Meno evasione fiscale ma tasse più alte | Mer 7 ott
Informazioni su questo episodio
L’Europa può permettersi un nuovo shock energetico mentre guerre, inflazione, debito e instabilità politica si intrecciano sempre più strettamente?A tre anni dal 7 ottobre 2023, il Medio Oriente continua a rappresentare uno dei principali fattori di rischio per gli equilibri globali. In questo episodio analizziamo il bilancio della guerra tra Israele e Hamas, la devastazione della Striscia di Gaza, la questione degli ostaggi e le conseguenze politiche e giudiziarie del conflitto, tra le indagini della Corte Penale Internazionale e il procedimento davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.
Restiamo in Israele, dove le nuove rivelazioni sugli allarmi ricevuti prima dell’attacco del 7 ottobre riaccendono il confronto sulle responsabilità dell’intelligence e del governo Netanyahu. Il trauma della società israeliana, le proteste delle famiglie delle vittime e degli ostaggi e le prossime elezioni contribuiscono a delineare uno scenario politico particolarmente delicato.
Al centro dell’attenzione torna poi lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per l’economia mondiale. La parziale ripresa dei flussi di greggio non coincide infatti con un ritorno alla normalità: assicurazioni, scorte navali, costi di trasporto e distruzione degli impianti di raffinazione trasformano la sicurezza energetica in una vera e propria “tassa geopolitica”, con conseguenze sui prezzi dei carburanti e sull’inflazione.
Lo shock energetico arriva direttamente in Europa. In Francia, proteste studentesche e sindacali, blocchi della didattica e nuove forme di mobilitazione digitale si sovrappongono a una situazione finanziaria sempre più fragile, mentre il debito pubblico e l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato riportano Parigi al centro delle preoccupazioni dei mercati dell’Eurozona.
Anche la Germania deve affrontare una crisi di sicurezza senza precedenti, con il caso di spionaggio che coinvolge ambienti dell’intelligence tedesca proprio mentre il governo di Friedrich Merz lavora alla riforma degli apparati di sicurezza e al rafforzamento della risposta alle minacce ibride provenienti dalla Russia.
A Bruxelles, intanto, la questione energetica diventa inseparabile da quella della competitività industriale. Italia, Germania e altri Paesi europei discutono della revisione dell’ETS, del rinvio dell’ETS2, dei costi della CO₂ e delle misure necessarie per proteggere i settori energivori. Il confronto europeo mette così in evidenza una tensione destinata a diventare sempre più centrale: come conciliare transizione energetica, decarbonizzazione e competitività dell’industria europea?
In Italia, l’aumento dell’inflazione e il ritorno del gasolio verso quota 2,25 euro al litro costringono il Governo Meloni a valutare nuovamente il ricorso alle accise mobili. Ma il problema è più ampio: la crescita della spesa pensionistica, gli oltre 100 miliardi di euro di interessi sul debito e i vincoli del nuovo Patto di Stabilità europeo restringono lo spazio disponibile per la prossima manovra di bilancio.
Parleremo anche di evasione fiscale, pressione fiscale, fiscal drag e welfare, analizzando il rapporto tra recupero dell’evasione e sostenibilità dei conti pubblici. Sul fronte industriale, invece, seguiremo le difficoltà di Stellantis a Cassino, il futuro dell’ex Ilva di Taranto e le nuove indicazioni della Cassazione sul reato di caporalato e sullo sfruttamento del lavoro.
La politica italiana completa il quadro con la riforma elettorale, il cosiddetto “Melonellum” o “Stabilicum”, e le tensioni all’interno del centrosinistra sulle modalità di scelta della leadership. Fuori dall’Europa, infine, ci spostiamo in India, dove le contestazioni sulle cancellazioni dai registri elettorali riaccendono il dibattito su algoritmi, diritto di voto e democrazia, mentre il ventennale dell’assassinio di Anna Politkovskaja riporta al centro il tema della libertà di stampa nella Russia di Vladimir...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo
0:08 Speaker 2: Oggi partiamo da un paradosso, direi puro. Cioè, la lotta all'evasione fiscale in Italia non è mai andata così bene. Eppure, le tasse per chi le paga regolarmente stanno per aumentare ancora. E tra poco spiegheremo il perché. Ma prima, i numeri a tre anni dal 7 ottobre rivelano crepe impressionanti nell'intelligence israeliana.
0:26 Speaker 3: E l'onda d'urto di quell'instabilità fondamentalmente si scarica in modo diretto sulle nostre tasche. C'è il blocco geopolitico di Hormuz che sta insomma mandando in tilt il prezzo dei carburanti. E poi chiuderemo con la Francia, un paese letteralmente schiacciato tra piazze in fiamme e un debito fuori controllo.
0:44 Speaker 2: Partiamo proprio dal quadro geopolitico primario, perché è da lì che parte tutto l'effetto domino. A tre anni esatti, dal 7 ottobre 2023, i dati ricostruiscono la fisionomia di un cratere. Will Media e Cora Media hanno consolidato il bilancio e parliamo di circa 1200 morti e 251 ostaggi nell'attacco iniziale di Hamas. La risposta militare israeliana successiva ha raso al suolo l'82% degli edifici nella striscia di Gaza e, attenzione, questo è un dato validato dal centro satellitare dell'ONU, non è, diciamo, una stima buttata lì.
1:18 Speaker 2: Sì, i numeri
1:18 Speaker 3: sulle vittime a Gaza segnano davvero una soglia critica. Il Ministero della Salute Locale con dati aggiornati al 5 ottobre 2026, riporta oltre 74 mila morti. Un dato che, tra l'altro, lo stesso esercito israeliano ritiene ormai una base di lavoro attendibile, secondo quanto riporta il quotidiano Arez.
1:39 Speaker 2: C'è un costo fisico ed economico che è stato misurato al millimetro da ONU, Unione Europea e Banca Mondiale. Parliamo di 35,2 miliardi di dollari di danni strutturali e 22,7 miliardi di perdite economiche. Significa praticamente che l'economia di Gaza si è contratta dell'84%. Lo sviluppo umano è stato ricacciato indietro di 77 anni. Ma, e qui veniamo al punto, c'è una faglia che si è aperta anche all'interno di Israele. E i numeri raccontano una storia politica molto diversa da quella ufficiale.
2:12 Speaker 3: Chiaro, perché la narrazione del governo di Benjamin Netanyahu è sempre stata quella dell'assoluta fermezza, dell'unità nazionale di fronte alla minaccia. Invece la piazza racconta l'esatto opposto. Parliamo di oltre due anni di scioperi sistematici a Tel Aviv.
2:26 Speaker 2: Numeri impressionanti, tra l'altro.
2:28 Speaker 3: Assolutamente. In alcune giornate si è toccato il milione di persone in strada, con una singola richiesta. Il recupero dei rapiti.
2:36 Speaker 2: Anche perché gli ultimi 20 ostaggi tornati vivi sono stati liberati nell'ottobre 2025. Questo significa che hanno passato 843 giorni in prigionia. E oggi il 55% della popolazione israeliana esige una commissione d'inchiesta statale indipendente. Questo ci porta, sai, al vero nodo politico, quello sollevato dalle inchieste del New York Times e di The Atlantic.
2:59 Speaker 3: Le inchieste sono pesanti, perché l'attenzione pubblica si concentra sempre sulla reazione militare, ma il vero collasso è avvenuto a livello di prevenzione. I documenti dimostrano che gli avvertimenti c'erano e, insomma, sono stati sistematicamente ignorati. L'intelligence degli Emirati Arabi Uniti e l'Egitto avevano lanciato allarmi molto specifici.
3:18 Speaker 2: Nello specifico il capo dell'intelligence egiziana, Abbas Kamel, giusto?
3:22 Speaker 3: Esatto, Abbas Khamel aveva allertato direttamente Netanyahu di un attacco imminente.
3:26 Speaker 2: E il cortocircuito avviene proprio qui. L'informazione arriva al vertice politico, ma non scende minimamente alla catena di comando operativa. Non viene condivisa con lo Shin Bet, l'agenzia di sicurezza interna, non arriva al Mossad, non viene comunicata al capo di Stato Maggiore.
3:41 Speaker 3: Che è una cosa inaudita. La mancata condivisione di un'informativa del genere da parte di intelligence alleate crea una frattura di fiducia insanabile. Non solo tra Stato e cittadini. ma proprio tra la leadership politica e i suoi stessi apparati di sicurezza. È per questo che la pressione per un'indagine formale e indipendente ormai è diventata incontenibile.
4:02 Speaker 2: E questo sgretolamento si riflette anche a livello globale. L'opinione pubblica si è capovolta come una clessidra. I dati del sondaggio Gallup, ripresi da Cora Media, mostrano un ribaltamento storico negli Stati Uniti. Nel febbraio 2023 la simpatia verso gli israeliani era al 54% contro il 31% per i palestinesi.
4:20 Speaker 3: E oggi
4:21 Speaker 2: Oggi il rapporto si è rovesciato. La causa palestinese raccoglie il 41% delle simpatie, mentre Israele scende al 36%
4:28 Speaker 3: E il contraccolpo operativo si vedrà a brevissimo, perché si vota il 27 ottobre. La Knesset è un Parlamento ultra- frammentato. Servono 61 seggi per governare. La variabile impazzita per il blocco dell'Ikud e dei partiti ultra- ortodossi è proprio la candidatura di nove familiari delle vittime e sopravvissuti al massacro che si sono schierati con l'opposizione. Il loro unico programma politico è ottenere la verità sulle falle della sicurezza.
4:54 Speaker 2: Ma, vedi, questa instabilità in Medio Oriente non resta confinata in uno spazio astratto. Si traduce immediatamente in un costo quotidiano per tutti. Il dossier si sposta in modo inevitabile sullo stretto di Hormuz. I dati di Formiche segnalano che il traffico di petroliere sembra tornato verso la normalità. Siamo al 76% dei livelli preguerra. Parliamo di 16 milioni di barili al giorno esportati dalla regione, di cui ben 10 milioni passano di nuovo per lo stretto.
5:19 Speaker 3: Attenzione però, leggere quel 76% come un ritorno alla normalità è l'errore analitico più grave che si possa fare. Il Wall Street Journal fa notare un dettaglio fondamentale. Se il greggio viaggia, il commercio di prodotti raffinati come diesel e benzina è letteralmente crollato all'11%.
5:37 Speaker 2: E la causa scatenante sono i raid dei droni che hanno colpito le raffinerie in Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati Arabi.
5:44 Speaker 3: Esatto. Il meccanismo pratico è questo. Non c'è un blocco fisico totale. L'Iran non ha bisogno di affondare ogni singola nave commerciale per chiudere lo stretto. Le basta alzare il livello di rischio per imporre quella che è, a tutti gli effetti, una tassa geopolitica globale.
6:00 Speaker 2: E come si paga questa tassa nella pratica? Perché qualcuno la paga.
6:03 Speaker 3: La si paga in due modi. Gli Stati Uniti la pagano in risorse militari bruciate ogni singolo giorno, schierando caccia e intercettori per abbattere i droni. I paesi del Golfo invece la pagano direttamente in liquidità. Per convincere gli armatori a far passare le navi in una zona a rischio, stanno pagando tariffe di transito fino a 10 volte superiori a quelle preguerra. E a questo devi aggiungere i premi assicurativi astronomici.
6:26 Speaker 2: Tutto questo costo extra ovviamente viene scaricato istantaneamente lungo la catena di approvvigionamento. Ed eccoci all'effetto a catena che colpisce chiunque si fermi a fare il rifornimento in Italia. Il caos normativo sui carburanti in questo momento è totale.
6:40 Speaker 3: È un disastro, sì
6:42 Speaker 2: Lo sconto statale di circa 6 centesimi sulle accise è scaduto. Risultato? Il prezzo del diesel è schizzato a 2,25 euro al litro.
6:50 Speaker 3: Il sole 24 ore e il fatto quotidiano hanno ricostruito bene questo cortocircuito del governo. In una prima fase l'esecutivo aveva rinunciato ad attivare le cosiddette accise mobili.
7:00 Speaker 2: che, per chi non lo sapesse, spieghiamo un attimo il meccanismo delle accise mobili. Quando il prezzo della materia prima sale, lo Stato incassa di più dall'IVA, in proporzione. L'idea è usare questo extra gettito IVA, non previsto, per tagliare le accise alla pompa, mantenendo neutro l'impatto sulle casse pubbliche e abbassando il prezzo finale per il cittadino.
7:19 Speaker 3: Sì, la teoria è perfetta. Ma la pratica si scontra con la contabilità di Stato. Il governo aveva deciso di non attivare il meccanismo semplicemente per blindare i conti. C'è il vincolo del deficit da mantenere al 2,9% del PIL, appena l'apertura di procedure di infrazione da parte di Bruxelles. Non c'era la minima volontà di rischiare nemmeno un euro di mancato gettito.
7:39 Speaker 2: E la conseguenza sul settore privato infatti è stata immediata. Eni aveva tentato una mossa commerciale fissando un tetto ai prezzi per il mese di ottobre. 1,99 euro per la benzina e 2,19 per il diesel. Ma questa strategia si reggeva sull'assunto che lo sconto statale venisse rinnovato. Senza quel paracadute, il tetto di Eni è saltato il giorno stesso.
8:00 Speaker 3: Immediatamente ricalcolato al rialzo su tutta la rete. Ma sai qual è la vera anomalia in tutto questo? È temporale. La decisione governativa di non intervenire per proteggere i conti pubblici è durata letteralmente meno di 24 ore. Meno di 24 ore, sì.
8:17 Speaker 2: Le accuse dell'opposizione di aver lasciato affondare l'unico tetto ai prezzi disponibile hanno generato una pressione politica insopportabile. Il viceministro all'economia Leo è dovuto correre ai ripari, annunciando che si sta già lavorando a un nuovo decreto interministeriale per riattivare le accise mobili, pescando dai maggiori in Cassiva di settembre.
8:34 Speaker 3: Però la domanda strutturale rimane tutta lì. Cioè, se la fame di coperture finanziarie a ridosso della manovra è così disperata da far tremare i polsi per un taglio di 6 centesimi, Come si concilia questa riattivazione frettolosa con la tenuta dei conti pubblici? Il nodo delle accise ci porta dritti al vero abisso italiano, l'incapacità cronica di trovare risorse.
8:57 Speaker 2: Perché i margini di bilancio sono inesistenti, per non dire negativi. I dati di Milano Finanza fotografano un perimetro asfissiante. Nel 2027 la spesa per le pensioni assorbirà 14,7 miliardi di euro in più. E questo aumento, attenzione, non è dovuto a nuove concessioni o uscite anticipate. È trainato unicamente dalla rivalutazione obbligatoria per coprire l'inflazione passata.
9:21 Speaker 3: Che porta il conto previdenziale totale alla cifra mostruosa di 366,5 miliardi.
9:27 Speaker 2: Contemporaneamente la montagna del debito pubblico si attesterà al 138,5% del PIL. Il costo per ripagare solo gli interessi su questo debito sfonderà a quota 103 miliardi di euro all'anno. Sono cifre che immobilizzano qualsiasi manovra politica. È per questo che al vertice Med 9 in Croazia, riporta il Sole 24 Ore, il governo sta cercando disperatamente un'apertura da Bruxelles.
9:51 Speaker 3: Cercano flessibilità legata all'inflazione, certo. Ma in questo scenario di paralisi contabile totale emerge un dato che appare completamente controintuitivo il foglio ha analizzato i documenti del ministero dell'economia rivelando che la lotta all'evasione fiscale in Italia udite udite sta effettivamente funzionando
10:10 Speaker 2: i numeri mostrano una tendenza inequivocabile Le entrate derivanti dal recupero dell'evasione sono passate dallo 0,5% del PIL nel 2006 all'1,7% stimato per il 2025. Una crescita costante, frenata solo durante il bienio del Covid.
10:27 Speaker 3: Ti do un esempio pratico dell'impatto di questa immersione. L'obbligo di collegamento del POS ai registratori di cassa. Questa singola, banale misura tecnologica ha fatto emergere da sola 11,8 miliardi di euro nei primi otto mesi dell'anno.
10:41 Speaker 2: 11,8 miliardi. Pazzesco.
10:44 Speaker 3: C'è più tracciabilità, ci sono più controlli incrociati sui dati digitali, i soldi stanno effettivamente rientrando nelle casse dello Stato. Ed è esattamente qui che scatta il grande paradosso fiscale italiano.
10:55 Speaker 2: Il vero cortocircuito. Perché se lo Stato recupera decine di miliardi dall'evasione, la logica suggerirebbe che chi paga sempre le tasse dovrebbe vederle scendere. Invece no. La pressione fiscale sale. Dal 41,6% del 2022, le stime governative prevedono un aumento al 43% nel 2027. E
11:15 Speaker 3: lo stesso documento del governo ammette che questo aumento è causato in gran parte proprio dall'emersione del sommerso. Cioè, in termini operativi, queste nuove risorse recuperate non vengono minimamente utilizzate per abbassare le aliquote a chi ha sempre pagato.
11:30 Speaker 2: È letteralmente come avere un secchio bucato usato per irrigare, no? Per anni si è lavorato per tappare i buchi. Ora finalmente il secchio tiene l'acqua e il livello sale. Ma invece di usare questa nuova acqua per innaffiare tutti i campi rimasti a secco, la si versa tutta su un unico gigantesco appezzamento.
11:47 Speaker 3: Che analogia perfetta. E i dati del Centro Studi Itinerari Previdenziali, analizzati da Il Sussidiario, dicono chiaramente qual è il campo che assorbe ogni singola risorsa extra. La spesa assistenziale. I sostegni a reddito erogati dall'Inps sono esplosi. passando da 74 miliardi nel 2008 a 180 miliardi nel 2024. E attenzione, questo calcolo non include nemmeno la miriade di bonus statali, regionali e comunali.
12:15 Speaker 2: E si arriva a una sproporzione nel carico fiscale che ha pochi uguali. Nel 2024, oltre la metà dei 42,5 milioni di potenziali contribuenti in Italia non ha versato un solo euro di IRPEF. All'estremo opposto, il 19% dei contribuenti, ovvero chi dichiara più di 35 mila euro lordi l'anno, pagato praticamente da solo i due terzi di tutte le imposte dirette del paese
12:37 Speaker 3: è un carico tutto sulle spalle di pochissimi e la beffa è che questa mole immensa di ridistribuzione non sta nemmeno risolvendo il problema di base
12:46 Speaker 2: perché le disuguaglianze rimangono congelate se guardiamo l'indice gini che in parole povere è il termometro statistico che ci dice quanta distanza c'è tra i redditi più alti e quelli più bassi la linea è completamente piatta invariato Eppure le persone in condizioni di povertà assoluta sono raddoppiate, passando da 2,8 milioni a 5,6 milioni.
13:07 Speaker 3: Praticamente le politiche a pioggia, a favore dei redditi bassi, generano l'effetto opposto rispetto agli obiettivi.
13:13 Speaker 2: Esatto. Ma perché succede questo?
13:15 Speaker 3: Perché le conseguenze sistemiche del modo in cui distribuiamo questi fondi sono tossiche per l'economia reale. Tarare la quasi totalità delle agevolazioni, degli sconti e dei sussidi sull'Isee in un paese che ha comunque un'economia sommersa stimata ancora in oltre 200 miliardi, genera inevitabilmente incentivi perversi.
13:34 Speaker 2: Concretamente, insomma, il sistema spinge i cittadini a nascondere il reddito reale pur di non perdere i benefici, oppure incentiva la scomposizione opportunistica dei nuclei familiari. Si cambia residenza fittiziamente solo per abbassare l'ISEE e rientrare nelle soglie di accesso ai sussidi.
13:50 Speaker 3: Il risultato finale di questa architettura fiscale e assistenziale è la penalizzazione sistematica di un ceto medio che si sta sottigliando anno dopo anno. Viene spremuto dalle tasse per finanziare l'assistenza e contemporaneamente la sua ricchezza reale viene drenata dall'inflazione, che colpisce le aliquote nominali, senza che queste vengano adeguate al costo della vita.
14:10 Speaker 2: E se l'Italia è paralizzata in questa trappola contabile, la Francia è in una fase di cortocircuito totale. Cambiamo scenario. Le Monde e il Financial Times restituiscono l'immagine pesantissima di una nazione schiacciata tra le proteste di piazza e il panico dei mercati finanziari.
14:26 Speaker 3: Mamma mia, la situazione francese è incandescente.
14:29 Speaker 2: Il terzo atto della protesta giovanile contro il governo ha visto riversarsi nelle strade di 15 metropoli tra le 256.000 e le 450.000 persone. Oltre 1.800 licei sono stati fisicamente bloccati.
14:42 Speaker 3: E le forte dell'ordine hanno eseguito oltre 6.100 fermi. Un numero enorme. Ma il dato che fa riflettere è che l'87% di questi fermati sono minorenni. L'angoscia per le scuole fatiscenti e le classi sovraffollate ha fatto da detonatore, certo. Ma c'è un'evoluzione tattica che ha colto le istituzioni completamente disprovvista. I cosiddetti cyber blocus.
15:04 Speaker 2: Questa è la vera digitalizzazione della rivolta civile. I giovani hanno usato TikTok per dare le direttive iniziali e Discord per coordinarsi operativamente in tempo reale. Da lì hanno lanciato veri e propri raid digitali coordinati contro le piattaforme di istruzione a distanza usate dalle scuole, come Teams e Zoom.
15:22 Speaker 3: Una guerriglia digitale in piena regola. Funzionava così. Usando nomi fittizi e sfruttando le falle nella sicurezza dei link di invito alle classi virtuali, centinaia di utenti inondavano contemporaneamente la stessa lezione. Inserivano rumori assordanti, insulti. o semplicemente sovraccaricavano l'infrastruttura di richieste fino a far crollare i server statali.
15:43 Speaker 2: Hanno letteralmente buttato giù la rete.
15:46 Speaker 3: Sì. In alcuni casi, come a Nizza, l'utilizzo di pseudonimi legati a terroristi noti ha fatto addirittura scattare inchieste per apologia di terrorismo. L'efficacia di questa tattica è innegabile.
15:57 Speaker 2: Tanto che il primo ministro si è trovato costretto a sospendere immediatamente le riforme scolastiche, pur di tentare di riaprire un canale di dialogo. Eppure la protesta nelle strade maschera una crisi strutturale molto più profonda.
16:10 Speaker 3: Il vero baratro su cui si affaccia la Francia in questo momento è sui mercati finanziari. I rendimenti dei titoli di Stato decennali francesi sono ormai vicini al 5%, toccando i massimi dal 2002. Il debito pubblico ha raggiunto la cifra di 3.500 miliardi di euro, pari al 119% del PIL.
16:28 Speaker 2: Per dare un'idea concreta del declassamento, lo spread della Francia con la Germania, che indica la percezione del rischio, è diventato peggiore di quello di Italia e Grecia. Gli investitori internazionali stanno etichettando la Francia come la nuova periferia problematica dell'eurozona.
16:43 Speaker 3: E in un clima di emergenza simile, le proposte politiche si radicalizzano, peggiorando ulteriormente il nervosismo dei mercati. Da una parte, l'estrema destra di Marine Le Pen promette tagli drastici e immediati per 140 miliardi in cinque anni. Un'ipotesi recessiva a dir poco violenta. Dall'altra
17:01 Speaker 2: parte,
17:02 Speaker 3: la sinistra radicale di Jean- Luc Mélenchon arriva a ipotizzare pubblicamente di dare alle fiamme o annullare i titoli di Stato francesi detenuti dalla Banca Centrale Europea. Un'ipotesi che equivalrebbe al default tecnico puro.
17:15 Speaker 2: E in mezzo a questo caos assoluto emerge una disconnessione quasi surreale dei vertici istituzionali. Cioè, mentre Parigi fronteggia roghi, fermi di massa e un'emergenza finanziaria senza precedenti, il presidente Emmanuel Macron si trova a largo delle coste bretoni a bordo di un sottomarino per assistere al test di un missile nucleare intercontinentale.
17:35 Speaker 3: Una scena quasi da film, ma la tempistica del messaggio inviato su X, l'ex Twitter, ha lasciato molti osservatori basiti. Rivendicando il successo tecnico del test, Macron ha scritto, cito,« Per essere liberi bisogna essere temuti e per essere temuti bisogna essere potenti».
17:52 Speaker 2: Una prova di forza militare proiettata all'esterno, mentre all'interno la coesione sociale e finanziaria si sgretola pezzo per pezzo. E sai, questa debolezza istituzionale, questa spaccatura sempre più evidente tra i centri decisionali e la base reale dei paesi, non è un'esclusiva francese. Se allarghiamo lo sguardo troviamo le stesse crepe in altre grandi democrazie.
18:14 Speaker 3: Infatti ci sono due flash internazionali che chiudono il cerchio su questa instabilità globale. Il primo arriva dalla Germania. Politico riporta l'arresto per alto tradimento e spionaggio di August Henning, 80 anni, ex leggendario capo del BND, i servizi segreti esterni tedeschi. L'accusa è scioccante. Avrebbe venduto per 16 anni valutazioni strategiche e oltre 2000 dossier segretissimi.
18:38 Speaker 2: La prima domanda che mi viene in mente è come ha fatto l'ex capo in pensione ad avere accesso continuo a quei documenti?
18:45 Speaker 3: Semplice e devastante. Si è servito di una talpa interna, corrompendo l'apparato di sicurezza dal cuore stesso dell'agenzia. L'impatto reputazionale per l'intelligenza tedesca è immenso. E arriva con un tempismo pessimo, proprio nel momento in cui i governi europei stanno chiedendo poteri speciali per contrastare le operazioni di guerra ibrida sul continente. Pazzesco. E il
19:04 Speaker 2: secondo flash ci porta in India, la democrazia più popolosa del mondo. I dati analizzati dal New York Times e dall'agenzia Reuters portano alla luce una cancellazione di massa dai registri elettorali. Oltre 130 milioni di cittadini sono stati letteralmente estromessi dalle liste.
19:21 Speaker 3: La giustificazione governativa parla di una semplice pulizia informatica basata su algoritmi per rimuovere doppioni o defunti. Ma la realtà operativa documentata dalle inchieste mostra che questi algoritmi opachi hanno colpito chirurgicamente le fasce più povere della popolazione. e in maniera totalmente sproporzionata la minoranza musulmana.
19:42 Speaker 2: Decine di milioni di cittadini vivi e con diritto di voto sono stati trasformati in fantasmi burocratici dall'oggi al domani. E quando il leader dell'opposizione Raoul Gandhi ha cercato di guidare un corteo di protesta verso la sede della Commissione elettorale per denunciare questa ipurazione digitale, è stato temporaneamente arrestato.
19:59 Speaker 3: Guarda, c'è un filo rosso chiarissimo che lega i fascicoli aperti oggi in quest'analisi. Guardiamo le istituzioni israeliane che ignorano deliberatamente le informative di emergenza dei propri alleati. Guardiamo il governo italiano, paralizzato, intrappolato dall'inflazione energetica, le accise intoccabili per via del deficit e un modello fiscale profondamente contorto.
20:20 Speaker 2: Guardiamo la Francia, con una leadership scollegata dalla cruda realtà di un paese in fiamme. E l'India, che usa gli algoritmi elettorali per ridisegnare il consenso senza nemmeno nasconderlo troppo.
20:31 Speaker 3: Esatto. Il tratto comune è una fragilità sistemica profonda. Le strutture decisionali delle grandi potenze sono rigide, disconnesse. e costantemente in ritardo rispetto alla velocità e all'accelerazione delle crisi attuali.
20:45 Speaker 2: E proprio su questo concetto di disconnessione lasciamo un elemento fuori sacco su cui riflettere in chiusura. Da una parte, il Wall Street Journal svela un dettaglio molto privato su Warren Buffett. A 96 anni, l'oracolo della finanza ha sviluppato una sorta di dipendenza dall'algoritmo di YouTube, passando ore a guardare vecchie reclame degli anni 50 e video di puro intrattenimento. E lo stesso giorno, tramite la sua holding, ha acquistato un pacchetto di azioni da 38 miliardi di dollari in Alphabet, la società madre di Google e YouTube.
21:16 Speaker 3: Impressionante. Dall'altra parte, invece, sempre oggi, Repubblica ricorda l'anniversario della morte di Anna Politkovskaya, la giornalista assassinata a Mosca vent'anni fa. In un'intervista, sua figlia Vera lancia un monito durissimo. Afferma che se sua madre fosse viva oggi e continuasse a cercare fisicamente la verità in Ucraina o in Russia... verrebbe semplicemente prelevata e messa in prigione, senza alcun clamore, come accade a ogni spirito libero in quel regime.
21:43 Speaker 2: Ed è questo il pensiero da masticare per oggi. Viviamo in un'epoca in cui gli uomini più potenti e influenti del pianeta si ritirano sempre di più in un infinito intrattenimento algoritmico, investendo decine di miliardi in piattaforme progettate per la distrazione di massa. E contemporaneamente la ricerca fisica, scomoda e rischiosa della nuda e cruda verità, viene chirurgicamente neutralizzata dai sistemi di potere.
22:06 Speaker 3: Ieri con il piombo nel portone di casa. Oggi con la cancellazione digitale tramite algoritmi opachi. O con il carcere preventivo senza processo.
22:15 Speaker 2: A quale di questi due mondi, quello dell'intrattenimento infinito o quello della verità soppressa, stiamo prestando realmente attenzione? Per oggi è tutto. Seguite il podcast e lasciate una recensione a 5 stelle.
22:28 Speaker 3: Giornali chiusi.
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