Terremoto AfD e la fuga dei cervelli | Lun 7 set
Informazioni su questo episodio
L’Europa sta perdendo il controllo del proprio futuro?In questo episodio analizziamo le trasformazioni che stanno mettendo alla prova la sovranità europea: dall’ascesa dell’estrema destra in Germania ai negoziati tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, dalla dipendenza tecnologica dell’Europa nell’intelligenza artificiale alla fuga dei talenti italiani, fino al costo economico del cambiamento climatico e alle nuove strategie energetiche.
Partiamo dalla Germania, dove il successo di Alternative für Deutschland nell’Est del Paese segna un punto di svolta per la politica europea. In Sassonia e Sassonia-Anhalt l’AfD raggiunge livelli di consenso mai visti prima, mentre la CDU di Friedrich Merz fatica a mantenere il ruolo di argine. Ma dietro il voto di protesta ci sono dinamiche profonde: spopolamento, salari più bassi, perdita di industrie e la sensazione di essere rimasti ai margini della Germania riunificata.
L’avanzata della destra tedesca arriva mentre l’Europa affronta una nuova fase della guerra in Ucraina. Gli emissari di Donald Trump tentano di riaprire il canale diplomatico con Mosca e Kyiv, mentre una temporanea sospensione delle ostilità alimenta le speranze di nuovi negoziati. Ma il ruolo dell’Unione Europea resta una delle grandi incognite: può l’Europa permettersi di essere spettatrice quando si decide il futuro della propria sicurezza?
Anche i rapporti tra Germania e Russia precipitano ai minimi storici, tra espulsioni diplomatiche, chiusure di istituzioni culturali e accuse sempre più dure da parte del Cremlino. Sullo sfondo, il regime iraniano continua la repressione contro i giovani, con storie drammatiche che mostrano quanto la questione dei diritti umani resti centrale negli equilibri geopolitici.
Ci spostiamo poi in Italia, dove il problema della sovranità assume una forma diversa: il capitale umano che se ne va. Migliaia di giovani laureati lasciano ogni anno il Paese, portando con sé competenze e investimenti formativi che l’Italia fatica a recuperare. Contemporaneamente, i laureati stranieri presenti nel Paese vengono spesso impiegati al di sotto delle proprie qualifiche. Un doppio paradosso che alimenta il cosiddetto brain drain e il brain waste.
La stessa contraddizione emerge nell’intelligenza artificiale. L’Italia dispone di infrastrutture strategiche come il supercomputer Leonardo, ma gran parte degli investimenti privati nel settore proviene dai grandi gruppi tecnologici americani. Il problema non è quindi soltanto sviluppare l’IA, ma capire chi controllerà i dati, i capitali, le piattaforme e le infrastrutture da cui dipenderà l’economia europea del futuro.
Sul fronte economico analizziamo anche la strategia del Governo italiano, tra disciplina di bilancio, privatizzazioni e difesa della credibilità finanziaria. La sfida è trovare un equilibrio tra sostenibilità dei conti pubblici e capacità di investimento in un momento in cui Stati Uniti, Cina ed Europa stanno aumentando la competizione industriale e tecnologica.
Poi c’è il clima, che da emergenza ambientale sta diventando sempre più un problema economico e geopolitico. Lo “spread climatico” rischia di pesare sulla crescita italiana attraverso agricoltura, infrastrutture ed energia, mentre la siccità mette sotto pressione anche sistemi industriali che dipendono dalla disponibilità d’acqua per il loro funzionamento.
In questo scenario analizziamo la strategia dei biocarburanti, dagli HVO ai SAF, e il tentativo di costruire una transizione energetica capace di ridurre le emissioni senza smantellare la base industriale europea. Ma anche il blocco delle importazioni di carne dal Brasile mostra quanto le politiche ambientali e commerciali possano avere conseguenze concrete sulle filiere alimentari italiane, dalla materia prima alla produzione della Bresaola della Valtellina.
Parleremo infine della scuola e dell’ingresso dell’intelligenza artificiale nei programmi educativi, della nuova riforma...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine. La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo. Allora, oggi iniziamo con un paradosso bello e buono. Uno di quelli che sembrano inventati.
0:13 Speaker 3: Sì, è roba da sceneggiatura, direi.
0:15 Speaker 2: Assolutamente. Immaginate un partito politico che fa della difesa spietata della famiglia tradizionale la sua unica bandiera.
0:22 Speaker 3: Certo.
0:22 Speaker 2: E che passa il tempo a scagliarsi contro i diritti delle minoranze proponendo modelli sociali rigidissimi. Insomma
0:27 Speaker 3: una linea estrema.
0:28 Speaker 2: Esatto. Poi però guardi al vertice di questo stesso partito e chi trovi? Una leader che è unita civilmente con una donna e sta crescendo due figlie.
0:38 Speaker 3: Un cortocircuito logico totale.
0:40 Speaker 2: Totale. E non parliamo di una serie tv, ma dell'AfD, il partito di ultradestra tedesco, che poche ore fa ha letteralmente sventrato gli equilibri politici in Germania.
0:49 Speaker 3: E da qui dobbiamo partire oggi, infatti.
0:51 Speaker 2: Dal terremoto tedesco.
0:53 Speaker 3: Perché ci fa capire come, diciamo, l'ansia per il futuro stia riscrivendo tutte le regole del gioco in Europa.
1:00 Speaker 2: Ma non parleremo solo di questo.
1:01 Speaker 3: No, oggi l'obiettivo di quest'analisi è tracciare una linea che unisce tre fronti.
1:06 Speaker 2: Che sembrano slegati, ma non lo sono.
1:09 Speaker 3: Per nulla. Il primo è proprio il collasso tedesco e questi piani di segregazione sociale a livello locale.
1:16 Speaker 2: Il secondo è la diplomazia ombra tra Stati Uniti, Russia e Ucraina.
1:20 Speaker 3: Mentre Mosca, tra l'altro, parla di vera e propria guerra.
1:23 Speaker 2: Esatto. E il terzo punto è la voragine economica italiana.
1:28 Speaker 3: Eh, lì ci facciamo male.
1:29 Speaker 2: Lì vedremo perché continuiamo a bruciare più di 11 miliardi all'anno esportando cervelli e come questa emorragia sia collegata alla paura che paralizza il continente.
1:39 Speaker 3: Allora partiamo dai numeri della Germania che, guarda, stanno togliendo il sonno un po' a tutti. Numeri alla mano, la situazione è storica.
1:47 Speaker 2: Sì, basta guardare le prime pagine. Corriere della Sera, La Stampa, ma anche testate digitali tipo Will Media o Cora Media. Tutti riportano la stessa cosa.
1:57 Speaker 3: Ovvero il boom in due lander dell'ex Germania Est.
2:00 Speaker 2: Sassonia e Sassonia- Anhalt. Lì l'AFD ha sfondato il muro del 44% dei voti.
2:06 Speaker 3: Hanno raddoppiato i consensi in cinque anni. Un balzo enorme.
2:11 Speaker 2: E nel frattempo la CDU di Friedrich Merz, insomma il partito di Angela Merkel, la colonna del paese... È crollata dal 37 al 17%.
2:19 Speaker 3: Un gimezzamento secco.
2:21 Speaker 2: Ma la cosa pazzesca è che l'IFD ha mancato la maggioranza assoluta per tre miseri seggi. Ma come funziona questa cosa della maggioranza sfiorata per così poco?
2:31 Speaker 3: Qui entra in gioco la matematica elettorale. Nel loro sistema regionale c'è la ripartizione dei resti e uno sbarramento.
2:38 Speaker 2: Che taglia fuori i partitini.
2:40 Speaker 3: Esatto. Questo significa che la maggioranza assoluta dei seggi può scattare anche se hai, per dire, il 42,5% dei voti reali.
2:50 Speaker 2: Caspita!
2:51 Speaker 3: Quindi fermarsi a tre seggi dal controllo totale di un landa tedesco per un partito che l'intelligence considera un rischio democratico è uno spartiacque.
3:02 Speaker 2: Non è più un voto di protesta.
3:03 Speaker 3: No, parliamo di una forza egemone a un millimetro da un governo monocolore, senza compromessi con nessuno.
3:10 Speaker 2: E si vede benissimo come le testate abbiano metabolizzato questa cosa in modi opposti. Il Corriere titola L'ultradestra vince e fa paura.
3:19 Speaker 3: Che è la linea condivisa anche da Stampa e Repubblica, che parlano di buio sopra Berlino.
3:24 Speaker 2: Però poi prendi il giornale e leggi vento di eurodestra, mentre La Verità accusa direttamente Bruxelles di aver innescato la bomba con le sue politiche.
3:33 Speaker 3: C'è proprio una divergenza totale su chi sia il colpevole, diciamo.
3:38 Speaker 2: Dall'altra all'Unione Europea per aver strangolato i cittadini.
3:41 Speaker 3: Ma per capire l'entità della scossa, dobbiamo guardare chi ha materialmente preso questi voti.
3:48 Speaker 2: Giusto. Parliamo di Ulrich Sigmund in Sassonia- Analta. Chi ha solo 35 anni. 35 anni. E Der Spiegel, che non è proprio un giornalino di quartiere, gli ha dedicato una copertina chiamandolo l'uomo più pericoloso della Germania.
4:02 Speaker 3: Qualsiasi altro politico avrebbe fatto una querela istantanea.
4:06 Speaker 2: Lui invece cosa fa? Compra decine di copie, le autografa e le distribuisce ai comizi come trofei.
4:12 Speaker 3: Questa è la normalizzazione dello stigma. Un capolavoro di marketing, politico in un certo senso.
4:18 Speaker 2: Un programma che è un manifesto di rottura, tra l'altro. Dobbiamo entrarci nel dettaglio perché il Times di Londra usa due parole pesantissime.
4:25 Speaker 3: Deportazione e segregazione.
4:28 Speaker 2: Sì, uno dei pilastri di Sigmund è la remigrazione. Un termine che fa venire i brividi
4:34 Speaker 3: Sì, parlano di espulsioni di massa, non solo di irregolari. E spingono per abolire il diretto d'asilo che in Germania è in Costituzione, per ovvi motivi post- nazismo.
4:45 Speaker 2: E poi ci sono queste famose guardie civiche volontarie. Li chiamano gli eroi del quotidiano. Ma scusa, guardie civiche. Parliamo di ronde?
4:54 Speaker 3: Praticamente ronde organizzate da privati cittadini per affiancare la polizia.
4:59 Speaker 2: È assurdo.
5:00 Speaker 3: È un attacco a un principio cardine dello Stato moderno, cioè il monopolio legittimo dell'uso della forza.
5:05 Speaker 2: Certo. Se deleghi il controllo a gruppi politicizzati, crei delle
5:10 Speaker 3: milizie. Esattamente. In Germania evocare cittadini in uniforme per strada tocca dei nervi scopertissimi. E sai, anche il termine remigrazione non è casuale.
5:19 Speaker 2: Viene dai think tank della nuova destra,
5:21 Speaker 3: no? Dal movimento identitario. Da una patina burocratica a un concetto brutale, l'espulsione su base etnica. Se non sei assimilato culturalmente, sei nel target, passaporto o no.
5:34 Speaker 2: Ma guarda che la parte sulla scuola è ancora più scioccante. La FD locale vuole eliminare l'obbligo scolastico statale.
5:41 Speaker 3: Che chiamano costrizione scolastica.
5:44 Speaker 2: Costrizione scolastica, sì. Vogliono il via libera al homeschooling, per sottrarre i figli ai programmi ministeriali.
5:50 Speaker 3: Vogliono cancellare i progetti antirazzismo, vietare le bandiere arcobaleno.
5:54 Speaker 2: E la cosa peggiore. Nel 2026 propongono classi separate. Non solo per stranieri, ma per studenti con disabilità.
6:02 Speaker 3: Questo è lo smantellamento dell'inclusione europea degli ultimi 40 anni.
6:07 Speaker 2: Ma perché isolare i disabili?
6:08 Speaker 3: È un ritorno consapevole a prima delle riforme. Separi gli studenti vulnerabili e scardini l'idea che la scuola crei coesione sociale.
6:17 Speaker 2: Uno sfiducia totale verso l'autorità pubblica.
6:21 Speaker 3: Il loro ragionamento è che lo Stato fa il lavaggio del cervello con l'ambientalismo e l'ideologia gender, quindi la famiglia deve isolarsi.
6:30 Speaker 2: E torniamo al cortocircuito d'inizio puntata. Difendono la famiglia tradizionale con le unghie e con i denti.
6:37 Speaker 3: E poi hanno Alice Weidel, la leader nazionale lesbica unita civilmente con due figli.
6:44 Speaker 2: So che lei ha espresso un minimo di dissenso interno sulle posizioni estreme in Sassonia, ma a mezza bocca. Ma l'elettore come fa a ignorare questa ipocrisia?
6:53 Speaker 3: L'elettore la vede, ma semplicemente se ne frega.
6:56 Speaker 2: Davvero?
6:57 Speaker 3: Sì. Perché se il messaggio principale, cioè rompere con il sistema in modo violento, è forte, la base perdona le contraddizioni. Ah
7:06 Speaker 2: ho capito.
7:07 Speaker 3: Per capire questo voto dobbiamo toglierci le lenti dell'ideologia e usare quelle dell'economia, Il messaggero oggi ripesca il vecchio slogan di Clinton.
7:16 Speaker 2: La Sassonia è il land più anziano, più povero, con il distretto chimico più inquinato ex DDR.
7:23 Speaker 3: Infatti Paolo Valentino descrive un panorama quasi post- apocalittico. Hanno perso un abitante su quattro dalla riunificazione.
7:31 Speaker 2: Sono andati via tutti i giovani, i laureati, i tecnici.
7:35 Speaker 3: E chi è rimasto vive in un deserto, senza fabbriche, senza banche. persino senza ospedali in provincia.
7:42 Speaker 2: Si sentono cittadini di serie B e su questo vuoto si innesca l'AFD.
7:46 Speaker 3: Soprattutto perché oggi Berlino chiede loro un'altra transizione, quella ecologica, che costa tantissimo.
7:53 Speaker 2: L'AFD semplicemente intercetta la stanchezza e vende una scorciatoia emotiva, il ritorno al passato omogeneo. dando la colpa ai migranti e a Bruxelles.
8:02 Speaker 3: Sembra la fotocopia del fenomeno MAGA negli Stati Uniti.
8:05 Speaker 2: Stessa identica dinamica della Rust Belt americana. La nostalgia di un passato glorioso per un elettorato terrorizzato dal presente. Ma allora ti chiedo, quali sono le conseguenze? La FD non ha i numeri per governare da sola.
8:19 Speaker 3: Infatti gli altri erigono il famoso cordone sanitario.
8:23 Speaker 2: Che porta alla coalizione Frankenstein.
8:25 Speaker 3: Già il nome dice tutto. Unisce cristiano- democratici, social- democratici, verdi e persino la link di sinistra radicale.
8:33 Speaker 2: Tutti insieme solo per tenere fuori l'AFD.
8:35 Speaker 3: Sì, ma questo paralizza l'amministrazione regionale.
8:38 Speaker 2: E regala argomenti a Sigmund.
8:40 Speaker 3: Certo, perché lui può dire, guardate, sono tutti un blocco unico di potere pur di non farci governare.
8:45 Speaker 2: L'instabilità alimenta il loro vittimismo.
8:48 Speaker 3: A proposito di visioni opposte, su Repubblica Gentiloni ci va giù pesantissimo.
8:52 Speaker 2: Li definisce nostalgici del nazismo e filoputiniani. Una condanna senza appello. Ma Raffaele Marmo, sul Quotidiano Nazionale, ribalta la prospettiva. Dice che l'anti-europeismo è figlio della stessa Unione Europea.
9:06 Speaker 3: È un'analisi molto lucida. Sono convinta che centri il punto.
9:10 Speaker 2: Cioè, se l'Europa fa solo il ragioniere con i vincoli e non offre reti sociali, la gente vota contro il sistema.
9:16 Speaker 3: È la fine del consenso permissivo. Finché c'era benessere andava bene, ma con l'inflazione il patto si rompe.
9:23 Speaker 2: L'elettore vede che la sua fabbrica chiude per decisioni prese a Bruxelles da burocrati mai eletti e si radicalizza.
9:30 Speaker 3: E questa frammentazione indebolisce l'Europa proprio mentre nel mondo le cose precipitano.
9:36 Speaker 2: E qui passiamo alla geopolitica, perché il mondo sta cambiando e si vede dai dettagli. Nelle ore in cui la Germania va in tilt abbiamo tre flash quasi assurdi.
9:44 Speaker 3: Dimmi.
9:45 Speaker 2: Trump che si presenta con i capelli castani. Un restyling che fa impazzire gli esperti. Raul Castro, 95enne, che riappare a Cuba in mezzo a una crisi energetica nerissima.
9:55 Speaker 3: Senza corrente praticamente.
9:56 Speaker 2: E sempre a Cuba, guarda l'ironia, Alessandro Di Battista. è bloccato per motivi di salute. Ma la vera partita si gioca sul triangolo Washington- Musca- Kiev.
10:05 Speaker 3: Quello che sta succedendo lì è anomalo. Due emissari di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner... Hanno condotto una vera diplomazia ombra.
10:14 Speaker 2: Sono andati a Mosca per un vertice a porti chiuse, con Putin di tre ore.
10:19 Speaker 3: E subito dopo, a Kiev, sull'Espresso della Pace, il treno per incontrare Zelensky.
10:24 Speaker 2: È la prima volta che i misseri di Trump vanno fisicamente a incontrare entrambi. Però, dobbiamo dirlo chiaro, non c'è mezza dichiarazione ufficiale.
10:31 Speaker 3: Solo i classici comunicati sui colloqui sostanziali, che non vogliono dire niente.
10:36 Speaker 2: Allora, faccio l'avvocato del diavolo. È vera diplomazia o è solo una mega operazione di marketing di Trump per le elezioni di metà mandato?
10:45 Speaker 3: L'immagine del pacificatore ha un peso elettorale enorme.
10:48 Speaker 2: Soprattutto perché di pace sul campo non c'è traccia. I Patriot per Kiev slittano l'anno prossimo.
10:54 Speaker 3: E in Europa leader come Jordan Bardella in Francia parlano di un supporto all'Ucraina solo transazionale.
11:00 Speaker 2: Che vuol dire esattamente transazionale?
11:03 Speaker 3: Che ti aiuto solo se ci guadagno io, subito e direttamente.
11:06 Speaker 2: Quindi un calcolo da bottegaio, non più difesa dei principi.
11:09 Speaker 3: Esatto. Niente alleanza valoriale, solo contratti vantaggiosi.
11:14 Speaker 2: E mentre noi ci dividiamo, la Russia alza il tiro, proprio contro la Germania.
11:18 Speaker 3: Sfrottando ogni pretesto, l'analisi dell'altra voce riporta dichiarazioni di Lavrov che fanno gelare il sangue.
11:25 Speaker 2: Per via del drone sopra l'aeroporto di Lipsia, giusto?
11:28 Speaker 3: Berlino lo identifica come russo, per spionaggio. Lavrov non solo nega, ma attacca il riarmo tedesco.
11:38 Speaker 2: E definisce le mosse di Merz come l'inizio di una vera guerra. Parole inequivocabili.
11:43 Speaker 3: E seguono le rappresaglie materiali. La Germania chiude il consolato russo a Bonn E Mosca chiude i centri Goethe in Russia.
11:50 Speaker 2: Ma non si fermano alla diplomazia. In Germania si preparano a difendersi in casa.
11:55 Speaker 3: Stanno implementando il CyberDome.
11:57 Speaker 2: Una specie di cupola digitale per proteggere ministeri e reti elettriche, giusto?
12:01 Speaker 3: Più unitanti drone fisiche a Berlino. Questo perché Lavrov colpisce un paese spaccato.
12:07 Speaker 2: Da una parte il governo che cerca di armarsi. Dall'altra l'Est che vota AFD e vuole stop alle armi e ritorno del gas russo.
12:15 Speaker 3: Questa spaccatura è pericolosissima. E se allarghiamo lo sguardo in Medio Oriente, la situazione è forse pure peggio.
12:21 Speaker 2: The Guardian oggi riporta flash di scontri navali nello stretto di Hormuz. Ma c'è una storia interna in Iran che fa male al cuore.
12:30 Speaker 3: La vicenda delle sorelle Raimi.
12:32 Speaker 2: Taranee e Romina. 19 anni. Gemelle. Arrestate a Isfahan solo per aver manifestato all'università.
12:40 Speaker 3: Dopo mesi di sparizione e torture sistematiche, i processi farsa.
12:44 Speaker 2: Con un esito terrificante. Una condannata a 25 anni di carcere duro, l'altra a morte per impiccagione.
12:51 Speaker 3: E questo mentre emissari americani fanno colloqui sostanziali a Mosca. La simetria è impressionante.
12:58 Speaker 2: Ci ricorda che trattare con regimi autoritari vuol dire trattare con chi usa la morte per restare al potere.
13:04 Speaker 3: Non c'è alcun terreno morale condiviso.
13:06 Speaker 2: E in questo caos globale di guerre e dazi l'Europa arranca. Soprattutto l'Italia che è l'anello debole.
13:12 Speaker 3: Costretta a navigare a vista per pura sopravvivenza contabile.
13:16 Speaker 2: Qui passiamo all'economia italiana. Al Forum Teha di Cernobbio, Giorgetti ha sfoggiato quello che il Corriere chiama sovranismo pragmatico.
13:24 Speaker 3: Ha difeso la prudenza sui conti, prevedendo una crescita tra lo 0,8 e l'1%.
13:30 Speaker 2: Numeri microscopici. Però ha detto no all'idea che più deficit faccia crescere l'economia.
13:35 Speaker 3: Portando l'esempio della Francia, che spende molto più di noi a debito, ma cresce la metà.
13:41 Speaker 2: Il suo punto è la credibilità. Se non ci credono, nessuno ci compra il debito alle aste.
13:46 Speaker 3: Se perdi la fiducia dei mercati e i tassi schizzano, andiamo in default. La sua non è austerità cattiva, è una costrizione.
13:53 Speaker 2: Mantenere i conti in ordine è prepolitico ormai.
13:56 Speaker 3: Esatto, a prescindere da chi sta al governo.
13:58 Speaker 2: Ma la domanda vera è, basta rattoppare i conti mentre ci arriva addosso quello che Giorgetti stesso chiama deserto demografico?
14:06 Speaker 3: I numeri del rapporto Channel sono spietati in merito.
14:09 Speaker 2: La fuga dei cervelli ci costa tra i 7,2 e gli 11,4 miliardi all'anno.
14:16 Speaker 3: Noi paghiamo la formazione a medici e ingegneri per 25 anni.
14:20 Speaker 2: E poi questi prendono un aereo e vanno a pagare le tasse a Monaco o a Londra. Stiamo finanziando i concorrenti.
14:25 Speaker 3: È un suicidio economico. Renato Brunetta sul Sole 24 Ore fa notare che abbiamo perso 5 milioni di giovani in 30 anni.
14:32 Speaker 2: Tra i 18 e 34 anni, giusto?
14:34 Speaker 3: Sì, passati da 15 milioni a 10.
14:37 Speaker 2: Pazzesco.
14:37 Speaker 3: E il saldo migratorio è tragico. Per un lavoratore qualificato che entra o rientra, nove italiani partono.
14:44 Speaker 2: Nove a uno.
14:45 Speaker 3: E chi arriva da noi con una laurea viene sprecato.
14:47 Speaker 2: Il brain waste.
14:48 Speaker 3: Immigrati qualificati costretti a fare manovali o lavapiatti per pregidizio o burocrazia.
14:54 Speaker 2: Sprechiamo chi entra e regaliamo chi formiamo.
14:56 Speaker 3: E Brunetta cita la sala dei 40 a Padova per far capire il declino.
15:00 Speaker 2: Quella dove c'è la cattedra di Galileo. Dove tutto il mondo veniva a studiare.
15:04 Speaker 3: Esatto, il polo dell'eccellenza. Oggi invece 300 miliardi di risparmi europei fugono negli US.
15:11 Speaker 2: A finanziare le big tech americane.
15:13 Speaker 3: Siamo vissi come un parco a tema bellissimo, ma da evitare per gli investimenti.
15:17 Speaker 2: E c'è quell'analogia sportiva che mi è rimasta in mente. Su come trattiamo i giovani.
15:22 Speaker 3: Smonta l'ipocresia del nostro sistema. Nello sport, alle olimpiadi. Decide il cronometro, no?
15:28 Speaker 2: Se un diciottenne va forte, lo mette in nazionale.
15:31 Speaker 3: Nessuno gli dice fai dieci anni di gavetta in tribuna per rispetto degli anziani.
15:35 Speaker 2: E invece in Italia funziona esattamente così.
15:38 Speaker 3: Quindici anni di media, prima che un talento abbia uno stipendio decente. Stage, contratti precari.
15:43 Speaker 2: Un'attesa per proteggere chi è già sistemato.
15:46 Speaker 3: Ma come giustificano salari così bassi?
15:48 Speaker 2: Con la trappola della produttività. Aziende, micro o familiari, che non crescono, hanno margini stretti e pagano poco.
15:57 Speaker 3: Il lavoratore italiano oggi guadagna il 36% in meno di quello tedesco.
16:01 Speaker 2: 36%? È una voragine. È un ingegnere certo che scappa se a Milano prende 1300 euro e ad Amsterdam 3500.
16:11 Speaker 3: Ma la cosa diventa grottesca col divario di genere, secondo l'analisi di Avvenire.
16:16 Speaker 2: Le studentesse italiane si laureano prima e con voti più alti dei maschi.
16:21 Speaker 3: Sono un'eccellenza assoluta.
16:23 Speaker 2: Eppure l'industria le respinge. Abbiamo un gap occupazionale del 17,4% contro il 9% europeo.
16:30 Speaker 3: Le aule sono piene di ragazze brillanti, ma i consigli di amministrazione sono dominati dagli uomini.
16:36 Speaker 2: Per cooptazione. Rinunciamo alla metà migliore della forza lavoro.
16:41 Speaker 3: Come costruire ponti e usarli a metà.
16:43 Speaker 2: A proposito, l'ultimo pezzo del puzzle economico. Il paradosso tecnologico. Secondo la stampa.
16:49 Speaker 3: Sull'intelligenza artificiale.
16:50 Speaker 2: Questo fa arrabbiare.
16:52 Speaker 3: Abbiamo speso 1,6 miliardi di euro del PNRR in supercomputer.
16:58 Speaker 2: Abbiamo potenza di calcolo formidabile.
17:00 Speaker 3: Ma l'articolo dice che siamo come un uomo pienissimo di muscoli che non sa come usare la sua forza. Perché?
17:05 Speaker 2: Perché manca il software, manca l'ecosistema.
17:08 Speaker 3: Cioè le aziende non sanno usarli.
17:09 Speaker 2: Le nostre piccole e medie imprese non hanno né i soldi né le competenze per affittare quella potenza e tradurle in servizi.
17:16 Speaker 3: Quindi abbiamo fatto un mutuo per delle cattedrali nel deserto digitale.
17:19 Speaker 2: Esatto. Hardware potentissimo che resterà lì mentre gli americani fanno profitti.
17:24 Speaker 3: Cambiamo completamente ambito, ma in realtà è tutto collegato. Arriviamo al clima.
17:28 Speaker 2: Altra mazzata economica.
17:30 Speaker 3: Inchiesta della BBC... Le alte temperature stanno moltiplicando le turbulenze in volo. A Londra hanno cancellato 900 voli in un giorno solo.
17:39 Speaker 2: E sul Corriere c'è una foto angosciante del Danubio in secca, nell'Europa dell'Est.
17:43 Speaker 3: L'acqua è scesa così tanto che sono emerse le navi naziste autoaffondate nella Seconda Guerra Mondiale.
17:50 Speaker 2: Un'immagine devastante.
17:51 Speaker 3: I fantasmi del Novecento portati a galla dalla crisi del ventunesimo secolo, la guerra climatica.
17:57 Speaker 2: Che costa, conti alla mano, centinaia di miliardi.
18:00 Speaker 3: Si stimano 180 miliardi di danni per l'Unione Europea.
18:05 Speaker 2: E l'Italia potrebbe perdere fino al 6% del PIL entro il 2050.
18:09 Speaker 3: Quello che tu potresti chiamare spread climatico. Chi non si adatta paga carissimo.
18:14 Speaker 2: Andiamo verso la chiusura con dei flash- show velocissimi per far vedere come le macro- leggi ci impattano tutti i giorni. Partiamo dalla scuola.
18:21 Speaker 3: In Alto Adige è suonata la campanella.
18:24 Speaker 2: E testano l'intelligenza artificiale alle elementari. Ma lo scontro vero? È sul consenso informato per l'educazione sessuale.
18:31 Speaker 3: Uno scontro frontale tra chi vuole l'insegnamento scientifico delle differenze e chi teme la famosa ideologia gender e chiede il diritto di veto.
18:39 Speaker 2: Ricorda un po' le logiche della Sassonia di cui parlavamo. Tutto questo in un paese con quasi due milioni di giovani NIT, secondi solo alla Romania.
18:47 Speaker 3: Ma la dimostrazione migliore dell'impatto europeo ce la dà il settore alimentare.
18:51 Speaker 2: La storia della bresaola.
18:52 Speaker 3: Incredibile. L'Europa blocca la carne dal Brasile perché usano farmaci antimicrobici per evitare la resistenza agli antibiotici.
18:59 Speaker 2: Giustissimo. E chi ci va di mezzo? La bresaola della Valtellina, il nostro prodotto IGP.
19:05 Speaker 3: Perché l'80% della materia prima usata per quella bresaola viene proprio dal Sud America.
19:10 Speaker 2: La dimostrazione plastica di come una norma sanitaria a Bruxelles scateni la crisi in un comparto locale italiano.
19:17 Speaker 3: Finiamo con aerospazio e motori, insomma.
19:20 Speaker 2: Nel nord Europa, la start- up tedesca Isara Aerospace ha lanciato con successo i suoi satelliti dalla Norvegia.
19:26 Speaker 3: La prima vera risposta commerciale europea a SpaceX di Elon Musk.
19:31 Speaker 2: E intanto a Monza. A 20 anni, Kimi Antonelli fa una rimonta pazzesca e vince con la Mercedes. Primo italiano dopo 60 anni in quella categoria con una macchina non Ferrari.
19:41 Speaker 3: Una bella notizia.
19:43 Speaker 2: E un grande abbraccio alle ragazze dell'Ital Volley, argento amaro contro la Turchia e gli europei, ma protagoniste assolute.
19:49 Speaker 3: Insomma, tirando le fila di questa analisi davvero densa.
19:52 Speaker 2: Il quadro è spietato. La paura economica fa rinascere l'estremismo in Germania.
19:57 Speaker 3: La diplomazia globale è ostaggio delle elezioni americane.
20:01 Speaker 2: E l'Italia regala i suoi giovani al mondo mentre compra supercomputer che non sa usare.
20:06 Speaker 3: Stefano Massini oggi ci dà una chiave di lettura perfetta. Parla dell'era della paura e dell'uso esponenziale di ansiolitici.
20:14 Speaker 2: E la domanda che vi lasciamo è questa. Se la chiusura dell'elettorato tedesco, il conservatorismo delle nostre aziende e la diplomazia transazionale americana sono solo reazioni dettate dalla paura di perdere il benessere?
20:27 Speaker 3: Non è che governando con l'ansia stiamo solo accelerando quel declino da cui cerchiamo di scappare?
20:34 Speaker 2: Seguite il podcast e lasciate una recensione a 5 stelle su Spotify.
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