Spie a Tokyo, testosterone e case green | Sab 18 lug
Informazioni su questo episodio
L’Occidente sta entrando in una nuova era di instabilità?In questo episodio analizziamo alcune delle trasformazioni più profonde che stanno ridefinendo gli equilibri geopolitici, economici e sociali: dalla strategia militare degli Stati Uniti alle fragilità dell’Europa, passando per le grandi sfide che attendono l’Italia.
Partiamo dagli Stati Uniti, dove l’amministrazione Trump continua a cambiare volto alle forze armate. La nuova direttiva del Pentagono introduce test ormonali obbligatori per una parte del personale militare, una misura che ha acceso un acceso dibattito tra politica, medicina e difesa sul futuro dell’esercito americano.
Ci spostiamo poi in Medio Oriente, dove la crescente tensione con l’Iran rende sempre più vulnerabili due delle rotte commerciali più importanti del pianeta: gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb. Un eventuale blocco avrebbe conseguenze dirette su energia, inflazione, trasporti e approvvigionamenti, con effetti che potrebbero estendersi ben oltre la regione.
Parleremo anche della guerra in Ucraina, delle nuove strategie di intelligence internazionale e del ruolo del Giappone nelle catene tecnologiche globali, mentre nel Regno Unito il nuovo governo apre una fase politica che potrebbe ridisegnare gli equilibri economici del Paese.
In Italia torneremo sul caso del gioielliere Mario Rogero per capire cosa prevede davvero la legge sulla legittima difesa, analizzeremo la crisi demografica e il futuro del welfare, approfondiremo il fenomeno del caporalato a Borgo Mezzanone e racconteremo un modello alternativo di sviluppo basato sull’innovazione sociale ispirato al premio Nobel Muhammad Yunus.
Chiuderemo con alcune delle grandi sfide economiche dei prossimi anni: la crescente concentrazione dei media negli Stati Uniti, i rischi delle monete digitali private, la controversa direttiva europea sulle Case Green e il delicato equilibrio tra transizione ecologica, competitività industriale e sovranità economica.
Un episodio per capire come difesa, geopolitica, economia, tecnologia e politiche sociali stiano cambiando gli equilibri del mondo — e perché le decisioni prese oggi potrebbero determinare il futuro dell’Europa e dell’Italia.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero senza
Speaker 3: rumore di fondo.
Speaker 2: Allora, oggi mettiamo in fila tre enormi cortocircuiti globali che
Speaker 2: ci riguardano da vicino. Primo, il caos geopolitico tra le
Speaker 2: monarchie del Golfo nel Panico e i traffici di Spierus
Speaker 2: a Tokyo.
Speaker 3: E poi andiamo negli Stati Uniti. Guerre culturali, il pentagono
Speaker 3: che vuole incredibilmente misurare il testosterone ai soldati e i
Speaker 3: miliardari che si comprano le tv.
Speaker 2: Per chiudere, in Italia, con le nostre ipocrisie, diciamo. La
Speaker 2: sentenza Rogero, la realtà impossibile delle case green europee e
Speaker 2: l'uso di opioidi nei campi agricoli in Puglia. Insomma, una
Speaker 2: puntata densa.
Speaker 3: Direi di partire subito dalla geopolitica. L'analisi della stampa oggi
Speaker 3: fotografa un vero e proprio terremoto nelle alleanze storiche.
Speaker 2: C'è il Medio Oriente.
Speaker 3: Esatto. Pensateci. Per decenni l'America è stata l'assicurazione sulla vita
Speaker 3: per i petromonarchi del Golfo.
Speaker 2: Arabia Saudita, Emirati Arabi...
Speaker 3: Loro. Ma ora quell'assicurazione viene percepita come un rischio. Dopo
Speaker 3: le recenti escalation tra Trump, Netanyahu e l'Iran, la protezione
Speaker 3: militare americana non è più una garanzia.
Speaker 2: Anzi, è diventato un bersaglio.
Speaker 3: Praticamente sì. Le basi americane sul loro territorio si sono
Speaker 3: trasformate da scildo protettivo a un target primario per eventuali
Speaker 3: ritorsioni iraniane.
Speaker 2: E questo smentisce decenni di dottrina geopolitica. Abbiamo sempre considerato
Speaker 2: Riyadh e Abu Dhabi come estensioni incrollabili degli interessi occidentali.
Speaker 3: E invece ora c'è un cambio di strategia totale. Gli
Speaker 3: analisti lo chiamano edging.
Speaker 2: Che fondamentalmente significa scommettere su più tavoli.
Speaker 3: Sì, smettono di puntare tutto su Washington. Finiscono le alleanze esclusive,
Speaker 3: iniziano le relazioni multiple, dialogano con la Cina per la tecnologia,
Speaker 3: con la Russia per il petrolio.
Speaker 2: E tengono gli Stati Uniti solo per l'hardware militare, diciamo legacy,
Speaker 2: quello storico
Speaker 3: Esatto. Ci cercano di non rimanere schiacciati in caso di
Speaker 3: un conflitto aperto, ma, e qui veniamo a noi, le
Speaker 3: conseguenze colpiscono direttamente il carrello della spesa europeo
Speaker 2: Certo, la logistica.
Speaker 3: Il Quotidiano Nazionale pubblica un'intervista a Carlo Altomonte del CNL.
Speaker 3: Lui fa i calcoli sull'impatto economico diretto sui nostri porti,
Speaker 3: guardando proprio ai colli di bottiglia commerciali.
Speaker 2: Immagino si riferisca agli stretti.
Speaker 3: Ormuz da una parte e Babelmandeb dall'altra. Se si chiudono simultaneamente,
Speaker 3: le merci devono circunnavigare l'Africa dal capo di Buona Speranza.
Speaker 2: Che significa aggiungere dieci giorni di navigazione per ogni tratta?
Speaker 3: Dieci giorni. E tradotto in numeri, il costo del trasporto
Speaker 3: marittimo subirebbe un aumento immediato fino al 15%.
Speaker 2: E l'errore più comune, tra l'altro, è pensare che questo
Speaker 2: alci solo il prezzo della benzina.
Speaker 3: Ma figurati, l'energia è solo il primo anello. La logistica
Speaker 3: è un ingranaggio delicatissimo. Un ritardo di 10 giorni e un
Speaker 3: rincaro del 15% sui noli si scaricano a cascata su
Speaker 3: tutta la produzione.
Speaker 2: Chimica? Farmaci?
Speaker 3: Sì, principi attivi dei farmaci, fertilizzanti per l'agricoltura. Un rincaro
Speaker 3: così innesca matematicamente nuova inflazione. Pagheremo di più il cibo,
Speaker 3: le medicine, i materiali edili.
Speaker 2: Un effetto domino. E dalla guerra per le rotte marittime
Speaker 2: passiamo a quella sotterranea per la tecnologia. C'è un'inchiesta del
Speaker 2: New York Times, ripresa qui in Italia dal podcast The Essential,
Speaker 2: che è pazzesca.
Speaker 3: Riguarda la Russia, giusto?
Speaker 2: Sì, ma il paradosso è dove operano. Sapete da dove
Speaker 2: arriva il 90% dei componenti interni dei droni russi che
Speaker 2: oggi cadono sull'Ucraina?
Speaker 3: Dal Giappone.
Speaker 2: Incredibile. Un paese con una costituzione pacifista.
Speaker 3: Esatto. Dopo le espulsioni degli agenti segreti russi dall'Europa nel 2022,
Speaker 3: l'intelligence di Mosca, la ventesima direzione del GRU, ha dovuto
Speaker 3: riposizionarsi e ha scelto Tokyo.
Speaker 2: Come nuovo quartier generale occulto.
Speaker 3: Praticamente. La figura chiave è Maxim Flikinov, formalmente un impiegato
Speaker 3: della compagnia aerea Aeroslot, ma sostanzialmente coordina una rete di
Speaker 3: contrabbando di microchip e tecnologia dual use.
Speaker 2: Civile e militare.
Speaker 3: Fondamentale per i sistemi d'arma. Però, chiaramente, un cittadino russo
Speaker 3: non può entrare in un'azienda a Tokyo, comprare sensori per
Speaker 3: droni e spedirli a Mosca.
Speaker 2: Soprattutto con le sanzioni in mezzo.
Speaker 3: Come fanno? Triangolano?
Speaker 2: Esatto. Triangolano attraverso società fantasma in paesi terzi. La rete
Speaker 2: di Flickenov crea finte aziende di import- export in nazioni non
Speaker 2: allineate alle sanzioni.
Speaker 3: Tipo il Vietnam?
Speaker 2: Vietnam, Sri Lanka, comprano i microchip dal Giappone legalmente, la
Speaker 2: merce arriva nel sud- est asiatico, viene rietichettata e spedita a
Speaker 2: San Pietroburgo.
Speaker 3: Questo spiega il percorso, ma perché proprio il Giappone come base?
Speaker 3: È un alleato ferreo degli Stati Uniti, insomma.
Speaker 2: Perché il Giappone offre un vantaggio strutturale enorme per lo spionaggio.
Speaker 2: Ha una tecnologia avanzatissima, ma leggi sul controspionaggio debolissime. Retaggio
Speaker 2: del dopoguerra.
Speaker 3: Cioè non
Speaker 2: hanno strumenti per difendersi? Non hanno nemmeno un'agenzia di intelligence
Speaker 2: estera paragonabile alla CIA. Ed è difficilissimo perseguire penalmente le
Speaker 2: spie straniere se non commettono reati diciamo tradizionali. Il risultato
Speaker 2: è quel 90% di componenti giapponesi nei droni russi stimato
Speaker 2: da Kiev.
Speaker 3: Mentre la Russia si danna per trovare microchip, l'America cosa pensa?
Speaker 2: Al testosterone.
Speaker 3: Eh, questo è forte.
Speaker 2: Sempre da The Essential.
Speaker 3: Sì, il segretario alla difesa americano Pete Hegsett ha annunciato
Speaker 3: una direttiva che sposta l'attenzione dalla geopolitica alla biologia dei soldati.
Speaker 2: Cioè?
Speaker 3: Vuole introdurre uno screening obbligatorio del testosterone per tutti i
Speaker 3: militari e riservisti dai 30 anni in su. Se hai valori bassi,
Speaker 3: il Pentagono ti offre una terapia ormonale sostitutiva.
Speaker 2: Pazzesco. Ma qual è la motivazione ufficiale?
Speaker 3: Mantenere una forza combattente dominante. Hexet l'ha messa giù dura,
Speaker 3: dicendo che è inaccettabile vedere, cito, soldati e generali grassi.
Speaker 2: Va bene, ma scientificamente ha senso una cosa del genere
Speaker 2: su un intero esercito? Distribuire ormoni così?
Speaker 3: La comunità medica è insorta. L'Associazione Urologica Americana e la
Speaker 3: FDA dicono che una diagnosi non si fa con un
Speaker 3: solo esame del sangue.
Speaker 2: Perché i livelli fluttuero?
Speaker 3: Fluttuano continuamente, per lo stress, il sonno e poi somministrare
Speaker 3: ormoni a soggetti sani porta a rischi cardiovascolari enormi. Infarti, ictus,
Speaker 3: senza contare l'infertilità.
Speaker 2: Ma infatti la scienza smonta questa roba. Il che ci
Speaker 2: fa capire che il vero tema non è medico. È
Speaker 2: l'ennesimo fronte delle guerre culturali.
Speaker 3: Assolutamente. Il calo della mascolinità è un'ossessione conservatrice.
Speaker 2: Pensa a Robert Kennedy Jr., che promuove le sue terapie ormonali.
Speaker 2: O a J. D. Vance, che in campagna elettorale legava il
Speaker 2: basso testosterone al votare democratico.
Speaker 3: E l'opposizione democratica fa notare una falla gigantesca in tutto
Speaker 3: questo piano del Pentagono.
Speaker 2: Quale?
Speaker 3: Che ignora totalmente le 231.000 soldatesse in servizio attivo. Nessun controllo
Speaker 3: sugli estrogeni, nessuna politica medica per le donne. È una
Speaker 3: misura calibrata solo su un'idea molto, diciamo, tradizionale di mascolinità.
Speaker 2: Ma per imporre questa narrazione culturale non guasta il Pentagono.
Speaker 2: Devi controllare anche i media. E qui l'altra voce analizza
Speaker 2: i movimenti dei miliardari vicini a Trump.
Speaker 3: Tipo Larry Ellison?
Speaker 2: Esatto, il fondatore di Oracle. Sta ridisegnando la mappa dell'informazione USA.
Speaker 2: Tramite la società Skydance, gestita dal figlio, ha acquisito Paramount,
Speaker 2: quindi la CBS.
Speaker 3: Un impero?
Speaker 2: E ora punta alla Warner Bros., che significa controllare la CNN.
Speaker 2: La cosa inquietante è che Netflix aveva fatto un'offerta per
Speaker 2: la Warner. E poi? Pochissimi giorni dopo un incontro riservato
Speaker 2: tra il CIO di Netflix e Trump alla Casa Bianca,
Speaker 2: Netflix ha ritirato l'offerta all'improvviso, lasciando campo libero a Ellison.
Speaker 2: Un tempismo curioso? Diciamo di sì, ma il rischio sistemico
Speaker 2: è la concentrazione. Già oggi solo sei compagnie controllano il
Speaker 2: 90% dei media statunitensi.
Speaker 3: Sei compagnie per tutto il paese?
Speaker 2: Esatto. Cinema, notizie, tv. Se concentri ulteriormente queste testate nelle
Speaker 2: mani di miliardari politicamente allineati, riduci il pluralismo e frammenti
Speaker 2: la società in bolle ideologiche.
Speaker 3: Sono loro che decidono quali notizie dare e quali silenziare,
Speaker 3: in pratica. Ma rimanendo in tema di polarizzazione, spostiamoci in Italia,
Speaker 3: dove lo scontro politico finisce direttamente nelle aule di tribunale.
Speaker 2: Parliamo del caso Roggero, giusto?
Speaker 3: Sì. The Essential ricostruisce la vicenda del gioielliere piemontese Mario Roggero,
Speaker 3: condannato in via definitiva in Cassazione a 14 anni e 9 mesi
Speaker 3: per duplice omicidio.
Speaker 2: I fatti sono del 2021. Tre uomini tentano una rapina nel
Speaker 2: suo negozio, con una pistola che poi si scopre essere giocattolo.
Speaker 3: Ruggero subisce la rapina, li insegue fuori, spara e ne
Speaker 3: uccide due, ferendo il terzo. E qui è esplosa la politica.
Speaker 2: Sì, un attacco violentissimo alla magistratura da parte della destra. Salvini, Vannacci,
Speaker 2: la stessa Meloni.
Speaker 3: Fino al ministro Nordio, che ha annunciato un'istruttoria, al punto
Speaker 3: che è dovuto intervenire Mattarella in persona.
Speaker 2: Per ricordare che la grazia è una prerogativa esclusiva del querinale,
Speaker 2: non del governo. Ma al di là del rumore politico,
Speaker 2: il diritto cosa dice?
Speaker 3: Molti si indignano perché dicono, ma come? C'è stata la
Speaker 3: riforma della legittima difesa della Lega nel 2019.
Speaker 2: Che introduceva la presunzione di proporzionalità per chi è nel
Speaker 2: proprio negozio.
Speaker 3: Esatto, ma quella riforma non ha cancellato il principio cardine
Speaker 3: dell'attualità del pericolo. Non poteva farlo senza violare la Costituzione.
Speaker 2: Cioè il pericolo deve essere in corso.
Speaker 3: Esattamente. Nel caso di Rogero, i rapinatori erano usciti, stavano
Speaker 3: scappando verso l'auto, l'aggressione era finita.
Speaker 2: E sparare alle spalle di persone in fuga per strada
Speaker 2: non è difesa.
Speaker 3: È ritorsione. I giudici applicano la legge ai fatti oggettivi,
Speaker 3: non allo stato emotivo, pur umanamente comprensibile, del gioielliere.
Speaker 2: Insomma, le leggi non si applicano in base alle emozioni.
Speaker 2: Un concetto che dovremmo ricordarci anche quando parliamo di Europa.
Speaker 3: A proposito di scollamento tra norme e realtà.
Speaker 2: Startmag oggi parla della direttiva europea sulle case green. Il 15
Speaker 2: luglio la Commissione ha aperto una procedura di infrazione. Sapete
Speaker 2: contro chi? Contro tutti e 27 gli stati membri.
Speaker 3: Tutti quanti?
Speaker 2: Tutti. Nessuno ha rispettato la scadenza del 29 maggio. per recepire
Speaker 2: la direttiva.
Speaker 3: Ma ci credo. Impone di ridurre il consumo energetico degli
Speaker 3: edifici del 16% entro il 2030 per arrivare a emissioni zero nel 2050.
Speaker 2: Che in Italia significa investire tra gli 85 e i 180 miliardi
Speaker 2: di euro in quattro anni.
Speaker 3: Una cifra irreale.
Speaker 2: Completamente. È come se lo Stato ci obbligasse, per legge,
Speaker 2: a rottamare l'auto e comprare tutti un'elettrica di lusso entro
Speaker 2: un mese. senza considerare chi non arriva a fine mese.
Speaker 3: E i dati Enea lo confermano. Il 70% degli edifici
Speaker 3: in Italia è nelle classi più basse, E, F, G.
Speaker 2: Condomini degli anni Sessanta, senza isolamento termico.
Speaker 3: E chi ci vive? Famiglia a basso reddito, pensionati, persone
Speaker 3: che non hanno 30.000 euro per una pompa di calore o
Speaker 3: i pannelli solari. Soprattutto ora che i bonus edilizi sono finiti.
Speaker 2: Ma infatti... Se 27 paesi falliscono, il problema non è la
Speaker 2: pigrizia nazionale. È un difetto strutturale della norma scritta a Bruxelles.
Speaker 3: Fissare obiettivi senza calcolare la capacità finanziaria delle persone trasforma
Speaker 3: una norma ecologica in una tassa insostenibile.
Speaker 2: E poi tra l'altro c'è un clamoroso autogol industriale.
Speaker 3: Quello sui pannelli cinesi.
Speaker 2: Esatto. Se tu forzi l'installazione obbligatoria di milioni di pannelli
Speaker 2: e pompe di calore in pochissimo tempo, crei una domanda
Speaker 2: artificiale enorme.
Speaker 3: Che l'industria europea non può soddisfare.
Speaker 2: Zero. Il risultato è un trasferimento di ricchezza gigantesco dai
Speaker 2: risparmiatori europei ai produttori asiatici, che dominano il mercato.
Speaker 3: Stiamo finanziando l'industria altrui a debito nostro. E restando in
Speaker 3: tema di conti e di priorità politiche, il foglio fa
Speaker 3: notare un paradosso sulla prossima legge di bilancio.
Speaker 2: Quella italiana?
Speaker 3: Sì, la maggioranza litiga per trovare 1,5 miliardi di euro. L'obiettivo?
Speaker 3: Mandare in pensione anticipata, di soli due mesi rispetto al normale,
Speaker 3: una stretta categoria di lavoratori di 65 anni. E
Speaker 2: nel frattempo?
Speaker 3: Nel frattempo la legge per l'assistenza agli anziani non autosufficienti
Speaker 3: è svuotata, ferma per mancanza di coperture. Basterebbe un miliardo?
Speaker 2: Un miliardo per 4 milioni di anziani fragili e le loro famiglie.
Speaker 3: Che si accollano costi enormi. Ma la politica preferisce il
Speaker 3: dividendo elettorale immediato del prepensionamento, anziché un sistema di welfare
Speaker 3: strutturale in un paese che invecchia a vista d'occhio.
Speaker 2: E la logica di guardare a breve termine, ignorando il sistema,
Speaker 2: emerge brutalmente in un altro settore. L'editoriale della Gazzetta del
Speaker 2: Mezzogiorno parla di Borgo Mezzanone, in Puglia.
Speaker 3: La questione dei braccianti agricoli?
Speaker 2: Sì, le inchieste hanno svelato l'uso sistematico di opioidi e
Speaker 2: antidolorifici pesanti da parte dei braccianti stranieri.
Speaker 3: Li prendono per reggere la fatica?
Speaker 2: Esatto, non per curarsi, ma per anestetizzare il corpo e
Speaker 2: sopportare i turni massacranti nei campi di pomodori sotto il sole.
Speaker 3: E ovviamente si parla di nuova emergenza.
Speaker 2: Ma l'editoriale centra il punto, non è un'emergenza. Un'emergenza è
Speaker 2: un evento imprevisto. Un campo di lamiere senza acqua che
Speaker 2: sta lì da decenni è una scelta economica precisa.
Speaker 3: Perché tendiamo a vedere lo sfruttamento e il caporalato come
Speaker 3: un bug, una roba criminale isolata.
Speaker 2: È invece la struttura portante. L'intero sistema agroalimentare, schiacciato dai
Speaker 2: costi di produzione e dai prezzi imposti dalla grande distribuzione,
Speaker 2: sta in piedi solo grazie a questa manodopera invisibile e ricattabile.
Speaker 3: Praticamente l'unico modo per tenere bassi i prezzi al supermercato
Speaker 3: è spingere i lavoratori ad assumere opioidi per non crollare?
Speaker 2: È agghicciante se ci pensi. Tiriamo le file di questa rassegna.
Speaker 2: Abbiamo visto rotte commerciali stravolte che portano inflazione, l'America divisa
Speaker 2: tra ossessioni sui test ormonali e monopoli TV.
Speaker 3: fino all'Europa e all'Italia, dove le leggi, dalle case green
Speaker 3: alla legittima difesa, si scontrano puntualmente con la realtà economica
Speaker 3: e giudiziaria.
Speaker 2: Vi ricordiamo di seguire il podcast sulla vostra piattaforma preferita.
Speaker 2: E se questa analisi ha chiarito qualche punto cieco, lasciateci
Speaker 2: una recensione a 5 stelle
Speaker 3: Ma prima di chiudere, vi lasciamo con una riflessione alternativa,
Speaker 3: legata proprio al disastro agricolo di cui parlavamo. Il Quotideno
Speaker 3: Avvenire documenta un esperimento in corso al Sud.
Speaker 2: Di che si tratta?
Speaker 3: Tra Napoli, Palermo e Potenza sta nascendo il primo distretto
Speaker 3: del social business.
Speaker 2: Si ispira al modello del premio Nobel Muhammad Yunus.
Speaker 3: Roba di volontariato?
Speaker 2: No, no, parliamo di imprese vere, sul libero mercato. Assumono, competono,
Speaker 2: fanno ricavi. La differenza è che negli statuti c'è il
Speaker 2: divieto assoluto di distribuire dividendi agli azionisti. Quindi ogni euro
Speaker 2: di utile netto a fine anno viene trattenuto e reinvestito nell'azienda.
Speaker 3: Esatto. Per finanziare l'impatto sociale, la riqualificazione del territorio o
Speaker 3: migliorare le condizioni dei dipendenti.
Speaker 2: Si capovolge il senso dell'impresa.
Speaker 3: Rinunci alla massimizzazione del profitto personale ma non all'efficienza aziendale.
Speaker 3: E la domanda da farsi è... Rimarrà un'utopia locale del
Speaker 3: Sud o alla forza di scalare e diventare una vera
Speaker 3: via d'uscita da questo sistema globale così squilibrato
Speaker 2: Bel punto
Speaker 3: interrogativo. A domani. Su due pagine.
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