Dal ricatto iraniano alla crisi Volkswagen | Mar 25 ago
Informazioni su questo episodio
Geopolitica, economia e industria: il nuovo equilibrio mondiale passa da Iran, Ucraina ed Europa.Il mondo sta entrando in una nuova fase di instabilità geopolitica ed economica?
In questo episodio analizziamo alcuni dei fronti che stanno ridisegnando gli equilibri internazionali: dalla nuova offensiva finanziaria degli Stati Uniti contro l’Iran alla trasformazione della guerra in Ucraina, passando per la crisi dell’industria europea, le tensioni politiche in Italia e le emergenze umanitarie, sanitarie e climatiche.
Partiamo dal Medio Oriente, dove Washington ha intensificato la pressione su Teheran con una nuova strategia di sanzioni economiche e finanziarie. Il crollo del rial, l’aumento dei prezzi alimentari e il controllo dello Stretto di Hormuz riportano al centro una domanda cruciale: quanto a lungo l’Iran riuscirà a resistere alla pressione americana senza provocare nuove tensioni sui mercati energetici globali? E quale sarà la reazione della Cina, sempre più coinvolta nello scontro economico con Washington?
Ci spostiamo poi in Ucraina, dove la guerra sembra entrare in una nuova fase. Kiev punta sempre più sulla produzione autonoma di armamenti e sulla collaborazione tecnologica con i Paesi europei, mentre gli Stati Uniti di Donald Trump mostrano segnali di crescente disimpegno. La trasformazione dell’Ucraina da destinatario di aiuti militari a produttore di tecnologie e missili a lungo raggio potrebbe cambiare profondamente gli equilibri del conflitto.
Sul fronte europeo, la crisi dell’automotive diventa il simbolo delle difficoltà industriali del continente. Volkswagen valuta tagli occupazionali e la possibile riconversione di alcuni stabilimenti verso la produzione militare, mentre il dibattito sul Rapporto Draghi riapre una questione sempre più urgente: perché l’Europa fatica a trasformare le proprie strategie industriali in risultati concreti? Nel frattempo, gli investimenti cinesi nel continente continuano a crescere, alimentando il confronto tra capitali stranieri, autonomia tecnologica e competitività europea.
In Italia, invece, il dibattito politico si sposta sui diritti civili e sul futuro del modello sociale. Analizziamo le proposte contenute nel programma di Roberto Vannacci, dalle politiche sulla famiglia e sull’aborto alle posizioni sulla transizione di genere e sulla guerra in Ucraina. A dieci anni dal terremoto di Amatrice, torniamo inoltre sulla questione della ricostruzione e sul rapporto sempre più fragile tra istituzioni e territori colpiti dal sisma.
Ma il quadro non si ferma alla geopolitica. Parleremo anche della tragedia di Borgo Mezzanone e delle condizioni dei lavoratori agricoli migranti, della nuova emergenza Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e dei record di temperatura raggiunti dagli oceani e dal Mediterraneo.
Infine, uno sguardo alle prossime elezioni di midterm negli Stati Uniti: il consenso di Donald Trump, le strategie elettorali dei partiti e il ruolo del gerrymandering potrebbero diventare determinanti per gli equilibri politici di Washington.
Un episodio per capire come geopolitica, guerra, industria, tecnologia, politica interna e crisi climatiche siano sempre più interconnesse — e perché le decisioni prese oggi a Washington, Bruxelles, Pechino, Mosca e Roma potrebbero definire gli equilibri del prossimo decennio.
📰 Dal lunedì al sabato: la rassegna stampa per iniziare la giornata già aggiornati.
🎯 Ogni domenica: un episodio di approfondimento su un singolo tema.
🔔 Clicca su “Segui” o "Iscriviti" per non perdere i prossimi episodi.
Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, oggi abbiamo tre temi principali, che sembrano slegati, ma in realtà sono un unico grande domino. Primo, il D- Day economico degli Stati Uniti contro l'Iran e il ricatto sullo stretto di Hormuz.
0:21 Speaker 3: Sì. E due, la stangata sui carburanti in Italia, che si lega alla crisi storica di Volkswagen, un colosso che, pensate un po', valuta di convertirsi all'industria bellica.
0:31 Speaker 2: E terzo, l'Europa che si sostituisce agli Stati Uniti in Ucraina, mentre la Cina di fatto si compra la nostra manifattura dall'interno. Insomma, piatto ricco. Partiamo dal Medio Oriente, o forse è meglio dire da Washington.
0:44 Speaker 3: Esatto, da Washington. Perché l'amministrazione americana ha, diciamo, preso atto che l'escalation militare ha dei limiti politici enormi e quindi ha cambiato arma. Ti passa all'assedio finanziario totale. Scott Bessent, il segretario al Tesoro, ha annunciato quest'operazione che chiamano Economic Outcast.
1:05 Speaker 2: Che i giornali americani definiscono già il D- Day economico. Ne parlano diffusamente l'altra voce, Cora Media, e ci danno i numeri, i dettagli crudi di questa manovra. Non sono le solite sanzioni di facciata, cioè parliamo di oltre 60 enti colpiti.
1:20 Speaker 3: 60 enti in 5 settori diversi, sì.
1:23 Speaker 2: Non solo il petrolio, ma asset digitali, tecnologia, oro, aviazione e navigazione. Cioè l'obiettivo dichiarato di Bessent è tagliare proprio fisicamente ogni singola linea di finanziamento estera a Teheran.
1:35 Speaker 3: E il meccanismo tecnico per farlo è l'applicazione estrema delle sanzioni secondarie. Che per capirci, le sanzioni primarie dicono a un'azienda americana di non fare affari con l'Iran. Certo. Ma le sanzioni secondarie dicono a un'azienda europea, e qui sta il punto, se tu fai affari con l'Iran, io ti escludo completamente dal sistema finanziario.
1:56 Speaker 2: Cioè, fermati un attimo su questo. È come dire, alla pizzeria del mio quartiere non vengo più a mangiare da te, ma se scopro che il mio vicino ci viene, gli blocco il bancomat.
2:05 Speaker 3: Esattamente. Gli impedisce di comprare il pane ovunque.
2:08 Speaker 2: È pesantissima come cosa. E guardando i numeri interni all'Iran, l'effetto a breve termine c'è. È un mezzo collasso. Il dollaro ha appena sfondato quota 2 milioni di rial sul mercato libero iraniano. 2 milioni! Praticamente ha perso metà del suo valore in un anno.
2:25 Speaker 3: Un disastro per il potere d'acquisto
2:27 Speaker 2: interno. Un bagno di sangue reale. Il prezzo del riso, che è la base alimentare lì, è salito del 60%. La carne bovina costa il 150% in più. e le previsioni dicono che l'economia si contrarrà del 5%. Quindi, la logica di Washington qual è? Io ti affamo, l'economia crolla e il regime cade.
2:51 Speaker 3: La logica economica, forse. Ma la storia iraniana dice un'altra cosa. Un'economia devastata non significa automaticamente un regime sconfitto. L'Iran aggira le sanzioni da anni. Hanno costruito questa sorta di« economia parallela», reti di contrabbando società schermo insomma sopravvivono e poi il vero problema il convitato di pietra qui è pechino
3:16 Speaker 2: la cina
3:17 Speaker 3: sì pechino è il principale acquirente di greggio iraniano e quando i giornalisti hanno chiesto a bessent se avrebbero sanzionato anche le banche cinesi lui ha risposto con un laconico nessuno è al di sopra delle sanzioni
3:31 Speaker 2: che vuol dire tutto e
3:32 Speaker 3: niente e Se gli US assanzionano davvero le banche cinesi, si apre una voragine globale. Ma c'è un'analisi interessante, scusa, un'analisi cruciale su Milano Finanza di Paolo Savona, che guarda la cosa da un'altra prospettiva.
3:46 Speaker 4: Cioè dall'interno degli Stati Uniti
3:48 Speaker 3: Sì, guarda alle manovre finanziarie interni americane, la famosa operazione Twist sui T- Bond, i titoli di Stato americani.
3:56 Speaker 4: Spiegala un attimo per chi non mastica di finanza tutti i giorni, l'operazione
4:01 Speaker 3: Twist. In pratica il tesoro Uessa vende titoli a breve scadenza per comprare quelli a lunga scadenza, cercando di abbassare i tassi di interesse a lungo termine. Vogliono stimolare l'economia interna. Ma Savona fa notare che in un contesto di inflazione sistemica questa manovra rischia di fallire clamorosamente. Aumenta la liquidità senza risolvere il vero nodo, che sono i costi dell'energia. E il risultato?
4:27 Speaker 4: Per difendersi l'America
4:29 Speaker 2: attira capitali dall'Europa.
4:30 Speaker 3: Quindi ci svuotano.
4:32 Speaker 2: Ci drenano capitali, peggiorando il cambio euro- dollaro. Insomma, usano il dollaro come arma, ma il contracolpo arriva dritto in Europa.
4:40 Speaker 3: E a proposito di contracolpi, l'Iran non sta mica a guardare i grafici del dollaro. Teheran ha risposto spostando il focus dove fa più male al mondo occidentale.
4:50 Speaker 4: Lo stretto di Hormuzo.
4:52 Speaker 3: Esatto. L'Iran ha inserito 46 navi commerciali internazionali in una blacklist. 46! Con la scusa di presunte violazioni ambientali. Questo significa che queste navi, che trasportano energia vitale per noi, rischiano blocchi, ispezioni o sequestri.
5:12 Speaker 2: È un ricatto in piena regola. Un ricatto che si scarica istantaneamente, ma proprio in tempo reale, sulle nostre arterie energetiche. Ieri il prezzo del gas, il famoso TTF di Amsterdam, ha toccato i 68,1 euro al megavattura. Non succedeva dal gennaio del 2023. E questo inevitabilmente ci porta alla pompa di benzina e alle nostre bollette, che è il nostro secondo tema di oggi.
5:38 Speaker 3: Sì, perché tutto si tiene. Corriere della Sera e Quotidiano Nazionale oggi aprono sulla vera e propria rissa politica esplosa in Italia per la proroga del taglio della Cise.
5:50 Speaker 2: quello di 14 centesimi
5:51 Speaker 3: sì ma prologato per soli due giorni due giorni una roba che ha mandato su tutte le furie i consumatori e le imprese la cna l'associazione degli artigiani ha fatto letteralmente i conti in tasca agli italiani dall'inizio della crisi iraniana stimano un esborso extra di 11,6 miliardi di euro per le famiglie 11,6 miliardi in
6:12 Speaker 2: più bruciati così E la politica come risponde?
6:18 Speaker 3: Con uno scontro frontale sugli extraprofitti.
6:21 Speaker 2: Ah, la vecchia storia della tassa sulle grandi aziende energetiche.
6:25 Speaker 3: Esatto. La Commissione europea ha chiarito che tassare gli extraprofitti è una competenza strettamente nazionale. E questo ha acceso la miccia. Da una parte hai Schlein e Conte che chiedono la tassa a gran voce.
6:39 Speaker 2: Certo, dicono... Tassiamo chi si è arricchito con la crisi.
6:42 Speaker 3: Dall'altra ha il governo, Meloni, e soprattutto Tagliani, che fa muro. Tagliani ha rilasciato una dichiarazione molto netta, sostenendo che l'extra profitto, parole sue, non esiste in diritto, che è un concetto politicamente molto pesante.
6:59 Speaker 2: Sicuramente. Però, al di là del teatrino politico, c'è un tema economico di fondo che sfugge sempre. E qui voglio citare l'intervento del professor Altomonte della Bocconi. Perché smonta completamente la retorica sia di destra che di sinistra sul taglio delle accise.
7:15 Speaker 3: Cosa dice Altomonte?
7:16 Speaker 2: Dice che abbassare in modo lineare, orizzontale, il prezzo dei carburanti inquinanti è una follia macroeconomica. Perché se tu tieni basso il prezzo di una cosa inquinante e costosa da importare, ne incentivi la domanda.
7:30 Speaker 3: Vero.
7:30 Speaker 2: Cioè blocchi la transizione. Se la benzina costa meno perché lo Stato ci mette i soldi, io continuo a usare la macchina a benzina e non cerco alternative. Altomonte dice che serve un approccio selettivo.
7:41 Speaker 3: In che senso selettivo?
7:43 Speaker 2: Nel senso che lo sconto non lo devi dare a tutti, anche a chi gira col SUV in centro Milano. Lo devi dare a chi ne ha bisogno vitale per lavorare, tipo gli autotrasportatori o gli agricoltori, magari usando infrastrutture che già abbiamo, come la tessera sanitaria.
7:58 Speaker 3: L'idea è razionale, certo. Però, insomma, conosco l'Italia. Usare la tessera sanitaria per lo sconto alla pompa di benzina... Mi sembra una roba che manda in tilt il sistema il
8:09 Speaker 2: giorno 1. Sicuro. Però il principio economico di Altomonte regge. Non puoi sussidiare il vecchio mondo fossile per sempre. E questo immobilismo, questa dipendenza dal passato, ci porta al vero dramma industriale di questi giorni, che troviamo sulla stampa.
8:25 Speaker 3: Il caso Volkswagen.
8:27 Speaker 2: Il collasso di Volkswagen, sì. Oggi Oliver Bloom, l'amministratore delegato, inizia il suo tour della disperazione. Lo chiamano il momento della verità, negli stabilimenti del gruppo.
8:37 Speaker 3: E i numeri fanno spavento. Le vendite in Cina sono crollate del 36,6%. E stiamo parlando del mercato che fino a ieri teneva in piedi il baraccone. C'è il rischio concreto di 120.000 tagli e della chiusura di quattro stabilimenti storici in Germania.
8:53 Speaker 2: 120.000 posti di lavoro a rischio. È una roba da far tremare l'intera Europa. E la cosa pazzesca, la vera domanda, è come pensa di reagire la più grande industria manifatturiera europea.
9:05 Speaker 3: Beh, uno penserebbe. Innovando sull'elettrico, riducendo i costi, sfidando i cinesi.
9:12 Speaker 2: E invece no. Invece l'ipotesi che sta circolando e che la stampa riporta è di convertire la produzione. Nello specifico si parla dello stabilimento di Osnabrück.
9:22 Speaker 3: Dove oggi fanno la Tiroc Cabriolet, se non sbaglio.
9:25 Speaker 2: Esatto. Vogliono convertire quello stabilimento per farci i mezzi militari. Per la difesa.
9:30 Speaker 3: È un segnale terrificante, se ci pensi. La nostra più grande azienda civile, che non riesce più a competere nel libero mercato dell'auto del futuro, cerca rifugio e soldi pubblici nei contratti per gli armamenti. È
9:44 Speaker 2: l'Europa che si arrende sul civile e si butta sul militare per sopravvivere.
9:48 Speaker 3: E questo ci fa da ponte, un ponte perfetto e inquietante, verso il nostro terzo tema. La nuova Europa. Mentre l'industria tedesca sogna i carri armati per non fallire, la geopolitica del continente sta subendo una mutazione genetica in Ucraina
10:04 Speaker 2: ne parlano diffusamente Will Media, Cora, Il Sole 24 Ore e Il Foglio mettiamo in fila i fatti a Kiev si festeggiano i 35 anni di indipendenza dell'Ucraina e c'è una foto che vale più di mille parole Gli Stati Uniti non hanno mandato nessun inviato di peso. Si stanno defilando. E chi riemple quel vuoto?
10:27 Speaker 3: L'Europa. L'Unione Europea ha appena approvato 6,1 miliardi di euro, fondi freschi per la difesa di Kiev. Ma c'è una notizia ancora più grossa, strategica.
10:38 Speaker 2: Quella del Regno Unito?
10:39 Speaker 3: Esatto. Londra fornirà le informazioni classificate per permettere all'Ucraina di prodursi da sola, sul proprio territorio, i missili a lungo raggio.
10:49 Speaker 2: quelli con la tecnologia Scalp e Storm Shadow, che hanno una gittata di 300 chilometri.
10:55 Speaker 3: Sì, stiamo passando dalla semplice fornitura di armi al trasferimento tecnologico militare. E l'Italia, nel suo, invia generatori per far fronte all'inverno e sistemi antimissile SAMT. Stiamo di fatto diventando il blocco militare dell'Ucraina. Ma a che prezzo istituzionale? C'è un pezzo di Adriana Cerrettelli sul Sole 24 Ore che mette i brividi. Lei dice che stiamo attenti perché con questa dinamica dettata dall'emergenza bellica rischiamo un'Europa ucrainizzata invece che un'Ucraina europeizzata.
11:33 Speaker 2: Che vuol dire esattamente?
11:35 Speaker 3: Vuol dire che invece di esportare il nostro modello di diritti, stabilità e mercato in Ucraina, importiamo noi la loro economia di guerra. Diventiamo un continente militarizzato, con progetti confusi, guidati solo dall'ansia per i russi, perdendo la nostra identità politica.
11:51 Speaker 2: E mentre noi spendiamo soldi e fatica mentale per armarci, sul fronte economico civile siamo completamente immobili. Il foglio racconta un retroscena quasi imbarazzante su questo think tank nato a Ginevra, Il Rhine Group
12:06 Speaker 3: Sì, fondato da nomi enormi. Mario Draghi, Patrick Collison, Luis Garicano.
12:12 Speaker 2: Gente che sa come gira il mondo. Si sono riuniti e hanno certificato un fallimento totale, nero su bianco. Dal famoso rapporto Draghi, quello che doveva salvare la competitività europea, sapete quanto è stato attuato? Il 15,7% delle 383 raccomandazioni.
12:31 Speaker 3: Niente
12:32 Speaker 2: in pratica. Meno di una su sei. Mentre l'America spende e sussidia, noi facciamo i convegni e compriamo i missili.
12:38 Speaker 3: E mentre noi siamo bloccati in questo limbo tra armi e dibattiti infiniti, la Cina ha già cambiato strategia. E questo è il pezzo di Giuliano Noci, sempre sul Sole 24 Ore, che chiude il cerchio.
12:50 Speaker 2: L'invasione silenziosa.
12:51 Speaker 3: Esatto. Noci ci spiega che la Cina ha capito che non può più limitarsi a spedire container di roba economica in Europa, perché stiamo alzando i dazi. Quindi cosa fanno? Meno made in China spedito, più made in Europe costruito direttamente da loro qui da noi.
13:09 Speaker 2: Comprano le fabbriche.
13:10 Speaker 3: I dati di Rhodium e Merix sono chiari. Gli investimenti diretti cinesi in Unione Europea cresceranno del 67% nel 2025. Parliamo di quasi 17 miliardi di euro.
13:21 Speaker 2: E nell'automotive si vede benissimo. Oltre 130 fornitori europei di componentistica auto hanno già forti investimenti cinesi.
13:29 Speaker 3: E noci avverte, giustamente, che se noi europei non imponiamo regole stringenti, per esempio imponendo che almeno il 30% delle forniture sia locale, o imponendo una governance europea ferrea sui dati raccolti da queste auto cinesi costruite in Europa, rischiamo che l'apertura diventi una resa. Come dice lui, stiamo solo cambiando la targa al capannone, non è attirare capitali esteri. È letteralmente consegnare le chiavi di casa della nostra manifattura a Pechino.
14:00 Speaker 2: Un quadro decisamente cupo. E allora, visto che il tempo corre, facciamo un salto nei nostri Flash News per raccogliere quegli aggiornamenti che, diciamo, non richiedono un'analisi lunga, ma che dovete assolutamente sapere. Tre flash veloci.
14:14 Speaker 3: Vai col primo.
14:15 Speaker 2: Flash 1. Tecnologia e conflitti. Il New York Times. In una di quelle inchieste che lasciano il segno, ha rivelato casi documentati a Zaporizia, in Ucraina, di droni russi. Ma non droni normali.
14:30 Speaker 3: Droni guidati dall'intelligenza
14:31 Speaker 2: artificiale, giusto? Sì, un IAS terimentale alimentata da banalissimi chip commerciali Nvidia, roba che si trova sul mercato libero. Questi droni, e questa è la vera notizia, arrivano sul posto e scelgono autonomamente i bersagli umani, senza più lota. Hanno ucciso così Tatiana Bubinec, una ragazza di 19 anni. Macchine che decidono da sole chi deve morire.
14:53 Speaker 3: Agghiacciante. E sempre su conflitti e risorse, spostandoci in Africa, tra Mali e Sudan, forze speciali ucraine stanno combattendo apertamente contro la milizia russa Wagner. Si scontrano a migliaia di chilometri da Kiev per una ragione puramente economica, il controllo delle miniere d'oro, che sono la cassa continua di Mosca.
15:17 Speaker 2: E passiamo al Flash 2, che riguarda diritti e demografia, e ci fa vedere come gli stati intervengono direttamente sulla vita e sulle scelte delle persone in modi opposti. A Singapore c'è un disastro demografico. Tasso di natalità a 0,87. Praticamente
15:32 Speaker 3: l'estinzione.
15:33 Speaker 2: Esatto. Il governo non sa più cosa fare e ha lanciato un piano disperato. Asili calmierati con Jedi Record e uditi udite, 50.000 euro a figlio. 50.000 euro versati fino al complimento dei 17 anni, pur di convincere la gente a fare figli.
15:50 Speaker 3: In Italia, invece, il dibattito sui diritti civili si sta riaccendendo intorno alla figura di Roberto Vannacci e al suo nuovo partito, Futuro Nazionale. Hanno pubblicato il programma e, beh, le posizioni sono radicali.
16:04 Speaker 2: Sì, posizioni molto nette. Prevedono l'opposizione all'eutanasia e la negazione del diritto all'aborto, partendo dal divieto della pillola abortiva a dovicilio e inserendo associazioni pro vita direttamente nei consultori.
16:16 Speaker 3: E chiedono anche l'abrogazione formale delle unioni civili, oltre al divieto assoluto di transizione di genere per i minori. Un'agenda, insomma, che punta a smantellare decenni di legislazione sui diritti civili in Italia.
16:29 Speaker 2: Terzo e ultimo flash. Emergenze ed economia. Negli Stati Uniti Trump ha minacciato dazzi del 50% sulle auto canadesi.
16:39 Speaker 3: Una follia per le loro filiere integrate.
16:42 Speaker 2: Sì, infatti il premier canadese Carney non ci sta. Si è alzato dal tavolo e ha fatto saltare i negoziati. Scontro commerciale totale.
16:51 Speaker 3: E poi la cronaca italiana. Una piaga che non riusciamo a chiudere. Avenire documenta un nuovo drammatico caso nel ghetto della morte di Borgo Mezzanone, in provincia di Foggia. Un bracciante pakistano, Saddam Hussein, è stato trovato morto nel bagagliaio di un'auto.
17:09 Speaker 2: L'ennesima vittima del caporolato. Parliamo di oltre 40 morti negli ultimi otto anni in quella zona.
17:15 Speaker 3: E la cosa che fa più rabbia, che fa gridare allo scandalo, è che 54 milioni di euro del PNRR, destinati proprio alla riqualificazione di quell'area, sono andati persi per lentezze burocratiche.
17:27 Speaker 2: I soldi c'erano e non sono stati spesi. È inconcepibile. Chiudiamo il flash con due dati sull'ambiente e la salute che arrivano dal Guardian. Gli oceani hanno toccato una temperatura globale media di 21,1 gradi. Enorme. Il Mediterraneo è sopra i 28 gradi stabili da marzo, con punte di 33 gradi a Mallorca. L'acqua bolle. In paradelo, in Congo, un'altra emergenza. L'Ebola registra oltre 5.500 casi, con un tasso di letalità del 48%. Metà di chi si ammala muore.
18:00 Speaker 3: Numeri che, sommati al resto, descrivono un mondo che sta operando in perenne stato di emergenza.
18:06 Speaker 2: E allora facciamo un riepilago lampo prima di salutarci. Stringi stringi. Abbiamo gli Stati Uniti che provano a spegnere l'economia dell'Iran col dollaro. Ma l'onda d'urto colpisce il mercato globale del gas e di conseguenza le nostre accise, in Italia.
18:19 Speaker 3: Nel frattempo la nostra Europa si sta sgretolando, industrialmente. Volkswagen vacilla, l'industria civile rallenta, l'Unione si militarizza in fretta e furia per sostituire gli USA in Ucraina e mentre guarda Est lascia che la Cina le entri dalla porta sul retro, comprandosi la manifattura.
18:38 Speaker 2: È il momento del pensiero provocatorio finale, quello con cui vi mandiamo al lavoro o a dormire a seconda di quando ci ascoltate. A te la parola.
18:45 Speaker 3: Vi lasciamo con questa riflessione. Oggi abbiamo visto e commentato notizie di droni gestiti dall'intelligenza artificiale che, in autonomia, scelgono chi uccidere. E abbiamo parlato di colossi dell'auto, eccellenze civili come Volkswagen, che per non chiudere baracca propongono di costruire mezzi militari. La domanda che ci sorge spontanea è Ci stiamo lentamente trasformando in un'economia di guerra permanente, senza che nessun governo ce l'abbia mai dichiarato ufficialmente? Pensateci.
20:46 Speaker 4: Giornali chiusi.
Podbean