Nucleare, lavoro e il nuovo ordine mondiale | Gio 24 set
Informazioni su questo episodio
USA e Cina decidono il futuro dell’IA? L’Europa tra nucleare, lavoro e marginalità geopolitica Il futuro dell’intelligenza artificiale e della sicurezza globale si sta decidendo in un nuovo duopolio tra Stati Uniti e Cina, mentre l’Europa rischia di restare ai margini?In questo episodio analizziamo il vertice Trump-Xi, le nuove linee rosse sulla sicurezza dell’IA e le contraddizioni dell’Italia, sospesa tra ambizioni tecnologiche, ritorno al nucleare e una crisi ancora irrisolta della sicurezza sul lavoro.
Partiamo da Washington, dove l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping viene presentato come il simbolo di una crescente integrazione tra potere politico e grandi aziende tecnologiche. La presenza dei vertici di Nvidia, OpenAI, Google, Amazon e Tesla/X evidenzia il ruolo strategico assunto dai Big Tech nella competizione tra le due potenze. Al centro del confronto c’è anche un possibile meccanismo di notifica reciproca per gli incidenti legati all’intelligenza artificiale: una sorta di nuova “linea rossa” tecnologica, concepita per ridurre il rischio di escalation in un settore sempre più importante per la sicurezza internazionale.
Il dialogo tra Washington e Pechino si sviluppa però attraverso un possibile scambio di concessioni su dossier differenti: dalle forniture militari a Taiwan alle pressioni cinesi sull’Iran e alla stabilizzazione del Medio Oriente. In questo quadro, l’Europa appare esclusa dai principali canali negoziali e costretta a interrogarsi sul proprio ruolo strategico. La fine delle vecchie rendite geopolitiche legate alla Guerra Fredda riapre una domanda fondamentale: l’Unione Europea dispone degli strumenti politici, tecnologici e militari necessari per agire come soggetto autonomo?
Ci spostiamo poi in Italia, dove il Senato ha approvato la legge delega sul ritorno al nucleare. L’obiettivo di rendere operativi i primi impianti tra il 2033 e il 2034 si accompagna allo sviluppo di piccoli reattori modulari e tecnologie avanzate, ma anche a un problema concreto: l’individuazione dei siti attraverso la candidatura volontaria di Comuni e territori. Analizzeremo le opportunità della nuova strategia energetica e gli ostacoli amministrativi, politici e territoriali che potrebbero incidere sui tempi di realizzazione.
Sul fronte economico, la manovra si confronta con un deficit vicino al 3,1% del PIL, la flessibilità europea per alcune spese strategiche e la necessità di sostenere il ceto medio. Parleremo delle ipotesi di modifica dell’IRPEF, dell’abolizione del bollo auto, delle misure per i giovani e dello stato di avanzamento del PNRR, che ha raggiunto nuovi obiettivi e livelli di spesa significativi. La questione centrale resta però quella delle coperture: quali risorse saranno effettivamente disponibili per finanziare le prossime misure di bilancio?
La tragedia del Colosseo, con la morte del giovane Andrea Moretti, riporta drammaticamente al centro la sicurezza sul lavoro. Il caso di un professionista altamente specializzato, impegnato in un’attività ad alto rischio, solleva interrogativi sulla formazione, sui sistemi di controllo, sul subappalto e sulle responsabilità lungo le filiere produttive. Il dato dei decessi registrati in pochi giorni mostra come la modernizzazione tecnologica e industriale non possa essere separata dalla qualità delle tutele e dalla prevenzione degli incidenti.
La crisi del lavoro italiano assume anche una dimensione demografica. La difficoltà di reperimento del personale riguarda una quota crescente di imprese, mentre il mismatch tra competenze richieste e profili disponibili produce perdite rilevanti di valore aggiunto. L’invecchiamento della popolazione, la carenza di professionalità STEM e ICT, l’inattività femminile e la fuga di laureati contribuiscono a un sistema che dipende sempre più dai lavoratori over 50. Analizzeremo così il paradosso di una crescita occupazionale concentrata soprattutto sulle fasce mature, mentre il ricambio...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siate su due pagine. La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di
0:03 Speaker 3: fondo.
0:08 Speaker 2: Allora, oggi andiamo dritti al punto con tre temi giganteschi che in realtà sono tutti legati. Partiamo dal nuovo ordine mondiale, cioè il vertice tra Trump e Xi Jinping, e un'Europa che viene letteralmente messa all'angolo. Poi la nostra svolta energetica, con il ritorno dell'Italia al nucleare che ormai è legge, ma con il rebus enorme delle scorie. E infine, il paradosso del mercato del lavoro, con l'economia tenuta in piedi dagli over 50, mentre al Colosseo si muore a 22 anni.
0:36 Speaker 3: Sì, c'è un filo conduttore netto e parte proprio dal primo tavolo, quello di Washington. Il Corriere della Sera riporta i dettagli di questa accoglienza alla Joint Base Andrews, un cerimoniale per Xi Jinping che non si vedeva dal 2015. Insomma, una parata militare, jet in volo.
0:53 Speaker 2: E soprattutto una cena di Stato che... A guardare di invitati sembrava il consiglio di amministrazione dell'intero pianeta. C'erano Bezos, Musk, Cook. Ma al di là della forma, cosa c'è davvero sul piatto?
1:05 Speaker 3: C'è la redefinizione delle regole globali per i prossimi dieci anni. Il segretario al tesoro americano, Scott Besant, ha annunciato una proroga di due mesi della tregua commerciale sui dazi. Ma la vera notizia, quella strutturale, è l'istituzione di una linea rossa sull'intelligenza artificiale.
1:24 Speaker 2: Aspetta. Quando sento linea rossa, a me viene in mente il telefono rosso della guerra fredda, quello tra Washington e Mosca. Funziona allo stesso modo per gli algoritmi?
1:36 Speaker 3: Concettualmente sì, ma tecnicamente è un terreno molto più scivoloso. L'intelligenza artificiale non è un missile fisico, è un'infrastruttura che ormai gestisce sistemi di difesa, reti elettriche e mercati finanziari. Questa linea rossa è un meccanismo di notifica rapida. Prima che l'altra superpotenza reagisca, stanno ammettendo apertamente che l'IA ha raggiunto un livello di imprevedibilità tale da richiedere un freno a mano condiviso.
2:02 Speaker 4: E per arrivare a un accordo del genere ci sono concessioni geopolitiche pesantissime
2:07 Speaker 3: Ma infatti, Cora Media riprende un'esclusiva Reuters proprio su questo. Sembra che Xi Jinping abbia chiesto il blocco della vendita di armi americane a Taiwan. E in cambio, Pechino userebbe il suo peso per... fare pressione sull'Iran e abbassare la tensione in Medio Oriente.
2:23 Speaker 4: È uno scambio purissimo. Si barattano teatri di crisi. E qui, come fa
2:27 Speaker 2: notare Michele Marchi sul Messaggero, emerge un'assenza che fa un rumore assordante. L'Europa. Mentre USA e Cina si accordano su Taiwan, sull'Iran e sui materiali critici come le terre rare, noi non siamo nemmeno nella stanza. Siamo diventati come il pubblico a una partita di tennis. Guardiamo la pallina andare a destra e sinistra, ma le regole le decidono loro. Però, leggendo i dati, non stiamo provando a renderci indipendenti. Su Bloomberg, ripreso sempre da Cora, si parlava di quel maxi giacimento in Norvegia, a Fenn.
2:57 Speaker 2: Quasi 16 milioni di tonnellate di terre rare.
3:01 Speaker 3: Sì, ma avere un giacimento non significa avere una filiera. È come avere un campo di grano, ma non avere il molino, né il forno. L'estrazione a FEN richiederà anni, forse decenni, per andare a regime. Nel frattempo l'industria europea continua a dipendere dalle forniture esterne. La nostra vecchia rendita di posizione geopolitica è evaporata.
3:21 Speaker 2: Se americani e cinesi si accordano sugli standard dell'IA o sulle quote commerciali, le nostre aziende finiranno inevitabilmente per pagare il pedaggio. Il che ci porta direttamente al secondo tema. Senza sovranità energetica non c'è sovranità industriale. E per tentare di uscire da questa morsa, l'Italia sta prendendo decisioni radicali.
3:43 Speaker 3: Decisioni storiche, direi. La stampa e Will Media riportano l'ok definitivo del Senato al DDL delega sul nucleare. 81 favorevoli, 51 contrari. Si chiude formalmente l'era del referendum dell'87 e ora il governo ha 12 mesi per varare i decreti attuativi con uno stanziamento di 60 milioni fino al 2029. Però
4:06 Speaker 2: e questo va chiarito subito, Non stiamo parlando di costruire i vecchi giganti di cemento di terza generazione. Il testo punta esplicitamente sugli SMR, cioè i reattori modulari di piccole dimensioni, e sulle tecnologie avanzate.
4:21 Speaker 3: Esatto, e la differenza cambia completamente la prospettiva economica. Le centrali tradizionali sono progetti enormi. Ogni impianto è un prototipo che richiede decenni e i costi esplodono sempre. Gli SMR, invece, si basano sulla modularità. I componenti si costruiscono in serie in fabbrica e si assemblano sul posto.
4:41 Speaker 2: Un po' come i mobili prefabbricati o i mattoncini Lego, ma per l'energia nucleare. Questo dovrebbe abbattere i tempi. Infatti Confindustria esulta perché vede la possibilità di stabilizzare i costi energetici per le industrie.
4:56 Speaker 3: anche perché l'Unione Europea stessa ha inserito il nucleare nella sua tassonomia verde. Ma ci sono resistenze fortissime. Opposizioni a ONG ambientaliste parlano di costi comunque insostenibili e definiscono tutta l'operazione un prodotto da campagna elettorale. Ma c'è un nodo pratico, sollevato da Will Media, che fa deragliare tutta la tempistica.
5:18 Speaker 2: Il ministro Picchetto Fratin prevede i primi impianti tra il 2033 e il 2034. Ma il problema enorme, il vero elefante nella stanza, è il deposito nazionale per le scorie radioattive. Attualmente l'Italia non ce l'ha. E i rifiuti delle vecchie centrali li mandiamo all'estero, pagando cifre astronomiche.
5:39 Speaker 3: E il punto è che questo nuovo deposito unico non sarà operativo prima del 2039. La matematica non torna.
5:46 Speaker 2: Cioè, fatemi capire, stiamo normando i reattori per accenderli nel 2033, chiediamo ai comuni di ospitarli e non sappiamo dove mettere il loro scarto fino ad almeno sei anni dopo? Stiamo costruendo il tetto senza avere le fondamenta infrastrutturali per lo smaltimento.
6:03 Speaker 3: È il classico cortocircuito italiano. Le critiche si concentrano proprio su questo. Non è tanto l'assenza di idee sulle tecnologie di frontiera, ma l'incapacità cronica di portare a termine le opere di base. E finanziare questa transizione, insieme alle promesse fiscali, richiede capitali che si scontrano con i rigidi paletti del nostro debito.
6:29 Speaker 2: Il che ci lancia dritti nei conti pubblici. Si fa un gran parlare di questo deficit al 3,1%. che supera la soglia europea. Ma Carlo Cottarelli, sul Corriere della Sera, cerca di sgonfiare l'allarmismo. Non siamo fuori dalla procedura di infrazione, ma è una procedura, eh, congelata.
6:47 Speaker 3: Sì, lo sforamento è tollerato momentaneamente da Bruxelles, perché è legato alle spese su difesa ed energia. Quindi niente sanzioni imminenti. Il problema reale non è l'Europa, in questo istante, ma trovare materialmente le coperture interne per la prossima manovra.
7:05 Speaker 2: E la caccia ai fondi è apertissima. Il Sole 24 Ore segnala che il governo, dopo aver chiuso 156 obiettivi del PNRR, sta cercando di recuperare tra i 3 a 5 miliardi di euro di cosiddetti residui. Soldi risparmiati o non spesi da dirottare sulla manovra.
7:21 Speaker 3: Soldi che servono come l'ossigeno. Italia Oggi conferma le priorità del MEF. Taglio strutturale del bollo auto e ampliamento dell'IRPEF al 33% per i redditi tra i 50 e i 60 mila euro. misure che costano oltre 5 miliardi totali. E si parla anche di una flat tax al 5% sugli aumenti salariali per i giovani.
7:41 Speaker 2: Tutto molto bello sulla carta, ma qui Cottarelli solleva un punto macroeconomico che sembra controintuitivo, ma è letale. Attualmente la disoccupazione in Italia è ai minimi. Siamo vicini al pieno impiego. Se forzi un deficit più alto per tagliare le tasse in questa situazione, cosa succede?
7:59 Speaker 3: Succede che immetti liquidità in un motore che gira già al massimo. Le aziende non possono aumentare la produzione per soddisfare la maggiore domanda dei cittadini, perché semplicemente non trovano altri lavoratori da assumere.
8:12 Speaker 2: Quindi per bilanciare alzano i prezzi. Oppure quei soldi in più vengono spesi per comprare merci importate dall'estera. In sintesi, l'inflazione si mangia i benefici del taglio fiscale. Ti trovi più soldi in busta paga, ma ci compri le stesse cose di prima.
8:28 Speaker 3: Esattamente. Il taglio finanziato in deficit rischia di essere un'illusione ottica totale, senza creare vera ricchezza. E questo ragionamento poggia proprio sul fatto che le aziende non trovano personale, il che ci porta all'ultimo drammatico snodo della nostra rassegna.
8:46 Speaker 2: Perché se cammini in qualsiasi zona industriale, capisci che questo pieno impiego è un cortocircuito. Il sole 24 ore suona un allarme spaventoso sul mismatch. Il 70,4% delle imprese italiane Non trova i profili di cui ha bisogno. Sette aziende su dieci.
9:03 Speaker 3: Mancano profili tecnici, le materie STEM e le figure manuali specializzate. E questo buco ha un costo reale quantificato in quasi 44 miliardi di euro di pil persi. In un paese che, non dimentichiamolo, registra l'inattività di ben 15 milioni di donne.
9:19 Speaker 2: È una spaccatura surreale. Da un lato non troviamo tecnici, dall'altro abbiamo milioni di inattivi. E allora chi la sta tenendo in piedi l'economia? Il sussidiario cita uno studio dell'MIT molto chiaro. A trenare l'occupazione in Italia sono quasi esclusivamente gli over 50
9:34 Speaker 3: Un milione e mezzo di occupati in più negli ultimi cinque anni in quella fascia d'età. L'invecchiamento attivo sta letteralmente facendo da impalcatura al nostro sistema produttivo, in pieno inverno demografico.
9:49 Speaker 2: Un sistema che per sopravvivere e rispettare i tempi dei mercati deve spingere la flessibilità all'estremo. ricorrendo a catene infinite di subappalti. E questa pressione forse nata ha mostrato crepe fatali, purtroppo. A venire Coramidia riportano la tragedia di Andrea Moretti, 22 anni, morto al Colosseo.
10:08 Speaker 3: È precipitato da 10 metri mentre installava l'illuminazione. Di notte lavorava in un'azienda in subappalto specializzata in edilizia acrobatica. Ora c'è un'inchiesta per omicidio colposo e i primi rilievi dicono che l'imbracatura non era agganciata alla linea di vita.
10:24 Speaker 2: Questa tragedia è l'incrocio di tutte le contraddizioni di cui abbiamo parlato. Da un lato, a livello macroeconomico, ci disperiamo perché non troviamo giovani tecnici e ci affidiamo agli over 50 per non far crollare il pil. Dall'altro, un ragazzo di 22 anni, con una competenza rarissima e ricercatissima, muore nel cantiere del monumento più famoso d'Italia.
10:47 Speaker 3: E non è un caso isolato. Il manifesto ricorda che in soli tre giorni ci sono stati nove morti sul lavoro. Quando il modello economico scarica la carenza di personale sulla rapidità di esecuzione dei subappalti, i margini si comprimono e la sicurezza diventa una variabile sacrificabile.
11:03 Speaker 2: Cioè l'efficienza economica del subappalto sta cannibalizzando letteralmente le stesse risorse umani che gli aziende dicono di non riuscire a trovare. Rincorrere i margini in questo modo non salva il PIL, ma distrugge il tessuto sociale.
11:16 Speaker 3: È il ritratto di un paese che naviga a vista, frammentando i contratti per tappare le falle, mentre le vere riforme strutturali restano al palo. E questo ci riporta alla visione d'insieme.
11:28 Speaker 2: E facciamo un ripilogo lampo prima di chiudere. A Washington, USA e Cina decidono le regole tecnologiche e commerciali del decennio da soli. In Italia cerchiamo l'autonomia riaprendo il dossier nucleare, ma senza sapere dove mettere le scorie. Raschiamo i fondi del PNR per una manovra che rischia di generare solo inflazione e la nostra economia si schianta contro il dramma delle morti sul lavoro e della carenza di mano d'opera.
11:53 Speaker 3: E c'è uno spunto finale che Will Media fa emergere e che fotografa bene le nostre priorità. Mentre il mondo si riorganizza in questi blocchi titanici, da noi si consuma uno scontro a distanza tra Giorgia Meloni e Sergio Mattarella sull'integrazione degli alunni stranieri. andando a ripescare scartoffie circolari del
12:12 Speaker 2: 1990. La domanda per chi ascolta sorge spontanea. Le regole geopolitiche scritte oggi a Washington e Pechino non finiranno forse per decidere il nostro futuro industriale prima ancora che noi riusciamo a trovare un accordo su come comporre le nostre classi scolastiche? Una riflessione pesante, che lasciamo aperta. Seguite il podcast, attivate la campanella e lasciate una recensione a 5 stelle. Giornali chiusi.
Podbean