Missili greci e benzina a due euro | Lun 27 lug
Informazioni su questo episodio
L’Europa è davvero pronta ad affrontare le crisi dei prossimi anni?In questo episodio analizziamo i temi che stanno ridisegnando gli equilibri internazionali: dal terrorismo in Europa alle tensioni in Medio Oriente, passando per la crisi energetica, il futuro dell’Unione Europea e la corsa globale all’intelligenza artificiale.
Partiamo dalla Germania, dove il grave attentato al Pride di Berlino riaccende il dibattito sulla sicurezza e sulla prevenzione del terrorismo. Esamineremo cosa è accaduto, le criticità emerse nei sistemi di deradicalizzazione e perché il caso sta alimentando un confronto sempre più acceso sulle strategie europee contro il terrorismo.
Ci spostiamo poi in Medio Oriente, dove la situazione nello Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei principali fattori di instabilità mondiale. Tra tensioni con l’Iran, attacchi degli Houthi, diplomazia statunitense e rischio di nuove escalation militari, capiremo perché questa regione continua a influenzare prezzi dell’energia, mercati finanziari e sicurezza globale.
Ampio spazio sarà dedicato all’Europa e alle sue prospettive. Analizzeremo lo stato di attuazione del Rapporto Draghi, il dibattito sulla competitività europea, gli investimenti in difesa, innovazione e autonomia strategica, oltre al ruolo delle istituzioni italiane e del Presidente della Repubblica in una fase di importanti riforme costituzionali.
Sul fronte economico parleremo dell’aumento dei prezzi dei carburanti, delle possibili misure del Governo per contenere il costo dell’energia e dei nuovi rischi che stanno emergendo nell’economia internazionale: dalla fragilità del credito privato americano alla guerra commerciale, fino alle difficoltà del ceto medio e delle imprese italiane alle prese con il caro energia e la carenza di lavoratori qualificati.
Approfondiremo inoltre la competizione mondiale sull’intelligenza artificiale, con lo scontro tra modelli open source e proprietari, il ruolo di NVIDIA, OpenAI e della Cina nella corsa all’AI, e le implicazioni strategiche che questa rivoluzione tecnologica avrà sulla competitività di imprese e Stati.
Infine parleremo di alcuni dei principali fatti di cronaca e società: dal caso di Bologna che ha riaperto il dibattito sull’uso della forza durante i fermi di polizia, alla controversia che coinvolge Andrea Pirlo, fino ai cambiamenti nelle abitudini di viaggio degli italiani, sempre più orientati verso vacanze brevi e di prossimità.
Un episodio per capire come sicurezza, geopolitica, energia, economia e innovazione stiano trasformando gli equilibri internazionali — e perché le scelte compiute oggi avranno un impatto sempre più diretto sul futuro dell’Europa, dell’Italia e della nostra vita quotidiana.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
Speaker 2: Giornali aperti, notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza
Speaker 3: rumore di fondo.
Speaker 2: Oggi vediamo come un sistema di difesa missilistico greco, piazzato
Speaker 2: in Arabia Saudita, sia praticamente l'unica cosa che ci separa
Speaker 2: dalla benzina a cifre stellari. Poi le piazze violente, da
Speaker 2: Valsusa a Bologna e le falle spaventose nella sicurezza viste
Speaker 2: a Berlino.
Speaker 3: E per chiudere, un'Europa bloccata ad aspettare Godot, mentre i trasporti, diciamo,
Speaker 3: vanno in tilt. Partiamo subito.
Speaker 2: Partiamo dal Medio Oriente, perché è lì che si decide
Speaker 2: il prezzo del nostro pieno alla pompa. L'altro voce descrive
Speaker 2: una sorta di calma apparente tra Stati Uniti e Iran.
Speaker 3: Una facciata diplomatica.
Speaker 2: Esatto. Cioè, Trump ha dichiarato di voler parlare in modo...
Speaker 2: più serio con Tehran frenando un po' sulle ritorsioni però
Speaker 2: sotto questa superficie c'è una tensione operativa che non si
Speaker 2: ferma
Speaker 3: gli auti hanno appena tentato di colpire la gigantesca raffineria
Speaker 3: saudita Aramco a Yambu
Speaker 2: e stiamo parlando di un potenziale disastro globale evitato per
Speaker 2: un pelo
Speaker 3: per un pelo sì E la cosa pazzesca è che
Speaker 3: i missili sono stati intercettati da sistemi Patriot ma guida greca.
Speaker 2: Cioè il sistema di difesa appoggia su equilibri così sottili.
Speaker 3: E ovviamente tutto questo si scarica subito sui mercati. I
Speaker 3: dati del secolo XIX ci mostrano la meccanica di questo rincaro.
Speaker 2: Riguarda il cosiddetto oil on water, giusto
Speaker 3: Esattamente. Spieghiamolo un attimo, perché non è intuitivo. Quando dicono
Speaker 3: petrolio sull'acqua, non è inquinamento. È petrolio già estratto, letteralmente
Speaker 3: parcheggiato su queste enormi superpetroliere negli oceani.
Speaker 2: Una specie di spugna globale. Proprio così, se c'è uno
Speaker 2: shock improvviso, i mercati strizzano questa spugna per immettere petrolio
Speaker 2: velocemente e calmare i prezzi. Solo che secondo il secolo
Speaker 2: XIX questa spugna ormai si sta asseccando.
Speaker 3: Il cuscinetto si sta esaurendo in fretta e questo succede
Speaker 3: in mezzo a forze macroeconomiche totalmente contrapposte. Da un lato
Speaker 3: abbiamo un crollo vertiginoso delle importazioni cinesi.
Speaker 2: Meno 40% solo a giugno.
Speaker 3: Meno 40. In teoria, con una frenata del genere da Pechino,
Speaker 3: i prezzi del greggio dovrebbero crollare, perché c'è troppa offerta.
Speaker 2: Certo, in condizioni normali. Ma la normalità è saltata. L'offerta
Speaker 2: è mutilata perché le raffinerie russe sono costantemente sotto attacco
Speaker 2: dai droni ucraini.
Speaker 3: Quindi c'è molto meno prodotto raffinato disponibile?
Speaker 2: Esatto. L'intreccio tra queste due dinamiche spinge il barile di
Speaker 2: Brent dritto verso i 100 dollari.
Speaker 3: E la ricaduta sui nostri tabelloni al distributore è in
Speaker 3: tempo reale. Il giornale riporta la benzina a 1,98 al litro.
Speaker 2: E il diesel volato a 2,18.
Speaker 3: Cifre altissime. Per cercare di limitare i danni, soprattutto ora
Speaker 3: che c'è la logistica estiva, Il governo sta preparando un
Speaker 3: decreto ponte da circa 100 milioni per agosto.
Speaker 2: Basato sul meccanismo delle accise mobili, giusto?
Speaker 3: Praticamente funziona così. Quando il prezzo del carburante sale oltre
Speaker 3: una certa soglia, lo Stato incassa di più grazie all'IVA,
Speaker 3: che è in percentuale. Il governo prende questo tesoretto extra
Speaker 3: e lo usa per tagliare l'accisa fissa. Si parla di
Speaker 3: uno sconto fino a 20 centesimi al litro.
Speaker 2: Chiaro, è un tampone. Ma la vera domanda è se,
Speaker 2: macroeconomicamente parlando, Si è una mossa furba. Carlo Cottarelli, sul
Speaker 2: Corriere della Sera, tira fuori un'obiezione enorme.
Speaker 3: Che tagliare le accise a pioggia è sbagliato.
Speaker 2: Esatto, è un taglio lineare. Abbassi il prezzo per tutti,
Speaker 2: indipendentemente dal reddito. E in una fase di scarsità reale,
Speaker 2: dove le petroliere circunnavigano l'Africa e l'offerta è tirata al limite,
Speaker 2: tenere il prezzo basso per decreto è un errore clamoroso.
Speaker 3: Perché non disincentiva i consumi.
Speaker 2: Proprio così. Cioè, se sussidi il petrolio in un momento
Speaker 2: di carenza, la gente continua a consumare uguale, peggiorando il
Speaker 2: problema a lungo termine.
Speaker 3: È un po' come abbassare il costo dell'acqua per riempire
Speaker 3: le piscine private in piena siccità.
Speaker 2: Esattamente. Infatti Cottarelli propone una cosa diversa. cioè abbandonare i
Speaker 2: tagli lineari e usare trasferimenti mirati assegni diretti o rimborsi
Speaker 2: solo per le famiglie a basso reddito e le imprese
Speaker 2: di logistica che sono davvero in difficoltà
Speaker 3: in questo modo proteggi chi non ce la fa ma
Speaker 3: lasci che il prezzo alto freni naturalmente i consumi di
Speaker 3: chi se lo può permettere e tra l'altro questa fiammata
Speaker 3: del petrolio non è un evento isolato
Speaker 2: no infatti Mario Platero sempre sul Corriere allarga l'inquadratura L'escalation
Speaker 2: in Medio Oriente è solo una di quattro bombe a
Speaker 2: orologeria innescate sotto l'economia degli Stati Uniti.
Speaker 3: Bombe che, se esplodono, si tirano dietro anche l'Europa. Oltre all'Iran,
Speaker 3: Platero elenca i nuovi dazzi di Trump al 10,1%. Che
Speaker 2: sarebbero insomma una tassa diretta sui consumatori, riaccendendo l'inflazione americana.
Speaker 2: E la terza?
Speaker 3: L'euforia quasi fuori controllo per l'intelligenza artificiale. Stiamo vedendo investimenti colossali.
Speaker 3: Google da sola ha in cantiere Capex per 205 miliardi di dollari.
Speaker 2: Una scommessa al buio.
Speaker 3: Ma il quarto rischio è quello che, guarda, mi sembra
Speaker 3: il più subdolo di tutti. Il direct lending. Il credito
Speaker 3: privato non bancario, il cosiddetto shadow banking.
Speaker 2: Esatto, il sistema bancario ombra. Parliamo di prestiti enormi fatti
Speaker 2: fuori dalle banche tradizionali. Vengono erogati velocemente, a tassi più alti,
Speaker 2: ad aziende che magari una banca normale non finanzierebbe.
Speaker 3: E il problema grosso è che non ci sono reti
Speaker 3: di sicurezza.
Speaker 2: Cioè, se un gruppo di queste aziende salta, non c'è
Speaker 2: la banca centrale o un prestatore di ultima istanza pronto
Speaker 2: a bloccare il contagio in modo convenzionale.
Speaker 3: E l'incrocio di tutti questi fattori, inflazione dai dazi, spese
Speaker 3: folli in IA, tensioni sul greggio e possibili default nel
Speaker 3: debito ombra, metterebbe la Federal Reserve all'angolo, costringendola ad alzare
Speaker 3: i tassi in modo violento.
Speaker 2: Con effetti devastanti sui mercati. E questa idea di un
Speaker 2: sistema complesso stressato fino alla rottura ci porta dritti al
Speaker 2: secondo tema. Perché stiamo vedendo la stessa fragilità sistemica anche
Speaker 2: nella sicurezza fisica.
Speaker 3: Una fragilità che a Berlino ha avuto un esito tragico.
Speaker 3: Will Media e Die Tagessaitung ricostruiscono un attentato pazzesco avvenuto
Speaker 3: sabato al Pride nel Tiergarten.
Speaker 2: Un minivan bianco lanciato sulla folla...
Speaker 3: Sì, e poi l'attentatore è sceso che ha continuato l'attacco
Speaker 3: usando un mascete. Un morto e 29 feriti, alcuni gravissimi. L'attentatore,
Speaker 3: poi ucciso dalla polizia, si chiamava Abdul Balut, aveva 21 anni.
Speaker 2: E il punto focale dei quotidiani tedeschi non è solo
Speaker 2: la brutalità dell'attacco, ma il cortocircuito istituzionale, perché questo Balut
Speaker 2: lo Stato lo conosceva benissimo. Non era un lupo solitario
Speaker 2: spuntato dal nulla.
Speaker 3: Per niente. Aveva già tentato di andare in Siria per
Speaker 3: unirsi all'ISIS. Nel novembre 2025 viene arrestato di nuovo in Germania,
Speaker 3: processato e condannato per la preparazione di un grave atto
Speaker 3: di violenza.
Speaker 2: E qui c'è la voragine. Viene condannato, ma la pena
Speaker 2: viene sospesa. Niente carcere. Il Triburale dispone un percorso alternativo
Speaker 2: di 26 colloqui di deradicalizzazione.
Speaker 3: Una roba che lascia senza parole
Speaker 2: 26 chiacchierate per un terrorista dichiarato, che ha provato a
Speaker 2: unirsi allo Stato islamico. E sai qual è il dettaglio
Speaker 2: che rende tutto ancora più amaro?
Speaker 3: Che proprio il giorno dell'attentato, Ballut aveva in programma il
Speaker 3: suo terzo colloquio.
Speaker 2: Cioè, il fallimento è totale. E giustamente la Die Target
Speaker 2: Sightung fa notare l'assurdità del dibattito politico che ne è seguito.
Speaker 3: Certo, perché la politica ora chiede più fondi per l'intelligenza artificiale,
Speaker 3: per prevedere i crimini.
Speaker 2: Ma a cosa serve l'intelligenza artificiale per scovare i terroristi
Speaker 2: nascosti se quando ne hai uno davanti già processato e
Speaker 2: condannato lo rimetti in libertà per mandarlo dal terapeuta? È
Speaker 2: una toppa tecnologica su un cratere giuridico enorme.
Speaker 3: Assolutamente. E questa disconnessione tra le istituzioni e le piazze,
Speaker 3: questa insicurezza, la vediamo in forme diverse anche da noi
Speaker 3: in Italia. L'ordine pubblico è tesissimo.
Speaker 2: Repubblica e Will Media evidenziano una polarizzazione forte. A Bologna
Speaker 2: c'è stato un cortereo molto teso, di circa 2000 persone, per
Speaker 2: chiedere verità sulla morte di Abderraim Fakir, avvenuta durante un
Speaker 2: fermo di polizia.
Speaker 3: L'autopsia, per ora, anche se mancano mesi per l'esito definitivo,
Speaker 3: ha rilevato segni di schiacciamento e sangue nei polmoni.
Speaker 2: E questo ha infiammato il clima. Il sindaco di Bologna,
Speaker 2: Matteo Lepore, è sottoscorta per le minacce ricevute sulla sua
Speaker 2: gestione della situazione.
Speaker 3: Mentre se guardiamo alla Valsusa, le proteste latenti sono esplose
Speaker 3: in scontri aperti. I movimenti Notav hanno generato vere guerriglie.
Speaker 3: Oltre 100 agenti feriti.
Speaker 2: Il ministro dell'interno Piantedosi, sul Corriere della Sera, ha superato
Speaker 2: le solite formule politiche. Lo ha chiamato chiaramente un attacco
Speaker 2: allo Stato.
Speaker 3: Hanno sequestrato un arsenale da guerriglia urbana, molotov, mortagli artigianali,
Speaker 3: mascheri antigas …
Speaker 2: E di fronte a tutto questo, il sindaco di Torino,
Speaker 2: Stefano Lorusso, fa un ragionamento molto lucido sul Corriere. Dice che,
Speaker 2: in questi casi, si rischia di finire schiacciati tra due
Speaker 2: errori speculari.
Speaker 3: Il primo è delegittimare un'intera manifestazione o addirittura i bisogni
Speaker 3: di una comunità solo per colpa di una minoranza violenta infiltrata.
Speaker 2: Esatto. Ma il secondo errore, ed è coraggioso a dirlo,
Speaker 2: è giustificare o tollerare chi usa la violenza in nome
Speaker 2: della presunta nobiltà della causa. È la fine dello Stato
Speaker 2: di diritto.
Speaker 3: Perché così facendo svuoti il dibattito pubblico, regali l'attenzione solo
Speaker 3: a chi spacca tutto e silenzi chi protesta pacificamente?
Speaker 2: Questa incapacità cronica di gestire le crisi a livello locale
Speaker 2: si riflette pari pari se ci spostiamo a Bruxelles, un'Europa
Speaker 2: che è letteralmente paralizzata.
Speaker 3: Sergio Fabbrini, sul sole 24 ore, fa pezzi questo immobilismo. Traccia
Speaker 3: un bilancio a due anni dal famoso rapporto Draghi sulla
Speaker 3: competitività europea che è del
Speaker 2: settembre
Speaker 3: 2024
Speaker 2: 383 raccomandazioni operative. Sai quante ne sono state implementate oggi,
Speaker 2: due anni dopo?
Speaker 3: Solo il 15,7%, un dato che fa spavento.
Speaker 2: È fermo. E il conto intanto sale. Draghi diceva che
Speaker 2: servivano 800 miliardi all'anno per le transizioni. Ora Fabbrini dice che
Speaker 2: ne servono 1200 per via delle nuove spese militari.
Speaker 3: E Fabbrini usa una metafora azzeccatissima. Il rapporto Draghi è
Speaker 3: diventato il Godot dell'Unione Europea.
Speaker 2: Lo aspettano tutti, ma non arriva mai. I leader lo
Speaker 2: invocano ai vertici, ma poi lo bloccano con i veti
Speaker 2: incrociati e i soliti nazionalismi.
Speaker 3: È come pagare il miglior architetto del mondo per progettare
Speaker 3: una casa antisismica.
Speaker 2: Per poi prendere il progetto, chiuderlo in un cassetto e
Speaker 2: continuare a vivere in una tenda canadese. Ha senso commissionare
Speaker 2: un'analisi chirurgica se poi hai già deciso di ignorarne quasi l'85%? Appunto.
Speaker 3: E su questo stallo interviene Maurizio Maresca sul secolo XIX,
Speaker 3: lanciando una provocazione forte. Dice che il modello europeo attuale,
Speaker 3: basato solo sul mercato unico e sulla concorrenza, è semplicemente esaurito.
Speaker 2: Non funziona più nell'era del protezionismo armato, delle economie di guerra?
Speaker 3: Esatto, la sua soluzione è creare urgentemente un vero Stato
Speaker 3: federale europeo, un federalismo pragmatico.
Speaker 2: Che non vuol dire aspettare l'unanimità di 27 nazioni, vuol dire
Speaker 2: partire con un nucleo ristretto di paesi occidentali, un'Europa a
Speaker 2: due velocità, disposti a cedere vera sovranità fiscale e militare.
Speaker 3: Esattamente come si fece decenni fa con l'euro. L'obiettivo è
Speaker 3: avere un esecutivo capace di finanziare una politica industriale unitaria
Speaker 3: per competere con USA e Cina e soprattutto di presidiare
Speaker 3: militarmente colli di bottiglia vitali come Suez o il Mar Rosso.
Speaker 2: Perché, mentre a Bruxelles discutono di queste architetture teoriche, la
Speaker 2: realtà a terra collassa. E parlo letteralmente di trasporti, come
Speaker 2: racconta la stampa in un'inchiesta sul nostro luglio nero.
Speaker 3: Un disastro logistico. I volumi di traffico sono enormi. La
Speaker 3: stagione turistica porta 230 milioni di passeggeri negli aeroporti italiani. Ma
Speaker 3: le infrastrutture cedono.
Speaker 2: Il 31,5% dei voli estivi è in ritardo. Fiumicino, che
Speaker 2: negli anni scorsi ha preso un sacco di premi, è
Speaker 2: crollato al 23° posto in Europa per puntualità.
Speaker 3: Garantisce partenze in orario solo nel 65% dei casi. Cioè...
Speaker 2: Siamo felicissimi di incassare i soldi del turismo di massa,
Speaker 2: ma la nostra rete logistica si regge col fil di
Speaker 2: ferro e va subito in tilt. E parlando di sistemi
Speaker 2: che vanno in tilt, passiamo alle flash news. Partiamo dal clima,
Speaker 2: dove la situazione è drammatica.
Speaker 3: L'Europa sta vivendo eventi estremi senza precedenti. In Francia, gli
Speaker 3: incendi a sud- ovest di Bordeaux hanno sprigionato così tanto calore
Speaker 3: da formare un piro cumulonembo.
Speaker 2: Questo è un fenomeno pazzesco e spaventoso. In pratica l'incendio
Speaker 2: è talmente vasto e incandescente che la colonna d'aria bollente
Speaker 2: sale e crea un vero e proprio sistema temporalisco autonomo.
Speaker 3: Generando fulmini ma senza una goccia di pioggia. E questi
Speaker 3: fulmini innescano altri incendi nel terreno secco circostante.
Speaker 2: Un inferno che si autoalimenta. I meteorologi dicono che è
Speaker 2: la prima volta storica che si documenta un fenomeno del
Speaker 2: genere sul suolo francese.
Speaker 3: E non va meglio in Spagna. Il governo ha già
Speaker 3: dichiarato lo stato di emergenza preventivo. Metà del 2026 e contano
Speaker 3: già 32 incendi catastrofici. L'anno scorso, in tutto l'anno, ne avevano
Speaker 3: avuti sette.
Speaker 2: Numeri a bormi. Ma pure in Italia la situazione è critica.
Speaker 2: Nel Gargano, a Pescici, hanno dovuto evacuare 300 turisti via mare
Speaker 2: e terra perché accerchiati dalle fiamme.
Speaker 3: E il dettaglio che fa più rabbia è che il
Speaker 3: sindaco e le perizie indicano già l'origine dolosa. Qualcuno dà
Speaker 3: fuoco di proposito.
Speaker 2: Criminalità pura in un momento di siccità estrema, ma cambiamo
Speaker 2: decisamente argomento. E passiamo allo sport e all'economia dei grandi eventi.
Speaker 2: Il sole 24 ore ha fatto uscire l'indice di sportività delle
Speaker 2: province italiane.
Speaker 3: E la notizia è che Milano è balzata al primo posto,
Speaker 3: superando città storiche come Trento. E questo primato è trainato
Speaker 3: quasi interamente dai capitali e dalle infrastrutture per le imminenti
Speaker 3: Olimpiadi Invernali.
Speaker 2: Sempre di sport, ma sul calcio Will Media fa emergere
Speaker 2: un nodo piuttosto spinoso su Andrea Pirlo, di cui si
Speaker 2: parla tanto come possibile nuovo CT della nazionale italiana
Speaker 3: Il problema è etico e commerciale. Pirlo attualmente ha un
Speaker 3: contratto molto ricco come Global Ambassador Ufficiale per FOMBET.
Speaker 2: Che per chi non lo sapesse è una gigantesca agenzia
Speaker 2: di scommesse di origine russa.
Speaker 3: Diciamo che avere il selezionatore della nazionale italiana legato economicamente
Speaker 3: a un colosso delle scommesse, per di più russo, crea
Speaker 3: non pochi problemi di opportunità per la federazione.
Speaker 2: Direi un bel conflitto, insomma. Allora, direi che è il
Speaker 2: momento di tirare le somme di questa puntata. Abbiamo attraversato
Speaker 2: un quadro globale molto fragile.
Speaker 3: Dai missili in Medio Oriente che si traducono in rincari
Speaker 3: alla pompa di benzina e mettono in crisi il taglio
Speaker 3: lineare delle accise.
Speaker 2: Fino ai buchi neri del sistema giudiziario tedesco che lascia
Speaker 2: i terroristi in terapia invece che in carcere. Passando per
Speaker 2: il collasso dei nostri aeroporti d'estate per arrivare alla paralisi
Speaker 2: di un'Europa che non riesce proprio a mettere in pratica
Speaker 2: il rapporto Draghi.
Speaker 3: E su questo senso di paralisi generale, Giorgio Vittadini, in
Speaker 3: un editoriale suo avvenire, ci dà una chiave di lettura
Speaker 3: perfetta per chiudere. Definisce la democrazia, citando Churchill, come il
Speaker 3: sistema imperfetto più perfetto, ma ci ricorda una cosa fondamentale.
Speaker 2: Che la democrazia non funziona da sola come un'automa solo
Speaker 2: perché vai a votare una volta ogni tanto. Ha bisogno
Speaker 2: di partecipazione continua, di sindacati, associazioni, corpi intermedi.
Speaker 3: Esatto, una società civile vigile. E la provocazione che lancia
Speaker 3: Vittadini è proprio su questo. Di fronte al fallimento europeo,
Speaker 3: alla giustizia che si inceppa e alle piazze violente, si
Speaker 3: chiede ma queste enormi falle istituzionali sono davvero la causa
Speaker 3: dei problemi sociali che stiamo vivendo?
Speaker 2: O sono invece il sintomo? Cioè l'esito terminale di una
Speaker 2: società civile che ormai si è sfiancata, che ha rinunciato
Speaker 2: a informarsi e a partecipare attivamente? preferendo delegare tutto a
Speaker 2: un potere chiuso nei propri palazzi. Un bel
Speaker 3: dubbio da cui partire per riflettere.
Speaker 2: Decisamente. E per oggi i giornali si chiudono qui. Cliccate
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Speaker 2: A domani!
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