Dal Mar Rosso alla crisi degli stagisti | Lun 5 ott
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E se le prossime grandi trasformazioni politiche ed economiche fossero già in corso, molto prima che i loro effetti diventino evidenti?La rassegna di oggi attraversa un mondo nel quale elezioni, guerre, inflazione, debito pubblico e rivoluzione tecnologica si intrecciano sempre più strettamente. Dal ballottaggio presidenziale in Brasile alla possibile svolta nelle Midterm americane, passando per la crisi politica spagnola e le nuove tensioni tra Europa e Russia, analizziamo gli equilibri che potrebbero ridefinire il prossimo ciclo geopolitico.
Partiamo dal Brasile, dove il primo turno delle presidenziali porta Flavio Bolsonaro e Luiz Inácio Lula da Silva al ballottaggio del 25 ottobre. La competizione non riguarda soltanto la successione alla presidenza: il rafforzamento del Partito Liberale al Senato modifica gli equilibri istituzionali e potrebbe condizionare profondamente la governabilità del Paese. Sullo sfondo, due visioni differenti del ruolo del Brasile nel mondo, tra autonomia strategica e maggiore integrazione nello schieramento promosso dagli Stati Uniti.
Guardiamo poi agli Stati Uniti, dove le elezioni di Midterm iniziano a mostrare segnali di possibile cambiamento degli equilibri al Senato. Il costo della vita emerge come una delle principali preoccupazioni degli elettori, mentre alcuni Stati tradizionalmente favorevoli ai repubblicani diventano terreno di competizione. Un fenomeno che si inserisce in una più ampia crisi della rappresentanza occidentale, visibile anche nel Regno Unito e nell’Europa continentale.
In Spagna, la bocciatura dei provvedimenti sull’emergenza abitativa mette ulteriormente sotto pressione il governo di Pedro Sánchez e riapre il dibattito sulle elezioni anticipate. Ma il caso spagnolo offre anche una riflessione economica più ampia: il controllo degli affitti può davvero rendere più accessibile la casa oppure rischia di ridurre l’offerta e penalizzare proprio gli inquilini più fragili? Analizziamo le conseguenze delle politiche di calmieramento dei canoni e le lezioni provenienti da altre grandi città occidentali.
Sul fronte della sicurezza europea, la visita del cancelliere tedesco Fred Merz a Kiev si svolge mentre la Russia continua a colpire infrastrutture strategiche ucraine. Berlino annuncia 1,3 miliardi di euro di nuovi aiuti, destinati anche a droni intercettori e al ripristino della rete elettrica. Ma la guerra non si combatte soltanto sul campo: cyberattacchi, sabotaggi, droni, disinformazione e pressioni sulle opinioni pubbliche fanno parte di quella guerra ibrida e sub-threshold che interessa sempre più direttamente la NATO, in particolare nell’area del corridoio di Suwalki e di Kaliningrad.
Dal conflitto passiamo ai mercati. L’inflazione dell’Eurozona risale al 3,8%, mentre in Italia raggiunge il 4,2%, complicando ulteriormente le scelte della BCE. Christine Lagarde deve confrontarsi con un dilemma sempre più delicato: contrastare l’inflazione senza provocare una nuova stretta creditizia e una recessione, in un momento in cui anche l’elevato livello dei debiti pubblici rende più vulnerabili le economie europee.
In Italia, il nuovo Documento Programmatico di Finanza Pubblica porta al centro del dibattito deficit, debito e margini di flessibilità europei. Il disavanzo previsto al 3,4% del PIL nel 2027 e un debito superiore al 138% riaccendono il confronto all’interno della maggioranza tra prudenza fiscale e richiesta di maggiori risorse per finanziare riforme e sostenere la crescita. Intanto, nel settore energetico, i profitti delle grandi compagnie petrolifere e i margini di trader e armatori raccontano come le crisi delle rotte commerciali possano redistribuire enormi quantità di valore lungo la catena dell’energia.
Ci occupiamo quindi dell’economia reale italiana, con i dati sulle crisi d’impresa, la diminuzione dei tirocini extracurriculari e il tema, ancora drammatico, della sicurezza sul lavoro. Ad Assisi, invece, il...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:07 Speaker 2: Allora, oggi partiamo da un politico agli arresti domiciliari in Brasile che incredibilmente sta tenendo comizi usando un ologramma generato dall'intelligenza artificiale.
0:17 Speaker 3: E poi andiamo nel Mar Rosso, dove le tensioni geopolitiche stanno rendendo gli armatori navali tipo sette volte più ricchi rispetto all'anno scorso, semplicemente allungando le rotte.
0:27 Speaker 2: Cioè, pazzesco. Infine torniamo in Italia, dove le aziende pare non riescano più a trovare stagisti da inserire in organico.
0:34 Speaker 3: Che possono sembrare notizie totalmente scollegate ma non lo sono. E l'obiettivo della nostra analisi di oggi è proprio questo, cioè unire i puntini. I dati economici locali e i grandi movimenti geopolitici non viaggiano mai su binari separati. Capire come una tensione nel Mediterraneo si traduca nel costo della nostra spesa o come il collasso demografico si scontri con l'intelligenza artificiale è essenziale per capire dove stiamo andando.
0:59 Speaker 2: Benvenuti quindi a questa esplorazione dei fatti. Partiamo subito da questa situazione politica oseri di ressurreale, documentata oggi dai dati di Will Media sulle elezioni in Brasile. Praticamente i risultati del primo turno vedono in netto vantaggio il senatore 45enne Flavio Bolsonaro, che supera l'attuale presidente l'ottantenne Lula. Ma il dettaglio cruciale non è il dato anagrafico.
1:21 Speaker 3: No, infatti è la natura della candidatura. Esatto.
1:24 Speaker 2: Flavio è a tutti gli effetti un candidato per procura, cioè agisce per conto del padre, l'ex presidente Jair Bolsonaro.
1:30 Speaker 3: Che ricordiamo si trova ai domiciliari.
1:32 Speaker 2: Sì, condannato a 27 anni per il tentato colpo di Stato del 2023. E la continuità tra i due è così esplicita che, e qui arriva il dettaglio tech, durante i comizi viene proiettato un avatar del padre.
1:44 Speaker 3: Un avatar 3D.
1:46 Speaker 2: Esatto, ricreato artificialmente.
1:47 Speaker 3: E guarda, le implicazioni di questo voto però vanno ben oltre il Sud America. Ridefiniscono proprio le alleanze globali. L'attuale presidente Lula sta portando avanti una politica estera molto autonoma. Ha detto più volte che il Brasile non sarà mai, cito, il cortile di nessuno.
2:02 Speaker 2: Certo, la linea dei BRICS.
2:03 Speaker 3: Mentre dall'altra parte il programma di Flavio Bolsonaro promette un allineamento ferreo e, diciamo, immediato con Washington. Nello specifico l'adesione al famoso scudo delle Americhe contro il narcotraffico.
2:15 Speaker 2: Che è una politica voluta fortissimamente da
2:19 Speaker 3: Donald Trump. Esatto. Ma il paradosso è che, proprio guardando agli Stati Uniti, questa potenziale ondata conservatrice sta trovando degli ostacoli enormi.
2:27 Speaker 2: Sì, lo segnala un'analisi del sussidiario sulle elezioni di mid- term americane. I repubblicani rischiano di perdere terreno in roccaforti storiche. Cioè stati come il Texas, l'Alaska, l'Ohio.
2:38 Speaker 3: Roccaforti inattaccabili, di solito.
2:41 Speaker 2: Praticamente sì. La coalizione di Trump mostra crepe evidenti. E la cosa interessante è che il motivo non è ideologico.
2:48 Speaker 3: È materiale.
2:49 Speaker 2: Completamente. È il costo della vita. Gli elettori stanno punendo i candidati per l'inflazione inarrestabile.
2:56 Speaker 3: E questa ribellione per ragioni economiche non è solo americana.
2:59 Speaker 2: No, infatti
3:00 Speaker 3: La ritroviamo identica qui in Europa. Libero oggi sposta l'asse dell'analisi sul blocco mediterraneo. Francia, Italia e Spagna. Perché è qui che si gioca il futuro degli equilibri dell'Unione Europea?
3:11 Speaker 2: Ad esempio in Francia il Rassemblement National di Marine Le Pen guida i sondaggi da mesi.
3:17 Speaker 3: Però il sistema politico francese ha quel meccanismo di contenimento storico.
3:21 Speaker 2: Il sistema maggioritario a doppio turno. Che insomma per chi ci ascolta è il cosiddetto cordone sanitario.
3:27 Speaker 3: Esatto. Al primo turno voti il tuo partito. Al ballottaggio i partiti tradizionali si uniscono e chiedono agli elettori di votare compatti contro l'estrema destra. A prescindere da chi sia l'avversario.
3:39 Speaker 2: Solo che secondo le fonti l'erosione del potere d'acquisto sta rendendo questo cordone molto molto fragile.
3:44 Speaker 3: Perché la gente guarda il portafoglio. Vero.
3:47 Speaker 2: E a proposito di nazionalismo e promesse politiche, il Sole 24 Ore oggi pubblica un bilancio clamoroso. A dieci anni dal referendum sulla Brexit, finalmente abbiamo dati misurabili.
3:58 Speaker 3: E il risultato è pesante.
3:59 Speaker 2: Molto. Il premier britannico Andy Burnham ha ammesso che l'uscita dall'Unione ha fatto più danni che altro. Il 57% dei cittadini britannici oggi lo ritiene un errore fatale. Ci credo, i dati
4:10 Speaker 3: economici sono impressionanti.
4:13 Speaker 2: Sì. Un decennio di crescita rilento, ma soprattutto, e questo è il dato chiave, investimenti aziendali crollati. Si parla di una quota tra il 12 e il 18% in meno rispetto agli altri paesi del G7. Ma qual è la meccanica qui? Perché le aziende hanno smesso di spendere in modo così drastico? Beh
4:31 Speaker 3: è l'incertezza normativa. Cioè, prova a metterti nei panni di un'azienda Se tu produci componenti e non sai se domani, per attraversare la manica, dovrai pagare dei dazzi folli...
4:41 Speaker 2: O se le tue certificazioni valgono ancora in Europa.
4:43 Speaker 3: Esatto. Semplicemente blocchi i capitali. Non lo costruisci il nuovo capannone. Aspetti.
4:48 Speaker 2: Chiaro.
4:49 Speaker 3: E oltre a questo danno macroeconomico c'è un effetto collaterale interno assurdo. La spinta per chiudere i confini esterni ha finito per frammentare il paese all'interno.
4:59 Speaker 2: Scozia e Galles.
5:01 Speaker 3: Sì. Stanno chiedendo nuovi referendum per l'indipendenza proprio per rientrare nell'Unione Europea.
5:07 Speaker 2: Un effetto boomerang pazzesco. E guarda, queste fratture europee avvengono mentre c'è una minaccia alla sicurezza molto più urgente. Will Media riporta la visita a sorpresa del cancelliere tedesco Friedrich Merz a Kiev.
5:19 Speaker 3: Proprio mentre bombardavano le infrastrutture energetiche.
5:21 Speaker 2: Esatto. Berlino ha messo sul tavolo 1,3 miliardi di euro. Fondi che servono a due cose. Droni intercettori per la contraerea e generatori industriali per evitare che la rete elettrica ucraina collassi prima dell'inverno.
5:34 Speaker 3: Un pacchetto di pura sopravvivenza.
5:36 Speaker 2: Sì. E su questo c'è un intervento molto lucido dell'ambasciatore Giampiero Massolo sul Corriere della Sera. Contestualizza proprio questo scontro, analizzando le minacce nucleari di Putin su Kaliningrad. Massolo è netto, è pura deterrenza. Mosca sa benissimo che un confronto militare diretto con la Nato aprirebbe scenari ingestibili. Certo. Il pericolo vero per l'Europa è la guerra ibrida. Che però, fermiamoci un attimo su questo termine. Si usa tantissimo, ma si spiega poco.
6:05 Speaker 3: È vero.
6:06 Speaker 2: Cioè, concretamente, nella vita di tutti i giorni, di che parliamo?
6:09 Speaker 3: Parliamo di azioni ostili, ma mantenute appositamente sotto quella soglia che farebbe scattare una risposta armata della Nato
6:16 Speaker 2: Quindi niente missili?
6:18 Speaker 3: No, niente missili, ma sabotaggi ai cavi sottomarini di internet, attacchi hacker agli ospedali, ai sistemi bancari.
6:25 Speaker 2: O la disinformazione?
6:26 Speaker 3: Quella è la base. Campagne massicce sui social per polarizzare il pubblico, manipolare le elezioni. È una guerra di logoramento, ma invisibile.
6:36 Speaker 2: E a proposito di questo clima, il Corriere riporta anche le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Assisi. Ha condannato duramente, senza mezzi termini, chi torna a benedire le armi.
6:46 Speaker 3: Un chiaro riferimento a Mosca.
6:48 Speaker 2: Assolutamente. A chi ammanta i conflitti attuali di significati da guerra santa. Ma, e qui passiamo all'economia, tutta questa tensione globale costa. Ma non a tutti.
6:59 Speaker 3: Eh no, infatti, c'è chi sta facendo profitti record.
7:03 Speaker 2: La stampa oggi analizza i bilanci del settore energetico e logistico. Le sette maggiori compagnie petrolifere hanno fatto 80 miliardi di utili in un solo trimestre.
7:11 Speaker 3: 80 miliardi?
7:13 Speaker 2: In un trimestre. Ma i veri vincitori, e questo è affascinante, sono i trader di materie prime, come Glencore e gli armatori navali.
7:20 Speaker 3: Quelli che muovono le merci.
7:22 Speaker 2: Esatto. Perché con il blocco del Mar Rosso le navi cargo devono deviare. Niente canale di Suez devono circunnavigare l'Africa.
7:29 Speaker 3: Che allunga i viaggi in modo assurdo.
7:31 Speaker 2: Moltissimo. La domanda che mi sono posto leggendo è, perché un viaggio più lungo fa guadagnare di più a chi possiede le navi? Dovrebbe costare di più.
7:39 Speaker 3: È la magia della scarsità artificiale.
7:42 Speaker 2: Spiegacela
7:43 Speaker 3: Diciamo che una tua nave impiega 30 giorni in più per completare la consegna, a causa della deviazione.
7:48 Speaker 2: Ok.
7:49 Speaker 3: Questo significa che per quel mese intero quella nave non è disponibile per accettare altri contratti.
7:53 Speaker 2: Sparisce dal mercato.
7:55 Speaker 3: Esatto. L'operta globale di navi crolla di colpo. Ma le aziende hanno comunque bisogno di spostare le stesse quantità di merci.
8:02 Speaker 2: Quindi i prezzi schizzano le stelle.
8:04 Speaker 3: Esplodono. Società come Frontline hanno visto le tariffe di noleggio saltare del 254%. Hanno moltiplicato gli utili per 7
8:13 Speaker 2: 7 volte in 12 mesi. E c'è pure il vantaggio fiscale della cosiddetta tonnage tax.
8:19 Speaker 3: Quella è la ciliegina sulla torta.
8:21 Speaker 2: Praticamente queste compagnie non pagano le tasse sugli utili reali, ma sulla stazza delle navi. Quindi la nave è sempre grande uguale all'anno scorso.
8:29 Speaker 3: Ma i profitti sono decuplicati.
8:30 Speaker 2: E le tasse restano le stesse. Un moltiplicatore di ricchezza spaventoso. Ma c'è un ma enorme. Questa bolla dei costi di trasporto si scarica su chi ci ascolta.
8:40 Speaker 3: Sull'inflazione.
8:41 Speaker 2: Certo. Arriva dritto al consumatore finale. Il sussidiario fotografa l'inflazione nell'eurozona ancora al 3,8% e in Italia sale al 4,2%. E qui la BCE si trova di fronte a un dilemma letale.
8:54 Speaker 3: Diciamo che è come se stessero guidando in discesa su una strada di montagna e scoprono che i freni non vanno.
9:00 Speaker 2: Rende bene l'idea.
9:02 Speaker 3: Se tirano il freno a mano, cioè alzano i tassi di interesse di botto, l'auto si ribalta, l'economia si blocca e i costi dei debiti pubblici esplodono.
9:10 Speaker 2: Ma se non frenano?
9:11 Speaker 3: Tollerano un'inflazione alta, ma la macchina va a sbattere contro i salari delle persone che vengono completamente mangiati.
9:17 Speaker 2: Un piccolo cieco. E l'impatto dei tassi sul debito pubblico, per noi in Italia, è la questione centrale. Carlo Cottarelli sul Corriere analizza il nuovo documento programmatico di finanza pubblica. Numeri alla mano cosa dice? Dice che il governo prevede un deficit al 3,4% del PIL. Sfora il fatidico tetto del 3% usando la flessibilità per le spese di difesa ed energia. Ma il quadro macroeconomico è spietato. Il debito sale oltre il 138% del PIL e la crescita è ferma all'1%. Sostanzialmente Cottarelli ci dice che non ci sono soldi per manovre espansive.
9:51 Speaker 2: Zero.
9:52 Speaker 3: E questo
9:57 Speaker 2: politicamente è una bomba a orologeria dentro il governo. Sì, il quotidiano nazionale evidenzia proprio questa spaccatura. Da un parte hai la Lega, con Borghi, che invoca uno scostamento di bilancio, cioè fare nuovo debito, ignorare l'Europa per finanziare quota 64 e la flat tax.
10:09 Speaker 3: Con la scusa che sennò l'economia soffoca.
10:11 Speaker 2: Esatto. Dall'altra parte Giorgetti e Meloni dicono un no categorico. Serve prudenza per non far impazzire lo spread e i tassi sui titoli di Stato.
10:20 Speaker 3: Anche perché se guardiamo a paesi che forzano la mano sulle normative per risolvere problemi complessi, come in Spagna, i risultati sono pessimi.
10:29 Speaker 2: Will Media e la stampa parlano proprio della crisi del governo Sanchez. Rischia le elezioni anticipate per la bocciatura dei decreti sull'emergenza abitativa.
10:37 Speaker 3: Un disastro annunciato. Alessandro Di Nicola sulla stampa fa a pezzi la logica del controllo degli affitti spagnolo.
10:44 Speaker 2: E questo è un punto su cui mi voglio fermare. Perché a livello intuitivo... Se metti un tetto agli affitti, sembra la mossa più logica per aiutare la gente col carovita.
10:53 Speaker 3: Sembra logico, certo.
10:55 Speaker 2: Come fa a trasformarsi in un disastro economico?
10:57 Speaker 3: Perché la legge obbligava a bloccare gli aumenti e prolungava i rinnovi fino a sette anni.
11:02 Speaker 2: Ok
11:03 Speaker 3: Risultato? Se tu sei già dentro casa, sei protetto. Ma se sei il proprietario dell'immobile, sei terrorizzato di perdere il controllo della tua proprietà con l'inflazione che corre.
11:12 Speaker 2: Quindi cosa fai?
11:13 Speaker 3: Tiri via la casa dal mercato degli affitti lunghi. La vendi, la tieni sfitta o ci fai gli affitti brevi per i turisti.
11:19 Speaker 2: Certo.
11:20 Speaker 3: I dati di San Francisco lo avevano già dimostrato. L'offerta di case crolla del 15%. E chi ci rimette? I giovani che cercano casa, i lavoratori in trasferta, gli immigrati. Trovi il deserto.
11:32 Speaker 2: Effetto opposto a quello voluto. Ma mentre si parla di affitti e spread, c'è un'altra crisi. Quella silenziosa delle nostre aziende. Il Sole 24 Ore anticipa il report Union Camere.
11:43 Speaker 3: Sui fallimenti.
11:44 Speaker 2: che adesso chiamano liquidazioni giudiziali. C'è un'impennata preoccupante. Il dato chiave è chi sta chiudendo. Microimprese. Media di sette dipendenti. Nicozzi di quartiere schiacciati dall'e-commerce. O piccole edili che senza i bonus governativi sono rimaste a secco di liquidità.
12:02 Speaker 3: È una vera e propria trasformazione darwiniana del mercato. Sopravvive solo chi si adatta.
12:06 Speaker 2: Ma c'è un'altra mutazione, ancora più profonda, e su cui la politica non ha nessun potere.
12:12 Speaker 3: La demografia.
12:12 Speaker 2: Esatto. Il Sole 24 Ore, no scusa, Italia Oggi, riporta i dati del Ministero del Lavoro. L'attivazione dei tirocini è calata del 17% rispetto al 2021. 17% in
12:23 Speaker 3: meno?
12:24 Speaker 2: E io mi chiedo, perché un'azienda dovrebbe rinunciare a uno stagista che storicamente è la mano d'opera a basso costo per eccellenza?
12:31 Speaker 3: Guarda, non è che ci rinunciano volontariamente, è che non c'è la materia prima.
12:35 Speaker 2: Cioè? Mancano i giovani.
12:36 Speaker 3: Sì, la denatalità ha creato un vuoto. I rapporti di forza si sono totalmente ribaltati.
12:41 Speaker 2: In che senso?
12:42 Speaker 3: Nel senso che oggi un'azienda non può permettersi l'arroganza di dire a un bravo candidato tieni, fai sei mesi a 500 euro.
12:49 Speaker 2: Perché quello prende e se ne va.
12:50 Speaker 3: Attraversa la strada e va dal concorrente che gli offre un contratto vero. La scarsità di giovani sta uccidendo lo stage.
12:56 Speaker 2: Costretti ad assumere per necessità. E su questo mercato del lavoro così stressato piovono le nuove normative europee. In solo 24 ore fa il punto sulla direttiva per la trasparenza salariale.
13:07 Speaker 3: Ah, quella per il gender pay
13:09 Speaker 2: gap. Sì, che in Italia nel privato è ancora al 17,4%. Obiettivo sacrosanto, ma la direttiva impone di mettere le fasce retributive negli annunci ed ha ai dipendenti il diritto di sapere quanto guadagnano i colleghi di pari livello.
13:22 Speaker 3: Giusto.
13:23 Speaker 2: Sono un'azienda italiana su 13 di essere preparata. Le microimprese non hanno le risorse umane per gestire questa rivoluzione organizzativa.
13:31 Speaker 3: c'è un abisso tra le intenzioni di Bruxelles e la realtà delle nostre aziendine di sette persone ma se vogliamo parlare di abissi il vero elefante nella stanza per il futuro dell'economia l'abbiamo accennato all'inizio è l'intelligenza artificiale
13:44 Speaker 2: Startmag oggi riporta l'intervento del neo vincitore del premio Nobel per l'economia Daron Acemoglu e lui insomma lascia da parte tutto l'entusiasmo da tifoseria della Silicon Valley
13:54 Speaker 3: e la butta sulla matematica pura
13:56 Speaker 2: esatto Calcola che per costruire l'infrastruttura globale dell'AI, parliamo di data center, energia, microchip, gli Stati Uniti dovranno investire il 3,63% del loro PIL ogni singolo anno fino al 2032. Cioè
14:11 Speaker 3: parliamo di cifre?
14:11 Speaker 2: 10.300 miliardi di dollari, 10 trilioni. Un trasferimento di capitali che storicamente ha paragoni solo con la costruzione delle ferrovie o l'elettrificazione degli Stati Uniti.
14:23 Speaker 3: Ma questo livello di spesa impone un problema enorme sui rendimenti.
14:26 Speaker 2: Acemoglu fa i conti in tasca al settore. Per giustificare 10.000 miliardi di spesa con un rendimento anche solo del 10%, l'industria dell'AI dovrà generare ricavi annuali per 3.700 miliardi entro il 2032. 3.700?
14:39 Speaker 3: E
14:42 Speaker 2: quanti ne fa oggi?
14:43 Speaker 3: Mettendo insieme tutto l'ecosistema arrivano a stento a 200 miliardi.
14:47 Speaker 2: Quindi c'è un buco clamoroso da colmare. E qui il Nobel pone un out- out spietato. Due scenari.
14:54 Speaker 3: Vediamo il primo.
14:55 Speaker 2: L'AI ce la fa. Fa il miracolo, automatizza il lavoro intellettuale ed ufficio e genera questi 4.000 miliardi all'anno. Risultato? Una disuguaglianza storica.
15:05 Speaker 3: Chiaro, perché la ricchezza passa dai salari delle persone ai rendimenti di capitale delle pochissime megacorporation.
15:11 Speaker 2: Esatto. Il capitale che stritola il lavoro. Scenario 2. Le IAI fallisce le stime di produttività.
15:18 Speaker 3: E gli scopia la bolla.
15:19 Speaker 2: Una bolla catastrofica. Aggravata dal fatto che oggi si stanno usando veicoli finanziari opachi per raccogliere fondi. che tradotto significa investimenti in cui il rischio è nascosto ai regolatori. Un meccanismo che ricorda tantissimo... I
15:33 Speaker 3: subprime del 2008
15:35 Speaker 2: Praticamente sì. Quindi o successo totale o fallimento totale, l'impatto sociale sarà devastante. E la domanda è, chi pagherà il conto
15:44 Speaker 3: Se tiriamo le fila di tutto quello che abbiamo visto oggi, il quadro è chiarissimo.
15:48 Speaker 2: Sconfortante, ma chiaro
15:50 Speaker 3: La geopolitica blocca le rotte e ti alza le bollette. La BC è intrappolata, le imprese italiane chiudono. E nel frattempo un collasso demografico mai visto si scontra con questo azzardo totale sull'automazione.
16:02 Speaker 2: Che sta smantellando le basi del fare imprese. E introciando tutto questo c'è un'ultima fonte. La Repubblica ci regala oggi un cortocircuito logico finale perfetto.
16:12 Speaker 3: Sentiamo.
16:13 Speaker 2: L'Italia sta valutando di tornare all'energia nucleare entro il 2035, con piccoli reattori modulari.
16:20 Speaker 3: E perché proprio adesso
16:21 Speaker 2: Per sostenere il fabbisogno energetico dell'industria, in particolare per ospitare i futuri data center per l'intelligenza artificiale
16:28 Speaker 3: Ok, la logica strategica c'è.
16:30 Speaker 2: Ma pensa alla contraddizione temporale e sociale. Il sistema globale scommette 10.000 miliardi per automatizzare il lavoro. Nello stesso istante, le nostre aziende chiudono perché non trovano ventenni da inserire in organico a causa della crisi demografica
16:43 Speaker 3: Quindi la domanda sorge spontanea.
16:45 Speaker 2: Esatto. Quando, tra 10 o 15 anni... Avremo finalmente costruito i nuovi reattori e addestrato le macchine perfette. Ci sarà ancora un tessuto sociale sufficiente per godere di questa potenziale ricchezza?
16:57 Speaker 3: O saremo una nazione svuotata dai lavoratori che produce energia atomica solo per tenere acceso un server?
17:03 Speaker 2: Un bell'interrogativo da lasciare a chi ci ascolta
17:05 Speaker 3: Direi di sì. E se avete trovato utile questa rassegna e volete continuare a unire i puntini dell'economia insieme a noi, vi invitiamo a salvare l'analisi sulla vostra piattaforma e magari lasciarci una recensione a 5 stelle.
17:18 Speaker 2: Giornali chiusi
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