Tetti agli stranieri, Germania e stipendi bassi | Lun 21 set
Informazioni su questo episodio
L’Occidente sta perdendo i suoi vecchi equilibri? Dalla crisi della Germania alla ricerca di una nuova sicurezza europea, le fratture che stanno cambiando la politica e l’economia.In questo episodio analizziamo una fase di profonda trasformazione per l’Europa e per l’ordine internazionale: dalla polarizzazione politica tedesca alle nuove tensioni transatlantiche, dalla riforma della scuola in Italia alla guerra ibrida russa, fino ai costi dell’energia e al ruolo strategico dell’intelligenza artificiale. Un quadro nel quale le istituzioni sono chiamate a rispondere contemporaneamente a crisi di sicurezza, fragilità economiche e cambiamenti demografici.
Partiamo dalla Germania, dove i risultati elettorali regionali evidenziano la difficoltà dei partiti tradizionali e l’avanzata di forze politiche collocate ai due estremi dello spettro. Il risultato dell’AfD nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e la crescita della Linke a Berlino riaprono il dibattito sul futuro del centro politico tedesco, sulla crisi della CDU e sulle conseguenze del caro-affitti e della transizione energetica e digitale. Per Friedrich Merz, il confronto con il malcontento sociale diventa anche una questione di leadership e di credibilità internazionale.
Ci spostiamo poi in Italia, dove il Governo propone nuove misure sulla scuola, l’integrazione e l’identità nazionale. Il tetto alla presenza di studenti stranieri, l’apprendimento della lingua italiana per i genitori e il divieto del velo integrale alimentano un confronto che va oltre il singolo provvedimento. Al centro ci sono la distribuzione degli alunni, il rischio di creare scuole segregate e il ruolo delle seconde generazioni, in un sistema educativo nel quale molti studenti di origine straniera sono nati in Italia.
Sul piano geopolitico, analizziamo la crescente rilevanza della guerra ibrida in Europa: sabotaggi, cyberattacchi, interferenze sulle infrastrutture e violazioni dello spazio aereo mettono alla prova la capacità di reazione dell’Unione Europea e della NATO. Il dibattito sulla sicurezza non riguarda più soltanto la possibilità di un conflitto convenzionale, ma anche quella di una pressione continua condotta nella cosiddetta zona grigia.
In questo scenario si inserisce la proposta canadese di una “Alleanza per il Futuro”, pensata come possibile risposta alla crescente incertezza del rapporto con Washington. Il ruolo di Mark Carney, le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Canada e il vertice tra Donald Trump e Xi Jinping riportano al centro una domanda strategica: come può l’Europa rafforzare la propria sicurezza quando gli equilibri transatlantici diventano meno prevedibili?
Parleremo anche delle missioni internazionali italiane, dal Mar Rosso con l’operazione Aspides al Libano con Unifil. Il potenziamento della protezione dei mercantili e il confronto sul futuro della missione ONU mostrano quanto siano complesse le decisioni relative a regole d’ingaggio, presenza militare e tutela degli interessi nazionali.
Sul fronte economico, il Governo italiano continua a muoversi tra rigore fiscale, consenso interno e competitività. La sospensione del bollo auto per i veicoli di potenza ridotta si inserisce in una strategia che deve confrontarsi con i vincoli di bilancio e con i problemi strutturali evidenziati dagli studi sulla competitività del Paese: mercato del lavoro, burocrazia, infrastrutture, pressione fiscale e qualità dei servizi pubblici.
Un capitolo centrale riguarda lo spread energetico italiano. Il differenziale del costo dell’elettricità rispetto alla Francia, la dipendenza dal gas e il dibattito su nucleare e rigassificatori riportano in primo piano il rapporto tra scelte infrastrutturali, sicurezza energetica e competitività industriale. In questo contesto, Ansaldo Energia assume un valore strategico anche per l’espansione dei data center e per la crescente domanda di energia legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
Ma...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:09 Speaker 2: I tre temi di oggi. Il piano di Giorgia Meloni per la scuola, trattetti agli stranieri e divieti. Il terremoto elettorale in Germania, che riscrive gli equilibri europei. E il paradosso dell'economia italiana, dove l'occupazione sale, ma i giovani fuggono all'estero per stipendi troppo bassi.
0:28 Speaker 3: Partiamo proprio dalla politica interna e da una notizia che oggi domina quasi tutte le prime pagine, da Repubblica al Post passando per la verità.
0:38 Speaker 2: Siamo sul palco di Phoenix, la festa di gioventù nazionale. Da lì, la Presidente del Consiglio ha delineato una strategia per la scuola basata su tre pilastri.
0:48 Speaker 3: Un tetto massimo fissato per legge agli studenti con cittadinanza non italiana per ogni classe, l'obbligo di imparare l'italiano per i genitori degli alunni con problemi di inserimento e un divieto netto di indossare burka e niqab negli istituti.
1:03 Speaker 2: Tre misure forti, ma per capire l'impatto reale dobbiamo fare un passo indietro e guardare la fotografia attuale delle nostre aule.
1:11 Speaker 3: Wilmedia cita i dati della Fondazione Ismu, che sono molto precisi su questo. Oggi, nel sistema scolastico italiano, ci sono circa 931.000 alunni con cittadinanza non italiana.
1:24 Speaker 2: Che in proporzione sul totale degli studenti
1:26 Speaker 3: quanto fa? Siamo all'11,6%. Un numero che
1:29 Speaker 2: sembra una minoranza gestibile
1:32 Speaker 3: Lo è, ma il dato fondamentale è un altro. Oltre due terzi di questi 931.000 ragazzi non sono appena arrivati in Italia. Sono nati qui.
1:42 Speaker 2: Seconde generazione
1:43 Speaker 3: Esatto. Ragazzi che parlano i dialetti locali, tifano le squadre di club italiane, ma che per una questione burocratica risultano stranieri. E c'è un altro dettaglio storico da non sottovalutare su questo famoso tetto.
1:57 Speaker 2: Ovvero?
1:58 Speaker 3: L'idea di un limite percentuale non è affatto nuova. Esiste già. Nel 2010 la circolare Gelmini aveva fissato un tetto teorico del 30% per classe.
2:08 Speaker 2: Aspetta, se abbiamo già una regola del 30% dal 2010, perché serve una nuova legge oggi? Cos'è andato storto in questi 14 anni?
2:18 Speaker 3: La demografia del paese. La regola è rimasta inapplicata perché gli alunni di origine straniera non sono spalmati col bilancino in tutta Italia.
2:27 Speaker 2: Sono concentrati?
2:28 Speaker 3: Fortemente concentrati. Oltre il 65% vive al nord. E se andiamo a stringere sui singoli quartieri, la situazione esplode.
2:36 Speaker 2: Leggevo su Repubblica dell'Esquilino a Roma
2:39 Speaker 3: O dell'Istituto Comprensivo di Mestre, dove al primo anno il 90% degli iscritti è di origine bengalese. Antonello Giannelli dell'Associazione Nazionale Presidi lo ha detto chiaramente.
2:52 Speaker 2: Cosa?
2:53 Speaker 3: Che applicare un tetto rigido in queste zone significherebbe chiudere fisicamente le classi. Dovresti caricare gli studenti su un pullman ogni mattina per diluirli nelle scuole dei paesi vicini.
3:05 Speaker 2: Insomma, un incubo logistico irrealizzabile. Quindi, su oltre 300.000 classi in Italia, quelle che superano la soglia critica sono pochissime.
3:12 Speaker 3: Un migliaio circa.
3:14 Speaker 2: E questo enorme scollamento tra la realtà pratica e l'annuncio politico solleva un dubbio gigantesco sulle tempistiche.
3:20 Speaker 3: Tempistiche che non sembrano casuali.
3:22 Speaker 2: Affatto. Questa proposta arriva a pochissimi giorni da un'interrogazione parlamentare di Rossano Sasso. Un deputato molto vicino a Futuro Nazionale che spingeva esattamente per questo tetto.
3:31 Speaker 3: Quindi la vera domaranda è stiamo parlando di un'emergenza scolastica o di dinamiche interne alla maggioranza?
3:39 Speaker 2: Il Corriere della Sera, con un editoriale di Mario Monti, propende decisamente per la seconda. Inquadra questa mossa come una reazione chimica innescata dalle pressioni della destra radicale.
3:50 Speaker 3: Monti fa un parallelo molto acuto con l'abolizione improvvisa del bollo auto per le utilitarie, se ci fai caso.
3:57 Speaker 2: Praticamente una mossa difensiva per arginare l'ascesa di vannacci e sottrarre argomenti a futuro nazionale.
4:03 Speaker 3: Li insegui sul loro stesso terreno identitario per non farti scavalcare. È pura tattica politica.
4:09 Speaker 2: Ma spostandoci dalla tattica agli effetti reali, c'è la terza misura, il divieto del velo integrale, che ci obbliga a guardare al modello francese.
4:17 Speaker 3: La Francia è il laboratorio perfetto per capire cosa succede quando lo Stato impone divieti religiosi a scuola.
4:23 Speaker 2: E i risultati quali sono stati?
4:24 Speaker 3: Sono spaccati a metà. A seconda di quale legge guardi. Una ricerca di Stanford del 2020 ha analizzato gli effetti del divieto del 2004 sui simboli religiosi.
4:36 Speaker 2: E ha funzionato.
4:37 Speaker 3: Ha provocato un calo del 4% nei dipuomi delle ragazze musulmane.
4:41 Speaker 2: Un calo del 4%? Perché si sono sentite prese di mira?
4:46 Speaker 3: Esattamente. I ricercatori parlano di un senso di alienazione. Percependosi come un bersaglio dell'istituzione, molte hanno progressivamente abbandonato lo studio.
4:57 Speaker 2: Quindi un effetto boomerang se l'obiettivo era l'integrazione
5:00 Speaker 3: Però, ed è qui che la situazione si complica, due economisti nel 2022 hanno analizzato una misura diversa. La circolare francese del 1994. E
5:11 Speaker 2: lì i dati sono diversi.
5:12 Speaker 3: Opposti. Hanno registrato un aumento tra il 7 e l'8% delle diplomate di fede musulmana.
5:19 Speaker 2: E come si spiega un salto impositivo così netto con un divieto simile?
5:23 Speaker 3: Nel contesto del 94, la regola scolastica ha funzionato come uno scudo, formidabile contro le imposizioni della famiglia.
5:31 Speaker 2: Cioè le ragazze potevano dire, non lo tolgo io, me lo impone lo Stato.
5:35 Speaker 3: Proprio così. Ha disinnescato i conflitti domestici, permettendo a molte di completare gli studi e in un certo senso emanciparsi.
5:43 Speaker 2: Dimostra quanto sia delicato normare l'identità. Può essere una prigione o uno scudo. Ma, tornando all'Italia, di quali numeri parliamo per Burka e Niqab?
5:54 Speaker 3: Di numeri inesistenti a livello statistico. Il Post ricorda che l'ultima rilevazione del Ministero dell'Interno è del 2010. E
6:03 Speaker 2: quante donne lo indossavano?
6:04 Speaker 3: Si contavano sulle dita di pochissime mani. Guarda, persino in Francia, che ha milioni di cittadini musulmani, le stime ufficiali parlavano di un numero tra le 300 e le 2000 persone in tutta la nazione.
6:16 Speaker 2: Praticamente stiamo facendo una legge su un fenomeno che in Italia non c'è, solo per mandare un messaggio politico.
6:22 Speaker 3: È la forza del simbolo.
6:24 Speaker 2: E questa difficoltà dei partiti tradizionali di gestire le pressioni identitarie ci offre un assist perfetto per volare in Germania.
6:32 Speaker 3: Dove la situazione non è simbolica, ma è un terremoto reale.
6:36 Speaker 2: Cora Media e la stampa hanno riportato i risultati delle elezioni in due Stati federati e sono numeri da bribidi per i moderati.
6:44 Speaker 3: In Mecklenburg- Pomerania anteriore, L'estrema destra di Alternative für Deutschland Lefty vola oltre il 37%.
6:51 Speaker 2: Un risultato enorme. E a Berlino?
6:54 Speaker 3: A Berlino vince l'estrema sinistra della Link, col 25%. E guarda che hanno fatto campagna elettorale su un tema drastico.
7:02 Speaker 2: Quale?
7:03 Speaker 3: L'esproprio degli appartamenti ai colossi immobiliari.
7:06 Speaker 2: Espropri di massa nel cuore della locomotiva capitalista europea. Ma il dato che spaventa di più i mercati non sono gli estremi.
7:13 Speaker 3: È il collasso del centro. La CDU del cancelliere Friedrich Merz, il partito di Angela Merkel, è crollata al 5,5% in Mecklenburg.
7:23 Speaker 2: Il 5,5% per il partito di governo. È un'estinzione.
7:27 Speaker 3: Merz stesso lo ha definito un disastro senza mezzi termini. E in questa frammentazione, il Corriere della Sera legge una dinamica molto più scura.
7:36 Speaker 2: La famosa guerra ibrida della Russia.
7:38 Speaker 3: Esatto. Governi deboli, polarizzati e costretti a coalizioni impossibili sono il terreno fertile perfetto per Musca.
7:44 Speaker 2: Praticamente usano la disinformazione per allargare le crepe che già esistono nelle nostre società.
7:49 Speaker 3: Crisi abitativa, immigrazione, inflazione. Il Cremlino esaspera questi temi per dividere l'opinione pubblica e bloccare il supporto all'Ucraina.
7:58 Speaker 2: E per dare un quadro geopolitico completo inseriamo due flash veloci. Will Media e CNN ci ricordano che in Russia Putin ha appena stravinto le elezioni della Duma.
8:08 Speaker 3: Elezioni completamente blindate e senza vera opposizione, va detto.
8:13 Speaker 2: Certo. E tutto questo proprio mentre l'Ucraina lanciava un attacco asimmetrico pazzesco, mandando mille droni su Mosca.
8:20 Speaker 3: Una pressione militare che procede di pari passo con quella politica in Europa.
8:25 Speaker 2: Di fronte a questa vulnerabilità, il Sole 24 Ore lancia una proposta del premier canadese Mark Carney.
8:32 Speaker 3: Molto ambiziosa. Un nuovo patto transatlantico tra democrazie.
8:37 Speaker 2: Non militare però.
8:38 Speaker 3: No, un'alleanza economica per difendersi dalle pressioni esterne, dalle tariffe punitive e dal protezionismo che frammenta i mercati.
8:47 Speaker 2: E parlare di difesa economica ci fa planare direttamente sul nostro paradosso italiano, perché a guardare i numeri in superficie sembriamo blindati.
8:54 Speaker 3: I dati Istat su avvenire sono molto positivi. Il PIL cresce dello 0,2%.
9:01 Speaker 2: Che ci garantisce una crescita acquisita dello 0,8 anno.
9:05 Speaker 3: E l'occupazione?
9:06 Speaker 2: Ha toccato il record storico. Siamo al 63,1%, con 155.000 occupati in più solo tra aprile e giugno.
9:14 Speaker 3: Numeri che farebbero invidia a tutti se non fosse che c'è un trucco. Incrociando questi trionfi con i dati IMSS sulle nuove assunzioni private, lo scenario crolla.
9:23 Speaker 2: Su quasi 2 milioni di contratti attivati nel primo trimestre, il 77,5% è precario.
9:30 Speaker 3: Stiamo parlando di stagionali, lavoro in somministrazione, contratti intermittenti.
9:34 Speaker 2: Implieghi che a volte durano lo spazio di un weekend.
9:37 Speaker 3: Quindi, se l'occupazione sale più della ricchezza prodotta, significa matematicamente che stiamo creando lavoro a bassissimo valore aggiunto.
9:46 Speaker 2: Stiamo spacchettando posizioni stabili in micro lavori poveri.
9:49 Speaker 3: E qual è il costo reale di questa precarietà per il sistema Italia? È un conto salatissimo che paghiamo in capitale umano. Al forum di Cernobbio ci e Tetara Group, ripresi dalla provincia di Como, hanno presentato numeri spaventosi.
10:06 Speaker 2: Sulla fuga dei cervelli. Dal 2011 a oggi abbiamo perso 441.000 giovani under 35 anni
10:14 Speaker 3: Se ne sono andati all'estero e non sono più tornati.
10:16 Speaker 2: E quanto ci costa questa emorragia in termini di tasse perse e innovazione mancata?
10:21 Speaker 3: Circa 16 miliardi di euro all'anno.
10:24 Speaker 2: 16 miliardi l'anno bruciati. Ma l'aspetto più assurdo è che le imprese sanno benissimo qual è il problema. L' 82, 1 %
10:31 Speaker 3: delle aziende... Ammette candidamente che i giovani scappano per gli stipendi troppo bassi.
10:39 Speaker 2: E allora perché non li alzano? Mi chiedo io. Se sai che la barca affonda da quel buco, perché non lo tappi?
10:45 Speaker 3: Perché richiede un cambiamento di mentalità sui costi fissi. Le aziende italiane oggi investono in altro. Il 46% punta sulla formazione, il 42% sulla flessibilità e lo smart working.
10:58 Speaker 2: La leva salariale dove finisce?
11:00 Speaker 3: Al quarto posto. Solo il 30% pensa di aumentare le retribuzioni.
11:04 Speaker 2: Praticamente l'offerta è so che ti pago poco e non ti darò l'aumento ma puoi essere sottopagato comodamente dal divano di casa.
11:10 Speaker 3: È una logica finanziaria cinica. Un corso o lo smart working non ti cambiano la struttura dei costi aziendali. Alzare lo stipendio base di 200 euro, sì.
11:20 Speaker 2: E il risultato è che i nostri ingegneri fanno le valigie per Berlino o l'Ongra. E mentre noi perdiamo i nostri talenti, il sole 24 ore segnala che l'India sta facendo scacco matto.
11:30 Speaker 3: Nuova Delhi sta strutturando una politica nazionale per esportare mano d'opera qualificata.
11:35 Speaker 2: Vogliono riempire i nostri vuoti demografici.
11:37 Speaker 3: Esatto. Puntano a inviare enduido che a 5 milioni di lavoratori del settore tech, nei paesi ricchi entro il 2030. Ma...
11:45 Speaker 2: Perché l'Italia non riesce ad attrarre né i talenti indiani né a trattenere i propri?
11:51 Speaker 3: I nodi strutturali. L'economia del Corriere analizza lo studio della sapienza sulla nostra competitività. Siamo sprofondati al 45° posto globale.
12:01 Speaker 2: E il freno principale dove sta?
12:03 Speaker 3: Nelle infrastrutture. Snam, Terna e Autostrade per l'Italia negli ultimi quattro anni hanno distribuito 10 miliardi di dividendi agli azionisti.
12:12 Speaker 2: Invece di reinvestirli per potenziare le reti del paese
12:16 Speaker 3: 10 miliardi. Avremmo potuto avere reti del gas o elettriche più grandi di un terzo. E a questo si aggiunge quello che lo studio chiama greenwashing dell'innovazione.
12:26 Speaker 2: Cioè aziende che fanno finta di essere tecnologiche.
12:29 Speaker 3: Comprano software di intelligenza artificiale solo per scriverlo nei report, ma non hanno le competenze interne per farli funzionare davvero.
12:37 Speaker 2: Questo ritardo lo paghiamo tutti noi sul conto in banca. E i dati di confcommercio sul giornale lo dimostrano.
12:44 Speaker 3: La nostra dipendenza dal gas ha un prezzo enorme. Lo spread energetico ci condanna a pagare l'elettricità 69 euro in più al megavattora rispetto alla Francia.
12:55 Speaker 2: E 65 euro in più rispetto alla Germania.
12:58 Speaker 3: Un divario che strangola le imprese.
13:00 Speaker 2: E dissangua le famiglie. Facile. it stima bollette in aumento del 40% tra settembre e dicembre. Una stangata colossale.
13:09 Speaker 3: E l'energia, non dimentichiamolo, è legata alla sicurezza delle rotte commerciali. Repubblica Oggi segnala che il ministro Crosetto sta valutando mosse cruciali.
13:18 Speaker 2: Lo spostamento di truppe e aerei.
13:20 Speaker 3: Dall'Arabia Saudita agli Emirati Arabi o un potenziamento dei radar dopo che un drone dei ribelli Houthi ha danneggiato un caccia italiano.
13:29 Speaker 2: Mentre l'Europa spinge per allargare la missione navale Aspides nel Mar Rosso e proteggere i mercantili.
13:35 Speaker 3: È tutto collegato. Se i mercantili non passano, l'energia e i beni costano di più e l'inflazione sale.
13:41 Speaker 2: Incroggendo tutte queste fonti emerge una riflessione provocatoria. Abbiamo aziende italiane che si rifiutano di alzare gli stipendi ai nostri neolaureati, rassegnandosi a farli migrare.
13:51 Speaker 3: E nel frattempo governi e multinazionali guardano all'India per importare cervelli.
13:56 Speaker 2: Sembra quasi che stiamo esternalizzando il nostro futuro semplicemente per non voler pagare il costo del presente.
14:02 Speaker 3: E a proposito di talenti che fuggono, un italiano ha appena vinto l'Astronomy Photographer of the Year con una foto del cielo notturno scattata però in Bozzuana.
14:11 Speaker 2: Il talento italiano eccelle sempre. ma molto spesso lontano da casa, riepilogando in un lampo.
14:17 Speaker 3: I tetti per gli stranieri nelle scuole usati come arma politica, il crollo dei moderati in Germania.
14:22 Speaker 2: L'illusione ottica della nostra crescita occupazionale e il peso insostenibile di bollette e infrastrutture mancate.
14:30 Speaker 3: Un quadro denso da tenere d'occhio
14:32 Speaker 2: L'invito per chi ci ascolta è di seguire la nostra rassegna, cliccare la campanella e e lasciare una recensione a 5 stelle su Spotify o Apple Podcasts.
14:41 Speaker 3: Per capire i meccanismi dietro le notizie.
14:43 Speaker 2: Giornali chiusi.
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