Record BTP e crollo degli stipendi | Mar 20 ott
Informazioni su questo episodio
L’Europa tra piazze in fiamme e mercati sotto pressione: quali rischi per la nostra stabilità?In questo episodio analizziamo le profonde frizioni economiche e sociali che stanno attraversando l'Italia e l'Europa: dai blocchi stradali e le occupazioni di protesta alla crisi delle piazze francesi, fino ai nodi del debito pubblico, dei tassi d'interesse e dei conflitti globali.
Partiamo dall’Italia, dove il clima sociale appare particolarmente teso. Al Sud prosegue e si espande la mobilitazione di agricoltori e autotrasportatori contro il caro carburante e i costi di gestione, con presidi e blocchi al porto di Napoli che mettono a rischio la filiera alimentare. Contemporaneamente, a Genova 500 lavoratori dell'ex Ilva hanno occupato l'aeroporto Cristoforo Colombo per protestare contro l'estensione della cassa integrazione e per chiedere garanzie sul futuro dell'acciaieria di Taranto. Di fronte a queste tensioni, il Governo risponde rafforzando l'operazione Strade Sicure con l'invio di 500 militari a Milano e valutando nuove misure di sicurezza.
Ci spostiamo poi in Europa e sul piano macroeconomico. In Francia l'ondata di proteste spinge il governo a valutare coprifuoco locali e allarma gli investitori, che tornano a vendere i titoli di Stato portando i rendimenti decennali al 4,93%. Sul fronte economico globale, il Premio Nobel Michael Spence analizza le insidie dei debiti sovrani in crescita, la rigidità dei tassi d'interesse ed evidenzia i rischi di un ottimismo esagerato sull'adozione dell'intelligenza artificiale. Nel contesto italiano, se l'OCSE promuove i conti pubblici e il Btp Valore registra un avvio da 4,6 miliardi, l'Istat segnala l'aumento delle unità di lavoro irregolare, salite a quasi 3,3 milioni.
Spazio poi ai grandi scenari internazionali e alle crisi geopolitiche. Nel conflitto tra Russia e Ucraina emerge la mediazione diplomatica di Papa Leone X, che attraverso chiamate dirette a Zelenski e Putin punta ad aprire un corridoio umanitario per la popolazione di Oleschi. A Gaza la crisi alimentare rischia di aggravarsi dopo che il World Food Program ha annunciato il taglio degli aiuti per mancanza di fondi, mentre in Brasile la politica vive ore decisive con la corsa presidenziale al ballottaggio tra Lula e Flavio Bolsonaro.
Parleremo anche del sanguinoso attacco con droni in Sudan, della condanna del predicatore Paul McKenzie in Kenya, delle maxi-iniziative filantropiche nel settore tech annunciate da Anthropic ed Elon Musk, e dell'incredibile favola del Como alla vigilia della sfida di Champions League.
Un episodio per capire come proteste di piazza, equilibri finanziari, trasformazioni del lavoro e diplomazia internazionale stiano rimodellando il nostro presente — e quali conseguenze avranno sul futuro dell'Europa e dell'Italia.
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0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine. La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di
0:07 Speaker 3: fondo
0:07 Speaker 2: Allora, oggi il menù è bello denso e partiamo subito con tre temi chiave. Primo, l'Italia e l'Europa che si stanno letteralmente bloccando. Insomma, piazza in fiamme dai porti del nostro sud fino alla Francia, dove i tassi schizzano alle stelle.
0:21 Speaker 3: Un bel clima decisamente teso.
0:24 Speaker 2: Esatto. Secondo punto, l'allarme che lancia il premio Nobel Michael Spence. Praticamente ci spiega perché il debito pubblico ci sta schiacciando, mentre le grandi aziende tecnologiche sembrano vivere in una bolla del tutto immune alla crisi.
0:39 Speaker 3: È una simmetria letale su cui dobbiamo assolutamente soffermarci.
0:42 Speaker 2: E per chiudere, il grande paradosso tutto italiano. Da un lato i BTP registrano record assoluti di incassi, dall'altro però crollano gli stipendi e c'è un boom spaventoso del lavoro nero.
0:53 Speaker 3: Un contrasto che fa riflettere molto sulla reale tenuta del nostro sistema economico.
0:58 Speaker 2: Ma partiamo dal primo punto, cioè l'Italia letteralmente ferma. Se guardiamo i dati, c'è una fotografia molto cruda. Da una parte, Genova. Secondo il reportage di Cora Media, 500 lavoratori dell'ex Silva hanno occupato l'aeroporto Cristoforo Colombo.
1:12 Speaker 3: Sì, protestano contro il raddoppio della cassa integrazione, giusto
1:15 Speaker 2: Esattamente. Operai in divisa da lavoro che sbattono i caschi sul pavimento. Non è la solita sfilata, è rabbia pura. E non è solo il nord a fermarsi.
1:24 Speaker 3: Immagino ci siano riflessi anche nel resto del paese.
1:27 Speaker 2: Altro che... Al sud, gli agricoltori e gli autotrasportatori hanno bloccato i varchi del porto di Napoli e le autostrade campane. Il sole 24 ore descrive celle frigorifere piene, camion immobili. I supermercati, insomma, cominciano a svuotarsi.
1:41 Speaker 3: Anche perché poi la filiera logistica salta in un attimo. Basta un granello di sabbia per fermare tutto
1:45 Speaker 2: Proprio così. E in Molise, i cantieri edili avvertono che rischiano la paralisi totale per i costi operativi ormai insostenibili. Cioè, c'è un blocco totale delle arterie del paese.
1:56 Speaker 3: Ecco, la cosa fondamentale da capire qui è che non stiamo parlando di un fenomeno solo locale o italiano. È una vera e propria frattura europea causata dal morso dell'inflazione.
2:05 Speaker 2: Cioè un malessere condiviso oltre i nostri confini.
2:08 Speaker 3: Esatto. Se guardiamo la Francia, le proteste contro il carovita sono arrivate a un livello tale che il governo sta addirittura valutando dei coprifuoco localizzati. E l'impatto reale di tutto questo caos sociale alla fine si scarica brutalmente sui mercati.
2:21 Speaker 4: In che senso? Come reagiscono i mercati a queste proteste di piazza?
2:25 Speaker 3: In modo molto severo. Il Financial Times segnala che il rendimento dei titoli di Stato decennali francesi è letteralmente schizzato al 4,93%. Questo proprio per i crescenti timori degli investitori sulla tenuta del loro deficit pubblico.
2:38 Speaker 2: Aspetta, fammi fare l'avvocato del diavolo su questo punto. Leggendo un po' oltre la superficie, viene da chiedersi se dietro questa rabbia per i prezzi ci sia solo, diciamo, frustrazione spontanea.
2:49 Speaker 3: Una questione delicata. A cosa fai riferimento?
2:51 Speaker 2: C'è un articolo di Francesco Provinciali su Il Riformista, che tira in ballo un'ombra geopolitica e di disinformazione molto specifica. Lo citiamo giusto per dovere di cronaca e senza sposare nessuna tesi politica, chiaramente. Ma l'articolo punta il dito su alcune dichiarazioni di Alexander Dugin.
3:07 Speaker 3: Il filosofo noto per essere vicino al Cremlino.
3:09 Speaker 2: Lui. E Dugin dice una cosa chiarissima sulle democrazie europee. Testuali parole. Più caos c'è e meglio è.
3:16 Speaker 3: Un'affermazione piuttosto inequivocabile, direi.
3:19 Speaker 2: Insomma, la tesi riportata è che le nazioni autocratiche stiano attivamente soffiando sul fuoco di un disagio sociale, che comunque è reale, proprio per dimostrare la debolezza delle nostre istituzioni.
3:30 Speaker 3: Il punto è che le autocrazie magari soffiano sul fuoco, ma il disagio c'è davvero. E come reagisce la politica interna a questa pressione? Soprattutto con misure di sicurezza immediate, blindando le città.
3:42 Speaker 2: Tipo quello che sta succedendo a Milano in questi giorni.
3:45 Speaker 3: Esattamente. A Milano, e lo riporta sempre Cora Media, arrivano 500 militari in più per rafforzare l'operazione Strade Sicure. Nel frattempo sul tavolo del governo c'è un decreto legge sulla sicurezza, con strette molto dure. Si parla di fermi preventivi e norme più rigide.
4:01 Speaker 2: E ho letto anche che il ministro Salvini sta spingendo per dotare di taser la polizia locale. Insomma, si cura il sintomo, l'ordine pubblico, ma si ignora la malattia economica. Ma perché, mi chiedo, i governi non usano la spesa pubblica per calmare le acque, come facevano in passato?
4:15 Speaker 3: La risposta è brutalmente semplice, perché la cassaforte è vuota. Non ci sono più i margini di manovra finanziaria per aprire i cordoni della borsa.
4:24 Speaker 2: E qui ci colleghiamo al secondo tema, quello sollevato da Michael Spence. Ho letto questa sua intervista sulla stampa ed è davvero una fotografia cruda. Sostiene che la traiettoria fiscale degli Stati Uniti, ma in generale di tutto l'Occidente, sia ormai aritmeticamente insostenibile.
4:40 Speaker 3: Spence inquadra perfettamente la tenaglia in cui ci troviamo. Da una parte abbiamo un debito sovrano che continua a gonfiarsi in modo inarrestabile. Dall'altra i tassi di interesse reali che sono in forte e continuo aumento.
4:52 Speaker 2: Una morsa letale praticamente.
4:54 Speaker 3: Ma come siamo arrivati a questo punto di non ritorno Veniamo da oltre un decennio di tassi a zero, dove indebitarsi non costava nulla. Ora il paradigma si è ribaltato per colpa dell'inflazione e le banche centrali hanno alzato il costo del denaro. Ma questo meccanismo colpisce duramente solo alcuni settori.
5:10 Speaker 2: Tipo l'edilizia, i mutui delle famiglie o le piccole imprese, suppongo.
5:14 Speaker 3: Proprio così. È una dinamica punitiva ed estremamente sbilanciata. Il tasso di interesse agisce come una forza di gravità. Soffoca l'economia reale e blocca i cantieri, mentre tenta di raffreddare i prezzi.
5:25 Speaker 2: Però scusa, fammi capire un'assurdità in questa logica. Se i tassi sono così alti, il credito è stretto e i cantieri si firmano, come diamine fa il mondo del tech a spendere cifre che sembrano inventate?
5:37 Speaker 3: In che senso? A quali cifre ti riferisci di preciso?
5:40 Speaker 2: Cito un paio di notizie fresche, sempre d'accordo. Antropic, che è uno dei giganti mondiali dell'intelligenza artificiale, ha deciso di destinare la bellezza di 48 miliardi di dollari al bene pubblico.
5:51 Speaker 3: Una cifra pazzesca.
5:52 Speaker 2: E, a poche ore di distanza, Elon Musk promette di distribuire azioni della sua SpaceX per 10 miliardi e mezzo di dollari. Insomma, sembrano vivere in un'altra dimensione. I tassi alti per loro non esistono.
6:03 Speaker 3: Questo conferma alla lettera l'anomalia spiegata da Spence. Il settore tecnologico, e in particolare quello dell'intelligenza artificiale, è totalmente insensibile al costo del denaro.
6:13 Speaker 2: Cioè non gli cambia nulla se i tassi della banca centrale salgono?
6:16 Speaker 3: Praticamente no. Che i tassi siano al 2, al 5 o al 7%, per chi sta costruendo l'infrastruttura dominante del prossimo secolo, i margini di profitto attesi sono talmente fuori scala che il costo del finanziamento perde totalmente di significato.
6:30 Speaker 2: Quindi i loro investimenti in enormi data center vanno avanti a prescindere?
6:34 Speaker 3: Esatto, procedono a ritmi frenetici, immuni alla gravità dei tassi di interesse.
6:39 Speaker 2: Quindi stiamo creando di fatto un'economia globale a due velocità. I sacrifici enormi per battere l'inflazione li fanno i lavoratori dell'ex Silva o chi ha un mutuo.
6:47 Speaker 3: Mentre l'iperfinanza legata al mondo tech viaggia su un binario completamente isolato dove la stretta monetaria non lascia nemmeno un graffio.
6:55 Speaker 2: E per capire come questa scissione, questa economia a due velocità, si traduca nel concreto, dobbiamo guardare in casa nostra. Perché il paradosso italiano... È forse l'esempio più eclatante di questa convivenza tra estremi.
7:07 Speaker 3: I numeri in effetti parlano chiaro ed evidenziano dei contrasti davvero stridenti.
7:11 Speaker 2: Partiamo dal lato luminoso, perché a guardare dall'alto i dati macro sembrano eccellenti. Leggevo sul Secolo d'Italia che l'Oxe loda apertamente il nostro paese. Stimano un deficit in calo al 3,1% nel 2025. Un
7:24 Speaker 3: dato confortante per i conti pubblici.
7:26 Speaker 2: E poi c'è il dato che sbalordisce davvero. quello sulla ricchezza netta delle famiglie italiane. Parliamo di quasi 12.000 miliardi di euro.
7:34 Speaker 3: Una liquidità privata immensa, accumulata nei decenni.
7:38 Speaker 2: Esatto, e la prova provata che questi soldi ci sono è il successo del BTP Valore. Il Corriere della Sera riporta che in un solo giorno di collocamento ha raccolto ordini per 4,6 miliardi di euro. L'Italia sembra una cassaforte inespugnabile vista così.
7:53 Speaker 3: Vista così sì. Questa però è solo la faccia della medaglia legata al patrimonio accumulato e ai risparmi. Appena spostiamo la lente sul reddito da lavoro attuale, la fotografia si ribalta e diventa drammatica.
8:05 Speaker 2: Ecco, vai con l'ombra di questo quadro. Cosa dicono i dati sugli stipendi?
8:09 Speaker 3: Ci viene in aiuto un'analisi molto dettagliata di Marco Leonardi e Leonzio Rizzo, pubblicata su Il Foglio. Ci dicono che dal 2019 a oggi le retribuzioni reali e orarie sono crollate del 7,24%. E immagino
8:22 Speaker 2: che la colpa verrà data alla solita bassa produttività italiana.
8:26 Speaker 3: E invece no. Attenzione. In quello stesso arco di tempo la produttività oraria è rimasta sostanzialmente piatta. I salari sono precipitati perché il sistema di contrattazione collettiva ha letteralmente smesso di funzionare come scudo contro l'inflazione.
8:40 Speaker 2: Cioè, i contratti nazionali non tengono più il passo col costo della vita. Ma immagino che questo valga soprattutto per alcune categorie, non per tutti in modo uniforme.
8:48 Speaker 3: Hai centrato il punto. C'è una spaccatura netta nell'economia. Se lavori nei servizi avanzati, nella finanza o nella tecnologia, i salari crescono e l'occupazione tiene.
8:58 Speaker 2: E l'altra parte del paese
9:00 Speaker 3: L'altra parte è il blocco critico. Il commercio, il turismo, la ristorazione, i servizi alla persona. Qui le retribuzioni reali sono colate a picco, segnando un drammatico meno 9,14%. Contratti scaduti da anni e lavoratori lasciati esposti all'onda dell'inflazione.
9:15 Speaker 2: E qui arriviamo al punto dolente. Perché quando il lavoro regolare perde potere d'acquisto in maniera così feroce, la gente cerca delle vie di fuga. E spesso imbocca strade patologiche. Inserisco l'ultimo tassello della nostra analisi preso da un pezzo di Francesco Seghezzi sul Sole 24 Ore.
9:32 Speaker 3: Stiamo entrando nel terreno minato dell'economia sommersa, presumo
9:35 Speaker 2: Esattamente. Il lavoro nero. Seghezzi porta alla luce una realtà che fa suonare un campanello d'allarme fortissimo. Nel 2024 le unità di lavoro irregolare in Italia sono balzate in avanti del 4,6%. Un salto
9:48 Speaker 3: notevole.
9:49 Speaker 2: Stiamo parlando di quasi 3 milioni e 300 mila occupati in totale. Ma il dato che fa davvero spavento è se spacchettiamo i settori. Nel comparto dei servizi alle persone, tipo il lavoro domenico, il tasso di irregolarità ha toccato il 41,4 per cento
10:05 Speaker 3: praticamente quasi un lavoratore su due in quel settore in nero numeri che richiedono un'analisi strutturale
10:11 Speaker 2: e da cosa deriva secondo te questa accelerazione improvvisa del lavoro irregolare
10:16 Speaker 3: seghezzi evidenzia una correlazione temporale innegabile Questa esplosione del nero avviene esattamente in parallelo con l'eliminazione definitiva del reddito di cittadinanza, conclusasi proprio nel 2024. Cioè
10:29 Speaker 2: togliendo il sussidio, le persone sono state spinte ad accettare lavori in nero.
10:33 Speaker 3: La meccanica contrattuale è proprio questa. Senza un sostegno minimo, senza una rete di sicurezza, i lavoratori delle fasce più fragili perdono improvvisamente il potere di dire no.
10:43 Speaker 2: Sono costretti ad accettare occupazioni sottopagate pur di garantirsi un reddito per la spesa.
10:48 Speaker 3: Esatto. Ma c'è anche un problema gigantesco nelle tutele del lavoro alla luce del sole, perché ci scontriamo con leggi che sembrano scritte cento anni fa. Lo fa notare Pietro Icchino, sempre in un intervento sul Sole 24 Ore. E cosa blocca il nostro
11:01 Speaker 2: diritto del lavoro, secondo Icchino?
11:03 Speaker 3: Il fatto che è rimasto incagliato nelle logiche del Novecento. Tutto ruota ancora attorno al concetto di subordinazione classica. La legge cerca il dipendente fisicamente assoggettato a un capo in carne ed ossa in un logo fisico preciso.
11:16 Speaker 2: Ignorando totalmente, immagino, i nuovi lavoratori digitali, i creatori di contenuti, gli sviluppatori, chi lavora per le piattaforme.
11:23 Speaker 3: Precisamente. Oggi c'è chi è tecnicamente autonomo o freelance, ma trae il 100% del suo reddito da un unico algoritmo o da una sola grande piattaforma. Non c'è subordinazione fisica, ma c'è una totale dipendenza economica.
11:35 Speaker 2: Quindi, finché la legge si ostina a cercare la catena di montaggio fordista, queste figure scivolano in un limbo privo di diritti base.
11:42 Speaker 3: Generando una precarizzazione che alimenta ancora di più quella frustrazione sociale di cui parlavamo all'inizio.
11:48 Speaker 2: Va bene, direi che abbiamo messo davvero tantissima carne al fuoco. Facciamo un riepilogo lampo per tirare le fila di questo percorso. Abbiamo visto le piazze bloccate da Genova alla Francia.
11:58 Speaker 3: E sono il sintomo evidente di un patto sociale che si sta sgretolando sotto il peso dell'inflazione.
12:03 Speaker 2: con le istituzioni macroeconomiche che, come ci ha spiegato Spence, sono schiacciate dal debito e non hanno la potenza di fuoco per abbassare la tensione sociale. Possono solo inasprire l'ordine pubblico.
12:13 Speaker 3: Mentre l'iperfinanza tech naviga in una stratosfera intoccabile, totalmente immune agli aumenti dei tassi di interesse.
12:20 Speaker 2: E in Italia questo cortocircuito ci restituisce un paese spaccato a metà. Da un lato una ricchezza privata enorme, che va a caccia di rendite sicure comprando i BTP, Dall'altro stipendi in caduta libera e 3 milioni di persone inghiottite dal lavoro nero, con contratti fermi all'era analogica. Un quadro macroeconomico e sociale
12:36 Speaker 3: estremamente complesso.
12:41 Speaker 2: Ma a questo punto sorge spontanea una riflessione finale. Un pensiero provocatorio da lasciare a chi ci ascolta. Se consideriamo che le politiche restrittive delle banche centrali finiscono per strangolare le famiglie col mutuo, la piccola impresa e il lavoro precario.
12:56 Speaker 3: ma al tempo stesso lasciano totalmente indenni e liberi di crescere a dismisura i colossi dell'economia tecnologica.
13:03 Speaker 2: Allora, la domanda è, le istituzioni mondiali stanno forse combattendo una spietata guerra economica usando un arsenale che è in grado di colpire e sacrificare esclusivamente i civili?
13:13 Speaker 3: È una prospettiva che impone di interrogarsi davvero sull'equità degli strumenti che usiamo per governare l'economia globale.
13:20 Speaker 2: Per non perdere le prossime analisi e continuare a esplorare queste dinamiche insieme a noi, vi invitiamo a seguire il podcast sulla vostra piattaforma preferita.
13:27 Speaker 3: E se l'approfondimento di oggi ha offerto nuove chiavi di lettura, lasciateci una recensione a 5 stelle.
13:32 Speaker 2: Giornali chiusi.
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