Starmer si dimette e l’accordo USA-Iran | Mar 23 giu
Informazioni su questo episodio
Stiamo vivendo in un mondo dove l’eccezione è diventata la regola?In questo episodio analizziamo i cambiamenti che stanno ridefinendo politica, economia e società: dalla crisi del governo britannico alle tensioni tra Stati Uniti e Iran, passando per il futuro del welfare italiano, le nuove tecnologie e le trasformazioni che stanno modificando il modo in cui gli Stati esercitano il proprio potere.
Partiamo dal Regno Unito, dove il crollo della leadership di Keir Starmer apre una nuova fase politica a dieci anni dalla Brexit. Il malcontento economico, la crescita delle forze populiste e la delusione di una parte crescente dell’opinione pubblica riportano al centro una domanda fondamentale: cosa resta delle promesse che avevano accompagnato l’uscita dall’Unione Europea?
Ci spostiamo poi in Medio Oriente, dove il nuovo accordo tra Stati Uniti e Iran offre una tregua temporanea ma non risolve le principali fonti di instabilità della regione. Lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare uno dei punti più delicati del commercio mondiale e qualsiasi cambiamento negli equilibri dell’area può avere conseguenze immediate su energia, mercati e sicurezza internazionale.
Analizzeremo inoltre alcuni dei cambiamenti politici più significativi del momento. Dalla Colombia, dove una nuova leadership promette misure drastiche contro criminalità e narcotraffico, all’Ungheria, impegnata in un profondo processo di riforma delle proprie istituzioni. Due casi molto diversi che mostrano come sempre più governi stiano cercando risposte radicali a problemi percepiti come strutturali.
In Italia il dibattito si concentra invece su welfare, sicurezza e qualità della vita. Parleremo del nuovo Piano Casa, dell’avvio del portale SIISL per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e delle difficoltà di un sistema di sostegno sociale che fatica ancora a raggiungere una parte significativa delle persone in condizioni di fragilità economica.
Affronteremo anche il tema della sicurezza pubblica e dell’utilizzo dei taser da parte delle forze dell’ordine, una questione che divide opinione pubblica, istituzioni ed esperti tra esigenze di tutela, efficacia operativa e diritti individuali.
Non mancherà uno sguardo alle grandi sfide del futuro: dall’intelligenza artificiale e alla crescente dipendenza tecnologica da pochi operatori globali, fino all’emergenza climatica che sta colpendo l’Europa con temperature record e ondate di calore sempre più frequenti.
Infine parleremo di sport, diritti civili e cambiamenti culturali, dalle riforme del calcio italiano alle nuove aperture sul matrimonio egualitario in alcune parti del mondo, passando per il ruolo che istituzioni, comunità e innovazione avranno nel plasmare la società dei prossimi anni.
Un episodio per capire come ciò che fino a ieri appariva straordinario — crisi politiche permanenti, tensioni geopolitiche croniche, nuove tecnologie pervasive e misure di sicurezza sempre più invasive — stia diventando la normalità con cui governi, imprese e cittadini dovranno imparare a convivere.
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Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
Speaker 2: Giornali aperti e notizie sul tavolo. Siete su due pagine.
Speaker 3: La rassegna stampa che vi racconta cosa conta davvero, senza
Speaker 3: rumore di fondo.
Speaker 2: Allora, andiamo subito al sodo, con i tre temi che
Speaker 2: guidano quest'analisi. Partiamo da Londra, con un vero e proprio
Speaker 2: terremoto politico. E la caduta di Starmer proprio nel decennale
Speaker 2: esatto della Brexit.
Speaker 3: Poi ci sposteremo in Medio Oriente. L'accordo di Islamabad tra
Speaker 3: Stati Uniti e Iran è una vittoria diplomatica reale o
Speaker 3: solo una grande illusione ottica?
Speaker 2: E infine atterriamo in Italia, in bilico tra il nuovo
Speaker 2: piano casa da 10 miliardi, i paradossi assurdi degli studentati PNRR
Speaker 2: e il nuovo allarme povertà lanciato dalla Caritas.
Speaker 3: Direi di iniziare subito da Downing Street, perché le pagine
Speaker 3: del Corriere della Sera e del Messaggero oggi descrivono insomma
Speaker 3: un collasso istituzionale a una velocità davvero inedita. Keir Starmer
Speaker 3: si è dimesso, e questo a meno di due anni
Speaker 3: da quella che fu una valanga elettorale nel luglio 2024.
Speaker 2: Una cosa pazzesca. Cioè, il Regno Unito è pronto ad
Speaker 2: accollere il suo settimo premier in soli dieci anni. Praticamente,
Speaker 2: il numero 10 di Downing Street è diventato una porta girevole
Speaker 2: bloccata sull'alta velocità.
Speaker 3: Rende bene l'idea.
Speaker 2: Ma non è stato un full minaccia al sereno, giusto?
Speaker 2: Pesa tantissimo la minaccia costante di Reform UK, di Nigel Farage.
Speaker 2: E poi c'è stata una sequenza di errori fatali.
Speaker 3: Assolutamente.
Speaker 2: Parlo dei tagli al welfare. In particolare i sussidi per
Speaker 2: il riscaldamento agli anziani. Poi il caso Peter Mandelson, nominato
Speaker 2: ambasciatore a Washington nonostante palesi fallimenti nei controlli di sicurezza.
Speaker 2: E la goccia che ha fatto traboccare il vaso è
Speaker 2: stata la gestione dello scandalo sulle grooming gangs.
Speaker 3: Esatto. Parliamo dell'insabbiamento di quelle violenze sessuali. Un tentativo maldestro
Speaker 3: di minimizzare per evitare tensioni sociali che però ha completamente
Speaker 3: azzerato la credibilità dell'esecutivo. Mhm. E guarda, c'è un elemento
Speaker 3: che dà vera profondità a questa crisi ed è il tempismo.
Speaker 3: Siamo nell'esatto decennale del referendum sulla Brexit. Era il 23 giugno 2016.
Speaker 3: Dieci
Speaker 2: anni esatti.
Speaker 3: Sì, e le conseguenze sono nei dati diffusi da YouGov.
Speaker 3: Oggi il 56% dei britannici rimpiange l'uscita. E non è
Speaker 3: un fatto emotivo, è pura macroeconomia. La ricchezza nazionale è
Speaker 3: calata del 6% e l'export è crollato del 25%. Numeri
Speaker 3: pesantissimi
Speaker 3: Se introduci barriere permanenti col tuo mercato principale, insomma l'impoverimento strutturale,
Speaker 3: non è una teoria, è una certezza matematica. E Starmer
Speaker 3: non è riuscito a gestire le fratture interne nate da
Speaker 3: tutto questo.
Speaker 2: Tra l'altro per evitare il panico e le primarie prima dell'estate,
Speaker 2: il probabile successore sembra già deciso. Si parla di Andy
Speaker 2: Burnham con un insediamento che potrebbe arrivare già a metà luglio.
Speaker 3: Il famoso King of the
Speaker 2: North, l'ex sindaco di Manchester. Lui, il pragmatista. E ora
Speaker 2: ha pure l'appoggio di West Streeting. Ma qui ti faccio
Speaker 2: una domanda critica. Il sistema britannico oggi non è più bipartitico.
Speaker 2: È un multipartitismo frammentato e superpolarizzato. Un re del Nord
Speaker 2: che in passato ha pure perso contro Corbyn e che
Speaker 2: sulla politica estera, diciamo, fa scena muta. È una cura reale?
Speaker 2: O è solo un analgesico per un partito terrorizzato?
Speaker 3: È un analgesico e con pesanti contraindicazioni internazionali. Nel nostro
Speaker 3: scenario opposto occidentale il peso di Londra è cruciale. Starmer
Speaker 3: aveva almeno avviato dei riavvicinamenti strategici all'Europa e ora l'urgenza
Speaker 3: è non disperdere questo lavoro. Barnum rischia di isolare di
Speaker 3: nuovo il paese chiudendosi nei problemi del nord industriale.
Speaker 2: Chiaro. Spostiamoci proprio sullo scenario globale. Dal caos europeo al
Speaker 2: grande gioco in Medio Oriente, con le elezioni americane sullo
Speaker 2: sfondo
Speaker 3: Andiamo a Washington.
Speaker 2: E a Teheran. L'accordo di Islamabad appena concluso in Svizzera
Speaker 2: a Burgenstock sulla carta sembra clamoroso. C'è una tabella di
Speaker 2: marcia di 60 giorni, riapertura dello stretto di Hormuz e il
Speaker 2: ritorno degli ispettori della IEA in Iran. In cambio Teheran
Speaker 2: ottiene di nuovo l'esportazione di petrolio, un fondo di ricostruzione
Speaker 2: imponente da 300 miliardi, sbloccando i propri asset. E il petrolio
Speaker 2: è andato subito sotto gli 80 dollari al barile.
Speaker 3: Ecco, questa è la facciata. Ma l'analisi della stampa, oggi,
Speaker 3: smonta pezzo per pezzo questa narrazione triunfalistica. Trump puntava alla
Speaker 3: resa totale e invece ha portato a casa un memorandum.
Speaker 2: Un compromesso.
Speaker 3: Esatto. Bisogna guardare a cosa non c'è in quell'accordo. L'Iran
Speaker 3: non rinuncia minimamente all'uranio arricchito che ha già accumulato. Vuole
Speaker 3: gestirlo internamente.
Speaker 2: Che è un bel rischio.
Speaker 3: E come. Poi non c'è alcun limite al programma di
Speaker 3: missili balistici. E soprattutto, l'opzione del cambio di regime è
Speaker 3: sparita dal tavolo.
Speaker 2: Però, scusa, c'è un paradosso geopolitico enorme che balza all'occhio. Quale?
Speaker 2: L'accordo stabilisce la fine delle ostilità in Libano. ma né
Speaker 2: Washington né Teheran sono direttamente sul campo a combattere nel
Speaker 2: conflitto tra Israele ed Esbola. Cioè, si può davvero firmare
Speaker 2: la pace per conto terzi in questo modo?
Speaker 3: È proprio qui il punto. La vera vittoria dell'Iran in
Speaker 3: questo frangente è puramente tattica. La guerra ha dimostrato una
Speaker 3: cosa in modo inequivocabile. La geografia è l'arma di deterrenza definitiva.
Speaker 3: Aver minacciato la chiusura dello stretto di Hormuz ha piegato
Speaker 3: i tavoli negoziali, L'Iran non ha vinto militarmente. Le infrastrutture
Speaker 3: sono colpite, ma politicamente non ha perso.
Speaker 2: Ha mantenuto la presa.
Speaker 3: Esatto.
Speaker 2: Allora, dai grandi accordi internazionali passiamo all'economia reale, ai portafogli
Speaker 2: e soprattutto ai mattoni di casa nostra. Incrociamo tre notizie
Speaker 2: cruciali sull'Italia.
Speaker 3: Il piano casa?
Speaker 2: Partiamo dall'altra voce. C'è il via libera della Camera al
Speaker 2: nuovo piano casa. Ci sono 100.000 alloggi previsti in 10 anni, 10 miliardi
Speaker 2: di euro sul tavolo. Il focus è sul housing sociale
Speaker 2: e sul recupero edilizio.
Speaker 3: E il commissario straordinario sarà Felice Squittieri, in carica fino al 2027.
Speaker 3: Esatto
Speaker 2: Tra l'altro il piano è passato nonostante il no di
Speaker 2: futuro nazionale di Vannacci. Ma c'è una nota subito stridente
Speaker 2: se guardiamo all'inchiesta sugli studentati del PNRR.
Speaker 3: Ah, i famosi posti letto.
Speaker 2: Esatto. Soldi pubblici impiegati per creare posti letto per studenti
Speaker 2: che alla fine, conti alla mano, costano più degli affitti
Speaker 2: privati sul libero mercato. Un paradosso incredibile.
Speaker 3: È un paradosso che si connette perfettamente al report 2026 di
Speaker 3: Caritas Italiana, pubblicato oggi su Avvenire. Perché mentre parliamo di
Speaker 3: miliardi per l'edilizia... c'è una povertà enorme che è letteralmente
Speaker 3: invisibile alle istituzioni.
Speaker 2: Invisibile in che senso
Speaker 3: Nel senso che il 92% di chi si rivolge alla
Speaker 3: Caritas oggi non è minimamente preso in carico dai servizi
Speaker 3: sociali pubblici. Le richieste di aiuto sono schizzate del 48%
Speaker 3: in dieci anni, ma lo Stato non li vede.
Speaker 2: Il 92% è un numero spaventoso.
Speaker 3: Sì, ed è quello che nel rapporto chiamano l'effetto esclusione
Speaker 3: per costruzione. Cioè, se guardiamo i dati dell'assegno di inclusione, l'ADI,
Speaker 3: i numeri assoluti crescono, ma paradossalmente i nuclei con minori
Speaker 3: o disabili diminuiscono. Ma
Speaker 2: come è possibile?
Speaker 3: Perché le persone vengono buttate fuori dalle statistiche per dei
Speaker 3: banali intoppi burocratici o soglie superate di un millimetro, non
Speaker 3: perché hanno trovato l'autonomia finanziaria. E c'è una massa di
Speaker 3: persone che pur lavorando rimane povera, i cosiddetti working poor.
Speaker 2: E qui mi aggancio a Italia Oggi. che annuncia la
Speaker 2: messa a regime del sistema informativo CISL, la piattaforma per
Speaker 2: incrociare domande e offerta, e per mettere assunzioni dirette. Ma
Speaker 2: ti chiedo, la digitalizzazione del welfare serve a qualcosa se,
Speaker 2: come dicono i numeri della Caritas, stiamo chiedendo a persone
Speaker 2: che non hanno energie economiche e nemmeno cognitive di sopravvivere
Speaker 2: a un labirinto burocratico, solo per poter esistere agli occhi
Speaker 2: dello Stato?
Speaker 3: La risposta breve è no. L'urgenza vera è passare da
Speaker 3: questo welfare basato su categorie rigide e scadenze burocratiche a
Speaker 3: un sistema basato sulla vulnerabilità materiale reale della persona. I
Speaker 3: portali digitali funzionano se la rete di protezione sotto c'è,
Speaker 3: altrimenti ottimizzi solo l'esclusione.
Speaker 2: Chiaro, è un cortocircuito di sistema. Allora, passiamo a un
Speaker 2: blocco più rapido, un flash d'attualità per coprire alcune notizie
Speaker 2: di forte impatto. Andiamo in Columbia.
Speaker 3: Elezioni presidenziali.
Speaker 2: Sì, ha vinto a Bellardo della Espriella, detto El Tigre.
Speaker 2: Una vittoria sul filo del rasoio, scarto sotto l'1%. E
Speaker 2: il suo programma è un mix esplosivo. Da una parte
Speaker 2: copia Buchele con le megaprigioni nella Giunglia. Dall'altra fa come
Speaker 2: Millet in Argentina. Promette di tagliare lo Stado del 40%
Speaker 2: e prevede una crescita al 7%. L'Economist l'ha già definita
Speaker 2: una proiezione iperbolica.
Speaker 3: Iperbolica e dir poco. Ma le vere ombre non sono
Speaker 3: solo economiche. Questo neopresidente ha all'attivo 109 cause contro i giornalisti,
Speaker 3: minaccia di sospendere lo Stato di diritto e ha un
Speaker 3: passato ingombrante come difensore di alleati di Maduro ed Escobar.
Speaker 3: Le premesse per una crisi costituzionale ci sono tutte.
Speaker 2: Decisamente. Torniamo in Europa, dove il clima fa paura. Il
Speaker 2: Post parla di una bolla di calore estremo. A Milano
Speaker 2: sono previsti 38 gradi, a Torino 39.
Speaker 3: È la dinamica del blocco atmosferico. Praticamente c'è questa depressione
Speaker 3: atlantica che si scontra con l'anticiclone africano. Si crea un
Speaker 3: tappo che impedisce del tutto il recupero termico notturno e
Speaker 3: le città diventano dei forni.
Speaker 2: Spostandoci sulle carceri e la sicurezza, il Sole 24 Ore pubblica
Speaker 2: dati allarmanti sull'Italia. Ben 17.000 richieste di risarcimento accolte in tre
Speaker 2: anni per trattamenti inumani che si traducono in riduzioni di
Speaker 2: pena o indennizi da 8 euro al giorno. E restando in
Speaker 2: tema sicurezza, si parla dell'uso dei taser da parte delle
Speaker 2: forze dell'ordine.
Speaker 3: E su questo, guarda, i dati diffusi dal Ministero e
Speaker 3: ripresi da altra economia ci obbligano a una dichiarazione di trasparenza.
Speaker 2: Un'incongruenza
Speaker 3: Esatto. I numeri ufficiali dicono che l'uso del taser è
Speaker 3: sceso da 637 a 35, ma contemporaneamente gli stessi documenti affermano che
Speaker 3: gli interventi conclusi con un dardo sparato sono stabili tra 249 e 295.
Speaker 3: I conti non tornano
Speaker 3: È una contraddizione matematica evidente. Non puoi sparare più dardi
Speaker 3: di quante volte utilizzi l'arma. Questo solleva enormi dubbi su
Speaker 3: come venga tracciato l'uso della forza in Italia.
Speaker 2: Assolutamente. I dati devono essere verificabili. Chiudiamo i flash con
Speaker 2: lo sport. Intanto c'è la nomina del nuovo presidente della FIGC,
Speaker 2: Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI, prende le redini. Obiettivo?
Speaker 2: Ritrovare i mondiali e riformare vivai e infrastrutture. E gira
Speaker 2: forte l'ipotesi di un ritorno di Mancini in panchina.
Speaker 3: Staremo a vedere.
Speaker 2: E c'è il caso Alex Schwarzer. È stato sospeso in
Speaker 2: Germania per Epo e ha detto che a 41 anni non
Speaker 2: si difenderà più nei tribunali sportivi, ma si affiderà solo
Speaker 2: alla contranalisi del campione di Sandro Donati. Infine, una menzione
Speaker 2: rapida per i diritti civili. Il Nepal diventa il quarantesimo
Speaker 2: paese a riconoscere il matrimonio qualitario, che ricordo, è ben
Speaker 2: diverso e più strutturato rispetto alle nostre unioni civili.
Speaker 3: Un passo storico per la regione.
Speaker 2: Quindi, tirando le fila, Starmer cade a Londra sotto il
Speaker 2: peso post- Brexit Gli USA firmano con l'Iran un accordo che
Speaker 2: congela la situazione ma premia la tattica di Teheran su Hormuz.
Speaker 2: E in Italia mettiamo 10 miliardi sul piano casa mentre il
Speaker 2: sistema burocratico nasconde quasi tutti i nuovi poveri. E
Speaker 3: proprio su questo incrocio tra burocrazia ed efficienza c'è un'ultima
Speaker 3: riflessione che arriva da un pezzo del giornale sull'intelligenza artificiale.
Speaker 3: Abbiamo appena visto come gli stati fatichino a gestire l'edilizia
Speaker 3: o i sussidi ai poveri. Ecco, ora gli antiprevidenziali stanno
Speaker 3: pensando di affidare l'analisi dei nostri portafogli e l'operatività sui
Speaker 3: mercati direttamente ad agenti IA autonomi.
Speaker 2: Algoritmi che gestiscono le pensioni
Speaker 3: Esattamente. La tecnologia promette un'efficienza perfetta, ma il rischio cyber
Speaker 3: è gigantesco. La vera provocazione da portarsi a casa è questa.
Speaker 3: In questa era di agenti autonomi, se un algoritmo dovesse
Speaker 3: far collassare il mercato... O sbagliare di netto un investimento previdenziale?
Speaker 3: A chi andiamo a chiedere i danni? La delega tecnologica
Speaker 3: non può e non deve diventare un alibi per deregolamentare
Speaker 3: le responsabilità.
Speaker 2: Una domanda che resta decisamente aperta. Bene, per oggi è tutto.
Speaker 2: Seguite il podcast e lasciateci una recensione a 5 stelle sulla piattaforma.
Speaker 2: A
Speaker 3: domani.
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