Shopping italiano in Germania e bebè finanziari | Gio 13 ago
Informazioni su questo episodio
Italia, Europa e futuro: quanto costa governare pensando al lungo periodo? L’Europa riuscirà a guardare oltre le prossime elezioni?In questo episodio partiamo dalla memoria di Sant’Anna di Stazzema per arrivare a una delle sfide più attuali della politica europea: come costruire istituzioni capaci di prendere decisioni di lungo periodo in un mondo dominato da guerre, crisi energetiche, trasformazioni economiche e cicli elettorali sempre più brevi.
L’82° anniversario della strage nazifascista diventa così un’occasione per riflettere sul rapporto tra memoria, democrazia e responsabilità civile. Dal messaggio del Presidente Sergio Mattarella alle posizioni di Antonio Tajani e Giuseppe Conte, analizziamo il confronto sul significato della memoria antifascista e sul ruolo della Costituzione nella difesa dei valori repubblicani.
Ci spostiamo poi sull’Europa, dove l’allargamento a Est torna a essere una priorità strategica. La Moldavia punta all’adesione all’Unione Europea entro il 2030, ma deve affrontare problemi economici, dipendenza energetica e soprattutto la questione della Transnistria. Un percorso che mostra quanto sia complesso allargare l’UE mentre gli stessi Stati membri sono attraversati da elezioni, instabilità politica e crescente pressione sul consenso nazionale.
Sul fronte economico emerge invece un dato particolarmente interessante: l’Italia sta diventando un investitore sempre più importante in Germania. Tra UniCredit-Commerzbank, Italo-Siemens, MFE-ProSieben e altri grandi accordi, gli investimenti italiani nel Paese hanno raggiunto complessivamente 17,8 miliardi di euro. Un cambiamento significativo nel rapporto economico tra le due principali economie manifatturiere europee.
Ma l’economia italiana deve fare i conti anche con una nuova accelerazione dell’inflazione, salita al 2,9% a luglio. Carburanti, energia, vacanze e tensioni internazionali tornano a incidere sul costo della vita, mentre il Governo prepara una manovra da circa 20 miliardi di euro e deve trovare un equilibrio tra taglio delle tasse, pensioni, sostegno alle famiglie e credibilità finanziaria.
Parleremo inoltre della riforma della sicurezza sul lavoro e della proposta di limitare la responsabilità penale ai casi di colpa grave, cercando un nuovo equilibrio tra tutela dei lavoratori, prevenzione e certezza del diritto.
Infine, allarghiamo lo sguardo oltre l’Europa: l’India che esporta carburanti verso la Russia nonostante sia uno dei principali acquirenti del petrolio russo, e il curioso modello finlandese del fondo Vauvasampo, che prova a trasformare il sostegno alla natalità in un investimento finanziario di lungo periodo per le nuove generazioni.
Un episodio che mette insieme geopolitica, economia, inflazione, Unione Europea, investimenti, lavoro e demografia per affrontare una domanda decisiva: siamo ancora capaci di costruire politiche pensando a ciò che accadrà tra dieci, venti o trent’anni, invece che soltanto alle prossime elezioni?
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0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero senza rumore di fondo.
0:08 Speaker 2: E oggi abbiamo tre temi sul tavolo che capovolgono letteralmente quello che pensavamo di sapere. Primo il rebus da 20 miliardi della prossima manovra economica che si incastra con un'inflazione che proprio non vuole scendere.
0:20 Speaker 3: Poi c'è un'inversione di ruoli pazzesca a livello internazionale. L'Italia che fa uno shopping clamoroso di aziende in Germania. E l'India, tenetevi forte, che inizia a vendere carburante alla Russia.
0:33 Speaker 2: Roba da matti. E per finire, la soluzione estrema della Finlandia alla crisi demografica. Hanno ideato un fondo di investimento statale per chi farà figli, ma i soldi li vedi solo tra 30 anni. Partiamo però subito dai numeri dell'economia interna, giusto? Perché alla fine dettano l'agenda politica.
0:50 Speaker 3: per cento su base annua.
0:52 Speaker 2: Ah, quindi la frenata dei prezzi che tutti speravano di vedere si è fermata.
0:57 Speaker 3: Praticamente annullata e scavando nei numeri ci sono due colpevoli principali. Da una parte il rincaro dei carburanti, che è spinto dalle tensioni in Medio Oriente tra Stati Uniti e Iran. Dall'altra c'è il cosiddetto caro vacanze.
1:11 Speaker 2: Mamma mia, lasciamo stare.
1:13 Speaker 3: Eh, mangiare e dormire fuori costa il 3,4% in più rispetto a un anno fa.
1:17 Speaker 2: Chiaro, però c'è un numero in quest'analisi che mi ha fatto davvero sobbalzare. L'energia regolamentata cioè vola a un più 14,8%. Aspetta, aiutami a decodificare questa cosa. L'energia regolamentata non dovrebbe essere, per definizione, la fetta di mercato protetta?
1:35 Speaker 3: Eh, in teoria sì, basandosi sui costi effettivi. Non è che puoi inventare l'energia dal nulla. Certo
1:42 Speaker 2: I costi sono quelli.
1:43 Speaker 3: Esatto. Se i prezzi della materia prima schizzano in alto per i colli di bottiglia nel Mar Rosso o Italia alla produzione, quei costi prima o poi si scaricano sulle bollette. Un salto del quasi 15% è un allarme rosso.
1:57 Speaker 2: Quindi mi stai dicendo che non è un'inflazione dovuta a noi che spendiamo tantissimo?
2:02 Speaker 3: No, zero. Non è un'inflazione da domande euforica. È un'inflazione importata, trainata proprio dai costi di base.
2:09 Speaker 2: E qui, secondo me, arriviamo al cortocircuito. Perché un'inflazione persistente significa che i tassi di interesse restano altri. E tassi alti, per un paese come il nostro, significano che il debito pubblico costa una fortuna da mantenere.
2:22 Speaker 3: Ed è qui che la matematica finanziaria si
2:26 Speaker 2: scontra con la politica. Esatto. Il dibattito sulla quinta manovra economica parte da un buco, o meglio, da una necessità di base di 20 miliardi di euro, solo per confermare le misure che già ci sono.
2:36 Speaker 3: Solo per mantenere lo status
2:38 Speaker 2: quo. Sì, ma le richieste dei partiti sembrano ignorare totalmente quel dato sull'inflazione. Faccio un elenco rapido per far capire l'entità a chi ci ascolta. Vai! Forza Italia spinge per estendere il taglio IRPEF al 33% per i redditi tra i 50.000 e i 60.000 euro, costo tra i 3,5 e i 4 miliardi.
2:57 Speaker 3: Numeri importanti. E non è tutto. Sempre da lì arriva l'ipotesi di abolire il bollo auto. Ora, il bollo auto vale circa 7 miliardi e mezzo. Ma la cosa assurda è che qui i soldi vanno direttamente alle regioni.
3:13 Speaker 2: Abolirlo sarebbe un disastro per gli enti locali.
3:15 Speaker 3: Ma infatti... Cioè, lo Stato dovrebbe trovare 7 miliardi e mezzo extra per compensare le regioni, altrimenti rischiamo di far collassare i trasporti pubblici e la sanità.
3:26 Speaker 2: Il bollo auto è l'esempio classico della tassa odiata da tutti, ma strutturalmente vitale per il fisco locale. Rimuoverlo senza avere i soldi per sostituirlo significa paralizzare i servizi.
3:37 Speaker 3: Ma la lista della spesa continua. La Lega punta sulla quota 41 flessibile per le pensioni. Significa poter andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall'età. Costo a lungo termine stimato in 3 miliardi.
3:53 Speaker 2: E poi Fratelli d'Italia vuole blindare un pacchetto famiglie da oltre 5 miliardi. Bonus mamme, carta dedicata a te e fringe benefit aziendali. Insomma, mettendo tutto insieme... Andiamo ben oltre quei 20 miliardi di partenza.
4:06 Speaker 3: Parecchio oltre.
4:08 Speaker 2: Quindi la domanda è, come fa il ministro dell'economia a far quadrare un cerchio del genere, senza far scattare il panico sui mercati?
4:15 Speaker 3: È un'operazione di chirurgia diplomatica difficilissima. Si gioca tutto su due parole, spread e credibilità.
4:24 Speaker 2: Chiaro.
4:25 Speaker 3: Il mercato obbligazionario globale non vota alle nostre elezioni, ma vota ogni giorno comprando o vendendo il BTP.
4:33 Speaker 2: E se la manovra viene vista come una specie di azzardo elettorale?
4:36 Speaker 3: Senza coperture reali. Gli investitori iniziano a chiedere un premio di rischio più alto. I tassi sui BTP salgono, la spesa per interessi esplode. E paradossalmente, per finanziare una riforma da 3 miliardi, lo Stato finisce per bruciarne altrettanti solo per pagare gli interessi.
4:54 Speaker 2: Quindi l'equazione è impossibile. Devi accontentare gli elettori, ma non svegliare i mercati.
4:59 Speaker 3: Esattamente.
5:01 Speaker 2: Senti, parlando di mercati e di regole vecchie che saltano, passiamo a un'analisi sull'economia europea che mi ha lasciato veramente a bocca aperta. Siamo sempre stati abituati a pensare alla Germania come al gigante, inarrestabile, no?
5:14 Speaker 3: E noi come il
5:16 Speaker 2: parente debole? È il Sud Europa che arranca. Ebbene, dall'inizio del 2023 stiamo assistendo a uno shopping di aziende italiane in Germania senza precedenti. 100 operazioni, 17,8 miliardi di euro in poco più di un anno e mezzo.
5:30 Speaker 3: È un capovolgimento storico. Fino a un decennio fa, o anche fino al 2022, il saldo era inverso. Loro compravano noi.
5:39 Speaker 2: E come si spiega questa roba
5:40 Speaker 3: Si spiega guardando la crisi profonda dell'industria tedesca. Il loro modello era basato su due pilastri. Gas russo a bassissimo costo ed esportazioni massicce verso la Cina.
5:51 Speaker 2: Due pilastri che ormai non ci sono più
5:53 Speaker 3: Esatto. Hanno frenato bruscamente. Nel frattempo alcune delle nostre grandi aziende hanno accumulato liquidità, sistemato i debiti e ora sono lì pronte a comprare in un mercato tedesco improvvisamente vulnerabile.
6:07 Speaker 2: E le operazioni sono enormi. C'è Unicredit che investe 14,9 miliardi in Commerce Bank. Stiamo parlando di una banca cardina in Germania.
6:16 Speaker 3: Una mossa titanica.
6:17 Speaker 2: Poi c'è Italo che sfida Deutsche Bahn comprando 3,6 miliardi di treni Siemens. MFE, l'ex Mediaset, che scala ProSiebenz a 1 per un miliardo e mezzo. È la mia preferita. La famiglia a ponte con la MSC si prende quasi il 50% del porto di Hamburgo. Il porto di Hamburgo.
6:36 Speaker 3: Il cuore pulsante della logistica tedesca.
6:38 Speaker 2: Ma è pazzesco.
6:39 Speaker 3: Lo è. Ma c'è una strategia precisa dietro. Le aziende italiane non comprano così, tanto per diversificare. Stanno cercando di costruire dei campioni europei.
6:48 Speaker 2: E questo è un punto cruciale.
6:49 Speaker 3: Sì, anche la Banca Centrale Europea spinge da anni per questa roba. Per competere con americani e cinesi non bastano più le aziende nazionali. Ti servono giganti pane europei.
6:58 Speaker 2: Però qui emerge una contraddizione gigantesca che ho letto su un'altra analisi politica stamattina. Mentre le aziende abbattono i confini e ragionano a livello europeo, la politica fa l'esatto opposto.
7:08 Speaker 3: Una dissonanza pazzesca. Il capitale è fluido, ma il voto è rigidamente locale.
7:15 Speaker 2: E le scadenze elettorali sono una valanga. Avremo elezioni regionali in Germania, politiche in Svezia. E poi il test clamoroso del 2007
7:22 Speaker 3: Con Francia, Spagna e Italia al voto.
7:25 Speaker 2: Tutti insieme.
7:26 Speaker 3: E le campagne elettorali si chiudono a riccio sui temi interni. I partiti tradizionali faticano, il PPE gioca su più tavoli, i socialisti arretrano. Cioè, gli elettori hanno problemi globali, tipo l'inflazione, e la politica dà risposte pensate per il cortile di casa. E questa frammentazione paralizza le decisioni europee. Guarda il caso della Moldavia. È emblematico.
7:49 Speaker 2: Sì, il piano del neopremier Moldavo.
7:51 Speaker 3: Esatto. Vogliono entrare nell'Unione Europea entro il 2030. Promettono riforme rapidissime, come la digitalizzazione totale di fisco e dogane già dal 2028. Tutto perché hanno la minaccia russa che preme ai confini.
8:07 Speaker 2: Certo, da un punto di vista geopolitico e di sicurezza ha totalmente senso inglobarli.
8:12 Speaker 3: Assolutamente. Ma se guardi i numeri, E i dati del Fondo Monetario, insomma, la storia è un po' diversa.
8:18 Speaker 2: Deficit altissimo, vero?
8:20 Speaker 3: Deficit previsto al 4,8%, inflazione sopra il 6% e poi c'è la Transnistria, la regione filorussa, proprio lì in mezzo. Accelerare per motivi di sicurezza rischia di portarci dentro un'economia fragilissima che ora come ora faticheremmo ad assorbire.
8:36 Speaker 2: E a proposito di Russia e di ingranaggi dell'economia globale che saltano, c'è questa dinamica geopolitica surreale Di cui dobbiamo assolutamente parlare. L'India ha iniziato a vendere petrolio alla Russia.
8:48 Speaker 3: Sembra una barzelletta, no?
8:50 Speaker 2: Fermiamo tutto. Cioè l'India vende carburante alla Russia, uno dei più grandi esportatori di gas e petrolio del mondo. Spiegami la logica, perché io francamente mi perdo.
9:00 Speaker 3: La chiave sta nella differenza tra petrolio greggio, quello appena estratto, e carburante raffinato.
9:07 Speaker 2: Ok.
9:08 Speaker 3: Quando sono scattate le sanzioni per la guerra, Mosca doveva vendere il suo greggio a qualcun altro. L'India si è fatta avanti e ha fatto il pieno, comprandolo a prezzi stracciati. Ne assorbono quasi il 48% delle loro importazioni.
9:24 Speaker 2: Fin qui tutto fila. Ma poi cos'è cambiato
9:27 Speaker 3: È cambiata la guerra. I droni ucraini. Ah, ecco. hanno iniziato a colpire sistematicamente le raffinerie russe. Risultato? La Russia si trova piena di petrolio greggio, ma non riesce più a trasformarlo in benzina o diesel per le sue stesse macchine o per l'esercito.
9:45 Speaker 2: Perché non puoi buttare il greggio nel serbatoio di un camion.
9:49 Speaker 3: esatto e qui entra in gioco la follia logistica un carico di carburante raffinato è partito dall'India i primi di agosto ha attraversato il canale di Suez ed è tornato indietro ai russi
10:01 Speaker 2: quindi fammi capire bene l'India compra il greggio russo a sconto se lo raffina in casa e poi glielo rivende immagino con un bel ricarico agli stessi russi
10:12 Speaker 3: proprio così è la dimostrazione perfetta di come i mercati trovino sempre il modo di aggirare i blocchi E intanto in America discutono di mettere dazzi del 100% sui paesi che importano energia russa.
10:24 Speaker 2: Ma se il sistema è così interconnesso, queste sanzioni sono un colabrodo.
10:28 Speaker 3: Praticamente sì. Quando forzi le catene di approvvigionamento, il mercato crea questi paradossi dove l'efficienza si piega a triangolazioni estreme. Le regole cambiano in continuazione.
10:39 Speaker 2: E a proposito di regole che cambiano, facciamo un salto su un tema completamente diverso ma molto impattante per noi. Giustizia e sicurezza sul lavoro in Italia.
10:48 Speaker 3: Tema delicatissimo.
10:50 Speaker 2: Molto. Una commissione ministeriale propone di cambiare l'approccio alle responsabilità aziendali in caso di infortuni. In pratica, l'idea è smettere di punire chi sei nell'organigramma e iniziare a punire cosa hai sbagliato, davvero.
11:06 Speaker 3: Si parla di limitare la responsabilità penale dei vertici aziendali alla sola colpa grave.
11:11 Speaker 2: Esatto. Eliminando quella che chiamano responsabilità oggettiva mascherata. Come funziona oggi
11:17 Speaker 3: Oggi il meccanismo è quasi automatico. C'è un incidente mortale in fabbrica. Il vertice dell'azienda viene subito coinvolto penalmente, quasi a prescindere da cosa sapesse o avesse fatto di preciso.
11:28 Speaker 2: E questo, immagino, genera solo montagne di scartoffie
11:31 Speaker 3: Esattamente. Burocrazia difensiva. Le aziende producono documenti solo per scaricare le responsabilità, non per prevenire i rischi reali. Se invece la punibilità scatta solo per colpa grave, l'idea è incentivare le aziende a investire in sicurezza vera, senno che il giudice guarderà come hanno gestito concretamente il rischio, non solo al loro titolo formale.
11:55 Speaker 2: È una questione di responsabilità profonda. E parlando di responsabilità, c'è un anniversario che ci ricollega alla nostra memoria storica. 82 anni dall'eccidio di Sant'Anna di Stazzema.
12:05 Speaker 3: Una pagina nerissima.
12:07 Speaker 2: Il 12 agosto del 44... Le SS naziste, con i fascisti locali, massacrarono 560 civili, tra cui tantissimi bambini. Quest'anno il parallelismo con il presente è stato, insomma, fortissimo.
12:20 Speaker 3: Perché il presidente Mattarella ha ricordato un dato che fa venire i brividi
0:00 Speaker 2: 65 conflitti armati in corso oggi nel mondo, il numero più alto dal 1946. Ed
12:31 Speaker 3: è stato significativo vedere una presenza istituzionale trasversale alla commemorazione. C'erano esponenti del governo, come Tajani... e dell'opposizione come conte, tutti uniti sul richiamo ai valori costituzionali e alla pace.
12:45 Speaker 2: In un momento in cui le tensioni globali sono fuori scala, sì, e il sindaco del paese ha anche fatto una richiesta molto pratica, calendarizzare la legge d'iniziativa popolare contro la propaganda fascista, che ha raccolto oltre 250.000 firme.
12:58 Speaker 3: Passato e presente che si incrociano di continuo.
13:02 Speaker 2: E allora, visto che abbiamo parlato di mercati capovolti e paradossi globali, arriviamo all'ultima notizia di oggi. La domanda è, Come si costruisce il futuro in una società così instabile?
13:12 Speaker 3: E qui andiamo in Finlandia.
13:14 Speaker 2: La Finlandia ha un crollo demografico spaventoso. Fecondità 1,25 figli per donna. E hanno tirato fuori questo progetto, il Vauva Sampo.
13:25 Speaker 3: Che nome fantastico! Vauva significa neonato e il Sampo, nella loro mitologia, è una specie di oggetto magico che genera ricchezza infinita.
13:34 Speaker 2: E loro hanno trasformato questa magia in altra finanza. Funziona così. Lo Stato mette 5.000 euro in un fondo azionario alla nascita di ogni bambino. Sembra un regalo fantastico.
13:45 Speaker 3: Ma c'è un trucco.
13:46 Speaker 2: C'è un trucco clamoroso. Quel bambino cresce, diventa adulto, ma non può toccare i soldi. Non per la casa, non per l'università. Lo Stato ti dice, vuoi i tuoi soldi? Devi fare un figlio a tua volta.
14:01 Speaker 3: Una clausola vincolante che sblocca
14:03 Speaker 2: il capitale a scaglioni. Esatto, al primo figlio incassi il 70%. E facendo i conti, considerando un rendimento del 6% annuo per 40 anni, quei 5.000 euro diventano più di 13.000 euro netti in tasca.
14:15 Speaker 3: Una vera e propria pensione al contrario. Risolve un problema strutturale delle nostre democrazie, no?
14:21 Speaker 2: Quale?
14:22 Speaker 3: Che la politica pensa solo a breve termine. Investire nei neonati non porta voti oggi, perché i bambini non votano, le pensioni sì.
14:30 Speaker 2: Chiaro, è cinico ma vero.
14:32 Speaker 3: Questo fondo, invece, forza una solidarietà intergenerazionale, lega il futuro demografico di un paese ai rendimenti dei mercati finanziari. E costa anche poco, tipo 325 milioni l'anno, lo 0,12% del loro PIL.
14:47 Speaker 2: Però aspetta, ci sono dei dubbi etici giganti su questa cosa. Cosa succede se uno non può avere figli? o non li vuole avere.
14:53 Speaker 3: Eh, se dopo 45 anni non hai figli, i tuoi soldi vengono riassorbiti dal fondo statale per pagare i bambini delle generazioni future.
15:03 Speaker 2: Ma non è una mercificazione della vita umana? Cioè, leghi l'accesso a dei soldi pubblici, a una condizione biologica. Trasformi una scelta di vita in una discriminazione finanziaria.
15:14 Speaker 3: È un dibattito etico complessissimo. Da una parte hai nazioni che stanno letteralmente scomparendo per l'invecchiamento. E cercano soluzioni disperate. Dall'altra c'è il rischio di trattare i cittadini come dei derivati finanziari.
15:28 Speaker 2: Ed è un cortocircuito perfetto per chiudere la puntata di oggi. Abbiamo visto un'Italia che litiga con la calcolatrice per la manovra. Ma intanto si compra mezza industria tedesca.
15:38 Speaker 3: Un'Europa bloccata dalle beghe locali. E la Russia che fa il pieno in India. Tutto sembra girare al contrario
15:45 Speaker 2: Esatto. Vi invitiamo a seguire due pagine sulla vostra piattaforma preferita e magari lasciarci una valutazione a 5 stelle. Ci aiuta tantissimo.
15:54 Speaker 3: Se vi piace l'informazione veloce e senza filtri, siete nel posto giusto
15:59 Speaker 2: E vi lascio con questo tarlo in testa sull'esperimento finlandese. Se uno Stato arriva a trattare la nascita di un figlio come un prodotto finanziario indicizzato in borsa a lungo termine, stiamo davvero salvando la società? O stiamo solo cercando di appaltare l'istinto umano agli indici azionari? A domani.
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