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Fine scudo americano e shock del petrolio | Sab 19 set
•13:31

Fine scudo americano e shock del petrolio | Sab 19 set

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E se la vera crisi dell’Occidente non fosse soltanto geopolitica, ma anche demografica, economica e sociale?
In questo episodio analizziamo un mondo in piena riconfigurazione, nel quale l’Europa deve fare i conti con una sicurezza internazionale più incerta, una crescente competizione tra grandi potenze e una trasformazione demografica destinata a cambiare profondamente welfare, mercato del lavoro e società. Dalla possibile autonomia strategica europea alla crisi della natalità, dalla fragilità delle finanze pubbliche alla sovranità digitale, tutti i temi sembrano convergere verso una stessa domanda: quanto è sostenibile il modello occidentale nei prossimi decenni?
Partiamo dalla sicurezza europea e dalla fine delle certezze strategiche del passato. La progressiva erosione della protezione americana apre un dibattito sull’autonomia militare e industriale dell’Europa, mentre sabotaggi, cyberattacchi e nuove forme di pressione geopolitica mettono alla prova la capacità di deterrenza del continente. Sullo sfondo, anche il Medio Oriente e l’Asia mostrano quanto sia diventato più complesso il ruolo degli Stati Uniti come garante della sicurezza internazionale.
Da qui nasce l’idea di una possibile “terza via” monetaria e strategica, con un’Europa più integrata e un rapporto rafforzato con il Canada. L’obiettivo sarebbe ridurre alcune dipendenze finanziarie e commerciali attraverso una maggiore cooperazione tra medie potenze, in uno scenario nel quale euro, dollaro e yuan potrebbero diventare sempre più centrali nell’equilibrio economico globale.
Ma la pressione non arriva soltanto dall’esterno. In Germania, il costo della vita, la crisi abitativa e il malcontento sociale stanno modificando gli equilibri politici, mentre il dibattito sugli extraprofitti energetici riporta al centro il rapporto tra crisi economica e risposta delle istituzioni europee.
Il tema decisivo, però, potrebbe essere quello della demografia. In Ucraina, una natalità estremamente bassa e le conseguenze della guerra hanno portato il governo a introdurre misure straordinarie sulla fertilità e sulla conservazione del materiale biologico dei militari. In Europa, invece, l’invecchiamento della popolazione sta mettendo sotto pressione il welfare e creando una domanda crescente di lavoratori nel settore della cura.
In Italia, entro la fine del decennio, il fabbisogno di assistenti familiari potrebbe aumentare significativamente, mentre la componente straniera continua a rappresentare una parte fondamentale del lavoro domestico. Demografia, immigrazione, produttività e sostenibilità del welfare diventano così facce dello stesso problema.
E mentre la popolazione invecchia, la parità di genere continua a procedere lentamente. I dati internazionali mostrano un arretramento dei finanziamenti destinati alle organizzazioni per i diritti delle donne e una presenza ancora limitata nei vertici delle istituzioni giudiziarie, della difesa e degli affari interni.
Sul fronte economico, analizziamo poi la nuova vulnerabilità energetica dell’Europa e le tensioni sui titoli di Stato francesi, in un contesto caratterizzato da prezzi del petrolio elevati, deficit pubblici e aumento degli spread. Una situazione che riporta al centro il tema della stabilità finanziaria dell’Eurozona.
La transizione ecologica mostra invece una delle sue contraddizioni più evidenti: l’Europa esporta milioni di tonnellate di rifiuti plastici, trasferendo una parte del problema fuori dai propri confini. Il caso della Turchia solleva interrogativi sulla reale sostenibilità di un modello nel quale riciclo, infrastrutture e responsabilità ambientale non procedono sempre alla stessa velocità.
Poi entriamo nel mondo del lavoro e del capitale umano, con un’idea diversa di impresa: non considerare le persone come un capitale da trattenere, ma come individui che attraversano l’organizzazione e ne escono con maggiore autonomia, competenze e capacità...