Raid sauditi e libri tritati dall'IA | Gio 30 lug
Informazioni su questo episodio
L'intelligenza artificiale sta cambiando anche gli equilibri geopolitici?In questo episodio analizziamo le notizie che stanno ridefinendo il rapporto tra tecnologia, sicurezza, economia e politica internazionale: dall'AI Act in Italia alle nuove tensioni in Medio Oriente, passando per la crisi dell'industria europea e le sfide della sanità pubblica.
Partiamo dalla tecnologia, dove l'Italia recepisce l'AI Act introducendo nuove regole sull'utilizzo dell'intelligenza artificiale e del riconoscimento facciale nei luoghi pubblici. Approfondiremo il delicato equilibrio tra sicurezza e tutela della privacy, il dibattito politico sulle nuove misure e il ruolo che l'AI avrà sempre più nella gestione delle infrastrutture e della sicurezza nazionale.
Ci spostiamo poi negli Stati Uniti, dove prende forma una strategia sempre più netta di separazione tecnologica dalla Cina. Dal blocco di robot umanoidi e componenti strategici cinesi fino alla corsa delle Big Tech per reperire dati di alta qualità con cui addestrare i modelli di intelligenza artificiale, analizzeremo come la competizione sull'AI sia ormai diventata una questione di sicurezza nazionale oltre che di innovazione.
Sul fronte geopolitico faremo il punto sull'escalation in Medio Oriente. L'ingresso sempre più attivo dell'Arabia Saudita nello scontro con le milizie sostenute dall'Iran, gli attacchi alle infrastrutture energetiche e le tensioni sulle principali rotte marittime continuano infatti a influenzare stabilità internazionale, prezzi dell'energia e mercati globali.
Parleremo inoltre della situazione interna dell'Iran, della stretta repressiva del regime, delle nuove tensioni politiche negli Stati Uniti e del confronto che continua ad alimentare il dibattito sulla gestione della pandemia e sulle responsabilità istituzionali.
Ampio spazio sarà dedicato anche all'Italia, con il rinnovo del contratto della sanità pubblica, il piano per affrontare la carenza di personale sanitario, le nuove misure sulla giustizia e sul sistema carcerario, la crisi di importanti gruppi industriali come Beko ed Electrolux e i dati che mostrano come, dopo molti trimestri, l'inflazione sia tornata a crescere più rapidamente dei salari, riducendo il potere d'acquisto delle famiglie.
Infine parleremo di mobilità urbana, del fenomeno delle automobili sempre più grandi che sta cambiando le città europee e della fine di Striscia la Notizia, un programma che ha segnato oltre trent'anni di televisione italiana e che chiude lasciando aperto il dibattito sull'evoluzione dell'informazione e dei media.
Un episodio per capire come intelligenza artificiale, geopolitica, economia, industria e trasformazioni sociali stiano ridefinendo gli equilibri del mondo contemporaneo — e perché le decisioni prese oggi avranno un impatto sempre più diretto sulla competitività, sulla sicurezza e sulla vita di tutti noi.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:05 Speaker 3: La rassegna stampa che racconta cosa conta davvero senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, i tavoli di oggi sono tre e direi di andare abbastanza spediti. Primo, l'escalation in Medio Oriente. C'è l'Arabia Saudita che entra attivamente in gioco e poi analizziamo il teatro del terrore interno in Iran.
0:23 Speaker 3: Secondo tema, la corsa tecnologica. Diciamo dal riconoscimento facciale nelle piazze italiane, per passare al far west delle big tech americane, fino ad arrivare all'arresto del fondatore di Telegram.
0:34 Speaker 2: Esatto, tanta carne al fuoco e terzo punto l'economia reale. Parliamo di stipendi bloccati, fabbriche storiche italiane in profonda crisi e i conti che proprio non tornano sulle accise della benzina.
0:46 Speaker 3: Direi di partire subito dalla mappa geopolitica, perché i confini del conflitto in Medio Oriente si stanno, come dire, espandendo in un modo silente ma molto strutturale
0:58 Speaker 2: In che senso silente
1:00 Speaker 3: Nel senso che ci sono movimenti enormi che magari passano in secondo piano. Dai report internazionali di stamattina c'è una conferma importante, cioè l'Arabia Saudita è entrata attivamente nelle operazioni militari.
1:13 Speaker 2: Aspetta un attimo, attivamente significa truppe sul campo?
1:16 Speaker 3: No, no, significa raid aerei. Riyadh ha di fatto affiancato gli Stati Uniti in una serie di bombardamenti molto mirati in Iraq.
1:24 Speaker 2: Ah.
1:25 Speaker 3: Contro le cosiddette forze popolari di mobilitazione. Insomma, parliamo delle milizie sciite filoiraniane. E il bilancio di questi attacchi parla di oltre 20 morti.
1:34 Speaker 2: Però, insomma, un'azione del genere direttamente in territorio urakeno richiede un movente piuttosto forte.
1:40 Speaker 3: Assolutamente sì. È una rappresaglia, potremmo dire. Chirurgica. Perché le infrastrutture petrolifere saudite hanno subito degli attacchi recenti.
1:49 Speaker 2: Quelli rivendicati dagli UTI, giusto?
1:51 Speaker 3: Esatto. Ufficialmente la firma è degli UTI nello Yemen. Però l'intelligence di Riyadh, e anche quella di Washington, imputa la vera matrice logistica proprio a queste milizie irachene, che, guarda caso, sono finanziate da Teheran.
2:04 Speaker 2: È la solita dinamica di botta e risposta ininterrutta. che si somma tra l'altro ai missili lanciati dai Pasdaran contro la base americana in Giordania, per non parlare della situazione nello stretto di Hormuz, con le petroliere bloccate.
2:18 Speaker 3: E a proposito di blocchi, il fronte del Mar Rosso diventa ancora più assurdo se guardiamo le mosse commerciali, perché gli UTI stanno letteralmente valutando di imporre un sistema di pedaggi.
2:28 Speaker 2: Un pedaggio? Cioè per le navi cargo in transito?
2:32 Speaker 3: Esattamente. Una sorta di pedaggio terroristico istituzionalizzato, Ma il dettaglio geopolitico che fa davvero la differenza è un altro.
2:41 Speaker 2: Quale?
2:42 Speaker 3: Prevedono di esentare totalmente le imbarcazioni cinesi.
2:46 Speaker 2: Pazzesco! Quindi colpiscono solo l'Occidente?
2:50 Speaker 3: Chiaro, è un modo per fare una pressione selettiva. Colpiscono le nostre economie e contemporaneamente strizzano l'occhio a Pechino. Tra l'altro Washington accusa proprio la Cina di essere in procinto di consegnare all'Iran tipo 400 lanciamissili antiaerei.
3:05 Speaker 2: Cioè, il quadro è caldissimo, però c'è un aspetto di questa mossa saudita in Iraq che, secondo me, rischia di essere frainteso.
3:16 Speaker 3: In che senso
3:16 Speaker 2: Nel senso che bombardare in Iraq sembra una prova di forza di Riad, no? Un'esibizione muscolare. Però, se andiamo a guardare i dati macroeconomici, la realtà è diametralmente opposta.
3:30 Speaker 3: Ah sì, su questo l'analisi strategica parla chiaro. Non è forza. È pura necessità dettata da una fragilità economica estrema. L'Arabia Saudita ha un bisogno disperato di stabilità.
3:41 Speaker 2: Per il loro piano di diversificazione, la Vision 2030. Esatto.
3:45 Speaker 3: Devono sganciarsi dalla dipendenza dal petrolio. E il blocco del Mar Rosso sta paralizzando tutto. C'è già un calo sensibile degli investimenti esteri, una fuga di turisti che per loro adesso sono fondamentali e una mezza crisi con i residenti stranieri.
4:00 Speaker 2: E pensare che fino all'anno scorso Riyadh aveva tentato la via diplomatica con l'Iran. Avevano persino accettato la mediazione di Pechino per riaprire le ambasciate.
4:09 Speaker 3: Ma poi la realtà bussa alla porta. Senza rotte commerciali sicure, la loro economia si ferma. Quindi questo allineamento militare ferreo con Washington alla fine è diventata l'unica opzione di sopravvivenza.
4:21 Speaker 2: Certo. E mentre l'Iran, diciamo, muove queste pedine all'estero, Houthi, milizie in Iraq, all'interno dei propri confini sta mettendo in scena una repressione che è brutale. Leggevo un'analisi molto interessante che espone dati veramente spietati.
4:38 Speaker 3: Sui numeri dell'esecuzione?
4:40 Speaker 2: Sì, Teheran sta usando la pena di morte letteralmente su scala industriale.
4:46 Speaker 3: I numeri lasciano poco spazio ai dubbi. Si parla di quasi 4.000 esecuzioni in due anni. Cioè, Solo in una settimana, tra il 15 e il 22 luglio, hanno giustiziato 22 giovani.
4:54 Speaker 3: 22!
5:00 Speaker 2: In sette giorni?
5:01 Speaker 3: In sette giorni. E i tribunali rivoluzionari stanno deliberatamente comprimendo i tempi. Tra la lettura della sentenza e l'esecuzione fisica passa pochissimo.
5:11 Speaker 2: E qual è la logica dietro a questa accelerazione, chiamiamola, burocratica della morte?
5:16 Speaker 3: È cinica. Serve a impedire che la comunità internazionale faccia in tempo a mobilitarsi. Se il tempo è di tre o quattro giorni, le diplomazie occidentali non riescono nemmeno a istruire un dossier di protesta.
5:28 Speaker 2: Che il condannato è già sul patibolo.
5:29 Speaker 3: Purtroppo sì.
5:30 Speaker 2: L'analisi che leggevo fa un parallelismo storico molto forte, ma che secondo me centra il punto. Paragona la dinamica attuale del regime iraneo a quella della Repubblica di Salò
5:40 Speaker 3: Un accostamento pesantissimo.
5:42 Speaker 2: Pesante, certo, ma strutturalmente preciso. Praticamente spiegano che il terrore, in questa fase storica dell'Iran, non serve più per eliminare un'opposizione armata reale. Ormai è diventato l'essenza stessa del governare.
5:54 Speaker 3: Quando manca la legittimità, insomma.
5:56 Speaker 2: Esatto. Quando un potere agonizzante non può più convincere la popolazione. Quindi l'esibizione pubblica del castigo, i corpi esposti, resta l'unica arma a disposizione per restare a galla.
6:08 Speaker 3: Anche perché il regime esce da mesi di proteste oceaniche. Hanno una crisi economica devastante. E per di più gli hanno assassinato il leader di Hamas in casa.
6:16 Speaker 2: Quindi non possono offrire né pane né stabilità.
6:19 Speaker 3: L'unica deluta che gli è rimasta per comprare un po' di obbedienza è la paura. E colpire specificamente i diciottenni, i più giovani, significa mandare un messaggio psicologico a un'intera generazione. Come a dire, vi tagliamo il futuro.
6:33 Speaker 2: E il problema è che l'informazione internazionale spesso viene risucchiata da altre cose, i negoziati sul nucleare, le crisi energetiche. E questo fornisce a Terran lo scudo perfetto, cioè l'invisibilità. Finché tutti guardano al Mar Rosso, loro consumano questo orrore interno senza pagare alcun dazio diplomatico.
6:53 Speaker 3: Verissimo. Ma passando dal controllo statale iraniano, che è molto fisico e violento, arriviamo a un controllo più silenzioso ma pervasivo. E qui veniamo in Occidente. Anzi, direttamente in Italia. Ah
7:05 Speaker 2: il nuovo decreto legislativo sull'intelligenza artificiale.
7:08 Speaker 3: Esatto. stanno analizzando questo testo che di fatto amplia in modo drastico l'uso del riconoscimento facciale da parte delle forze di polizia.
7:16 Speaker 2: E si spinge decisamente oltre i paletti che l'Unione Europea sembrava aver fissato.
7:21 Speaker 3: Molto oltre. L'impianto tecnico permetterà di integrare software di analisi biometrica direttamente nelle telecamere già operative. Parliamo di stazioni, piazze, stadi. E la cosa forte è che non serve che ci sia un'indagine in corso su di te.
7:35 Speaker 2: Cioè analizzano i volti a strascico.
7:38 Speaker 3: Esatto. E i dati vengono immagatinati per sette giorni.
7:41 Speaker 2: Ma c'è un dettaglio procedurale che fa abbastanza riflettere. Perché in casi considerati urgenti, tipo presunto rischio di terrorismo, il decreto dice che basterà un'autorizzazione del pubblico ministero rilasciata in forma orale.
7:57 Speaker 3: Orale, che è un passaggio cruciale. Significa poter attivare una sorveglianza biometrica di massa scavalcando il giudice delle indagini preliminari.
8:05 Speaker 2: Una bella forzatura.
8:06 Speaker 3: E poi c'è l'articolo 10. Prevede di poter usare il riconoscimento facciale persino a posteriori, sui filmati d'archivio.
8:13 Speaker 2: Di, per esempio, fa notare un'anomalia gigantesca. Usare un decreto legislativo per una materia che tocca così da vicino le libertà fondamentali.
8:22 Speaker 3: Certo, perché il decreto legislativo è un atto del governo. In questo modo il Parlamento viene totalmente bypassato. Diventa uno spettatore che può al massimo esprimere un parere non vincolante. Su una tecnologia che cambierà lo spazio pubblico di tutti.
8:37 Speaker 2: E dalle piazze italiane, diciamo, ci spostiamo ai server americani. Perché il lato oscuro dell'IA tocca anche i libri, la cultura. C'è una vicenda negli Stati Uniti, passata quasi inosservata, che riguarda l'azienda Antropic.
8:52 Speaker 3: Il famoso Project Panama
8:53 Speaker 2: Sì, questa azienda è finita in tribunale con un'accusa pesante, aver violato il diritto d'autore su scala industriale. E la pratica, che peraltro la Corte ha definito legale, è di una crudezza incredibile.
9:05 Speaker 3: Praticamente comprano blocchi enormi di libri fisici all'ingrosso. Ma libri veri, eh, di carta. Poi, con delle ghigliottine industriali, rimuovono il dorso.
9:15 Speaker 2: Ma stiamo scherzando? No, no.
9:18 Speaker 3: Tagliano la rilegatura per farli diventare fogli sfusi. Li passano in questi scanner ad altissima velocità e, alla fine, li distruggono. Li mandano al macero, letteralmente.
9:28 Speaker 2: Ma fermiamoci un attimo sulla logica di questa cosa. Cioè, perché comprare tonnellate di carta per poi distruggerla quando online ci sono archivi digitali infiniti?
9:39 Speaker 3: Per due motivi tecnici molto precisi. Il primo è evitare il cosiddetto AI slop.
9:45 Speaker 2: Che sarebbe?
9:46 Speaker 3: Il degrado dei dati. Adestrando i modelli con testi stampati prima del 2022, queste aziende hanno la certezza matematica che quelle parole le ha scritta un essere umano.
9:56 Speaker 2: Ah, chiaro. Se prendono testi online di oggi, magari sono stati scritti da chat GPT.
10:01 Speaker 3: Esatto. Se il modello mangia testi generati da un'altra intelligenza artificiale, rischia un cortocircuito. Il modello collassa su se stesso.
10:11 Speaker 2: Mangiando i propri scarti, praticamente. Ok, questo ha senso. Ma la distruzione fisica del libro, a cosa serve mandarli al macero?
10:21 Speaker 3: Quello è un puro scudo legale. I tribunali americani hanno avvallato questa tesi assurda. Siccome distruggono la copia fisica subito dopo la scansione, evitano l'accusa di aver creato un duplicato illegale permanente.
10:33 Speaker 2: Incredibile!
10:34 Speaker 3: Loro dicono in tribunale, noi non abbiamo copiato il libro, lo abbiamo semplicemente consumato per estrarne i daddi.
10:41 Speaker 2: È affascinante, ma anche abbastanza inquietante. Cioè, la giustizia americana permette alle proprie big tech di triturare letteralmente il patrimonio librario per creare queste intelligenze onnivore. Però, se guardiamo come Washington tratta le tecnologie degli altri, lo scenario cambia radicalmente.
11:03 Speaker 3: Il doppio standard totale.
11:04 Speaker 2: Eh sì. La Federal Communications Commission americana ha appena vietato l'importazione di robot umanoidi cinesi, tipo i modelli della Unitri, e anche degli inverter prodotti da Huawei.
11:18 Speaker 3: E la motivazione ufficiale è la solita, la sicurezza nazionale.
11:21 Speaker 2: Esatto. Il rischio che questi robot possano spiare i processi manifattulieri americani o sabotare i data center.
11:29 Speaker 3: Ma a questo puzzle del controllo tecnologico globale aggiungiamo una notizia flash fresca di oggi. La Russia ha spiccato un mandato di arresto internazionale per Pavel Durov, il fondatore di Telegram.
11:40 Speaker 2: Un mandato russo, non francese questa volta.
11:44 Speaker 3: No, proprio russo. L'FSB, l'agenzia di sicurezza di Mosca, lo accusa niente meno che di favoreggiamento del terrorismo.
11:51 Speaker 2: Caspita.
11:52 Speaker 3: La tesi di Mosca è che i servizi segreti ucraini usino Telegram per organizzare atti di sabotaggio direttamente in territorio russo.
11:59 Speaker 2: E la reazione di Telegram?
12:00 Speaker 3: Nessuna smentita formale. Hanno semplicemente pubblicato un'immagine di Durov che fa il dito medio. È uno scontro frontale, vero e proprio.
12:09 Speaker 2: Cioè, se mettiamo a sistema queste tre notizie, IA, robot, Telegram... Emerge una contraddizione logica bella grossa. Da un lato Washington blocca i robot di Pechino agitando lo spauracchio dello spionaggio.
12:24 Speaker 3: E dall'altro tutela i propri server permettendogli di distruggere libri coperti da copyright.
12:30 Speaker 2: La sensazione netta è che la sicurezza nazionale sia diventata un raffinato mantello giuridico. Sotto c'è un banalissimo protezionismo economico. per blindare il monopolio dell'Occidente.
12:44 Speaker 3: E mentre noi parliamo di IA, che macina libri e dati, torniamo coi piedi per terra, all'economia reale italiana, che invece sembra essersi completamente arenata.
12:53 Speaker 2: Eh, i dati Istat del secondo trimestre parlano chiaro. La crescita degli stipendi si è fermata a un misero più 2,3%.
13:02 Speaker 3: Che tradotto in soldoni significa che, dopo anni, le buste paga non riescono più a coprire l'aumento del costo della vita.
13:10 Speaker 2: L'inflazione corre, lo stipendio cammina.
13:13 Speaker 3: E il potere d'acquisto evapora, esatto. Un esempio clamoroso di questo cortocircuito è il nuovo contratto firmato per gli infermieri. Categoria cronicamente sottopagata in fuga verso l'estero.
13:24 Speaker 2: Cosa prevede il contratto?
13:26 Speaker 3: Un aumento pattuito di 240 euro l'ordi mensili.
13:30 Speaker 2: Che uno dice, vabbè, meglio di niente.
13:32 Speaker 3: E aspetta, c'è un trucco contabile dietro. Il sindacato Nursind l'ha firmato, ma ha denunciato una cosa gravissima. Per finanziare questi 240 euro hanno tagliato l'indennità di disagio per chi lavora nei pronto soccorso.
13:45 Speaker 2: Cioè, fammi capire, gli danno soldi da una parte e glieli tolgono dall'altra.
13:49 Speaker 3: Esattamente. È un'operazione a somma zero. Sposti risorse dentro la busta paga, ma non metti vera liquidità.
13:56 Speaker 2: Ma è assurdo. E di fronte agli ospedali svuotati, qual è la grande soluzione proposta dal Ministero della Salute?
14:03 Speaker 3: Il piano del ministro Shilaci è portare 10.000 infermieri dall'India semplificando le procedure per riconoscere i loro titoli.
14:11 Speaker 2: E la crisi purtroppo non si ferma alle corsie degli ospedali. Tutta l'industria storica italiana si prepara a un autunno nerissimo. Il settore degli elettrodomestici, che per noi era un fiore all'occhiello a livello europeo, è in emorragia totale.
14:26 Speaker 3: Il caso Beko è emblematico. È l'azienda turca che ha rilevato l'americana Whirlpool. Praticamente stanno smantellando tutti gli accordi.
14:33 Speaker 2: Avevano promesso investimenti enormi.
14:33 Speaker 2: 300
14:36 Speaker 3: milioni promessi sul territorio. Ne hanno usato a malapena il 20%. E
14:40 Speaker 2: negli stabilimenti storici come Cassinetta e Fabriano. Le linee di produzione vengono tagliate senza pietà. Senza contare Electrolux. L'impianto di Porcia, in Friuli, è appeso a un filo. Lì i sindacati denunciano proprio una manovra di logoramento. L'obiettivo sembra essere sfiancare tutti per arrivare alla vendita del marchio ai cinesi di Midea.
15:00 Speaker 3: E le regioni del nord non stanno certo a guardare. Piemonte, Lombardia e Emilia- Romagna sono andate al ministero per chiedere un'alternativa. Le aree di accelerazione industriale.
15:11 Speaker 2: Sì, spieghiamo bene questa mossa, perché è legata alle ZES, le zone economiche speciali del Sud.
15:18 Speaker 3: Dunque, l'Unione Europea vieta di applicare il regime fiscale ultra agevolato delle ZES alle regioni del Nord, perché sono considerate già ricche.
15:26 Speaker 2: Chiaro.
15:27 Speaker 3: Quindi i governatori del Nord dicono, ok, non possiamo usare la leva fiscale, allora usiamo la leva burocratica. Corsie preferenziali, zero scartoffie, tempi tagliati per chiunque apra una fabbrica da noi. vogliono bypassare i tempi biblici della burocrazia.
15:42 Speaker 2: Ci provano. Sempre restando in tema di soldi che mancano, c'è il report clamoroso sul fallimento del taglio delle accise.
15:51 Speaker 3: Quello è incredibile.
15:52 Speaker 2: C'era questo sconto governativo previsto di 17 centesimi al litro. La Guardia di Finanza ha monitorato la bellezza di 20.000 distributori. E
16:02 Speaker 3: i risultati sono imbarazzanti
0:00 Speaker 2: 4.000 impianti hanno mantenuto i prezzi invariati. Praticamente si sono intascati lo sconto come margine di profitto. E quasi 700 distributori hanno addirittura aumentato il prezzo alla pompa.
16:17 Speaker 3: I furbetti delle accise, come
16:19 Speaker 2: sempre. Rimanendo nel mondo auto, c'è una statistica che sembra una follia, ma sta cambiando fisicamente le nostre città. Il gigantismo automobilistico. Le
16:28 Speaker 3: macchine diventano enormi.
16:30 Speaker 2: Le auto vendute in Europa crescono in larghezza, in media, di 1,2 centimetri ogni anno.
16:37 Speaker 3: Un centimetro all'anno sembra poco, sembra nulla, ma moltiplicato per i milioni di veicoli in strada altera la fisica degli spazi urbani. Le proiezioni dicono che, di questo passo, entro il 2040 Roma perderà circa 95.000 posti outro, solo perché i nuovi SUV materialmente non entrano negli stalli storici e Milano ne perderà 28.000.
16:58 Speaker 2: È il paradosso di un mercato che pompa macchine sempre più giganti per strade che, insomma, restano medievali. Ma
17:04 Speaker 3: se mettiamo insieme tutti questi fili economici c'è un'analisi di Natale Forlani che tira le somme
17:09 Speaker 2: Sì, Forlani guarda i numeri crudi del mercato del lavoro. Il nostro divario occupazionale con l'Europa resta fisso all'8%, ma il vero allarme è il cosiddetto mismatching.
17:20 Speaker 3: Il disallineamento.
17:21 Speaker 2: Esatto, tra chi cerca lavoro e chi lo offre. È peggiorato di 20 punti rispetto al 2019. In pratica le aziende cercano competenze che non ci sono. E chi è a spasso ha competenze che alle aziende non servono a nulla. E la diagnosi di Forlani è severissima. Questo divario nasce dall'assenza cronica di innovazione tecnologica, specie nel terziario. Di fronte all'inverno demografico, l'idea di risolvere tutto importando mano d'opera a basso costo, vedi i 10.000 infermieri indiani, è una pura illusione.
17:54 Speaker 3: Bisogna ricostruire le competenze qui, smettendola di erogare sussidi a pioggia.
17:59 Speaker 2: Diciamo che il quadro strategico nazionale ne esce malissimo. Svendiamo marchi che hanno fatto la storia, zanussi, merloni ai turchi o ai cinesi. Tamponiamo i buchi negli ospevali importando forza lavoro. E poi speriamo che Bruxelles ci faccia qualche deroga per non far scappare le ultime industrie dal nord. Cioè stiamo assistendo a un piano di rilancio o stiamo amministrando il declino?
18:23 Speaker 3: Temo la seconda. Ma a proposito di amministrazione, facciamo due brevi notizie flash per chiudere il quadro istituzionale. La prima sui conti pubblici, che per una volta porta un dato positivo. Incredibile. L'Italia sta rispettando il vincolo europeo sul deficit. La stima per quest'anno è al 2,9%. E
18:43 Speaker 2: diciamo che è una notizia quasi anomala. visto che tipo 16 paesi europei su 27 finiranno per sforare i parametri del nuovo patto di stabilità.
18:53 Speaker 3: Eh, compresa la locomotiva tedesca. Il deficit medioeuropeo salirà al 3,5%.
19:00 Speaker 2: La seconda notizia flash, invece, arriva dal fronte giustizia. È stato approvato il famoso DDL carceri.
19:07 Speaker 3: Quello che introduce la detenzione domiciliare nelle comunità per i detenuti tossicodipendenti condannati appena sotto gli otto anni.
19:14 Speaker 2: Sì, il ministro Nordio l'ha chiamata una riforma epocale. Si stima un impatto potenziale su circa 10.000 persone. Però ci sono calcoli molto diversi da parte delle opposizioni.
19:25 Speaker 3: Qual è il problema?
19:26 Speaker 2: La totale assenza di coperture finanziarie. Non ci sono fondi nuovi per le comunità di recupero. Quindi la legge rischia di svuotare le carceri solo teoricamente. A conti fatti potrebbe riguardare forse 500 detenuti sui 20.000 che ne avrebbero i requisiti tecnici.
19:44 Speaker 3: Il solito paradosso italiano tra la teoria di una legge e la sua applicazione reale.
19:49 Speaker 2: Assolutamente. Insomma, tiriamo le fila di questa lunga giornata. Da una parte la geopolitica impone regole del gioco molto brutali. L'Arabia Saudita bombarda per difendere il proprio portafoglio e l'Iran governa con l'esibizione del terrore.
20:06 Speaker 3: Dall'altra, l'intelligenza artificiale procede come un treno senza freni. Tritura libri protetti da copyright sotto l'ombrello di una giustizia americana iperprotezionista. E in mezzo ci siamo noi, con un'Italia che boccheggia tra stipendi erosi dall'inflazione e un'industria in netta ritirata.
20:23 Speaker 2: E secondo me proprio il modo in cui parliamo di queste cose merita una riflessione per chiudere. Leggevo un articolo molto acuto su un evento televisivo che è passato quasi sotto silenzio. La chiusura distriscia la notizia.
20:36 Speaker 3: Il verdetto di quell'articolo è geniale nella sua crudeltà. Il programma non ha chiuso perché ha fallito o per un calo fisiologico degli ascolti. Ha chiuso perché ha vinto.
20:46 Speaker 2: Esattamente. Quel format, nato 30 anni fa, frammentato, supercinico, basato sulla denuncia spettacolare e sull'indignazione facile, si è estinto in TV perché ormai è diventato l'architettura esatta del nostro dibattito pubblico.
21:02 Speaker 3: Cioè, non c'è più bisogno del gabibbo in televisione se la logica del gabibbo ormai governa i feed dei social network, le dinamiche in Parlamento, l'indignazione guidata dall'algoritmo.
21:11 Speaker 2: Funziona tutto con la stessa logica di quel programma. Da domani facciamo in modo di non esserne parte. Per continuare a seguire i nostri approfondimenti vi ricordiamo che l'iscrizione sull'app e una recensione a 5 stelle sono il modo migliore per supportare il nostro lavoro. A domani.
21:29 Speaker 3: A domani.
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