Shock energetico e la fine dell’acciaio | Sab 12 set
Informazioni su questo episodio
L’Europa può permettersi di chiudersi mentre ha sempre più bisogno di energia, lavoratori e crescita?In questo episodio analizziamo le contraddizioni che stanno mettendo alla prova l’economia e la politica europea: dalla crisi energetica provocata dalle tensioni nel Mar Rosso all’inflazione americana, dalla fragilità dell’industria italiana alla trasformazione delle politiche migratorie, fino alla sfida del cambiamento climatico per l’agroalimentare e alla necessità di costruire una nuova autonomia finanziaria e industriale europea.
Partiamo dal Mar Rosso, dove l’avanzata degli Houthi e la crisi di Bab el-Mandeb trasformano le rotte commerciali in una nuova variabile strategica per l’economia mondiale. Il petrolio supera i 100 dollari e il gas europeo torna a livelli che rischiano di compromettere la competitività dell’industria. Per l’Europa la crisi non è quindi soltanto geopolitica: è una vera e propria tassa energetica che ricade su imprese, famiglie e crescita.
Negli Stati Uniti, intanto, l’inflazione rimane difficile da domare e mette la Federal Reserve sotto una pressione crescente. Prezzi record del diesel, consumi più deboli e le richieste di Donald Trump per una politica monetaria più espansiva aprono un conflitto tra esigenze elettorali e stabilità dei prezzi. Sullo sfondo, il rischio è che nuovi stimoli fiscali finiscano per alimentare ulteriormente l’inflazione.
Ci spostiamo poi in Europa, dove torna centrale il tema dell’autonomia strategica. Integrare i mercati dei capitali senza una politica fiscale e industriale comune potrebbe non essere sufficiente: per finanziare difesa, infrastrutture ed energia serve una capacità europea di investimento più solida. La vera sfida è trasformare le indicazioni del Rapporto Draghi in una strategia industriale capace di competere a livello globale senza aumentare le fragilità del sistema finanziario.
In Italia, i numeri raccontano una storia sorprendentemente resiliente. L’occupazione raggiunge livelli record e Fitch conferma il rating BBB+, ma dietro la stabilità macroeconomica rimangono problemi strutturali: una forza lavoro sempre più anziana, una forte carenza di personale e una crescita territoriale molto disomogenea.
Il caso più emblematico è quello dell’ex Ilva di Taranto. Con il gas a prezzi elevati, la trasformazione verso una siderurgia basata sui forni elettrici richiede enormi investimenti proprio mentre l’impianto rischia di perdere la capacità di produrre acciaio primario. La crisi dell’Ilva diventa così il simbolo di una domanda più ampia: come può l’Europa decarbonizzare la propria industria senza finire per dipendere ancora di più dalle importazioni?
Sul fronte politico e sociale emerge un altro paradosso. La Svezia rappresenta la nuova frontiera delle politiche restrittive sull’immigrazione, con controlli più severi e incentivi alla remigrazione. Ma nello stesso momento le economie europee devono affrontare una carenza crescente di lavoratori. In Italia mancano centinaia di migliaia di persone per coprire il fabbisogno delle imprese: la distanza tra la retorica identitaria e la realtà demografica diventa quindi sempre più evidente.
Parleremo anche della trasformazione della casa in una vera infrastruttura sociale, tra lavoro, cura e solitudine, e della scomparsa di Emma Bonino, che riapre il tema della leadership civile ed europeista italiana in una fase di crescente incertezza istituzionale.
Infine, guardiamo al clima e all’agricoltura. Le temperature estreme e la scarsità d’acqua stanno modificando la geografia delle coltivazioni europee, spostando vigneti e uliveti verso territori più freschi e mettendo sotto pressione produzioni simbolo come Champagne e Borgogna. Anche le abitudini dei consumatori stanno cambiando, mostrando come il cambiamento climatico non sia più una questione lontana, ma una trasformazione economica e culturale già in corso.
Un episodio per capire perché energia, immigrazione,...
0:00 Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
0:04 Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza rumore di fondo.
0:08 Speaker 2: Allora, cosa unisce un calice di vino rimasto praticamente vuoto in Francia, un politico svedese che offre 36.000 euro per abbandonare il paese e un'acciaieria pugliese costretta a spegnere i suoi forni?
0:23 Speaker 3: Sono tutti sintomi, diciamo, di un continente che sta esaurendo le risorse a basso costo. E direi anche le risposte facili.
0:30 Speaker 2: Sicuramente. L'agenda di oggi impone tre blocchi di analisi serrata. Primo, la morsa geopolitica sul petrolio che sta ridisegnando l'inflazione tra Stati Uniti ed Europa, bloccando di fatto le banche centrali.
0:44 Speaker 3: Secondo, c'è il paradosso italiano. Un paese spaccato tra un record storico di occupazione e un'industria pesante con le spalle al muro.
0:52 Speaker 2: Terzo, il terremoto politico sull'immigrazione in Svezia. E, in chiusura, i cambiamenti climatici che stanno letteralmente alterando la geografia dell'agroalimentare.
1:03 Speaker 3: Partiamo dal primo blocco. Esploriamo un effetto domino globale che, guarda, parte dal Mar Rosso e arriva direttamente sui tavoli della Banca Centrale Europea.
1:12 Speaker 2: I dati forniti dalla stampa delineano un quadro in rapidissima evoluzione. La milizia iemenita Houthi ha preso il controllo della città portuale di Moka.
1:20 Speaker 3: E qui bisogna fermarsi subito per prendere una mappa, perché Moka non è un semplice punto sulla costa iemenita, cioè...
1:27 Speaker 2: Affaccia direttamente sullo stretto di Bab el- Mandeb.
1:30 Speaker 3: Esatto. È il collo di bottiglia che collega il Mar Rosso al Golfo di Eden e quindi all'oceano indiano. Parliamo della via d'accesso meridionale al canale di Suez.
1:39 Speaker 2: Controllare quel porto di fatto significa avere la capacità tattica di minacciare fisicamente le rotte commerciali marittime. Da lì transita il 30% del greggio globale.
1:54 Speaker 3: Non è una semplice scaramuccia locale, è un innesco geopolitico con un riverbero immediato sui costi logistici di tutto il mondo. Le navi mercantili e le petroliere hanno una scelta binaria ormai.
2:05 Speaker 2: O rischiano il passaggio pagando premi assicurativi che schizzano alle stelle.
2:10 Speaker 3: Oppure deviano le rotte, circunnavigando il capo di buona speranza. che vuol dire allungare i viaggi di settimane e consumare tonnellate di carburante in più.
2:19 Speaker 2: E questo spiega la reazione fulminea dei mercati energetici. I numeri parlano chiaro. Il barile di Brent, che ricordo è il parametro di riferimento per il mercato globale del greggio, ha sfiorato i 110 dollari.
2:33 Speaker 3: Per poi assestarsi a 105 e 37. Ma il dato più allarmante, diciamo, riguarda il gas naturale.
2:40 Speaker 2: Il contratto TTF olandese è balzato da 40 alla soglia degli 80 euro per megawattora.
2:47 Speaker 3: Bisogna tradurre questo acronimo per chi ascolta. Il TTF, il Title Transfer Facility, è sostanzialmente la piazza virtuale nei Paesi Bassi, dove, insomma, si stabilisce il prezzo del gas per l'intera Europa.
3:00 Speaker 2: Quando questo prezzo raddoppia in pochi giorni, significa che ogni singola industria energilora europea vede i propri costi operativi raddoppiare dall'oggi al domani. Dalle vetrerie
3:13 Speaker 3: in Germania alle cartiere in Italia. Certo. E a questa tensione sui prezzi si aggiunge un dato storico sul fronte dell'offerta fisica. Le esportazioni dell'Arabia Saudita sono crollate a 3,2 milioni di barili al giorno.
3:24 Speaker 2: Che è il livello più basso registrato da dieci anni a questa parte, giusto?
3:28 Speaker 3: Sì, minimo decennale. E la conquista di Moca garantisce all'Iran, che sostiene gli auti, un presidio su due arterie marittime essenziali.
3:37 Speaker 2: considerando che controllano già lo stretto di Ormuz dall'altra parte.
3:41 Speaker 3: Esattamente. Il risultato è che i carichi di gas naturale liquefatto, il GNL, in transito da quelle zone sono precipitati. Si parla di una quota tra il 15% e il 25% in meno rispetto ai volmi pre- conflitto.
3:56 Speaker 2: Quindi, per riassumere, abbiamo un calo drammatico dell'offerta unito a un aumento esponenziale dei costi di trasporto.
4:03 Speaker 3: Le conseguenze pratiche per l'Europa diventano misurabili guardando le proiezioni degli stoccaggi. L'ipotesi di base, riportata sempre dalla stampa, delinea uno scenario critico.
4:13 Speaker 2: Si prevede che il riempimento delle riserve di gas nell'Europa nord- occidentale non supererà il 62% per la fine di ottobre 2026. Ma
4:23 Speaker 3: il numero che dovrebbe far riflettere davvero è la caduta prevista per fine marzo 2027. Le proiezioni portano il livello degli stoccaggi a un misero 19%
4:33 Speaker 2: E scendere al 19% alla fine dell'inverno non significa semplicemente avere poco gas.
4:39 Speaker 3: No, affatto. Dal punto di vista ingegneristico, i siti di stoccaggio, che spesso sono giacimenti esauriti, funzionano a pressione. Man mano che estrai il gas, la pressione diminuisce.
4:50 Speaker 2: Rendendo tecnicamente più difficile e più lento estrarre quello che rimane.
4:54 Speaker 3: Proprio così. Arrivare al 19% significa operare in una zona di rischio altissimo. Se a marzo si verificasse un colpo di coda dell'inverno, con temperature molto rigide,
5:04 Speaker 2: il sistema non avrebbe la pressione sufficiente per immettere rapidamente nella rete i volumi necessari.
5:09 Speaker 3: Per soddisfare i picchi di domanda del riscaldamento e dell'industria. È un margine di manovra inesistente.
5:14 Speaker 2: Questo collo di bottiglia energetico si traduce inevitabilmente in una frenata macroeconomica. Goldman Sachs posiziona la crescita del PIL globale al 2,6% nel 2026. Ma
5:27 Speaker 3: se stringiamo l'obiettivo sull'eurozona, la frenata è drastica. Si parla di una crescita affermata a un modestissimo più 0,9%. E questo dato si scontra con una dinamica inflattiva lì accesa.
5:40 Speaker 2: L'inflazione core europea toccherà un picco del 2,6% nel primo trimestre del 2027
5:47 Speaker 3: Chiarisco il concetto di inflazione core o di fondo. perché è il vero ago della bilancia per le banche centrali.
5:52 Speaker 2: Certo. L'inflazione generale calcola l'aumento dei prezzi di un paniere di bene che include tutto.
5:58 Speaker 3: Invece l'inflazione core scorpò dal calcolo proprio l'energia e gli alimentari non lavorati, perché sono considerati elementi troppo volatili.
6:05 Speaker 2: Paradossalmente, il fatto che l'inflazione core salga a causa dell'energia
6:10 Speaker 3: significa che l'aumento del costo del gas e del petrolio si è già trasferito su tutto il resto dell'economia.
6:15 Speaker 2: Non costa di più solo fare il pieno. Costa di più produrre un maglione, un taglio di capelli, erogare una consulenza. Il rincaro energetico si è radicato nei prezzi di base. E
6:27 Speaker 3: di fronte a un'inflazione che si radica e una crescita allo 0,9%, la Banca Centrale Europea è in trappola
6:34 Speaker 2: Le proiezioni indicano che la BCE dovrà considerare un ulteriore rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base a dicembre. portando il picco al 2,75%. Alzare
6:46 Speaker 3: i tassi quando l'economia sta già frenando è dolorosissimo, ma necessario se l'obiettivo unico da statuto BCE è il controllo dei prezzi.
6:55 Speaker 2: Spostando l'analisi oltreoceano, la dinamica si ripete, ma con implicazioni politiche immediate. Il sole 24 ore dedica ampio spazio agli Stati Uniti.
7:05 Speaker 3: Dove l'inflazione si è bloccata a un aumento annuale del 3,4% ad agosto. E prezzi alla pompa di benzina stanno raggiungendo livelli politicamente insostenibili.
7:15 Speaker 2: La benzina ha toccato i 4,30 dollari al gallone. Ma il prezzo del diesel rappresentare il vero campanello d'allarme.
7:24 Speaker 3: Ha segnato un record a 6,06 dollari al gallone con un aumento del 60%. E
7:30 Speaker 2: c'è un motivo se bisogna guardare al diesel e non alla benzina per capire l'economia reale.
7:36 Speaker 3: La benzina muove le utilitarie per andare al lavoro. Il diesel muove l'economia.
7:40 Speaker 2: Il 72% delle merci su strada negli Stati Uniti viaggia su camion alimentati a gasolio. I trattori nei campi funzionano a gasolio. I treni merci non elettrificati vanno a gasolio.
7:52 Speaker 3: Quando il diesel aumenta del 60% per via delle tensioni in Medio Oriente e delle tariffe, l'impatto sui costi di produzione dell'industria e dell'agricoltura è frontale.
8:01 Speaker 2: Ogni singolo pomodoro al supermercato e ogni componente elettronico trasportato su gomma subirà un rincaro per assorbire quel 60% in più di costo logistico.
8:12 Speaker 3: Questo crea una tempesta perfetta per la Federal Reserve. Si trova a dover decidere se attuare un giro di vite sui tassi a un solo mese dalle elezioni di mid- term.
8:21 Speaker 2: Una decisione squisitamente tecnica che finisce per avere un peso politico incalcolabile. Da una parte l'inflazione richiede tassi alti per raffreddare la domanda.
8:30 Speaker 3: Dall'altra c'è la pressione esplicita di Donald Trump che chiede tagli dei tassi per non soffocare l'economia prima del voto.
8:37 Speaker 2: E la sfiducia sta già penetrando nel tessuto sociale. L'indice di fiducia dei consumatori dell'Università del Michigan è crollato a 47,8.
8:45 Speaker 3: La seconda soglia più bassa mai registrata. Si sta consumando uno scontro totale tra la necessità matematica di fermare l'inflazione e quella politica di non mandare in recessione il paese a poche settimane dalle urne.
8:56 Speaker 2: L'intreccio tra questa inflazione americana e la stagnazione europea fa emergere un nodo strutturale del vecchio continente, a due anni dal rapporto Draghi sulla competitività.
9:09 Speaker 3: Un'analisi di Carlo Di Politi sul Sole 24 Ore va a smontare l'illusione della cosiddetta unione del risparmio e degli investimenti, così come è concepita dalla Commissione.
9:20 Speaker 2: Questo passaggio è cruciale. L'idea di base di Bruxelles sembra intuitiva. In Europa cittadini e imprese risparmiano tantissimo, ma si investe poco.
9:30 Speaker 3: E questi risparmi finiscono per attraversare l'oceano e finanziare titoli o aziende americane.
9:35 Speaker 2: Quindi la soluzione della Commissione sarebbe trattenere forzatamente questi risparmi in Europa, creando un mercato unico dei capitali.
9:42 Speaker 3: Nella convinzione che, trattenendo i risparmi, si genereranno automaticamente nuovi investimenti. Sembra inattaccabile. ma Dipoliti fa notare che si basa su una premessa tecnicamente errata.
9:53 Speaker 2: L'errore è paragonare il sistema bancario a un salvadanaio. Come se la banca aspettasse che io depositi c'è. euro per poi prenderli e prestarli a un'impresa.
10:03 Speaker 3: Ma le stesse banche centrali confermano che il meccanismo monetario moderno funziona al contrario. È il credito che crea il deposito, non viceversa.
10:13 Speaker 2: È un concetto controintuitivo per i non addetti ai lavori. Quando un'azienda chiede un prestito di un milione di euro per una fabbrica,
10:20 Speaker 3: la banca non va nel caveo a cercare un milione di euro depositato dai risparmiatori.
10:25 Speaker 2: No, dopo aver valutato il rischio, digita letteralmente un milione di euro sul conto dell'azienda.
10:31 Speaker 3: Crea quel denaro dal nulla tramite una scrittura contabile in partita doppia. In quell'istante crea un nuovo deposito a fronte di un credito.
10:38 Speaker 2: L'analogia che si usa spesso è quella della cucina di un ristorante. Il cuoco non aspetta che i clienti gli portino gli ingredienti da casa.
10:46 Speaker 3: Prende l'ordinazione, la richiesta di prestito e prepara il piatto creando il deposito, aspettandosi che il cliente paghi alla fine.
10:54 Speaker 2: Applicando questo all'Europa, si capisce perché l'architettura dell'unione del risparmio è munca. L'assenza di investimenti non deriva dalla fuga di capitali negli US, come se mancassero gli ingredienti.
11:07 Speaker 3: I capitali vanno negli US perché trovano rendimenti maggiori. L'assenza di investimenti in Europa deriva dalle deboli prospettive di crescita interna.
11:15 Speaker 2: Le aziende europee non chiedono prestiti per espandersi, semplicemente perché non vedono un mercato futuro pronto ad assorbire nuovi prodotti.
11:23 Speaker 3: L'Europa vive una crescita estensiva, basata sull'occupazione a basso valore aggiunto, con produttività stagnante e salari fermi.
11:31 Speaker 2: Di conseguenza, obbligare il sistema bancario a erogare più prestiti in un contesto di bassa crescita è una ricetta molto pericolosa.
11:39 Speaker 3: costringi le banche a prestare denaro quando le aziende sane non ne fanno richiesta le spingi verso operazioni più rischiose o meno redditizie
11:48 Speaker 2: gli utili delle banche europee sono già strutturalmente inferiori a quelle americane sicuramente i mercati finanziari frammentati sono un ostacolo burocratico ma
11:57 Speaker 3: integrare la finanza senza costruire una capacità comune di investire fondi pubblici significa applicare il rapporto draghi solo a metà quella sbagliata
12:06 Speaker 2: cosa manca l'appello allora Serve un sostegno fiscale diretto, investimenti pubblici a livello continentale.
12:13 Speaker 3: Settori come ricerca tecnologica, difesa, ammodernamento delle reti energetiche. Creare programmi pluriennali credibili genera spesa pubblica che sostiene la domanda interna.
12:23 Speaker 2: E apre nuovi mercati per i privati, generando quelle aspettative di redditività che oggi spingono i capitali a fuggire altrove. Aumentare la domanda ridurrebbe anche il surplus delle partite correnti.
12:34 Speaker 3: Traducendo... Il surplus, trainato dalla Germania, significa che esportiamo più di quanto importiamo. Incassiamo molto denaro.
12:43 Speaker 2: Ma se non c'è domanda interna per reinvestirlo in Europa, questi capitali in eccesso finiscono esportati di nuovo verso Wall Street.
12:52 Speaker 3: Per fermare questo ciclo serve l'emissione di un titolo pubblico europeo sicuro e liquido.
12:58 Speaker 2: Il famoso debito comune europeo o Eurobond permanente. Oggi il punto di riferimento per la sicurezza è il Treasury Bond americano.
13:07 Speaker 3: Se l'Europa emettesse un titolo garantito dall'intera Unione, offrerebbe agli investitori un asset sicuro, denominato in euro.
13:14 Speaker 2: E senza queste politiche industriali e fiscali comuni, l'idea che l'Unione del risparmio crei investimenti per magia è pura utopia.
13:23 Speaker 3: Questo scenario fa da cornice a un'Italia che sembra viaggiare su binari paralleli ma contraddittori. Da un lato abbiamo i dati triunfali riportati dal Libero Quotidiano.
13:33 Speaker 2: L'Istat certifica che il tasso di occupazione è salito al 63,1%, il livello più alto dall'inizio delle serie storiche, con 24,36 milioni di occupati.
13:46 Speaker 3: Un aumento di 155.000 unità sul primo trimestre 2026, trainato da 90.000 donne in più. A questo si somma un export che segna un incoraggiante più 6,5%, dal sud e dalle isole.
14:01 Speaker 2: Anche sul fronte finanziario arrivano conferme. Il giornale evidenzia che l'agenzia Fitch ha confermato la valutazione dell'Italia a BB +, con outlook stabile.
14:13 Speaker 3: La fascia Investment Grade certifica una discreta affidabilità nel ripagare il debito, pur con alcune vulnerabilità. Il dettaglio è la motivazione di Fitch.
14:23 Speaker 2: Indica esplicitamente la stabilità politica dell'attuale esecutivo, definito il più longevo dal dopoguerra, come una ancora positiva.
14:32 Speaker 3: E prevedono un deficit al 2,9% nel 2026. Sembra il quadro di un paese in piena salute.
14:39 Speaker 2: Ma se entriamo nei numeri, emergono criticità anagrafiche e industriali severissime. Analizzando l'occupazione record, si nota subito un'anomalia.
14:48 Speaker 3: L'aumento non è dato da giovani che entrano nel mondo produttivo. È sostenuto quasi interamente dalla fascia più anziana.
14:55 Speaker 2: I lavoratori con più di 50 anni hanno raggiunto quota 10,44 milioni. Rappresentano il 42,86% del totale.
15:05 Speaker 3: E di questi, quasi un milione ha già superato i 65 anni e continua a lavorare. Di contro, gli under 35 sono appena il 21,87%. Stiamo
15:15 Speaker 2: celebrando un mercato del lavoro che batte record numerici solo perché sta invecchiando sul posto.
15:21 Speaker 3: Si allunga la permanenza dei baby boomer, mentre l'inverso dei giovani è insufficiente a bilanciare la curva. Questo crea enormi problemi di produttività e costi pensionistici futuri.
15:31 Speaker 2: Sul fronte dei conti pubblici, la stabilità si scontra con l'emergenza dei costi energetici. Il governo ha richiesto alla Commissione 36 miliardi di euro di flessibilità.
15:41 Speaker 3: 14 miliardi per l'energia, 22 per la difesa. Ma c'è un ostacolo normativo.
15:48 Speaker 2: Le regole stesse del patto di stabilità. La clausola di salvaguardia finanzia solo le spese classificate come investimenti ammessibili, tipo infrastrutture.
15:58 Speaker 3: Questo preclude in modo assoluto l'utilizzo di quei 36 miliardi per finanziare spesa corrente come un taglio diretto delle accise sui carburanti.
16:06 Speaker 2: E questo mentre i costi logistici esplodono. La benzina self- service ha toccato i 2,86 euro al litro e il gasolio è a 2,193 euro.
16:16 Speaker 3: Questa stretta, costi energetici e rigidità normativa si scarica con violenza sull'industria reale italiana.
16:24 Speaker 2: L'esempio più crudo lo riporta il Corriere della Sera, con la decisione della Corte d'Appello di Milano sull'ex Silva di Taranto.
16:30 Speaker 3: I giudici hanno respinto la sospensiva, confermando lo stop totale dell'area a caldo. Gli altoforni andranno fermati entro il 28 ottobre.
16:39 Speaker 2: La reazione a catena è immediata. L'indotto ha già comunicato la ripresa delle procedure di licenziamento per 2.500 lavoratori. Ma... Tecnicamente, cosa significa chiudere l'area a caldo?
16:53 Speaker 3: Un alto forno non è un interruttore che spegni la sera. È un impianto ciclopico. Al suo interno, a oltre 1500 gradi, brucia una miscela di minerale di ferro e carbone Koch per produrre ghisa liquida.
17:06 Speaker 2: Fermarlo richiede una procedura di spegnimento e messa in sicurezza complessa. Se il materiale fuso si raffreddasse all'interno?
17:14 Speaker 3: Si solidificherebbe in un blocco unico di roccia e metallo, distruggendo l'infrastruttura.
17:19 Speaker 2: Ma al di là della tecnica, spegnere gli altoforni decreta la fine della produzione primaria di acciaio in Italia. Rinunciamo a fabbricare l'acciaio partendo dalle materie prime?
17:29 Speaker 3: Taranto diventerà di fatto un sito di seconda lavorazione, capace solo di trasformare nei laminatoi le cosiddette bramme d'acciaio.
17:37 Speaker 2: Che sono enormi parallelepipedi di acciaio grezzo già solidificato da decine di tonnellate. Senza l'area a caldo dovremmo comprarle all'estero.
17:48 Speaker 3: Farle arrivare via nave, riscaldarle, laminarle. L'alternativa citata è la transizione verso i forni elettrici ad arco. Ma i tempi e i costi sono probitivi.
17:58 Speaker 2: Servono almeno tre anni per portare a regime due impianti. Il costo è di circa 3 miliardi, senza contare la fornitura di ferro preridotto essenziale.
18:08 Speaker 3: E un forno elettrico richiede molta meno mano d'opera. Quindi l'impatto occupazionale a Taranto sarebbe comunque enorme. Più c'è il fattore strategico.
18:16 Speaker 2: Rinunciare all'area caldo espone il polo alle turbulenze internazionali. Dazzi! E i rischi legati alle rotte marittime che abbiamo visto prima nel Mar Rosso.
18:25 Speaker 3: E poi i forni elettrici richiedono quantità spaventose di elettricità. Con i costi attuali dell'energia in Europa, il piano rischia di nascere già strangolato.
18:34 Speaker 2: Chetti. Da una parte il dramma ex Silva, dall'altra i dati Union Camere.
18:39 Speaker 3: Che certificano una mancanza cronica di 544 mila lavoratori in Italia.
18:44 Speaker 3: Le imprese cercano personale e non lo trovano.
18:47 Speaker 2: Becchetti smonta la teoria della remigrazione, l'idea di disincentivare la presenza di stranieri o incentivarne il rimpatrio.
18:55 Speaker 3: Il presupposto teorico è che, allontanando la manodopera straniera, si riduca l'offerta costringendo le imprese ad alzare i salari per attirare gli italiani inattivi.
19:05 Speaker 2: L'economista usa un'analogia tagliente. Immaginate un allenatore che gioca in 9 contro 11 per espulsioni. Vedendo la squadra in difficoltà, decide di togliere altri due giocatori.
19:16 Speaker 3: Sperando che i sette superstiti corrano il triplo. La logica della remigrazione ha falle strutturali evidenti.
19:22 Speaker 2: Pensare che allontanare gli stranieri porti magicamente ad alzare dal divano gli inattivi italiani non ha riscontri pratici. Pensiamo alla sanità.
19:32 Speaker 3: Migliaia di infermieri provengono dall'estero. Se venissero allontanati, non aumenterebbero gli stitendi. Collasserebbero i reparti ospedalieri.
19:41 Speaker 2: È altamente improbabile che salari ipoteticamente più alti possano attirare da un giorno all'altro italiani senza formazione specifica o esperienza. per ruoli usuranti.
19:52 Speaker 3: I dati Istat dicono che i lavoratori stranieri producono il 9% del valore aggiunto nazionale e sono il 10% degli imprenditori. Le stime dicono che servono 600.000 nuovi ingressi solo per bilanciare pensionamenti.
20:06 Speaker 2: La compressione dei salari c'è, Ma le cause sono altre. Nei settori esposti alla concorrenza contano produttività e costi energetici, non gli stranieri.
20:15 Speaker 3: Per i settori non delocalizzabili, logistica, pulizie, turismo, lo strumento per alzare le retribuzioni è il salario minimo legale, non la deportazione economica di chi è già integrato.
20:29 Speaker 2: E mentre qui ne parliamo a livello teorico, in Svezia la realtà è in rapida evoluzione. Will Media analizza le imminenti elezioni svedesi.
20:37 Speaker 3: La Svezia era considerata il laboratorio dell'accoglienza. Oggi c'è un'inversione di rotta totale. Al centro ci sono i democratici svedesi, formazione di ultradestra.
20:48 Speaker 2: Ormai è un passo dall'ingresso diretto al governo, a soli 16 anni dal primo seggio in Parlamento. I numeri spiegano questo cambiamento sistemico.
20:57 Speaker 3: Nel 2015 la Svezia accoglieva 160.000 richiedenti asilo in un anno, su una popolazione di 10 milioni.
21:04 Speaker 2: Oggi, guardando le proiezioni 2025, si registra un crollo del 96%. Si parla di 6.700 domande, con meno del 25% di approvazioni.
21:15 Speaker 3: La nazione dell'accoglienza ha sigillato i confini. E questo non è più materia di scontro elettorale. Destra, centro e perfino la sinistra socialdemocratica concordano sulla stretta.
21:27 Speaker 2: Il motivo è l'escalation di criminalità e insicurezza urbana legata alle difficoltà di integrazione.
21:34 Speaker 3: Guerriglia urbana, esplosioni con ordigni, conflitti tra gang. Negli ultimi quattro anni le norme sono state stravolte.
21:42 Speaker 2: I permessi di soggiorno a tempo indeterminato sono stati cancellati. C'è un rinnovo rigoroso ogni tre anni. Limiti al ricongiungimento familiare, test obbligatori di lingua per la cittadinanza.
21:55 Speaker 3: L'età di responsabilità penale è abbassata da 15 a 14 anni per combattere il reclutamento dei minori nelle gang.
22:01 Speaker 2: Ma la misura più dibattuta è economica. Il governo ha messo sul tavolo un'offerta di circa 36.000 euro per il rimpatrio volontario.
22:10 Speaker 3: Esteso anche a chi ha già la doppia cittadinanza, se accetta di rinunciare a quella svedese. E la concretizzazione della rimigrazione con i fondi statali.
22:20 Speaker 2: La Svezia potrebbe rappresentare l'avanguardia di un mutamento che ridefinirà il concetto di diritto d'asilo in tutta Europa.
22:28 Speaker 3: E mentre la politica svedese cambia volto, l'Italia perde una figura storica. Will Media riporta la morte di Emma Bonino, avvenuta l'11 settembre. Aveva 78 anni.
22:39 Speaker 2: Dopo una lunga convivenza con una patologia oncologica annunciata nel 2015. Il suo curriculum è vastissimo.
22:48 Speaker 3: Commissaria europea, ministra, anima del partito radicale Compannella, fondatrice di Più Europa. Negli anni 70 in prima linea per divorzio e aborto.
22:57 Speaker 2: Battaglie di stampo liberale, laico, europeista. Un passaggio storico è la campagna del 1999 per la presidenza della Repubblica.
23:08 Speaker 3: Lo slogan« Finalmente l'uomo giusto» giocava con i codici del maschilismo politico. Portava l'ista Emma Bonino a sfiorare il 9% le europee.
23:17 Speaker 2: Ma il vero metodo Bonino era la capacità di dialogo. Divenne commissaria europea su indicazione del primo governo Berlusconi nel 1994. Questo
23:27 Speaker 3: dimostra una capacità di interlocuzione con schieramenti ideologicamente lontanissimi dalle sue origini radicali.
23:33 Speaker 2: Oggi c'è un vuoto di leadership. Risulta oggettivamente difficile individuare figure femminili dotate di tale spessore e capacità di aggregare consensi oltre gli steccati di partito. Per il Quirinale.
23:45 Speaker 3: Entriamo nell'ultima parte. Tre flash rapidi. Il primo è finanziario, dalla Repubblica. Posta italiana sfiora i due terzi di TIM, arrivando al 66,63% grazie al successo dell'Opas.
23:57 Speaker 2: Spieghiamo al volo. L'Opas è un'offerta pubblica di acquisto e scambio. Si offre un mix di contanti e azioni.
24:04 Speaker 3: Gli azionisti hanno accettato 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni poste per ogni azione TIM. Superare i due terzi del capitale garantisce il controllo assoluto delle assemblee straordinarie.
24:17 Speaker 2: Nasce un colosso statale delle telecomunicazioni, da 150.000 dipendenti. Il secondo flash da vita riguarda la solitudine.
24:28 Speaker 3: Una ricerca della sociologa Si Yun Peng smonta l'idea che la solitudine si combatta nei co- working o negli spazi di aggregazione urbani.
24:35 Speaker 2: I dati dimostrano che lo spazio domestico è il vero pilastro della socialità. Si sta delineando un nuovo domestic regime.
24:44 Speaker 3: La casa torna a essere il centro del lavoro, della cura e del consumo. Le politiche abitative attuali, pensate per la famiglia tradizionale, sono inadeguate.
24:53 Speaker 2: Bisogna progettare le abitazioni come infrastrutture per la socialità, capaci di ospitare nuove convivenze tra coinquilini e anziani. E infine il clima.
25:02 Speaker 3: Da Will Media. Il Ministero dell'Agricoltura francese stima un crollo del 30% nella produzione di vino. Champagne addirittura a meno 50%.
25:13 Speaker 2: E in Borgogna, oltre al calo del 30%, c'è il timore che i fumi degli incendi boschivi abbiano contaminato le uve, lasciando un retrogusto di cenere nei vini.
25:23 Speaker 3: Caldo anomalo e siccità stravolgono i ritmi, costringendo ad anticipare le vendemmie. A questo si somma il crollo dei consumi. I francesi sono passati da 127 litri pro capite negli anni 60 a meno di
25:38 Speaker 2: 40. Lo stravolgimento agricolo sta ridisegnando la mappa alimentare europea. Le colture del Mediterraneo, dalla vite all'olivo ai pomodori, migrano verso nord o ad altitudini maggiori.
25:49 Speaker 3: Il settore deve riadattarsi ai nuovi limiti fisici imposti dal clima.
25:53 Speaker 2: E questo chiude un po' il cerchio. Abbiamo visto mappe geopolitiche ridisegnate per il petrolio in Yemen che spengono le acciaierie di Taranto. e mappe climatiche che spostano le coltivazioni.
26:05 Speaker 3: Il filo conduttore è evidente. Le nostre società avanzate devono capire se sono pronte a un cambio di paradigma.
26:12 Speaker 2: Le nostre abitudini, dal prezzo della logistica al calice di vino in tavola, non sono più diritti acquisiti per sempre, ma concessioni dettate da una mappa delle risorse che cambia ogni giorno.
26:25 Speaker 3: Riepilogando in un lampo, l'effetto domino dell'inflazione dal Mar Rosso alla BCE i paradossi del lavoro italiano e l'ex-ILVA, il cambio di rotta della Svezia sui migranti, l'addio a Emma Bonino e le trasformazioni di Tim del vivere domestico e del clima.
26:42 Speaker 2: Vi invitiamo a seguire il podcast cliccando il tasto segui sulla piattaforma e a lasciare 5 stelle se l'analisi vi è stata utile
26:50 Speaker 3: Giornali chiusi.
Podbean