Jack Bogle, Vanguard e la rivoluzione degli ETF | SPECIALE
Informazioni su questo episodio
Perché milioni di investitori hanno smesso di fidarsi di Wall Street?In questo episodio raccontiamo la storia di una delle rivoluzioni più importanti della finanza moderna: quella di Jack Bogle, l’uomo che ha cambiato per sempre il modo di investire creando i fondi indicizzati e aprendo la strada agli ETF, oggi utilizzati da milioni di risparmiatori in tutto il mondo.
Partiamo dagli anni Settanta, quando Wall Street era dominata dalla gestione attiva, da commissioni elevate e dalla promessa che i migliori gestori fossero in grado di battere costantemente il mercato. Una convinzione che, dati alla mano, si è rivelata molto meno solida di quanto l’industria finanziaria abbia raccontato per decenni.
Scopriremo come Jack Bogle abbia sfidato questo sistema fondando Vanguard e lanciando il primo fondo indicizzato, una scelta inizialmente derisa dagli esperti ma destinata a trasformare per sempre il settore degli investimenti. Analizzeremo anche il ruolo dell’Ipotesi dei Mercati Efficienti e perché molti economisti sostengono che, nel lungo periodo, battere il mercato sia molto più difficile di quanto si creda.
Parleremo dell’evoluzione dagli index fund agli ETF, di come questi strumenti abbiano ridotto drasticamente costi e commissioni per gli investitori e del motivo per cui Warren Buffett continua a considerarli una delle strategie più efficaci per costruire ricchezza nel tempo.
Ripercorreremo inoltre la crisi finanziaria del 2008, il momento in cui molti fondi attivi mostrarono i propri limiti mentre gli ETF superarono uno dei più importanti stress test della storia dei mercati finanziari.
Infine analizzeremo le nuove sfide del risparmio passivo: il crescente peso dei grandi gestori come Vanguard, BlackRock e State Street, la diffusione degli ETF tematici e a leva e il grande interrogativo che divide ancora economisti e investitori: cosa accadrebbe se un giorno tutti scegliessero di investire esclusivamente in modo passivo?
Un episodio per capire perché gli ETF hanno rivoluzionato la finanza mondiale, come funzionano davvero gli investimenti passivi e quali lezioni ogni investitore può trarre dalla storia di Jack Bogle per costruire un patrimonio nel lungo periodo.
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0:00 Speaker 2: Siete su due pagine.
0:01 Speaker 3: Questo è l'episodio speciale della domenica. Oggi andiamo a fondo su come un uomo licenziato a 45 anni ha distrutto il monopolio di Wall Street, inventato gli ETF e democratizzato per sempre il mondo degli investimenti.
0:17 Speaker 2: Immaginate di scoprire che l'intera industria su cui si basa la ricchezza del pianeta si regge su un'enorme illusione. Cioè una sorta di truffa legalizzata in cui pagate un pedaggio salatissimo a un casellante che di fatto non controlla minimamente il traffico delle auto. Questo era praticamente il mondo degli investimenti prima di una rivoluzione, direi molto silenziosa. E per comprendere la portata di questo stravolgimento è necessario visualizzare il campo di battaglia originale. Siamo a New York a metà degli anni 70.
0:52 Speaker 3: Ok, contestualizziamo un attimo questo campo di battaglia. Di che tipo di ambiente stiamo parlando per il risparmiatore medio di quell'epoca?
1:01 Speaker 2: Wall Street all'epoca non è assolutamente un mercato aperto. Non è accessibile tramite un'applicazione sul telefono come oggi. È un club privato.
1:09 Speaker 3: Molto chiuso.
1:10 Speaker 2: Chiusissimo, opaco, esclusivo, totalmente dominato da banchieri d'affari avvolti in abiti su misura che operano con una presunzione che rasenta l'aristocrazia. Il loro intero modello di business si basa su una promessa ben precisa che viene venduta a carissimo prezzo.
1:27 Speaker 3: Quale promessa?
1:29 Speaker 2: Fondamentalmente dicevano dateci i vostri capitali, noi abbiamo le informazioni segrete, abbiamo gli analisti migliori e soprattutto l'intuito infallibile per battere il mercato.
1:39 Speaker 3: Certo. E per questo presunto privilegio, qual era il conto da pagare alla fine?
1:45 Speaker 2: Applicano commissioni che oggi riterremo astronomiche, cioè trattengono annualmente il 2 o persino il 3% dell'intero capitale gestito. E attenzione a un dettaglio fondamentale qui. Questa percentuale viene prelevata indipendentemente dai risultati ottenuti.
2:00 Speaker 3: Quindi incassano a prescindere?
2:02 Speaker 2: Esatto. Che il fondo generi un profitto stellare o che bruci metà dei vostri risparmi in decisioni disastrose, il gestore incassa comunque la sua lauta parcella a fine anno.
2:13 Speaker 3: Praticamente il gestore vince sempre. Ma la domanda sorge spontanea. Perché le persone dovevano accettare questo salasso sistematico? Cioè, Quali erano le opzioni alternative sul tavolo?
2:25 Speaker 2: L'alternativa per le persone esterne a questo circolo ristretto era di fatto inesistente.
2:30 Speaker 3: Ah!
2:31 Speaker 2: Nessuna.
2:31 Speaker 3: Nessuna.
2:32 Speaker 2: Potevano lasciare i risparmi fermi in banca, condannandoli a essere erosi inesorabilmente dall'inflazione, oppure dovevano consegnarli a questi gestori attivi, subendo una sistematica emorragia.
2:43 Speaker 3: A causa delle commissioni?
2:44 Speaker 2: A causa dei costi di gestione, costi di transazione, provvigioni di ingresso, Era letteralmente una scelta tra la perdita certa del potere d'acquisto e il pedaggio finanziario di cui parlavamo.
2:55 Speaker 3: Un oligopolio perfetto, insomma. Nessuna via di fuga.
2:59 Speaker 2: Ma l'irolia feroce di tutta questa storia risiede nel fatto che, proprio mentre a Wall Street si vendeva questa illusione del mago della finanza capace di prevedere il futuro, nelle aule universitarie quell'illusione era già stata scientificamente smantellata. Da chi Da Paul Samuelson. un accademico rigoroso e futuro premio Nobel per l'economia. In quegli anni Samuelson consolida un concetto che fa tremare le fondamenta dell'intero settore, l'ipotesi dei mercati efficienti.
3:26 Speaker 3: Aspetta, spiega meglio questo passaggio. Cosa significa esattamente mercato efficiente? E perché rappresenta una minaccia mortale per quei gestori in abito gessato?
3:37 Speaker 2: La logica di Samuelson è spietata. Lui dice che i prezzi delle azioni in un mercato liquido e moderno scontano istantaneamente tutte le informazioni disponibili al pubblico.
3:46 Speaker 3: In che senso istantaneamente?
3:49 Speaker 2: Prendete un'azienda che sviluppa una tecnologia rivoluzionaria, no? Appena l'informazione diventa di dominio pubblico o arriva alle agenzie di stampa, in frazione di secondo milioni di investitori comprano l'azione. Il prezzo sale immediatamente, riflettendo subito quel nuovo dato. Di conseguenza si annulla qualsiasi margine di profitto futuro basato su quella specifica notizia. L'informazione è letteralmente già apprezzata dal mercato.
4:13 Speaker 3: Fermati. In pratica mi stai dicendo che pagare profumatamente un esperto in giacca e cravatta non serviva assolutamente a nulla?
4:20 Speaker 2: Assolutamente a nulla. Fare stock picking attivo, cioè cercare di selezionare le singole azioni vincenti spostando capitali di continuo in un mercato efficiente, equivale a cercare di scommettere sull'esito finale di un film... che tutti gli spettatori presenti in sala hanno già visto e spoilerato online prima ancora che la pellicola inizi. Tutti possiedono le stesse informazioni nello stesso esatto momento. Non esiste alcun reale vantaggio competitivo a disposizione del singolo gestore. Secondo Samuelson, battere sistematicamente e strutturalmente il mercato è un'impresa matematica impossibile.
4:57 Speaker 2: Riuscirci una singola volta è pura e semplice fortuna. Non è abilità.
5:03 Speaker 3: Ma i numeri reali, i bilanci, confermavano questa teoria?
5:07 Speaker 2: I dati erano una sentenza inappellabile. Al netto delle pesanti commissioni trattenute, i fondi a gestione attiva rendevano mediamente meno del mercato stesso. In sintesi, a Wall Street non stavate pagando per la competenza.
5:21 Speaker 3: Stavate finanziando la loro fortuna.
5:24 Speaker 2: Esatto, riducendo la vostra. Eppure l'intera industria finanziaria si reggeva tenacemente su questa menzogna di possedere una sfera di cristallo, ignorando totalmente i paper accademici.
5:38 Speaker 3: E questo sistema estrattivo continua a prosperare indisturbato, fino a quando un singolo individuo decide di scardinare l'ingranaggio.
5:47 Speaker 2: E arriviamo a lui.
5:48 Speaker 3: Arriviamo al protagonista di questa frattura storica, John Clifton Bogle, noto a tutti come Jack.
5:55 Speaker 2: Aspettate un attimo però. Conosciamo le storie dei rivoluzionari, no? Spesso sono outsider. Ma Bogle era un uomo del sistema.
6:04 Speaker 3: Decisamente.
6:05 Speaker 2: Cresciuto in quel sistema e arrivato ai vertici di un fondo tradizionale. Poi all'improvviso, nel 1974, viene licenziato dal suo stesso consiglio di amministrazione.
6:16 Speaker 3: E non è che questa sua improvvisa illuminazione sui fondi passivi fosse solo, sai, una cinica vendetta personale contro i banchieri che lo avevano appena fatto fuori?
6:26 Speaker 2: Guarda, il dubbio è legittimissimo, ma per comprendere la vera spinta di Bogle bisogna analizzare le sue radici. Non è affatto il tipico rampollo di Wall Street.
6:36 Speaker 3: Ah no?
6:37 Speaker 2: No. La famiglia di Bogle viene spazzata via finanziariamente, distrutta fino alle fondamenta dalla grande crisi del 1929. Lui cresce sperimentando la povertà sulla sua pelle e sviluppa una profonda, instancabile diffidenza verso i mercati speculativi. Riesce poi ad accedere alla prestigiosa Università di Princeton, ma non avendo coperture economiche deve pagarsi gli studi lavorando come camerier di sala.
7:00 Speaker 3: Niente privilegi.
7:02 Speaker 2: Esatto. E proprio in quelle aule universitarie scopre gli studi di Samuelson. Ne diventa un avido, ossessivo lettore. L'idea che il mercato non possa essere battuto si radica in lui decenni prima del suo licenziamento.
7:15 Speaker 3: Quindi la teoria era latente, ma poi di fatto fa carriera nel settore opposto.
7:20 Speaker 2: Sì, ed è questo il paradosso. Nonostante il suo scetticismo verso la speculazione, intraprende una carriera brillante nel settore dei fondi comuni tradizionali, Scala pazientemente le gerarchie, per decenni, fino a diventare presidente del rinomato Fondo Wellington Management.
7:37 Speaker 3: Un traguardo non da poco.
7:39 Speaker 2: Ma poi arridiamo al punto di rottura. Il 1974. Bogle ha 45 anni. Ha appena orchestrato una complessa operazione di fusione aziendale che, insomma, si rivela disastrosa.
7:51 Speaker 3: Un passo falso.
7:52 Speaker 2: Un passo falso fatale. Si scatena una sanguinosa lotta di potere interna E il consiglio di amministrazione non esita un secondo, lo licenzia in tronco.
8:00 Speaker 3: Un manager di 45 anni, estromesso dai vertici, con il rischio di vedere la propria carriera completamente e irreparabilmente finita in un ambiente feroce che non perdona i passi falsi. Che situazione?
8:16 Speaker 2: E lui cosa fa? Poteva cercare un ricollocamento silente, no? Poteva usare le sue conoscenze per ottenere un posto di facciata in un'altra banca d'affari. invece decide di capovolgere letteralmente il tavolo che lo aveva appena espulso. Quello stesso anno, il 74, fonda una nuova creatura.
8:33 Speaker 3: The Vanguard Group.
8:35 Speaker 2: The Vanguard Group. La missione aziendale non è lanciare l'ennesimo fondo speculativo per arricchire i promotori, ma disintegrare l'arroganza della gestione attiva. E l'intuizione deriva direttamente dalle teorie di Samuelson, studiate a Princeton.
8:48 Speaker 3: Cioè, se non puoi batterli...
8:50 Speaker 2: Se nessuno può abbattere il mercato a causa della sua profonda efficienza e i costi di gestione condannano i fondi attivi a sottoperformare, l'unica soluzione logica, razionale e onesta è comprare l'intero mercato e abbattere drasticamente i costi operativi.
9:05 Speaker 3: Chiaro. Ma come traduce in pratica questa filosofia teorica?
9:10 Speaker 2: Nel 1976 Vanguard lancia il First Index Investment Trust, che poi passerà alla storia come il Vanguard 500, È praticamente il primo fondo indicizzato della storia a disposizione dei risparmiatori privati. Il suo mandato è noiosissimo e rivoluzionario al tempo stesso. Non deve scegliere azioni, deve semplicemente replicare pedissequamente l'andamento dell'OSMP 500.
9:34 Speaker 3: Il paniere delle 500 maggiori aziende degli Stati Uniti.
9:38 Speaker 2: Esattamente. Nessun analista, nessuna previsione, nessun abito firmato. Solo la media del mercato.
9:44 Speaker 3: La reazione dei suoi ex colleghi e dei concorrenti, immagino, non sia stata, diciamo, di grande supporto.
9:50 Speaker 2: È stata brutale. Un misto di disprezzo e terrore assoluto. Wall Street lo deride pubblicamente sui giornali. I grandi gestori lo accusano di puntare deliberatamente alla mediocrità.
10:01 Speaker 3: Addirittura.
10:02 Speaker 2: Definiscono il suo prodotto Bogol's Folly. La follia di Bogol. L'idea di ammettere la sconfitta intellettuale e limitarsi a seguire fedelmente la media del mercato è vista come un'eresia inaccettabile. Ma soprattutto i banchieri capiscono che quel modello è una minaccia mortale per i loro profitti
10:21 Speaker 3: Certo, toccava i loro portafagli.
10:24 Speaker 2: E in un primo momento sembrano avere ragione loro. Il lancio commerciale è un fallimento colossale. Vanguard si aspettava di raccogliere 150 milioni di dollari dagli investitori per far partire il fondo.
10:34 Speaker 3: E invece?
10:35 Speaker 2: Ne arrivano a faticosamente appena 11. Un tonfo che avrebbe fatto chiudere baracca chiunque.
10:40 Speaker 3: Un attimo però. Prima di analizzare come supera questo scoglio iniziale, per chi non mastica finanze e bilanci tutti i giorni, cos'è esattamente un indice e come fa un fondo a replicarlo materialmente?
10:53 Speaker 2: Edward Jones introducono il concetto di indice azionario. Ora, un indice non è uno strumento finanziario che si compra, è semplicemente un concetto matematico.
11:03 Speaker 3: Una media.
11:04 Speaker 2: Una media dei prezzi degli azioni di un gruppo specifico di società. Come un termometro astratto che misura la febbre dell'economia, diciamo. Il problema apatico enorme è che un singolo risparmiatore non possiede i milioni di dollari necessari per acquistare fisicamente le azioni di tutte le 500 aziende che compongano l'S&P 500, mantenendo esattamente le stesse proporzioni previste dall'indice.
11:27 Speaker 3: È chiaramente un problema di barriere all'ingresso insormontabili. Come lo risolve quindi il fondo indicizzato?
11:33 Speaker 2: Quens'è questo? Immaginate di voler replicare a casa i 500 piatti dei migliori chef del mondo. Comprare ogni singolo ingrediente, in ogni parte del globo, vi costerebbe milioni e richiederebbe una logistica impossibile. Certo. Il fondo indicizzato inventato da Bogle è come un gigantesco carrello della spesa condiviso. Il fondo fa una colletta globale raccogliendo i piccoli capitali di migliaia di risparmiatori. Crea un bacino enorme di liquidità. E con questo capitale aggregato il fondo va sul mercato e compra tutti gli ingredienti in blocco.
12:08 Speaker 2: All'ingrosso. All'ingrosso, rispettando esattamente le dosi della ricetta, ovvero le proporzioni dell'indice. Ok, e
12:15 Speaker 3: il singolo risparmiatore cosa ottiene in cambio dei suoi soldi in questo sistema?
12:20 Speaker 2: Ottiene un singolo scontrino, una quota del fondo. In questo modo, chi investe anche solo 1.000 dollari ottiene un pezzetto infinitesimale dell'intera economia americana.
12:31 Speaker 3: Geniale nella sua semplicità.
12:33 Speaker 2: C'è nessun genio strapagato che deve passare le giornate a comprare e vendere freneticamente titoli cercandolo a fare del secolo. I costi di gestione crollano verticalmente.
12:43 Speaker 3: Chiariamo bene questo aspetto dei costi, perché è vitale. Tradotto in pratica, su un orizzonte di lungo periodo, quel 2% trattenuto dal vecchio gestore non è un banale costo accessorio, non è, sai, il semplice caffè al bar.
12:57 Speaker 2: Assolutamente
12:58 Speaker 3: no. Significa vedersi sottrarre letteralmente decine, se non centinaia di migliaia di euro dai propri risparmi, di una vita per effetto dell'interesse composto mancato, a parità di rendimento lordo del mercato. È una tassa sul patrimonio
13:12 Speaker 2: È inesorabile. Il fondo indicizzato abbatte la zavorra delle commissioni e la matematica pura fa il resto del lavoro. Anno dopo anno, nel lungo periodo, il fondo di Bogle inizia sistematicamente a superare le performance della stragrande maggioranza dei blasonati fondi attivi concorrenti.
13:30 Speaker 3: I numeri parlano chiaro.
13:32 Speaker 2: I numeri dammo ragione a Vanguard. Eppure, in questa fase, lo strumento presenta ancora dei limiti tecnologici e strutturali non indifferenti.
13:40 Speaker 3: Limiti di che tipo? Il concetto del carrello della spesa condiviso non bastava a renderlo perfetto?
13:47 Speaker 2: Allora, il fondo indicizzato originale di Bogol, pur essendo economico, era piuttosto macchinoso. Funzionava operativamente come un vecchio fondo comune tradizionale. Le quote non si potevano scambiare liberamente durante il giorno. Potevano essere acquistate o vendute solo alla fine della giornata lavorativa, a mercati chiusi. a un prezzo calcolato a tavolino chiamato NAV. E inoltre spesso le società di gestione richiedevano capitali minimi d'ingresso non trascurabili, creando degli attriti. Era un'innovazione filosofica profonda, certo, ma non ancora lo strumento agile e definitivo che conosciamo oggi.
14:25 Speaker 2: Il vero salto tecnologico, pensa, avviene quasi vent'anni dopo. Anni 90.
14:33 Speaker 2: L'era dell'informatizzazione finanziaria. Esatto. Gennaio 1993. Un team di sviluppatori finanziari guidato da Nathan Most, all'interno del colosso State Street, capisce il potenziale e trova il modo di prendere l'intuizione passiva di Bogle inserendola in un contenitore moderno e fluido.
14:51 Speaker 3: Cosa inventano?
14:52 Speaker 2: Inventano un contenitore che replica l'indice, passivamente, ma che tecnologicamente viene scambiato sulla borsa valori esattamente come le azioni di una singola azienda. Nasce ufficialmente l'Exchange Traded Fund.
15:06 Speaker 3: L'ETF. Quindi praticamente l'ETF fonde due mondi. Da una parte la diversificazione totale di un fondo e dall'altra la flessibilità estrema di un'azione.
15:16 Speaker 2: Proprio così. Il primo ETF della storia viene soprannominato SPYDER, con la sigla SP. Indovinate cosa replica? Ancora una volta l'immortale S & P 500. Da questo preciso momento il mondo cambia davvero.
15:32 Speaker 3: Qualunque
15:33 Speaker 2: dal proprio computer può comprare e vendere l'intero blocco delle 500 aziende americane in tempo reale. Alle 10 del mattino come alle 3 del pomeriggio. Se il mercato crolla si può uscire in un secondo. Se c'è un'opportunità si entra istantaneamente. Le barriere all'ingresso vengono rasate al suolo
15:52 Speaker 3: Ok, tutto bellissimo. L'ETF elimina i limiti tecnologici ed è incredibilmente economico, ma allora c'è un mistero enorme da chiarire.
16:00 Speaker 2: Dimmi
16:01 Speaker 3: Se era un prodotto così geniale e perfetto per i risparmiatori, perché le persone comuni non lo hanno comprato in massa già negli anni 90 o nei primi 2000? Perché è rimasto una nicchia per così tanto tempo?
16:13 Speaker 2: Il problema non era affatto la tecnologia. Era che al sistema bancario questo prodotto faceva letteralmente
16:19 Speaker 3: schifo. Perché non ci potevano mangiare sopra, mi viene da dire
16:22 Speaker 2: Esattamente. Negli anni 90 e nei primi 2000 l'investitore autonomo praticamente non esisteva. Le persone si ricavano fisicamente nello sportello della filiale bancaria e si affidavano ciecamente al promotore finanziario locale. E il promotore non agiva in base alla bontà dello strumento, ma in base a rigidi incentivi aziendali.
16:41 Speaker 3: Il classico conflitto di interessi sistemico. Il promotore guadagna se vende ciò che conviene alla banca, non al cliente.
16:50 Speaker 2: Chiaro. I fondi attivi tradizionali prelevavano quel famoso 2 o 3% all'anno dai risparmiatori. Essendo così costosi e ricchi di margine, potevano permettersi di retrocedere parte di quelle laute commissioni al promotore della banca.
17:03 Speaker 3: Sotto forma di provvigione.
17:05 Speaker 2: Sotto forma di provvigione per la vendita. La banca incassava profumatamente solo se piazzava il fondo opaco e costoso. L'ETF, al contrario, costando pochi decimi di punto percentuale, era strutturato all'osso. non prevedeva alcun margine per pagare tangenti legali o provvigioni a chi lo collocava allo sportello.
17:25 Speaker 3: E quindi lo nascondevano.
17:27 Speaker 2: Banche e consulenti tradizionali tenevano gli etf accuratamente chiusi nei cassetti, nascosti al pubblico, spingendo ossessivamente solo i propri prodotti di casa.
17:38 Speaker 3: Una diga commerciale costruita a tavolino per proteggere i profitti. Mentre i piccoli risparmiatori venivano tenuti all'oscuro, cosa facevano i grandi capitali? i cosiddetti soldi intelligenti. Loro non si facevano fregare, immagino.
17:52 Speaker 2: Loro non avevano bisogno del promotore di filiale. I grandi investitori istituzionali, tipo i fondi pensione e le assicurazioni, comprendono immediatamente l'enorme potenziale della scoperta di Nathan Most e iniziano a usare gli ETF per spostare miliardi di dollari a costi quasi zero. Il mercato si evolve enormemente. Attori come iShares, creata originariamente da Barclays, iniziano a lanciare ETF non solo sulle azioni americane, ma sui mercati internazionali, sui titoli di Stato, sulle materie
18:25 Speaker 3: prime.
18:27 Speaker 2: I numeri crescono, immagino. Molto. I numeri della crescita istituzionale sono chiarissimi. Nel 2000 il mercato globale degli ETF gestisce 74 miliardi di dollari. Nel 2006 la cifra schizza 500 miliardi. Ma, e c'è un ma enorme, per la famiglia media l'ETF rimane un fantasma inaccessibile.
18:46 Speaker 3: Per spezzare questo legame di dipendenza psicologica tra il risparmiatore e l'impiegato di banca, evidentemente non bastavano i buoni rendimenti. Serviva un trauma sistemico, no? Un evento che distruggesse la fiducia nelle fondamenta stesse del settore bancario.
19:02 Speaker 2: E quel trauma si materializza nel settembre 2008. Il collasso di Lehman
19:07 Speaker 3: Brothers. Il punto di rottura totale. Il mercato del credito si congella, le borse crollano a piombo e il panico travolge i mercati di tutto il mondo. Mettiamo a terra questo evento dal punto di vista di chi aveva affidato i soldi ai gestori attivi. Cosa succede ai loro portafogli in quei giorni?
19:24 Speaker 2: Guarda, durante le settimane più buie dell'autunno 2008, l'industria del risparmio gestito mostra il suo volto più spietato. Cosa succede quando i mercati crollano e i telegiornali urlano al disastro?
19:36 Speaker 3: Tutti vogliono ritirare i soldi.
19:38 Speaker 2: Milioni di persone chiamano le banche rivoltando i propri risparmi. Ma i fondi comuni a gestione attiva, che erano pieni di titoli spesso illiquidi o addirittura tossici, sanno che se iniziano a svendere quegli asset per restituire il contante ai clienti, genereranno perdite incalcolabili.
19:55 Speaker 3: Un bagno di sangue irreversibile.
19:57 Speaker 2: E quindi prendono una decisione drastica. Chiudono i cancelli. Bloccano ufficialmente i riscatti.
20:03 Speaker 3: Una doccia fredda per milioni di persone. Immagino la disperazione.
20:08 Speaker 2: Pazzesca. I risparmiatori, in preda al panico, scoprono improvvisamente di non poter toccare i propri soldi. Le richieste di prelievo vengono respinte. E nel frattempo, mentre i portafogli continuano a sanguinare ogni giorno, vengono a galla tutte le magagne.
20:23 Speaker 3: L'opacità.
20:24 Speaker 2: L'opacità degli investimenti, i costi occulti prelevati inesorabilmente anche durante le fasi di profondo rosso e soprattutto la totale inefficacia di quei maghi della finanza che avevano promesso di proteggere il capitale durante le tempeste e invece stavano affondando con la nave.
20:40 Speaker 3: E gli ETF? Dall'altra parte della barricata. Come reagiscono a questo stress test? Il più violento del secolo, direi.
20:48 Speaker 2: Continuano a funzionare con una fredda, inossidabile precisione meccanica. Proprio per la loro natura strutturale, gli ETF restano perfettamente liquidi. Continuano a essere scambiati sui listini di borsa ininterrottamente.
21:04 Speaker 3: Nessun blocco?
21:05 Speaker 2: Nessun blocco. Chi vuole vendere vende, a chi vuole comprare, senza intaccare gli asset sottostanti. E mantengono una trasparenza assoluta e cristallina. Ogni singolo investitore, in mezzo al caos globale, sa esattamente in ogni istante quali titoli fisici compongono il proprio strumento. nessun derivato opaco nessuna scatola nera
21:27 Speaker 3: quindi la crisi del 2008 non ha solo distrutto portafogli ha distrutto un'autorità culturale ha dimostrato di fronte al mondo intero che il re era nudo ha reso palese che il meccanismo noioso meccanico ma trasparente di Bogel era l'unico vero porto sicuro quando il mare entrava in burrasca
21:47 Speaker 2: assolutamente da quel preciso momento storico l'ascesa diviene inarrestabile e si innesca una reazione a catena che definisce l'intero decennio degli anni 2010. Le tre grandi entità che arrivano a dominare il settore, Vanguard, BlackRock e State Street, che da sole oggi controllano oltre il 20% dell'intero mercato globale, ingaggiano una brutale, spietata guerra dei prezzi al ribasso.
22:11 Speaker 3: È per conquistare i clienti delusi dalle banche.
22:14 Speaker 2: Esatto. Colossi europei come Amundi e colossi americani come Invesco sono letteralmente costretti a seguire la scia per non essere spazzati via dal mercato.
22:24 Speaker 3: Traduciamo questa guerra dei prezzi in numeri concreti, per capire il beneficio per l'utente finale. Di che cifre parliamo?
22:32 Speaker 2: Le commissioni di gestione annue collassano. Passano da un già competitivo 0,20% a un irrisorio 0,05% o persino meno per gli indici più capitalizzati.
22:41 Speaker 3: Pazzesco!
22:42 Speaker 2: Significa pagare 5 euro all'anno per ogni 10.000 euro investiti. E contemporaneamente avviene un'altra rivoluzione simbiotica, quella digitale.
22:53 Speaker 3: Smartphone e app.
22:55 Speaker 2: La diffusione capillare degli smartphone e la nascita di piattaforme broker online a zero commissioni eliminano in un colpo solo la necessità di passare per la filiale bancaria.
23:06 Speaker 3: Il risparmiatore disintermedia il promotore bancario, annulla definitivamente il conflitto di interessi alla radice e, di fatto, accede direttamente al mercato all'ingrosso.
23:16 Speaker 2: I numeri che descrivono l'esito di questa combinazione di fattori ridisegnano la mappa economica del pianeta Terra. Oggi l'intera industria degli ETF viaggia rapidamente verso la soglia inimmaginabile dei 15.000 miliardi di dollari di asset in gestione Mamma mia! Per dare una scala di grandezza, Stiamo parlando di una concentrazione di ricchezza che supera ampiamente la somma totale del prodotto interno lordo di Giappone, Germania e Regno Unito messi assieme.
23:46 Speaker 3: Roba da non crederci.
23:47 Speaker 2: E Vanguard, la creatura nata del licenziamento di Bogle, da sola gestisce capitali per 10.000 miliardi di dollari, offrendo oltre 200 fondi negli Stati Uniti e altrettanti nel resto del mondo. E l'emorragia dei vecchi fondi attivi non si ferma, eh? Le proiezioni indicano che il volume complessivo degli ETF raddoppierà, raggiungendo i 30.000 miliardi di dollari entro il 2030.
24:09 Speaker 3: Cifre mostruose. Quindi fammi capire bene l'esito di questa storia. Oggi basta aprire l'applicazione sul telefono, cercare un qualsiasi prodotto che abbia l'etichetta ETF stampata sopra e sono sicura di avere tra le mani l'investimento perfetto, sicuro ed economico.
24:26 Speaker 2: Assolutamente no. Ed è fondamentale chiarirlo questo punto. L'etichetta, da sola, non salva nessuno.
24:33 Speaker 3: Perché?
24:34 Speaker 2: Wall Street ha capito perfettamente che non può più combattere frontalmente la sigla ETF perché è divenuta culturalmente sinonimo di investimento intelligente ed efficiente per le masse. Pertanto l'industria finanziaria tradizionale sta contrattaccando con l'unica arma che le resta.
24:51 Speaker 3: Quale?
24:51 Speaker 2: Appropriarsi dell'etichetta e inquinarla dall'interno.
24:55 Speaker 3: Ah, sfruttano la popolarità dello strumento per rintrodurre i vecchi vizi dalla finestra? Spiega in che modo.
25:01 Speaker 2: Stanno inundando il mercato con prodotti ibridi e direi pericolosi. Lanciano continuamente i TF tematici estremamente di nicchia legati alla moda del momento, ETF sulle criptovalute più volatili, ETF a leva finanziaria che moltiplicano artificialmente i movimenti del mercato per due o per tre.
25:20 Speaker 3: Che ansia!
25:21 Speaker 2: Fino ad arrivare al paradosso totale. I veri e propri ETF a gestione attiva.
25:26 Speaker 3: Ma è un controsenso!
25:28 Speaker 2: Totale. Sono contenitori dove, dietro la facciata moderna, c'è di nuovo un team di analisti che decide quotidianamente cosa comprare e vendere, fallendo matematicamente l'obiettivo, ma giustificando così il ritorno a commissioni stellari. L'obiettivo dell'industria è sfruttare la reputazione di sicurezza e basso costo del veicolo ETF per tornare a caricare costi occulti su strategie puramente speculative.
25:53 Speaker 3: Quindi il contenitore in sé è neutrale, è quello che ci metti dentro o che fa la differenza in pratica?
25:58 Speaker 2: Lo strumento ETF è tecnologicamente neutro. Se utilizzate questo formidabile ritrovato ingegneristico per replicare un indice iperspeculativo o per scommettere sul settore di tendenza di questo trimestre, Ricadete esattamente con tutte le scarpe nella stessa dinamica tossica da cui John Vogler ha cercato disperatamente di liberarvi mezzo secolo fa. Il vero problema della finanza non è mai stato solo l'alto costo, ma l'illusione del controllo, la presunzione umana di poter prevedere il futuro. Certo.
26:29 Speaker 2: Non è un caso che persino Warren Buffett, che è indiscutibilmente uno dei più grandi investitori attivi e analisti della storia moderna, abbia dichiarato pubblicamente, in più occasioni, che le persone comuni e gli investitori non professionali dovrebbero ignorare il rumore di fondo.
26:45 Speaker 3: Tapparsi le orecchie, insomma.
26:47 Speaker 2: Tappare le orecchie di fronte alle sirene dei nuovi prodotti strutturati e limitarsi a comprare regolarmente il noioso, solido e inossidabile indice S & P 500, garantendosi così rendimenti massimi a cui possono ragionabilmente ambire.
27:00 Speaker 3: È un'evoluzione storica sbalorditiva. Siamo passati dai salotti chiusi e inaccessibili agli schermi di vetro nelle tasche di tutti noi.
27:08 Speaker 2: Siamo passati attraverso l'intuizione dirompente di un manager estromesso dal sistema, mosso dalla profonda volontà di democratizzare l'accesso ai rendimenti del mercato. Jack Bogle... Questa filosofia testarda, unita poi alla brillante evoluzione tecnologica dei primi anni 90 e definitivamente validata dal disastroso crash di liquidità del 2008, ha prodotto l'unico vero strumento di investimento trasparente, scalabile e a bassissimo costo.
27:52 Speaker 3: Una vera evoluzione.
27:54 Speaker 2: Oggi il potere decisionale e la custodia del valore sono stati strappati dalle mani dei broker e delle banche d'affari per essere consegnati direttamente ai telefoni di decine di milioni di risparmatori in tutto il mondo. Non è affatto un'esagerazione affermare che l'impatto di questa rivoluzione sulla vita delle persone comuni è incalcolabile. Lo stesso Paul Samuelson, prima di morire, ha voluto paragonare la portata concettuale del fondo indicizzato elaborato da Jack Bogle a scoperte che hanno alterato il corso dell'umanità.
28:23 Speaker 3: Come l'invenzione della ruota?
28:25 Speaker 2: Esatto. La creazione dell'alfabeto fonetico o la stampa a caratteri mobili.
28:29 Speaker 3: C'è però una domanda, direi, profonda e risolta che questo intero scenario spalanca di fronte a noi. Se la marcia verso l'investimento passivo è inarrestabile e se un giorno tutti, in tutto il mondo, finiranno per investire solo passivamente comprando in blocco l'intero mercato tramite gli ETF, delegando tutto agli algoritmi di replica, e se nessuno farà più l'analisi faticosa, umane, soggettiva per decidere se una singola azienda in quel momento vale davvero il suo prezzo di mercato, chi è che stabilirà il valore reale delle cose in futuro?
29:04 Speaker 2: Seguite due pagine e lasciate una recensione a 5 stelle se questo approfondimento vi è stato utile.
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