Droni nel Mar Nero e robot cinesi | Ven 21 ago
Informazioni su questo episodio
L’Europa sta diventando una potenza normativa in un mondo governato dalla forza?In questo episodio analizziamo le principali tensioni geopolitiche, economiche e industriali che stanno ridisegnando l’ordine mondiale: dalla nuova escalation della guerra ibrida russa alla competizione tecnologica tra Cina e Occidente, passando per il ruolo sempre più marginale dell’Europa nei dossier internazionali più delicati.
Partiamo dalla geopolitica, dove il ritorno della politica di potenza sta mettendo in discussione gli equilibri costruiti negli ultimi decenni. L’approccio transazionale degli Stati Uniti di Donald Trump, il crescente ricorso alla forza e la capacità della Russia di sfruttare le divisioni interne all’Europa delineano un sistema internazionale nel quale la tattica sembra prevalere sulla strategia.
E proprio qui emerge il paradosso europeo: Bruxelles continua a esercitare una forte influenza attraverso regole, standard e normative — dal Green Deal all’AI Act — ma fatica a trasformare questo peso regolatorio in potere geopolitico. Dalla crisi in Medio Oriente ai rapporti con Israele e Iran, l’Europa dispone di strumenti economici e diplomatici, ma sembra spesso incapace di utilizzarli in modo coordinato.
Sul fronte orientale, analizziamo poi l’escalation della guerra ibrida russa. Attacchi contro l’Ucraina, violazioni dello spazio aereo di Paesi NATO e minacce alle infrastrutture energetiche mostrano come il confine tra guerra convenzionale e destabilizzazione sia diventato sempre più sottile. Una pressione che non riguarda soltanto Kiev, ma direttamente la sicurezza europea.
La seconda grande partita è quella tecnologica. La Cina sta rapidamente trasformando la propria capacità industriale in un vantaggio strategico nell’intelligenza artificiale, nella robotica e nella produzione di massa. I robot umanoidi sono un esempio emblematico: mentre Stati Uniti ed Europa eccellono nella ricerca e nei prototipi, le aziende cinesi stanno conquistando la fase più difficile — quella della produzione su larga scala.
Il punto è cruciale: la fabbrica non è più soltanto il luogo in cui un’innovazione viene trasformata in prodotto. È anche una fonte di dati, esperienza e capacità produttiva che può determinare chi controllerà la prossima generazione di IA fisica.
In Italia, intanto, si aprono diverse partite strategiche. Dalla gestione dei migranti “dublinanti” al risiko bancario di MPS, fino al nuovo maxi-bando Consip per il rinnovo delle auto della Pubblica Amministrazione, analizziamo decisioni che raccontano le trasformazioni — e le contraddizioni — del sistema italiano.
Infine, affrontiamo il tema della responsabilità dello Stato. A cinque anni dalla caduta di Kabul, la condizione delle donne afghane torna a interrogare l’Occidente sui propri valori. E da Taranto arriva il monito di Sergio Mattarella sul rischio di trasformare la politica in una semplice “vetrina”, mentre dietro gli eventi e la comunicazione restano aperte crisi industriali come quella dell’ex Ilva e migliaia di posti di lavoro a rischio.
Un episodio per capire perché geopolitica, guerra, industria, intelligenza artificiale e coesione sociale siano oggi parti dello stesso problema: senza capacità produttiva, sicurezza e visione strategica, l’Europa rischia di continuare a scrivere regole per un mondo che altri stanno costruendo.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo
0:08 Speaker 2: Allora, oggi partiamo con un'immagine. Immaginate un F- 16 che abbatte un drone russo a poche miglia da una piattaforma di gas, nel Mar Nero. E intanto a Bruxelles si discute, insomma, di regolamenti. Questa è la guerra ibrida che bussa l'Europa, ma sembra che il continente stia guardando dall'altra parte.
0:28 Speaker 3: Sì, decisamente.
0:29 Speaker 2: Poi parleremo anche del cortocircuito sui confini, con il Nord Europa che rispedisce i migranti in Italia applicando alla lettera i trattati.
0:37 Speaker 3: Esatto.
0:38 Speaker 2: E infine entriamo nella stanza dei bottoni della finanza, perché il Monte dei Paschi sta tentando una manovra, direi, spericolata per difendersi da una maxiscalata.
0:47 Speaker 3: Partiamo dal fronte orientale, perché la cronaca che riporta l'altra voce...
0:54 Speaker 3: con un'analisi di Claudio Riva descrive un salto di livello la cornice è questa notte drammatica a Kiev 16 morti hanno colpito un ospedale pediatrico oltre 40 feriti e 168 droni Shahed lanciati dalla Russia insieme a 46 missili
1:16 Speaker 2: un numero enorme
1:17 Speaker 3: sì, le difese ucraine sono sguarnite ma il dato vero Quello geopolitico che ci riguarda da vicino è l'esondazione del conflitto. Cioè, il comando militare polacco ha dovuto attivare i radar e in Romania un drone è proprio entrato nello spazio aereo. Si è schiantato vicino a Grindu, un villaggio.
1:38 Speaker 2: Ecco, fermiamoci un attimo sull'incidente romeno, perché i dettagli qui sono cruciali. La Guardia Costiera ha individuato questo drone navale a poche centinaia di metri dalla piattaforma del gas. La Neptune Deep. Esatto. E parliamo di circa 80 miglia a est di Costanza. Lì ci sono centinaia di persone che lavorano su un'infrastruttura vitale. E la reazione, cioè, la reazione c'è stata. Un F- 16 romeno ha avuto il via libera della Nato. E anche del presidente Nikus Ordan. E ha colpito il bersaglio, proprio col cannone di bordo.
2:15 Speaker 2: Poi gli artificieri lo hanno neutralizzato.
2:18 Speaker 3: Eppure, nonostante questo, la gestione politica da parte di Bucharest è stata, diciamo, disastrosa.
2:24 Speaker 2: Sì, schizofrenica.
2:26 Speaker 3: Esatto. Cioè, il ministro della difesa, Miruta, prima scrive sui social, poi cancella il post, poi lo conferma di nuovo. Questo è il sintomo di un terrore strategico di fondo. Nessuno in Europa vuole ammettere formalmente che un'infrastruttura NATO possa essere sotto minaccia diretta.
2:43 Speaker 4: Chiaro.
2:44 Speaker 3: E l'intelligence americana, non a caso, avverte già da settimane che c'è la possibilità di un attacco limitato all'Europa per questo autunno.
2:53 Speaker 2: E a questo, se ci fai caso, dobbiamo aggiungere un altro tassello, un altro segnale di debolezza. DeSite, che poi è stata rilanciata dalla Bild, ha pubblicato un dato che smonta un po' la narrazione della tenuta di Kiev. Ci sono 80 casi accertati di diserzione tra i soldati ucraini. E questo solo nella regione tedesca della Sassonia- Anhalt, dove li stanno addestrando. Ah
3:16 Speaker 3: solo lì?
3:17 Speaker 2: Sì. Parliamo di truppe che hanno appena ricevuto l'addestramento occidentale e che, davanti alla prospettiva di tornare praticamente in un trittacarne, spariscono. Quindi le crepe sul campo si allargano. E di fronte a tutto questo, cioè droni sulle piattaforme, soldati che fuggono, la risposta dell'Unione Europea, Ursula von der Leyen, si è limitata a definire questi atti come una guerra ibrida mirata a dividerci.
3:41 Speaker 3: Sì, le solite condanne verbali che poi sono la certificazione della paralisi. Michele Marchi sul Messaggero evidenzia proprio questo. La latitanza strutturale dell'Europa su tutti i dossier fondamentali. Pensa all'Iran che minaccia esplicitamente obiettivi statunitensi in Europa. E i leader comunitari cosa fanno? Tacciano.
4:01 Speaker 2: Silenzio assoluto.
4:03 Speaker 3: Sul fronte medio orientale le pressioni europee su Israele sono sparite dai radar. Quello strumento che avevano, la minaccia di sospendere l'accordo di associazione, rimesso nel cassetto. E Marchi fa notare anche un paradosso ulteriore, persino sul clima.
4:17 Speaker 2: Ecco il clima.
4:18 Speaker 3: Sì, che era il cavallo di battaglia dell'UE col Green Deal. In un'estate di AFA record, Bruxelles non rivendica i suoi successi e non punta nemmeno il dito contro i grandi inquinatori, tipo Cina, India, Stati Uniti. E'
4:31 Speaker 2: l'equivalente di un amministratore di condominio che convoca un'assemblea Per discutere se usare la penna blu o nera per scrivere il regolamento.
4:42 Speaker 3: Esatto.
4:43 Speaker 2: E intanto il tetto del palazzo sta andando a fuoco. E questa assenza si scontra poi col caos americano. Sul Corriere della Sera Giampiero Massolo fa un'analisi di cosa comporta l'approccio di Donald Trump. E Massolo parla di una torsione verso la tattica pura, azzerando completamente la strategia.
5:02 Speaker 3: Che poi è la definizione di diplomazia transazionale. Cioè tutto a un prezzo. Ogni singola relazione è subordinata a un bilancio di costi e benefici immediati.
5:15 Speaker 2: Sì. L'ombrello di sicurezza incondizionato, la forza militare convenzionale che l'America forniva all'Europa, insomma cede il passo. Trump usa la minaccia, la leva simmetrica, droni, cyberattacchi, dazzi e gli alleati rischiano ritorzioni se non pagano il conto. Ma infatti qualcuno potrebbe dire... Beh, questa diplomazia è una strategia per forzare l'Europa a svegliarsi, a pagare la sua quota per la difesa. Ma se guardiamo i risultati di questo ritiro occidentale, i dati fanno spavento. Deborah Bergamini sul Libero ricorda un anniversario che abbiamo praticamente rimosso tutti.
5:56 Speaker 2: Il 15 agosto, la caduta di Kabul.
5:59 Speaker 3: Bergamini in quel pezzo non fa retorica, usa i numeri clinici proprio come metrica del nostro fallimento. L'aumento esponenziale dei tentativi di suicidio tra le giovani donne afghane negli ospedali è il risultato diretto di quell'abdicazione. Trattare con i talibani senza pretendere il rispetto dei diritti non è realismo politico, è complicità. Abbiamo delegato la difesa della libertà e ora ne misuriamo il collasso in vite umane.
6:26 Speaker 2: E questo concetto della delega, cioè del delegare, ci dà proprio la chiave di lettura per il secondo blocco di oggi. Sì. Perché l'Occidente non sta delegando solo la sicurezza militare. Stiamo appaltando il nostro futuro industriale. Giuliano Nosci, sul Sole 24 Ore, pubblica i dati di Smart Analytics Global sul primo semestre 2026. E tieniti forte, il 97% dei robot umanoidi spediti nel mondo... 97%?
6:53 Speaker 3: 97% è prodotto
6:55 Speaker 2: in Cina.
6:58 Speaker 3: E cita il caso di Unitri, un'azienda cinese che è la dimostrazione plastica di come abbiamo perso il controllo. Unitris ha venduto oltre 5500 umanoidi e 18000 quadrupedi. Ma la cosa assurda è che le tecnologie alla base di queste macchine nascono nei nostri laboratori
7:19 Speaker 2: All'MIT
7:19 Speaker 3: All'MIT, all'Università della Pennsylvania. Tutta ricerca finanziata all'inizio dalla difesa americana. Quindi noi facciamo scoccare la scintilla dell'innovazione. E la Cina governa l'incendio, cioè la produzione di massa.
7:32 Speaker 2: E quello che Noci definisce, e secondo me è una definizione perfetta, un errore aristocratico. Noi continuiamo a credere che il potere vero sia nel laboratorio, nel brevetto, nel software.
7:44 Speaker 3: Certo.
7:45 Speaker 2: E guardiamo alla fabbrica, alla catena di montaggio, come se fosse una roba, non so, di basso livello. La parte sporca da delegare. Ma il problema è come questo snobismo ci condanna a livello industriale. Cioè perché la fabbrica fisica è così vitale se noi abbiamo l'algoritmo?
8:02 Speaker 3: Perché nell'era dell'intelligenza artificiale la fabbrica non è la fine del percorso, è il motore dell'apprendimento. Funziona così. Se tu produci milioni di robot su scala industriale generi una quantità di dati empirici enorme. Dati su come il robot interagisce con la gravità, come i materiali si usurano, come i motori rispondono se trovano un ostacolo.
8:23 Speaker 2: Certo, l'esperienza fisica.
8:25 Speaker 3: Esatto, questi dati fisici tornano ai server e servono per addestrare e correggere gli algoritmi. Quindi, algoritmi migliori rendono i robot più efficienti che a loro volta raccolgono dati ancora più raffinati. È un circuito perfetto. Se tu non produci la macchina fisica, non hai dati per addestrare la mente artificiale.
8:44 Speaker 2: E la Cina non è che lascia questo processo al libero mercato
8:48 Speaker 3: No, assolutamente. È un ecosistema orchestrato a livello statale col piano Made in China
8:54 Speaker 4: 2025.
8:55 Speaker 3: Parliamo di più di 120 imprese e università antinormativi che operano come se fossero una singola piattaforma. Condividono gli standard, ottimizzano le filiere, non ci sono compartimenti stagni lì.
9:07 Speaker 2: E invece l'Europa cosa fa?
9:09 Speaker 3: L'Unione Europea ha appena speso anni di capitale politico per scrivere l'AI Act, vantandosi in ogni dove di avere il quadro normativo più avanzato del mondo.
9:18 Speaker 2: Sì, ma stiamo scrivendo le regole del traffico per delle macchine che non sappiano più costruire. Frammentiamo le eccellenze, c'è il software in un paese, l'automazione in un altro, la meccanica altrove. Zero regia industriale.
9:32 Speaker 3: E questa incapacità cronica di fare sistema si riflette poi brutalmente anche sui confini. L'analisi che fa Marco Bresolin sulla stampa ci porta proprio dentro questo paradosso dei migranti.
9:46 Speaker 2: Perché Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia hanno ricominciato a rispedire in massa verso l'Italia i famosi dublinanti.
9:56 Speaker 3: Sì, spieghiamo un attimo il termine tecnico. Il dublinante è il richiedente asilo che entra nell'Unione Europea e passa per il paese di primo approdo, in questo caso l'Italia.
10:08 Speaker 2: Sì, un castigo perché il governo Meloni ha sospeso Schengen al confine con la Slovenia. Ma Bresolin, e qui carte alla mano, smentisce questa tesi complottista. Non c'è nessuna vendetta. Noè, l'applicazione del regolamento.
10:22 Speaker 3: Spietata. Spietata, sì. Bisogna guardare la linea del tempo per capire. A dicembre 2022 il governo italiano decide unilateralmente di chiudere i trasferimenti. Smette di accettare i dublinanti dal nord Europa, violando le regole. Da lì partono ovviamente i ricorsi. E ci sono state due sentenze della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Una nel 2024 e una nel 2026. Entrambe hanno condannato l'Italia ribadendo l'obbligo di riaccoglierli. E ora, il 15 luglio, la Commissione europea ha mandato una comunicazione formale, imponendo all'Italia di rimuovere tutti gli ostacoli burocratici.
11:02 Speaker 2: Ma scusa, quali sono i termini numerici esatti di questo regolamento? Cioè, perché noi siamo responsabili?
11:08 Speaker 3: Perché le regole del nuovo patto migrazione- asilo fissano dei paletti. L'Italia resta responsabile per l'esame della domanda per 20 mesi. Dal momento del primo approdo.
11:19 Speaker 2: 20 mesi, ok?
11:21 Speaker 3: Questo termine scende a 12 mesi se le persone sono state salvate in mare. Ma se il migrante viene rintracciato, non so, a Berlino, prima che scada questa finestra, le autorità tedesche hanno il diritto legale di metterlo su un aereo e rimandarlo a Roma.
11:35 Speaker 2: La linea di difesa politica di Fratelli d'Italia, l'ha esposta l'eurodeputato Carlo Fidanza, si basa su un'interpretazione restrittiva. Loro dicono, va bene, accettiamo di valutare solo i casi di chi si è spostato nell'ultimo anno. escludendo però tutto il pregresso dal 2022 L'unico sollievo momentaneo è che Francia e Spagna per ora hanno detto che non vogliono accodarsi ai respingimenti del blocco nordico.
11:59 Speaker 3: Per ora.
12:00 Speaker 2: Per ora, esatto. Ma la questione di fondo rimane. Cioè, come fa l'Italia a sedersi ai tavoli europei, a chiedere solidarietà sul debito, sugli investimenti o sul patto di stabilità? E poi, allo stesso tempo, fa una disubbedienza unilaterale sui trattati d'asilo.
12:14 Speaker 3: Ma infatti non può farlo. A Bruxelles vige questa regola non scritta dell'interdipendenza dei dossier. Non puoi prendere la questione migratoria e toglierla dal tavolo economico. Se stracci un accordo da una parte, ti presentano il conto dall'altra. L'isolamento politico si paga, ha sempre un costo finanziario. E a proposito
12:35 Speaker 2: di costi finanziari, spostiamoci nel cortile di casa nostra, nella finanza italiana. Ma Regia Mangano, sul Sole 24 Ore, ci porta nel Consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena E qui si gioca una partita a scacchi che definirà gli equilibri bancari per il prossimo decennio. Il CDA ha appena approvato il piano dell'amministratore delegato Luigi Lovaglio per creare praticamente un'alternativa strutturale alla Maxi Opas da 30,6 miliardi messa in campo da Intesa San Paolo. Fermiamoci
13:05 Speaker 3: un attimo sull'acronimo perché è importante. Un OPAS è un'offerta pubblica di acquisto e scambio, cioè un soggetto, in questo caso intesa, vuole acquisire il controllo di una società, offrendo agli azionisti un mix in parte denaro contante e in parte proprie azioni. E di fronte a questa morsa sul mercato, Lovaglio ha elaborato una contromossa, due OPS separate.
13:30 Speaker 2: Esatto, chiarissimo. Un OPS invece è un'offerta pubblica di scambio, pura, zero contante, solo scambio di azioni. L'Ovaglio vuole usare carta contro carta per questo doppio blitz su Banco BPM e Banca Generali
13:44 Speaker 3: Ma per convincere gli azionisti di EPS ad approvare una mossa del genere, che insomma è aggressiva, nell'assemblea del 29 ottobre, l'Ovaglio sta usando un'esca gigantesca. Sul tavolo c'è una super cedola straordinaria da 4 miliardi di euro, che è divisa così, un miliardo in contanti, che esce direttamente dalle casse della banca, e 3 miliardi sotto forma di azioni di banca generali.
14:10 Speaker 4: Ecco
14:10 Speaker 3: Queste azioni derivano da quel famoso pacchetto storico del 13% che EMS ha ereditato dalla gestione passata con Mediobanca. In pratica, Lovaglio offre ai soci un dividendo che corrisponde a circa il 4,5% dell'intera banca generali.
14:25 Speaker 4: Ma tecnicamente come funziona? Cioè, perché svuotare le casse dando un dividendo così enorme dovrebbe servire a difendersi da intesa?
14:35 Speaker 3: Nel gergo questa tecnica si chiama poison pill, la pillola avvelenata. Dando 4 miliardi ai soci, l'ovaglio ottiene due cose. Primo, compra la fedeltà degli azionisti, dà loro un rendimento enorme e così votano a favore del suo piano di espansione. Secondo, e questa è la vera difesa, rende AMPS meno appetibile. Se la banca si priva di quel tesoretto in contanti e del pacchetto in generali, chiunque voglia comprarla si trova un'entità molto più leggera, con meno liquidità.
15:07 Speaker 2: Sulla carta è una mossa geniale. Eppure il sole 24 ore rivela che il Consiglio di amministrazione praticamente è esploso. Il piano è passato, sì, ma a maggioranza. La spaccatura è verticale.
15:18 Speaker 3: Sì, quattro consiglieri di minoranza su cinque, inclusi quelli di assoggestioni, si sono astenuti. E le motivazioni sono pesanti. Parlano di una totale mancata di trasparenza. Mancano i dati su tre fronti. Primo, l'antitrust. Fondere MEPS e BPM creerebbe enormi sovrapposizioni di sportelli. Non c'è mezza analisi sui costi per chiudere queste filiali. Secondo, le sinergie. Si annuncia l'integrazione con banca generali, ma senza spiegare come si incastra con il processo già aperto con Mediobanca. E terzo, che poi è la cosa più grave, manca il parere del consulente indipendente, la vitale CO.
15:56 Speaker 2: Roba da matti
15:57 Speaker 3: Andare in assemblea straordinaria a proporre un'operazione del genere senza la validazione numerica dell'advisor. Cioè, è un salto nel buio.
16:06 Speaker 2: È un azzardo. Un azzardo che poi si scontrerà coi numeri il 29 ottobre. Perché per legge EMS è soggetta alla passivity rule. Cioè, di fronte a scenari del genere, il CODA non può agire da solo. No. deve avere l'approvazione diretta dell'Assemblea degli azionisti. E qui gli azionisti sono pesi massimi. Parliamo della Holding Delphine, che ha il 17,5%. Il gruppo Caltagirone ha il 13,5%. Il Ministero dell'Economia ha ancora il 4,9%. E poi ci sono i grandi fondi internazionali, tipo BlackRock.
16:39 Speaker 3: Senza contare un altro di taglio enorme. Il primo azionista della Preda, cioè Banco BPM, è il Credit Agricole. Pensare di fare un opsovo stile su BPM ignorando i francesi è un azzardo di sistema. L'astenzione dei consiglieri di minoranza è proprio un segnale d'allarme per il mercato. I soci forti non si fidano ancora di lovaglio. E dai
17:02 Speaker 2: palazzi senesi spostiamoci a Taranto. Annarita Di Giorgio, sul foglio, firma un reportage che, insomma, è un pugno nello stomaco. descrive un contrasto istituzionale ai limiti dell'assurdo. Oggi a Taranto si inaugurano i ventesimi giochi del Mediterraneo. C'è tutta la parata di Stato, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni e mezzo governo. Si tagliano un astri, ci sono le telecamere della RAI, si celebra questa rinascita attraverso lo sport e l'enograstronomia.
17:29 Speaker 2: L'operazione l'hanno chiamata Oltre l'Acciaio. Ma la scenografia dei giochi
17:32 Speaker 3: serve letteralmente a coprire un cadavere
17:38 Speaker 4: industriale. Sì.
17:39 Speaker 3: Il pollo siderurgico dell'Ilva, che era il cuore della manifattura italiana a ciclo integrale, è collassato. Non esiste più. E i numeri sono chiari. 10.000 esuberi. Il famoso piano di salvataggio di cui parlano tanto, quello delle 14 aziende sotto federacciai, non è un salvataggio della fabbrica.
17:58 Speaker 2: E questa è la cosa più cinica di tutta la vicenda. Le aziende italiane non vogliono, ma col cavolo che vogliono, accollarsi i costi ambientali o i forni obsoleti. Puntano solo a comprare i laminatori. C'è la parte finale del processo, dove l'acciaio viene lavorato e venduto.
18:12 Speaker 3: La parte che fa soldi.
18:13 Speaker 2: Esatto, l'unico asset profittevole. Lo fanno per evitare che finisca in mani straniere, dicono. Ma il resto dell'impianto può morire. L'industria pesante a Taranto è finita.
18:23 Speaker 3: E Mattarella, che insomma era lì ai giochi, ha mandato un messaggio durissimo al quotidiano di Puglia. Ha detto chiaro che Panem e Circenze non può essere la cifra della politica di uno Stato. Organizzare eventi estemporanei a debito non sostituisce l'industria vera
18:39 Speaker 2: Ma guarda, quello che stupisce di più, e lo si legge bene sul foglio, è il silenzio tombale dei sindacati. Anni fa la FIOM bloccava il Festival di Sanremo per difendere i cantieri navali di Genova. Oggi, davanti a 10.000 famiglie senza futuro, il più grande disastro occupazionale del secolo, Cigil, Cisl e Will cosa fanno? Diffondono comunicati formali di benvenuto per i ministri, Si siedono allo stadio per ascoltare il concerto di Albano.
19:04 Speaker 3: Incredibile!
19:06 Speaker 2: Non c'è un presidio, non c'è uno sciopero. Il governo nasconde il fallimento industriale dietro lo sport e l'opposizione locale festeggia questa utopia ecologista di una città turistica, che però nei fatti oggi produce solo disoccupazione e cassa integrazione perpetua.
19:24 Speaker 3: Chiudiamo la rassegna con un flash veloce. Lo riporta Milano Finanza con Anna Di Rocco. che però ci fa vedere come lo Stato tenti, almeno negli appalti, di governare una transizione. Consip, che è la centrale acquisti della pubblica amministrazione, ha lanciato questa gara gigantesca da 645 milioni di euro per il noleggio a lungo termine di 13 milioni. auto. La base d'asta reale poi è di 427 milioni.
19:56 Speaker 2: I dati tecnici però di questo bando sono uno spartiacque. Su quasi 14.000 vetture, solo 120 saranno a combustione tradizionale. il resto dovrà essere ibrido o completamente elettrico ma la vera rivoluzione è nei criteri cioè fino a ieri lo stato comprava al prezzo più basso e basta
20:18 Speaker 3: il massimo ribasso
20:19 Speaker 2: esatto il massimo ribasso oggi la giudicazione da 60 punti all'offerta economica e ben 40 punti alle specifiche tecniche L'autonomia delle batterie, il livello di emissioni, la capillarità dell'assistenza. Cioè lo Stato sta usando la sua potenza di fuoco per costringere il mercato ad alzare gli standard tecnologici.
20:40 Speaker 3: Allora, tiriamo le somme. Da una parte abbiamo droni russi neutralizzati a un passo dalle infrastrutture NATO mentre l'Europa fa solo conferenze stampa. Dall'altra, il Nord Europa che respinge i migranti in Italia applicando i regolamenti in maniera glaciale.
20:55 Speaker 4: Nel
20:56 Speaker 3: frattempo, la Cina ci cannibalizza sul mercato della robotica avanzata con le nostre tecnologie. In Italia, mentre a Siena si fa questa partita finanziaria su MAPS, a Taranto la politica seppellisce l'industria pesante sotto i coriandoli dei giochi.
21:11 Speaker 2: Guarda, se mettiamo in fila la fuga da Kabul del 2021, la cessione dei robot a Pechino e questa gestione burocratica dei migranti, emerge un filo conduttore netto. Cioè l'Occidente soffre di un'ossessione per l'astrazione.
21:27 Speaker 3: In che senso?
21:28 Speaker 2: Nel senso che ci piace scrivere i regolamenti etici sull'intelligenza artificiale, ma poi non costruiamo le macchine. Ci piace dichiarare il supporto alla democrazia in Afghanistan, ma non vogliamo sporcarci le mani lì sul campo. E invochiamo la solidarietà europea sui confini, ma alla fine ci affidiamo ai ricorsi nei tribunali. Il pensiero con cui vi lasciamo oggi è questo. se la prossima grande guerra globale non si combatterà coi carri armati.
21:54 Speaker 3: Certo.
21:55 Speaker 2: Ma col controllo dei colli di bottiglia industriali, le catene di approvvigionamento, i circuiti dei dati per l'intelligenza artificiale, siamo proprio sicuri che l'Europa non sia già la vittima designata di un conflitto che non ha nemmeno capito essere iniziato?
22:09 Speaker 3: Continuate a farci sapere cosa ne pensate. Seguite due pagine sulla vostra preferita e, se l'analisi vi è stata utile, lasciateci 5 stelle. A domani, giornali aperti.
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