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Sussidi, debito e paradossi di Stato | Sab 3 ott
•16:40

Sussidi, debito e paradossi di Stato | Sab 3 ott

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Quanto può reggere l’Europa mentre energia, debito, politica e industria vengono messi sotto pressione contemporaneamente?
La rassegna stampa del 3 ottobre 2026 parte dalla nuova emergenza energetica e arriva al cuore delle trasformazioni economiche e sociali che stanno attraversando l’Europa. Dal piano del G7 per immettere sul mercato 100 milioni di barili di petrolio alle difficoltà dei conti pubblici italiani, passando per la crisi della rappresentanza politica, le proteste giovanili e il futuro dell’industria, analizziamo le tensioni che stanno ridisegnando lo scenario europeo.
Al centro c’è innanzitutto il petrolio. Il G7, sotto la presidenza francese di Emmanuel Macron, prepara il rilascio di riserve strategiche per contenere i prezzi di petrolio e prodotti raffinati, con una quota significativa di diesel destinata ad arrivare sul mercato nelle prime settimane. Una risposta alla pressione sui mercati energetici mentre le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz restano vulnerabili e l’Europa aumenta la propria dipendenza dalle importazioni statunitensi di diesel.
Sul fronte italiano, il nuovo Documento programmatico di finanza pubblica fotografa una situazione altrettanto delicata. Lo scostamento da 29 miliardi di euro destinato a energia e difesa porta il deficit previsto al 3,4% del PIL nel 2027, mentre il debito pubblico raggiungerebbe il 138,5%. Tra Superbonus, costo degli interessi e vincoli europei, il percorso di rientro dei conti pubblici diventa uno dei nodi centrali della prossima legge di bilancio.
Ma la fragilità europea non riguarda soltanto economia e finanza. Francia e Spagna mostrano, con modalità differenti, quanto si sia indebolita la capacità dei sistemi politici tradizionali di garantire stabilità e rappresentanza. La frammentazione dei partiti, la difficoltà di formare maggioranze e la crescente distanza dei cittadini dalle istituzioni aprono una questione più ampia: quanto può durare un modello politico se la fiducia nella sua capacità di decidere continua a diminuire?
La frattura appare ancora più evidente tra le nuove generazioni. Le proteste studentesche francesi, nate attorno ai problemi della scuola ma rapidamente allargatesi a precarietà, cambiamenti climatici, selezione universitaria e impatto dell’intelligenza artificiale sul lavoro, raccontano una domanda che va oltre l’istruzione: quali possibilità di accesso al futuro hanno oggi i giovani? In Italia, la stessa inquietudine assume forme più silenziose, tra calo demografico, dipendenza familiare, disimpegno civico ed emigrazione.
Ci occupiamo poi di diritti e giustizia attraverso il caso di Christa Pike e del dibattito sulla pena di morte negli Stati Uniti. L’esecuzione in Tennessee, dopo oltre trent’anni dalla condanna, ha riportato l’attenzione sulle procedure della pena capitale e sulla revisione dei protocolli dopo il fallimento dell’iniezione letale.
Dalla politica industriale arriva un altro paradosso: Stellantis vende di più, ma il PIL italiano non sembra accorgersene. Le immatricolazioni del gruppo crescono, ma molti dei modelli più venduti in Italia vengono prodotti all’estero. Il caso di Mirafiori e degli altri stabilimenti italiani riapre così il confronto su delocalizzazione, occupazione, catene produttive e capacità del Paese di trasformare la domanda interna in valore industriale.
Da qui nasce anche una domanda più generale sulla produttività: è più efficace sostenere gli investimenti attraverso crediti d’imposta oppure premiare ex post le imprese che dimostrano di aver aumentato realmente produttività e innovazione? La riflessione sulle proposte legate al Productivity Tax Rebate porta direttamente al ruolo del capitale, dell’intelligenza artificiale e degli incentivi pubblici nella trasformazione dell’economia.
Infine, il tema della distribuzione della ricchezza e quello del lavoro ci riportano alla lezione di Adriano Olivetti e al rapporto tra impresa, responsabilità sociale e...