Sconti Eni, affitti e algoritmi di guerra | Mer 30 set
Informazioni su questo episodio
Il mondo sta entrando in una nuova fase di instabilità permanente?Energia, guerre, intelligenza artificiale, crisi del multilateralismo e trasformazioni sociali stanno creando un sistema sempre più difficile da governare. In questo episodio analizziamo le principali tensioni internazionali e italiane del 30 settembre 2026, cercando di capire cosa si nasconde dietro le singole notizie e quali dinamiche potrebbero ridefinire gli equilibri dei prossimi anni.
Partiamo dall’energia e dall’Italia, dove il Governo prova a contenere il caro-carburanti attraverso il dialogo con i grandi operatori del settore. Gli sconti alla pompa e le nuove offerte sull’elettricità si inseriscono in una strategia di moral suasion che evita, almeno per il momento, il ricorso a un nuovo prelievo sugli extraprofitti. Ma quanto può essere sostenibile un intervento affidato alla disponibilità delle aziende mentre aumentano i costi dell’energia e la fiducia dei consumatori rimane debole?
Sul piano geopolitico, il ritiro delle forze statunitensi e italiane dall’Iraq apre una nuova fase per il Medio Oriente. La fine della presenza militare occidentale solleva interrogativi sull’influenza iraniana e sulla capacità delle forze locali di contenere la minaccia dell’ISIS. Una scelta che attraversa amministrazioni americane diverse e che mostra, al tempo stesso, la continuità della strategia di riduzione dell’impegno diretto nella regione.
E mentre le crisi internazionali si moltiplicano, anche il ruolo delle Nazioni Unite viene rimesso in discussione. Il Consiglio di Sicurezza resta paralizzato sui principali conflitti, da Gaza all’Ucraina, ma l’ONU continua a rappresentare uno dei pochi spazi in cui Stati con interessi divergenti possono confrontarsi sulle grandi interdipendenze globali: clima, energia, tecnologia, sicurezza e materie prime.
A Gaza, la guerra viene osservata anche attraverso le immagini satellitari e raccontata attraverso il cinema. La distruzione delle infrastrutture e il numero delle vittime alimentano il dibattito internazionale, mentre il documentario Naza porta al centro della discussione l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e dei sistemi di targeting nel conflitto. Un tema che apre interrogativi sempre più complessi sul rapporto tra tecnologia militare, responsabilità umana e limiti della guerra.
In Europa, intanto, emergono altre forme di fragilità. In Spagna la crisi abitativa porta il Governo Sánchez a intervenire sugli sfratti e sul ruolo dei grandi investitori immobiliari. Nel Regno Unito torna invece il dibattito sul rapporto con l’Unione Europea e sulle conseguenze della Brexit. Due vicende diverse, ma accomunate da una stessa domanda: come gestire le tensioni sociali generate da trasformazioni economiche profonde?
Anche l’Italia deve affrontare una sfida strutturale nel sistema educativo. I dati dell’OCSE mostrano progressi nella riduzione dei NEET e della dispersione scolastica, ma restano criticità legate ai salari degli insegnanti, all’invecchiamento demografico e alla capacità del Paese di attrarre studenti e talenti dall’estero. Una questione che riguarda non soltanto la scuola, ma la competitività futura dell’economia italiana.
Sul fronte della politica e della giustizia torniamo poi sul caso Regeni, sull’inchiesta relativa agli appalti dell’Alta Velocità Napoli-Bari e sul caso Bardella in Francia, dove le nuove rivelazioni riportate dalla stampa riaprono il confronto sul passato politico del Rassemblement National. Vicende differenti che riportano al centro il rapporto tra trasparenza, responsabilità istituzionale e consenso politico.
La tecnologia aggiunge un ulteriore livello di complessità. La corsa all’intelligenza artificiale coinvolge sempre più direttamente governi, aziende e regolatori, mentre i rischi legati alla sicurezza e alla spiegabilità dei modelli diventano parte integrante del dibattito. Dall’IA passiamo poi allo spazio, con la scoperta di un...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine. La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza
0:03 Speaker 3: rumore di fondo
0:08 Speaker 2: Allora, oggi abbiamo tre temi che apparentemente non centrano nulla l'uno con l'altro. Da una parte la mossa strategica dietro allo sconto sui carburanti di Eni e Kuwait. Poi la crisi abitativa che infiamma la Spagna, ma che tocca da vicino alle nostre città. E infine come l'intelligenza artificiale stia già cambiando le regole della guerra.
0:27 Speaker 3: Mentre la politica americana sta lì a discuterne le regole, insomma
0:32 Speaker 2: Esatto. L'obiettivo oggi è dissezionare fonti come il Post, Will Media, Cora, Il Sole 24 Ore, per scendere nella sala macchine dell'attualità, capire le conseguenze reali, bilanci alla mano.
0:44 Speaker 3: Partiamo proprio dall'energia, perché incrociando i dati del Post e del giornale emerge un paradosso, un cortocircuito vero e proprio.
0:51 Speaker 2: Spieghiamolo, perché da un lato la Rera ha appena annunciato una stangata. Più 37,3% sulle bollette della luce per i clienti vulnerabili.
1:00 Speaker 3: Trascinato dai costi del gas, chiaro.
1:02 Speaker 2: E dall'altra parte vediamo Eni, seguita da IP e Q8, che impone un tetto al prezzo dei carburanti. Benzina al self- service schiacciata sotto la soglia dell'1,99 euro al litro. Gasolio a 2,19. Che
1:15 Speaker 3: si traduce in uno sconto medio di 16 centesimi.
1:18 Speaker 2: Praticamente conti del posto alla mano. Rinunciare a 16 centesimi significa bruciare 100 milioni di euro al mese. Ora, io faccio molta fatica a credere a un'improvvisa ondata di altruismo da parte di queste aziende quotate.
1:32 Speaker 3: Ma figurati, l'altruismo non c'entra assolutamente nulla. È una strategia commerciale e politica calcolata al millimetro. Partiamo dal mercato. La domanda di carburante è rigida.
1:44 Speaker 2: Cioè, la gente la benzina la deve fare comunque per andare a lavorare.
1:47 Speaker 3: Esattamente. Non è che guidi il doppio se costa meno. Però... Abbassando il prezzo sotto quella soglia psicologica dell'1,99, sbaragli la concorrenza, tiri una marea di clienti.
1:58 Speaker 2: Aspetta, concorrenza intendi le cosiddette pompe bianche?
2:01 Speaker 3: Sì, i distributori indipendenti. Loro comprano all'ingrosso, non hanno raffinerie, vivono su margini di pochissimi centesimi. Non possono reggere questa guerra dei prezzi.
2:12 Speaker 2: Quindi le svuotano, aumentano i volumi e ammazzano la piccola concorrenza
2:16 Speaker 3: Esatto, e consolidano le quote di mercato. Le associazioni di categoria sono già furiose, infatti.
2:23 Speaker 2: Ok, questo è il lato commerciale. Ma il giornale parla anche di forti pressioni dal governo Menoni.
2:28 Speaker 3: E qui entra in gioco la politica. Il governo aveva sul tavolo la grana dello sconto sulle accise, una misura che pesava sulle casse dello Stato per 2 miliardi di euro.
2:37 Speaker 2: Una voragine, soprattutto se devi scrivere la manovra finanziaria
2:41 Speaker 3: Insomma, dovevano eliminarlo, ma farlo avrebbe fatto schizzare la benzina oltre i 2 euro. Un suicidio politico. Quindi entra in gioco la moral suasion su Eni, che, ricordiamo, è partecipata al 33% dallo Stato.
2:55 Speaker 2: Ma, scusa, i vertici di Eni rispondono anche agli azionisti privati. Perché dovrebbero accollarsi 100 milioni al mese di mancati ricavi per salvare la faccia all'esecutivo?
3:04 Speaker 3: Perché quei 100 milioni sono un'assicurazione a buon mercato. Guarda i bilanci del secondo trimestre. Con la crisi in Medio Oriente, Eni ha fatto 2,3 miliardi di euro di profitti. Negli ultimi mesi si tornava a parlare di imporre una tassa sugli extra profitti energetici.
3:18 Speaker 2: Ah, come quella del governo Draghi.
3:20 Speaker 3: Esatto, che a Eni costò circa un miliardo. Rinunciando a 100 milioni alla pompa, si blindano quei 2 miliardi erotti di profitti, togliendo al governo ogni pretesto per tassarli.
3:30 Speaker 2: Un incastro perfetto. L'azienda ammazza le pompe bianche e salva i maxi profitti. Il governo risparmia 2 miliardi di accise senza perdere voti. L'unica falla è che chi guida i mezzi pesanti, tipo i camionisti, si rifornisce extra rete e questi sconti non li vede proprio.
3:46 Speaker 3: Ed è esattamente il motivo per cui bisogna guardare sempre le dinamiche del potere, non solo lo scontrino. Questo schema di concentrazione lo vediamo identico in un altro mercato fondamentale. La casa.
3:57 Speaker 2: Se passiamo alla Spagna, Will Media e The Guardian hanno raccontato una situazione esplosiva a Madrid, a Puerta del Sol. La scintilla è stata la storia di Marie Carmen.
4:06 Speaker 3: 87 anni, giusto? 87 anni con disabilità
4:09 Speaker 2: sfrattata dopo 71 anni nello stesso appartamento. Il palazzo è stato comprato da un fondo speculativo che le ha alzato l'affitto da 500 a 2.600 euro. A fronte
4:21 Speaker 3: di
4:22 Speaker 2: una pensione di, credo, 1.200. 1.250. Una matematica brutale. Il governo di Pedro Sanchez ha dovuto varare due decreti d'urgenza.
4:28 Speaker 3: Decreti che tentano di tamponare l'emorragia?
4:31 Speaker 2: Il primo blocca gli sfratti per le fasce vulnerabili fino al 2030. Il secondo vieta i fondi a voltoglio di comprare immobili fino al 2028
4:38 Speaker 3: Sì, ma The Guardian fa notare un problema grosso. Sanchez non ha la maggioranza in Parlamento per far passare questi decreti. Il Partito Popolare fa opposizione eppure Giunze, il partito catalano, frena perché difende i piccoli proprietari.
4:51 Speaker 2: Ma al di là del teatrino parlamentare, la vera domanda è un'altra. Bloccare uno sfratto per legge crea davvero nuove case?
4:58 Speaker 3: No, mette un dito nella diga.
5:00 Speaker 2: Infatti. La Banca di Spagna ha pubblicato dei dati inequivocabili. Mancano 700.000 case popolari. E i fondi speculativi, avendo capitale illimitato, comprano e tengono sfitto apposta per drogare i prezzi. E poi c'è l'overtourism. Affitti brevi ovunque. Una dinamica che noi in Italia conosciamo benissimo. Guarda Milano, Firenze o Roma.
5:20 Speaker 3: È la stessa identica mappa
5:21 Speaker 2: E qui entra in gioco un pezzo del puzzle che fa davvero spavento. Incrociando il sole 24 ore, Will Media e il foglio. Se l'affitto di un bilocale ti mangia il 60% dello stipendio, la gente non fa figli. Che ci porta all'inverno demografico. Esatto. L'Ocse ci dà un dato positivo a breve termine. In dieci anni i NIT, chi non studia e non lavora, sono crollati dal 30 al 16% in Italia. Ma l'ufficio parlamentare di bilancio avverte che entro il 2033 perderemo il 18% degli studenti.
5:50 Speaker 3: Per pura mancanza di nascite.
5:51 Speaker 2: E sul lungo periodo è un disastro. Entro il 2050 il mercato del lavoro italiano perderà 3,4 milioni di persone.
5:58 Speaker 3: 3,4 milioni di lavoratori in meno che dovranno sostenere le pensioni e la sanità di un paese sempre più vecchio. L'unico modo matematico per non far crollare il PIL è che chi rimane dovrà produrre infinitamente di più.
6:11 Speaker 2: E come fai ad aumentare così drasticamente la produttività?
6:14 Speaker 3: Con la tecnologia.
6:16 Speaker 2: Con l'intelligenza artificiale. Il problema, passando al nostro terzo tema, È che stiamo affidando la nostra sopravvivenza economica a qualcosa di, insomma, indomabile. Un
6:25 Speaker 3: paradosso enorme. Il Financial Times e Cora Media raccontano di questo vertice tra Donald Trump e i CEO del tech, tipo Amodei di Anthropic e Zuckerberg.
6:34 Speaker 2: Si parlava di regolamentare le IAI, no?
6:36 Speaker 3: Sì, e molte aziende chiedono regole globali. Ma Trump ha detto chiaramente di no. Rifiuta qualsiasi paletto legale per non rallentare la corsa e favorire la Cina. È pura geopolitica.
6:46 Speaker 2: Però aspetta, la cosa assurda è che le aziende stesse stanno premendo il freno. OpenAI ha bloccato l'uscita del suo nuovo modello avanzato, Astra o GPT 6.1
6:56 Speaker 3: Perché non rispetta i limiti di sicurezza interni?
6:58 Speaker 2: E soprattutto dicono che l'algoritmo non riesce a spiegare i processi logici che segue. Ora, fermiamoci un attimo qui. È un software. È codice programmato da umani. Com'è possibile che chi l'ha creato non sappia come la macchina arriva a una risposta?
7:12 Speaker 3: Perché non è un codice lineare del tipo« se A, allora B». Le reti neurali simulano il cervello biologico. Gli dà in pasto miliardi di dati e la rete trova connessioni da sola, creando i suoi parametri statistici.
7:24 Speaker 2: Praticamente sviluppa una logica tutta sua.
7:26 Speaker 3: Esatto. Trova la risposta esatta, ma gli ingegneri non possono fare il percorso a ritroso per capire come ci è arrivata. È letteralmente una scatola nera.
7:34 Speaker 2: E la soluzione di Trump a queste scatole nere sarebbe l'autoregolamentazione morale. Cioè chiedono alle multinazionali di comportarsi bene.
7:42 Speaker 3: Praticamente sì. E fa sorridere, si fa per dire, leggere il prospetto informativo di Antropic per la quotazione in borsa. Un terzo dell'intero documento è dedicato ai rischi esistenziali dei loro stessi prodotti.
7:54 Speaker 2: Rischio esistenziale non è un termine rassicurante. Ma mentre noi in Occidente parliamo di etica, Will Media ha ripreso un documentario vincitore a Venezia che fa vedere come questa scatola nera stia già operando su carne viva.
8:06 Speaker 3: Parliamo di Naza?
8:07 Speaker 2: Sì, Naza. Un termine ebraico del gergo militare per dire danno collaterale. Un film boicottato in Israele che raccoglie 24 testimonianze anonime di militari e agenti segreti israeliani.
8:19 Speaker 3: E racconta l'uso dell'intelligenza artificiale per decidere i bersagli.
8:23 Speaker 2: Non ci sono più analisti che leggono fascicoli. L'algoritmo incrocia intercettazioni, posizioni GPS, movimenti, identifica un sospetto, analizza la struttura del palazzo in cui si trova e calcola in autonomia la quota accettabile di vittime civili.
8:36 Speaker 3: Il danno collaterale, appunto.
8:37 Speaker 2: Esatto. L'algoritmo calcola quanti anziani, donne o bambini possono essere sacrificati pur di eliminare il bersaglio. E questa efficienza numerica sostituisce completamente l'esitazione umana.
8:50 Speaker 3: È un punto di rottura morale enorme. L'automazione accelera l'azione. Quando una macchina ti dà le coordinate e le tolleranze di vittime, la distruzione avviene su una scala che un umano non riuscirebbe mai a gestire o ad approvare in tempi così brevi.
9:03 Speaker 2: E i risultati li vediamo con i dati di Google Maps sulla striscia di Gaza. l'82% delle strutture risulta danneggiato o distrutto. Parliamo di quasi 200.000 edifici sbriciolati, in base a probabilità statistiche.
9:17 Speaker 3: Mentre questa nuova guerra ipertecnologica avanza, Corea e la stampa ci ricordano che il vecchio mondo geopolitico si sta ritirando, lasciando macerie.
9:25 Speaker 2: A cosa ti riferisci in particolare?
9:27 Speaker 3: All'Iraq. Scade oggi l'ultimatum per il ritiro formale e definitivo delle truppe americane. Dopo 20 anni e 4.500 soldati americani morti,
9:37 Speaker 3: l'occupazione si chiude. E contestualmente l'Italia ha appena concluso il rientro della missione Inherent Resolve contro lo Stato Islamico.
9:44 Speaker 2: Solo che quando gli eserciti occidentali se ne vanno, non lasciano quasi mai democrazia. Lasciano un vuoto di potere
9:51 Speaker 3: Un vuoto enorme. L'intelligence irachena segnala che l'Iran sta già occupando quello spazio, politicamente e militarmente. E le forze kurde avvertono che se la logistica e i droni occidentali, le cellule dormienti dell'ISIS si stanno riorganizzando.
10:05 Speaker 2: Quindi, le guerre tradizionali finiscono nel caos. E quelle nuove vengono gestite da algoritmi insondabili. C'è da sentirsi impotenti. Ma per fortuna la scienza ci dà una prospettiva diversa. Cora e il New York Times parlano di una scoperta su un pianeta distante 63 anni luce, Beta Pictoris B.
10:24 Speaker 3: Hanno misurato il suo campo magnetico.
10:25 Speaker 2: 1250 gauss. Per darti un'idea, la Terra ha mezzo gauss. Ma scusa la domanda tecnica. Come misuri una cosa del genere a 63 anni luce di distanza? Non ci mandi una sonda?
10:37 Speaker 3: No, infatti usano le onde radio. Funziona così. Quando un pianeta ha un campo magnetico enorme ed è colpito dal vento stellare... Si generano nell'atmosfera delle tempeste pazzesche, delle superaurore boreali.
10:50 Speaker 2: Ok
10:51 Speaker 3: Queste aurore emettono delle firme radio a bassissima frequenza. I nuovi radiotelescopi sulla Terra sono così potenti da captare queste frequenze. E misurando il segnale radio, calcolano a ritroso la potenza del campo magnetico.
11:04 Speaker 2: Geniale
11:05 Speaker 3: Ed è vitale per l'astronomia perché il campo magnetico è lo scudo che trattiene l'atmosfera. Riuscire a misurarlo a quelle distanze ci aiuta a capire quali esopianeti potrebbero ospitare la vita
11:16 Speaker 2: Un respiro vertiginoso per chiudere. Cioè, siamo partiti dai monopoli dell'energia che abbassano la benzina per evitare le tasse governative. Abbiamo visto i fondi speculativi divorare il mercato immobiliare, aggravando un inverno demografico che ci lascerà senza lavoratori. E poi scatole nere algoritmiche che calcolano chi bombardare mentre scrutiamo pianeti a decine di anni luce da qui. Tutti pezzi dello
11:38 Speaker 3: stesso puzzle. La gestione del potere. E la riflessione che viene spontanea, arrivati fin qui, riguarda proprio le regole d'ingaggio del nostro futuro.
11:47 Speaker 2: In che senso
11:48 Speaker 3: Nel senso che i governi faticano a gestire la speculazione immobiliare, cedono sui ricatti energetici, abbandonano il Medio Oriente al caos. Dall'altra parte, le big tech rifiutano le leggi e propongono l'autoregolamentazione aziendale. Quindi a chi stiamo delegando le decisioni vitali della nostra società? Saranno i governi eletti a tracciare la linea o la fredda ottimizzazione matematica delle multinazionali?
12:13 Speaker 2: Seguite due pagine sulla vostra app preferita e lasciateci una recensione a 5 stelle.
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