Sussidi, debito e paradossi di Stato | Sab 3 ott
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Quanto può reggere l’Europa mentre energia, debito, politica e industria vengono messi sotto pressione contemporaneamente?La rassegna stampa del 3 ottobre 2026 parte dalla nuova emergenza energetica e arriva al cuore delle trasformazioni economiche e sociali che stanno attraversando l’Europa. Dal piano del G7 per immettere sul mercato 100 milioni di barili di petrolio alle difficoltà dei conti pubblici italiani, passando per la crisi della rappresentanza politica, le proteste giovanili e il futuro dell’industria, analizziamo le tensioni che stanno ridisegnando lo scenario europeo.
Al centro c’è innanzitutto il petrolio. Il G7, sotto la presidenza francese di Emmanuel Macron, prepara il rilascio di riserve strategiche per contenere i prezzi di petrolio e prodotti raffinati, con una quota significativa di diesel destinata ad arrivare sul mercato nelle prime settimane. Una risposta alla pressione sui mercati energetici mentre le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz restano vulnerabili e l’Europa aumenta la propria dipendenza dalle importazioni statunitensi di diesel.
Sul fronte italiano, il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica fotografa una situazione altrettanto delicata. Lo scostamento da 29 miliardi di euro destinato a energia e difesa porta il deficit previsto al 3,4% del PIL nel 2027, mentre il debito pubblico raggiungerebbe il 138,5%. Tra Superbonus, costo degli interessi e vincoli europei, il percorso di rientro dei conti pubblici diventa uno dei nodi centrali della prossima legge di bilancio.
Ma la fragilità europea non riguarda soltanto economia e finanza. Francia e Spagna mostrano, con modalità differenti, quanto si sia indebolita la capacità dei sistemi politici tradizionali di garantire stabilità e rappresentanza. La frammentazione dei partiti, la difficoltà di formare maggioranze e la crescente distanza dei cittadini dalle istituzioni aprono una questione più ampia: quanto può durare un modello politico se la fiducia nella sua capacità di decidere continua a diminuire?
La frattura appare ancora più evidente tra le nuove generazioni. Le proteste studentesche francesi, nate attorno ai problemi della scuola ma rapidamente allargatesi a precarietà, cambiamenti climatici, selezione universitaria e impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, raccontano una domanda che va oltre l’istruzione: quali possibilità di accesso al futuro hanno oggi i giovani? In Italia, la stessa inquietudine assume forme più silenziose, tra calo demografico, dipendenza familiare, disimpegno civico ed emigrazione.
Ci occupiamo poi di diritti e giustizia attraverso il caso di Christa Pike e del dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti. L’esecuzione in Tennessee, dopo oltre trent’anni dalla condanna, ha riportato l’attenzione sulle procedure della pena capitale e sulla revisione dei protocolli dopo il fallimento dell’iniezione letale.
Dalla politica industriale arriva un altro paradosso: Stellantis vende di più, ma il PIL italiano non sembra accorgersene. Le immatricolazioni del gruppo crescono, ma molti dei modelli più venduti in Italia vengono prodotti all’estero. Il caso di Mirafiori e degli altri stabilimenti italiani riapre così il confronto su delocalizzazione, occupazione, catene produttive e capacità del Paese di trasformare la domanda interna in valore industriale.
Da qui nasce anche una domanda più generale sulla produttività: è più efficace sostenere gli investimenti attraverso crediti d’imposta oppure premiare ex post le imprese che dimostrano di aver aumentato realmente produttività e innovazione? La riflessione sulle proposte legate al Productivity Tax Rebate porta direttamente al ruolo del capitale, dell’intelligenza artificiale e degli incentivi pubblici nella trasformazione dell’economia.
Infine, il tema della distribuzione della ricchezza e quello del lavoro ci riportano alla lezione di Adriano Olivetti e al rapporto tra impresa, responsabilità sociale e...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo, siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:07 Speaker 2: Oggi abbiamo una serie di paradossi economici e sociali davvero enormi da smontare. Cioè, pensiamo a uno Stato che lancia un salvagente finanziario a un settore in crisi, per poi scoprire che quei soldi stanno di fatto finanziando economie estere.
0:20 Speaker 3: Esatto, oppure, e questa è una storia incredibile, Pensiamo a un sistema statale che cerca di giustiziare un condannato. La procedura fallisce miseramente e lo stesso Stato è costretto, dal suo stesso protocollo, a chiamare un'ambulanza per salvargli la vita.
0:34 Speaker 2: Pazzesco. E nel mezzo parleremo anche di conti pubblici schiacciati dalla geopolitica e di democrazie europee letteralmente paralizzate dove un pilli in crescita non riesce minimamente a spegnere la rabbia sociale.
0:47 Speaker 3: Sostanzialmente il filo conduttore di oggi è proprio questa disconnessione totale tra le regole scritte sulla carta e poi le conseguenze nel mondo reale. E direi di partire proprio dall'impatto della geopolitica sull'economia quotidiana.
0:59 Speaker 2: Certo, andiamo sui numeri
1:01 Speaker 3: Leggevo stamattina che il G7, spinto moltissimo da Macron, sta per immettere sul mercato 100 milioni di barili di petrolio e diesel. Tutto in soli 20 giorni. È una mossa massiccia.
1:12 Speaker 2: Assolutamente. E dietro c'è una pressione fortissima degli Stati Uniti, è giusto?
1:16 Speaker 3: Sì, il motivo è puramente elettorale ed economico. Negli Stati Uniti il gasolio ha toccato i 6,37 dollari al gallone. È un livello d'allarme per loro.
1:25 Speaker 2: Cioè, che poi in Europa viaggiamo su cifre completamente diverse. Siamo sui 2,12 euro al litro, che da noi in Italia arrivano facilmente a 2,24.
1:35 Speaker 3: Chiaro, ma questa emissione di barili che serve a raffreddare i prezzi ha un problema logistico enorme alla base. L'Europa oggi dipende per il 50% dal diesel americano.
1:45 Speaker 2: Metà del nostro fa bisogno
1:47 Speaker 3: Esatto, e la rotta del Mar Rosso oggi è praticamente impercorribile per le tensioni in Medio Oriente. Le navi devono circunnavigare l'Africa. I costi di trasporto sono esplosi.
1:56 Speaker 2: E qui si inserisce Trump, immagino.
1:58 Speaker 3: Sì, perché Trump ha colto proprio questa nostra vulnerabilità. Ha minacciato di bloccare le esportazioni di greggio statunitense per abbassare i prezzi interni prima delle elezioni.
2:07 Speaker 2: Aspetta, se lo facesse noi resteremmo senza metà del nostro
2:11 Speaker 3: diesel dall'oggi al domani. Praticamente sì. E questo scenario di totale instabilità globale si abbatte in tempo reale sui nostri bilanci nazionali. Oggi si discute l'approvazione del documento programmatico di finanza pubblica.
2:22 Speaker 2: Quello con i 29 miliardi di extra deficit, se non sbaglio
2:24 Speaker 3: Sostanzialmente sì. Il problema è che la maggior parte di queste risorse non andrà a stimolare l'economia reale. Serviranno solo come ammortizzatore per lo shock energetico e per le spese di difesa che ci chiede il nuovo scenario internazionale.
2:37 Speaker 2: Quindi soldi non creano ricchezza, tappano solo buchi.
2:40 Speaker 3: Esatto. La conseguenza matematica di tutto questo è che il debito pubblico italiano è proiettato al 138,5% entro il 2027. 138,5%
2:49 Speaker 2: Cioè, i numeri del governo però si basano su una stima di crescita dello 0,8% per l'anno prossimo. Ma con questo quadro internazionale mi sembra un ottimismo un po' fragile, no?
3:02 Speaker 3: Molto fragile. Anche perché l'inflazione, che è spinta proprio da questi costi energetici e logistici, costringe la bce a tenere i tassi di interesse alti
3:11 Speaker 2: e tassi alti significano che noi paghiamo interessi giganteschi sul nostro debito
3:15 Speaker 3: precisamente quindi insomma sperare che questo piano regga fino al 2028 significa scommettere che non ci sarà nessun altro imprevisto globale nei prossimi quattro anni
3:24 Speaker 2: difficile diciamo ma c'è un punto ancora più tecnico e subdolo su questo piano giusto un meccanismo automatico
3:31 Speaker 3: sì il vero punto debole l'inflazione non alza solo i tassi fa salire in automatico anche tutte le uscite indicizzate dello Stato. Ad esempio, le pensioni o l'assegno unico aumentano per legge se sale il costo della vita. Certo. E questo fa balzare la nostra spesa primaria netta del 3,3%, che ci porta fuori dai limiti concordati con Bruxelles.
3:52 Speaker 2: E per evitare i soliti tagli lineari, lacrime e sangue, l'Italia sta andando in Europa a giocarsi la carta del drenaggio fiscale, che secondo me dovremmo spiegare bene, perché è un meccanismo veramente odioso che colpisce le buste paga di tutti.
4:05 Speaker 3: assolutamente vai pure
4:07 Speaker 2: praticamente quando l'inflazione è alta a volte i salari nominali vengono ritoccati un pochino verso l'alto quindi il lavoratore vede più euro in busta paga ma il suo potere d'acquisto in realtà è uguale o sceso perché la spesa supermercato costa molto di più
4:23 Speaker 3: chiaro i prezzi corrono
4:26 Speaker 2: più veloci dei salari esatto ma la fregatura è che quello scatto di stipendio anche se è finto dal punto di vista della ricchezza ti spinge in uno scaglione irpef più alto
4:34 Speaker 3: Quindi paghi più tasse
4:36 Speaker 2: Paghi più tasse pur essendo di fatto più povero di prima. E lo Stato incassa un extra gettito nascosto che è generato solo dall'inflazione. L'Italia andrà a dire a Bruxelles, ehi, contate questi soldi extra per non farci fare nuovi tagli.
4:49 Speaker 3: È un gioco di prestigio contabile, praticamente. E a proposito di come lo Stato usa i soldi, passiamo a come spende materialmente i fondi per stimolare l'industria. C'è un'analisi durissima oggi di un ex ministro dell'economia.
5:02 Speaker 2: Sì, Giovanni Tria. che attacca proprio alla radice la logica di nostri sussidi alle imprese, quelli basati sui crediti d'imposta per comprare macchinari.
5:10 Speaker 3: Esatto. Lui recupera questa teoria economica del 1989, la teoria di Baumol, che sostanzialmente dice che lo Stato sbaglia concettualmente quando premia l'investimento in sé. Dovrebbe premiare solo l'effettivo aumento di produttività.
5:24 Speaker 2: Cioè, per spiegarla in termini quotidiani, l'approccio che abbiamo adesso è come pagare un personal trainer in anticipo solo perché ha comprato la panca nuova e i pesi nuovi. sperando che questo ti faccia dimagrire.
5:35 Speaker 3: Esatto, bel esempio. Baumol invece dice, no, tu il personal trainer lo paghi solo dopo che hai effettivamente perso peso.
5:42 Speaker 2: Chiaro, perché se lo Stato usa il credito d'imposta per abbassare il costo del macchinario a priori, l'azienda lo compra, magari lo usa malissimo, magari non assume nessuno, non innova nulla, ma il sussidio se l'è già intascato.
5:55 Speaker 3: Stiamo sovvenzionando la mediocrità in questo modo. Il meccanismo alternativo sarebbe detassare l'aumento dei profitti veri.
6:02 Speaker 2: Quindi il rischio resta tutto sull'imprenditore.
6:05 Speaker 3: Assolutamente. Tu compri il macchinario a prezzo pieno, lo metti in fabbrica, assumi personale, aumenti la produzione e solo su quella ricchezza in più che hai creato lo Stato ti fa uno sconto fiscale enorme.
6:16 Speaker 2: Premiare il successo per non sprecare soldi pubblici su aziende decotte. Quanto l'attuale sistema sia scollegato dalla realtà lo si vede benissimo sui dati di Stellantis analizzati oggi.
6:27 Speaker 3: Numeri che a prima vista sembrano un trionfo, tra l'altro.
6:30 Speaker 2: Sì, sembrano eccezionali. A settembre Stellantis in Italia ha aumentato le vendite del 7,2%. Hanno 5 modelli nella top 10 delle auto più vendute.
6:40 Speaker 3: Che seguendo la logica classica dovrebbe voler dire fabbriche italiane che lavorano a pieno ritmo, giusto?
6:45 Speaker 2: In teoria. Nella pratica l'impatto sul PID italiano è nullo. Anzi, forse negativo. Perché il paradosso sta proprio nella filiera.
6:53 Speaker 3: Cioè, dove vengono prodotte queste macchine.
6:55 Speaker 2: Esatto. L'auto più venduta è la Pandina. E ok, quella la fanno a Pomigliano.
6:59 Speaker 4: Meno male.
7:00 Speaker 2: Meno male. Ma guardiamo il resto. La Jeep Avenger, che vende tantissimo, la fanno in Polonia. La Peugeot 3008, stabilimenti francesi. La nuova Grande Panda la assemblano in Serbia. E la Citroen C3 arriva da Slovacchia e di nuovo Serbia.
7:14 Speaker 3: Questo è il vero cortocircuito. Noi cittadini italiani usiamo i nostri risparmi e spesso gli ecoincentivi statali pagati con le nostre tasse per comprare queste auto. Ma il valore aggiunto ai posti di lavoro non restano qui.
7:26 Speaker 2: Vanno ad alimentare il pil serbo o polacco. Mentre storici poliproduttivi come Mirafiori sono praticamente paralizzati. Pensa che per la 500 ibrida si fermeranno a 70.000 unità prodotte quest'anno. Ne avevano previste 100.000
7:39 Speaker 3: È scattata la cassa integrazione, infatti.
7:41 Speaker 2: E a Cassino la situazione è identica.
7:43 Speaker 3: E sai, un modello economico del genere, in cui il mercato interno finanzia stabilimenti esteri mentre le tue fabbriche chiudono, genera una frattura sociale gigantesca.
7:53 Speaker 2: Perché i profitti si concentrano tutti in alto
7:56 Speaker 3: Esatto. I dividendi e i bonus manageriali volano, mentre chi lavora alla base perde certezze. Oggi leggevo un editoriale che citava la visione di Adriano Olivetti per far capire quanto ci siamo allontanati. Uh
8:07 Speaker 2: Olivetti! Una visione illuminata per l'epoca.
8:10 Speaker 3: Eh sì. Negli anni del boom lui teorizzava che un dirigente non dovesse mai guadagnare più di dieci volte il salario del suo operaio di livello più basso. Uno a dieci. Serviva per mantenere una sorta di coesione sociale in azienda.
8:23 Speaker 2: Oggi siamo un filino oltre l'1 a 10, credo.
8:26 Speaker 3: Leggermente. In Italia oggi il rapporto è 1 a 649.
8:30 Speaker 2: 649 volte.
8:32 Speaker 3: Follia. Praticamente un manager guadagna in una giornata quello che un suo operaio guadagna in quasi due anni di lavoro. Anche quando l'azienda va male, tra l'altro.
8:41 Speaker 2: E questa è la frottura esatta che poi travolge le democrazie. C'è un'analisi molto lucida oggi che spiega come questa elite economica abbia rinunciato del tutto al proprio ruolo di guida.
8:51 Speaker 3: Cioè non propongono più una visione a lungo termine?
8:53 Speaker 2: Nessuna. Fanno solo da specchio alle paure della pancia della società. Cavalcano l'ansia per incassare il dividendo immediato, che sia in borsa o nelle urne. E il risultato è che l'Europa è politicamente instabile in modo permanente.
9:07 Speaker 3: In Francia, per dare un contesto, hanno bruciato tre primi ministri solo da luglio 2024. Governi che non riescono neanche a far approvare un bilancio senza forzature costituzionali. E in Spagna la situazione non è tanto diversa. Scivolano verso la sesta elezione anticipata dal 2015
9:23 Speaker 2: Però fammi fare l'avvocato del diavolo sui macrodati. Perché c'è un'incongruenza enorme qui. Quale? La paralisi democratica non possiamo spiegarla solo con i grafici del Ministero dell'Economia. In Francia, ok, debito al 120%, crescita sotto l'1%, ci sta che la politica salti. Ma la Spagna viaggia con una crescita del PIL del 2,5%.
9:45 Speaker 3: Vero. Hanno il debito in calo e l'occupazione va bene.
9:49 Speaker 2: E allora perché il blocco istituzionale e la frammentazione parlamentare spagnola sono identici a quelli francesi? L'economia da sola non basta a spiegare questo livello di malessere sociale
9:59 Speaker 3: Assolutamente no. la radice è un'altra ed è molto più profonda un reportage molto interessante oggi entrava nei licei francesi per provare a capirlo si parlava di queste proteste studentesche nate magari per aule sovraffollate che però in due settimane sono diventate vere rivolte urbane
10:15 Speaker 2: e cosa c'è dietro
10:16 Speaker 3: un'ansia paralizzante per il futuro I ragazzi sentono di essere formati per un mondo che tra cinque anni non esisterà più. Hanno il terrore del cambiamento climatico. Vedono l'intelligenza artificiale che distruggerà i loro futuri posti di lavoro. Sentono che la scuola non funziona più da ascensore sociale.
10:31 Speaker 2: Cioè il patto intergenerazionale è saltato completamente.
10:35 Speaker 3: Esatto. In Francia la reazione è esplosiva. Scendono in piazza, bruciano i cassonetti. E
10:40 Speaker 2: in Italia invece no. Perché qui da noi il malessere prende una forma molto più insidiosa, direi. Noi scontiamo una crisi demografica pazzesca che toglie letteralmente i numeri, la massa critica ai giovani per fare rumore.
10:54 Speaker 3: Vero, sono pochi per riempire le piazze.
10:57 Speaker 2: E quindi la loro debolezza diventa una specie di protesta silenziosa, una rassegnazione. Parliamo di disimpegno totale dal mondo del lavoro, rinuncia a competere, fughe all'estero, o nei casi più tristi, vivere cronicamente appoggiati alla pensione dei genitori. Non bruciano le piazze. ma il sistema paese si consuma dall'interno lo stesso.
11:18 Speaker 3: E il mercato del lavoro si sta adattando, in peggio, a questa debolezza. Anche nelle professioni che storicamente erano considerate roccaforti sicure.
11:25 Speaker 2: Ti riferisci agli avvocati?
11:27 Speaker 3: Sì. C'è un aggiornamento sulla riforma forense approvata dal Consiglio dei Ministri. La professione viene radicalmente deregolamentata per sopravvivere alla crisi del settore.
11:35 Speaker 2: In che senso deregolamentata?
11:38 Speaker 3: Ad esempio si introduce la libertà di legare il compenso esclusivamente al raggiungimento dell'obiettivo. Ma la cosa più assurda è che viene sancita la facoltà legale di lavorare gratis per costruire portfoglio o attrarre clienti.
11:50 Speaker 2: Aspetta, lavorare gratis istituzionalizzato per legge?
11:53 Speaker 3: Praticamente sì. Ma il vero elefante nella stanza della riforma è la cosiddetta monocommittenza.
11:59 Speaker 2: Cioè
11:59 Speaker 3: Il finto lavoro autonomo.
12:01 Speaker 2: Esatto
12:02 Speaker 3: Oggi ci sono migliaia di giovani avvocati che lavorano a partita IVA per un unico grande studio. Fanno gli urlari di un dipendente, prendono ordini, ma senza le tutele del lavoro subordinato
12:12 Speaker 2: Fintissime partite IVA.
12:14 Speaker 3: E la riforma cosa fa? Li regolarizza come dipendenti
12:18 Speaker 2: No,
12:18 Speaker 3: l'esatto opposto. Sana questa zona grigia dicendo ok, puoi lavorare per un singolo studio in esclusiva mantenendo formalmente la partita IVA. Di fatto aggirano la subordinazione lavorativa.
12:29 Speaker 2: Incredibile.
12:30 Speaker 3: E l'altra urgenza era salvare la cassa forense. Con la proliferazione delle società tra legali c'era il rischio di un buco enorme nelle pensioni future.
12:39 Speaker 2: E come l'hanno tamponato
12:40 Speaker 3: Mossa puramente contabile. Le società dovranno versare il contributo integrativo su tutto il volume d'affari IVA prodotto dalla società, non solo sui compensi distribuiti ai singoli soci. Così sperano che il salvadanaio regga.
12:53 Speaker 2: Insomma, regole, contratti, manovre di bilancio. Tutta la puntata di oggi racconta questo disperato tentativo delle istituzioni di controllare e inquadrare la realtà umana con fogli di calcolo.
13:05 Speaker 3: Che poi è un'illusione di controllo.
13:07 Speaker 2: Un'illusione totale. E c'è una storia di cronaca oggi che polverizza questa illusione in modo brutale. Ci riporta alla crudezza fisica imprevedibile della biologia.
13:18 Speaker 3: Parli dell'esecuzione di Krista Pike, vero?
13:20 Speaker 2: Sì, nel penitenziario del Tennessee. Una vicenda grottesca che fa vedere cosa succede quando la burocrazia statale si schianta contro il corpo umano.
13:31 Speaker 3: Sai, negli Stati Uniti ormai l'esecuzione l'hanno trasformata in una procedura medica, asettica, da ospedale. Nessun inestetismo della morte violenta.
13:41 Speaker 2: Sì, tutto pulito, tutto scientifico.
13:43 Speaker 3: Esatto. Il protocollo usa questo potente anestetico, il pentobarbital. Il condannato è su un lettino clinico, monitorato dalle macchine. E dall'altra parte del vetro ci sono i familiari e i giornalisti. Lo Stato confeziona la morte come se fosse un'operazione chirurgica infallibile.
14:00 Speaker 2: Ma con Krista Pike il protocollo deraglia completamente. Le fanno la prima ignazione. Lei non si addormenta serenamente. Inizia a sentire un dolore lancinante, poi perde coscienza. Ma, e qui è l'imprevisto, i suoi polmoni continuano a funzionare. Il corpo si rifiuta di morire.
14:17 Speaker 4: E il sistema, ovviamente,
14:21 Speaker 2: dà manuale al piano B. Certo, la seconda dose è letale. I tecnici gliela somministrano. E passano i minuti. Ma non succede niente. Lei continua a respirare. Respirava così profondamente che i giornalisti, oltre alla vetrata insonorizzata, la sentivano russare. A quel punto il manuale burocratico finisce. Non sanno più che fare
14:40 Speaker 3: È un cortocircuito logico pazzesco. Lo Stato ha calcolato i milligrammi, firmato i permessi, allestito il teatrino perfetto. Avevano calcolato il fallimento della prima fiala. Ma non avevano minimamente previsto che un corpo potesse incassare due dosi letali di fila e continuare ostinatamente a funzionare.
14:59 Speaker 2: Esatto. E di fronte all'imprevisto biologico, l'autorità va nel panico. Chiudono le tende sulla vetrata, staccano i microfoni, evacuano la stanza a spintoni. E qui arriva il paradosso finale, quello surreale. Perché a quel punto tecnicamente l'esecuzione
15:13 Speaker 3: è interrotta.
15:16 Speaker 2: Precisamente. E l'esecuzione interrotta significa che la condannata torna a essere un detenuto sotto la custodia e la tutela sanitaria dello Stato. Assurdo. Il direttore del carcere da protocollo deve chiamare i soccorsi. Un'ambulanza vera e propria entra nel braccio della morte. I paramedici corrono dentro con un solo scopo, stabilizzare e salvare la vita a quella stessa persona che il sistema penale fino a tre minuti prima stava cercando di uccidere.
15:41 Speaker 3: Cioè, se vogliamo sintetizzare il quadro di oggi, insomma, abbiamo conti statali incastrati dalla geopolitica che si inventano manovre algebriche, un mercato dell'auto che spende i nostri soldi pubblici per arricchire fabbriche all'estero, un'Europa paralizzata dall'angoscia giovanile e una burocrazia che quando progetta la morte si scopre totalmente impotente.
16:01 Speaker 2: Per chi ci ascolta e trova valore nel collegare queste dinamiche profonde dietro i titoli di giornata, l'invito è a continuare a seguire la nostra rassegna sulla vostra piattaforma preferita. E, se vi va, lasciare una recensione a 5 stelle. Chiudiamo con una provocazione che lega un po' tutti i fili. Vai. Se un protocollo medico letale, studiato e testato per decenni, fallisce miseramente di fronte all'imprevedibile resistenza di un singolo corpo umano, Con quale assurda presunzione continuiamo a credere che un po' di regole economiche e burocratiche possano imbrigliare la paura, la rabbia e l'imprevedibilità di intere nazioni?
16:38 Speaker 3: Giornali chiusi.
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