Scuola, IA e il buco del deficit | Mar 22 set
Informazioni su questo episodio
Scuola, intelligenza artificiale e crisi globale: chi sta ridisegnando le regole del futuro? La sicurezza nazionale e il controllo sociale stanno diventando più importanti dei principi di inclusione e dei diritti costituzionali?In questo episodio analizziamo le tensioni che attraversano l’Italia e il mondo: dalla scuola e dalle politiche migratorie alla competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina, passando per la crisi delle istituzioni internazionali, il debito pubblico e le nuove trasformazioni del lavoro.
Partiamo dall’Italia, dove il richiamo di Sergio Mattarella alla scuola come strumento di integrazione si confronta con le misure del Governo, tra il tetto del 30% agli alunni stranieri per classe e il dibattito sulle restrizioni legate all’abbigliamento religioso. Il tema non riguarda soltanto la cittadinanza, ma anche la povertà minorile, la segregazione sociale e il rischio che le disuguaglianze economiche producano vere e proprie classi-ghetto. Analizzeremo inoltre il caso degli insegnanti specializzati nell’italiano come seconda lingua, spesso impiegati in mansioni lontane dalle loro competenze, con conseguenze sulla qualità dell’integrazione scolastica.
Restiamo nella politica italiana con la rottura tra Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle, le critiche alla leadership di Giuseppe Conte e i dati sulla partecipazione alle consultazioni interne. Parleremo anche del disegno di legge sul nucleare, arrivato al Senato, e del tentativo di costruire una nuova cornice normativa per il ritorno dell’energia nucleare in Italia, in un contesto segnato da costi energetici, competitività industriale e transizione tecnologica.
Ci spostiamo poi sul terreno dell’intelligenza artificiale, dove si sta delineando una frattura tra i produttori di infrastrutture hardware e gli sviluppatori di modelli avanzati. Le dichiarazioni di Jensen Huang sui rischi esistenziali dell’IA riaccendono il confronto tra chi considera gli allarmi catastrofisti una forma di comunicazione irresponsabile e chi teme che le grandi aziende tecnologiche possano utilizzare la regolamentazione per consolidare il proprio potere. Sullo sfondo, il dialogo tra Washington e Pechino sulla sicurezza dei sistemi di IA e la crescente competizione per il controllo dei chip, dei dati e della capacità di calcolo.
L’espansione dell’intelligenza artificiale pone però anche una questione ambientale. Dall’etichettatura energetica dei data center alle risorse idriche necessarie per il raffreddamento, fino al riutilizzo del calore e alla crescita della domanda elettrica europea, la rivoluzione digitale ha costi materiali sempre più evidenti. Analizzeremo il rapporto tra consumo energetico delle singole applicazioni, infrastrutture digitali e sostenibilità del sistema nel lungo periodo.
Sul piano geopolitico, parleremo della successione alla guida delle Nazioni Unite, delle difficoltà dell’organizzazione nel mantenere credibilità e capacità d’azione, della guerra tra Russia e Ucraina e delle tensioni legate alle sanzioni europee. Il quadro comprende anche la crisi umanitaria a Gaza, le condizioni del personale medico e delle popolazioni civili, oltre al programma statunitense di deportazione verso Paesi terzi e al ruolo delle agenzie internazionali nella gestione dei trasferimenti migratori.
L’economia italiana resta al centro dell’analisi: il dato sul deficit del 2025, il costo crescente del Superbonus e le difficoltà nel percorso di uscita dalla procedura per disavanzi eccessivi riaprono il dibattito sulla sostenibilità della finanza pubblica. Affronteremo anche il caso Glovo e il confronto sulla natura del lavoro nelle piattaforme digitali, la posizione dell’Italia negli indici globali sulla previdenza e le proposte della CISL su formazione, giovani e futuro pensionistico.
Infine, spazio all’ambiente, alla privacy e alle trasformazioni culturali. Dalle accuse di possibili conflitti di interesse all’interno dell’IPCC alla...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:03 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:08 Speaker 2: Oggi guardiamo cosa succede quando le regole scritte nei palazzi si scontrano con la brutale realtà del mondo fisico.
0:15 Speaker 3: Esatto, e partiamo da una politica che cerca di limitare gli studenti stranieri in classi che, insomma, non hanno nemmeno gli insegnanti di base.
0:23 Speaker 2: Poi faremo un salto tra i miliardari della Silicon Valley. che stanno scoprendo come le ambizioni infinite dell'intelligenza artificiale stiano per sbattere contro un limite molto materiale, cioè l'elettricità.
0:35 Speaker 3: E infine capiremo come il lavoro gestito dagli algoritmi e il buco nero del deficit italiano stiano presentando un conto salatissimo alle casse dello Stato.
0:45 Speaker 2: Partiamo proprio dalla scuola, guarda, perché il dibattito di queste ore tocca un nervo scoperto dell'infrastruttura sociale del Paese.
0:53 Speaker 3: Sì. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inaugurando l'anno scolastico ad Amatrice, ha tracciato un perimetro nettissimo.
1:01 Speaker 2: Pesto alla mano, vero?
1:02 Speaker 3: Sì. Le sue parole, riportate dal Corriere della Sera, richiamano direttamente l'articolo 34 della Costituzione. Il messaggio di base è che la scuola deve includere, superare i muri dell'indifferenza e, cito testualmente, aiutare a non formare ghetti e a non alzare barriere.
1:20 Speaker 2: E l'ha definita la leva di integrazione più efficace, giusto?
1:23 Speaker 3: Esatto. Sia per chi arriva da altri paesi, sia per i ragazzi nati qui da genitori stranieri.
1:28 Speaker 2: Diciamo che questo intervento arriva in un momento che definire non casuale è un eufemismo. Eh
1:34 Speaker 3: decisamente.
1:35 Speaker 2: Leggendo le anticipazioni di Repubblica, Giovedì è atteso in Consiglio dei Ministri un nuovo decreto legge del Governo. E il testo prevede due misure centrali. Impone un tetto massimo del 30% agli alunni stranieri per ogni classe e introduce il divieto formale di indossare burqa e niqab negli istituti.
1:53 Speaker 3: Numeri alla mano, questa riorganizzazione andrebbe a impattare circa 2000 classi sul territorio nazionale.
2:01 Speaker 2: 2000 classi? E le reazioni politiche? Immagino il solito muro contro muro.
2:07 Speaker 3: Guarda, il giornale fotografa una polarizzazione totale, da manuale. Da una parte la maggioranza rivendica la validità del provvedimento. Matteo Salvini sostiene, ad esempio, che il tetto del 30% serva esattamente a evitare la formazione di quei ghetti citati nel dibattito.
2:25 Speaker 2: Mentre l'opposizione la vede all'opposto.
2:27 Speaker 3: Completamente. Ellie Schlein, Sandro Ruotolo, Laura Boldrini parlano esplicitamente di una manovra di pura propaganda, un'operazione costruita per speculare sulle paure dell'elettorato. Angelo Bonelli poi ci va giù pesantissimo, accusando il governo di fare campagna elettorale sulla pelle dei bambini.
2:48 Speaker 2: Però sai, se usciamo per un attimo dallo scontro politico puro e guardiamo i dati strutturali, la prospettiva cambia in modo radicale.
2:55 Speaker 3: C'è.
2:56 Speaker 2: C'è un'analisi di Vittorio Pelligra su Avvenire che mette sul tavolo numeri che francamente spostano il focus dalla cittadinanza al censo. Noi ci stiamo accapigliando sulla percentuale di stranieri, ma ignoriamo un dato devastante. In Italia ci sono oltre un milione e duecentomila minori in povertà assoluta.
3:15 Speaker 3: Un milione e duecentomila?
3:17 Speaker 2: Esatto. E indovina un po'. Questi studenti tendono a concentrarsi esattamente nelle stesse scuole E nelle stesse classi di periferia stiamo parlando di una segregazione sociale profondissima.
3:28 Speaker 3: Molto meno visibile di quella etnica.
3:30 Speaker 2: Assolutamente, ma paradossalmente del tutto ignorata. Fissare un limite agli stranieri genera le prime pagine dei giornali, mentre il limite alla concentrazione di alunni poveri non esiste, non è in nessuna agenda politica.
3:44 Speaker 3: Il punto è che la logica di base del legislatore è che concentrare alunni con scarse competenze linguistiche renda oggettivamente difficile la didattica. Questo è razionale.
3:54 Speaker 2: Certo.
3:55 Speaker 3: Il problema sollevato dai dati, però, è che se tu fissi la lente di ingrandimento esclusivamente sul passaporto o sulla cittadinanza, manchi il bersaglio principale.
4:04 Speaker 2: Che è lo svantaggio socio economico
4:06 Speaker 3: Precisamente. È quello il vero fattore che frena l'apprendimento e l'integrazione, molto più della nazionalità scritta sul registro.
4:16 Speaker 2: E a proposito di competenze linguistiche, c'è un'altra inchiesta firmata da Federica Lento su Il Domani, che smonta proprio pezzo per pezzo la retorica sull'integrazione scolastica. Cosa
4:26 Speaker 3: emerge
4:27 Speaker 2: Viene fuori che l'insegnamento dell'italiano agli stranieri nelle nostre scuole è, all'atto pratico, un blef organizzativo gigantesco.
4:35 Speaker 3: In che senso un blef?
4:37 Speaker 2: Nel senso che abbiamo docenti che dovrebbero essere dedicati proprio a questa funzione cruciale, l'alfabetizzazione. ma vengono sistematicamente demanzionati o spostati. Non vengono inseriti nelle carte delle curriculari ordinarie, ma finiscono in quello che tecnicamente si chiama organico di potenziamento.
4:54 Speaker 3: Ah, l'organico di potenziamento. E nella realtà quotidiana di una presidenza sappiamo bene cosa significa. Eh
5:01 Speaker 2: dimmelo tu cosa succede.
5:02 Speaker 3: Succede che i dirigenti scolastici si trovano perennemente schiacciati dalle carenze strutturali. Manca il personale ovunque. Quindi questi professori, che teoricamente sarebbero dedicati all'integrazione linguistica, vengono dirottati per coprire le supplenze d'emergenza.
5:21 Speaker 2: Classico.
5:22 Speaker 3: Oppure per svolgere compiti amministrativi in segreteria. O persino, e questo è grave, per insegnare materie per le quali non hanno l'abilitazione formale. Magari passano dal sostegno all'insegnamento della matematica, giusto per tappare un buco.
5:37 Speaker 2: Quindi la struttura scolastica di fatto fagossica le risorse teoricamente stanziate per l'integrazione solo per sopravvivere.
5:44 Speaker 3: Esattamente, per tappare le voragini del sistema.
5:47 Speaker 2: Sentendo tutto questo dibattito, sai, sembra davvero di discutere su quanti passeggeri far salire su una scialuppa, ignorando completamente che la barca ha un grosso buco sul fondo e non ci sono i remi.
5:57 Speaker 3: È un'immagine calzante.
5:59 Speaker 2: Fissare un chetto del 30% per legge è alla fine un esercizio di pura matematica. Ma non crea magicamente integrazione in aula se poi manca materialmente l'organico per sostenerla.
6:11 Speaker 3: E guarda, questa dinamica per cui l'ambizione legislativa si scontra violentemente con la carenza di risorse materiali ci porta dritti al nostro secondo tema di oggi.
6:21 Speaker 2: Dalle infrastrutture scolastiche passiamo a quelle digitali.
6:24 Speaker 3: Proprio così. Le testate internazionali in queste ore stanno analizzando le dichiarazioni rilasciate alla CBS da Jensen Huang.
6:32 Speaker 2: Il CEO di Nvidia
6:33 Speaker 3: Sì, il fondatore dell'azienda da 5 mila miliardi di dollari che di fatto fornisce praticamente tutto l'hardware che fa girare l'intelligenza artificiale nel mondo. Ebbene, Huang ha smentito in modo categorico, tranciante, gli allarmi catastrofistici sollevati di
6:50 Speaker 2: recente. Aspetta, parliamo degli allarmi arrivati dall'interno del settore, giusto? Ad esempio Jacob Coxon, l'ex ricercatore di Anthropic, che ha detto che l'IA potrebbe spazzare via l'umanità entro il 2030.
7:02 Speaker 3: Esatto, proprio lui. Huang ha definito queste dichiarazioni totalmente irresponsabili e prive di qualsiasi fondamento scientifico. Ha liquidato la possibilità di un'estinzione umana guidata dall'IA con un secco 0%.
7:16 Speaker 2: 0% netto. Nessun margine di dubbio.
7:19 Speaker 3: Nessuno. E la posizione di Huang non è solo tecnica. si incastra in un asse politico molto preciso. Lui si oppone fermamente a nuove regolamentazioni stringenti sull'intelligenza artificiale. Sostiene che le leggi che già abbiamo sulla sicurezza, sulla responsabilità civile, siano più che sufficienti.
7:38 Speaker 2: E politicamente
7:40 Speaker 3: chi gli fa sponda su questo? Donald Trump. L'ex presidente bolla apertamente questi rischi esistenziali come bufale. Sostiene che siano narrazioni orchestrate solo per far perdere agli Stati Uniti il vantaggio competitivo specialmente nei confronti della Cina.
7:56 Speaker 2: Trump è arrivato a definire i data center il petrolio dei prossimi vent'anni, se non ricordo male
8:02 Speaker 3: Ricordi bene. E a proposito di geopolitica e Cina, non è un caso che la settimana prossima proprio Wang sarà tra i pochissimi leader aziendali invitati a una cena di Stato a Washington con il presidente cinese Xi Jinping.
8:15 Speaker 2: Però aspetta, cerchiamo di disinescare la superficie e capire il meccanismo che si muove dietro le quinte. Da una parte abbiamo i creatori del software, come Antropic o OpenAI, che vanno letteralmente dai governi a dire fermateci, la nostra tecnologia è troppo pericolosa, mettete licenze severissime. Sì. Dall'altra abbiamo chi vende l'hardware, come Nvidia, che dice nessun pericolo, andiamo avanti a tavoletta. Ma da un punto di vista logico, perché i creatori dell'IA chiedono leggi contro se stessi?
8:46 Speaker 3: Guarda, è un fenomeno classico che in economia si definisce regulatory capture.
8:51 Speaker 2: La
8:53 Speaker 3: cattura della regolamentazione. Esatto. Richiedere regole severissime, audit governativi costanti e costi di conformità enormi non serve necessariamente a salvare l'umanità dai robot. E
9:03 Speaker 2: a cosa serve allora
9:05 Speaker 3: Serve a creare barriere all'ingresso insormontabili per i nuovi concorrenti. Pensaci se per addestrare un nuovo modello... Devi superare test governativi che costano decine di milioni di dollari solo in spese legali. Nessuna startup e nessun progetto open source potrà mai competere con i giganti già affermati.
9:23 Speaker 2: Ah, quindi OpenAI ed Antropic difendono il loro oligopolio chiedendo regole.
9:29 Speaker 3: Precisamente. Mentre Nvidia, al contrario, ha bisogno che chiunque, dalle multinazionali alle piccole start- up, continui a comprare i suoi costosissimi server a ritmi vertiginosi per sviluppare nuovi modelli.
9:43 Speaker 2: Quindi si oppone a qualsiasi freno?
9:45 Speaker 3: Certo. Loro vendono i picconi durante la corsa all'oro. Non vogliono che lo sceriffo chiuta la miniera.
9:50 Speaker 2: Chiarissimo. Ma questa corsa all'oro forsennata si sta scontrando con un limite fisico ineludibile, che è l'energia.
9:58 Speaker 3: il nodo energetico
9:59 Speaker 2: politico riporta proprio oggi la contromossa che sta preparando l'Unione Europea. La Commissione ha presentato un regolamento per etichettare l'impatto ambientale dei data center. Un'etichetta
10:08 Speaker 3: energetica, tipo quelle dei frigoriferi?
10:11 Speaker 2: Esattamente. Entro agosto 2027 i grandi impianti riceveranno una classificazione che va da A a G. Si valuterà l'efficienza energetica, il consumo di milioni di litri d'acqua che servono per il raffreddamento dei server, l'uso di energie rinnovabili e il riutilizzo del calore.
10:28 Speaker 3: E i numeri spiegano bene perché l'Europa si stia muovendo in questa direzione?
10:32 Speaker 2: Sì, le cifre fanno impressione. Una singola richiesta generativa a chat GPT consuma circa 10 watt.
10:39 Speaker 3: Che l'è 10 volte l'energia necessaria per una normale ricerca su Google
10:43 Speaker 2: 10 volte tanto. E questo consumo mostruoso impatta direttamente l'Italia, sai? Attualmente siamo nonni al mondo per numero di data center. Lo sviluppo di questi enormi impianti sta creando tensioni immensi a livello territoriale, perché rischiano letteralmente di saturare la capacità delle reti elettriche locali.
11:01 Speaker 3: Su questo punto specifico c'è un'analisi di altissimo livello. Il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, ha delineato il quadro macroeconomico di questa rivoluzione, oggi sulle pagine della stampa.
11:14 Speaker 2: Cosa dice Palazzo Koch?
11:15 Speaker 3: Calcolano che un'adozione diffusa dell'intelligenza artificiale possa far crescere la produttività del lavoro in Italia di oltre l'1% all'anno, che per noi è un numero enorme.
11:26 Speaker 2: Certo. Ma c'è un ma, immagino.
11:28 Speaker 3: C'è un ma grosso come una casa. L'enorme spesa globale per costruire queste infrastrutture digitali sta spingendo la domanda molto, molto più velocemente di quanto l'offerta di materiali e di energia riesca a compensare.
11:42 Speaker 2: Quindi si crea un collo di bottiglia?
11:43 Speaker 3: Esatto. Questo squilibrio tra domanda esplosiva e offerta rigida genera enormi pressioni sui fattori produttivi e, di conseguenza, spinge in alto i prezzi, alimentando l'inflazione strutturale.
11:55 Speaker 2: Oltre al rischio di monopoli di cui parlavamo prima?
11:58 Speaker 3: Infatti, pan e paz d'erte, poche di questo, le aziende più grandi, avendo capitali infiniti, adotteranno questa tecnologia molto più rapidamente delle piccole imprese, finendo per creare monopoli inattaccabili. Di fronte a questo shock, le banche centrali sono chiamate a restare pragmatice, evitando di affidarsi ai soliti modelli teorici astratti.
12:20 Speaker 2: Promette aumenti di produttività futuri, ma se guardiamo al mondo reale del lavoro di oggi, quello che è già ampiamente dominato dagli algoritmi, troviamo una precarietà enorme.
12:29 Speaker 3: Passiamo
12:32 Speaker 2: al tema del lavoro, infatti. Sì, il Sole 24 Ore riporta oggi una decisione giudiziaria clamorosa nell'inchiesta per caporalato digitale a carico di Glovo. Che è successa
12:40 Speaker 3: a Milano, giusto
12:41 Speaker 2: Esatto. Il GIP di Milano, Roberto Crepaldi, ha respinto la richiesta della procura. I magistrati volevano obbligare la piattaforma ad assumere i rider con contratti di lavoro subordinato.
12:52 Speaker 3: Facciamo un passo indietro per contestualizzare. L'inchiesta originaria aveva fatto emergere condizioni inaccettabili, vero?
12:59 Speaker 2: Sì, fattorini pagati tra i 2 e i 3 euro a consegna, senza alcuna tutela. Poi l'azienda è stata messa sotto amministrazione giudiziaria e le paghe sono state alzate a circa 14 euro lordi.
13:10 Speaker 3: Ma per la procura questo aumento salariale non era sufficiente a sanare l'illegalità?
13:16 Speaker 2: No. Loro richiedevano che venisse riconosciuta la subordinazione formale del lavoratore all'azienda. Ma qui interviene la decisione del giudice, che frena tutto.
13:24 Speaker 3: Con quale motivazione?
13:26 Speaker 2: Crepaldi stabilisce che imporre d'ufficio la subordinazione per tutti i rider creerebbe, cito, impatti economico- organizzativi troppo pesanti. Secondo lui creerebbe una rigidità incompatibile con un modello di business che si basa su orari scelti dal lavoratore e sulla cosiddetta monocommittenza.
13:43 Speaker 3: Quindi niente assunzione di massa?
13:45 Speaker 2: Niente. Dovrà essere il Tribunale del Lavoro a valutare la posizione di ogni singolo fattorino, caso per caso.
13:53 Speaker 3: Immagino le
13:54 Speaker 2: reazioni sindacali. La CGL sta protestando duramente e avanzano un'obiezione logica molto profonda. In un sistema in cui i turni, i percorsi e le valutazioni sono gestiti interamente da un algoritmo proprietario, la presunta libertà di scelta degli orari è un'illusione.
14:10 Speaker 3: E hanno un punto solido. Alla fine è il processo produttivo dettato dal software a determinare la reale subordinazione, non la firma su un pezzo di carta che dice contratto flessibile.
14:21 Speaker 2: Assolutamente. Questa sentenza dimostra quanto il diritto del lavoro faccia una fatica tremenda a decodificare le nuove regole della gig economy. Ma il nodo di fondo, se ci pensi, è sempre lo stesso. Le tuteli strutturali, ferie, malattia, contributi, hanno un costo enorme.
14:37 Speaker 3: Un costo che le aziende non vogliono assorbire e che lo Stato non può più permettersi di coprire. E
14:42 Speaker 2: qui, cara mia, entriamo nell'allarne macroeconomico di giornata.
14:47 Speaker 3: Il deficit.
14:48 Speaker 2: Il buco nero. Sempre il sole 24 ore segnala che l'Istat si prepara a certificare uno sforamento del deficit italiano per il 2025 oltre la soglia critica del 3%.
15:00 Speaker 3: Uh, le conseguenze di questa certificazione sarebbero molto severe. L'obiettivo primario del governo era schiacciare il deficit sotto quel 3% per poter uscire dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo imposta dall'Unione Europea.
15:15 Speaker 2: E indovina cosa ci sta zavorrando?
15:17 Speaker 3: Sempre lui, il super bonus edilizio.
15:20 Speaker 2: L'onda lunga del super bonus non finisce mai. I detti definitivi indicano un costo esploso a 84 miliardi di euro. Parliamo di quattro volte superiore alle stime iniziali dell'esecutivo.
15:31 Speaker 3: È una cifra fuori controllo.
15:33 Speaker 2: E per darti un'idea del livello di distorsione del sistema in soli tre mesi, Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza hanno smascherato 4,1 miliardi di frodi dirette legate ai crediti d'imposta. 4 miliardi in tre mesi.
15:49 Speaker 3: E il problema vero di rimanere sopra il 3% riguarda la famosa clausola di salvaguardia, giusto? Spieghiamola.
15:56 Speaker 2: Esatto. È un meccanismo tecnico ma vitale. Se l'Italia fosse riuscita a uscire dalla procedura di infrazione europea, avrebbe sbloccato la possibilità di programmare legalmente 36 miliardi di euro di extra deficit spalmati su due anni.
16:12 Speaker 3: Un tesoretto?
16:13 Speaker 2: Vitale. Era destinato a due emergenze. 14 miliardi per calmierare i costi dell'energia e 22 miliardi per adeguare le spese della difesa. Ma se restiamo bloccati nel braccio correttivo dell'Europa?
16:26 Speaker 3: Eh. Questo margine di manovra viene completamente azzerato. Puff,
16:30 Speaker 2: sbanito.
16:31 Speaker 3: E il conto, come sempre, lo pagano i cittadini.
16:34 Speaker 2: In che modo si traduce per noi?
16:35 Speaker 3: Beh, la mancata attivazione di questi fondi costringe il governo a finanziare le spese fisse e obbligatorie, raschiando il barile. Significa che non ci saranno le coperture previste per la prossima manovra finanziaria preelettorale.
16:51 Speaker 2: Niente daglio delle tasse.
16:52 Speaker 3: Si riducono a lumicino gli spazi per rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale, per abbassare le aliquote IRPEF o per finanziare le riforme del welfare.
17:03 Speaker 2: Il peso insostenibile del debito pregresso, di fatto, blocca qualsiasi flessibilità di bilancio per il futuro.
17:10 Speaker 3: E chi sente maggiormente la pressione di questa incertezza sul welfare sono i lavoratori vicini alla pensione
17:16 Speaker 2: Il tema delle pensioni è caldissimo.
17:18 Speaker 3: Milano Finanza pubblica oggi l'aggiornamento del Global Retirement Index, curato da Natixis, che misura la tenuta dei sistemi pensionistici in 44 paesi. L'Italia recupera tre posizioni e si piazza al 26esimo posto.
17:33 Speaker 2: 26esimo. Sì, lontanissimi da nazioni come Norvegia e Irlanda che guidano la classifica. Ma il dato veramente allarmante è la percezione interna. Il 77% dei cittadini italiani intervistati teme concretamente che l'elevato debito pubblico finirà per svalutare o ridurre l'importo delle pensioni statali. È
17:52 Speaker 3: una percentuale di sfiducia altissima?
17:54 Speaker 2: Nettamente superiore alla media globale, sì.
17:57 Speaker 3: Per completare la mappatura del contesto in cui ci muoviamo oggi, facciamo una sequenza di notizie veloci che collegano l'economia alla geopolitica.
18:06 Speaker 2: Vai con i flash!
18:07 Speaker 3: Torniamo un attimo sul tema del lavoro, perché mentre nei tribunali si discute della natura giuridica dei contratti digitali, il lavoro tradizionale, quello fisico, continua a registrare un tributo di vite intollerabile.
18:19 Speaker 2: C'è un report sul Corriere della Sera oggi, vero?
18:22 Speaker 3: Sì, una cronaca drammatica. Cinque morti sul lavoro in un solo giorno.
18:26 Speaker 2: In un giorno. I dettagli, guarda, restituiscono l'immagine di un'emergenza infrastrutturale mai risolta. A Partinico, in provincia di Palermo, una donna di 37 anni e il figlio di 21 hanno perso la vita per le esalazioni letali di anidride carbonica all'interno di una cisterna sotterranea.
18:44 Speaker 3: Terribile. E nelle stesse ore altri tre operai sono rimasti uccisi in incidenti in cantieri stradali e cave tra Potenza, Parma e Treviso. La sicurezza di base resta una lacuna sistemica in Italia.
18:57 Speaker 2: Spostando invece lo sguardo sulle istituzioni globali.
19:00 Speaker 3: Inizia oggi a New York l'Assemblea Generale dell'ONU. Un consesso che ormai gli analisti descrivono come un arbitro sempre più sterile e inascoltato di fronte agli oltre 50 conflitti armati attivi nel mondo.
19:13 Speaker 2: E c'è una notizia che mina proprio la credibilità delle Nazioni Unite. Un'inchiesta rilanciata in Italia da Cora Media, basata su indagini del Guardian e della rivista Lucy,
19:22 Speaker 3: riguarda l'EPCC giusto, il Comitato Scientifico dell'ONU sul clima.
19:26 Speaker 2: Esatto. Un'esperta del clima, Giulia Steinberger, ha portato alla luce dei dati sconcertanti. Almeno una dozzina di autori scelti per scrivere i rapporti ufficiali dell'ONU sul clima lavorano contemporaneamente per Saudi Aramco.
19:40 Speaker 3: Saudi Aramco, parliamo della compagnia petrolifera di Stato dell'Arabia Saudita.
19:45 Speaker 2: Che, dati alla mano, è la singola azienda maggiormente responsabile per le emissioni di carbonio. nella storia dell'umanità.
19:51 Speaker 3: È un conflitto di interessi gigantesco.
19:53 Speaker 2: Totale. Il caso più emblematico è quello di Mustafa Babiker, che ha regolarmente dichiarato questo suo ruolo nel modulo sui conflitti di interesse dell'ONU, senza che la cosa venisse ritenuta minimamente problematica.
20:04 Speaker 3: Incredibile.
20:06 Speaker 2: Addirittura una delle vicepresidenti dell'IPCC risulta avere incarichi attivi per il Ministero dell'Energia Saudita. L'IPCC si difende a spada tratta, ma è innegabile che affidare la stesura delle polisi di riduzione delle emissioni a chi è al libro paga dell'industria fossile, beh, mina la percezione di terzietà dell'interorganismo.
20:26 Speaker 3: E quando la diplomazia e le regole internazionali falliscono a questi livelli, il prezzo viene pagato a livello più basso. Il Guardian ci porta dentro la quotidianità di Gaza, raccontando la storia di Alaa Hessi.
20:40 Speaker 2: Ho letto il reportage. È un pugno nello stomaco.
20:44 Speaker 3: È una donna civile, sfollata. Vive in una tenda piantata letteralmente sulle macerie di quella che era casa sua. Rasa al suolo da un attacco aereo, in cui ha già perso tre dei suoi figli. L'articolo la segue mentre affronta l'ottavo mese di gravidanza, costretta a spostarsi a piedi sotto il sole per raggiungere strutture sanitarie di fortuna.
21:05 Speaker 2: Senza gas, sotto la minaccia costante.
21:08 Speaker 3: Sì, e il reportage si chiude con una nota a margine che dà la misura della resilienza umana. Alaa ha partorito un bambino e lo ha chiamato Wazim.
21:17 Speaker 2: Lo stesso nome di uno dei figli rimasti uccisi.
21:20 Speaker 3: Esatto.
21:21 Speaker 2: Chiudiamo questa carrellata con un flash velocissimo di politica interna.
21:24 Speaker 3: Il podcast di Fedez.
21:26 Speaker 2: Sì, l'intervista di Beppe Grillo, che segna uno strappo che appare ormai definitivo. Ha liquidato il Movimento 5 Stelle definendolo un partito normale, da cui sente di essere stato estromesso.
21:38 Speaker 3: E l'attacco a Conte?
21:39 Speaker 2: Frontale. Lo ha ribattezzato sarcasticamente il reverendo Jones, l'uomo che sussurrava i cavilli. accusandolo di aver burocratizzato l'anima del movimento.
21:48 Speaker 3: Bene, direi di tirare le fila di questa lunga analisi.
21:52 Speaker 2: Viviamo in un mondo che viaggia a due velocità estremamente stridenti. Da una parte abbiamo le istituzioni locali che si accapigliano su tetti percentuali e divieti nelle scuole, mentre una povertà dilagante svuota le aule dal potenziale umano.
22:06 Speaker 3: Dall'altra i titani della tecnologia globale che mappano il pianeta cercando energia per i data center.
22:12 Speaker 2: Tutto questo in un momento in cui i bilanci di interi stati, come quello italiano, affogano sotto il peso di decenni di debito, rendendo quasi impossibile finanziare i servizi essenziali.
22:21 Speaker 3: È un quadro di disillusione strutturale e questo ci porta allo spunto provocatorio finale.
22:26 Speaker 2: Che oggi arriva dagli Stati Uniti, documentato da un'inchiesta della rivista Rolling Stone.
22:30 Speaker 3: Di cosa si trotta?
22:32 Speaker 2: Si registra un boom senza precedenti nell'uso di allucinogeni potenti, come la ayahuasca e l'MDMA. Ma attenzione, il dato centrale è che non si tratta di un fenomeno giovanile o di svago da controcultura. E chi li usa?
22:45 Speaker 3: A riempire le cliniche specializzate pagando trattamenti che arrivano a superare i 10.000 dollari sono dirigenti d'azienda, padri e madri di famiglia, professionisti della classe media americana.
22:55 Speaker 2: Cioè la borghesia. Con il progressivo crollo di fiducia nelle istituzioni, nei governi e nelle affiliazioni religiose, questa nuova borghesia sta cercando risposte altrove.
23:06 Speaker 3: Cercano esperienze mistiche dirette, guarigione psicologica dei traumi e una sorta di connessione spirituale con l'universo.
23:13 Speaker 2: E stanno appaltando questa ricerca di senso, a carissimo prezzo, alla chimica psichedelica. È un'evoluzione sociale profonda su cui vale davvero la pena interrogarsi. soprattutto in un momento storico in cui siamo schiacciati tra guerre irrisoldibili, burocrazie paralizzate e algoritmi che promettono di soppiantarci.
23:32 Speaker 3: Vi ricordiamo di iscrivervi per non perdere le prossime analisi e, se apprezzate il nostro lavoro, lasciateci 5 stelle sulla vostra piattaforma di ascolto preferita.
23:43 Speaker 2: Giornali chiusi!
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