Navi nel Mar Rosso e bollo PNRR | Ven 18 set
Informazioni su questo episodio
L’Occidente sta cercando una nuova strada tra Stati Uniti, Cina e Russia?In questo episodio analizziamo un mondo sempre più frammentato, dove le grandi potenze competono sul piano economico, militare e tecnologico mentre Europa e Stati nazionali cercano nuovi strumenti per difendere i propri interessi. Dalla possibile apertura dell’Unione Europea al Canada alla sicurezza del Mar Rosso, dal ritorno della politica nazionale alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, il filo conduttore è uno solo: come cambia l’equilibrio globale quando le vecchie alleanze non sembrano più sufficienti.
Partiamo dall’Unione Europea e dal Canada, con la proposta di una possibile “adesione associata” avanzata nel quadro del nuovo rapporto tra Bruxelles e Ottawa. Energia, materie prime critiche, commercio e sicurezza nell’Artico diventano elementi di una cooperazione che va oltre il semplice accordo commerciale e che si inserisce nella crescente competizione strategica tra Stati Uniti, Cina e Russia.
Ci spostiamo poi nel Mar Rosso, dove l’Italia prepara piani autonomi per proteggere i propri mercantili nello stretto di Bab el-Mandeb. La crisi delle rotte attraverso Suez ha conseguenze dirette sulla logistica e sul commercio italiano, mentre l’allungamento delle tratte intorno all’Africa aumenta tempi, costi di trasporto e premi assicurativi. Sullo sfondo, le tensioni tra Iran, Stati Uniti e Houthi coinvolgono anche gli interessi energetici della Cina e la sicurezza delle principali rotte commerciali mondiali.
Sul fronte russo-ucraino, analizziamo le elezioni della Duma in Russia, il restringimento dello spazio politico interno e le tensioni sui confini orientali dell’Europa. Dalle attività della NATO nei Paesi baltici alle nuove sanzioni americane contro la “flotta ombra” russa, la guerra in Ucraina continua a produrre conseguenze che vanno ben oltre il campo di battaglia.
In Italia, intanto, torna al centro il rapporto tra fisco, PNRR e consenso politico. La sospensione del bollo auto per il 2027 e la riduzione delle accise sul gasolio comportano un intervento da circa 2,3 miliardi di euro, finanziato anche attraverso risorse PNRR non utilizzate. Una scelta che riapre il confronto sulla destinazione dei fondi europei, sulle priorità della politica economica e sul rapporto tra esigenze immediate e investimenti strutturali.
Ma il futuro dell’economia italiana passa anche dal capitale umano. I dati della Banca d’Italia sul contributo della popolazione migrante alla produttività si intrecciano con la crescita delle Academy aziendali, diventate in pochi anni uno degli strumenti attraverso cui le imprese cercano di affrontare il mismatch tra formazione e domanda di lavoro.
Poi entriamo nel terreno della regolamentazione tecnologica. Il nuovo EU Kids Act punta a introdurre maggiori protezioni per bambini e adolescenti sulle piattaforme digitali, intervenendo su accesso ai social, controllo parentale, notifiche e meccanismi come lo scrolling infinito. Parallelamente, il dibattito sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale torna ad accendersi: dalle valutazioni sui rischi estremi alle richieste di maggiore trasparenza, valutazione indipendente e responsabilità nello sviluppo dei modelli.
Il quadro sociale presenta altrettante contraddizioni. Analizziamo i dati sul Global Gender Gap 2026, la posizione dell’Italia e il divario tra partecipazione politica e condizioni nel mercato del lavoro. La violenza contro le donne torna inoltre al centro del dibattito pubblico, mentre la prevenzione e il ruolo della scuola vengono indicati come elementi fondamentali per intervenire sulle cause culturali del fenomeno.
E mentre la pressione sociale aumenta, anche il clima mostra segnali sempre più evidenti. I dati sulla crisi idrica globale raccontano un 2025 caratterizzato da portate fluviali eccezionalmente basse in numerosi bacini e dalla continua perdita di massa dei sistemi glaciali. Un cambiamento...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:08 Speaker 2: E oggi i temi sul tavolo scottano parezio. L'Italia rompe gli indugi e blinda le sue navi nel Mar Rosso da sola, mentre la Cina sostanzialmente scarica il debito americano.
0:19 Speaker 3: Poi c'è il paradosso del bollo auto. Lo Stato lo taglia usando i fondi del PNRR, mentre un report della Banca d'Italia svela chi fa crescere davvero il nostro PIL.
0:30 Speaker 2: Per finire, la stretta europea con i social vietati agli under- 13 e il vero rischio dell'intelligenza artificiale. Cioè, oltre la fantascienza di cui leggiamo ovunque.
0:39 Speaker 3: Partiamo proprio dalla logistica, dall'economia reale.
0:42 Speaker 2: Wilmedia e Coramedia riprendono l'annuncio del ministro della difesa Crosetto.
0:46 Speaker 3: Sì, la marina militare italiana scorterà i mercantili nazionali nello stretto di Bab el- Mandeb. E la cosa fondamentale qui è che non si aspetterà l'Europa. Niente attesa per la missione Aspidis? Esatto. Il motivo è brutalmente economico. Se quello stretto si blocca, le navi devono circunnavigare l'Africa.
1:06 Speaker 2: Parliamo di un mese di viaggio in più?
1:09 Speaker 3: Come minimo. E per un paese esportatore come il nostro è un colpo letale.
1:13 Speaker 2: Diamo due numeri per capire l'urgenza. Il 38% del nostro export viaggia via mare. E il 14% dell'importo totale passa proprio da Suez.
1:24 Speaker 3: È un'enormità.
1:25 Speaker 2: Guarda, è come se all'improvviso chiudessero l'autostrada principale per il nostro export. E cosa fa l'Europa? Propone di istituire un comitato per studiare la viabilità.
1:35 Speaker 3: E nel srettempo le aziende chiudono. L'Italia banalmente non può aspettare.
1:40 Speaker 2: Chiaro. Ma a proposito di nazioni che si muovono per proteggere i propri interessi, c'è un terremoto silenzioso che sta succedendo nei mercati finanziari.
1:48 Speaker 3: Verissimo. Ne parla il Sole 24 Ore. La Cina si sta ritirando dai titoli di Stato statunitensi.
1:55 Speaker 2: E non di poco. Il portafoglio cinese in Treasury Bond è sceso a 618 miliardi di dollari. È il minimo dal 2008.
2:04 Speaker 3: Per dare un contesto, nel 2013 erano a 1.300 miliardi.
2:09 Speaker 2: Più del doppio. E qui scatto la domanda logica. Se gli Stati Uniti hanno un debito di 40.000 miliardi e la Cina non compra più, chi sta comprando tutta questa carta?
2:19 Speaker 3: Ufficialmente è il Regno Unito. Ma attenzione, Londra è semplicemente la base operativa degli hedge fund.
2:26 Speaker 2: Quindi i fondi speculativi, il cosiddetto fast money.
2:30 Speaker 3: Esatto. Ed è un rischio enorme per Washington. Prima avevano il capitale paziente di stati sovrani come la Cina, che compravano titoli per tenerli decenni.
2:40 Speaker 2: E adesso invece si affidano agli speculatori.
2:42 Speaker 3: Che guardano solo al rendimento a brevissimo termine. Se c'è volatilità, vendono in un secondo. Questo fa esplodere il costo degli interessi per gli USA.
2:51 Speaker 2: E tra l'altro hanno già superato i mille miliardi l'anno solo di interessi.
2:56 Speaker 3: Una cifra impensabile.
2:58 Speaker 2: E questa instabilità americana, unita alla prospettiva di un'America sempre più isolazionista, spinge l'Europa a cercare nuove alleanze.
3:05 Speaker 3: Il Corriere della Sera infatti racconta dell'accoglienza trionfale al Parlamento europeo per Mark Carney.
3:11 Speaker 2: L'ex primo ministro canadese.
3:13 Speaker 3: Sì, è invitato da Ursula von der Leyen per proporre un'alleanza strategica inedita tra Canada e Unione Europea.
3:20 Speaker 2: Un segnale chiaro a Putin e diciamo anche a Trump.
3:23 Speaker 3: Sicuramente.
3:24 Speaker 2: Però ecco, Giovanni Orsina, sulla stampa, mette un freno a tutto questo entusiasmo europeista.
3:30 Speaker 3: In che senso?
3:31 Speaker 2: Nel senso che rispondere alle crisi attuali, chiedendo costantemente più Europa, beh, Orsina dice che è come il medico di Molière, che cura tutto con i salassi.
3:40 Speaker 3: Un po' fuori dalla realtà.
3:41 Speaker 2: Totalmente. Se guardi i risultati elettorali recenti, in Germania l'AFD vola in regioni chiave, in Svezia il governo di sinistra si regge per un solo seggio.
3:52 Speaker 3: I cittadini stanno chiedendo protezione agli stati- nazione, non a un'entità federale astratta.
3:58 Speaker 2: Esatto. Serve pragmatismo sugli interessi nazionali.
4:01 Speaker 3: Che poi è esattamente la dinamica che vediamo portata all'estremo nelle elezioni in Russia. Medusa ha un reportage molto lucido sulle elezioni per la Duma.
4:10 Speaker 2: Parliamo di elezioni senza alcuna vera competizione, immagino.
4:13 Speaker 3: Certo, viene ammessa solo l'opposizione sistemica. Quelli veri, come gli a blocco, sono stati esclusi direttamente dalle schede.
4:21 Speaker 2: E allora, scusa, perché farle? Cioè, che senso ha per il Cremlino organizzare una farsa?
4:26 Speaker 3: È un test. Il Cremlino le usa per testare l'efficienza della macchina burocratica nel mobilitare il consenso.
4:32 Speaker 2: Per preparare il terreno a cos'altro?
4:34 Speaker 3: A una futura mobilitazione militare di massa. Serve a dimostrare che lo Stato controlla ogni aspetto del Paese.
4:42 Speaker 2: Quindi la guerra di trincea e i confini nazionali sono tornati prepotentemente centrali. Senza dubbio. E se lo Stato- Nazione torna centrale, beh, dobbiamo guardare a come il nostro Stato spende i soldi. E chi produce ricchezza?
4:56 Speaker 3: Arriviamo al bollo auto. È su molte prime pagine oggi. Il governo ha deciso di sospendere il bollo per le auto fino a 80 kilowatt per il 2027
5:06 Speaker 2: Che si traduce in un risparmio di circa 165 euro a persona. Parliamo di 14 milioni e mezzo di veicoli.
5:13 Speaker 3: Il costo totale dell'operazione è di 2,3 miliardi di euro.
5:17 Speaker 2: E fin qui è la notizia. Ma la parte interessante è dove hanno preso i soldi.
5:21 Speaker 3: Cora Media fa i conti in tasca allo Stato. Un miliardo e mezzo di questi fondi arriva da risorse non spese del PNRR.
5:29 Speaker 2: Aspetta, fondi del PNRR usati per il bollo auto?
5:32 Speaker 3: Sì, soldi che originariamente dovevano servire per impianti sui rifiuti e per portare internet veloce nelle scuole.
5:40 Speaker 2: Prendiamo fondi pensati per modernizzare la struttura tecnologica del paese e li usiamo per uno sconto annuale di 165 euro.
5:47 Speaker 3: È una scelta politica molto precisa.
5:50 Speaker 2: Ma è questa la strada per la crescita? Cioè, tagliare il bollo fa crescere il PIL a lungo termine?
5:56 Speaker 3: Probabilmente no. E a proposito di cosa fa crescere davvero il PIL, c'è un report della Banca d'Italia ripreso oggi da Avvenire che fa un vero ribaltamento copernicano.
6:06 Speaker 2: Sui lavoratori stranieri, giusto?
6:08 Speaker 3: Esatto. Smentisce categoricamente l'idea che gli immigrati rubino il lavoro. Anzi, dimostra con i numeri che un aumento dell'1% di immigrati genera un più 1,18% di PIL per lavoratore in 5 anni.
6:22 Speaker 2: Più 1,18%?
6:25 Speaker 3: Sì. E il dato che sorprende molti è che l'81% di chi arriva oggi nei paesi oxe è altamente istruito.
6:32 Speaker 2: Quindi ingegneri, medici, tecnici specializzati
6:36 Speaker 3: Precisamente. E per l'Italia calcolano che su un arco di 35 anni un quarto della crescita della nostra produttività è direttamente merito loro.
6:45 Speaker 2: Pazzesco. E questo ci porta al problema di chi è già in Italia e deve formarsi. Il Sole 24 Ore e il CNEL segnalano un boom assoluto delle accademi d'impresa.
6:56 Speaker 3: Le scuole interne alle aziende.
6:58 Speaker 2: Sì, siamo passati da 25 accademi nel 2010 a ben 232 nel 2024. Pensa a gruppi come Lamborghini o Enel.
7:07 Speaker 3: Si sostituiscono alla scuola pubblica, in pratica.
7:10 Speaker 2: Esattamente. Si fanno carico dalla formazione perché c'è un divario di competenze tecnologiche enorme. Intelligenza artificiale, cyber security. Le scuole non sfornano i profili necessari, quindi le aziende se li formano in casa.
7:22 Speaker 3: A proposito di aziende e lavoro, c'è un flash importante da Italia Oggi. Il Consiglio di Stato ha stabilito nuove regole per gli appalti.
7:30 Speaker 2: Sui contratti nazionali? Sì.
7:33 Speaker 3: In pratica l'equivalenza tra contratti collettivi negli appalti non si potrà più valutare solo sui minimi salariali.
7:40 Speaker 2: Cioè, non basta che la busta paga sia uguale a fine mese
7:43 Speaker 3: Esatto. I giudici dicono che va valutato tutto l'impianto normativo. Ferie, malattie, tutele varie.
7:50 Speaker 2: Quindi i famosi super minimi individuali non bastano più per aggirare le regole e fare dumping sui costi.
7:55 Speaker 3: Esattamente. Una bella stretta a tutela dei lavoratori.
7:59 Speaker 2: Chiaro. E dalla tutela dei lavoratori passiamo alla tutela dei più giovani. Perché l'Europa sta provando a mettere un freno all'anarchia digitale?
8:07 Speaker 3: Parliamo del Kids Act presentato dalla Commissione UE. Le regole proposte sono molto rigide.
8:13 Speaker 2: Vediamo i dettagli.
8:14 Speaker 3: Sotto i 13 anni divieto totale di avere un account social. Tra i 13 e i 14 anni l'account è permesso ma fortemente limitato.
8:23 Speaker 2: Limitato come?
8:24 Speaker 3: Obbligo di controllo parentale, massimo un'ora di utilizzo al giorno, profili privati impostati di default e soprattutto niente scrolling infinito.
8:33 Speaker 2: Ok, l'intento è nobile. Ma c'è un elefante nella stanza, gigantesco. Come verifichi l'età degli utenti senza distruggere la privacy di tutti?
8:42 Speaker 3: Le big tech stanno già protestando ferocemente per questo. L'Unione Europea, in risposta, propone l'utilizzo di una tecnologia chiamata Zero Knowledge Proof.
8:52 Speaker 2: Cioè? Prova a spiegarlo in termini
8:55 Speaker 3: semplici. Sostanzialmente è un sistema criptografico. Permette di dimostrare a una piattaforma che hai più di 13 anni senza doverle inviare il tuo documento di identità o la tua data di nascita.
9:06 Speaker 2: La piattaforma riceve solo
9:08 Speaker 3: un ok criptografato. Esatto. Ma i dubbi sull'applicabilità reale sono enormi. L'Australia ha provato a fare qualcosa di simile e i ragazzini hanno semplicemente usato le VPN.
9:18 Speaker 2: E in Francia.
9:19 Speaker 3: In Francia hanno appena bloccato i divieti generalizzati, proprio per problemi di fattibilità e diritti.
9:26 Speaker 2: Quindi la strada è molto, molto in salita. E mentre l'Europa litiga sui social, c'è un pezzo di Silicon Valley che tema l'estinzione umana.
9:34 Speaker 3: La questione dell'intelligenza artificiale.
9:36 Speaker 2: Sì. Un ex ricercatore di Antropic ha sparato questa stima secondo cui c'è il 10% di probabilità che l'IA ci uccida tutti entro dieci anni.
9:45 Speaker 3: Un ottimo titolo per i giornali.
9:47 Speaker 2: Fantastico, direi. Ma Formic smonta completamente questo allarmismo. In che modo? Facendo notare che quel 10% non ha basi scientifiche, è una stima personale, inventata di sana pianta per fare notizie. e attrarre capitali.
10:01 Speaker 3: Il marketing della paura.
10:03 Speaker 2: Esatto. Il problema vero non è Terminator, non è l'IA cosciente che ci dichiara guerra. Il problema vero è la trasparenza degli agenti autonomi. Spieghiamo cosa sono gli agenti autonomi. Sono sistemi IA che non si limitano a rispondere in chat, ma navigano sul web, aprono programmi, scrivono codice ed eseguono azioni al posto tuo.
10:22 Speaker 3: E il rischio qual è
10:23 Speaker 2: Il rischio è che queste big tech stanno rilasciando software che agisce nel mondo reale senza che i governi o terze parti indipendenti possano controllare i dati di addestramento.
10:33 Speaker 3: Non sappiamo come prendono le decisioni.
10:35 Speaker 2: Proprio così. Quindi la domanda non è se l'intelligenza artificiale ci ucciderà, ma se noi saremo in grado e responsabili abbastanza da imporre regole a queste aziende prima del rilascio dei modelli.
10:46 Speaker 3: È un problema di governance, non di fantascienza.
10:49 Speaker 2: Esattamente. Passiamo a qualche flash di raccordo veloce prima di chiudere.
10:53 Speaker 3: Partiamo dal clima. Le Monde cita un rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale che fa impressione. Nel 2025 la portata dei fiumi a livello globale è stata la più bassa degli ultimi 35 anni.
11:05 Speaker 2: Un dato drammatico per l'agricoltura mondiale. Sul fronte cronaca, invece, caso Garlasco. Il GIP ha archiviato definitivamente le accuse di corruzione per l'ex procuratore Venditti.
11:17 Speaker 3: Però resta indagato il padre di Andrea Sempio come presunto corruttore, giusto?
11:21 Speaker 2: Sì, quel filone rimane aperto.
11:24 Speaker 3: Chiudiamo con la società. Da Grosseto il presidente Mattarella ha definito i femminicidi un'emergenza nazionale primaria. Parliamo di 97 vittime accertate nel 2025.
11:35 Speaker 2: Ha ribadito che la prevenzione vera deve partire dalle scuole e dalle università, non solo dai tribunali.
11:40 Speaker 3: E sempre in tema di divari, l'Italia sale leggermente nel global gender gap generale, ma c'è un dato pessimo sul lavoro. Quale? Restiamo inchiodati al 121° posto al mondo per la parità salariale e di opportunità sul posto di lavoro.
11:54 Speaker 2: 121°. C'è pareccio da lavorare.
11:57 Speaker 3: Bene, facciamo un riepilogo lampo della puntata di oggi.
12:00 Speaker 2: Vai
12:01 Speaker 3: L'Italia si muove da sola nel Mar Rosso per difendere l'export, l'Europa cerca sponde in Canada, mentre gli Stati Uniti si affidano agli speculatori per il debito. E in Italia usiamo i fondi del PNRR per tagliare il bollo auto.
12:16 Speaker 2: mentre scopriamo che la nostra vera produttività si poggia sui lavoratori stranieri altamente qualificati.
12:23 Speaker 3: Sostanzialmente è questo il quadro.
12:25 Speaker 2: Ed è proprio su questo che voglio lanciare un pensiero provocatorio per chi ci ascolta. Abbiamo visto che le urne in mezzo a Europa ci dicono che lo Stato- Nazione sta tornando.
12:35 Speaker 3: C'è un istinto fortissimo a chiudere i confini.
12:38 Speaker 2: Esatto. Ma se chiudiamo i confini, come faremo a sostenere la nostra economia nei prossimi anni?
12:44 Speaker 3: Soprattutto con il calo demografico.
12:47 Speaker 2: È, numeri della Banca d'Italia alla mano, l'unica vera iniezione di produttività strutturale arriva proprio da quegli immigrati qualificati che molta politica vorrebbe respingere.
12:57 Speaker 3: Un bel corto circuito logico da risolvere. Trovate un momento per cliccare segui sull'app che state usando e se la puntata vi è stata utile lasciateci una recensione a 5 stelle. Noi torniamo domani. Giornali chiusi.
Podbean