Meta paga miliardi e l’Italia litiga | Gio 27 ago
Informazioni su questo episodio
Iran, Ucraina e intelligenza artificiale: le nuove crisi che stanno cambiando il mondo.Quanto è diventato fragile il sistema su cui si reggono economia, tecnologia e sicurezza globale?
In questo episodio analizziamo una giornata segnata da emergenze climatiche, escalation militari e nuove tensioni tra governi e grandi aziende tecnologiche. Dal disastro al confine tra Nepal e Tibet alla guerra in Ucraina, dalla pressione americana sull’Iran al patteggiamento record di Meta, fino alle sfide dell’intelligenza artificiale e alle contraddizioni del sistema italiano.
Partiamo dall’Himalaya, dove il collasso di un’enorme massa glaciale ha provocato una devastante onda di fango e detriti, travolgendo un importante posto di frontiera tra Nepal e Tibet. La tragedia, che ha coinvolto pellegrini e cittadini di numerosi Paesi, riporta al centro una questione sempre più urgente: quanto sono preparate le infrastrutture di fronte agli effetti combinati di cambiamento climatico, monsoni estremi e instabilità dei ghiacciai?
Ci spostiamo poi sul fronte geopolitico. In Ucraina, la guerra entra in una fase sempre più legata alla distruzione sistematica delle infrastrutture e della logistica. Mosca intensifica gli attacchi su Kiev mentre l’Ucraina continua a colpire obiettivi strategici in profondità sul territorio russo. Nel frattempo, resta irrisolto lo stallo sullo Stretto di Hormuz, con l’Iran che continua a usare una delle principali arterie energetiche mondiali come leva nei confronti di Washington.
E proprio il confronto tra Stati Uniti e Iran si intreccia con la questione dei prezzi del petrolio e degli extra-profitti delle grandi compagnie energetiche. Una partita internazionale che arriva direttamente in Italia, dove il governo è diviso sulla possibilità di introdurre nuovi prelievi sugli utili del settore.
Uno dei casi più significativi dell’episodio riguarda però Meta e il potere delle Big Tech. Il colosso guidato da Mark Zuckerberg ha raggiunto un accordo miliardario sulle accuse relative agli effetti dei social network sui minori. Limiti di utilizzo, blocchi notturni, stop alle notifiche e controlli indipendenti potrebbero cambiare il modo in cui le piattaforme progettano i propri servizi. Ma c’è un aspetto ancora più interessante: l’estensione degli stessi obblighi ai competitor potrebbe trasformare la regolamentazione in una vera e propria arma competitiva.
Parleremo anche di intelligenza artificiale, tra entusiasmo tecnologico e limiti della produttività. Bill Gates lancia l’allarme sui rischi sociali dell’AI e propone nuove forme di tassazione e protezione del lavoro umano. La BCE, però, mostra un quadro più complesso: nonostante l’ampia diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale tra i lavoratori, i guadagni effettivi di produttività rimangono ancora contenuti. In Italia, intanto, la nuova normativa sull’AI prova a stabilire limiti e responsabilità, dal controllo umano alle decisioni automatizzate.
Sul fronte europeo analizziamo inoltre il futuro del bilancio dell’Unione, il possibile rollover del debito post-pandemico e lo scontro tra i Paesi che chiedono maggiore disciplina fiscale e quelli che vogliono finanziare nuove priorità come difesa, autonomia tecnologica e sovranità digitale.
In Italia, infine, il quadro sociale resta complesso: dalle carceri sovraffollate e dalla carenza di personale alle difficoltà nell’accesso al fine vita, passando per il dibattito sul welfare e per i dati sullo smart working, che mostrano un possibile effetto positivo sulla conciliazione tra lavoro e famiglia.
Chiudiamo con due storie che raccontano altrettanti volti del rapporto tra potere, diritti e società: il caso di Domenico Papalia, detenuto per quasi mezzo secolo, e le nuove restrizioni introdotte dall’Iran sui rapporti con media e istituzioni straniere.
Un episodio per capire come crisi climatica, guerra, intelligenza artificiale, Big Tech, energia e diritti civili...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: Meta paga 17 miliardi di dollari oggi, ma non per aver commesso un errore o per una svista tecnica. Paga l'equivalente della manovra finanziaria di un paese di medie dimensioni perché il suo prodotto ha funzionato esattamente nel modo in cui è stato progettato, hackerando il cervello umano. Questo è il primo tema sul tavolo oggi, insieme all'illusione che l'intelligenza artificiale ci salverà dal collasso della produttività. Secondo tema, l'Italia tra casse vuote e culle vuote. Lo scontro frontale nel governo su accise ed extraprofitti, mentre si litiga su pensioni matematicamente irrealizzabili.
0:46 Speaker 2: Terzo, l'apocalisse di fango sull'Himalaya e le emergenze strutturali italiane, dal collasso delle carceri ai ritardi letali della sanità.
0:54 Speaker 3: I numeri dell'accordo di Meta definiscono un cambio di paradigma totale. Non stiamo più parlando di quelle solite multe dell'antitrust da qualche centinaio di milioni.
1:06 Speaker 2: No, i dettagli li fornisce Fortune e sono stati ripresi e analizzati anche dal podcast The Essential di Will Media. Meta ha accettato di patteggiare per 17,1 miliardi di dollari spalmati sui prossimi dieci anni. Una causa storica guidata da 29 procuratori generali statali negli Stati Uniti. Il capofila è Rob Bonta, che è il procuratore della California. È una cifra completamente fuori scala.
1:30 Speaker 3: Sì, parliamo di un importo 12 volte superiore al precedente record di 1,4 miliardi stabilito nel 2024, sempre da meta, tra l'altro.
1:39 Speaker 2: Esatto. I procuratori lo definiscono il più grande accordo per la tutela dei consumatori dai tempi della guerra all'industria del tabacco negli anni 90. L'accusa non è aver creato un social network, attenzione. e aver ingegnerizzato intenzionalmente la dipendenza nei minori. L'accordo impone un limite giornaliero predefinito di due ore su Facebook e Instagram per i minorenni, blocchi notturni da mezzanotte alle sei, stop alle notifiche durante l'orario scolastico e il blocco dei filtri estetici, quelli più invasivi.
2:10 Speaker 3: L'elenco delle restrizioni cambia fisicamente l'architettura delle piattaforme, ma il vero snodo giuridico, la parola chiave qui è« patteggiamento». Cioè, Meta sborsa 17 miliardi, ma non ammette alcuna colpa formale.
2:24 Speaker 2: Aspetta, se un'azienda paga 17 miliardi di dollari, agli occhi del pubblico e del mercato non sta praticamente firmando una missione di colpa gigantesca. Che senso ha evitare il processo a quel prezzo?
2:35 Speaker 3: Ha un senso strategico ed economico immenso. Il processo avrebbe costretto i vartici, a partire da Mark Zuckerberg, a testimoniare sotto giuramento sui meccanismi interni. Chiaro. Avrebbe reso pubblici documenti aziendali sulle strategie di fidelizzazione. La tesi dell'accusa, che è copiata a carbone dalle cause contro le Big Tobacco di cui parlavi, non voleva solo dimostrare che i social fanno male. Voleva dimostrare che l'azienda possedeva report interni sui danni psichiatrici causati dalle notifiche a raffica e dai cicli di ricompensa variabile della dopamina e ha deliberatamente scelto di ignorarli per massimizzare l'esposizione a rischio.
3:13 Speaker 3: Pagare 17 miliardi è semplicemente il prezzo del silenzio per non mostrare al mondo il codice sorgente di quella dipendenza.
3:21 Speaker 2: C'è un'enorme falla operativa in questo piano però. Voglio dire, se blocchi l'uso di Instagram a due ore al giorno per i minorenni, un quattordicenne non è che posa il telefono e va a leggere un libro di Dostoevsky. Apre TikTok o YouTube per le restanti dieci ore. Stiamo solo spostando il traffico da un server all'altro.
3:40 Speaker 3: L'accordo anticipa proprio questo limite. La fonte Will Media chiarisce che il patteggiamento include una clausola specifica per estendere obblighi simili ai diretti concorrenti. Cioè l'obiettivo dei procuratori non è solo punire Meta, ma imporre uno standard normativo per l'intero ecosistema digitale americano.
3:59 Speaker 2: Lausola che significa battaglie legali separate per ogni singola azienda con tempi geologici. E nel frattempo l'Europa sta a guardare. Il Messaggero, in un editoriale di oggi, fa notare che l'Unione Europea ha già messo in piedi un'infrastruttura normativa massiccia, il Digital Services Act, il Digital Markets Act e l'AI Act. Ma normare la tecnologia che fisicamente risiede nei server americani non significa possederla. Le regole di per sé non creano sovranità informazionale.
4:32 Speaker 3: Infatti normiamo l'esistente mentre la tecnologia muta a una velocità incontrollabile. E la mutazione attuale ovviamente riguarda l'intelligenza artificiale, su cui si innesta l'allarme lanciato da Bill Gates, riportato stamattina dal Corriere della Sera. Gates la definisce una tecnologia turbolenta, capace di azzerare completamente i tempi fisiologici di assestamento che hanno caratterizzato le rivoluzioni digitali precedenti. Non stiamo parlando di un software che esegue comandi, è un sistema che ragiona.
5:01 Speaker 2: Sì, le proposte di Gates sul Corriere della Sera sono radicali. Chiede norme sovranazionali sul modello di quelle per l'energia nucleare. Dal punto di vista economico rilancia un'idea dibattuta da anni. Tassare il robot e tassare l'uso dei token degli A per finanziare reti di sicurezza sociale per chi perderà il lavoro. Chiede anche di mantenere una, la definisce, riserva professionale a conduzione strettamente umana in settori delicati come l'educazione e la sanità. Ma c'è un termine tecnico che va spiegato.
5:32 Speaker 2: Cosa significa operativamente tassare i token dell'IA
5:36 Speaker 3: Allora, il token è l'unità di base che un modello linguistico elabora. Non è necessariamente una parola intera. A volte è una sillaba, a volte un pezzo di codice informatico. Quando usi ChatGPT, il sistema calcola la potenza di calcolo consumata proprio in base ai token generati. Tassare i token significa mettere una cisa su ogni singolo frammento di pensiero sintetico prodotto dalla macchina. Più il modello elabora dati, più l'azienda paga.
6:02 Speaker 2: Tassare i token sembra un'idea geniale sulla carta per redistribuire la ricchezza. Ma c'è una contraddizione stridente in Gates. Ha costruito l'impero di Microsoft sfruttando un monopolio di fatto sul software, schivando regole e restrizioni per decenni. È ora che Microsoft è in parte legata a OpenAI e mentre l'IA minaccia di sconvolgere il lavoro globale, invoca l'intervento statale e prevede addirittura incontri con Xi Jinping per discutere politiche globali.
6:31 Speaker 3: Il problema del ragionamento di Gates non è solo l'ipocrisia storica, è proprio la premessa logica di fondo. Lui dà per scontato che l'IA provocherà un'esplosione immediata della produttività, tale da distruggere l'occupazione e richiedere sussidi urgenti. Ma la macroeconomia attuale smentisce questa visione apocalittica in modo abbastanza netto.
6:52 Speaker 2: I dati reali pubblicati dalla Banca Centrale Europea e ripresi dalla stampa raccontano infatti una storia totalmente diversa. L'uso dell'intelligenza artificiale in ufficio sta esplodendo, d'accordo? Dal 26% degli intervistati nel 2024 si passerà al 41% nel 2025. E ci sono picchi estremi. Per generare o correggere codici di programmazione l'IA fa risparmiare fino a 8 ore a settimana. Ma a livello generale il lavoratore medio dichiara di risparmiare circa 3 ore a settimana, ovvero il 7,7% del tempo lavorativo.
7:29 Speaker 2: Sembra una rivoluzione
7:31 Speaker 3: Eppure non lo è. I numeri aggregati della BCE smontano la retorica della Silicon Valley. Solo il 48,8% dei lavoratori riporta di usare e risparmiare effettivamente tempo. E se si spalma questo dato sull'intera economia dell'area euro, il guadagno di efficienza strutturale cralla al 3,8%. La BCE stima che il risultato netto sarà un aumento della produttività macroeconomica di appena lo 0,35% annuo.
8:02 Speaker 2: Leggendo i dati sulla stampa, la discrepanza è assurda. Voglio dire, se il singolo programmatore risparmia 8 ore e il lavoratore medio ne risparmia 3, come facciamo ad avere un aumento della produttività totale che non arriva nemmeno a mezzo punto percentuale?
8:15 Speaker 3: Il meccanismo è semplice. Pensa agli A come a un'automobile più veloce che compri per andare al lavoro. Ok. Invece di metterci un'ora, ci metti 40 minuti. Hai risparmiato 20 minuti al giorno. Ma se usi quei 20 minuti per dormire di più la macchina o per scorrere i social, la tua produttività reale per l'azienda è assolutamente identica a prima. Hai solo perso tempo in modo più efficiente.
8:40 Speaker 2: Ah, certo
8:41 Speaker 3: Il risparmio di tre ore a settimana diventa un beneficio economico tangibile solo se il lavoratore trasforma quel tempo liberato in nuova produzione extra. cosa che attualmente non sta accadendo così
8:53 Speaker 2: per nulla. L'ABC segnala anche un problema di adozione legato a fattori demografici e culturali. Le persone molto istruite raggiungono un tasso di adozione del 61%, mentre si scende al 37% tra chi ha bassi livelli di istruzione. C'è uno scarto di 20 punti percentuali a favore dei giovani rispetto ai colleghi più anziani. E c'è un dato allarmante sul clima in ufficio. La percezione positiva verso l'IA è scesa dal 43% al 41%. C'è un 41% di lavoratori totalmente indifferenti e il 34% dei manager condivide questo distacco.
9:29 Speaker 3: Il pessimismo non deriva dall'ignoranza tecnologica, ma dalla lucidità economica. La BCE spiega chiaramente che la paura di essere sostituiti aumenta quando le prospettive generale del mercato del lavoro sono cupe Se un algoritmo taglia i tempi di esecuzione ma non aumenta i ricavi netti dell'azienda, il dipendente capisce al volo che lo step successivo del management non sarà alzargli lo stipendio per il tempo risparmiato, ma tagliare il personale.
9:58 Speaker 2: E questa dinamica del lavoro che scompare? ci porta dritti alla situazione italiana, che i dati descrivono come un paradosso vivente, stretti tra record occupazionali fittizi, una crisi demografica terminale e conti pubblici da raschiare col cucchiaino. Il Sole 24 Ore pubblica i numeri del mercato del lavoro. Tasso di occupazione al 63,1%. Abbiamo 24,3 milioni di occupati, un milione in più rispetto al 2022. Sembra un trionfo, ma ha una data di scadenza stampata sopra, ben visibile.
10:30 Speaker 3: Il record occupazionale è l'ultimo respiro prima del vuoto. Entro il 2050 la popolazione in età da lavoro italiana crollerà dagli attuali 37,2 milioni a meno di 30 milioni. Stiamo perdendo i lavoratori che dovrebbero adottare quelle tecnologie di cui parlavamo prima. Le piccole e medie imprese italiane, che sono l'ossatura dell'economia, sono ferme al 15,7% di adozione dell'intelligenza artificiale, contro il 53,1% delle grandi aziende. E il freno non è il costo del software in abbonamento, è il vuoto totale di competenze interne.
11:10 Speaker 3: Non c'è banalmente chi sappia usarla.
11:14 Speaker 2: Il Sole 24 Ore è tranciante su questo. La crescita economica del prossimo decennio dovrà appoggiare su una forza lavoro numericamente molto inferiore, che quindi deve per forza essere infinitamente più produttiva e competente. Se le culle restano vuote e i giovani emigrano, c'è solo un bacino a cui attingere per tenere a galla il
11:31 Speaker 5: pil,
11:31 Speaker 2: e sono le donne.
11:32 Speaker 3: Per farlo, però, serve smantellare le barriere strutturali. Italia Oggi riporta i dati del 25° rapporto annuale dell'Inps, che quest'anno è focalizzato sullo smart working. I numeri dimostrano l'inutilità delle politiche attuate finora dai vari governi. Il lavoro agile riduce dell'87% la cosiddetta child penalty, la penalità sulla maternità.
11:58 Speaker 2: Spieghiamo come funziona questa penalità, per chi non mastica i termini economici. In media, nell'anno successivo alla nascita di un figlio, una madre subisce un crollo di reddito e un blocco di carriera. che l'Inps quantifica in una perdita secca di circa 5.000 euro rispetto a un collega maschio o a una donna senza figli. È come costringere qualcuno a correre una maratona aggiungendo uno zaino di 10 kg il giorno stesso della gara.
12:22 Speaker 3: Esattamente. Le lavoratrici che utilizzano il lavoro agile recuperano circa 4.400 euro di quella perdita. Non solo. Lavorando quasi una settimana in più all'anno rispetto alle madri senza flessibilità, registrano un recupero di reddito tra i 1.100 e 1.300 euro extra. L'Inps mette nero su bianco che lo smart working incentiva l'occupazione femminile e la propensione ad avere figli molto più dei bonus monetari una tantum. Il tanto sbandierato bonus asilo nido ha mosso l'occupazione di un misero 6%.
13:00 Speaker 3: I bonus elettorali falliscono semplicemente perché non cambiano l'organizzazione del
13:03 Speaker 2: tempo. Nel frattempo, sul fronte della natalità e dell'organizzazione del tempo biologico, c'è la fuga in avanti della regione toscana. Wilmedia riporta la proposta di legge toscana per finanziare il social freezing, ovvero il congelamento degli ovociti per ragioni non mediche ma di pianificazione di vita. Seguono l'esempio della Puglia. Il piano prevede un contributo pubblico fino a 3.000 euro per donne tra i 25 e i 39 anni, con un ISEE sotto i 30.000 euro. In Italia nel 2024 solo 1.200 donne hanno affrontato privatamente questa pratica, perché i costi partono dai 5.000 euro a salire.
13:40 Speaker 3: L'idea di slegare la genitorialità dall'orlogio biologico intercetta sicuramente un bisogno reale, ma leggiamo i numeri del bilancio regionale. La Toscana ha stanziato 250.000 euro all'anno per il 2027 e il 2028. e 50.000 per la fine del 2024. Se il contributo è di 3.000 euro a paziente, con 250.000 euro copri le spese per 83 donne all'anno.
14:07 Speaker 2: 83 donne
14:09 Speaker 3: 83 donne in tutta la Toscana. Non è una politica demografica, è un'iniziativa puramente simbolica che sposta allo 0,0 della denatalità reale.
14:20 Speaker 2: Ci sono proposte trasversali in Parlamento da parte di Movimento 5 Stelle, PD e Italia Viva. per far assorbire la pratica direttamente dal Sistema Sanitario Nazionale. Ma il cortocircuito macroeconomico rimane intatto. Si propongono finanziamenti per posticipare le gravidanze, mentre oggi, adesso, mancano i lavoratori per sostenere la spesa previdenziale corrente. E questo ci proietta nello scontro violentissimo in corso nel governo sulle pensioni e su dove diavolo trovare i soldi.
14:47 Speaker 3: Il foglio traccia il perimetro della battaglia in vista della legge di bilancio. La Lega preme per smantellare i residui della legge Fornero. La richiesta è chiara. Uscite anticipate con 64 anni di età e 41 di contributi. ma la condizione per farlo, imposta dai tecnici, è l'estensione del calcolo contributivo puro anche a chi attualmente si trova nel sistema misto.
15:15 Speaker 2: Traduciamo l'impatto di questo passaggio tecnico. Che differenza passa, in termini di euro nel portafoglio di un pensionato, tra sistema misto e contributivo puro?
15:24 Speaker 3: Il sistema misto è in parte basato sulle retribuzioni percepite, solitamente le ultime, che ovviamente sono le più alte della carriera. Funziona come un bancomat tarato sui tuoi anni migliori. Il contributivo puro, invece, è un salvadanaio rigido, ti restituisce esattamente ciò che hai versato durante la vita lavorativa. rivalutato in base all'inflazione e al PIL. Passare al contributivo puro per uscire prima significa subire un taglio netto e permanente sull'assegno mensile. Spesso si perde il 20 o il 30% dell'importo.
16:01 Speaker 3: Inoltre, la Lega vuole abolire l'indicazzazione dei requisiti legati all'aspettativa di vita per bloccare l'aumento dell'età pensionabile previsto per il 2027. Parliamo
16:12 Speaker 2: dei prepensionamenti. Parliamo di 2 milioni di trattamenti. Solo nel primo semestre 2024 ci sono state 132.000 pensioni di vecchiaia regolari contro oltre 100.000 pensioni anticipate. È un sistema che si cannibalizza da solo. E mentre scricchiola, il neopresidente dell'Inps, Gabriele Fava, propone di aprire automaticamente una posizione previdenziale a capitalizzazione per ogni nuovo nato, con un primo versamento pubblico, da alimentare poi con versamenti volontari delle famiglie.
16:41 Speaker 3: Fava ripropone un modello già fallito con il progetto Fondimps degli anni passati. L'idea di un fondo a capitalizzazione per i neonati richiede che lo Stato metta risorse vere e immediate per il versamento iniziale. Risorse che lo Stato semplicemente non ha. In un sistema normale le persone vanno in pensione all'età di vecchiaia prevista. In Italia ci vanno in media a 61,4 anni. scaricando il buco contabile su una base di giovani che, come abbiamo appena visto dai dati demodrafici, si sta sottigliando in modo terminale.
17:16 Speaker 2: E la caccia disperata alle risorse ha innescato un cortocircuito nel governo, documentato da Il Giornale e dal Corriere della Sera. Il primo consiglio dei ministri dopo la pausa estiva è durato 10 minuti netti. Hanno prorogato lo sconto di 17 centesimi sugli accise carburanti fino al 5 settembre. Costo dell'operazione? 130 milioni di euro. Immediatamente dopo è scoppiato lo scontro frontale tra i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Taggiani. Salvini ha messo nel mirino banche, assicurazioni e aziende energetiche che registrano utili stimati in 200 miliardi.
17:49 Speaker 2: Usando la formula, cito testualmente, chi fa utili straordinari deve dare di più.
17:55 Speaker 3: ha alzato un muro totale replicando che la parola extraprofitto gli ricorda l'Unione Sovietica. Ha aggiunto che non servono le banche dei partiti, ma un sistema bancario efficiente, mandando peraltro un segnale chiaro sulla privatizzazione del Monte dei Paschi di Siena. Il punto è che la Lega cerca coperture disperate per finanziare le pensioni di cui parlavamo prima e rendere strutturale il taglio delle accise, mentre Forza Italia difende i margini del sistema accreditizio e aziendale.
18:26 Speaker 2: C'è un'obiezione tecnica sollevata da Enrico Costa di Forza Italia che smonta la retorica populista della tassa sulle banche. Costa ricorda che qualsiasi prelievo imposto al sistema bancario viene istantaneamente scaricato sui correntisti. Tassare la banca significa alzare le commissioni sui conti correnti, sui bonifici e sui mutui della clientela retail. Lo paga il cittadino.
18:48 Speaker 3: Esatto. La tassa sulle banche è di fatto una tassa occulta sui cittadini. Ma il concetto stesso di extra profitto è un terreno minato, soprattutto nel settore energetico.
19:00 Speaker 2: Il Corriere della Sera prova a fare chiarezza su questo termine fantasma. Compagnie come Exxon, Chevron, Shell, BP … e la divisione esplorazione di Eni stanno incassando miliardi di ricavi aggiuntivi. Ma perché li fanno? Non c'è stata nessuna innovazione tecnologica geniale da parte loro. Non hanno scoperto nuovi giacimenti raddoppiando gli investimenti dall'oggi al domani. I profitti esplodono per eventi geopolitici. Se si blocca il transito nello stretto di Hormuz, dove passa un quinto del petrolio mondiale, il prezzo schizza le stelle.
19:34 Speaker 2: E loro incassano. Bisogna spiegare il meccanismo del
19:36 Speaker 3: prezzo marginale. L'azienda energetica ha già estratto il gas o il petrolio mesi fa, a costi standard. Ce l'ha già lì nei depositi. Quando esplode una crisi geopolitica energetica, Mar Rosso o nello stretto di Ormuz, il mercato va nel panico per la fornitura del barile successivo. Il prezzo globale schizza in alto. L'azienda vende le riserve che aveva già in magazzino a un prezzo raddoppiato o triplicato, senza aver speso un centesimo in più per produrle. È come comprare una casa a 100.000 euro e scoprire il giorno dopo che lo Stato ci costruisce la metropolitana davanti.
20:14 Speaker 3: Il valore quintuplica senza che tu abbia fatto assolutamente nulla.
20:18 Speaker 2: Proprio per questo, però, il Corriere fa notare l'impossibilità tecnica della tassazione. Non esiste una formula matematica per definire l'extraprofitto. Che fai confronti l'anno in corso con la media dei tre anni precedenti? E se tre anni fa c'era la pandemia e i prezzi erano crollati per il lockdown, il confronto è panesemente falsato. Qualsiasi soglia numerica si scelga diventa arbitraria e innesca ricorsi al tarre e alla Corte Costituzionale, che poi bloccano gli incassi per lo Stato per anni.
20:47 Speaker 3: Mentre il governo si azzuffa su definizioni contabili astratte per trovare coperture immateriali, le reti strutturali del Paese stanno materialmente collassando sul territorio. dalle tensioni nei comuni alle istituzioni totali.
21:02 Speaker 2: Partiamo dal paradosso politico di Mestre, documentato da Il Manifesto. Il comune di Venezia, con il sindaco Simone Venturini, ha bloccato il progetto per la costruzione di una nuova moschea nell'area di un'ex segheria. La comunità bengalese locale non ha risposto con comunicati stampa o fiaccolate, ma con la minaccia di paralizzare fisicamente l'economia della città. Prince Aulader Il presidente 33enne dell'Associazione Islamica Giovani per l'Umanità ha avvertito. Se sciopiamo noi bengalesi a Venezia, Mestre e Marghera, si ferma la Fincantieri e si ferma l'intero indotto del turismo, dalle cucine ai ristoranti agli alberghi.
21:39 Speaker 3: Questo è un caso di studio perfetto su come i rapporti di forza economici scavalchino del tutto le logiche politiche tradizionali. Una comunità straniera, perfettamente integrata nella base produttiva a basso valore aggiunto, ma ad altissima intensità di mano d'opera, Usa la leva sindacale più classica, lo sciopero generale e il blocco della produzione, per rivendicare un diritto di culto osteggiato dall'amministrazione locale.
22:04 Speaker 2: Il dettaglio più surreale riportato dal manifesto è il background politico del leader della protesta. Prince Aulader, che oggi guida la mobilitazione contro il comune di centrodestra, ha un recente passato attivo in Fratelli d'Italia. condivideva i valori conservatori del partito e stava persino per candidarsi come consigliere comunale con loro.
22:24 Speaker 3: Su irreversibile dello Stato, nella gestione della giustizia e dell'esecuzione penale. I dati convergono in modo spietato e non lasciano spazio a interpretazioni.
22:33 Speaker 2: Abbiamo incrociato i dati del podcast di Cora Media, de Il Riformista e del rapporto di metà anno dell'Associazione Antigone. Le carceri italiane sono un buco nero. Dentro le mura c'è il caos totale. Basta vedere l'evasione dal carcere siciliano di Augusta, che viaggia con un tasso di sovraffollamento del 178%. C'è la strage silenziosa dei suicidi, come quello del 19enne di origine egiziane nel carcere di Pordenone, morto asfissiato dopo aver dato fuoco alla sua cella. Ci sono le violenze continue.
23:03 Speaker 2: Il sindacato di polizia penitenziaria, WEAP, denuncia 55 aggressioni agli agenti dall'inizio dell'anno solo nel carcere Lorusso e Cotugno di Torino. E manca il personale base. A Vercelli c'è un solo educatore per 368 detenuti. Come fai a rieducare 368 persone da solo?
23:23 Speaker 3: Non le rieduchi. Le contieni fino a quando la struttura esplode. Ma il disastro interno è solo il sintomo. La malattia reale è il fallimento dell'esecuzione penale esterna. Il riformista analizza i numeri della riforma Cartabia. che puntava a svuotare le celle potenziando proprio le misure alternative. A fine luglio, gli uffici per l'esecuzione penale esterna, i famosi UEPE, avevano in carico oltre 100.000 persone sul
23:53 Speaker 5: territorio. 100.000 condannati in affidamento
23:58 Speaker 3: messi alla prova e gestiti da chi? Dai funzionari e assistenti sociali. Il Ministero della Giustizia li definisce, sulla carta, figure chiave. Eppure, guardiamo cosa succede a chi vince il concorso, Nel 2024, su 227 funzionari assunti, ben 53 si sono dimessi nel giro di pochi mesi. Quasi un neoassunto su quattro scappa.
24:20 Speaker 2: Perché uno vince un concorso pubblico statale, magari dopo anni di studio, e poi si dimette subito dopo.
24:27 Speaker 3: Perché il carico di lavoro è inumano e matematicamente ingestibile. Un singolo assistente sociale si ritrova a dover monitorare, redigere relazioni periodiche, e controllare centinaia di affidati sparsi sul territorio, spesso usando la propria auto. Se lo Stato punta sulle misure alternative per ridurre il sovraffollamento, ma non assume e non retribuisce in modo adeguato chi deve fisicamente eseguire i controlli fuori dal carcere, il sistema collassa. L'alternativa al carcere senza controllo non è rieducazione, diventa impunità procedurale.
25:02 Speaker 3: E questo genera allarme sociale immediato alimentando il ciclo continuo di nuove incarcerazioni
25:08 Speaker 2: Sulle tempistiche e sulle omissioni dello Stato nel campo della giustizia e della salute pubblica, ci sono due notizie di cronaca oggi che chiudono perfettamente il cerchio. In Lombardia, l'associazione Luca Coscioni ha comunicato la morte di Domenico Zuccarella, 59 anni, affetto da sclerosi multipla tramite suicidio assistito. La particolarità è che, per la prima volta, l'intera procedura, farmaco e macchinari inclusi, è stata gestita totalmente dal servizio sanitario regionale. Sembra un passo avanti enorme nella civiltà giunidica.
25:40 Speaker 2: Ma per ottenerlo, Zuccarella ha dovuto aspettare nove mesi, inondando l'azienda sanitaria di diffide legali, quando le stesse linee guida regionali prevedono un termine massimo di 145 giorni. Nove mesi di attesa in condizioni di sofferenza irreversibile per farsi applicare una
25:55 Speaker 3: legge esistente. La burocrazia che dilata i tempi fino a renderli una vera e propria tortura di Stato. Dinamica opposta ma speculare nei tempi biblici si verifica nella giustizia penale, con la morte di Domenico Papalia, storico boss dell'Andrangheta in Lombardia, radicato a Buccinasco, è morto 81 anni all'ospedale San Paolo di Milano.
26:17 Speaker 2: Papalia era stato scarcerato appena un mese fa, a luglio, per il gravissimo decadimento delle sue condizioni di salute, dopo quasi 49 anni passati interrottamente in cella. Era all'ergastolo. Nel 1977 era stato condannato come mandante dell'omicidio del boss rivale Antonio D'Agostino. 40 anni dopo, nel 2017, la Corte d'Appello lo ha assolto con formula piena, in un processo di revisione. 40 anni per stabilire che non aveva commissionato quell'omicidio. È rimasta in carcere per altre condanne definitive, tra cui quella per l'omicidio dell'educatore del carcere di opera, Umberto Mormile, freddato nel 90
26:54 Speaker 3: I tempi della giustizia e della sanità operano su binari completamente scollegati dalla vita umana. Spostiamo lo sguardo dai collassi istituzionali italiani a quelli geologici ed esteri, dove i disastri hanno cause ben precise e non fatali.
27:11 Speaker 2: Il quadro che arriva dall'Himalaya al confine tra Nepal e Tibet è apocalittico. La stampa, Repubblica e Will Media descrivono un muro di fango nero, ghiaccio e rocce che ha spazzato via infrastrutture, ponti e il posto di frontiera cinese di Jirong. Il bilancio del governo nepalese è devastante. Oltre 160 morti e centinaia di dispersi. Tra questi ci sono oltre 400 turisti, in gran parte indiani, diretti in pellegrinaggio al monte sacro Kailash. La dinamica la spiega su Repubblica Giovanni Crosta, geologo della Bicocca.
27:45 Speaker 2: Da quota 5.100 metri si sono staccati 10 milioni di metri cubi di ghiaccio e roccia, precipitando per 1.400 metri. L'impatto con il fiume a valle, che era già ingrossato dai monsoni, ha creato la colata letale.
28:00 Speaker 6: La sequenza causale è la vera notizia. Non è stato un terremoto a provocare il distacco. È la crisi climatica pura e semplice. Le temperature altissime sciolgono il permafrost profondo, che fa da cemento naturale tenendo insieme le montagne. Tolto quello, i ghiacciai diventano letteralmente bombe sospese. E la caduta di quei 10 milioni di metri cubi è stata così violenta ad aver generato essa stessa un evento sismico, registrato dai sensori locali. Cioè la montagna è caduta da sola.
28:30 Speaker 2: Ma c'è il fattore umano che aggrava la strage. Le organizzazioni internazionali denunciano da anni l'assurdità di un tunismo di massa incontrollato in alta quota. I flussi per i pellegrinaggi e il trekking continuano ad aumentare a dismisura, ignorando deliberatamente i bollettini meteorologici e i rischi mortali della stagione dei monzoni.
28:52 Speaker 3: L'infrastruttura geologica cede per il clima e l'infrastruttura turistica la trasforma in una trappola mortale per chi ignora gli allarmi. Chiudiamo rapidamente lo scenario internazionale con tre movimenti geopolitici che indicano un innalzamento generale della tensione.
29:07 Speaker 2: Primo flash da Bloomberg, basiato su fonti vicini al Cremlino. Vladimir Putin considera i tentativi di mediazione giunti a un binario morto. Sta pianificando di intensificare i raid missilistici sulle infrastrutture energetiche di Kiev come ritorsione diretta per gli attacchi ucraini in territorio russo, che hanno colpito pesantemente il magazzino logistico di Wild Berries e la raffineria petrolifera della Lukoil.
29:30 Speaker 3: Escalation lineare, in risposta a perdite strutturali interne. L'Iran, intanto, sceglie l'isolamento legislativo preventivo.
29:41 Speaker 2: L'obiettivo è criminalizzare qualsiasi contatto non autorizzato con media stranieri, ambasciate o istituzioni occidentali, con pene fino a due anni di carcere. È un giro di vite contro l'influenza straniera, confermato dalla condanna a 15 anni inflitta alla fotoreporter Yalda Moayeri. Sullo sfondo, Donald Trump frena sui negoziati nucleari, tenendo sul tavolo l'opzione militare e le sanzioni, mentre Netanyahu attacca frontalmente i leader iraniani definendoli selvaggi, mostrando scetticismo totale sulla diplomazia.
30:13 Speaker 2: Ultimo flash dal Financial Times. Il Dipartimento di Stato americano ha sospeso gli appuntamenti per l'emissione dei visti per permettere una« formazione approfondita», così dicono, dei funzionari consolari.
30:25 Speaker 3: Tre continenti, tre manovre di chiusura. Dalle bombe su Kiev alla morsa sulla stampa Tehran fino al filtro preventivo sui confini americani. Il sistema internazionale si sta oggettivamente blindando.
30:39 Speaker 2: 15 secondi di riepilogo. Dai 17 miliardi incassati dagli Stati Uniti da meta per l'ingegneria della dipendenza all'Italia incagliata tra denatalità e e la caccia ai 200 miliardi di extra profitti energetici, passando per le carceri, al collasso e l'Himalaya che si sgretola per il clima.
30:56 Speaker 3: C'è una distorsione strutturale nelle nostre priorità. Discutiamo se tassare i token di intelligenza artificiale e i robot per salvare l'occupazione del futuro, quando il collasso del presente è dovuto all'assenza fisica di esseri umani. Mancano educatori e assistenti sociali per far funzionare le misure alternative al carcere, Manca personale sanitario per garantire diritti in tempi civili e manca lucidità politica nei ministeri per trovare coperture finanziarie reali invece di litigare su definizioni vuote come quella di extraprofitto.
31:31 Speaker 4: Se questa puntata vi ha dato una prospettiva diversa sulle notizie di oggi, andate sull'app, cliccate segui, attivate la campanellina e lasciateci 5 stelle su Spotify.
31:41 Speaker 3: Giornali chiusi.
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