Il debito globale e l’illusione dell’IA | Lun 24 ago
Informazioni su questo episodio
A dieci anni dal terremoto di Amatrice, cosa ci dice la ricostruzione italiana sulla capacità dello Stato di affrontare le emergenze?In questo episodio analizziamo un mondo sempre più frammentato, dove guerre, dazi, debito pubblico, crisi migratorie e intelligenza artificiale stanno mettendo sotto pressione gli equilibri economici e geopolitici. Dall’Italia all’Ucraina, dagli Stati Uniti al Medio Oriente, emergono segnali di un nuovo ordine internazionale molto più instabile.
Partiamo da Amatrice, a dieci anni dal terremoto del 24 agosto 2016. Nonostante miliardi di euro stanziati per la ricostruzione, una parte significativa dei progetti pubblici non è ancora partita e migliaia di persone vivono ancora in soluzioni abitative provvisorie. Analizziamo le cause di una paralisi che coinvolge burocrazia, governance, carenza di manodopera e distorsioni prodotte dal Superbonus, ma anche le prospettive per il definitivo ritorno alla gestione ordinaria.
Ci spostiamo poi sul fronte internazionale, dove la guerra in Ucraina continua a trasformarsi in un conflitto di logistica, risorse e capacità industriale. Nel giorno del 35° anniversario dell’indipendenza ucraina, la “Coalizione dei Volenterosi” si riunisce a Kiev mentre Mosca prepara una nuova mobilitazione e irrigidisce ulteriormente il proprio sistema politico.
In Medio Oriente, l’Iran affronta una crisi economica sempre più profonda, ma continua a rafforzare la propria posizione strategica nel Golfo. La chiusura dello Stretto di Hormuz, il crollo del toman e le nuove alleanze regionali mostrano come la pressione economica non sia necessariamente sufficiente a ridurre l’assertività di Teheran.
La frammentazione riguarda però anche il commercio internazionale. La guerra dei dazi tra Stati Uniti e Canada, con tariffe reciproche fino al 50%, rischia di modificare le rotte commerciali del Nord America e spinge gli operatori a guardare sempre più verso il Passaggio a Nord-Ovest e le rotte artiche. Una trasformazione che potrebbe avere conseguenze strategiche ben oltre il commercio.
A Washington, intanto, il debito americano supera i 40.000 miliardi di dollari, mentre i mercati guardano con attenzione a Jackson Hole e al rapporto tra boom dell’intelligenza artificiale e possibile bolla finanziaria. Anche l’Italia presenta un paradosso: un avanzo primario relativamente solido, ma ancora un enorme peso degli interessi sul debito pubblico.
Sul fronte interno analizziamo poi lo scontro con la Germania sui migranti e sui “dublinanti”, le tensioni diplomatiche nel Mediterraneo e le prime ipotesi sulla manovra economica 2027, tra riduzione dell’IRPEF, tredicesime e misure per il ceto medio.
Infine, affrontiamo una delle trasformazioni più importanti per il futuro dell’economia italiana: la diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese. L’adozione cresce rapidamente, ma il divario tra grandi aziende e PMI resta enorme. Se l’AI rimarrà concentrata nelle imprese più grandi, il rischio è che la rivoluzione tecnologica aumenti ulteriormente le disuguaglianze invece di aumentare la produttività dell’intero sistema.
Un episodio per capire perché terremoti, guerre, dazi, debito, migrazioni e intelligenza artificiale sembrino temi separati ma raccontino in realtà la stessa trasformazione: il passaggio verso un mondo più multipolare, più competitivo e molto meno prevedibile.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero senza rumore di fondo
0:08 Speaker 2: Allora, immaginate di avere un mutuo che non potrete mai ripagare. E la vostra unica speranza è che un software vi renda, diciamo, improvvisamente ricchi. Questa, spogliata da ogni tecnicismo, è la scommessa delle banche centrali mondiali oggi. E partiamo proprio da qui. La tempesta perfetta del debito pubblico globale, il rebus del simposio di Jackson Hole e questa presunta salvezza chiamata intelligenza artificiale.
0:37 Speaker 3: Poi andiamo sui teatri di scontro fisico e commerciale, dai Dazi USA Canada allo stretto di Hormuz, fino alle nuove rotte artiche.
0:45 Speaker 2: Esatto. E in chiusura un focus sull'Italia, incastrata tra un debito che ci costa tipo 85 miliardi solo di interessi, i rincari della benzina e i cantieri fantasma a dieci anni dal sisma di Amatrice.
0:58 Speaker 3: Partiamo dai fondamentali macroeconomici, che poi sono, sai, le vere fondamenta su cui poggia tutta la geopolitica di cui parliamo sempre. Le dinamiche del debito?
1:09 Speaker 2: Chiaro.
1:10 Speaker 3: Dettano letteralmente lo spazio di manovra dei governi e le cifre attuali precludono qualsiasi illusione di spesa facile.
1:18 Speaker 2: Guarda, l'economia del Corriere oggi riporta numeri che sembrano sfidare la gravità finanziaria, onestamente. Il debito pubblico degli Stati Uniti ha sfondato il tetto dei 40.000 miliardi di dollari. Parliamo del 126% del PIL americano. E il dato che colpisce è che è una cosa strutturale. Durante le due amministrazioni Trump il debito è cresciuto di 11.600 miliardi e sotto quella di Biden di altri 8.400 miliardi.
1:44 Speaker 3: Che è una cifra fuori controllo.
1:46 Speaker 2: Fuori controllo. E non è solo americana la cosa. Il Fondo Monetario Internazionale certifica che il debito globale viaggia oltre il 95% del PIL mondiale. Cioè il Giappone è al 204%. L'Italia al 138%
2:05 Speaker 2: La Francia è al 118%. La Francia al 118%, esatto. E per inquadrare il blocco asiatico, la Cina è stimata al 107%. Io mi chiedo, leggendo questi dati, Cioè, come fa un sistema globale ad assorbire passivi di questa portata, senza collassare sotto il peso degli interessi?
2:22 Speaker 3: Beh, non crolla immediatamente solo perché i mercati lavorano sulle aspettative. Ma il conto sta arrivando. Questi sono livelli di indebitamento storicamente registrati solo alla fine dei grandi conflitti mondiali, tipo nel 1946. Sì, ma nel 1946 c'era la ricostruzione
2:40 Speaker 3: Esatto, è proprio questa la differenza sostanziale. Oggi non c'è una ricostruzione post- bellica a garantire tassi di crescita eccezionali in grado di riassorbire quel passivo Oggi abbiamo spese militari in aumento strutturale ovunque. I costi di un welfare demograficamente sbilanciato che drena risorse in continuazione. E governi che sono sempre più interventisti. Il mercato prima o poi, inevitabilmente, chiederà un premio di rischio superiore.
3:10 Speaker 2: E qui entra in gioco Jackson Hole.
3:12 Speaker 3: Esattamente. Il nodo si sposta sulle banche centrali. Sono loro che devono gestire questa massa debitoria enorme, in un contesto dove l'inflazione, per quanto dicano, non è del tutto domata.
3:24 Speaker 2: Infatti, il Sole 24 Ore e il Sussidiario oggi puntano i fari proprio sul simposio di Jackson Hole. E soprattutto sul discorso del neopresidente della Federal Reserve, Kevin Walsh.
3:35 Speaker 3: Che ricordo fa da sponda politica all'amministrazione
3:38 Speaker 2: Trump. Sì. L'ipotesi centrale di Walsh è praticamente questa. L'intelligenza artificiale genererà uno shock positivo di produttività talmente vasto da comprimere i prezzi. In sintesi, l'IA curerà l'inflazione. E questo permetterà alla Fed di abbassare i tassi. Ma io leggo questa cosa e c'è un passaggio logico che proprio mi sfugge. Dimmi. Se per sviluppare l'IA io devo comprare milioni di microchip, costruire data center giganti che consumano energia come, non so, intere città, Come fa tutto questo a non essere inflattivo nel breve termine?
4:12 Speaker 3: Perché lo è. Il tuo dubbio individua proprio la falla sistemica della tesi di Walsh. Affidare la stabilità dei prezzi alle promesse di una tecnologia che è ancora in piena fase di infrastrutturazione pesante è un azzardo. Un azzardo monetario ingiustificabile.
4:28 Speaker 2: Ma lui si basa su modelli economici, immagino
4:30 Speaker 3: Si basa su una speranza. In economia esiste questa metrica che si chiama« tasso naturale di interesse». Immaginalo come, diciamo, il punto di equilibrio tra chi risparmia e chi investe in un'economia stabile.
4:43 Speaker 2: Ok
4:44 Speaker 3: Se l'impatto degli AI fosse davvero così rivoluzionario come promettono da Jackson Hole, le aziende farebbero a gara per indebitarsi oggi per investire in questa tecnologia, per non restare indietro, no
4:56 Speaker 2: Certo, la corsa all'oro. Esatto.
4:59 Speaker 3: Questa esplosione nella domanda di capitali spingerebbe per forza di cose verso l'altro il tasso naturale. Di conseguenza i tassi a lungo termine crescerebbero, annullando totalmente, e sottolineo totalmente, le speranze di Trump di abbassare il costo del debito.
5:14 Speaker 2: Quindi è un cane che si morde la coda.
5:16 Speaker 3: È uno simoro. Avere l'innovazione del secolo e allo stesso tempo il denaro a costo zero è impossibile. E
5:24 Speaker 2: se invece l'innovazione del secolo fosse sopravvalutata? Perché il Corriere oggi riporta un allarme diretto di Christine Lagarde della BCE. Ha avvertito che ben 440 miliardi di euro di fondi europei sono esposti nel settore tech statunitense.
5:38 Speaker 3: Che non sono pochi
5:39 Speaker 2: Non sono affatto pochi. Se questa euforia sull'IA si sgonfia, se si rivela una bolla, qual è il meccanismo che trasforma un calo in borsa Wall Street in un rischio sistemico per la nostra economia, per l'eurozona?
5:53 Speaker 3: Il contagio passa direttamente attraverso i bilanci degli investitori istituzionali. Cioè, quei 440 miliardi di cui parla la Lagarde non sono i soldi del trader isolato che fa speculazione dalla cameretta.
6:05 Speaker 2: No, chiaro.
6:06 Speaker 3: Sono i capitali di fondi pensione, grandi banche e assicurazioni europee. Se la bolla tech esplode a New York, il valore di quegli asset crolla all'improvviso. I bilanci di queste istituzioni europee si restringono drasticamente
6:20 Speaker 2: E quindi smettono
6:20 Speaker 3: di prestare soldi. Perfetto. Per compensare le perdite e mantenere i requisiti di capitale imposti da Basilea e dalle regole bancarie europee, questi istituti chiudono i rubinetti del credito. Smettono di prestare all'economia reale.
6:32 Speaker 2: Praticamente una crisi di sopravvalutazione di un software in California si traduce in, non so, un'azienda manifatturiera in Lombardia che non ottiene il prestito per comprare i macchinari nuovi.
6:42 Speaker 3: Esattamente questo. È la cinghia di trasmissione del rischio finanziario.
6:47 Speaker 2: E in tutto questo clima le autorità monetarie sembrano muoversi un po' a tentoni, o peggio, in modo caotico. Sul sole 24 ore c'è un pezzo sull'intervento del segretario al tesoro americano, Scott Besant. L'operazione sullo
6:57 Speaker 3: yen?
6:59 Speaker 2: Sì, ha cercato di sostenere lo yen senza indebolire il dollaro. Praticamente Besant ha forzato la Fed a vendere euro all'insaputa dell'ABC. Wall Street lo ha definito un cerotto su un foro di proiettile. Ma fisicamente, come funziona questa triangolazione valutaria? E perché sta creando il panico a livello diplomatico?
7:17 Speaker 3: Perché è un'operazione ostile ed è mascherata da tecnicismo, ma è ostile. Quando tu vendi massicciamente euro sui mercati valutari, ne aumenti l'offerta in modo artificiale e quindi ne fai calare il prezzo.
7:31 Speaker 2: Regola base.
7:32 Speaker 3: Contestualmente usi quei proventi in euro per comprare yen, alzandone il valore. Bernanchi cosa voleva fare? Voleva rafforzare la moneta giapponese per evitare turbulenze sui mercati asiatici, ma senza voler svalutare il dollaro. Perché a Trump il dollaro serve forte, per importare a basso costo, altrimenti l'inflazione interna americana esplode.
7:54 Speaker 2: Quindi ha scaricato tutto il peso della svalutazione sull'euro.
7:57 Speaker 3: Completamente. E il problema politico è che lo ha fatto senza fare neanche una telefonata a Francoforte. Questo distrugge la fiducia tra le banche centrali. Se la Fed agisce in modo unilaterale, l'inflazione globale non scende.
8:11 Speaker 2: Anche perché la BCE, ricordiamolo, ha un'inflazione al 2,8%, ma con un pile europeo stagnante, cresce di meno di un punto.
8:20 Speaker 3: Esatto. L'ABC adesso rimane paralizzata dal rischio di importare inflazione a causa di questo euro reso artificialmente debole dagli americani. Non possono tagliare i tassi se importano inflazione.
8:32 Speaker 2: Tornando un attimo a LIA, questa illusione globale si scontra frontalmente con il tessuto produttivo, specialmente da noi in Italia. Assume i contorni di una vera e propria frattura. Il riformista oggi analizza i dati Istat sulla digitalizzazione. E l'intelligenza artificiale è l'unico indicatore in cui la distanza tra grandi e piccole imprese si allarga.
8:54 Speaker 3: I numeri sono drammatici su questo?
8:56 Speaker 2: Sì, il divario è passato da 20 punti nel 2023 a 25 l'anno scorso e oggi ha sfondato i 37 punti. Quindi tutta quella narrazione dell'IA come uno strumento democratico, accessibile a tutti, viene totalmente smontata dai numeristat.
9:12 Speaker 3: I numeri smentiscono la retorica semplicemente perché c'è un errore concettuale alla base. confondono un software di videoscrittura un po' più furbo con un'infrastruttura industriale pesante. L'analogia storica corretta che propose Paul David anni fa è quella dell'introduzione dei motori elettrici nelle fabbriche a fine ottocento. Cioè non
9:31 Speaker 2: basta comprare la tecnologia
9:34 Speaker 3: No, le aziende impiegarono decenni a trarne profitto. Comprare la corrente elettrica era facile, ma per sfruttarla dovevi fisicamente riprogettare l'intera catena di montaggio. L'IA funziona allo stesso identico modo.
9:46 Speaker 2: Ah, interessante. Cioè, il costo d'ingresso non è l'abbonamento mensile al software.
9:51 Speaker 3: No, figurati, quello costa 20 dollari. Il costo vero è la riorganizzazione dei processi aziendali, la pulizia dei database interni e soprattutto la sostenibilità. di figure capaci di governare l'output di questi modelli. È una tecnologia generale, assimilabile all'industria pesante.
10:06 Speaker 2: E l'Europa prova a tamponare questo divario. Il Cineca a Bologna, ad esempio, ospita il supercomputer Leonardo per fornire ore macchine all'EPMI e Bruxelles spinge per queste AI Gigafactory.
10:19 Speaker 3: Ma è un cerotto. Se il 90% delle nostre aziende ha meno di 15 dipendenti e non ha una struttura organizzativa capace di integrare l'IA, sai cosa se ne fanno delle ore macchine gratuite al Cineca? Nulla. Avremo pochi colossi iper- efficienti immersi in un ecosistema produttivo stagnante.
10:40 Speaker 2: E a proposito di assunzioni e figure capaci, il problema si amplifica guardando il mercato del lavoro. Affari e Finanza pubblica uno studio di EY sul settore ITC, quello informatico. Le aziende, potendo automatizzare tramite l'IA i task base, tipo la scrittura di codice semplice, stanno riducendo drasticamente le assunzioni di figure junior. Questo è un
11:00 Speaker 3: suicidio aziendale a scoppio ritardato.
11:04 Speaker 2: Il calcolo dell'azienda è semplice. Blocco l'ingresso dei neoassunti oggi per risparmiere sui bilanci. Ma la mia domanda è, chi governerà i sistemi complessi tra dieci anni? Come fai a formare un dirigente senior se nessuno li permette di fare gavetta?
11:19 Speaker 3: Infatti non lo formi. Usare l'IA solo come una mannaia per tagliare il costo del lavoro d'ingresso condanna l'azienda all'obsolescenza. Il risparmio di cassa che hai oggi distrugge completamente la pipeline generazionale di domani.
11:34 Speaker 2: Quindi qual è la soluzione? Non usare l'IA per non licenziare i junior?
11:38 Speaker 3: No, assolutamente no. La soluzione è applicare quello che in gergo si chiama task shifting. devi riprogettare l'organigramma. I compiti manuali e ripetitivi di programmazione vengono effettivamente delegati all'IA, ma i profili giovani a quel punto non li licenzi o non smetti di assumerli. Li assumi e li promuovi immediatamente a ruoli di orchestrazione, di revisione critica.
12:03 Speaker 2: Ruoli che prima facevano i
12:05 Speaker 3: senior, praticamente. Esatto. E i veterani, senior a loro volta, si spostano esclusivamente sul risk management e sui quality gates, cioè sul controllo qualitativo finale, prima del rilascio del prodotto. Se un'azienda non compie questo scatto organizzativo adesso, tra cinque anni si ritroverà senza nessuno in grado di comprendere perché l'algoritmo ha preso una determinata decisione che magari ha fatto perdere milioni all'azienda.
12:31 Speaker 2: Chiarissimo. Ora, inflazione è persistente, debiti sovrani fuori controllo e sfide tecnologiche. Tutto questo si innesta direttamente su un commercio globale che è letteralmente stritolato dai conflitti. E questo ci porta al secondo blocco di oggi. I teatri di scontro. Sì, l'altra voce riporta le dichiarazioni del presidente iraniano Massoud Peseshkian. Ha detto testualmente, siamo in una guerra totale, economica, militare e di sicurezza. La crisi sta allogorando l'economia interna in modo brutale.
13:02 Speaker 2: Il dollaro ha superato la quota storica di 200.000 toman in Iran.
13:08 Speaker 3: Un tracollo valutario.
13:09 Speaker 2: Lo stretto di Hormuz è chiuso e Donald Trump, con il suo solito stile, ha rivendicato questo blocco sui social definendolo provocatoriamente nuovo territorio USA.
13:20 Speaker 3: L'Iran è oggi l'epicentro esatto della logica dei blocchi contrapposti. Peseshkian con queste dichiarazioni sta cercando di denunciare lo stato di né guerra né pace che prosciuga gli investimenti nel suo paese. Il blocco di Hormuz e le sanzioni americane stanno effettivamente polverizzando il potere d'acquisto della popolazione iraniana. Su questo Trump ha ragione.
13:41 Speaker 2: Ma sul piano geopolitico?
13:43 Speaker 3: La Cina assorbe quasi tutto il greggio iraniano sotto banco e invia funzionari a Teheran. Il Pakistan stringe nuovi accordi di sicurezza sui confini e in più c'è la scoperta recente di 212 miliardi di metri cubi di gas nella provincia del Fars. Questo fornisce a Tehran l'ossigeno finanziario per sopravvivere per decenni. Creano un blocco isolato da noi, ma che all'interno funziona perfettamente.
14:09 Speaker 2: E intanto con Hormuz chiuso parliamo del 20% del petrolio mondiale e di gran parte del commercio tra Asia ed Europa che non sa da dove passare. Devono trovare valvole di sfogo. E qui arriviamo a una notizia che sembra fantascienza, ma è realtà. La stampa e Reuters documentano i test sulle rotte
14:25 Speaker 3: artiche. Rese navigabili dallo scioglimento
14:30 Speaker 2: dei ghiacci, purtroppo. Esatto. C'è questa nave portacontainer sudcoreana, la Panstar Acro, che sta testando una rotta che costeggia la penisola russa, passa dallo stretto di Bering e attraversa l'Artico per raggiungere Danzica e Rotterdam. Stessa manovra per molte navi in partenza dalla Cina. Ora, io capisco il risparmio di migliaia di chilometri rispetto a circunnaviggiare l'Africa. Ma fisicamente, qual è il prezzo geopolitico di attraversare mari ghiacciati per mesi?
14:58 Speaker 3: Il prezzo geopolitico per noi, per l'Europa, è devastante. Cioè, la rotta artica non è il mar Mediterraneo. Passare per il mare del Nord implica la necessità assoluta di navi rompighiaccio a propulsione nucleare.
15:11 Speaker 2: Che non hanno tutti.
15:12 Speaker 3: Che ha solo Mosca in quelle quantità. Implica l'uso di porti di rifornimento per le emergenze, sistemi di ricerca e soccorso in condizioni estreme. E tutte queste infrastrutture sono controllate fisicamente dalla federazione russa.
15:27 Speaker 2: Quindi stiamo letteralmente
15:31 Speaker 3: spingendo l'Asia nelle braccia di Putin. Esatto. Significa che i nostri grandi alleati commerciali in Asia, tipo la Corea del Sud o il Giappone, per garantirsi la navigazione e arginare il blocco di Hormuz, sono obbligati a scendere a patti. Devono firmare protocolli di sicurezza, commerciali e militari con Mosca. In sintesi, per aggirare il ricatto iraniano a sud, l'economia globale finisce per vanificare totalmente la strategia europea di isolamento della Russia a nord. E rimettono Vladimir Putin al centro della logistica mondiale.
16:01 Speaker 2: Una mossa geniale da parte nostra, insomma.
16:03 Speaker 3: Un autogol strategico perfetto.
16:05 Speaker 2: Ma la frammentazione non risparmia neanche il blocco occidentale. Sul Financial Times e sul Corriere della Sera c'è un pezzo sul collasso traumatico dei negoziati tra Stati Uniti e Canada.
16:16 Speaker 3: Che è clamoroso.
16:17 Speaker 2: Sì. Il premier canadese Mark Carney ha interrotto le trattative, respingendo un ultimatum di Trump che voleva di fatto dettare i limiti della politica commerciale di Ottawa. Washington ha attivato istantaneamente dazi del 50% su 28 miliardi di dollari di beni canadesi, acciaio, legname, elettronica. E Carney ha risposto no.
16:38 Speaker 2: Carni ha annunciato ritorsioni, cito, dollaro per dollaro, a partire dall' 8 settembre.
16:43 Speaker 3: Questa è l'applicazione del protezionismo trampiano nella sua forma più autolesionista, perché colpisce catene del valore che sono totalmente interdipendenti. Stiamo parlando di un interscambio tra USA e Canada che vale 880 miliardi di dollari all'anno.
16:58 Speaker 2: Cioè non sono due economie separate, sono fuse
17:00 Speaker 3: Sono la stessa catena di montaggio. Pensa alla produzione di un'automobile in Nord America. Lo sportello di un veicolo può attraversare il confine tra Detroit in Michigan e l'Ontario in Canada anche 5 o 6 volte. 5 o 6
17:13 Speaker 2: volte per un pezzo?
17:16 Speaker 3: Sì, durante le varie fasi di saldatura, verniciatura, assemblaggio della componentistica elettronica, prima che l'auto sia finita. Imporre un dazio del 50% su questo flusso avanti e indietro significa distruggere istantaneamente i margini di profitto delle aziende americane stesse.
17:35 Speaker 2: e innescare un'inflazione pazzesca
17:36 Speaker 3: Un'inflazione da costi che colpirà i consumatori statunitensi nei concessionari nel giro di poche settimane. Washington usa i dazzi come una clava diplomatica per proteggere l'industria interna, ma nel breve termine disarticola solo il suo stesso apparato produttivo, scatenando peraltro rappresaglie croniche. È esattamente quello che sta avvenendo in parallelo anche tra Trump e il Brasile di Lula.
18:01 Speaker 2: E tutte queste scosse telluriche drubali, strozzature commerciali, dazzi, tassi tenuti alti si scaricano direttamente sui bilanci statali e sulle nostre tasche. Passiamo al nostro terzo tema, l'Italia. Il giornale fa i conti del controesodo estivo. Il petrolio viaggia sui 93 dollari al barile. Sulla rete autostradale italiana e- diesel ha toccato i 2,13 euro al litro.
18:26 Speaker 3: Numeri pesanti per chi rientra dalle ferie.
18:28 Speaker 2: Il governo cosa fa? Ha prorogato di sole 48 ore uno sconto di 17 centesimi. E lo ha finanziato usando un extra gettito IVA di 20,8 milioni di euro. Dall'opposizione, Elish Line chiede di imporre subito una tassa sugli extra profitti energetici a livello nazionale. per finanziare tagli strutturali alle accise.
18:48 Speaker 3: Eh, invocare tasse nazionali sugli extraprofitti energetici per abbassare le accise significa, con tutto il rispetto, ignorare i precedenti contabili di questo paese. Il governo Draghi ci provò nel 2022. Ti ricordi? Certo. La famosa tassa
19:02 Speaker 2: che doveva risolvere tutto.
19:05 Speaker 3: Le stime del governo parlavano di un gettito di 10 miliardi di euro. Ne entrò a malapena uno. E quell'uno è rimasto incagliato in ricorsi legali infiniti al TAR. Perché definire fiscalmente cos'è l'extra profitto di una multinazionale energetica che opera su mercati globali, ma farlo su base nazionale, è un incubo tecnico e giuridico. Muoversi fuori da un quadro normativo europeo per tassare l'energia è inefficace.
19:32 Speaker 2: E nel frattempo le famiglie pagano. I dati del Kodakons parlano di quasi 800 milioni di euro di extra costo per le famiglie italiane durante l'esodo.
19:41 Speaker 3: Appunto! Tamponare un rincaro strutturale del greggio globale con uno sconto di 48 ore, raschiando il fondo del barile per trovare 20 milioni di euro. dimostra plasticamente una cosa. La paralisi fiscale del nostro paese.
19:55 Speaker 2: Non ci sono soldi. Assolutamente. E questa assenza di margine fiscale si proietta in modo molto minaccioso sulla prossima manovra d'autunno. Il giornale riporta il solito ventaglio di proposte interne alla maggioranza. Tajani punta a detassare al 100% la tredicesima. Osnato, da Fratelli d'Italia, suggerisce di estendere lo scaglione IRPEF al 33% fino a 60.000 euro di reddito. Operazioni da svariati miliardi l'una. Sì. Poi però prendi Il Messaggero e trovi un dato che fa letteralmente da muro di gomma tutte queste promesse elettorali.
20:30 Speaker 2: Tra aprile 2025 e aprile 2026 l'Italia ha speso 85 miliardi di euro solo in interessi sul debito.
20:37 Speaker 3: Una voragine.
20:38 Speaker 2: E il paradosso è questo. La Francia, che ha un debito assoluto superiore al nostro di 378 miliardi e un deficit fuori controllo oltre il 5%, spende solo 66 miliardi in interessi. Noi 85. Come si spiega questo scollamento tecnico sui mercati?
20:56 Speaker 3: Si spiega comprendendo la differenza tra l'economia reale di oggi e e l'eredità tossica del passato. Il paradosso dei conti italiani è che oggi Roma ha un avanzo primario solido, che in economia significa che lo Stato incassa dalle tasse più di quanto spende per i servizi correnti al cittadino.
21:13 Speaker 2: Quindi i conti di oggi non sono male
21:15 Speaker 3: I fondamentali attuali dell'Italia visti dai mercati sono più sicuri rispetto a quelli di Parigi oggi. Il problema è il mutuo che abbiamo accumulato negli anni 80 e 90 e le scorie contabili recenti. Su tutte il super bonus. Noi scontiamo decenni di scarsa credibilità. Questo ci costringe continuamente a rinnovare vecchi titoli di Stato emessi quando avevamo spread altissimi.
21:36 Speaker 2: Quindi paghiamo le colpe di chi c'era
21:39 Speaker 3: prima? Esatto. E proporre continui tagli fiscali a pioggia o bonus nascite, ignorando che ogni anno devi bruciare 85 miliardi di euro solo per pagare le cedole ai creditori, significa trattare il bilancio dello Stato come se fosse un menu alla carta. L'avvertimento sul rischio del debito sovrano, lanciato da Jackson Hole, di cui parlavamo prima, colpisce l'Italia prima e più duramente di chiunque altro.
22:06 Speaker 2: L'eredità delle politiche passate e questa, diciamo, miopia burocratica prendono poi forma fisica, drammatica, ad Amatrice. I podcast di Cora Media e Will Media hanno dedicato degli approfondimenti al decimo anniversario del sisma del 24 agosto 2016, che, lo ricordiamo, fece circa 300 vittime. Il report di ActionAid restituisce un quadro inaccettabile. Ad aprile 2026 due terzi dei progetti pubblici previsti per la ricostruzione non sono ancora partiti.
22:31 Speaker 3: Dopo dieci anni.
22:33 Speaker 2: Dieci anni. Più della metà dei residenti vive ancora nelle SAE, le soluzioni abitativi in emergenza, cioè strutture di legno e lamiera concepite per durare pochi mesi, non un decennio. Come fa l'apparato statale a impiegare dieci anni per non ricostruire un municipio?
22:51 Speaker 3: Guarda, l'analogia tra i fallimenti macroeconomici nazionali e questo immobilismo locale ad amatrice è feroce, ma è esatta. Il findaco Cortellesi punta il dito giustamente sulla sovrapposizione amministrativa. Loro hanno visto sfilare cinque governi diversi, cinque commissari straordinari per la ricostruzione e le normative che cambiavano letteralmente in corsa ogni volta che iniziavano un progetto. Sì
23:14 Speaker 2: ma ci sarà un fattore scatenante per questo blocco totale?
23:17 Speaker 3: Il colpo di grazia logistico lo ha dato il super bonus 110%. Quando lo Stato ha deciso di drogare il mercato dell'edilizia, rimborsando più del costo reale dei lavori su tutto il territorio nazionale senza filtri, ha scatenato un effetto di cannibalizzazione.
23:34 Speaker 2: Cioè, le aziende sono scappate da
23:36 Speaker 3: matrice. Esatto. I materiali da costruzione sono rincarati a dismisura e le imprese edili hanno abbandonato i complessi cantieri nel cratere sismico. Perché mettiti nei loro panni. Perché impelagarsi nella complessa, ipercontrollata, lentissima ricostruzione di un borgo terremotato, quando puoi guadagnare molto di più e molto più in fretta rifacendo le facciate dei condomini a Roma o Milano a spese dello Stato La politica va in tv ad annunciare miracoli finanziari, ma non governa minimamente le distorsioni che lei stessa crea sul territorio.
24:07 Speaker 3: L'orizzonte di fine emergenza fissato per il 2026, che la Meloni difende, sarà purtroppo un mero esercizio di finzione amministrativa.
24:16 Speaker 2: Apriamo ora i fari sulle notizie di cronaca internazionale Società, con i nostri Flash News analizzando rapidamente le dinamiche per chiudere il quadro. A Kiev si celebrano i 35 anni di indipendenza dall'Unione Sovietica. La cosiddetta Coalition of the Willing europea chiede più fermezza contro gli attacchi ibridi, ma l'appoggio USA a trazione Trump vacilla. E Volodymyr Zelensky ribadisce il rifiuto di indire elezioni.
24:41 Speaker 3: E le ha definite un potenziale tsunami in guerra,
24:43 Speaker 2: no? Sì, un potenziale tsunami interno sotto le bombe. Sul fronte opposto, Rai News riporta le mosse di Vladimir Putin. Ha celebrato il congresso di Russia Unita escludendo di fatto le opposizioni dalla Duma e integrando nelle liste elettorali i reduci dell'Ucraina. E pare che la prossima mobilitazione di 300.000 uomini salverà deliberatamente Mosca e San Pietroburgo
25:07 Speaker 3: Questa è la simmetria strutturale del conflitto oggi. Da una parte, Zelensky deve giustificare il congelamento della democrazia, per evidenti cause di forza maggiore, a un elettorato che però è stremato. Dall'altra, Putin fonde organicamente l'apparato militare con quello statale. Inserire i reduci nella Duma significa militarizzare il Parlamento.
25:31 Speaker 2: E salvare Mosca dalla leva serve a non far scoppiare rivolte.
25:34 Speaker 3: Esattamente. Esentare le metropoli dalla coscrizione serve ad anestetizzare il dissenso urbano, quello della borghesia, reclutando carme da cannone solo dalle periferie più povere e remote dell'impero.
25:47 Speaker 2: Passiamo alle dinamiche migratorie. A Napoli è scattato il fermo amministrativo di 45 giorni e una sanzione di 75.500 euro per la nave della ONG Sea- Watch 5. Il Viminale contesta la mancata collaborazione con la Guardia Costiera Libica. E il caso esplode in piena crisi diplomatica tra Roma e Berlino sulla gestione dei cosiddetti dublinanti, cioè i migranti che bypassano l'Italia per chiedere asilo in Germania. Parallelamente a Sud, l'enclave spagnola di Ceuta fronteggia un'emergenza sanitaria tra 8.000 migranti intrappolati in spazi totalmente inadeguati.
26:20 Speaker 3: L'incapacità europea di gestire un fenomeno che è puramente epocale si riduce a tattica e rappresaglie bilaterali tra vicini di casa. L'Italia usa le multe amministrative alle navi delle ONG tedesche come arma di pressione diplomatica contro il rifiuto tedesco di accollarsi i migranti. Berlino risponde minacciando rispingimenti di massa alle frontiere interne. La Spagna rischia il collasso sanitario a Ceuta e nessuno l'aiuta. L'assenza totale di una strategia continentale trasforma una questione geopolitica complessa in un banalissimo problema di ordine pubblico che viene scaricato sulle capitanerie di porto locali.
26:55 Speaker 2: Veniamo all'economia quotidiana, che tocca le tasche di tutti. La stampa accende un faro sul fenomeno del buy now, pay later. Compra ora, paga dopo. Censis e Banca Italia documentano che i debiti a rate delle famiglie italiane sono esplosi del 127% in soli tre anni. Il mercato globale vale 560 miliardi.
27:15 Speaker 3: Un boom clamoroso.
27:17 Speaker 2: Clamoroso. Ma il dato critico lo fornisce l'ending tree. Il 47% degli utenti ha pagato in ritardo nell'ultimo anno, innescando le famose commissioni moratorie, che sono altissime. E, cosa ancora più grave, il 29% utilizza questi microprestiti per fare la spesa alimentare. Usare un debito a rate per comprare il latte e il pane mi sembra l'anticamera del default familiare.
27:40 Speaker 3: È esattamente così. Il debito a rate è diventato il capitale circolante e occulto della classe media. Cioè, uno strumento nato per l'acquisto di impulso di un bene di lusso, o che ne so, il televisore, l'elettronica, oggi viene sistematicamente piegato per coprire i costi delle bollette e dei beni primari.
27:58 Speaker 2: Nasconde la crisi
27:59 Speaker 3: vera. Maschera il reale collasso del potere d'acquisto causato dall'inflazione degli ultimi tre anni. Quando quasi il 30% degli utenti fa la spesa a supermercato a rate, spalmando il costo della pasta su tre mesi, significa che il tessuto sociale è in sofferenza acuta e il fallimento economico della famiglia è semplicemente differito di qualche settimana.
28:20 Speaker 2: Un tema che tra l'altro si lega al nostro prossimo aggiornamento. Avvenire riporta la visita di Papa Leone XIV al meeting di comunione e liberazione a Rimini, a 44 anni dalla presenza di Giovanni Paolo II. Il pontefice ha sferrato un attacco frontale chiedendo di, cito, liberare l'educazione dall'ideologia, il lavoro dall'idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dai business della morte.
28:43 Speaker 3: Parole durissime e denunciano l'impianto culturale della crisi che stiamo descrivendo dall'inizio di questa puntata. parlare di business della morte, riferendosi esplicitamente a tecnologia e finanza, è un'accusa diretta a un capitalismo speculativo che è ormai totalmente slegato dai bisogni dell'economia reale. È un monito, credo, contro l'uso di uno sviluppo tecnologico pervasivo, come l'IA di cui parlavamo, usato per alienare il lavoro delle persone e tagliare i costi invece di sollevarle dalla fatica.
29:14 Speaker 3: Chiudiamo i
29:14 Speaker 2: flash con la cronaca nera. I dati del Viminale, riportati dal sussidiario, rilevano 34 femminicidi nel primo semestre dell'anno. Un massacro continuo perpetrato a dispetto di ammonimenti e braccialetti elettronici che continuano palesemente a non funzionare. E dalla Svizzera, Repubblica segnala l'arresto per gravissime violenze domestiche di giacca moretti lui e la moglie figuravano già tra i 16 indagati per omicidio colposo nella tristemente nota strage di capodanno costata la vita a 41 persone
29:47 Speaker 4: guarda 34 femminicidi in soli sei mesi molti dei quali avvenuti nonostante le restrizioni imposte dai giudici indicano semplicemente un fallimento strutturale della prevenzione statale Quando il sistema penale fa affidamento su braccialetti elettronici che non prendono il segnale o su misure di allontanamento combinate troppo tardi, l'impianto normativo viene drammaticamente superato dalla realtà dei fatti. Serve una presa in carico territoriale e psicologico del problema, non l'ennesima sanzione postuma a tragedia avvenuta.
30:17 Speaker 4: Non serve a niente.
30:19 Speaker 2: Assolutamente. Siamo in chiusura. Abbiamo analizzato un quadro macroeconomico in tensione permanente, ma correggimi se sbaglio. La vera ipoteca sul nostro futuro rimane la cecità della politica.
30:31 Speaker 3: E proprio per inquadrarla voglio rilanciare un'analisi lucidissima che ho letto oggi di Alberto Brambilla su L'economia del Corriere. Tutta la narrazione politica ed elettorale di questi anni in Italia si regge sull'allarme dell'inverno demografico, no
30:46 Speaker 2: Certo. Non ci sono giovani chi pagherà le pensioni.
30:49 Speaker 3: Esatto. Viene dipinto come uno tsunami inarrestabile pronto a far collassare il sistema. Ma Brambilla fa notare che i numeri dicono altro. Le dinamiche di uscita dal lavoro dei nati fino al 1959 sono note, tracciate dai database IMSS e gestibili dal bilancio. La vera minaccia non è la curva demografica in sé.
31:09 Speaker 2: E qual
31:10 Speaker 3: è? La minaccia esistenziale per il Paese è la costante incapacità della classe politica di smettere di proporre prepensionamenti, quota 100, ape sociale e scivoli vari. pur di racimolare consenso facile a breve termine. È la politica che distrugge matematicamente l'equilibrio del sistema previdenziale per guadagnare una manciata di voti alla successiva scadenza elettorale, scaricando il conto ancora una volta sulle generazioni future.
31:38 Speaker 2: Dieci secondi per fissare la rotta di oggi. Il mondo annaspa sotto una montagna di debito pubblico, drogato dalle guerre doganali e dall'illusione tecnologica di questo periodo. E nel frattempo l'Italia brucia i suoi margini di bilancio in tassi di interessi astronomici, proponendo mance fiscali a debito mentre la ricostruzione fisica e sociale del paese resta immobile. Seguite il podcast, attivate la campanella e lasciateci una recessione a 5 stelle. Giornali chiusi.
32:06 Speaker 3: Giornali chiusi.
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