Droni russi e la crisi Volkswagen | Mer 12 ago
Informazioni su questo episodio
Dalla guerra ibrida alla crisi industriale: perché l’Europa rischia di non riuscire più a reagire. Quanto è diventata lenta l’Europa davanti a un mondo che corre alla velocità della rete?In questo episodio analizziamo un filo conduttore che unisce fenomeni apparentemente lontani: la pressione migratoria a Ceuta, la guerra ibrida russa, la crisi dell’industria europea, la competitività dell’automotive e le difficoltà dell’Italia nel rendere più efficiente il proprio sistema economico.
Partiamo da Ceuta, dove decine di migliaia di persone hanno tentato contemporaneamente di attraversare il confine spagnolo. Un fenomeno in cui TikTok, WhatsApp e Facebook hanno trasformato la comunicazione digitale in uno strumento di mobilitazione senza leader né una vera struttura organizzativa. La domanda diventa allora cruciale: come può uno Stato negoziare con una moltitudine che non ha rappresentanti, gerarchie o interlocutori?
Ci spostiamo poi sulla Russia e sulla sua evoluzione verso una forma sempre più strutturata di guerra ibrida. Dall’esclusione delle opposizioni pacifiste alla pressione sulle infrastrutture europee, fino ai droni e ai tentativi di sabotaggio negli aeroporti tedeschi, il confronto con Mosca sembra spostarsi sempre più sotto la soglia di un conflitto convenzionale, ma direttamente dentro la vita quotidiana europea.
Al centro dell’episodio c’è anche la competitività industriale. Il confronto tra Volkswagen e Toyota mostra una differenza di produttività che va ben oltre i numeri: mentre il colosso giapponese riesce a produrre molte più automobili con un organico significativamente inferiore, l’industria tedesca valuta pesanti riduzioni della forza lavoro e la chiusura di stabilimenti.
E l’Italia? Il caso dell’ex Ilva di Taranto riporta al centro il difficile equilibrio tra ambiente, produzione industriale e occupazione. La proposta della cordata italiana per il futuro dell’acciaieria potrebbe salvaguardare una parte dei posti di lavoro, ma apre interrogativi enormi sulla capacità del Paese di mantenere una filiera siderurgica strategica.
Parleremo inoltre della crescente distanza tra cittadini e industria: la fiducia nel settore manifatturiero è diminuita negli ultimi anni, mentre aumenta la percezione di un modello industriale incapace di offrire abbastanza innovazione e qualità del lavoro. Un problema culturale, oltre che economico, che rischia di trasformarsi in una vera e propria sindrome del declino.
Sul fronte italiano analizziamo infine le difficoltà del sistema energetico, i ritardi nell’applicazione delle regole sulla concorrenza, lo stallo delle gare nel settore del gas e la nuova disciplina degli incentivi all’autoimpiego. Parleremo anche di salario giusto e delle nuove indicazioni del Consiglio di Stato sul rapporto tra CCNL e retribuzione adeguata.
Un episodio per capire perché la sfida dell’Europa non sia soltanto quella di affrontare nuove crisi, ma soprattutto di diventare abbastanza veloce da reagire. Perché tra guerra ibrida, trasformazione tecnologica e competizione industriale, il vero vantaggio strategico potrebbe essere la capacità di prendere decisioni prima che sia troppo tardi.
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0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:05 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza numero di fondo.
0:09 Speaker 2: Allora, oggi abbiamo tre faglie critiche da analizzare. Primo, l'invasione di Ceuta organizzata su TikTok, che fa crollare del tutto l'illusione delle politiche migratorie europee. Secondo, la nuova guerra ibrida della Russia. Si passa dai partiti pacifisti silenziati a Mosca ai droni con l'esplosivo sopra gli aeroporti tedeschi.
0:32 Speaker 3: E terzo, direi, il motore industriale europeo che si sta letteralmente inceppando. Esatto.
0:37 Speaker 2: Parleremo della crisi nera di Volkswagen, confrontata con i numeri di Toyota, per poi planare in Italia tra il caos dell'ex Ilva e tutte quelle finte liberalizzazioni che ci bloccano.
0:49 Speaker 3: Entriamo nei dati
0:51 Speaker 2: Il 30 luglio c'è stato questo tentativo di ingresso di massa. Parliamo di 70.000 persone.
0:57 Speaker 3: Una città intera praticamente.
0:58 Speaker 2: Sì, tipo la popolazione di Cremona per capirci. Ma la cosa assurda è che non c'era nessun leader, nessuna organizzazione sul territorio. Tutto è partito da TikTok, WhatsApp, Facebook. C'era solo l'emoji di una clessidra e un tizio che nuota. E adesso si stanno già riorganizzando per il 15 agosto.
1:17 Speaker 3: È un salto di scala notevole.
1:19 Speaker 2: Ma infatti il Corriere cita Hobbes che diceva che una moltitudine diventa soggetto politico solo se è una rappresentanza. Qui invece abbiamo il cortocircuito di questa regola. Una folla immensa mossa dalla disoccupazione giovanile marocchina che salta ogni mediazione. L'algoritmo prende la disperazione e la fa diventare un'azione
1:41 Speaker 3: sincronizzata. Avevamo visto qualcosa di simile, ti ricordi l'anno scorso
1:48 Speaker 2: con quel gruppo Discord Zenzi 212? Certo! Ma oggi l'efficienza di questa macchina social è su un altro livello.
1:53 Speaker 3: Sicuramente l'efficienza digitale c'è tutta. Però, guardando i dati dei sussidiario, dobbiamo fare un passo oltre il fenomeno social in sé. Questa è proprio la certificazione del fallimento dell'Unione Europea sulle migrazioni. L'architettura che abbiamo costruito è uno simoro.
2:11 Speaker 2: In che senso uno simoro
2:13 Speaker 3: Nel senso che, da una parte, continuiamo ad ampliare le tutele formali, i diritti per chi arriva. Dall'altra, la gestione pratica dei confini è scaricata sui singoli stati. Il Trattato di Dublino fa esattamente questo, scarica il peso logistico e finanziario su chi sta al confine.
2:28 Speaker 2: E quando arrivano 70.000 persone, tutte insieme, le tutele formali saltano.
2:33 Speaker 3: Per forza. La Spagna ha dovuto schierare l'esercito. Facevano rimpatri al ritmo di 150 al minuto. Sulla carta queste procedure violano apertamente i trattati internazionali sui richiedenti asilo, ma fisicamente non hai altre opzioni.
2:48 Speaker 2: E no, anche perché Italia e Germania, sotto pressioni simili, arrivano a chiedere di sospendere Schengen. Con la piena di un fiume non è che ti metti a fare diplomazia. Devi alzare un argine. Uno Stato democratico. sa negoziare con chi ha un nome e un cognome, non con un trend di TikTok.
3:07 Speaker 3: Vero, ma il problema di questa lettura è pensare che la piena del fiume sia un evento meteorologico spontaneo. Il sussidiario fa notare che le migrazioni oggi non servono solo a compensare il calo demografico. E parliamo di una stima di 4,4 milioni di ingressi in Europa nel 2024, eh?
3:24 Speaker 2: Con quasi mezzo milione di richiedenti asilo in mezzo.
3:27 Speaker 3: Esatto, ma questo flusso è diventato uno strumento di guerra ibrida. Nazioni come Cina, Russia, Turchia hanno un'influenza enorme sui paesi di origine e di transito in Africa e Medio Oriente.
3:39 Speaker 2: Aspetta però, non stiamo facendo un salto logico un po' troppo azzardato? Cioè, come facciamo a dire che c'è dietro una regia geopolitica e che non è solo una rabbia sociale e sfuggita di mano sui social?
3:52 Speaker 3: Non è azzardato se guardi Pattern. La disperazione c'è, è reale, ma la facilitazione logistica, la polizia locale che si gira dall'altra parte, l'amplificazione chirurgica sui social, queste rispondono a logiche ben precise. L'obiettivo è saturare l'accoglienza, esasperare i conti pubblici, far litigare gli europei e polarizzare il voto.
4:14 Speaker 2: Così, mentre noi discutiamo su dove mettere le tende, perdiamo di vista Ucraina o Taiwan?
4:20 Speaker 3: Perfetto. Il punto è proprio scardinare la tenuta democratica dall'interno. E questa strategia di tenere la pressione altissima, ma appena sotto la soglia dello scontro aperto, la stanno applicando anche in altri modi. Sulle infrastrutture critiche, per esempio.
4:35 Speaker 2: E qui ci colleghiamo all'analisi dell'altra voce. Perché delinea proprio la strategia di Mosca su due fronti, interno ed esterno. Dentro la Russia c'è la repressione totale. La Corte Suprema ha appena cancellato Iabloco dalle elezioni.
4:50 Speaker 3: L'ultimo partito pacifista rimasto?
4:52 Speaker 2: L'unico. Con la scusa di un ricorso fatto dal partito nazionalista Rodina su presulte robe burocratiche e fondi esteri, li hanno fatti fuori. E fuori dal tribunale c'erano 500 persone in fila per sostenerli. Che oggi in Russia vuol dire rischiare grosso. Iabloco non avrebbe mai preso seggi alla Duma, ma averli sulla scheda avrebbe permesso di contare i veri dissidenti.
5:14 Speaker 3: E il Cremlino non può permetterselo. Anche perché i sondaggi indipendenti, tipo quelli delle Vada Center, dicono che il consenso per la guerra è sceso al 66%, il minimo storico.
5:26 Speaker 2: Quindi, insomma, la dinamica è questa. In patria la pace viene cancellata per via giudiziaria, mentre all'estero la guerra viene esportata in modo ibrido. E qui veniamo ai droni.
5:39 Speaker 3: Ecco, questa è la parte inquietante. L'intelligenza americana e la polizia tedesca stanno collegando le due cose. In Germania hanno dovuto chiudere lo spazio aereo dell'aeroporto di Hannover- Langenhagen per un drone. Ma a Lipsia è andata peggio.
5:54 Speaker 2: Lì hanno sfiorato il disastro, vero?
5:56 Speaker 3: Sì, un quadricottero è passato completamente inosservato ai radar ed è rimasto a ronzare per ore. Lì vicino, accanto a un cargo ucraino Antonov, hanno trovato del Semtex.
6:07 Speaker 2: Che è un esplosivo al plastico potentissimo.
6:10 Speaker 3: Esatto, per fortuna con il detonatore inesploso. E la stessa notte un cargo DHL in atterraggio pare abbia urtato un altro drone. Altri ancora li hanno visti sopra basi militari con i missili Patriot. La Germania è corsa ai ripari. Ha raddoppiato gli specialisti antidrone portandoli a 300 unità in fretta e furia. Eh
6:29 Speaker 2: ma il punto cruciale lo ha centrato il ministro dell'interno tedesco, Dobrindt. Ha parlato di una minaccia ibrida professionale. Cioè, l'obiettivo dei russi non è buttare giù l'aeroporto di Lipsia con un drone commerciale.
6:41 Speaker 3: Ma farti capire che possono farlo.
6:43 Speaker 2: Esatto. È come un ladro che passa ogni notte a scuotere la maniglia della tua porta. Non vuole entrare stasera. Vuole tenerti sveglio, farti esaurire e costringerti a spendere un sacco di soldi in sistemi di sicurezza.
6:56 Speaker 3: Analogia perfetta. Mosca ti sta dicendo. Possiamo interrompere la vostra logistica quando ci pare. Ma lo fanno tenendo la provocazione a un millimetro sotto la soglia che farebbe scattare l'articolo 5 della Nato. Il problema per noi è, fino a quando l'Europa può fare finta che questa roba non sia un atto di guerra?
7:14 Speaker 2: E te lo chiedi proprio mentre l'Europa fa una fatica tremenda a livello industriale. Il nostro motore interno perde colpi. E in fretta. Su Startmag ci sono dei dati su Volkswagen e Toyota che mettono i brividi. Nel primo semestre, Volkswagen ha prodotto 4,13 milioni di auto.
7:34 Speaker 3: Usando quanti dipendenti?
7:34 Speaker 3: 629
7:36 Speaker 2: mila. E Toyota, nello stesso periodo, ha prodotto 5,39 milioni di auto. Molte di più. Con soli 391 mila dipendenti.
7:48 Speaker 3: Cioè Toyota fa un milione e un quarto di macchine in più... avendo 238.000 lavoratori in meno.
7:53 Speaker 2: Sì, la produttività pro capite è imbarazzante. In Volkswagen un dipendente produce 6,6 auto. In Toyota ne fa quasi 14. Più del doppio. E questo ti spiega perché il CEO di Volkswagen, Oliver Blume, sta parlando di 100.000 esuberi.
8:11 Speaker 3: E di chiudere quattro stabilimenti storici in Germania, tra cui Hannover e Zickau.
8:16 Speaker 2: Roba impensabile fino a poco tempo fa.
8:18 Speaker 3: Eh, ma il divario nasce da due modelli opposti. Da una parte hai la Germania, con costi di strutture enormi, decisioni lentissime e sindacati rigidissimi che hanno bloccato le ottimizzazioni. Dall'altra hai il Giappone, che fa lean manufacturing da decenni. Zero sprechi, automazione spinta, logistica just in time.
8:36 Speaker 2: E questa paralisi tedesca è lo specchio di quella europea. Ma se guardiamo l'Italia, ci aggiungiamo pure un livello normativo e culturale ancora peggiore. Prendi il caso dell'ex Silva di Taranto.
8:47 Speaker 3: Il Corriere della Sera ha analizzato il piano della cordata italiana, giusto?
8:51 Speaker 2: Sì. Dentro ci sono pesi massimi. Arvedi, Marcegaglia, Feralpi, Duferco. Ma il dettaglio chiave dell'offerta è che escludono del tutto l'area a caldo. Che tra l'altro deve essere spenta entro 75 giorni per una sentenza della Corte d'Appello di Milano sull'inquinamento. Eh
9:10 Speaker 3: per chi non era il settore, spegnere l'area a caldo significa spegnere il cuore dell'acciaieria. Parliamo degli altoforni dove fondi ferro e carbone a 1500°C per fare la ghisa liquida.
9:20 Speaker 2: Quindi se la spegni...
9:21 Speaker 3: Se la spegni non produci più acciaio dalla materia prima. Fine. La cordata si limiterebbe a comprare dall'estero le bramme, cioè i blocchi di acciaio già fatti, per scaldarli e lavorarli a Taranto. Questo fa crollare i posti di lavoro a 3500°C al massimo.
9:35 Speaker 2: Oltre al fatto che chiedono allo Stato di accollarsi i costi di bonifica passati. Ma capisci cosa vuol dire? Noi diciamo addio alla produzione primaria di acciaio. Diventiamo totalmente dipendenti dall'import da Cina o India.
9:49 Speaker 3: E torniamo al punto di prima. Ti rendi dipendente per una materia prima strategica proprio quando le rotte logistiche sono sotto attacco ibrido.
9:57 Speaker 2: Una vulnerabilità pazzesca.
9:59 Speaker 3: Che però deriva proprio da un clima culturale italiano di rifiuto verso l'industria. Il Sole 24 Ore ha pubblicato dei dati assurdi Solo il 23,3% degli italiani si dice pro- industria.
10:09 Speaker 2: Così poche?
10:10 Speaker 3: Sì, la metà è indifferente e il 26% è proprio contro. E c'è questo paradosso geografico. Al sud e nelle isole, dove di grandi fabbriche ce ne sono poche, l'industria è vista bene. Al nord, che ci campa col manifatturiero, c'è un rigetto totale. Le fabbriche sono viste come fortezze che inquinano e basta, e non danno futuro ai giovani.
10:32 Speaker 2: Ma se non hai il consenso sociale... Come fai a gestire la transizione ecologica di un mostro come l'ilva? O ad attrarre stranieri? È impossibile.
10:42 Speaker 3: Appunto. E per provare a rilanciarti avresti almeno bisogno di un mercato interno efficiente, veloce, dove c'è vera concorrenza.
10:50 Speaker 2: E invece in Italia la concorrenza è bloccata dalla burocrazia. L'inchiesta del foglio sul mercato dell'energia è da manuale. L'ARERA, l'autorità per l'energia, multa a 2A per 5 milioni di euro. L'accusa è gravissima. Manipolazione del mercato. Dicono che nel 2022 l'azienda abbia trattenuto energia per tenere prezzi alti.
11:14 Speaker 3: Quindi l'ARERA
11:18 Speaker 2: dimostra di avere gli strumenti per colpire. Sì, ma ascolta questa. Una settimana prima di fare la multa, la stessa Arera rimanda la conclusione di una mega indagine sul mercato del dispacciamento. Sai a quando?
11:30 Speaker 3: A quando?
11:30 Speaker 2: Al 31 dicembre 2028. Quattro anni. Quattro anni per chiudere un'indagine.
11:37 Speaker 3: È assurdo. Guarda, per far capire a chi ci ascolta la gravità, il mercato del dispacciamento è quello dove si compra energia all'ultimo secondo. La rete elettrica non immagazzina a grandi quantità, quindi domande e offerte devono essere sempre in perfetto equilibrio, se no va tutto in blackout. E quindi Terna
11:54 Speaker 2: interviene
11:55 Speaker 3: in
11:55 Speaker 2: emergenza?
11:56 Speaker 3: Esatto, e operando in emergenza i prezzi schizzano. Se hai il sospetto che i produttori stiano speculando su questa cosa, e tu rimandi l'indagine di quattro anni, togli ogni effetto deterrente. Le aziende sanno che le multe arriveranno in un'altra era geologica.
12:11 Speaker 2: E questo è solo il mercato all'ingrosso? Sulle concessioni è anche peggio. L'antitrust ha mandato una segnalazione durissima al Parlamento. Le gare per la distribuzione del gas, per le reti idroelettriche ed elettriche, tutto bloccato da anni.
12:26 Speaker 3: Per proteggere chi ha già la concessione.
12:28 Speaker 2: Chiaro. Sul gas aspicchiamo un decreto attuativo del Ministero dell'Ambiente da due anni. Sull'elettrico si inventano proroghe scaricando i costi in bolletta. E sull'idroelettrico Il governo negozia con l'Europa per evitare le gare a tutti i costi.
12:45 Speaker 3: Il problema economico qui è che, senza fare le gare, non sai mai il vero valore attuale di quelle infrastrutture, che spesso sono già ammortizzate da una vita. Blocchi tutto per non pestare piedi a nessuno. E chi paga?
12:58 Speaker 2: Famiglie e imprese manifatturiere. L'ultimo anello della catena. A proposito di imprese e burocrazia, facciamo due flash veloci per chi fa impresa in Italia. Il primo è d'Italia Oggi. Dopo 25 anni chiude il fondo rotativo per il self- employment.
13:15 Speaker 3: È una misura storica.
13:17 Speaker 2: Sì, sparisce con la nuova revisione in vigore dal 18 agosto. Però i fondi non spariscono, eh. Cambiano forma per gli under 35. Resta Resto al Sud 2.0, che dà voucher a fondo perduto fino a 50.000 euro. E c'è anche Autoimpiego Centro Nord.
13:35 Speaker 3: Ottimo! Il secondo flash invece arriva dal sole 24 ore ed è vitale per chi gestisce il personale. Il Consiglio di Stato, con la sentenza 4969 di quest'anno, ha fermato i cosiddetti contratti a spezzatino.
13:49 Speaker 2: Ah, i famosi contratti Frankenstein. Cioè, per capirci, prima arrivava l'ispettore del lavoro in un'azienda che usava il contratto del commercio, poi prendeva, che so, il contratto degli alimentaristi, pescava una singola indennità e costringeva l'azienda a pagarla, mischiando tutto.
14:05 Speaker 3: Esatto, una roba folle. Il Consiglio di Stato ha detto che non si può più fare la spesa tra i vari contratti cercando la clausoletta più favorevole. Se tu azienda applichi un contratto nazionale intero, firmato dai sindacati maggiormente rappresentativi, quello vale come salario giusto a norma di legge. Punto.
14:24 Speaker 2: Meno male. Almeno si dà un po' di certezza del diritto alle aziende durante le ispezioni. Allora, tiriamo le somme. Da una parte abbiamo stati tradizionali che non riescono a gestire masse mosse da TikTok e guerre ibride che ci mettono i droni e l'esplosivo in casa. Dall'altra l'Europa arranca industrialmente, vedi Volkswagen, e l'Italia si incarta nella burocrazia pur di non fare concorrenza. Sì, guarda
14:51 Speaker 3: la sintesi credo sia questa. Stiamo entrando in un'epoca in cui gli stati sono bravissimi, direi spietati, nel bloccare la concorrenza interna per proteggere i vecchi privilegi. Ma poi si scoprono totalmente impotenti davanti a una folla digitale senza faccia o a un dronetto commerciale pieno di semtex.
15:13 Speaker 2: Se due pagine vi è stato utile, seguitelo sulla vostra app di ascolto e lasciate 5 stelle. Giornali chiusi. A domani.
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