Rabbia giovanile e badanti dal Bangladesh | Lun 19 ott
Informazioni su questo episodio
Le piazze in fiamme e le mosse di Trump: l’Europa è davanti a un punto di svolta?In questo episodio analizziamo le profonde frizioni economiche e geopolitiche che stanno ridisegnando gli assetti internazionali: dalle violente proteste giovanili contro il caro vita nelle piazze europee ai controversi accordi energetici tra Washington e Mosca, fino alla nuova corsa all'oro delle banche centrali.
Partiamo dallo scenario internazionale, dove le mosse della Casa Bianca continuano a condizionare i conflitti in corso. Mentre Donald Trump attua la sospensione delle sanzioni sul diesel russo e limita l'accesso dell'Ucraina alla rete satellitare Starlink, l'escalation tra Mosca e Kiev si concentra sul reciproco bombardamento delle infrastrutture energetiche e petrolifere. Intanto, in Medio Oriente, l'endorsement ufficiale di Trump a Benjamin Netanyahu alla vigilia delle elezioni si intreccia con le fortissime tensioni in Cisgiordania, esplose a seguito dell'attacco dei coloni israeliani contro una delegazione di diplomatici europei.
Ci spostiamo poi nel cuore dell'Europa, scossa da un’ondata di contestazioni che da Parigi a Milano e Torino vede migliaia di giovani manifestare contro il caro vita, l'impennata degli affitti e la contrazione del potere d'acquisto. Un malcontento generazionale profondo che, in diversi centri urbani, è purtroppo degenerato in gravi episodi di scontro e devastazione urbana.
In Italia, la politica interna è segnata da uno scontro istituzionale senza esclusione di colpi. La premier Giorgia Meloni blocca l'adeguamento salariale da quasi un miliardo di euro per i magistrati scatenando la dura reazione delle toghe, mentre sul fronte delle opposizioni Elly Schlein blinda la sua leadership nel PD e si dichiara ufficialmente pronta a correre come candidata premier.
Parleremo anche della febbre dell'oro che travolge le banche centrali come scudo contro l'esplosione dei debiti sovrani, delle nuove regole sull'Intelligenza Artificiale nei luoghi di lavoro, delle anomalie del Click Day per i lavoratori stranieri e delle gravi vertenze industriali dell'Ex Ilva e di Stellantis a Mirafiori.
Un episodio per capire come geopolitica, economia reale, tensioni sociali e trasformazione tecnologica stiano impattando la nostra quotidianità — e quali conseguenze potrebbero avere sul futuro dell’Europa e dell’Italia.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:07 Speaker 2: Mettiamo il caso di dover assumere un assistente familiare e una badante. E il portale ufficiale del governo segnala che l'80% dei candidati disponibili sono operai edili, uomini provenienti dal Bangladesh.
0:20 Speaker 3: Che sembra una barzelletta, ma in realtà è un dato ufficiale dell'economia italiana. Ne parliamo tra pochissimo.
0:25 Speaker 2: Tre temi sul tavolo oggi. Primo, la rabbia nelle piazze. Da Milano alla Cina, l'inflazione morde e il malcontento giovanile si infiamma, mentre la violenza divide.
0:35 Speaker 3: Secondo tema, la geopolitica dell'energia. Il presunto accordo sul diesel di Trump con Putin e le accuse pesanti di Kiev sui satelliti Starlink.
0:44 Speaker 2: E terzo, i conti in tasca all'Italia. Uno scontro frontale da un miliardo tra governo e magistrati, il dramma dell'ex Silva e appunto quell'anomalia statistica sui migranti di cui parlavamo. Entriamo subito nella prima notizia.
0:56 Speaker 3: C'è un deterioramento brutale del potere d'acquisto in corso.
0:59 Speaker 2: E sta portando le tensioni sociali direttamente in strada. I dati di Will Media e del Corriere della Sera sui recenti fatti di Milano sembrano quasi un bollettino di guerra.
1:08 Speaker 3: Parliamo di scontri tra Piazza Duomo e Via Torino.
1:10 Speaker 2: 104 feriti tra le forze dell'ordine, quasi 500 lacrimogeni sparati. 17 arresti e la roba che colpisce. Il dettaglio critico è che 11 degli arrestati sono minorenni.
1:23 Speaker 3: Questi numeri dell'ordine pubblico però vanno sovrapposti a quelli dell'economia reale. Altrimenti non si capisce la miccia.
1:29 Speaker 2: cioè la forbice tra affitti e stipendi
1:31 Speaker 3: Nelle grandi città italiane, nell'ultimo decennio, gli stipendi reali, calcolati al netto dell'inflazione, sono calati in media del 10%. Nello stesso identico periodo, gli affitti sono schizzati in alto del 30%. È una morsa che stritola chiunque provi a entrare nel mondo degli adulti.
1:46 Speaker 2: Cora Media analizza questo scenario recuperando un'analogia storica con i fatti di Detroit, 1967
1:53 Speaker 3: Dove i sociologi americani tracciarono una linea linguistica molto netta.
1:57 Speaker 2: Da una parte i riots, le sommosse, violenza fino a se stessa o, insomma, saccheggi opportunistici. Dall'altra, le rebellions, le ribellioni, nate da ingiustizie strutturali diventate insopportabili.
2:09 Speaker 3: Che
2:09 Speaker 2: porta alla domanda di fondo Fino a che punto una matematica economica così spietata giustifica le scene di guerriglia urbana a cui stiamo assistendo?
2:17 Speaker 3: Gianfranco Paglia, nel suo editoriale sul foglio, la mette giù in modo molto chiaro, separando di netto l'analisi sociale dalla responsabilità penale.
2:25 Speaker 2: Il disagio economico non è un salvacondotto per i reati.
2:28 Speaker 3: Comprendere il disagio, mappare quella famosa forbice tra salari e affitti, è un dovere preciso di chi fa politica. Ma giustificare la violenza come mero sottoprodotto dell'inflazione è criminale.
2:40 Speaker 2: Anche perché chi devasta una vetrina non compie solo un reato. Ruba letteralmente il megafono a chi sta manifestando pacificamente.
2:47 Speaker 3: Trasformando le istanze di un'intera generazione in un banale problema di ordine pubblico.
2:53 Speaker 2: Così la politica si sente regittimata a rispondere con i manganelli anziché scrivere riforme del lavoro. C'è però il rischio di guardare a Milano e pensare che sia una disfunzione tutta italiana. Il Corriere della Sera con Federico Rampini fa un'operazione fondamentale.
3:07 Speaker 3: L'inquadratura globale.
3:09 Speaker 2: Ci mostra che le piazze di Milano sono solo un pixel. Rampini lo definisce il fattore G. Un malessere generazionale che attraversa continenti e sistemi politici diversissimi. I
3:19 Speaker 3: sintomi cambiano, ma la radice è la stessa. Guardiamo la Francia. Sabato scorso quasi 2000 fermi. Scene estreme. Hanno incendiato il municipio storico di Limoges.
3:29 Speaker 2: E lì il detonatore non è stato il caro affitti, ma il degrado del sistema scolastico, che nasconde un paradosso contabile affascinante.
3:37 Speaker 3: Parigi spende oltre il 6% del proprio PIL nell'istruzione, una cifra enorme
3:42 Speaker 2: sulla carta. Ma se si va a scomporre quel budget, una quota spropositata serve a pagare le pensioni degli insegnanti che si sono ritirati a 62 anni.
3:51 Speaker 3: I fondi non arrivano alle aule, ai laboratori o agli studenti di oggi.
3:56 Speaker 2: Si spende per il passato
3:57 Speaker 3: In Spagna invece la miccia torna a essere l'impossibilità matematica di accedere a una casa. Ma è uscendo dall'Europa che i numeri diventano sbalorditivi.
4:07 Speaker 2: In Cina stiamo assistendo al
4:10 Speaker 3: fenomeno del Tang Ping. Che tradotto significa letteralmente sdraiarsi.
4:13 Speaker 2: Giovani che di fronte a una disoccupazione reale, stimata vicina al 30%,
4:17 Speaker 3: rinunciano semplicemente a competere.
4:19 Speaker 2: Non cercano lavoro, non si sposano, non comprano casa. Si ritirano in massa dal patto sociale.
4:25 Speaker 3: E in India la rabbia ha preso una forma più organizzata. È nato il partito degli scarafaggi, in protesta contro un sistema di esami di ammissione truccati e corruzione endemica.
4:33 Speaker 2: In un paese in cui l'istruzione richiede sacrifici finanziari devastanti.
4:37 Speaker 3: Il filo conduttore, da Limoges a Pechino, è la revoca di una promessa. l'ascensore sociale del dopoguerra.
4:44 Speaker 2: Studia, lavora e starai meglio dei tuoi genitori. Oggi quell'ascensore è bloccato al piano terra. O sta precipitando.
4:51 Speaker 3: E questo ci porta all'innesco materiale della rabbia. L'inflazione e i rincari non nascono dal nulla.
4:56 Speaker 2: Sono il terminale delle crisi geopolitiche ed energetiche, che è il secondo tema della nostra rassegna. Partiamo dal fronte americano e ucraino.
5:04 Speaker 3: Secondo Bloomberg e NBC, Zelensky accusa in modo esplicito Donald Trump di voler forzare Kiev a una resa.
5:10 Speaker 2: E la dinamica riportata è molto tecnica. Washington avrebbe rallentato deliberatamente l'accesso dell'Ucraina a Starlink.
5:16 Speaker 3: La rete satellitare di Elon Musk.
5:19 Speaker 2: Che non è un dettaglio da nerd tecnologici. È pura sopravvivenza. L'esercito ucraino si affida ai satelliti per far scattare tempestivamente gli allarmi antiaerei quando i radar rilevano missili russi.
5:29 Speaker 3: Rallentare quella connessione significa tagliare i secondi a disposizione dei civili per scendere nei rifugi. È una pressione militare usata come leva diplomatica.
5:37 Speaker 2: Una leva che si incastra con le indiscrezioni sul fronte energetico. Formiche e il sole 24 ore parlano dell'ipotesi di un diesel deal di Trump.
5:45 Speaker 3: La sospensione unilaterale di alcune sanzioni sull'energia russa per permettere a Mosca di tornare a esportare gasolio negli Stati Uniti.
5:52 Speaker 2: Con l'ovvio obiettivo politico di inondare il mercato americano di carburante a basso costo, abbassare il prezzo alla pompa prima del voto e intanto tagliare i fondi all'Ucraina.
6:01 Speaker 3: Mentre per ricordare quanto la tensione si avvicina, Cora Media segnala uno sconfinamento di droni russi nello spazio aereo della Lituania.
6:08 Speaker 2: Sono dovuti decollare i caccia della Nato, inclusi i nostri velivoli italiani.
6:13 Speaker 3: Dal punto di vista della narrazione elettorale americana, promettere benzina a un dollaro in cambio del disimpegno dall'Europa dell'Est sembra perfetto.
6:21 Speaker 2: Ma la logistica smonta questa favola politica.
6:24 Speaker 3: Il generale Carlo Jeanne su Formiche spiega la dinamica dei colli di bottiglia. Il prezzo dell'energia negli Stati Uniti oggi non è alto perché manca il gasolio russo.
6:33 Speaker 2: E Mosca non avrebbe nemmeno la flotta di petroliere necessaria per inondare i porti americani in tempi così stretti da alterare i prezzi.
6:41 Speaker 3: Il vero ingorgo è nel mercato globale, che in questo momento è strozzato nel Mar Rosso.
6:46 Speaker 2: Distritti di Hormuz e Bab al- Mandab, paralizzati dagli attacchi degli auti.
6:50 Speaker 3: Gran parte del traffico navale deve circunnavigare l'Africa.
6:54 Speaker 2: Che allunga i tempi a dismisura e brucia quantità enormi di carburante solo per il trasporto in sé. E i costi assicurativi schizzano alle stelle
7:01 Speaker 3: Alla fine puoi fare tutti gli accordi che vuoi con Putin, ma se le navi non passano dal canale di Suez, l'inflazione energetica non scende.
7:09 Speaker 2: A proposito di Mar Rosso, il New York Times, ripreso sempre da Quora Media, fa un'analisi spietata sul paradosso militare dell'Arabia Saudita.
7:16 Speaker 3: Riyadh ha uno dei budget per la difesa più alti del pianeta. È nella top ten della spesa militare globale.
7:22 Speaker 2: Eppure non riesce a neutralizzare una milizia yemenita che blocca il commercio globale proprio davanti alle sue coste.
7:28 Speaker 3: È un manuale di guerra asimmetrica. L'Arabia Saudita ha comprato i sistemi militari occidentali più costosi. Caccia di ultima generazione, missili Patriot.
7:37 Speaker 2: Magliuti lanciano droni commerciali modificati che volano bassi e costano magari 2000 dollari l'uno.
7:42 Speaker 3: E per abbatterli l'esercito saudita deve lanciare intercettori da 2 milioni di dollari a colpo.
7:48 Speaker 2: Una matematica insostenibile.
7:50 Speaker 3: Va in bancarotta tu prima del nemico.
7:52 Speaker 2: Senza contare l'errore strategico.
7:54 Speaker 3: L'intera architettura radar di Riyadh era costruita per guardare a est, verso Iran e Iraq.
8:00 Speaker 2: Il confine sud con lo Yemen era considerato secondario, quindi sono parzialmente ciechi rispetto alla direzione degli attacchi.
8:06 Speaker 3: Questo disastro tattico ha costretto l'Egitto a intervenire ufficialmente a supporto di Riyadh, perché senza i dazi del canale di Suez l'economia del Cairo sta semplicemente collassando.
8:16 Speaker 2: La logistica commerciale se ne frega delle promesse elettorali. Le strozzature nel Mar Rosso agiscono come una tassa occulta sulle nostre economie, che si abbatte sull'industria e sui bilanci.
8:26 Speaker 3: E questo ci porta al terzo e ultimo blocco. I conti in tasca all'Italia.
8:31 Speaker 2: La stampa riporta l'ultimo capitolo dell'ex Silva di Taranto. I giudici della Corte d'Appello di Milano hanno fermato l'area a caldo dello stabilimento.
8:39 Speaker 3: L'effetto è immediato. Cassa integrazione per 8.622 lavoratori a livello nazionale. Quasi 7.000 solo a Taranto.
8:47 Speaker 2: E l'area a caldo non è un reparto qualsiasi.
8:50 Speaker 3: È il cuore di un'acciaieria integrata. È la zona degli altiforni, dove minerale di ferro e carbone fondono a temperature infernali per creare la ghisa liquida.
9:00 Speaker 2: Se spegni quella zona, le tagli l'ossigeno. Lo stabilimento diventa solo un centro di lavorazione a freddo per acciaio comprato altrove.
9:06 Speaker 3: Taranto intanto è spaccata in due. Da una parte i sindacati che denunciano il disastro sociale. Dall'altra il collettivo Onda del Futuro in piazza.
9:14 Speaker 2: Loro chiedono la chiusura definitiva. Lo slogan è lapidario, dicono, solo fermando gli altiforni Taranto torna a vivere.
9:22 Speaker 3: L'Ilva è il simbolo di uno Stato costretto a scegliere tra salute e lavoro, semplicemente perché mancano i margini economici per garantire entrambi.
9:30 Speaker 2: Margini che non ci sono in generale. Il giornale e il sussidiario descrivono una manovra di bilancio da 23,5 miliardi di euro, dettata dai vincoli di Bruxelles.
9:39 Speaker 3: Il debito pubblico e gli interessi drenano le risorse prima ancora di iniziare a discuterne.
9:44 Speaker 2: e si consumano scontri istituzionali feroci sulle coperture. ADN Kronos riporta un braccio di ferro durissimo. La Premier Meloni si rifiuta di firmare l'aumento degli arretrati per i magistrati.
9:55 Speaker 3: Parliamo di quasi un miliardo di euro stabilito dal Consiglio di Stato. Il governo fa muro perché i soldi non ci sono
10:01 Speaker 2: Emerge un cortocircuito politico evidente. L'Ansa riporta le dichiarazioni di Ellis Line che invoca maggiori investimenti pubblici, la tutela dell'ILVA e l'applicazione dell'articolo 1 della Costituzione sul lavoro.
10:13 Speaker 3: Ma se giri pagina e leggi il sole 24 ore, guardando i dati Istat sulla struttura del paese... Capisci che c'è un buco nei numeri.
10:21 Speaker 2: L'Istat valuta l'economia non osservata in Italia a 218,2 miliardi di euro.
10:27 Speaker 3: Il 13,1% del totale dell'economia nazionale.
10:30 Speaker 2: Con il lavoro nero, che non solo è la componente maggioritaria, ma continua ad aumentare. La vera domanda, nuda e cruda, è come si pensa di finanziare il welfare o riconvertire l'ILVA in un paese in cui oltre 200 miliardi sfuggono al fisco.
10:44 Speaker 3: La parte più surreale è che il nostro sistema produttivo non è solo vittima di questa economia sommersa, ma se ne nutre attraverso scappatoie legali per aggirare le proprie regole.
10:54 Speaker 2: L'inchiesta del Sole 24 ore sui click day per l'ingresso di lavoratori extracomunitari ne è la prova. 165.000 posti messi a disposizione per il prossimo anno.
11:03 Speaker 3: A fronte di 247.000 richieste arrivate ai server del Ministero.
11:08 Speaker 2: Ma il vero diavolo si nasconde nei dettagli del settore dell'assistenza familiare, golf e badanti.
11:15 Speaker 3: Settore storicamente composto al 90% da donne, originarie per lo più dell'Est Europa o delle Filippine.
11:21 Speaker 2: Se si incrociano i dati delle nuove richieste di quest'anno, l'80% riguarda uomini provenienti da Bangladesh, India ed Egitto.
11:29 Speaker 3: Che indica palesemente che nessuno sta cercando badanti dal Bangladesh.
11:33 Speaker 2: È un escamotage.
11:35 Speaker 3: Le imprese hanno un bisogno disperato di manodopera a basso costo per edilizia, agricoltura e logistica, ma lì le quote d'ingresso sono rigide.
11:43 Speaker 2: Mentre nel lavoro domestico le maglie sono più larghe. Quindi si mascherano finte assunzioni di assistenza familiare per far entrare persone che il giorno dopo finiranno a montare impalcature.
11:53 Speaker 3: Spesso alimentando proprio quel bacino di economia sommersa valutato 218 miliardi dall'Istat.
11:59 Speaker 2: Un sistema che procede per finzioni. Facciamo un riepilogo per chiudere il cerchio della puntata.
12:04 Speaker 3: Siamo partiti dalla rabbia giovanile globale contro un costo della vita insostenibile.
12:09 Speaker 2: Abbiamo visto che quel costo della vita dipende dai colli di bottiglie energetici, dai droni nel Mar Rosso alle mosse di Trump sull'Ucraina.
12:16 Speaker 3: Fino ad atterrare sull'Italia, stretta tra il disastro industriale di Taranto e un bilancio statale tenuto in ostaggio dall'economia sommersa.
12:24 Speaker 2: E proprio unendo questi punti emerge il cortocircuito finale su cui riflettere. Da un lato abbiamo piazze piene di ragazzi che denunciano stipendi da fame. Il sistema non offre loro le basi economiche per un futuro, spingendoli a fuggire.
12:38 Speaker 3: Dall'altro lato abbiamo un tessuto aziendale interno talmente affamato di mano d'opera a basso costo che pur di importarla arriva a falsificare in massa le assunzioni domestiche nei server governativi.
12:49 Speaker 2: Un modello economico che da una parte espelle i propri giovani perché non sa pagarli e dall'altra trucca le regole per importare braccia da cantiere. Quanto a lungo può reggere prima di un collasso strutturale?
13:00 Speaker 3: Se la rassegna di oggi ha fornito strumenti utili per unire i puntini tra politica ed economia, l'invito è di seguire il podcast sulla piattaforma che state utilizzando e di lasciare 5 stelle
13:11 Speaker 2: Giornali chiusi.
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