:41 Speaker 3: Cosa che è già successa, ricordiamo. Ma, Aivian, il problema vero è chi non c'è. Manca la Cina.
4:47 Speaker 2: E pesa.
4:48 Speaker 3: Pesa tantissimo. Il G7 nasce come club delle democrazine industrializzate e, per definizione politica, Pechino è fuori. Ma, praticamente, come fai a discutere di commercio globale, di clima, di terre rare, senza la Cina?
5:02 Speaker 2: È impossibile. È un paradosso. Un altro tema caldissimo sul tavolo lì è l'Ucraina, dove ci sono novità sul campo, giusto?
5:11 Speaker 3: Sì, ci sono evoluzioni tattiche e importanti. Kiev sta usando sciami di droni in modo massiccio per colpire le linee di rifornimento russe. E funziona.
5:20 Speaker 2: Logistica bloccata.
5:22 Speaker 3: Esatto. L'obiettivo a Evian è usare questo slancio per convincere Trump a non staccare la spina degli aiuti militari, in vista di una probabile offensiva russa.
5:30 Speaker 2: Però, ecco, di fronte a tutte queste sfide globali c'è sempre la solita nota dolente. L'Europa. L'Europa che si paralizza da sola.
5:39 Speaker 3: Il problema cronico.
5:40 Speaker 2: Eh sì, si parla di allargamento? No. 35 o 36 stati membri.
5:45 Speaker 3: Follia pura, se mantieni le regole attuali.
5:48 Speaker 2: Infatti, se si mantiene il voto l'una e l'unità, è la fine. Immagina, cioè, immagina di ordinare una pizza mettendo d'accordo 36 persone.
5:57 Speaker 3: Impossibile.
5:58 Speaker 2: Se 35 vogliono la margherita e uno solo dice no, voglio i funghi e mette il veto, nessuno mangia.
6:06 Speaker 3: Ed è per questo che Francia e Germania hanno messo sul tavolo un documento per togliere il veto, almeno sui principi dello Stato di diritto. Passare alla maggioranza.
6:15 Speaker 2: Ma Lipalia non l'ha firmato.
6:17 Speaker 3: E qui c'è il bivio politico. Da una parte l'asse franco- tedesco dice che senza maggioranza l'Europa è ferma. Dall'altra, chi non firma teme di perdere lo scudo di protezione per i propri interessi nazionali.
6:27 Speaker 2: però c'è un problema di comunicazione enorme in tutto questo. Parlare continuamente di valori europei fa sbadigliare l'elettore medio.
6:38 Speaker 3: Sì, la gente vuole risposte pratiche
6:40 Speaker 2: Esatto, l'Europa deve servire a proteggere il portafoglio, il tenore di vita. Se continuiamo con le maggioranze tiepide, senza risolvere i problemi economici, Le minoranze illiberali ci travolgeranno
6:52 Speaker 3: Anche perché, cifre alla mano, la Banca Centrale stima una crescita sfittica per il 2026. 0,8%. Niente,
7:01 Speaker 2: praticamente.
7:02 Speaker 3: Una stagnazione. La sola politica monetaria restrittiva non basta più. Servono investimenti gigantischi. Altrimenti ciao transizione energetica e ciao difesa comune europea. Non ci sono i soldi.
7:15 Speaker 2: E a proposito di soldi e di economia reale, facciamo un giro velocissimo di Flash News per capire dove sta andando il mondo. Partiamo dallo spazio.
7:24 Speaker 3: A dirattura?
7:25 Speaker 2: Sì, incontro Meloni- Takaichi, la premier giapponese. Il mercato dello spazio vale 300 miliardi di dollari. Cooperazione su satelliti e, udite udite, detriti spaziali.
7:37 Speaker 3: Un business enorme che nessuno calcola mai.
7:39 Speaker 2: Poi, guerra economica nella manica. La Royal Marine britannica ha appena bloccato una nave della flotta ombra russa.
7:46 Speaker 3: Quelle navi vecchissime che spengono i radar per contrabandare petrolio soppo sanzioni.
7:51 Speaker 2: Esattamente. Ma torniamo in Italia, perché c'è un dato che mi ha fatto saltare sulla sedia. Crollo del commercio. Primo trimestre 2026, solo 184.000 partite IVA aperte.
8:05 Speaker 3: Un calo del 2,2%.
8:08 Speaker 2: Sì, ma il dato impressionante è un meno 72,6% di aperture da parte di soggetti non residenti. Praticamente il blocco dei grandi flussi dell'e-commerce.
8:18 Speaker 3: Meno 72 è un'enormità.
8:20 Speaker 2: E chiudiamo lo sport con due notizie contrastanti. Hamilton riporta la Ferrari alla vittoria a Barcellona dopo un anno e mezzo.
8:27 Speaker 3: Finalmente. E
8:28 Speaker 2: poi la nazionale di calcio della Repubblica Democratica del Congo che torna ai mondiali dopo 52 anni. L'ultima volta si chiamava Zaire.
8:36 Speaker 3: Una bella storia in teoria.
8:37 Speaker 2: In teoria. Perché i giocatori sono in quarantena in Texas per l'ebola. E mentre loro sono chiusi lì, nel loro paese i massacri di civili continuano nell'indifferenza totale. Una dicotomia a guarda brutale.
8:51 Speaker 3: Molto brutale. Tra l'altro, se riprendiamo qui il dato sulle partite IVA in crollo, c'è un tema gigantesco sul mondo del lavoro.
8:59 Speaker 2: C'è?
8:59 Speaker 3: Il mercato sta cambiando faccia. Il problema oggi non è più la disoccupazione classica. È il disalineamento totale delle competenze.
9:07 Speaker 2: Ah, che le aziende non trovano chi sanno fare i lavori che servono.
9:10 Speaker 3: Esatto. La formazione scolastica viaggia su un binario, le imprese su un altro. Se non si allineano le competenze alle richieste reali del mercato, finiamo tagliati fuori dalla globalizzazione.
9:21 Speaker 2: E parlando di mercato del lavoro, demografia e pragmatismo, arriviamo dritti alla Svizzera.
9:27 Speaker 3: Il referendum sull'immigrazione.
9:28 Speaker 2: Esatto. La destra dell'Udc voleva mettere in costituzione un tetto massimo di 10 milioni di abitanti entro il 2050. Oggi sono poco più di 9.
9:38 Speaker 3: E il 55% degli svizzeri ha detto no.
9:42 Speaker 2: L'hanno bocciato. E non per ideologia, ma per pura matematica.
9:46 Speaker 3: Ma certo. In Svizzera due terzi degli stranieri sono europei altamente qualificati. Medici, ricercatori, ingegneri.
9:53 Speaker 2: Se metti un tetto salta l'accordo di libera circolazione con l'Unione Europea.
9:57 Speaker 3: E le imprese crollano? Le aziende e gli ospedali si sono ribellati. Hanno fatto campagna per il no dicendo« Signori, se passa questa legge noi domattina chiudiamo». Il pragmatismo economico ha letteralmente asfaltato la retorica identitaria.
10:10 Speaker 2: Che fa un contrasto, guarda, spaventoso se guardiamo a quello che succede nella politica italiana proprio in queste ore.
10:16 Speaker 3: Eh, siamo su due pianeti diversi.
10:19 Speaker 2: Totalmente. Da noi tiene banco l'assemblea del nuovo partito di Roberto Vannaci, futuro nazionale. Si parla di proposte come la remigrazione e il libretto di lavoro a 14 anni.
10:33 Speaker 3: E la questione sul femminicidio.
10:35 Speaker 2: Esatto. La negazione dell'esistenza del femminicidio come reato specifico. Cosa che ha fatto intervenire subito Giulia Bongiorno, della Lega.
10:44 Speaker 3: Che è una penalista.
10:45 Speaker 2: Ha spiegato, dal punto di vista giuridico, che la spinta all'odio e il senso di possesso definiscono il reato.
10:52 Speaker 3: Sì, e ha fatto un parallelismo pesantissimo, dicendo che con queste logiche si rischia di tornare al delitto d'onore, che, ricordo, in Italia abbiamo abolito nel 1981. Ieri, praticamente.
11:04 Speaker 2: Ma le polemiche non finiscono lì. C'è anche il caso della fiera più libri più liberi. Ah
11:09 Speaker 3: la questione dell'antifascismo. Sì, gli organizzatori hanno inserito una clausola per gli espositori. Bisogna sottoscrivere una dichiarazione di riconoscimento nei valori antifascisti della Costituzione.
11:20 Speaker 2: E Giorgia Meloni è intervenuta a gamba tesa.
11:22 Speaker 3: Ha parlato esplicitamente di banale censura, definendola un tentativo di cancellare le idee non di sinistra, usando l'antifascismo come scusa.
11:31 Speaker 2: E qui vedi proprio il cortocircuito. Riportiamo i fatti in modo oggettivo. Ma la fotografia che emerge è quella di una società iperpolarizzata. C'è un concetto bellissimo che ho letto oggi. Riduzione settaria.
11:45 Speaker 3: Giorgio Vittadini, giusto?
11:46 Speaker 2: Sì, esatto. Dice che la politica sta perdendo la sua funzione di mediazione.
11:50 Speaker 3: Non serve più a risolvere problemi.
11:52 Speaker 2: diventa solo un rifugio identitario. Non si discute per capire la realtà complessa, ma solo per avere conferma dei propri pregiudizi.
12:00 Speaker 3: Una divisione binaria. Amici da una parte, nemici dall'altra.
12:04 Speaker 2: E basta, fine del dibattito. Che è una cosa che ci indebolisce tantissimo.
12:09 Speaker 3: Allora, riassumendo questo densissimo episodio in dieci secondi. Tregua in Medio Oriente che dà un sospiro di solliavo ai mercati. Europa bloccata dalla regola del veto e la Svizzera che ci insegna come i numeri continuo più della propaganda.
12:23 Speaker 2: Direi perfetto, ma prima di chiudere volevo... c'è una provocazione finale che mi ha fatto riflettere tantissimo.
12:30 Speaker 3: Vai
12:31 Speaker 2: Mentre al G7 di Evian discutono di pace e di eserciti schierati in modo tradizionale... La guerra vera sta cambiando pelle.
12:40 Speaker 3: In che senso?
12:41 Speaker 2: Privatizzazione pura. Flotte ombra che muovono petrolio fantasma, droni letali pilotati come fossero videogiochi a migliaia di chilometri di distanza.
12:51 Speaker 3: I conflitti asimmetrici.
12:53 Speaker 2: Esatto. La provocazione è questa. Le nostre istituzioni mondiali stanno cercando disperatamente di applicare regole del passato a una guerra che è già nel futuro.
13:04 Speaker 3: Stanno cercando di regolare guerre con logiche che sfuggono completamente al controllo degli stati tradizionali. È un spunto davvero interessante da lasciarsi dimentare.
13:13 Speaker 2: A regolare un mondo che, di fatto, forse non esiste già più. E su questo pensiero vi lasciamo. La nostra rassegna si ferma qui per oggi. Continuate a seguire due pagine per districarvi nell'attualità.
13:26 Speaker 3: E ricordatevi di attivare le notifiche e lasciarci una recensione a 5 stelle.
13:30 Speaker 2: A domani!
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